MEMORIA O ALZHEIMER? (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Gennaio 2016)

Ed eccoci giunti finalmente a gennaio, mese che da alcuni anni a questa parte ci hanno costretti ad odiare a causa dell’imposizione della cosiddetta giornata della memoria, ovvero una celebrazione che sarebbe intollerabile anche se commemorasse fatti veri, in quanto comunque non ci riguarderebbero direttamente, ma che diviene ancora più insopportabile in quanto pretende di imporre a tutti la commemorazione di morti mai avvenute, a causa di ordini di sterminio mai dati e mediante l’utilizzo di camere a gas mai esistite.

Tranquilli; non ho intenzione di scrivere per l’ennesima volta a proposito del mai avvenuto olocausto, anche perché sono del parere che a fronte delle miriadi di prove logiche, chimiche, fisiche e matematiche presenti in rete grazie a siti revisionisti, per credere alle favole dei “6 milioni” di gassati si debba essere mentalmente ritardati, o in malafede, o ancora semplicemente vigliacchi, cioè persone che pur avendo capito le cose, rifiutano di ammetterlo per non turbare i sonni dei padroni di tutto, cioè gli “amici” della solita ed innominabile lobby. Mi limito, in questa sede, a regalarvi un link, seguendo il quale anche i più idioti potranno capire quante e quali mistificazioni si nascondano dietro la vulgata ufficiale a proposito di nazismo, ebraismo ed antisemitismi vari: http://olodogma.com/wordpress/2013/11/30/0490-ebrei-collaborazionisti-sionismo-e-terzo-reich-haavara-o-accordo-sul-trasferimento-tra-ebrei-tedeschi-e-germania-nazionalsocialista-di-mark-weber/

Indi, lasciando liberi gli idioti di spacciare per memoria quello che si dovrebbe, al contrario, chiamare Alzheimer (dal famoso morbo che cancella la memoria reale per sostituirla con falsi ricordi), ho deciso in questa occasione di parlare delle varie forme di razzismo con le quali la vulgata comune riempie la testa dei tanti benpensanti di destra e sinistra, i quali, ovviamente, come tanti soldatini ordinati che marciano agli ordini del sergente, incamerano di tutto ad eccezione della verità.

Mi spiego: la maggior parte degli idioti contemporanei è convinta che i due “mostri”, Hitler e Mussolini, incarnassero il razzismo, e che gli eroici angloamericani fossero invece i “liberatori” entrati in guerra per sconfiggere questo razzismo, riportando così la “democrazia”, la pace, la tolleranza.

Bene; così non è, anzi è vero l’esatto contrario… Ed è dimostrabile con  estrema semplicità, usando la logica e soprattutto una buona ricerca, ovvero cose che potrebbe fare chiunque, se non fosse così di moda essere dei decerebrati interessati solo all’ultimo modello di Iphone ed alle chiacchiere su Facebook.

Ma prima di addentrarmi, volevo svelarvi un piccolo retroscena: ho maturato l’idea di questa ricerca e del relativo articolo dopo avere letto, per la millesima volta, la tipica frase del fascista all’amatriciana (o se preferite del coglione di destra), che più o meno suona così: “Il Fascismo fece molte buone cose, ma poi venne l’alleanza con Hitler che portò alle infami Leggi Razziali”.

Eccomi quindi a mostrare a questi personaggi, che non riesco a definire in altro modo se non “coglioni”, il vero volto di quelli che avrebbero voluto come alleati, ovvero i giudeo-americani ai piedi dei quali si prostrarono subito dopo il 1945, fondando quel MSI che, fin dal primo giorno, nacque alleato degli USA, della NATO e persino dello Stato pirata denominato Israele. In primis va detta una cosa: le Leggi cosiddette razziali, seppure così chiamate, non avevano nulla di veramente razziale, in quanto prevedevano tali e tante esenzioni da risultare inapplicabili a tutti quegli ebrei, tedeschi ed italiani, che non avevano il cattivo gusto di tramare contro la loro Patria di adozione. Se fossero state realmente razziali non avrebbero previsto alcuna deroga, esattamente come accadeva alle infami (queste sì!) Leggi razziali in vigore negli USA… E non sto parlando di Leggi in vigore sono negli anni 20, 30, 40, ma di Leggi rimaste in vigore fino agli anni 70, nel totale menefreghismo di quell’ipocrita mondo “libero” che secondo la vulgata ufficiale avrebbe combattuto contro il razzismo nazista.

Sappiamo bene che le Leggi Razziali italiane del 1938 furono sostanzialmente inapplicabili a tutti gli ebrei italiani, e che furono nulla di più di un tentativo di difendersi dal dilagante antifascismo professato dagli ebrei, in special modo dopo l’alleanza con la Germani; leggiamo, invece di prendere per oro colato le boiate che scrivono da ormai più di 70 anni:

“Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale – specie dopo l’abolizione della massoneria – è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoruscito è stato – in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo. L’immigrazione di elementi stranieri – accentuatasi fortemente dal 1933 in poi – ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l’internazionalismo d’Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l’ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevici di Barcellona.

Il divieto d’entrata e l’espulsione degli ebrei stranieri

Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto d’ingresso nel Regno, degli ebrei stranieri, non poteva più oltre essere ritardata, e che l’espulsione degli indesiderabili – secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie – è indispensabile. Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno sottoposti all’esame dell’apposita commissione del Ministero dell’Interno, non sia applicata l’espulsione nei riguardi degli ebrei stranieri i quali:

a) abbiano un’età superiore agli anni 65;

b) abbiamo contratto un matrimonio misto italiano prima del 1° ottobre XVI.

Ebrei di cittadinanza italiana

Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l’appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue:

a) è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;

b) è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera;

c) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica;

d) non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all’infuori della ebraica, alla data del 1° ottobre XVI.

Discriminazione fra gli ebrei di cittadinanza italiana

Nessuna discriminazione sarà applicata – escluso in ogni caso l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado – nei confronti di ebrei di cittadinanza italiana – quando non abbiano per altri motivi demeritato – i quali appartengono a:

1) famiglie di Caduti nelle quattro guerre sostenute dall’Italia in questo secolo; libica, mondiale, etiopica, spagnola;

2) famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;

3) famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, insigniti della croce al merito di guerra;

4) famiglie dei Caduti per la Causa fascista;

5) famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa fascista;

6) famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni 19- 20- 21- 22 e nel secondo semestre del 24 e famiglie di legionari fiumani.

7) famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione”.

(http://www.ilduce.net/speciale16.htm)

Ecco le tanto vituperate Leggi razziali italiane… E poco cambia se andiamo a guardare la situazione germanica, dove, secondo i falsari della Storia, ci sarebbe stata una sorta di caccia all’ebreo da deportare e sterminare il più velocemente possibile.

In realtà, come potrete verificare dai documenti indicati dal link di inizio articolo, Nazismo e Sionismo collaborarono attivamente fino alla fine con un obiettivo comune: fare emigrare gli ebrei dalla Germania per permettergli di radunarsi in un loro Stato sovrano… Questa era la soluzione finale!

Ancora una volta, ci vengono in soccorso dei documenti molto interessanti:

I 150mila “Soldati Ebrei di Hitler” Posted on 20/06/2007 by Alessio Fratticcioli.

“(…) Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.

Il film raccontava una vicenda reale. Tornato alla Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.

Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche (…) Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.

Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine (…) L’elenco di Rigg è sconvolgente. Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel (…)”

Ovviamente, dato che stiamo parlando di uno storico ebreo, la conclusione di questo signore non è la più ovvia, cioè non ci fu alcuno sterminio, perché altrimenti anche i 150 mila ebrei dei quali parla il libro sarebbero stati perseguitati ed uccisi, così come lo sarebbero stati i sionisti che collaborarono con la Germania fino alla fine della guerra; la fantasia di Giuda preferisce esprimersi così:

(…) Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann. (…) Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”. È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.

E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.

Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich (…)”

Per non parlare del gran finale da barzelletta:

“(…) Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree (…)”

http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldati-ebrei-di-hitler/

Avete mai visto tanta squallida ipocrisia? L’autore dimostra l’inesistenza della soluzione finale intesa come sterminio di un popolo, ma pretende di rovesciare il tutto ad uso e consumo delle favolette olocaustiche!

Ma veniamo al razzismo, quello vero, in cui credevano e credono quegli alleati tanto agognati da certi coglioni destrorsi… Intanto, giusto per entrare nell’argomento, vediamo come venivano considerati negli USA gli esseri umani non appartenenti alla loro lurida popolazione:

IL MASSACRO DI NEW ORLEANS.

“Uno dei più drammatici e feroci attacchi contro italiani che si ricordi, è quello del 1891 a New Orleans. Nella zona, dove molta manodopera italiana era stata impiegata nei campi di cotone, con turni massacranti per sostituire gli schiavi neri affrancati da una legge, un gruppo di siciliani venne ritenuto responsabile, senza prove, di un omicidio. Ma la loro assoluzione a seguito di regolare processo provocò l’inferno. La popolazione locale, non soddisfatta del verdetto, si riversò in strada per un linciaggio. Una folla inferocita di 20mila persone, prelevò dal carcere gli 11 italiani e li trucidò senza pietà, per un reato che non avevano commesso.

Ma mentre il presidente americano dell’epoca, Harrison, per aver osato definire il linciaggio “un’offesa contro le legge e l’umanità” rischiava l’incriminazione, i giornali tentavano di giustificare l’accaduto con la “natura” negativa degli immigrati che lì approdavano: “Il clima mite, la facilità con la quale ci si può assicurare il necessario per vivere e la natura poliglotta dei suoi abitanti hanno fatto sì che, sfortunatamente, questa parte del Paese sia stata scelta dai disoccupati e dagli emigrati appartenenti alla peggiore specie di europei: i meridionali italiani (…) Gli individui più pigri, depravati e indegni che esistano (…). Tranne i polacchi non conosciamo altre persone altrettanto indesiderabili”.

http://www.webalice.it/ilquintomoro/emigranti_noi/immigrati_3.html

Questo giusto per entrare nel clima, nonché per dare uno schiaffo morale agli altri coglioni che blaterano a vanvera di “White Power” e si aggregano a quegli americani ignoranti, senza neppure sapere che per il razzista USA gli italiani sono dei non bianchi, ovvero, praticamente dei negri!

QUANDO GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOI35Proseguendo nell’analisi delle opere di questi maestri dell’antirazzismo, possiamo vedere come vennero trattati non gli stranieri, ma i cittadini statunitensi di seconda generazione, dopo l’entrata in guerra del Giappone:

“(…) A seguito dell’entrata in guerra degli Stati Uniti con il Giappone, la xenofobia degli americani contro i loro connazionali di origini giapponesi fece emanare a Roosevelt l’Ordine Esecutivo 9066. Il decreto conferiva il potere ai militari di definire delle zone di ‘esclusione’ in cui – per motivi di sicurezza nazionale – veniva proibito a determinati gruppi etnici di continuare a vivere. Il risultato fu che ogni persona di origine giapponese, anche quelle di seconda generazione (nisei) – e dunque cittadini statunitensi a pieno titolo – fossero radunati e confinati in campi di internamento. Questo per evitare che compissero attività di spionaggio e sabotaggio a favore del loro paese di origine. Poco importava che nessun atto del genere avesse mai avuto luogo, e tanto meno che nulla di analogo fosse stato deciso nei confronti dei cittadini di origine tedesca o italiana: in poche settimane i 127.000 giapponesi presenti sul suolo USA furono cacciati dalle loro case, le loro attività commerciali e possedimenti liquidati per pochi spiccioli, spesso da profittatori senza scrupoli. Fu loro consentito di prendere solo quello che potevano portare con sé.

Dopo uno smistamento temporaneo nel il centro di Tanforan i prigionieri  vennero smistati  in uno dei dieci campi  sparsi nei deserti degli  USA e furono costretti a vivere  in baracche in cui la privacy era inesistente e dotate di minimi servizi igienici. Uno di questi campi, denominato Topaz, era  in prossimità della città di Delta, nel deserto dello Utah, a  circa tre ore di macchina a sud dalla città di Salt Lake City.

Lungi dall’essere il gioiello che il nome suggeriva, dava alloggio a più di 8000 internati in strette e fredde baracche, casa dei deportati giapponesi per più di 3  anni. Varie baracche dovevano condividere gli scarni e limitati servizi  igienici, con una sola mensa centrale per tutti gli internati. Nonostante il filo spinato ed i posti di guardia che circondavano Topaz, ai residenti era permesso di lasciare il campo per lavorare nei campi e nelle industrie dello Utah, sottopagati e dunque a buon mercato rispetto agli altri lavoratori. La xenofobia del governo statunitense  non impedì di arruolare pragmaticamente vari giovani da Topaz e gli altri campi, costituendo un battaglione, il 442 reggimento di fanteria, che si distinse più volte in combattimento sul fronte europeo.

La chiusura dei campi ebbe inizio nei primi mesi del 1945, precedendo in alcuni casi la fine della guerra del pacifico. Quando i residenti di Topaz  furono ‘liberati’ avevano perso tutto: case, negozi e conti bancari. Dovettero ricominciare da zero e spesso fronteggiare una latente ostilità nei confronti del ‘nemico’ sconfitto (La neve cade sui cedri è un film che in parte tratta questo tema):  un simbolico risarcimento economico giunse solo nel 1989 (a seguito di una class action) con Reagan. Le prime scuse politiche arrivarono nel 1990 con Gorge Bush senior”.

Persons-of-Japanese-ancestry-from-San-Pedro-California-arrive-at-the-Santa-Anita-Assembly-center-in-Arcadia-California-in-1942

https://burogu00.wordpress.com/2013/04/09/i-campi-di-internamento-dei-giapponesi-nellamerica-della-seconda-guerra-mondiale/

Proseguiamo con qualche altra perla storica sull’argomento:

“ (…) Nel 1980 Jimmy Carter nomina una commissione d’indagine che stila il rapporto Personal Justice Denied, nel quale si decreta che non esisteva alcuna necessità militare per l’internamento della popolazione civile. Otto anni dopo, il 10 agosto 1988, Ronald Reagan firma il Redress Act, l’atto di riparazione che, insieme alle scuse della nazione, decreta l’ammontare del risarcimento da assegnare a ciascuno dei circa 60.000 sopravvissuti: 20.000 dollari, una cifra puramente simbolica che non può certo ripagarli di tutto ciò che hanno perso”.

http://www.nazioneindiana.com/2013/02/16/enemy-aliens-in-america-i-romanzi-di-julie-otsuka-e-le-storie-dimenticate-dei-giapponesi-schedati-e-internati-nei-campi-di-prigionia/

E per chiudere in bellezza (si fa per dire!):

“(…) Oltre ai giapponesi, anche gli italiani vennero internati dal 1941 al 1944, e a differenza dei primi, non hanno nemmeno ricevuto risarcimenti (…) Solo nel 2010 è stata approvata una risoluzione da parte della legislatura della California con cui si è chiesta scusa per i maltrattamenti subiti dai residenti di origini italiane (…) La loro unica colpa erano le loro origini etniche, per le quali erano considerati “enemy aliens” (nemici stranieri).

Su questa vicenda, il libro più noto è “Una Storia Segreta: The Secret History of Italian American Evacuation and Internment During World War II” di Lawrence Di Stasi (…)

La più dura fu la situazione dei tedeschi. Negli States, la politica di internamento verso cittadini statunitensi “colpevoli” di essere di origine tedesca, incominciò nel 1939 e finì nel 1946, e venne giustificata in quanto essi, al pari degli italiani, erano visti come “enemy aliens”. Non hanno mai ricevuto né scuse, né risarcimenti per questo”.

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/09/storia-dimenticata-i-campi-di.html

Che ne dite, i coglioni nostrani amici degli USA e nemici del razzismo cominceranno ad avere qualche dubbio a proposito di “infamia” delle Leggi Razziali? O magari sulla barbarie di chi deporta in campi di concentramento dei concittadini “colpevoli” di avere origini di certi Paesi?

Ma per quanto disgustoso sia quanto ho già scritto su questi campioni dell’uguaglianza fra i popoli ed esportatori di “democrazia”, il peggio deve ancora venire.

Certamente tutti avrete letto la miriade di favole che circolano sul comportamento di Hitler durante le famose Olimpiadi di Berlino del 1936, soprattutto a proposito delle vittorie del negro statunitense Jesse Owens… Non c’è idiota che non ripeta come un pappagallo la storia di Hitler incazzatissimo per le vittorie del negro, con conseguente rifiuto di stringergli la mano… Ebbene, non solo la storia è falsa, ma rappresenta un vero emblema della falsità di questi criminali.

Documentiamoci un po’:

Jesse Owens: la storia di una stretta di mano che non ci fu. Non fu Hitler, ma Roosevelt a rifiutarla al campione olimpionico perché nero. Per non scontentare gli ex Stati Confederati del Sud durante le presidenziali

Scriveva il giornalista Paolo Pansa che: «Una generazione che ignora la storia non ha passato … né futuro. Se la storia la facciamo raccontare solo a chi ha vinto, che storia è?». Frase azzeccata come poche (…) Guai a fermare la ricerca di una vicenda storica solo perché è sempre stata raccontata in una certa maniera o perché ancora sono vivi degli interessi ideologici, attenzione perché la storia, quella vera, prima o poi si vendica come nel caso del grande olimpionico Jesse Owens. (…) Nato nel profondo sud degli Stati Uniti, in Alabama, ha contato solo sulle sue forze ed è riuscito a vincere, nella famosa Olimpiade di Berlino del 1936, ben 4 medaglie d’oro: nei 100 metri, nel salto in lungo, nei 200 metri e nella staffetta 4×100. Tutto in appena sette giorni di gare, un record sui record.

Il prossimo mese, il 19 febbraio, esce nelle sale americane il film “Race“, la Gara, una biografia proprio su Owens che racconta della sua povertà, di come ha dovuto lottare per affrancarsi da un mondo chiuso ed elitario come l’Alabama e delle delusioni che dovette subire una volta tornato America. Un grande eroe, certo, ma di seconda fila nella sua patria, semplicemente perché era un nero.

Ha scritto The Times «Race è un film che metterà a dura prova l’idea che gli Usa si sono fatti di Jesse Owens», e, come vedremo, sfaterà molti luoghi comuni.

L’evento che portò il nome di Owens ad essere celebrato nei decenni nei libri di scuola non furono tanto le sue vittorie, ma la mancata stretta di mano con Adolf Hitler che, racconta la vulgata, lasciò il palco d’onore pur di non dover immortalare una stretta di mano con un nero e a prova di questo atteggiamento il ministro della propaganda del terzo Reich, Joseph Goebbels, scrisse nel suo diario: «L’umanità bianca si dovrebbe vergognare». Ricordiamo che tra i favoriti alle stesse discipline c’era allora l’idolo tedesco Luz Long considerato dalla stampa nazista quasi un eroe.

Il gesto della mancata stretta di mano peserà per sempre, insieme a tante altre, sulla meschinità del Fuhrer e del suo terzo Reich, a differenza degli Usa dove il nostro campione trovò non solo riconoscimenti, ma la stima dell’allora presidente F. Delano Roosevelt. Almeno questa è la storia ufficiale riportata in tutti i testi e, dunque, vera.

Peccato che la storia, quella vera, non sia come la vuole la propaganda del tempo. In realtà, fin dai primi momenti, quando cominciò a girare la notizia della mancata stretta di mano di Hitler, lo stesso Owens negò sempre questo particolare.

«In realtà, mio padre non si è mai sentito snobbato da Hitler» ha raccontato Marlene, la figlia di Owens, agli sceneggiatori del film che hanno dovuto correggere nel copione uno dei più celebri fraintendimenti nella storia dello sport.

Già nella sua ignorata biografia, edita nel 1970, The Jesse Owens Story, leggiamo un’altra verità: «Dopo essere sceso dal podio, passai davanti alla tribuna d’onore per tornare negli spogliatoi. Il Cancelliere mi fissò. Si alzò e mi salutò con un cenno della mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Giornalisti e scrittori dimostrarono cattivo gusto tramandando un’ostilità che, di fatto, non c’era mai stata».

A suffragare la tesi del campione americano, alcuni anni fa l’anziano fotografo sportivo, Siegfried Mischner, che visse tutta quell’olimpiade, raccontò di aver visto con i suoi occhi Hitler stringere la mano al campione dietro le quinte dell’Olympiastadion: «Owens, dopo l’Olimpiade, chiese alla stampa di correggere quell’errore, ma nessuno gli diede retta».

Ma la vicenda ha un risvolto ancora più inquietante, infatti, non è stato mai raccontato un altro episodio, ben più grave e quasi completamente ignorato, al di là delle vicende narrate che riguarda proprio l’America di quegli anni.

«In retrospettiva, mio padre» – racconta ancora la figlia del primatista – «fu profondamente ferito dal fatto che Franklin Delano Roosevelt, il presidente americano dell’epoca, non l’avesse voluto ricevuto mai alla Casa Bianca».

«Con questo film» – ha aggiunto – «era importante che i fatti non fossero riscritti per l’ennesima volta», parlando a nome della Jesse Owens Foundation, anche se spesso un’affascinante menzogna è preferibile alla cruda realtà.

Owens credeva, da sincero americano, di aver onorato il suo Paese e, vista l’accoglienza che veniva tributata in patria per una medaglia olimpica, credeva ingenuamente che anche lui avrebbe avuto da quell’impresa lo stesso trattamento.

Purtroppo, aveva dimenticato un particolare importante per la libera e democratica America di allora: era un nero. Un elemento della massima importanza, specialmente in periodo elettorale.

Infatti, quell’anno si svolgevano le presidenziali e Roosevelt era il candidato più accreditato, ma aveva un problema: quello di non scontentare gli ex Stati Confederati del Sud che da sempre erano un vivaio di voti.

Così il buono e generoso presidente, come immortalato nella storiografia ufficiale, pensò bene di ignorare la richiesta di incontrare il campione perché andare in Georgia o in Alabama dopo aver stretto la mano ad un nero, per quanto fosse un grande olimpionico, non gli avrebbe certo portato voti e così, questo è assolutamente vero, non ci fu mai la stretta di mano tra il presidente americano e il giovane Owens, il quale giustamente indispettito da un simile trattamento, si iscrisse, lui da sempre democratico come la sua famiglia, nelle liste del candidato repubblicano Alf Landon.

Come si vede, dopo ottant’anni la verità da quella stretta di mano, per la quale sono stati impiegati fiumi di inchiostro, è uscita fuori ed è tutta un’altra storia”.

http://www.eurocomunicazione.com/jesse-owens-la-storia-di-una-stretta-di-mano-che-non-ci-fu/

Infine, godiamoci una testimonianza diretta dell’epoca, sempre a proposito dello stesso argomento, unita a dei commenti sacrosanti sulla squallida società statunitense e la sua stomachevole ipocrisia:

“(…) Nella gara del salto in lungo chi si classificò quarto con la misura di 7,73 e mancò il podio di un soffio fu l’italiano Arturo Maffei, un grande dell’atletica italiana (…) Quando ottenne il quarto posto a Berlino fu proprio Jesse Owens a congratularsi con lui e a definirlo il “miglior stilista” della competizione. Ed è proprio Maffei a smascherare la diceria delle presunte mancate congratulazioni di Hitler a Owens.

Maffei, infatti è stato testimone oculare dell’episodio e ci racconta nei minimi dettagli come si svolse la faccenda della stretta di mano. Le cose andarono esattamente così. Alla fine della gara del salto in lungo Hitler volle congratularsi personalmente con gli atleti; scese dalla tribuna e si presentò al cospetto di Owens, a meno di un metro da lui. Il fatto stesso che Hitler scese dalla tribuna per incontrare Owens fa di per sé giustizia della diceria secondo la quale il dittatore “non volle salutare un negro”. Se non avesse voluto farlo, avrebbe abbandonato lo stadio senza incontrare gli atleti, o semplicemente sarebbe rimasto in tribuna.

Ma c’è dell’altro. Hitler, dunque, arrivato davanti a Owens lo salutò per primo, alzando il braccio destro nel saluto nazista. Owens non poteva certo rispondere con il braccio teso e perciò allungò la mano verso Hitler. Costui, vedendo che Owens gli allungava la mano, abbassò il braccio teso e allungò a sua volta la sua mano verso quella dell’atleta, per stringergliela. Ma proprio in quell’attimo Owens, forse ricordandosi di essere un militare, portò la mano destra alla fronte salutando Hitler con il classico saluto militare mentre il dittatore tedesco rimase per un attimo con la mano tesa. “A questo punto, decidete voi chi non diede la mano a chi”, conclude Maffei.

Ma se c’è una testimonianza che toglie ogni dubbio, è quella dello stesso Owens, che descrive nelle sue memorie anche ciò che accadde dopo la premiazione: “Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un’ostilità che non ci fu affatto. E ancora: “Hitler non mi snobbò affatto, fu piuttosto Franklin Delano Roosevelt che evitò di incontrami. Il presidente non mi inviò nemmeno un telegramma”.

Owens e Hitler, dunque, si incontrarono, si salutarono, scambiarono anche qualche parola e vollero pure stringersi le mani. Se quelle due mani non si incontrarono materialmente, ciò non è dovuto al fatto che una era bianca e l’altra era nera, ma fu dovuto semplicemente al caso, ai diversi modi di salutare tipici dei due (…) Democrazia? Quanto la democrazia americana fosse razzista, Jesse Owens lo sapeva meglio di chiunque altro. Lo sapeva fin dal 1922, quando frequentava la Fairmont Junior High School di Cleveland, naturalmente in una classe di bambini di colore, perché negli USA c’era la segregazione razziale. Lo sapeva fin dal 1930, quando frequentava la East Technical School, naturalmente in una classe di ragazzi di colore, perché negli USA c’era la segregazione razziale. Lo sapeva fin da quando frequentava la Ohio State University, naturalmente in una classe di studenti di colore, perché negli USA c’era la segregazione razziale. Lo sapeva fin da quando si allenava nell’atletica leggera. Poco prima di attraversare l’Atlantico per partecipare alle Olimpiadi di Berlino sperimentò a sue spese cos’era il razzismo, quella volta che in un ristorante solo gli atleti bianchi poterono mangiare, mentre a Jesse e agli altri atleti di colore il cibo fu negato “perché erano negri”, perché negli USA c’era la segregazione razziale.

E dopo la seconda guerra mondiale Jesse vide l’abolizione della segregazione razziale nelle forze armate americane solo nel 1948, dodici anni dopo che Hitler gli tese la mano, ma non ancora sugli autobus, perché nel 1955 Rosa Parks, una donna nera, osò salire su un autobus per bianchi a Montgomery in Alabama e fu arrestata. Diciannove anni dopo che Hitler gli tese la mano.

E Jesse riuscì a vedere dichiarata incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole americane solo nel 1954, ma soltanto sulla carta, perché tre anni dopo il presidente Eisenhower dovette mandare mille soldati a Little Rock in Arkansas per consentire a nove studenti neri di entrare a scuola. Era il 1957, ventuno anni dopo che Hitler gli tese la mano. E Jesse riuscì a vedere il primo “studente negro” entrare in un’università americana solo nel 1962; quello studente era uno che si chiamava James come lui, era James Meredith, che entrava nella scuola non da solo ma accompagnato da trecento poliziotti, mentre veniva accolto a sputi e con un lancio di pietre da parte degli studenti bianchi. Questo accadeva ventisei anni dopo che Hitler gli tese la mano. E per potere esercitare il diritto di voto per la prima volta Jesse Owens dovette aspettare il 1968, dopo 55 anni di vita, 192 anni dopo l’adozione della Costituzione americana, 12 anni prima di morire, 32 anni dopo che Hitler gli tese la mano.

Ma noi restiamo convinti che fosse una bufala quella della stretta di mano rifiutata.

http://www.loccidentale.it/node/117953

Chiudiamo con:

(…) Invece è stato Hitler che ha inviato Owens “una fotografia commemorativa autografata”. E secondo il leggendario giornalista sportivo Siegfried Mischner (sul MailOnline.co.uk), Owens avrebbe portato sempre con sé una fotografia di Hitler nel suo portafoglio. Mischner ha riferito che nel 1960 Owens stava disperatamente cercando di cambiare l’atteggiamento di slealtà e furore razzista verso di lui e di ottenere che i giornalisti raccontassero la verità di ciò che è realmente accaduto ai 1936 giochi olimpici. Mischner ha detto al MailOline.co.uk, “La foto venne presa dietro le quinte del podio d’onore e quindi non fu diffusa dalla stampa ufficiale. Ma io ho visto Hitler stringere la mano a Owens”. (…) Owens aveva sempre proclamato di essere stato trattato meglio in Germania che negli Stati Uniti, dove i negri erano sottoposti a segregazione e discriminazione insopportabili.

http://www.storiainrete.com/9304/ultime-notizie/jesse-owens-teneva-sempre-una-foto-di-hitler-nel-portafoglio/

In sintesi, cari coglioni, godetevi i vostri alleati; io mi tengo ben stretto Adolf Hitler!

Carlo Gariglio

 

 

Disgustosamente ipocriti (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Novembre 2015)

Ci risiamo: nuovo attentato dei sedicenti fondamentalisti islamici ad un obiettivo dell’Europa occidentale, e nuova ondata di ipocrisia buonista, condita da roboanti dichiarazioni di superiorità culturale, di democrazia applicata, di piagnistei… Le immagini dell’attacco riproposte fino alla nausea, interviste e dichiarazioni dei parenti delle vittime, manifestazioni di piazza, fanfare che suonano la marsigliese ovunque, funerali delle vittima in diretta con altre interviste assortite… Più o meno, stiamo rivivendo la stessa squallida ipocrisia vissuta a suo tempo dopo l’attentato alla Torri Gemelle e, più di recente, dopo l’assalto alla sede del giornale Charlie Hebdo.

Prima di proseguire, però, chiarisco un punto molto importante, a beneficio soprattutto degli schifosi benpensanti che, leggendo queste mie prime righe, staranno già tuonando contro il mostruoso Fascista che non rispetta le vittime innocenti della popolazione civile… No, signori miei, qua non si sta cercando di giustificare chi attacca ed uccide civili innocenti, siano essi donne, bambini, o anziani; al contrario, quello che sta scrivendo queste righe è forse l’unico essere umano rimasto a provare pietà per tutte le vittime innocenti, indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla religione professata, dalla Nazione in cui vivevano e dal regime che li governava. Non sono uno dei tanti sudici pidocchiosi di sinistra sempre pronti a giustificare gli eccidi di civili non comunisti, salvo poi bollare come crimini intollerabili le stragi a danno di qualche Paese comunista; meno che mai faccio parte della schiera di buonisti benpensanti baciapile, sempre pronti alla lacrimuccia davanti ad un morto occidentale e cattolico, ma altrettanto pronti a fare spallucce quando il morto è negro, arabo, o islamico.

Per il sottoscritto un bambino morto non ha peso specifico, o colore politico: resta un bambino morto, da onorare in silenzio. Non piango soltanto sui bambini morti a Gorla, a Hiroshima, a Nahasaki, a Dresda, ma anche per quelli di Gaza, Baghdad, Beirut, Kabul, Saigon, Belgrado e persino per quelli di Londra e Parigi.

Non considero innocenti soltanto i civili di Paesi a me vicini politicamente, ma li considero tutti innocenti e meritevoli di umana pietà; comprendo che tutti i civili del mondo e della Storia sono sempre stati vittime sacrificali di guerre delle quali non avevano alcuna colpa, e di governanti che decidevano e decidono tuttora sulla loro pelle e senza consultarli. Ed è proprio per questo che sento una profonda nausea di fronte agli atteggiamenti dei tanti falsi ed ipocriti che oggi piagnucolano pubblicamente per i morti francesi, ma che ieri alzavano le spalle di fronte agli altri morti!

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Quante volte abbiamo sentito l’immondizia comunistoide difendere e giustificare i crimini dei loro banditi partigiani? Quante volte li sentiamo giustificare la tragedia delle foibe con la scusa della “reazione” ai presunti torti Fascisti e Nazisti?

E quante volte abbiamo sentito l’immondizia giudeo – capitalista giustificare immani massacri con la scusa di esportare la “democrazia” (la loro, ovviamente) e liberare dalla dittatura (che significa sostituire i legittimi governi degli altri Stati con burattini fedeli al padrone US – raeliano?

Questi luridi maiali, che rappresentano le due facce della stessa schifosissima patacca (medaglia sarebbe un complimento che non meritano), lanciano ululati di dolore quando a morire sono i loro sodali, ma fanno spallucce quando a crepare sono gli innocenti del campo avverso; gli americani tuonavano contro i crimini dell’URSS, così come questi ultimi criticavano quelli dell’imperialismo occidentale, mentre entrambi gridavano contro i presunti crimini dei Fascisti e dei Nazisti… Ma mai nessuno ha ammesso i suoi crimini, né fatto alcuna autocritica per questi.

Persino oggi, quando tutto il mondo si dice unito contro i crimini dei presunti integralisti islamici, si manifesta la loro lurida ipocrisia… E per fare meglio capire quanto sto dicendo, riporto un breve periodo tratto da un articolo del Fatto Quotidiano del 18 novembre scorso:

“Un altro attentato di Boko Haram in Nigeria, nello stesso posto dove, meno di un mese fa, aveva dato l’assalto a una moschea. Il 17 novembre il gruppo fondamentalista islamico legato all’Isis ha colpito una stazione per camion nella città di Yola, nel nordest del Paese, causando la morte di almeno 32 persone e il ferimento di altre 80. Secondo quanto riferito dalla polizia, le vittime sono per la maggior parte venditori o passanti. Neanche un mese fa i Boko Haram avevano attaccato alcune moschee, tra cui una a Yola, uccidendo 42 persone e ferendone un centinaio. In sei anni di guerra, i fondamentalisti hanno ucciso almeno duemila persone, in gran parte civili. (…) Il terrorismo aumenta, ma non in Occidente – Nel 2014 sono aumentati gli atti di terrorismo, ma nella maggior parte si tratta di terre di frontiera: il Medio Oriente, il subcontinente indiano e sopratutto l’Africa. Lo testimonia il Global Terrorism Index, rapporto annuale curato dall’Università del Maryland sulla base di dati raccolti da varie organizzazioni in giro per il mondo e ripreso oggi dai media britannici. Rapporto secondo il quale nel 2014 si è contato un numero record di 32.658 morti nel pianeta, addirittura l’80% in più del 2013. Chi ha commesso più atti terroristici sono i jihadisti nigeriani di Boko Haram e i boia del cosiddetto Califfato. Mentre le vittime si sono concentrate al 78% fra Afghanistan e Iraq – simboli di fallimenti sempre più difficili da smentire della strategia militare americana dell’ultimo quindicennio – oltre che Nigeria, Pakistan e Siria. Altri Paesi indicati come emergenti (o riemergenti) in questa triste classifica sono Somalia, Ucraina, Yemen, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e Camerun: ciascuno accreditato di un numero di vittime di attentati e attacchi – qualificati come terroristici da alcuni dei gruppi coinvolti nell’indagine talora anche sullo sfondo di guerre civili – pari ad almeno 500 morti all’anno (…)”

Ora, aggiungiamo a questo edificante quadretto di notizie i recenti attentati, sempre attribuiti all’ISIS, avvenuti in Mali e Tunisia e dopo chiediamoci quante volte abbiamo visto servizi TV strappalacrime su queste povere vittime, quante volte abbiamo visto musicisti cialtroni proporre concerti in memoria delle vittime, quante volte abbiamo visto calciatori parassiti cantare l’inno del Mali, o della Nigeria, prima di una partita, quante volte li abbiamo visti correre ad agitare una bandiera nigeriana dopo un goal… Ve lo dico io: mai!

E questo perché i maestri dell’antirazzismo, cioè quelli che vorrebbero vederci in galera insieme a chiunque osi porre dei limiti alla immigrazione clandestina ed all’integrazione forzata, sono in realtà i più razzisti del pianeta, dato che non considerano affatto le vittime innocenti dei Paesi africani, asiatici ed arabi, tanto più se di religione islamica!

Per “lorsignori” i morti occidentali e cristiani sono esseri umani, gli altri sono semplici numeri da citare per aggiornare le statistiche.

I democraticissimi antifascisti ed antirazzisti straparlano di diritti e libertà, ma solo per loro… Piagnucolano sulle povere vittime innocenti, ma solo per le loro… Considerano barbari e criminali quelli che uccidono i civili, ma solo quando sono i loro.

Del resto, la strategia è antica e ben collaudata; fateci caso: quando il morto fa parte del nostro mondo occidentale, si indugia sul suo nome, sulle fotografie di momenti felici, sulla famiglia, sul suo lavoro, sui funerali, e si creano quei simpatici servizi televisivi in memoria e ricordo, conditi da insulse e melense musichette strappalacrime… Ma quando il morto è degli altri e gli assassini sono i “nostri”, ecco che tutto si fa vago, si spersonalizza e si usano toni asettici e professionali; si cita la notizia nei vari TG esattamente come si leggono le previsioni del tempo e ben se ne guardano i pennivendoli da strapazzo dal mostrare qualche foto del defunto, o dal mostrare la sua famiglia e gli amici piangenti… Quante volte negli ultimi anni li abbiamo visti in azione questi maestri della ipocrisia e della menzogna?

Dagli indegni attacchi contro Stati sovrani quali l’Iraq, la Serbia, la Siria, la Libia, passando per i piagnistei delle Torri gemelle e dei pochi attentati subiti dall’occidente; veri e propri genocidi definiti “danni collaterali”, a  fronte di poche centinaia di vittime che diventavano “crimini” contro l’umanità… Per non parlare dei retroscena di questi attacchi subiti, ai quali ancora non ho fatto cenno.

Eh già, perché se per i genocidi voluti dall’occidente per la gloria di USA ed Israele i colpevoli sono più che certi, non altrettanto si può dire per quei cosiddetti attacchi terroristici che l’occidente ha subito… Lasciamo perdere la dietrologia sulle Torri gemelle, lasciamo da parte il fatto che quelle torri furono evidentemente minate prima degli attacchi, in modo da farle poi implodere su se stesse, ma chiediamoci in particolare due cose:

1) Siamo sicuri che la verità sia proprio quella che ci raccontano?

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2) E se anche fosse così, di chi sarebbe la responsabilità della nascita di questi movimenti terroristici, dei quali l’ISIS è oggi additato come principale pericolo?

Riguardo al primo punto, non voglio esprimermi in questa sede, e mi limito a proporvi una riflessione inviata da un Camerata de MFL-PSN, il quale, conscio del regime di “libertà” nel quale viviamo, desidera restare del tutto anonimo, onde evitare problemi negli studi e nel lavoro:

“Brevi cenni sull’attentato del 13 novembre a Parigi:

  1. A) 7 o 8 commando armati fino ai denti con mitra, bombe a mano ed esplosivi, scorrazzano liberamente per la capitale francese e compiono una serie di attentati che coinvolgono soltanto innocenti;
  2. b) i quattro attentatori suicidi (NON CHIAMATELI KAMIKAZE!) che si sono fatti saltare allo stadio sono esplosi all’esterno dei cancelli, per giunta a partita in corso. Risultato: sono morti solo loro, ad eccezione di un unico passante che é transitato vicino a uno dei soggetti. François Hollande ha sentito giusto qualche “botto” in lontananza senza vedere un filo di fumo. Ha abbandonato lo stadio al termine della gara;
  3. c) Per l’ennesima volta sono stati rinvenuti intatti dei documenti, pare a fianco dei resti di due suicidi (questa volta non si é capito se fossero falsi o meno). L’11 settembre erano stati trovati i passaporti da qualche parte in mezzo alla strada. A Londra come a Boston furono trovati negli zainetti dei terroristi, a gennaio (Charlie Hebdo) li avevano dimenticati in macchina.
  4. d) In uno dei tanti servizi speciali di questi giorni, andato in onda su La 7, si é fatto riferimento a un’intervista del terribile Abdeslam, comparsa mi pare sulla rivista ufficiale dello Stato Islamico. In essa il terrorista dice che le intelligence europee lo avevano in pugno, ma Allah le avrebbe “accecate”, permettendogli di attraversare il continente il lungo e in largo mentre progettava gli attentati. Dunque temeva fortemente di essere catturato, ma per qualche strano motivo (che lui riconduce ad Allah) é sfuggito da sotto il naso ai servizi segreti. Di quante e quali gravi “falle” nella sicurezza ci parlano ogni volta i nostri cari me(r)dia? E, se ciò fosse vero, di che razza di superpotenze staremmo parlando?
  5. e) In tutti gli attentati, dall’11 settembre 2001 ad oggi, c’erano dei terroristi noti (in alcuni casi molto ben conosciuti) alle forze di sicurezza. Spesso erano già tutti schedati ed avevano avuto rapporti con le autorità (es. Torri Gemelle, Mohammed Merah a Tolosa e attentato di Boston).

Se poi ci interrogassimo sul “cui prodest” produrremmo materiale da riempire intere biblioteche. Perciò qui limitiamoci a constatare che ogni volta che un fatto tremendo del genere coinvolge l’”Occidente”, assistiamo a una brusca accelerata della propaganda mainstream, la cui macchina mediatico-scolastico-culturale é peraltro in crescita costante. Consideriamo poi l’impatto psicologico, che provocando ulteriori shock che si sommano a quelli ordinari, diffonde ansia, terrore e senso di smarrimento. In questo modo si abbassano le già risibili difese razionali dell’individuo contemporaneo, che lo rendono ancora più suscettibile alla manipolazione. Con dosi “extra” di sermoni democratici e “dirittumanisti” si può compattare l’opinione pubblica attorno alle istituzioni, ricordare i presunti “valori” dell’Occidente e quanto ci è costato ottenerli (e parte il pippone antifascista), i vantaggi della nostra in-civiltà…

La fetta di opinione pubblica refrattaria la si getta agevolmente in pasto ai santoni del complottismo antifascista (Grillo, Giulietto Chiesa, Paolo Franceschetti, comunisti e sinistrume assortito).

Abbiamo ancora il pretesto per l’aumento delle restrizioni e controlli sempre più invasivi sui cittadini (vedasi in Francia): in nome della sicurezza si comprimono le libertà residuali di cui godono gli individui, cosicché la società super-orwelliana prende sempre più forma, anche attraverso l’inasprimento delle misure coercitive dirette. Si sprecano infine i parallelismi tra il “nemico della civiltà” di oggi e di ieri (jihadismo e Fascismo), si rievoca magnificamente il fantasma di Hitler (“ricordiamoci gli orrori del passato, la libertà trionfa sempre…”). Si fomenta il clima paranoico da leso pensiero “politicamente corretto” (es. “Sei contro i matrimoni gay? Vuoi fare come l’ISIS?”) e via discorrendo.

E giusto per rammentare un’ovvietà, si registra un forte incremento delle commesse militari”. (N. M.)

Lascio al lettore il giudizio su questo sacrosanto elenco di “dubbi” e stranezze che accompagnano sempre i presunti attentati contro l’occidente.

Ma venendo al punto numero 2, non posso fare a meno di una riflessione: il cosiddetto ISIS è nato in Siria, ove ha approfittato dei sedicenti oppositori del regime (in realtà i soliti delinquenti prezzolati ed armati da USA ed Israele), successivamente si è espanso in territorio Iracheno, e negli ultimi giorni pare essersi spostato in Libia.

Gheddafi

Ora, a meno che non siate tutti cerebrolesi, credo che sia semplice affermare un semplice fatto: l’ISIS nasce e prospera in quei territori dove prima c’erano Stati sovrani forti e moderni, nei quali mai sarebbe stato consentito lo svilupparsi di cosiddetti Califfati e movimenti terroristici integralisti, ma che guarda caso, sono stati distrutti e rasi al suolo totalmente (Iraq e Libia), o parzialmente (Siria), proprio da quella coalizione occidentale agli ordini di USA ed Israele, che ha fatto retrocedere degli Stati modello al medioevo, ovvero senza un Governo degno di questo nome e lacerati da guerre tribali che i vari Saddam Hussein, Gheddafi e Bashar al-Assad avevano relegato nel dimenticatoio.

Da qui nasce spontanea la domanda: a chi giovano la nascita ed il rafforzamento di certi spauracchi del terrorismo islamico? Chi ha preparato il terreno per la loro crescita? Chi è così distratto da non vedere eserciti di terroristi armati che viaggiano tranquillamente dai Paesi arabi all’Europa e viceversa?

Ma soprattutto, come mai quegli stessi Paesi che non hanno esitato in passato a radere al suolo ed invadere l’Iraq e la Libia, oggi nicchiano per impegnarsi militarmente in maniera decisa contro l’ISIS?

Infine, gusto per dare un colpo anche a certi ridicoli estremisti di destra europei, che straparlano di immigrazione, è a malapena il caso di fare notare che tutti quelli coinvolti negli attentati di Parigi sono cittadini francesi e belgi, con buona pace delle teorie che vedono nei clandestini che sbarcano in Italia degli aspiranti terroristi arrivati per colpirci.

Quindi, miei cari italioti benpensanti con la lacrimuccia facile e sempre pronti a blaterare di superiorità occidentale, fatevi un bell’esame di coscienza e provate e rimettere in moto quel cervelletto orami sopito da troppi anni.

Carlo Gariglio

 

 

Intervista a Carlo Gariglio (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Agosto 2015)

A seguire i lettori potranno vedere l’intervista rilasciata dal sottoscritto al giornale online nazionalista “Eco Tricolore”, visibile all’indirizzo: http://ecotricolore.altervista.org/

Carlo Gariglio

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Ci sono movimenti come CasaPound che si ispirano al fascismo per poi riportarne le idee in una chiave più “moderna” così come invece esiste il MFL-PSN che si propone di attenersi il più possibile al pensiero mussoliniano.

Ricordo fra l’altro che il MFL-PSN era stato accusato di tentata ricostituzione del Partito Nazionale Fascista oltre che di apologia del fascismo, ma il tutto si è risolto con l’assoluzione degli imputati. Sentenze decisamente molto importanti che dimostrano come la Costituzione italiana sia contro la creazione di una dittatura e non contro le idee fasciste in sé.
Vediamo quindi ora quali sono le idee e qual è il pensiero del segretario nazionale del MFL-PSN, il Dott. Carlo Gariglio, a cui sono riuscito a far avere le mie domande.

Mattia: Anzitutto può gentilmente fare una breve presentazione del Movimento Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale? Come e quando nasce?

Carlo: Il MFL nacque come movimento politico autonomo il 25 luglio 1991, grazie al Senatore del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale Giorgio Pisanò; prima della sua ufficializzazione, fu per quelche tempo una corrente interna del già citato MSIDN. Più di recente, per mia volontà, è stata aggiunta la dicitura “Partito Socialista Nazionale”, in modo da rendere evidente la nostra totale chiusura alla destra ed a quanti, a digiuno di letture storiche, ritengono il Fascismo (o socialismo nazionale) un movimento di destra.

M: Il vostro movimento ha avuto in passato problemi legati sia al nome che al simbolo. Al fascismo si associa solo guerra e morte, mentre la falce e il martello che ha rappresentato personaggi come Stalin, Pol Pot e Mao Tse Tung ha piene libertà, il suo commento al riguardo?

C: La Storia, purtroppo, la scrivono i vincitori e quindi i vinti divengono barbari, assassini, criminali… E’ un gioco vecchio come il mondo che solo i meno imbecilli, cioè quelli che amano documentarsi, riescono a rifiutare.
Da sempre si inventano eccidi, stragi, olocausti ad opera dei vinti, per nascondere i veri crimini commessi dai vincitori. E’ accaduto con i nativi americani (i cosiddetti “pellirosse”), sterminati dai barbari invasori (in gran parte cristiani e cattolici) e dipinti come “selvaggi”, è accaduto con intere popolazioni del centro e sud America (anch’essi trucidati per mano di
religiosissimi invasori cattolici), ed accade fin dai tempi più antichi… Quelli che vincono affibbiano l’etichetta di “barbari” ai perdenti, e si autodipingono come eroi e fari di civiltà.
Ecco perchè in Italia soprattutto si blatera ancora oggi a vanvera di presunti “crimini” nazifascisti e si ricordano come eroi i macellai che hai citato e tanti altri loro emuli, come l’infame Tito, ideatore delle Foibe, ed anche personaggi non comunisti, come il barbaro Churchill, che per primo sperimentò i bombardamenti aerei sui civili, o l’indegno Truman, che autorizzò l’uso del
le bombe atomiche su un Giappone ormai vinto ed incapace di difendersi.

Ma la cosa più grave è che la stragrande maggioranza dei membri del popolo – bue crede a queste baggianate e se ne infischia di documentarsi!

Storia

M: Tutti urlano al fascismo, ma a conti fatti sui libri di scuola si legge veramente poco. Visto che la riforma scolastica è un tema caldo, quanto della politica, in particolar modo economica, fascista viene oscurato? Quanto del fascismo la gente conosce davvero?

C: La gente, ovvero i cervelli all’ammasso di cui sopra, non sa nulla di Fascismo, nonostante chiunque possa trovare su internet qualsiasi notizia… Ma ormai il cerebroleso medio è convinto che internet si esaurisca in Facebook, ovvero il passatempo inventato dall’ebreo Mark Zuckerberg al fine di monitorare tutti e di renderli dei dementi che non sapendo vivere una vita reale, se ne inventano una virtuale.
La gente non sa che le tanto vituperate squadre d’azione Fasciste (e nazionalsocialiste in Germania), nacquero per DIFENDERSI dalle squadracce preesistenti dei rossi dell’epoca, che ogni giorno commettevano crimini, attentati ed
omicidi ai danni di esponenti delle forze dell’ordine, ex militari e semplici cittadini “rei” di non volersi piegare al verbo di Marx… Così come non sa che Fascismo e Nazionalsocialismo andarono al potere DEMOCRATICAMENTE, e non a causa dei bagni di sangue tanto cari ai “rivoluzionari” rossi; Benito Mussolini venne nominato Capo del Governo da Re, ed ottenne la maggioranza da un Parlamento composto in gran parte da antifascisti… E fu lo stesso Parlamento successivamente a votare i pieni poteri a Mussolini.

Altra cosa che i gonzi non sanno è che il Fascismo venne accolto a braccia aperte da tutto il mondo occidentale, USA e Chiesa Cattolica compresi, e che divenne uno spauracchio da combattere solo quando fu chiaro ai governanti dell’epoca che l’Italia e la Germania stavano limitando il rapace potere delle lobbies giudaico – massoniche, controllando le banche ed imponendo loro di fare gli interessi delle Nazioni e non dei lobbisti senza Patria.

Ma sai qual è il vero dramma? Il fatto che di Fascismo e Nazionalsocialismo non ne sanno nulla neppure quelli che si slogano il braccio a forza di saluti romani e “boia chi molla”; infatti, gran parte di quelli che si definiscono “fascisti”, credono alla parodia del Fascismo contrabbandata dalla storiografia ufficiale, e se ne fanno in qualche modo sostenitori… E così abbiamo idioti a digiuno di revisionismo che credono alla favola dell’olocausto ed inneggiano ad Auschwitz, così come abbiamo tanti imbecilli che si dicono Fascisti ma ripudiano il nazionalsocialismo per ricevere benemerenze dal mondo ebraico… Per non parlare dei “fascisti” che odiano l’Islam e si definiscono cattolici integralisti, i quali neppure sospettano che l’Islam fu un alleato dello sforzo bellico Fascista e Nazionalsocialista, mentre il Chiesa cattolica, dopo avere abusato della generosità di Mussolini ed Hitler, si affrettò a tradirli quando non avevano più nulla da offrire loro!

Il vero nemico odierno è la totale ignoranza…

M: Aborto, omosessualità e immigrazione (legale). Vorrei le sue considerazioni su questi tre temi.

C: Non sono favorevole all’aborto, ma non ne faccio una questione di fede, né una crociata… Diciamo che di fronte al figlio generato da uno stupro, o ad un bambino che avrebbe una vita da deforme, mutilato e malato, divento favorevole all’aborto, pur restando fermamente contrario nei confronti di quanti lo usano come un qualsiasi metodo contraccettivo.

L’omosessualità, che molti idioti pongono al centro della loro lotta politica (come se non avessimo abbastanza problemi economici e sociali a cui pensare), per me è una questione privata fra due persone dello stesso sesso che decidono di vivere insieme; in quanto tale, non mi arreca alcun fastidio, mentre molto fastidio mi procurano le pretese di adottare figli e soprattutto le periodiche pagliacciate che offendono la pubblica morale, tipo il famoso Gay Pride… Se dobbiamo preoccuparci di rispettare le minoranze, queste dovrebbero a maggior ragione rispettare la maggioranza…

L’immigrazione, fino a quando riguarda persone che varcano legalmente la frontiera con documenti regolari ed identità certa, non mi disturba. Mi disturba molto, invece, l’odierna invasione di personaggi che non si sa dove arrivino, non si sa chi siano, nè quali intenzioni abbiano una volta raggiunto il nostro Paese… Questi andrebbero semplicemente rispediti a casa loro a pedate, ovvero intercettando i barconi sui quali arrivano in alto mare ed imponendo loro il “dietro front”… Che è poi la politica adottata da qualsiasi Paese civile, Italia esclusa.

M: Qualche parola sugli Stati Uniti e sul controllo che esercitano sull’Europa?

C: Gli USA e la loro appendice Israele sono gli unici e veri “Stati canaglia” del mondo, e sono responsabili della stragrande maggioranza delle tensioni e dei conflitti degli ultimi decenni. E purtroppo non esercitano il loro controllo solo sull’Europa, ma sul mondo intero.

Noi italiani, poi, non siamo altro che una colonia occupata nel 1945 e che ancora oggi vede sull’ex suolo Patrio ben 113 basi militari controllate dagli USA. Il che mi porta a dire che non solo non abbiamo più la nostra sovranità monetaria grazie alla cosiddetta Europa unita, ma non abbiamo neppure quella militare da ben 70 anni a questa parte.

M: Il fascismo in molti fa venire in mente la parola “dittatura”. Qual è, secondo voi, il miglior modo per governare un Paese e perché?

C: Parlando di Fascismo, solo agli imbecilli ignoranti di Storia può venire in mente la parola dittatura! Come ho già ricordato, Mussolini ottenne i suoi poteri in maniera democratica e governò sempre sotto la direzione del Re d’Italia; la stessa fine del Fascismo evidenzia quanto sia assurdo parlare di dittatura… Mussolini sfiduciato dal Gran Consiglio si dimise dalla carica di Capo del Governo e venne fatto arrestare da Re: quanti dittatori nella Storia dipendevano da un organismo che poteva sfiduciarli ed erano subordinati ad un potere in grado di farli arrestare?

Certo, il Fascismo governò in modo totalitario (che non significa dittatoriale), ma lo fece sempre con il consenso del popolo e del Re, e legiferò sempre a favore delle classi meno abbienti e più umili; solo quando le sorti della guerra iniziarono ad esserci contrarie l’italiano medio, egoista, voltagabbana e pronto a vendersi a chiunque, si rivoltò contro il Fascismo perchè non aveva più nulla da guadagnare sostenendolo.

Il miglior modo di governare un Paese? Sarebbe bello dire democraticamente, purchè si capisca che quanto accade in Italia dal 1945 ad oggi non ha nulla a che fare con la democrazia. La Storia viene costantemente falsificata, le idee di alcuni sono nascoste, distorte e demonizzate, quelle di altri sono esaltate anche quando criminali…

In democrazia tutti dovrebbero potersi esprimere e divulgare le proprie idee, ma la verità è che oggi possono farlo solo quelli che hanno alle spalle i soliti apparati di radio, TV, giornali, docenti, storici e magari anche magistrati corrotti e politicizzati che li proteggono e favoriscono.

M: Casapound e Forza nuova, un pensiero su questi due movimenti?

C: Potevi anche dire MSFT, FSN o una delle mille altre sigle nate allo scopo di creare caos e frammentare ulteriormente la cosiddetta “area”… Questi signori NON hanno nulla a che fare con il Fascismo, anche se cercano di giocare su più tavoli fingendosi da un lato Fascisti per reclutare militanti, salvo poi smentire con vigore di esserlo quando qualcuno li addita. Nella realtà dei fatti costoro sono estremisti di destra, che a volte potranno anche fare battaglie condivisibili, ma che con noi non hanno nulla a che fare.

E lo dimostra il fatto che, pur esistendo il MFL da ormai 24 anni, se ne sono ben guardati dall’avvicinarci per aderire, preferendo invece creare decine di sigle di sedicenti “fascisti” o, come preferisco chiamarli io, “fascisti all’amatriciana”, che poi invariabilmente finiscono per cercare un minimo di visibilità politica alleandosi e candidandosi insieme al famoso centrodestra di Berlusconi e della Lega Nord.

Ma anche queste sono strategie di regime: le nostre idee (quelle vere, ovviamente) fanno paura, perchè hanno già dimostrato nel corso della Storia la loro validità, indi è necessario impedire la crescita di un unico movimento politico seriamente e dichiaratamente Fascista; e quale metodo migliore del cooptare imbecilli, infiltrati ed agenti dei servizi per creare una miriade di gruppuscolo di finti fascisti?

M: In conclusione dove possono le persone interessate avere ulteriori informazioni sul vostro movimento?

C: Sperando che ancora esista qualcuno in grado di navigare in internet senza fermarsi in Facebook, il nostro sito ufficiale è www.fascismoeliberta.info
Lì si possono trovare statuto, programma, sentenze assolutorie che ci legittimano, elenco dei referenti locali e, naturalmente, le istruzioni per tesserarsi e dimostrare veramente di essere Fascisti con la F maiuscola.

Ringrazio per lo spazio ricevuto e saluto tutti i lettori.

Mattia Manunza