MENGELE MI HA DETTO – 9 MARZO 1983 (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Gennaio 2021)

Come anticipato sullo scorso numero del mensile, ho condotto una lunga ricerca sui vecchi numeri cartacei del nostro giornale, al fine di ritrovare e ripubblicare un documento eccezionale, che di cui (ovviamente) non si trova più alcuna traccia su internet.

Ricordavo che molti anni fa avevo recuperato una bellissima intervista rilasciata dal Dott. Mengele e pubblicata addirittura dal settimanale “Oggi” (quindi non La Voce del Nazista!), n° 10 del 9 marzo 1983, a cura di un certo Hubert Lassier.

Ora, nessuna traccia di essa si trova nell’archivio del settimanale, così come pare non esistere il nome dell’intervistatore.

Per fortuna ho ritrovato la famosa copia cartacea ed ho fedelmente ricopiato il tutto; potrete ammirare come il Dott. Mengele, con la sola forza della logica dei suoi argomenti, riesca a ridicolizzare in poche pagine le varie cazzate che ci raccontano ormai da decenni sol cosiddetto “olocausto”, sulle presunte camere a gas, sui milioni di morti e sui vari esperimenti criminali del povero Mengele, probabilmente il più diffamato della Storia dopo Adolf Hitler!

Buona lettura!

Carlo Gariglio    

rimpatriata

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Hubert Lassier

America del sud, marzo: il Dott. Mengele, che sono riuscito a ritrovare dopo innumerevoli peripezie, in una zona di confine tra Paraguay, Argentina e Brasile, ha accettato di farsi intervistare. Nella prima parte (omessa) del colloquio ha raccontato come e quando entrò nelle SS e come divenne ufficiale medico del famigerato lager di Auschwitz. In questa seconda parte l’intervista entra ne vivo e “l’angelo della morte” si dilunga a descrivere, dal suo  unto di vista, il campo.

“I fabbricati di Auschwitz 1, gli Stammlager, vecchie caserme, erano poco accoglienti ma ben costruite. Le baracche erano solide e razionali, avevamo un ospedale ben attrezzato, nella baracca 17, un campo sportivo, un salone per gli spettacoli, dove i detenuti davano concerti e rappresentazioni teatrali e la domenica si celebravano i riti cattolici, ortodossi e luterani. E c’era anche, scusi l’accostamento, un bordello.

Tutto qesto non era solo nelle intenzioni, come negli altri casi, ma funzionava. Perché? Perché erano le SS ad occuparsi direttamente della gestione e della disciplina nel campo.

La disciplina era severa, è logico, ma non si tollerava la brutalità. A cominciare dagli stessi detenuti. C’erano dei “Kapò”, come in tutte le prigioni del mondo, ma sotto rigoroso controllo.

L’intendenza assegnava ai detenuti lo stesso numero di calorie alimentari riservate ai civili tedeschi, comprese le razioni supplementari per i lavori pesanti. Ed a questo andavano aggiunti  pacchi mandati dalle famiglie e quelli che, attraverso la Croce Rossa, spedivano gli americani.

Guardi nel libro che sto leggendo queste foto, di origine sovietica, scattane all’arrivo dei soldati russi, quando nel campo erano rimasti solo i malati. Hanno l’aria di morti di fame?”

Vuol dire che la vita era decente, nonostante la situazione?

Esattamente. E’ così che molti miei Camerati vivono nel campo con moglie e bambini. Anche mia moglie è venuta più di una volta a passare qualche giorno con me.

Questi secondo Lei, dottore, erano i pregi di Auschwitz. E i difetti? C’erano almeno dei difetti?

Sì, ed erano causati soprattutto dal miscuglio di gente. Ad Auschwitz avevamo prigionieri che appartenevano a venti nazionalità diverse. I russi volevano solo i loro compagni, gli zingari non avevano voglia di lavorare e giocavano di coltello. I polacchi non sopportavano la presenza degli ebrei. Tutto così. Inoltre noi avevamo detenuti di ambo i sessi, e non siamo mai riusciti ad impedire che gli uomini, la notte, si infilassero nelle baracche delle donne.

Ma queste non erano certamente le cose più gravi.

In principio noi avremmo dovuto accogliere solo prigionieri in grado di lavorare, per condizioni ed età. Ma troppo spesso gli altri campi si sbarazzavano delle persone inutili e le mandavano ad Auschwitz.

Quanti prigionieri c’erano?

In media, tra il complesso di Auschwitz – Birkenau e iomandi di lavoro di Parmense, Raisko e Monowitz, circa duecentomila. Senza contare, ovviamente, i prigionieri di guerra ed i lavoratori volontari.

Noti che i prigionieri non erano mai concentrati, se non la notte. Di giorno, la maggior parte uscivano sotto una sorveglianza blanda per raggiungere i vari posti di lavoro disseminati un tutta la zona.

Dottore, non è che col passare degli anni lei abbia un po’ esagerato nell’infiorare i ricordi? La gente moriva anche ad Auschwitz!

La gente moriva dappertutto in Europa a quell’epoca. Ad Auschwitz ricevevamo, come le ho già detto, molti vecchi, invalidi, malati; la maggior parte dei detenuti che ci mandavano gli altri campi erano gravemente denutriti. Gli ebrei soffrivano il lavoro, perché non ci sono abituati ereditariamente. Sono soprattutto dei commercianti e le fatiche manuali per loro diventavano insopportabili.

E poi i bombardamenti dell’aviazione americana facevano centinaia di vittime; nello stesso tempo dovevamo fare i conti con le epidemie, in particolare con il tifo.

Allora ad Auschwitz si moriva solo di malattia o vecchiaia?

Bé, c’erano anche i casi di detenuti giustiziati dopo una condanna del tribunale del campo. Innanzi tutto i colpevoli di sabotaggio, poi quelli di altri delitti comuni.

E lo sterminio in massa, sistematico, nelle camere a gas?

Le camere a gas non esistevano ad Auschwitz; lei non è obbligato a credermi, ma non può mettere in dubbio i  rapporti degli ispettori della Croce Rossa internazionale, pubblicati nel 1948. Mi ricordo benissimo di un sopralluogo compiuto da una commissione nel settembre del 1944, perché fui a lungo interrogato dai suoi membri sull’attività del laboratorio che dirigevo.

Quelli che mostrano oggi ai visitatori sono spogliatoi, dove i detenuti venivano disinfettati con un getto di gas Ziclon B, lo stesso sistema che si usava per i soldati che ritornavano dalla Russia. Dopo la “liberazione” (domandate ai polacchi che cosa ne pensano di questa parola), gli edifici furono truccati dai russi per dar loro maggiormente l’aspetto di camere a gas. Fu addirittura costruito un enorme camino che nel gennaio 1945, quando evacuammo noi il campo, non esisteva.

CameraGasMa allora, dottore, la selezione che si praticava all’arrivo di ciascun convoglio?

Era prima una rapida ispezione medica destinata alla cernita dei malati e, in linea generale, degli inabili al lavoro; poi una selezione degli altri per attitudini e preferenze, che permettevano di avviarli alle diverse attività del campo.

E i malati, i vecchi, i denutriti non venivano forse eliminati?

Ma anche se l’avessimo voluto non potevamo farlo. Non avevamo camere a gas ad Auschwitz, glielo ripeto, né alcun altro sistema di sterminio.

Ma allora perché lei partecipava personalmente alle selezioni?

Una volta tanto, una cosa quasi vera. Mi è capitato di sostituire qualche collega malato, o in permesso. Più raraentesono andato a cercare qualche soggetto per le mie ricerche. Ma attenzione…

Mi perdoni. Delle sue attività parleremo più avanti. Adesso vorrei chiarire, se è possibile,  n altro punto. Se non ci sono mai state esecuzioni di massa, come lei sostiene, allora come spiega i forni crematori?

Ci sono in tutte le città tedesche che abbiano una popolazione di almeno 200 mila abitanti. La cremazione  molto usata presso le nostre genti luterane. Voi stessi in Francia avete degli impianti per la cremazione nei grandi agglomerati urbani.

Nei capi i forni erano necessari ancora di più, perché il pericolo di epidemie era maggiore. In ogni parte del mondo si bruciano le salme delle vittime di malattie contagiose.

C’era un crematorium ad Auschwitz 1, che ha funzionato dall’agosto 1942 al luglio 1943, e un altro a Birkenau (e non quattro come si è raccontato), utilizzato dall’aprile 1943 al dicembre 1944.

Ciascuno aveva una capacità massima di 35 cadaveri al giorno, ammettendo che potessero funzionare 24 ore su 24, cosa impossibile.

Quindi, se i forni avessero lavorato a pieno ritmo, e non era il nostro caso, non si sarebbero potuti cremare, durante l’esistenza dell’intero campo, più di 32 mila cadaveri.

Ho rifatto più volte il calcolo dalla fine della guerra, glielo assicuro.

Ma dottore, perché questo odio verso gli ebrei? Perché li consideravate una razza inferiore?

Lei si sbaglia. Io personalmente non ho alcun odio particolare nei confronti degli ebrei. Per noi erano solo dei nemici, come gli zingari, i francesi, o i comunisti. Quindi dovevamo combatterli con decisione, a maggior ragione perché li conside-ravamo intelligentissimi e quindi ancor più pericolosi.

Dottor Mengele, si dice che proprio lei personalmente abbia bruciato quattro milioni di ebrei ad Auschwitz!

E dove li avrei trovati tanti cadaveri? Dove avremmo trovato il combustibile necessario?

Provi a rivolgersi al crematorio di Parigi: lì le diranno quanti litri di  gasolio, o quanti chili di carbone sono necessari per cremare un solo cadavere.

E’ chiaro che i quattro milioni di Auschwitz sono stati inventati per poter raggiungere la famosa cifra di sei milioni. Una cifra inverosimile; non esistevano sei milioni di ebrei in tutta Europa. Ne vuole la prova?

Che prova?

Lei sa che si è prodotto per stabilire l’esistenza di un programma di sterminio degli ebrei, una specie di verbale di una conferenza tenuta a Wannsee, il 20 gennaio 1942.

E’ un falso palese, riconosciuto per tale unanimemente dagli storci obiettivi.

In quel documento venne indicato il numero di ebrei esistenti in ogni Nazione, per un totale di 11 milioni in Europa. Ma compresi i 5 milioni dell’URSS.

Allora, undici meno cinque fa sei, in tutto il continente, compresa la Gran Bretagna ed i Paesi neutrali.

In pratica si lascia intendere che noi avremmo eliminato tutti gli ebrei, anche quelli che non erano alla nostra portata.

Quel documento, senza carta intestata, né firme, chiamato “protocollo di Wannsee”, è stato fabbricato in occasione del processo Eichmann, quando ancora si parlava di tre milioni di vittime.

Mi dica, quanti ebrei avevate in Francia prima della guerra?

Non so, da noi sui documenti non figura la razza e nemmeno la religione. Più o meno, gli ebrei francesi si stimavano sui 250 mila.

Ecco, ne aggiunga 50 mila emigrati dalla Germania fra il 1933 ed il 1939, ed arrotondiamo per eccesso. Diciamo allora 300 mila in totale.

Il “protocollo di Wannsee” ne attribuiva alla Francia 860 mila:un ebreo  ogni 46 abitanti, tre volte di più della realtà.

Riduca in proporzione la cifra di sei milioni. Se poi l’esagerazione non fosse tanto macroscopica come per la Francia nel caso degli altri Paesi, saremmo comunque ben lontani dai sei milioni.

olocausto_ebraico_truffanumero_dei_mortiebreifonti-ebraiche-americaneMa se voi non li avete sterminati col gas, che fine hanno fatto tutti quegli uomini?

Sono in Israele, in Unione Sovietica, oppure si sono rifugiati, come hanno fatto gli ebrei polacchi nel 1941, negli Stati Uniti, in Argentina e in Europa.

Nel 1938, secondo il Comitato ebraico americano, vivevano in tutto il mondo più di 15 milioni di ebrei.

Nel 1948, stando ad un articolo pubblicato sul New York Times dallo statistico Baldwin, erano già 19 milioni.

Secondo i calcoli degli studiosi seri, certamente non nazionalsocialisti o antisemiti, il numero ufficiale degli ebrei morti durante la guerra, per ogni tipo di causa, sul territorio tedesco o occupato, varia fra i 170 mila morti ed il mezzo milione.

Senta un  po’ dottore, a dar retta a lei non ci sarebbe stato nessun massacro egli ebrei durante la guerra. Non le sembra poco credibile?

Non ho detto questo. Quando le nostre truppe sono entrate in Galizia, alcune unità di volontari ucraini si sono lasciate andare ad atti d’intolleranza antisemita. Più o meno hanno fatto in territorio sovietico le unità russe incorporate nella Wehrmacht. Certamente i nostri Einsatzgruppen, l’equivalente degli spazzini di trincea della prima guerra mondiale hanno passato un po’ il segno. Ma  in ognuno di quei casi la nostra repressione è stata severa.

Non esisteva dunque una “soluzione finale”?

Certamente, ma la soluzione finale era l’espulsione degli erebi dall’Europa. Noi avevamo pregato la Croce Rossa internazionale di farsi carico di una loro destinazione, ma nessun Paese, alleato o neutrale, ne volle sapere. Domandammo a più riprese al governo francese di mettere a disposizione il Madagascar: il maresciallo Petain ci disse che gli indigeni dell’isola erano brava gente e non meritavano una cosa del genere.

Fu solo allora che Hitler decise di deportare gli ebrei in Polonia, provvisoriamente. E poiché in tempo di guerra erano considerati come forze nemiche, furono internati in buona parte nei campi di concentramento.

Gli Stati Uniti non hanno fatto forse la stessa cosa con i Nisei, i giapponesi che vivevano in America?

Dopo queste considerazioni, diciamo così generali, vogliamo parlare della sua attività professionale ad Auschwitz, dottor Mengele?

E’ il punto che più mi interessa chiarire. E ho già detto che io ero il responsabile del blocco sperimentale. Cosa facevamo lo dice il nome: esperimenti, come in tutti gli ospedali di ieri e di oggi.

Esperimenti? Negli ospedali?

Ma è logico. Mi sembra facile da capire; si mette a punto un nuovo medicinale e di solito lo si esperimenta su una cavia, su un cane, su un animale qualsiasi. Ma l’uomo non è né un topolino, né un cane. Un giorno bisogna pure  somministrare il nuovo farmaco ad un essere umano, senza conoscerne prima gli effetti precisi.

Negli ospedali lo si fa senza dir nulla ai degenti. Di solito si comincia nelle corsie dell’assistenza gratuita, fra i ricoverati più poveri.

Ad Auschwitz noi facevamo esperimenti su condannati a morte, anticipando gli americani che in seguito ci imitarono.

In ogni caso, per ogni volta, avevamo un’autorizzazione da Himmler in persona.

Penso che lei mi crederà se le dico che, nel 1950, un tribunale militare francese ha assolto i medici tedeschi del campo di Schirmeck, accusati di aver compiuto sperimenti sui detenuti dalla testimonianza di alcuni colleghi dell’ospedale di Parigi.

Wiesenthal accusa lei personalmente di aver sacrificato la vita di un migliaio di gemelli con iniezioni dolorosissime solo per tentate di cambiare loro colore agli occhi!

Oh, Wiesenthal! Nel libro, le cui pagine le sta certamente citando, ha fatto arrestare Anna Frank da una SS con l’uniforme nera. Nel 1942! Erano già tre anni che le SS portavano le uniformi grigioverde. Ma il nero è più sinistro, no?

L’ignoranza di quest’uomo è pari solo alla sua malafede.

Il colore degli occhi di una persona non è che un carattere secondario della razza, una conseguenza di un complesso genetico di un individuo.

Cambiare il colore degli occhi con un’iniezione, qualora  fosse possibile, non trasformerebbe certo un nordico, un alpino, o un mediterraneo più di un paio di lenti a contatto. Lo sa anche una matricola universitaria.

E’ vero che ho fatto esperimenti sull’iride, ma per vedere come reagiva a certe stimolazioni e per compiere una ricerca sulla cecità. Nessuna persona è morta in seguito a questi esperimenti; ripeto, nessuna. Ammetto che per qualche giorno abbia avuto gli occhi irritati, ma tutto qui.

Quanto ai gemelli, le sole ricerche che si possono fare, e ne sono state fatte parecchie negli Stati Uniti prima e dopo la guerra, consistono nello stabilire, nella loro evoluzione biologica e nei loro comportamenti, quanto peso aia l’ereditarietà e quanto ne abbia l’ambiente. Beninteso, parlo dei gemelli veri, quelli monozigoti.

Per far questo non c’è che un metodo: seguire per una decina d’anni due gemelli che, spesso per motivi di adozione, sono stati separati alla nascita e sono andati e vivere in due ambienti diversi.

Questo sarebbe stato impossibile ad Auschwitz.

E’ vero che il problema dei gemelli mi ha sempre affascinato; sui gemelli giustiziati, per esempio, praticavo l’autopsia per vedere se c’erano state o no reazioni interne differenti.

Non ho mai fato giustiziare appositamente dei gemelli solo per poter fare degli esperimenti. Dio mi è testimone.

Del resto ho letto proprio qualche mese fa su una rivista americana che ad una riunione di ex deportati di Auschwitz hanno partecipato almeno una quindicina di gemelli e stavano benissimo.

Tutte queste storie, caro signore, sono solo invenzioni incoerenti d’analfabeti.

Wiesenthal non detto, per esempio, che i medici del campo avrebbero trasformato in donna un ragazzo di 13 anni, che dopo la guerra, grazie ad una complicata operazione, riebbe la sua virilità?

Non conosco precedenti di testicoli ricresciuti, né di membri artificiali. Che vada a raccontarlo a qualsiasi urologo, o qualsiasi chirurgo!

E le donne incinte? Si dice che lei abbia studiato gli effetti della sotto-alimentazione su feto, e che per fare questo, abbia sottoposto alcune prigioniere ad un regime di fame. E che ne abbia fatte abortire altre per studiare via via dal vivo tutte le fasi dello sviluppo intrauterino.

Il soggetto della ricerca è esatto. Lei sa che l’alimentazione in Germania  andava via via peggiorando man mano che la guerra si prolungava. Avevamo dunque più di un motivo per svolgere studi sugli effetti che ciò avrebbe prodotto sulla generazione seguente.

Ora, noi accoglievamo ad Auschwitz, di tanto in tanto, delle donne incinte sottoalimentate che venivano arrestate, o che provenivano da altri campi. Erano soggetti ideali per sperimentare nuovi alimenti in grado di rimettere in sesto madre e bambino, e naturalmente noi dovevamo controllare strettamente la loro dieta.

Ben lungi da affamare le donne, cercavamo di migliorare le loro condizioni e soprattutto quelle del nascituro.

E in questo caso un aborto è del tutto inutile: bastano le analisi che conoscono tutti i ginecologi.

Altre donne erano però meno fortunate di queste. Voi sperimentavate su di loro tecniche di sterilizzazione.

La sterilizzazione, come lei sa, era legale in Germania come in certi Stati dell’America settentrionale, o in Danimarca. Lo è anche oggi in India. Veniva autorizzata dai tribunali dell’igiene razziale ed imposta solo ai portatori di tare ereditarie.

Quanto ai procedimenti, erano molto semplici ed avanzati, tant’è  vero che da allora non sono più cambiati.

73056257_419862602048514_4100273117052534784_nSicché, dottore, lei non ha nulla di che rimproverarsi.

Proprio nulla. Non ho mai maltrattato, o lasciato maltrattare un prigioniero. Ho contribuito a salvarne migliaia, come ho salvato migliaia di Camerati al fronte, o di civili. Soprattutto bambini.

E’ sicuro di avere la coscienza tranquilla?

Tanto tranquilla che dopo la capitolazione io sono regolarmente rientrato a casa mia, a Gunburg, ed ho passato cinque anni senza che nessuno mi tormentasse, né e autorità di Bonn, né quelle di occupazione.

Non avevano ancora fatto di me un criminale di guerra. Il mio ruolo al campo fu così poco importante che nel grosso volume consacrato da Guglielmo Staglich al mito di Auschwitz io sono nominato due sole volte, nelle note.

E le due volte solo perché il dottor Nyiszli, un medico ungherese detenuto e assegnato all’ospedale da campo, mi ha accusato di avere fatto sezionare dei cadaveri.

E’ quella che si chiama comunemente autopsia.

Non ho fatto altro. Non ho fatto molto, effettivamente. Ma domandi pure a questo dottor Nyiszli che mi conosce bene, dal momento che è stato mio assistente, se sono stato quel mostro che si è detto.

Ha mai sofferto lui stesso del mio autorita-rismo?

Chi ha salvato la sua famiglia?

No, caro signore, tutte quelle cose orribili sono state deformate, o inventate.

Al contrario, io posso provarle che ho salvato un sacco di gente; mi ricordo di un medico che si chiamava Levi e che ebbe l’abilità di farmi cancellare molti nomi dalle liste dei condannati.

E poi i bambini. Perché le madri venivano da me per supplicarmi di salvare i loro figli malati?

Perché appena potevo lo facevo, sempre.

E mi ricordo anche di quella donna, polacca mi pare, la dottoressa Hautval; eravamo nell’agosto del 1943, rifiutò di farmi da assistente.

E cosa è successo? L’ho fatta assassinare?

No, se ne andò viva e vegeta da Auschwitz.

E non mi dica che tutte questa persone sono morte; qualcuno potrà testimoniare

 

PERCHE’ NOI SIAMO MIGLIORI DI LORO (E LO SAREMO SEMPRE) – Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Settembre 2020

Spero che i miei lettori più affezionati mi perdonino (per fortuna sono rimasti in pochi!) se ricorro ancora una volta a questo vecchio articolo, peraltro già riproposto in passato, ma credo che un buon ripasso di esperienze di vita politica vissuta faccia molto bene, soprattutto ai nuovi iscritti arrivati di recente, che comprensi-bilmente non hanno ancora ben capito l’unicità del MFL-PSN nel panorama politico italiano, né hanno ben chiaro il ruolo criminale e mistificatore della sinistra italiana.

Quello che si racconta nell’articolo è accaduto veramente, ed accadrà ancora molte volte, almeno finchè non riusciremo a mettere gli squallidi sinistri in condizioni di non nuocere e non avvelenare il panorama politico italiano.

Ovviamente molti dei nomi citati non fanno più parte del MFL-PSN, così come molti dei link evidenziati non riportano più agli articoli citati, in quanto molti siti sono stati chiusi, o spostati ad altri indirizzi.

Ma giusto per limitarsi ai rilievi del Dott. Oliari dei Gaylib, del quale ho riproposto sul numero scorso l’intervista fattami molti anni fa, ecco un paio di link ad articoli recenti e ben documentati, che saranno utili sia ai tanti coglioni gay che si illudono di avere l’appoggio della sinistra, sia ai tanti coglioni nostrani che, per sentirsi più rivoluzionari (da tastiera), idolatrano il criminale comunista Che Guevara:

https://www.mag24.es/2017/10/06/che-guevara-morte-ai-gay/

CheE non volendo fermarci all’idolo dei cerebrolesi con evidenti pecche storico – politiche, ecco altre perle che ci giungono direttamente dall’Unione Sovietica, cioè il “paradiso” dei lavoratori e della giustizia sociale:

“Negli anni Trenta, sotto Stalin, iniziò però un periodo di repressione generale della sessualità (il «Termidoro sessuale») ed articoli contro l’omosessualità furono introdotti in tutti i codici penali delle repubbliche sovietiche.

Nikolai Krylenko, commissario del popolo (cioè ministro) per la giustizia, annunciò che «l’omosessualità è il prodotto di decadenza delle classi sfruttatrici, che non hanno niente da fare» e che «in una società democratica fondata su sani principi, per tali persone non c’è posto».

L’omosessualità venne così ad essere considerata «controrivoluzionaria» e una «manifestazione della decadenza della borghesia», tanto che nel 1952 venne scritto nella Grande enciclopedia sovietica: «L’origine dello omosessualismo è collegata alle circostanze sociali quotidiane; per la stragrande maggioranza della gente che si dedica all’omosessualismo, tali perversioni si arrestano non appena la persona si trovi in un ambiente sociale favorevole… Nella società sovietica con i suoi costumi sani, l’omosessualismo è visto come una perversione sessuale ed è considerato vergognoso e criminale. La legislazione penale sovietica considera l’omosessualismo punibile, con l’eccezione di quei casi in cui lo stesso sia manifestazione di profondo disordine psichico». (…) Anche se per la condanna degli omosessuali era previsto un internamento di pochi anni, di molti di essi non si ebbe più notizia. (…) Dal 1934 ai primi anni Ottanta vennero condannati, in base all’articolo 121, circa 50.000 maschi omosessuali. La cifra dei gay incriminati cominciò a calare gradualmente solo negli anni Novanta. Ancora nel 1992 si ebbero, nel primo semestre, le ultime 227 condanne in base alle leggi sovietiche. (…) L’omosessualità era vista, oltre che come un reato penale e controrivoluzionario, soprattutto come una patologia psichiatrica: l’individuo era visto come soggetto a una vera e propria perversione, con infantilismo psichico, difetto organico e disordine ormonale.”

http://www.storico.org/russia_comunista/gay_urss.html

Quindi, buona lettura, soprattutto agli “amici” della sinistra!

Carlo Gariglio

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Diciamo la verità, chiunque abbia una minima parte di cervello funzionante, sa bene che fra noi ed i tristi epigoni del comunismo ci sono anni luce di distanza. Ovviamente, parlando di “noi” mi riferisco ai pochi veri fascisti e nazionalsocialisti rimasti, non certo alla teppaglia della cosiddetta “estrema destra” che tanto assomiglia alla teppaglia di sinistra, sia nei comportamenti assolu-tamente incivili, sia nella totale mancanza di argomentazioni politiche, nonché nella vergognosa mania di strumentalizzare le disgrazie altrui per farsene falsi portavoce.

Lasciando da parte l’estrema destra, che non ci interessa affatto, la sinistra, ovunque ha avuto modo di applicare le teorie criminali della quale si fa portatrice, non ha creato nulla al di fuori di oppressione, gulag, stermini di oppositori e regimi politici retti esclusivamente da carri armati e cumuli di menzogne. Il Fascismo, al contrario, ha lasciato dietro di sé una traccia di conquiste sociali e Leggi alla avanguardia che nessun menzognero storico di sinistra riuscirà mai a cancellare del tutto; nonostante si affannino a definire il Fascismo come “braccio armato della borghesia e del capitale”, venti anni di Leggi sociali a favore dei meno abbienti e dei lavoratori sono là a dimostrare le infami menzogne dei “vincitori”.

Come mi è capitato più volte di dire, il Fascismo realizzò in un solo Ventennio (in Italia, perché in Germania lo realizzò in ancora meno tempo!) tutto quello che la sinistra ha sempre promesso e mai realizzato in nessuna parte del mondo ed in nessuna epoca storica.

Ma nonostante le prove di quanto dico siano scritte nella Storia, a disposizione di chiunque sappia leggere dei libri cartacei o delle informazioni virtuali disponibili in rete, ci sono ancora tanti idioti benpensanti convinti che il Fascismo sia il male assoluto, mentre la sinistra, in tutte le salse, sia l’unica vera difesa per le classi umili. Lorsignori, pur avendo sulle spalle qualcosa come 200 milioni di morti causati dai dittatori comunisti, riescono a spacciarsi per difensori della libertà di espressione, così come fanno i vigliacchi partigiani d’Italia, ovvero quelli che volevano sostituire al regime umano e moderato voluto da Mussolini, il regime criminale ed inumano di Stalin… Ed il bello è che pretendono anche di accusare gli altri di essere illiberali e di volere negare la libertà di espressione al popolo!

Per vedere quanto questi sudici figuri della sinistra italiana (e non solo) amino la libertà di espressione e siano tolleranti con chi non la pensa come loro, basta guardare i loro comportamenti attuali ed i loro slogan… Per loro uccidere un Fascista continua a non essere reato, e cercare di imporre la volontà di poche migliaia di pidocchiosi dei cosiddetti centri sociali a milioni di cittadini, continua ad essere cosa del tutto normale, specie se tentano di ottenerla con i loro assalti alle forze dell’ordine ed alla cosa pubblica. Di recente abbiamo toccato con mano quale sia il loro concetto di dialogo: sprangate, bottiglie molotov, bombe carta e tutto il resto dell’armamentario del perfetto terrorista pidocchioso, allevato a suon di “resistenza”, antifascismo e indegne porcate simili.

Lo scopo di questo articolo è, però, un altro… Infatti, quanto detto poc’anzi è di pubblico dominio, disponibile, come dicevo, per chiunque abbia una porzione di cervello ancora attiva, mentre alcuni episodi che mi ripropongo di rendere pubblici, mettono in luce impietosamente la squallida ipocrisia della sinistra e dei suoi vari epigoni appartenenti a sigle e siglette di ogni tipo, basandosi sull’esperienza diretta e su fatti sconosciuti ai più.

Una breve premessa è d’obbligo: noi Fascisti, ed il sottoscritto primo fra tutti, siamo caratterizzati da una forte onestà intellettuale e dall’assenza di preconcetti; chiunque può dire cose giuste, anche se appartiene ad una corrente politica diversa dalla nostra, e dovere di ogni persona onesta è riconoscere la giustezza di certe posizioni. Così ho ed abbiamo sempre fatto, ma in ogni occasione questa onestà si è scontrata con la stomachevole tendenza dei sinistri ad appropriarsi arbitrariamente di tematiche e problemi vari non per contribuire a risolverli realmente, ma semplicemente per strumentalizzarli e piantare le loro bandierine rosse sul tutto.

Diversi mesi fa, tanto per fare un primo esempio concreto, ci imbattemmo in una petizione online voluta da uno dei tanti oscuri gruppuscoli della sinistra italiana… Tale petizione aveva come scopo dichiarato quello di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sulle condizioni di vita dei residenti di Gaza, ovvero la prigione a cielo aperto voluta dai macellai dello Stato – pirata detto Israele. Ovviamente, come avrebbe fatto qualsiasi essere umano dotato di raziocinio (quindi NON di sinistra!), ci siamo precipitati a firmare la petizione, chi sottolineando la sua appartenenza al MFL, chi qualificandosi semplice-mente con la propria professione… Ebbene, anche se non ci crederete, abbiamo constatato, poco tempo dopo, che dall’elenco dei sottoscrittori erano stati eliminati tutti i nominativi collegabili al MFL, mentre erano stati lasciati quelli dei Camerati che non avevano indicato la loro appartenenza partitica!

Ora, non vorrei violentare l’intelligenza di nessuno sottolineando cose lapalissiane, ma quando si ha veramente a cuore una causa e si lancia una petizione, così come una proposta referendaria o di Legge popolare, l’obiettivo unico è raccogliere quante più firme possibili, fossero anche quelle di Belzebù e Lucifero…

Arrivare alla ignobile bassezza rossa di sabotare la propria iniziativa pur di fare torto a dei Fascisti, dimostra meglio di ogni altra cosa quanto questi sudici essere se ne infischino della sorte dei Palestinesi; per loro, l’unica cosa importante è trovare qualcosa su cui piantare le loro bandierine rosso sangue, fosse anche un cadavere.

Più di recente, abbiamo avuto prova del fatto che questi comportamenti criminali non sono affatto casuali, bensì abituali per il lerciume che si nasconde dietro alla vuota parola “sinistra”.

Prima di scendere in particolari, un piccolo inciso. Mesi fa mi imbattei per caso nel blog di un certo Andrea Carancini: http://andreacarancini.blogspot.com/; tale blog è incentrato sul revisionismo olocaustico, ed è molto ben documentato e completo, ragion per cui, senza neppure chiedermi chi fosse l’autore ed a che corrente politica appartenesse, lo segnalai subito fra i collegamenti consigliati da siti e blog facenti capo al MFL-PSN. Inoltre, gli dedicai un breve articolo, inserendo a seguire uno dei tanti articoli revisionisti pubblicati dal Carancini: http://www.lavvocatodeldiavolo.biz/?p=486. Come spiegai nell’articolo suddetto, aldilà dell’appartenenza politica del singolo individuo, l’unico mio intento era: “contribuire a rendere un servizio alla libertà di pensiero ed a svegliare i cervelletti intorpiditi da decenni di lavaggio delle menti operati dai diffusori di menzogne olocaustiche”.

Non ebbi mai alcun contatto con il Carancini, fino a quando, il 18 aprile scorso, il Camerata Pier Giorgio Basile inviò questo comunicato al gruppo Yahoo riservato ai Militanti MFL-PSN:

“Ave camerati, sul blog di Andrea Carancini ho trovato questo articolo: http://andreacarancini.blogspot.com/2011/04/il-conto-della-freedom-flotilla-paga\to.html
In fondo si parla di una manifestazione nazionale il prossimo 7 Maggio a Roma per la fine dell’assedio di Gaza, per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, per il sostegno alle lotte dei popoli arabi per la libertà e la giustizia sociale. Ho pensato ad una nostra eventuale partecipazione come MFL-PSN; con il consenso del Segretario Nazionale scriverò agli organizzatori manife-stando una nostra volontà di partecipazione. Vi terrò aggiornati; intanto, se qualcuno offre la propria di disponibilità a partecipare
a tale evento mi faccia sapere che ci si inizia ad organizzare.

Cameratescamente, Pier Giorgio Basile – MFL Abruzzo – Capo Provincia L’Aquila”

Memore dei fatti raccontati poco sopra, anticipai chiaramente al Camerata Basile come sarebbe finita, ma lo autorizzai a provare comunque a contattare gli organizzatori. Nel frattempo, svariati Camerati, specie quelli più vicini a Roma, si mettevano a disposizione del Basile per partecipare alla manifestazione…

Ed ecco la prova di come è finita:

“Cari camerata, vi incollo qui di seguito il mio messaggio di richiesta di adesione alla manifestazione di cui vi parlavo nonché la risposta ricevuta. Mio messaggio: “Salve, parlo a nome del Movimento Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale (MFL-PSN); vorremmo aderire a tale alla manifestazione indetta per il prossimo 7 Maggio a Roma dal Coordinamento Nazionale della Freedom Flotilla Italia, su un link abbiamo visto che per aderire bisognava scrivere a questo indirizzo mail. In particolare, come si svolgerà tale manifestazione? Orari, luoghi etc.. Vi ringraziamo.

Movimento Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale”

Ed ecco qui di sotto la pronta risposta:

“Adesione non gradita. Non fatevi vedere nemmeno dipinti”.

L’immenso fetore antifascista a quanto pare arriva ovunque! A quanto pare decidono loro chi può partecipare e chi no ad una manifestazione nazionale, questa si che è libertà!
Cameratescamente,

Pier Giorgio Basile – MFL Abruzzo – Capo Provincia L’Aquila.

Giusto per non lasciare nulla al caso e verificare con certezza se anche il Carancini avesse questa infima statura morale, inviai direttamente al suo blog, come commento all’articolo che reclamizzava la manifestazione, una durissima nota di protesta, allegando la risposta ricevuta dalle masse di sterco rosse con le quali il Carancini mostrava di essere “culo e camicia”… Ovviamente il compagnuccio di merende Carancini copriva l’operato di questi ammassi di letame in camicia rossa, cancellando senza pubblicarlo il mio commento di denuncia!

Solita storia quando si ha a che fare con il sottosviluppo mentale dei sinistri di tutte le risme: gridano contro il regime che boicotta chi difende i palestinesi, ma boicottano loro per primi quelli che li difendono realmente e da sempre perché ci credono, e non per mettere in mostra le loro bandierine rosso sangue; tuonano contro la religione olocaustica, ma se il revisionista non viene da sinistra lo chiamano “sporco nazista”; blaterano a vanvera di libertà di espressione e pensiero, ma se qualcuno non esprime tristi pensieri di sinistra, gli impediscono di parlare e manifestare…

Qualcuno conosce una parola che descriva meglio gli appartenenti a tutte le sinistre del mondo, oltre a MERDE?

Potrei terminare qui, ma priverei i Camerati lettori di una buona dose di risate da farsi alla faccia dei più ridicoli e disinformati sostenitori della sinistra, ovvero l’arcipelago del mondo Gay – Trans – Lesbo denominato Arcigay… Intendiamoci, non è affatto mia intenzione esprimere concetti omofobici od offensivi sulla sessualità di lorsignori, in quanto il mio considerarli ridicoli non è riferito alla loro condizione di gay, bensì a quelli di estimatori della sinistra!

Se costoro, infatti, si fossero presi la briga di leggere anche qualche libro, oltre che perdere tempo ad urlare contro le presunte discriminazioni che subireb-bero, saprebbero bene che se ci furono dei regimi veramente repressivi e criminali nei confronti dei gay furono proprio quelli rossi… Ed a sostenerlo non sono io, bieco Fascista, ma addirittura il Dott. Enrico Oliari, uno dei leader del gruppo “Gaylib”, ovvero quella piccola parte del mondo gay che quanto meno non ha svenduto la propria dignità alla sinistra in cambio di un minimo di sostegno e visibilità:

“Benché, tendenziosamente, spesso vengano ricordati solo gli omosessuali perseguitati dal nazi-fascismo, in realtà l’omosessualità è stata condannata, anche duramente, in molti paesi comunisti, quasi a dimostrare che l’omofobia non ha colore. Cinquantamila gli omosessuali scomparsi nei Gulag sovietici, senza contare quelli internati in Cina, a Cuba ed in molti altri paesi soggetti a regime comunista. Nonostante fu lo stesso Che Guevara ad inventare i campi di concentramento (UMAP) per i gay cubani, durante ogni gay pride è possibile vedere centinaia di giovani con il suo volto ritratto su bandiere e maglie, quasi le sofferenze e gli orrori patiti dalle vittime non abbiamo nessuna importanza. Ipocrisia, dovuta all’ignoranza, dovuta alla svendita della dignità propria e di tutti ai partiti”. (http://www.oliari.com/storia2/comunismo.html).

Ma torniamo al discorso principale; alcuni mesi or sono, con mia somma sorpresa, all’indirizzo mail della Segreteria Nazionale MFL cominciarono ad arrivare periodicamente i comunicati stampa dell’Arcigay, tutti firmati da tal Stefano Bolognini, responsabile dell’ufficio stampa.

Inizialmente pensai allo scherzo di qualche mattacchione, dato che in molti siti è possibile richiedere l’invio di newsletter inserendo l’indirizzo mail di qualsiasi sconosciuto… Ma visitando i siti dell’Arcigay e non trovando alcun modo per richiedere l’invio della loro rassegna stampa, capii che l’inserimento dei nostri recapiti era stato volontario, ovvero opera se non proprio del suddetto responsabile, quanto meno di qualcuno molto vicino a lui, magari addetto ad aggiornare le liste di indirizzi cui inviare i comunicati.

Francamente fui quasi contento della cosa: finalmente questi signori, pensavo, hanno messo da parte il loro ridicolo antifascismo e ci considerano interlocutori politici e sociali al pari degli altri… Quanto mi sbagliavo!

Fra un comunicato e l’altro, alcuni quasi condivisibili, altri semplicemente farneticanti, mi sono presto reso conto che gli esponenti dell’Arcigay hanno ben presto acquisito la mentalità dei comunisti che ipocritamente fingono di appoggiarli; infatti, esattamente come i loro maestri, si riempiono la bocca di paroloni quali tolleranza, rispetto, libertà, citando la Costituzione un giorno sì e l’altro anche, ma se qualcuno osa contraddirli con qualsiasi semplicissima osservazione, sono pronti a vomitare parole d’odio e persino a pretendere Leggi a loro tutela… L’uguaglianza fra tutti i cittadini che dicono di pretendere è la tipica uguaglianza alla maniera comunista: per loro tutti i diritti, per gli altri ostracismo e repressione.

Tanto per fare capire il loro modus operandi, e forse anche il perché dei comunicati inviati al MFL, riporto a seguire un breve passo di un comunicato stampa del 28 aprile:

“Comunicato stampa. Europride Roma 2011. I Gladiatori si amano? Ecco le prove. Il bacio sulle labbra tra due gladiatori nello spot di Europride Roma 2011 (visibile al link: http://www.youtube.com/watch?v=ujy-1KTbht0) ha suscitato l’indignazione di Pdl e della Fiamma tricolore.
In particolare Fabio Sabbatani Schiuma, componente dell’esecutivo romano del PdL ha dichiarato: “L’ennesima e inutile pagliacciata lo spot dei due gladiatori che si baciano in bocca: non aiuta di certo la condivisibile da tutti battaglia sui diritti civili delle persone”. Lo ha seguito nello sfoggio di pregiudizio anche Stefano Tersigni, il Segretario Romano e Dirigente della
Fiamma Tricolore Destra Sociale che, in un comunicato stampa, ha detto: “Vergognoso il video ufficiale di Europride Roma 2011. La predetta manifestazione, che celebrerà l’orgoglio lgbt italiano ed europeo a Roma, sarà come il suo spot: una pagliacciata (…)”.

Ecco dunque la discriminante; liberi loro di pretendere i matrimoni gay, l’adozione di figli, le Leggi speciali a loro tutela e certe squallide manifestazioni che hanno quale unico scopo quello di oltraggiare il comune senso del pudore, ma se altri osano dissentire anche solo con un semplice scritto, si scatenano tuoni e fulmini, accompagnati dallo sputtanamento degli autori, citati con nome, cognome e partito di appartenenza.

A riprova di quanto sopra, ecco un altro illuminante brano tratto da un comunicato dell’Arcigay datato 29 aprile:

“Con un comunicato diffuso nella serata di ieri il Partito democratico ha aderito ufficialmente a Europride Roma 2011, la manifestazione dell’orgoglio lgbt europeo.
Nel comunicato si legge: “Il Partito Democratico sostiene Europride 2011, manife-stazione europea per i diritti e l’uguaglianza delle persone GLBT che si terrà a Roma nel mese di giugno 2011.

Il valore dell’uguaglianza sostanziale tra tutti i cittadini – affermato solennemente dalla Carta Costituzionale – e la rimozione di ogni discriminazione, incluse quelle basate sullo orientamento sessuale e sull’identità di genere, sono parte integrante del patrimonio e dei valori del nostro partito e dei partiti socialisti e democratici europei. L’Italia sconta peraltro un grave ritardo legislativo nei confronti dei cittadini GLBT e recentemente la Corte Costituzionale ha sottolineato che al Parlamento spetta legiferare sulle unioni omosessuali”.

“Il Partito Democratico – continua la nota – è impegnato, in parlamento e nelle sedi di partito, a favorire la conoscenza di un fenomeno sociale di crescente rilevanza e ad individuare soluzioni legislative tali da assicurare a tutti i cittadini, anche in Italia, diritti che sono ormai patrimonio consolidato della civiltà giuridica del nostro continente. La delegazione ufficiale del Partito Democratico a Europride 2011 comprenderà Ivan Scalfarotto, Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico; Ettore Martinelli, Responsabile Diritti della Segreteria del PD; l’Onorevole Anna Paola Concia e l’Onorevole David Sassoli, capogruppo del PD al Parlamento Europeo”.

Il Partito democratico si aggiunge così a Idv, Radicali italiani, Sel e al Partito marxista-leninista italiano (PMLI) che hanno inviato la loro adesione alla manifestazione nei giorni scorsi (…)”.

Le parti evidenziate in grassetto dal sottoscritto sono le più interessanti… Poche righe sotto la solita litania circa l’uguaglianza fra tutti i cittadini affermata dalla Costituzione, e rifiutata in primis proprio da questi sinistri da strapazzo, l’Arcigay si vanta del sostegno del PMLI, partitino microscopico che esalta sul suo sito assassini riconosciuti come Lenin, Stalin e Mao, proponendosi come metodo di azione politica l’omicidio dell’attuale premier tramite incitazioni inequivocabili del tipo: “Una nuova piazzale Loreto per il neoDuce Berlusconi”! Ogni lettore potrà giudicare da solo l’orrore che suscitano certi mascalzoni con le loro farneticanti iconografie omicide, dando uno sguardo alle foto pubblicate sul loro sito.

Con buona pace delle decine di migliaia di gay trucidati dai “maestri” del PMLI nei gulag ricordati dallo scritto del Dott. Enrico Oliari riportato poc’anzi! Ed alla faccia delle Leggi liberticide volute da questi mascalzoni ai danni dei Fascisti (e dei presunti tali) dopo che le baionette straniere li avevano rimessi al potere in Italia nel 1945!

Ovviamente, nessun magistrato rosso si è mai preso la briga di indagare questi farabutti per apologia di reato, incitamento all’odio ed alla violenza e decine di altri reati; i compagni (di merende) in toga sono tutti troppo occupati a monitorare i siti Fascisti ed a procedere duramente contro chi osa fare il saluto romano in piazza!

Non temete, Camerati lettori, la storia che vi stavo raccontando non è finita!

Sempre il 28 aprile, in ben due mail consecutive inviateci alle ore 17:28 e 17:34 ci giungeva il seguente invito:

“E’ nostro piacere invitarla alla conferenza stampa di presentazione della Campagna nazionale contro l’omofobia 2011 organizzata da Arcigay che si terrà mercoledì 4 maggio alle 11, presso la sede di rappresentanza Arcigay in via di San Giovanni in Laterano 10 a Roma.
Saranno presenti: Paolo Patanè, Luca Trentini, Paola Concia, Franco Grillini, Vladimir Luxuria. E’ stata invitata il Ministro per le pari opportunità Mara Carfagna e i rappresentanti delle associazioni che hanno aderito alla campagna. Distinti saluti, Stefano Bolognini.

– Stefano Bolognini
Ufficio Stampa Arcigay
Tel: 3486839779
Skype: ste_bolo

Tali parole erano accompagnate da un allegato Pdf, giusto per fare capire a tutti che non si poteva trattare di un equivoco.

A questo punto decidevo di contattare il Camerata Augusto Sensi, il quale, oltre ad essere il nostro Vice Segretario Nazionale per il Centro Italia, vive e lavora proprio a Roma, sede dell’annunciata conferenza stampa dell’Arcigay; comunicavo, quindi, al Sensi di avere ricevuto questo invito riprodotto, che prontamente gli inoltravo, e chiedevo contemporanea-mente se era interessato ed aveva la possibilità di recarsi a questa conferenza. Sensi, che da buon Fascista ragiona senza paraocchi ideologici e senza discriminazioni pretestuose, rispondeva di non avere nulla in contrario alla cosa: se ci tenevano tanto ad avere i Fascisti alla loro conferenza stampa, li avrebbero avuti.

Così, seguendo le istruzioni contenute nella mail di invito, il Camerata Sensi telefonava all’addetto stampa dell’Arcigay, Stefano Bologini… E qui cominciavano le comiche!

Il Bolognini, colto evidentemente di sorpresa, prendeva a bofonchiare frasi incerte, del tipo: “Ma siete veramente interessati a partecipare?”, o ancora: “Ma veramente avete ricevuto l’invito?”

Per uscire dall’imbarazzante situazione, il responsabile dell’ufficio stampa non trovava altro da fare che prendere tempo: “Mi dia il tempo di informarmi e mi richiami fra alcune ore”.

E dopo avere lasciato al sig. Bolognini tutto il tempo necessario per comprendere che sia lui, sia la sua organizzazione stavano facendo una figura meschina, il buon Sensi ha diligentemente richiamato, ricevendo una risposta di questo tipo: Ci scusiamo, ma l’invito vi è giunto per errore, pertanto alla nostra conferenza non sarete graditi, in quanto noi dell’Arcigay siamo antifascisti convinti”.

Bontà sua, il mitico responsabile dell’ufficio stampa Arcigay, aggiungeva la seguente frase: “(…) Se comunque volete inviarci una vostra presa di posizione scritta sull’omofobia, la leggeremo volentieri (…)”.

Quale delicatezza e sensibilità! Data l’incomprensione, gli amici dell’Arcigay si dichiaravano addirittura lieti di leggere una nostra presa di posizione, ovviamente inviata da lontano, senza quindi fare vedere i nostri brutti ceffi di Fascisti, Nazisti, Razzisti e chissà cos’altro!

Ora, provate ad immaginarvi se fosse successa una cosa analoga, ma a parti invertite: noi del MFL che inviamo comunicati ogni giorno all’Arcigay per sfotterli, e loro che ci chiamano dicendo che avrebbero gradito partecipare ad una nostra conferenza stampa… Cosa sarebbe successo se gli avessimo risposto: “No, signori, non siete graditi in quanto froci?”

Immagino uno sciopero della fame di Pannella, un corteo antifascista capeggiato dal PMLI, un’inchiesta in TV sulle persecuzioni patite dai gay ad opera dei Nazifascisti e magari l’apertura di un bel fascicolo da parte di un compagno magistrato, pronto a procedere contro di noi per violazione della Costituzione e della Legge Mancino…!

Invece, dato che a discriminare sono loro, i lamentosi gay di sinistra, e ad essere discriminati siamo noi, cioè i Fascisti, Nazisti e Razzisti che non hanno diritto di parola, tutto è passato sotto silenzio.

Ovviamente, dato che non sono tipo da sopportare certe prese per il deretano senza neppure abbozzare una reazione, mi sono preso la briga di inviare una comunicazione scritta direttamente al mitico Sig. Bolognini:

“Preg.mo Sig. Bolognini, da molto tempo riceviamo i Vs. comunicati stampa e, in ultimo il Vs. invito alla conferenza stampa… Invito che ci è giunto ben due volte, ieri, alle 17:28 ed alle 17:34… Un po’ troppo per pensare ad un errore, come Lei ha dichiarato oggi al nostro Vice Segretario Nazionale, Augusto Sensi.

Evidentemente avete inserito il nostro indirizzo mail come provocazione, convinti forse di ricevere risposte volgari che avreste certamente reso pubbliche, giusto per continuare con le Vs. litanie sui Fascisti brutti, sporchi e cattivi… Ma la provocazione non ha avuto successo, ed avete dovuto spiegare al nostro delegato romano che non era persona gradita alla Vs. conferenza stampa… Proprio Voi che da tempo immemorabile tuonate contro chi discrimina ed invocate l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla Costituzione ed alla Legge. Siete in ottima compagnia, con i vari Di Pietro, Vendola e “sinistri” assortiti, sempre pronti a recitare il ruolo delle vittime, ma ancora più pronti a discriminare in base al credo politico… Eppure l’articolo 21 di quella Costituzione che tanto invocate recita, fra l’altro: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, mentre l’art. 49 dice: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”…. Per non parlare dell’articolo 3, che recita, fra l’altro: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Ma forse voi, come tutta la sinistra italiana, siete ferrati soltanto in Disposizioni Transitorie, vero? O più semplicemente, siete specializzati nel reclamare soltanto DIRITTI per voi stessi, mentre ve ne infischiate dei diritti altrui?

Prendiamo comunque atto, senza polemiche, del fatto che l’Arcigay non gradisce alle sue conferenze stampa i Fascisti, e che invia loro inviti e comunicati solo al fine di provocarli e studiarne le reazioni…

In ogni caso, qualora vogliate allargare i Vs. orizzonti, Le invio il link relativo ad una mia vecchia intervista, ove potrete verificare le nostre posizioni sull’argomento gay: http://www.oliari.com/interviste/gariglio.html

Le consiglio, infine, di visitare la seguente pagina dello stesso autore: http://www.oliari.com/storia2/comunismo.html.

Potrete verificare che con un minimo di cultura storica in più molti esponenti del mondo gay potrebbero evitarsi la figuraccia di dirsi antifascisti e di manifestare, invece, avendo a fianco bandiere cubane e ritratti del Che… Come evidenzia il buon Dott. Enrico Oliari, che non è né Fascista, né eterosessuale, né omofobo (indi, potete fidarvi), “Nonostante fu lo stesso Che Guevara ad inventare i campi di concentramento (UMAP) per i gay cubani, durante ogni gay pride è possibile vedere centinaia di giovani con il suo volto ritratto su bandiere maglie, quasi le sofferenze e gli orrori patiti dalle vittime non abbiamo nessuna importanza. Ipocrisia, dovuta all’ignoranza, dovuta alla svendita della dignità propria e di tutti ai partiti”.

Detto questo, la saluto cordialmente e Le chiedo cortesemente di evitare in futuro l’invio di Vs. comunicati… Dato che siete fieri di dirvi antifascisti, evitate di coinvolgere chi è orgogliosamente Fascista nelle vostre questioni e nelle vostre provocazioni.

Dott. Carlo Gariglio – Segr. Naz. MFL

Pensate che il Sig. Bolognini, o qualsiasi altro esponente dell’Arcigay, abbia trovato il coraggio di replicare in alcun modo alla missiva di cui sopra? Pensate che abbiano avuto una qualche impennata d’orgoglio per provare, almeno, a mettere una pezza alla meschina figura fatta dall’Arcigay?

Nossignori! Loro, i fieri antifascisti sempre pronti ad esigere il pieno rispetto della Costituzione, incassano in silenzio e si limitano ad eliminare il nostro indirizzo mail dalla loro lista di indirizzi cui inviare i comunicati stampa!

Ecco, dunque, l’ennesima prova provata di quanto vado sostenendo dall’inizio dell’articolo… A lorsignori rossi dà noia la repressione quando la subiscono, non quando la fanno subire… La Costituzione si invoca per reclamare diritti, ma diventa lettera morta quando gli stessi diritti li dovrebbe garantire agli altri… Le libertà di espressione e manifestazione valgono solo per chi inalbera stracci rosso sangue al posto delle bandiere… Il revisionismo storico si può fare solo da sinistra, altrimenti diventa bieco Nazismo…

E così, torniamo alla domanda che ho già posto: esiste altro modo efficace per definirli al di fuori di MERDE? Ed esistono persone pensanti ed in buona fede che possano schierarsi politicamente a fianco di questi luridi ipocriti nostalgici di gulag e di raffiche di mitra alla schiena in stile partigiano per chi non la pensa come loro? NO!

Carlo Gariglio

 

COME VOLEVASI DIMOSTRARE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Aprile 2020)

Iniziamo il numero di questo mese in maniera inconsueta, riportando subito un articolo tratto da una testata di Treviso, affiancato da altro comunicato in foto tratto dal social Facebook.

Treviso, 23 Aprile 2020 ore 11:00

La presa di posizione dell’assessore regionale Donazzan sul via libera del Governo alla partecipazione degli esponenti dell’Anpi alle celebrazioni per il 25 aprile.

E la polemica è servita

Prima i dubbi e le rimostranze di Anpi, poi la precisazione del Governo e infine… Il carico da 90 dell’assessore regionale Elena Donazzan (Fratelli d’Italia), che ha suscitato il consueto vespaio di polemiche. Tema: il 25 aprile e le restrizioni imposte dal Coronavirus.

“Il Governo Conte è più partigiano dei partigiani: esiste forse un codice Ateco per l’Anpi?“, è stata la provocatoria domanda dell’assessore bassanese.

La provocazione

“Ma come? Ci impediscono di uscire di casa, di andare a lavorare, di andare a Messa o di praticare uno sport, ma alle associazioni partigiane consentono, in pieno lockdown, di partecipare alle manifestazioni del 25 aprile? Pretendo di conoscere, da cittadina e da Assessore regionale, sulla base di quali evidenze scientifiche ed epidemio-logiche il governo ha deciso di autorizzare questa deroga. Esiste forse un codice ATECO speciale per le attività dell’ANPI e dei partigiani?”, è stata la dichiarazione di Donazzan.

La vicenda

Tutto è partito da un comunicato dell’Anpi stessa in cui si esprimeva “rammarico e incredulità” per un “atto di scortesia del governo Conte”. In sostanza dall’iniziale impedimento, per i rappresentanti locali dell’associazione, nella giornata simbolo del 25 aprile, di deporre fiori e corone nei luoghi della Resistenza. “Tutto ciò è inaccettabile – ha tuonato Anpi – In ogni caso invitiamo i locali presidenti dell’ANPI o loro rappresentanti, nella misura di una sola persona, a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile». Di fronte a questo potenziale corto-circuito della Memoria però, Palazzo Chigi ha subito precisato che “la circolare inviata dalla Presidenza del Consiglio non esclude in alcun modo l’Anpi dalle celebrazioni del 25 aprile. La circolare è indirizzata alle sole autorità pubbliche e, in ragione dei provvedimenti restrittivi legati al Covid-19, intende semplicemente limitare la partecipazione delle autorità ed escludere assembramenti”. E ancora, prosegue la nota del Governo:

“Le associazioni partigiane e combattentistiche potranno quindi partecipare alle celebrazioni per il 75° anniversario della Liberazione, naturalmente in forme compatibili con l’attuale situazione di emergenza. Saranno date ulteriori indicazioni in tal senso ai Prefetti con la consapevolezza del valore che questo anniversario ricopre per l’Italia e dell’importanza di difendere la memoria democratica del Paese”.

Anpi soddisfatta, Donazzan meno…

“Esprimiamo soddisfazione per il chiarimento espresso dal sottosegretario Fraccaro in merito alla nostra presa di posizione. Andiamo avanti con il 25 aprile, con le celebrazioni – nel pieno rispetto dei dispositivi di sicurezza – di questa data fondativa della Repubblica, della democrazia, della convivenza civile. Dell’Italia. L’ANPI ci sarà”, ha scritto la associazione.

Un via libera che però ha “turbato” l’assessore regionale, che ha così lanciato l’ennesima provocazione.

https://primatreviso.it/cronaca/elena-donazzan-sul-25-aprile-governo-conte-piu-partigiano-dei-partigiani/

Onde evitare fraintendimenti, preciso subito che nulla mi interessa delle due persone che hanno rilasciato tali roboanti dichiarazioni… Trattasi, infatti, della solita coppia di cialtroni della destra nostrana, ovvero una meloniana facente parte dei “Fratelli d’Israele” ed un leghista fan del giudeo d’accatto Matteo Salvini.

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Personaggi collocati fra i più squallidi antifascisti, che di tanto in tanto si divertono ad abbandonare i loro panni per fingersi fustigatori dei comunisti nostrani, al fine di incassare qualche voto in più da parte dei ritardati di mente che credono di essere Fascisti perché seguono queste due branche del Likud italico. Tanto per mostrare a tutti il calibro del leader del cosiddetto centrodestra, pubblico la farneticante dichiarazione di Salvini a proposito del 25 aprile, con tanto di ciliegina covidiota finale (un’opposizione peggiore del Governo, come mostrato anche dai vari “governatori” del centrodestra)… Giorni di sofferenza, paura, rabbia, incertezza e preoccupazione, a causa di un fanta-virus inventato dall’OMS e cavalcato da tutti gli stipendiati di questa organizzazione… Sigh!

25aprilesalvini

Ciò che mi preme sottolineare non è la personalità degli autori di certi messaggi, quanto il fatto che certi fatti sono avvenuti, grazie ad un governo infame e ad una falsa opposizione che li ha accettati senza fiatare, limitandosi a qualche dichiarazione ridicola come quelle mostrate.

Ebbene sì, alle associazioni terroristiche come l’ANPI, è stata concessa una deroga per potere partecipare a pubbliche manifestazioni di commemorazione dei loro eccidi, dei loro stupri e delle varie barbare di cui si macchiarono!

Ci hanno raccontato che una terribile pandemia ha colpito il mondo intero, che ci sono montagne di morti in ogni Nazione, che il contagio è massimo e che siamo tutti in pericolo… Quindi ci hanno rinchiusi agli arresti domiciliari senza avere commesso alcun reato, ci hanno impedito di aprire le nostre attività per non diffondere il contagio, privandoci sostanzialmente del diritto alla proprietà privata (ci sono state persone multate solo per essere entrate a controllare i loro negozi dal retro, senza aprirli al pubblico!), ci hanno additati come “untori” e negazionisti quando abbiamo osato porre dei dubbi (tipo: “Come mai questi milioni di morti non risultano in alcuna statistica?”), ci hanno inseguiti in diretta TV con droni, sbirri assortiti e giornalisti al seguito, per avere osato prendere una boccata d’aria da soli, senza possibilità di infettare, o essere infettati da nessuno… Ed ora ci dicono che le bande di assassini partigiani sono esentate dai blocchi di cui sopra e che potranno assembrarsi allegramente con tanto di benedizione governativa!

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Ora, noi sappiamo bene che questa feccia non appartiene al genere umano,e che quindi non ha alcuna possibilità di essere contagiata… Ma certamente loro non sono d’accordo con questa valutazione, e si concedono questa sorta di pausa per un solo e semplice motivo: non esiste nessun virus mortale, né nessuna pandemia… Esiste una semplice influenza che è stata presa a pretesto per eliminare le nostre libertà e limitare al minimo i nostri diritti.

BELLACIAOCi vogliono con la museruola perenne, esattamente come i detenuti di Guantanamo, ove i criminali americani cercano di annullare la volontà di quanti hanno osato opporsi al loro dominio criminale, obbligandoli ad indossare una museruola del tutto inutile per altri fini, specie considerando che si tratta di prigionieri incatenati in una base americana piena di soldati armati di tutto punto… E soprattutto situata su un’isola dalla quale sarebbe impossibile fuggire!

Francamente non capisco quanto siano idioti quelli che non si accorgono di queste cose… Ma secondo voi, immaginandosi di essere in qualunque Stato africano, se ci fosse un’epidemia di un vero virus, tipo Ebola, che quando apparve aveva un tasso di mortalità che sfiorava il 100%, e che oggi comunque si attesta su un tasso del 40% circa, sarebbe plausibile vedere le autorità locali ed il sistema sanitario dichiarare un giorno di tregua per permettere ai membro di qualche tribù di Zulù locali di festeggiare i loro eccidi del passato?

Siate seri ed usate quel poco cervello che vi resta!

Non c’è alcun pericolo, il cosiddetto virus già circolava in Italia dal 2019, e praticamente non ha fatto danni maggiori dell’influenza stagionale… Almeno fino a quando i nostri “luminari” non hanno deciso di ammazzare i pazienti con complicanze respiratorie, intubandoli ed iniettando loro aria, che ha letteralmente fatto esplodere i polmoni di questi poveracci!

Sinceramente, vedere questo popolo di coglioni che ancora blatera contro il Fascismo, sopportando silenziosamente che i mitici antifascisti li stiano privando di ogni genere di libertà e diritto, mi porta a provare un misto di schifo e pena… Sono tanto ligi alla loro stupida ed inutile Costituzione, ma non si accorgono che praticamente tutte le libertà sancite da essa, sono invece state conculcate dal Governo comunista, con il silenzioso avvallo della cosiddetta “opposizione”, che lungi dall’opporsi veramente a questi crimini, non vede l’ora di sostituirsi all’attuale maggioranza per divenire i maggiori beneficiari dei soldi distribuiti dall’OMS, dalle case farmaceutiche e dai potentati giudei che tirano le fila di tutto questo.

E dato che siamo in tema di “resistenza” e criminali vari, mi accingo a chiudere questo articolo riportando un interessante scritto di Gianfranco Stella, che lungi dall’essere Fascista, si definisce “saggista della destra cattolica”.

Ora, al di là delle infamie, degli stupri e degli eccidi partigiani, sui quali tutti potrebbero documentarsi semplicemente leggendo l’immensa mole di scritti orami presenti, a cominciare proprio da quelli di Giorgio Pisanò e finendo con quelli arrivati molto dopo alla verità, come Giampaolo Pansa, è interessante il contributo che riporterò a seguire, perché parla della prosecuzione delle infamie rosse anche dopo la fine della guerra.

Spesso quando si parla dei crimini partigiani, qualcuno cerca di giustificarsi parlando di ritorsioni a presunti (e mai esistiti) crimini Fascisti.

Leggere, quindi, chi erano i tanto osannati partigiani e come continuarono a delinquere dopo la fine della guerra, interessandosi non più alla dittatura del proletariato, ma più modestamente a chi aveva un portafoglio in tasca, o un orologio, aiuta molto nella comprensione.

Ricordiamo  che questi scarafaggi con sembianze umane, per giustificare le loro peggiori porcate, riuscirono persino ad inventarsi, a proposito degli omicidi degli attori Osvaldo Valenti e Luisa Ferida (trucidata mentre era incinta), come dimostrato persino dalla storiografia ufficiale, delle accuse ridicole che volevano i due attori essere dei “torturatori”:

25aprileBarbari

“Luisa Ferida venne trucidata a Milano, insieme al marito l’attore Osvaldo Valenti, dai partigiani nella notte del 30 aprile del 1945 per una falsa accusa.

Quando Pertini Alessandro, detto Sandro, veniva propagandato come il presidente più amato dagli italiani, quasi nessuno sapeva che costui fece fucilare, a guerra finita, la bella e brava attrice Luisa Ferida, incinta con un pancione di 8 mesi. Insieme a lei venne fucilato anche il marito, l’attore Osvaldo Valenti. Prima di ammazzarla qualcuno obiettò che la Ferida era incinta e prossima al parto ma il partigiano Pertini, lo stesso che fu salvato da Mussolini, allora sentenziò: “Ammazzare un fascista non è reato”. Che dire?  Una scarica di colpi si abbatté sulla Ferida e sul figlioletto che portava in grembo.

Luisa Ferida, nome d’arte di Luigia Manfrini Farné (Castel San Pietro Terme, 18 marzo 1914 – Milano, 30 aprile 1945), è stata un’attrice italiana. Fu una delle più note e capaci attrici del cinema italiano nel decennio 1935-1945. Venne fucilata dai partigiani, assieme al marito, l’attore Osvaldo Valenti, perché accusata di collaborazionismo con i nazionalsocialisti, principalmente per la partecipazione ai crimini di guerra e alle torture della cosiddetta “banda Koch”, accusa della quale era in realtà innocente, come fu riconosciuto nel dopoguerra”.

https://www.appiapolis.it/2020/05/15/luisa-ferida-vittima-della-cattiveria-e-della-rabbia/

Come vedete, criminalità e bestialità insite nell’animo dei partigiani e di tutti quelli che, a vario titolo, pretendono ancora di celebrarli!

Tornando allo Stella, ha scritto, fra i vari saggi, anche i libri  “I grandi killer della liberazione“ (2015) e “Compagno mitra” (2018), opere che gli hanno attirato l’odio e gli strali sia dei macellai partigiani, sia dei compagni in toga, sempre pronti a processarlo per delitto di lesa Maestà!

“Nel corso di un incontro pubblico aveva definito il defunto padre “boia di Codevigo” e aveva chiamato lui “cialtrone”. Inoltre in un libro, aveva insinuato una sua assunzione nella Regione Emilia-Romagna dovuta al fatto che lui era figlio di un partigiano. Frasi per le quali Carlo Boldrini, figlio di Arrigo Boldrini, alias comandante “Bulow”, defunto parlamentare del Pci e membro della Costituente, ha ottenuto dal giudice civile del Tribunale di Ravenna che lo scrittore e storico ravennate Gianfranco Stella lo risarcisca con 15 mila euro (la richiesta era stata di 22 mila) oltre le spese di lite per il “carattere diffamatorio” delle frasi pronunciate. La vicenda si era innescata la sera del 15 febbraio 2015 quando in un locale del centro di Ravenna, Stella aveva menzionato Carlo Boldrini, peraltro non presente, facendo riferimento a quanto accaduto a Codevigo, località del Padovano dove nella primavera del 1945, subito dopo la guerra, furono uccise in maniera sommaria oltre cento persone tra civili e soldati della Gnr già disarmati, molti dei quali ravennati di ritorno in Romagna dal nord. Il giudice Alessia Vicini – secondo quanto precisato in una nota dallo stesso Boldrini – ha in buona sostanza stabilito che per la frase “boia di Codevigo”, si trattava di “dichiarazione scorretta e offensiva” tanto più che non era stata fornita da Stella “nessuna prova a riguardo”. Di “valenza offensiva” pure l’epiteto pronunciato in pubblico di “cialtrone”. Così come quanto riportato su un libro (“I grandi killer della liberazione”) circa l’eventuale assunzione privilegiata da “raccomandato in una Amministrazione rossa”, tanto più che durante l’istruttoria un responsabile amministrativo regionale aveva smentito “l’esistenza di rapporti di lavoro tra la Regione.”

https://www.teleromagna24.it/cronaca/ravenna-lo-scrittore-gianfranco-stella-condannato-a-risarcire-figlio-del-capo-partigiano-bulow/2017/04

Capito che tipo di giustizia abbiamo in Italia? Se tocchi uno di loro, l’epiteto “boia”, o quello di “cialtrone”, valgono migliaia di euro… Io, che sono solo un pezzente Fascista nel corso degli anni ho presentato decine e decine di querele contro gente che mi ha diffamato per ogni dove, ma tutto rientrava del diritto di critica politica!

E pensare che ci sono fior di coglioni che hanno cominciato a capire come funziona la Magistratura solo dopo il caso Palamara!

Chiudo l’argomento lasciandovi alla lettura dell’articolo già annunciato.

Carlo Gariglio

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 IL BANDITISMO PARTIGIANO

All’indomani del 25 aprile l’Italia settentrionale fu pervasa da una singolare e paurosa ondata di criminalità.

Non ne era responsabile il residuo fascista, come si voleva far credere, ma ex partigiani comunisti i quali, favoriti dall’enorme disponibilità di armi, ritenevano di potersi rivalere sugli sconfitti privandoli dei loro averi secondo una disinvolta interpretazione della lotta di classe.

Durante la resistenza molti partigiani erano riusciti ad arricchirsi con estorsioni e rapine, altri tentarono durante la transizione dei poteri, sfruttando le carenze dell’apparato statale e la compiacenza della polizia partigiana.

Questi ex partigiani confidavano in ciò che era stato loro promesso dai commissari politici, ovvero l’arruolamento nella polizia o nell’Esercito Democratico Italiano o in qualche ufficio pubblico.

La consapevolezza che questo, per ovvie ragioni, non sarebbe avvenuto fu causa in buona parte della loro ribellione.

Era la faccia del proletariato che si faceva bandito.

La questione della delinquenza partigiana del dopoguerra è riportata in centinaia di documenti di prefettura e dell’arma dei carabinieri, ma anche dalla memorialistica.

Nell’estate del ’45 l’ex commissario politico “Ugo”, al secolo Amerigo Clocchiatti, all’epoca a Padova quale primo dirigente politico del Veneto, era scampato a un’aggressione notturna lungo la strada per Piove di sacco.

“Per contrastare la piaga del banditismo – scriverà nelle sue memorie – si riunivano in prefettura i rappresentanti dei partiti. Io proposi di armare giovani ex partigiani e raccontai la mia brutta esperienza notturna. Un vecchio comandante mi guardò e mi disse:

“Ugo, se i te ferma, tira fora la tessera del partito. Xe i nostri che fa quei colpi!”

Nella notte tra il 9 e il 10 giugno del ’45 due ex partigiani irruppero nella canonica di Mocogno, nell’Appennino modenese, per rapinare il parroco don Giovanni Guicciardi. La rapina si concluse con la morte del prete.

Quattro giorni dopo uno degli assassini, certo Garibaldino Biagioli, fu ucciso in uno scontro con i carabinieri. Aveva indosso la maglia del prete.

A Padova l’ex partigiano comunista Rubino Bonora durante una rapina sparò a un orefice uccidendolo.

La notte di domenica 12 agosto del ’45 quattro ex partigiani tentarono la rapina alla villa flores di Bossico, sulle alture di Lovere.

Dalla villa partirono colpi di fucile da caccia e la mattina dopo accanto al cancello giaceva il cadavere di un uomo in camicia nera: aveva il torace squarciato e un foro di proiettile alla tempia.

Si gridò al residuo fascista ma si scoprì che si trattava di un ex partigiano, Osvaldo Zerbo “Aldo” della 35a brigata comunista di Lovere.

Un suo complice, ferito nella notte, morì tra atroci sofferenze per setticemia. Si chiamava Luigi Manera “Castigo” (FOTO) ed era stato protagonista di uno dei più atroci episodi della resistenza italiana: l’uccisione di due fascisti gravemente feriti ai femori, ricoverati all’ospedale di Lovere e così, in trazione ossea, prelevati di notte sotto gli occhio dei congiunti e gettati nel lago vicino.

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Il 22 febbraio del ’46 il vicequestore della liberazione di Bergamo, l’ex partigiano Giulio Duccoli, con una decina di compagni mise a segno una clamorosa rapina. Tese l’agguato al cassiere della Società Caproni di Ponte San Pietro che con la scorta era andato a prelevare dalla banca Provinciale Lombarda settemilioni in contanti.

Il fenomeno del banditismo partigiano perdurò poco più di un anno, dal maggio del ’45 alle elezioni del ’46.

Nel ’47 tremila ex partigiani erano in carcere.

Nel ’51 novantaduemila istruttorie erano a carico di partigiani accusati di omicidio, stupro, rapina e furto.

Fu paradossale che i fascisti vinti fossero in libertà e i i vincitori, i partigiani, in prigione.

Nel ’51 l’ex comandante democristiano “Claudio”, al secolo Ermanno Gorrieri, scriveva “Mai il nome di partigiano era caduto così in basso. Il nome di partigiano è diventato sinonimo di delinquente. Ci si deve vergognare di essere stati partigiani”.

Nel ’52 il ministero della Pubblica Istruzione diramò ai provveditorati che al 25 aprile si dovessero festeggiare i natali di Guglielmo Marconi.

Nel ’53 si pensò alla Camera di  abolire la festa del 25 aprile.

Gli anni del cosiddetto boom economico, la diffusione di notizie giornalistiche sui processi a partigiani, l’emergere di racconti atroci avevano sospinto il mito della resistenza in un recesso storico difficilmente recuperabile.

Accadde invece che con tuffi carpiati e avvitamento il PCI riuscisse a cambiare la direzione del vento, specialmente dagli anni sessanta con l’egemonia della cultura e un’imponente pubblicistica settaria, tesa a ripristinare la presunta moralità della resistenza marxista.

Gianfranco Stella

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IL REVISIONISTA PRIMO LEVI (II PARTE) – (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Gennaio 2020)

(SEGUE DAL NUMERO PRECEDENTE)

ARRIVANO I LIBERATORI

Il 18/01/1945 le SS, sotto l’incalzare dell’armata russa, che aveva già occupato Cracovia, 50 Km ad est di Auschwitz e 43 da Monowitz, avevano abbandonato il campo in fretta ma ordinatamente, dopo avere fatto distribuire l’ultimo rancio quotidiano, un’ulteriore razione di pane e senza gasare, o fucilare i loro prigionieri, neanche gli ebrei che non potevano trasferire per le loro condizioni di salute.

All’alba del 21 la fuga dei tedeschi nei pressi del campo era completamente finita ed anche i civili polacchi erano scomparsi. Era logico attendersi che le sofferenze dei prigionieri fossero finite.

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Invece no! Nel campo e nei dintorni i tedeschi non c’erano più, ed i prigionieri che sotto la direzione delle SS avevano il medico, il dentista, il barbiere, il diritto a 40 giorni di quarantena in caso di malattia contagiosa, ed il rancio, ora, sotto la direzione dei Comitati clandestini,  erano liberi solo di morire di fame, di freddo e di stenti, mentre i liberatori non arrivavano e si facevano sentire solo bombardando il campo per accelerarne lo sfacelo.

Eppure certamente i russi sapevano che tutti i tedeschi, anche quelli disarmati, erano fuggiti, perché già dal 22 avevano occupato la cittadina di Auschwitz; anche se le loro pattuglie non fossero arrivate al campo, i partigiani polacchi, o i civili polacchi che lo avevano abbandonato entro il 21 (Pag. 205), o le radio della direzione clandestina, o la ricognizione aerea dovevano averli informati.

La prova che qualche pattuglia russa, o di partigiani polacchi fosse arrivata al campo almeno il 22 ce la fornisce lo stesso Levi, quando scrive che “alcune SS forse disperse, ma armate”, erano penetrate nel campo ed avevano ucciso, “metodicamente, con un colpo alla nuca”, tutti i 18 francesi che si erano stabiliti nel refettorio delle SS,  “allineando poi i corpi contorti sulla neve della strada” (Pag. 209).

Naturalmente i prigionieri che attendevano i russi come liberatori hanno pensato ai loro carcerieri, ma noi possiamo esaminare criticamente la notizia. Ricordiamo che le SS avevano abbandonato il campo già da quattro giorni e gli ultimi tedeschi erano stati visti fuggire verso occidente dal giorno prima; era improbabile il sopraggiungere di altri tedeschi, in una zona ormai occupata dalle truppe nemiche. Anche se dei tedeschi sbandati ed armati avessero incontrato i francesi, al massimo li avrebbero posti in fuga, probabilmente senza sparare, per evitare di richiamare l’attenzione di qualche pattuglia nemica. Non avevano nessun motivo di uccidere sistematicamente tutti con un colpo alla nuca, il classico modo di esecuzione dei russi, ed ancora meno di allinearli sulla strada, pronti per le fotografie dei liberatori, perdendo tempo prezioso per la loro salvezza.

Inoltre, se i corpi erano “contorti”, evidentemente erano stati trasportati ed allineati solo dopo che era sopravvenuta la rigidità, perché se fossero stati trascinati subito dopo l’uccisione, sarebbero rimasti distesi e non “ontorti”. I tedeschi cioè, invece di mettersi in salvo, avrebbero prima perso del tempo ad uccidere i francesi, inutilmente, poi ad attenderne la rigidità cadaverica, ed infine a trascinarli ed allinearli sulla neve.

SHOA

Assurdo. Ci si può credere solo ricorrendo al “Credo quia absurdum”.

L’unica spiegazione logica è che i francesi fossero incappati in una pattuglia di militari russi, o in una banda di partigiani polacchi, i quali, non volendo lasciare testimoni della loro presenza, li avevano eliminati, mentre per i tedeschi il fatto di essere visti non aveva alcuna importanza.

LA TREGUA

Primo Levi ci fornisce qualche ulteriore notizia nel suo libro “La tregua”, dove racconta le sue peripezie dopo l’arrivo dei russi ad Auschwitz; è il seguito di “Se questo è un uomo”, ma è stato scritto nel 1962. In numeri tra parentesi indicano le pagine delle citazioni (5).

Ora Levi ha scritto che “tutti i prigionieri sani furono evacuati, in condizioni spaventose, su Buchenwald e su Mauthausen, mentre i malati furono abbandonati a sé stessi (Pag. 9); prima aveva scritto che la quasi totalità “erano scomparsi durante la marcia di evacuazione”. Quindi Levi ci conferma che non erano stati inviati nelle camere a gas.

Levi aggiunge che l’intenzione tedesca era “di non lasciare nei campi di concentramento nessun uomo vivo, ma un violento attacco aereo notturno, e la rapidità dell’avanzata russa, indussero i tedeschi… A prendere la foga (Pag. 9), ma ora trascura il fatto che, secondo il suo stesso diario, i tedeschi avevano sgomberato il campo il 18 gennaio, ordinatamente e metodicamente, e che il campo era stato bombardato solo la notte successiva.

Se i tedeschi ne avessero avuto l’ordine e l’intenzione, avrebbero avuto tutto il tempo di uccidere gli 800 malati; ci sarebbero voluti solo pochi minuti per uccidere 800 malati riuniti nelle infermerie, prima o dopo il bombardamento.

Inoltre, poiché l’avanzata russa era effettivamente molto rapida, tanto da costringere i tedeschi a sgomberare il campo rapidamente, non si spiega perché i russi abbiano ritardato di 10 giorni l’effettiva occupazione del Lager di Monowitz, avvenuta solo il 28 gennaio.

Nell’infermeria del Lager di Buna – Monowitz erano rimasti in 800. “Di questi circa 500 morirono delle loro malattie, di freddo e di fame prima che arrivassero i russi, ed altri 200, malgrado i soccorsi, nei giorni immediatamente successivi” (Pag. 9). Quindi questi 700 morti sono da addebitare al ritardo nei soccorsi.

Pochi giorni dopo i russi radunarono tutti i superstiti in un “campo grande” di Auschwitz, dove era stato accolto anche un bambino che non sapeva parlare, di cui nessuno sapeva nulla, “Hurbinek, che aveva tre anni e forse era nato ad Auschwitz e non aveva mai visto un albero… IL cui minuscolo avambraccio era pure stato segnato con il tatuaggio di Auschwitz”,  e che morì ai primi di marzo.

Non era il solo bambino. “Ce n’erano altri, in condizioni di salute relativamente buone: avevano costituito un loro piccolo club… Il più autorevole membro del clan non aveva più di 5 anni, e si chiamava Peter Pavel… Era un bel bambino biondo e robusto, dal visto intelligente ed impassibile” (Pag. 26).

Quindi Levi ci conferma che ad Auschwitz c’erano anche dei bambini, tatuati come gli altri internati, che non erano stati inviati nelle camere a gas con le loro madri, e che rientravano nel numero complessivo degli internati, anche se non erano utili come forza lavoro e dovevano essere sfamati.

Poiché Levi era stato internato nel Lager ai primi di marzo 1944, col n° 174.517, il numero complessivo degli internati, bambini compresi, non deve avere superato i 250.000, mentre gli storici ufficiali affermano che ad Auschwitz so0no stati inviati nelle camere a gas 4 milioni di deportati, fra cui tutti i bambini.

1906

Durante il viaggio di rimpatrio, il 15 ottobre, il treno di Levi era passato per Monaco di Baviera, “fra il popolo dei Signori: ma gli uomini erano pochi, molti mutilati, molti vestiti di stracci come noi. Mi sembrava che ognuno avrebbe dovuto… Ascoltare con umiltà il nostro racconto. Ma nessuno accettò la contesa: erano sordi, ciechi e muti, asserragliati fra le loro rovine come in un fortilizio di sconoscenza voluta, ancora forti, ancora capaci di odio e di disprezzo, ancora prigionieri dell’antico nodo di superbia e di colpa”.

Queste parole di Levi, cariche d’odio verso i sopravvissuti all’olocausto tedesco, ci fanno tornare alla memoria il giudizio espresso dal generale Patton dopo la guerra, e cioè che quello tedesco era l’unico popolo decente d’Europa.

Levi dimostra invece una marcata simpatia per i russi: “Era agevole ravvisare in loro, in ciascuno di quei visi rudi e aperti, i buoni soldati dell’Armata Rossa, gli uomini valenti della Russia vecchia e nuova, miti in pace ed atroci in guerra, forti di una disciplina interiore nata dalla concordia, dall’amore reciproco e dall’amore di Patria; una disciplina più forte, appunto, perché interiore, della disciplina meccanica e servile dei tedeschi. Era agevole intendere, vivendo fra loro, perché quella e non questa avesse alla fine prevalso” (Pag. 122).

Questi giudizi non meritano commenti.

Quindi Levi, così attento ed acuto nello studiare e giudicare i suoi compagni di prigionia e di viaggio, in “La Tregua” non solo si dimostra nemico dei tedeschi, come è logico per un ebreo, ma “chiuso in un fortilizio di sconoscenza voluta”, per usare le sue stesse parole.

Il 19 ottobre Levi giunge a Torino: “La casa era in piedi, tutti i familiari vivi… Gli amici pieni di vita” (Pag. 154). I tedeschi avevano giustamente risparmiato i familiari di Levi.

Quante famiglie tedesche hanno potuto ritrovare i familiari vivi, le case intatte? Forse nessuna. Il loro massacro dopo i bombardamenti a tappeto delle loro città, è continuato anche dopo la fine della guerra.

CONCLUSIONI

Ma che facevano i Comitati clandestini, i “Prominenti”, che almeno in parte dovevano essere rimasti nel Lager, tanto più che spesso era partito solo chi voleva partire? Dalle pagine del Levi risulta che non si facevano né vedere, né sentire, e certo non dormivano, visto che un mese prima erano riusciti a fare saltare un crematorio di Birkenau (Pag. 187), ed anzi, secondo il Kalendarium di Auschwitz – Birkenau, il 26/01/46 era stato fatto saltare il Crematorio V, e non certo ad opera delle SS (6).

6MILIONI

Come mai non si mettevano in contatto radio con i russi o con gli alleati, ora che avevano completa libertà d’azione? Non può esserci alcun dubbio che l’avessero fatto, ma probabilmente avevano avuto disposizione di tacere e di collaborare alla costruzione delle atrocità naziste.

La conclusione che si può trarre dal libri del Levi è quindi una sola, e cioè che il degrado dei Lager si è verificato solo dopo il loro abbandono da parte delle SS, sotto la regia ed il controllo dei liberatori, e che i russi ne abbiano deliberatamente ritardato la liberazione, in attesa del loro completo sfacelo, per entrarvi solo dopo il 27, dopo 9 giorni di completo abbandono, con cineprese e macchine fotografiche.

Sarebbe interessante poter ricostruire, in un film – documento, come i liberatori seguivano dall’esterno lo stato di degrado del campo e la consistenza dei cumuli di cadaveri, come era organizzato lo scambio di informazioni con il Comitato clandestino all’interno del campo, come programma-vano gli interventi e le atrocità da costruire, come sceglievano il momento più opportuno per “liberare” il Lager.

Primo Levi è morto suicida nel 1987, senza apparenti motivi. Il suo suicidio ha suscitato scalpore per la sua notorietà internazionale, e qualche psichiatra ha sostenuto che il Levi poteva essere salvato indagando sulla causa dei suoi conflitti.

1941

Come abbiamo visto il Levi non ha tratto le conseguenze logiche dei fatti avvenuti nei Lager durante gli ultimi giorni della sua prigionia, eppure gli argomenti che abbiamo discusso, e che lui non può avere ignorato, devono avere pesato sulla sua coscienza. Forse il Levi, dopo il ritorno dalla prigionia e per tutta la vita, è stato lacerato fra il dovere, come uomo, di gridare al mondo tutta la verità, ed il suo dovere, come ebreo, di tacerla nell’interesse del popolo d’Israele.

Mentre il mancato soccorso delle truppe russe agli insorti di Varsavia nel settembre – ottobre del 1944 è stato criticato dagli occidentali, nessuna critica è stata rivolta ai russi, o meglio, ai sovietici, per la ritardata occupazione del Lager di Auschwitz. Ciò può essere spiegato solo con un preventivo accordo, o almeno un tacito consenso, con scambio di cortesie dello stesso tipo. Non ci sono altre spiegazioni logiche ed attendibili. Queste infamie devono essere attribuite a tutti i capi responsabili della coalizione antitedesca.

Franco Deana

NOTE

  1. Primo Levi – Se questo è un uomo – Editore Einaudi – Ristampa del 01/09/84
  2. Pro e contro Hitler – Dossier Mondadori – 1972, pag. 89
  3. William Schirer – Storia del III Reich – Einaudi Editore – 1962, pag. 298
  4. Rudolf Hoss – Comandante ad Auschwitz – Einaudi Editore, pag. XIII
  5. Primo Levi – La Tregua – Einaudi Nuovi Coralli – 1971
  6. Danta Czech – Kalendarium der Ersignisse in Konzatrations lager Auschwitz – Birkenau 1939 – 1945 – Rowohlt – Edizione 1989 – Pag. 990.

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Appendice.

Dato l’argomento, ho deciso di pubblicare a seguire una delle tante interviste sconosciute del compianto Prof. Robert Faurisson. Ovviamente, l’intervista è stata pubblicata da un giornale algerino, mentre la “civile” Europa incarcera ed aggredisce i ricercatori storici….

Carlo Gariglio

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PER NON DIMENTICARE…

Intervista concessa, in esclusiva, dal professor Robert Faurisson al grande quotidiano arabofono algerino Echorouk (Aurora). Versione italiana.

«L’Olocausto» è una menzogna storica. Proprio all’apogeo del massacro sionista di cui è vittima il popolo palestinese a Gaza, il professor Robert Faurisson riafferma che nel corso della seconda guerra mondiale non c’è mai stato un genocidio degli ebrei e che i nazisti, all’epoca di Hitler, non hanno mai perpetrato ciò che oggi viene chiamato «l’Olocausto». Dopo che egli ha pubblicamente espresso queste convinzioni, la lobby ebraica non ha smesso di aggredirlo e di perseguitarlo per le sue ricerche storiche e per le sue opinioni. Io l’ho incontrato per la prima volta poco più di due anni fa, alla conferenza internazionale su «l’Olocausto» che si teneva allora a Teheran. Da allora ho avuto con lui parecchi incontri e scambi di corrispondenza. Con la guerra d’Israele contro Gaza, il professor Robert Faurisson si è nuovamente opposto, mettendosi di fronte agli ebrei, divulgandone ed esponendone le ambizioni e la viltà. Io gli ho chiesto di accordare un’intervista ad Echorouk, cosa che lui ha accettato volentieri. Nella sua lettura della situazione, il professor Faurisson prevede, a lungo termine, la sconfitta degli ebrei nella loro occupazione della Palestina; questi ebrei conosceranno la sorte comune a tutti gli invasori.

Intervista realizzata da Mourad Ouabass

Robert Faurisson, chi è Lei?

Sto per avere 80 anni. Sono nato vicino a Londra, nel 1929, da padre francese e madre scozzese. Sono sia suddito britannico che cittadino francese. Sono stato professore d’università. Ho insegnato alla Sorbona e in una università di Lione. Possiedo l’agrégation di lettere (francese, latino, greco) e il dottorato in lettere e scienze umanistiche (il che comprende la storia). Le mie due specializzazioni sono state, da un lato, la «letteratura francese moderna e contemporanea» e, dall’altro, la «critica dei testi e documenti (letteratura, storia, media)». Mi sono interessato specialmente alla propaganda di guerra durante la Seconda guerra mondiale.

Può mettere il lettore algerino al corrente delle vostre ricerche, le quali hanno lo scopo di rivedere la storia di ciò che al giorno d’oggi viene chiamato «l’Olocausto» degli ebrei?

Al processo di Norimberga (1945-1946), il tribunale dei vincitori ha segnatamente accusato la Germania vinta:

1) d’aver ordinato e pianificato lo sterminio fisico degli ebrei d’Europa;

2) d’avere a questo scopo, messo a punto ed utilizzato delle armi di distruzione di massa chiamate, in particolare, «camere a gas»;

3) d’avere, essenzialmente con queste armi, ma anche con altri mezzi, provocato la morte di sei milioni di ebrei.

Come ha riesaminato queste accuse?

In appoggio a questa triplice accusa, ripresa per più di sessant’anni dall’insieme dei grandi mezzi di comunicazione di massa occidentali, nessuno ha potuto produrre alcuna prova che resista alla verifica. Sono quindi giunto alla seguente conclusione: Le pretese camere a gas hitleriane e il preteso genocidio degli ebrei formano una sola e medesima menzogna storica, che ha permesso una gigantesca truffa politico-finanziaria i cui principali beneficiari sono lo Stato d’Israele e il sionismo internazionale e le cui principali vittime sono il popolo tedesco, ma non i suoi dirigenti, e l’intero popolo palestinese.

Quali sono stati, sulla Sua vita personale, gli effetti di queste conclusioni delle Sue ricerche storiche, che offendono la credenza pubblica in ciò che si chiama «l’Olocausto»?

La mia vita è diventata un inferno dal giorno in cui, nel luglio 1974, sono stato segnalato dal giornale israeliano Yedioth Aharonoth. Dal 1974 ad oggi, ho subito dieci aggressioni fisiche, ho avuto innumerevoli processi e condanne ed ho finito per venire privato del diritto di insegnare all’università. In Francia, per far tacere i «revisionisti» che noi siamo, la lobby ebraica ha ottenuto il voto di una legge speciale, la legge Fabius – Gayssot del 13 luglio 1990, ricalcata su una legge israeliana del luglio 1986. Laurent Fabius è un deputato socialista, ricchissimo ed ebreo, mentre Jean – Claude Gayssot è un deputato comunista. La legge Fabius – Gayssot prevede fino ad un anno di prigione, 45.000 € d’ammenda e ancora altre punizioni per coloro che «contestano» il preteso «Olocausto». In quasi tutto il mondo occidentale, con o senza legge speciale, il revisionismo viene severamente sanzionato. Un certo numero dei miei colleghi o amici revisionisti sono stati o sono attualmente in prigione, per lunghi anni, specialmente in Germania e in Austria, paesi con i quali nessun [vero] trattato di pace è stato ancora firmato dal 1945 e i cui governi restano sottomessi alla volontà dei vincitori della Seconda guerra mondiale.

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«L’Olocausto» è diventato un tabù mondiale?

Nel mondo occidentale, si ha il diritto di contestare tutte le religioni salvo la religione de «l’Olocausto». Ci si può burlare di Dio, di Gesù, di Maometto ma non di quello che Simon Wiesenthal, Elie Wiesel e Simone Veil hanno raccontato sul preteso genocidio o le pretese camere a gas. Auschwitz è diventato un luogo sacro. Vi si organizzano dei pellegrinaggi. Vi si vedono delle pretese reliquie di pretesi gassati: delle scarpe, degli occhiali, dei capelli e dei bidoni dell’insetticida Zyklon B che viene presentato come il prodotto che è servito ad accoppare gli ebrei, mentre veniva adoperato per la disinfezione dei vestiti o dei locali nei campi falcidiati dalle epidemie di tifo petecchiale. Ci raccontano che i Tedeschi cercavano «la soluzione finale della questione ebraica» in Europa e che questa formula nascondeva, sembrerebbe, la loro volontà di sterminare gli ebrei. Questo è falso. Non bisogna barare.

I Tedeschi cercavano in realtà «una soluzione finale TERRITORIALE della questione ebraica».

Essi volevano espellere gli ebrei verso un territorio che fosse per loro appropriato. È esatto che prima della guerra, essi hanno per un certo tempo, pensato che questo territorio potesse situarsi in Palestina ma, molto velocemente, hanno considerato che questa soluzione sarebbe stata impossibile, e che bisognava scartarla per riguardo verso « il nobile e valoroso popolo arabo»

(Sic! Io garantisco l’autenticità di queste parole).

Cos’è accaduto, alla fine dei conti?

Desiderosi, durante la guerra, di neutralizzare gli ebrei, i Tedeschi ne hanno messo un certo numero nei campi di concentramento o di lavoro in attesa che il conflitto finisse. Essi hanno rimandato al dopoguerra la soluzione definitiva. Durante la guerra e fino agli ultimi mesi della stessa, hanno detto agli Alleati: « Voi ammirate gli ebrei? Prendeteli. Noi siamo pronti ad inviarvi quanti ebrei europei vorrete ma ad una espressa condizione: ed è che questi ebrei resteranno in Gran Bretagna fino alla fine del conflitto; essi non devono con nessun pretesto andare in Palestina; il popolo palestinese ha già talmente sofferto a causa degli ebrei che sarebbe una ‘indecenza’ (sic) accrescerne il martirio.»

Ecco che mi spingo a chiederLe la Sua opinione sul massacro che ha luogo attualmente a Gaza.

Oggi più che mai, il popolo palestinese subisce un calvario. L’esercito israeliano, dopo avere inflitto a questo popolo l’operazione «Uva dell’ira», poi l’operazione «Baluardo a Jenin», seguita dall’operazione «Arcobaleno» e dalla operazione «Giorno di penitenza», infligge loro attualmente l’operazione «Piombo fuso». Invano! Invano perché, a mio avviso, lo Stato d’Israele non vivrà nemmeno il tempo che è durato il Regno Franco di Gerusalemme, vale a dire 89 anni. La maggior parte degli ebrei lascerà queste terre con lo stesso panico con cui i coloni francesi hanno lasciato Algeri nel 1962 o con cui l’Esercito americano ha abbandonato Saigon nel 1975.

La Palestina ridiventerà un paese libero, in cui musulmani, cristiani, ebrei ed altri potranno coabitare. Almeno questo è il voto che io formulo, io che, dopo 34 anni, vengo trattato in Francia come una sorta di Palestinese.

Io l’ho detto l’11 e il 12 dicembre 2006, al momento della conferenza su «l’Olocausto» organizzata a Teheran sotto l’egida del presidente Ahmadinejad: noi abbiamo tutti i mezzi per dare aiuto alla liberazione della Palestina. Questo mezzo consiste nel far conoscere al mondo intero le conclusioni della ricerca revisionista. Bisogna togliere ogni credito a questo preteso «Olocausto» diventato l’arma numero uno del sionismo e dello Stato d’Israele; questa menzogna è la spada e lo scudo di questo Stato.

Sarebbe assurdo cercare di difendersi contro l’armamento militare degli Israeliani risparmiando l’arma numero uno della loro propaganda nel mondo intero.

Ho recentemente appreso che un altro processo La minaccia prossimamente perché Lei persiste a contestare – il che è in Francia proibito per legge – la realtà de « l’Olocausto » degli ebrei. Quando cesseranno i Suoi problemi con i tribunali, dato che sta per raggiungere l’età di 80 anni?

Vi annuncio che al mio prossimo processo, di cui non conosco ancora la data, dichiarerò questo ai miei tre giudici della XVII camera del tribunale correzionale di Parigi (2 e 4, Boulevard du Palais, 75001 Parigi):

«Chiunque si autorizza ad affermare che le pretese camere a gas naziste ed il preteso genocidio degli ebrei siano state una realtà storica si trova, che lo voglia o meno, a dare il proprio avallo ed una spaventosa menzogna che è diventata l’arma numero uno della propaganda di guerra dello Stato d’Israele, uno stato colonialista, razzista ed imperialista. Chi ha la disinvoltura di garantire il mito de l’Olocausto si osservi le mani! Le sue mani sono rosse del sangue dei bambini palestinesi!»

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La prima intervista con il professor Faurisson è stata pubblica su Echorouk il 27 dicembre 2006.

(Fonte: www.radioislam.org)

 

IL REVISIONISTA PRIMO LEVI – I PARTE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Dicembre 2019)

Da tempo cercavo di recuperare i documenti che utilizzo in questo articolo, pubblicati in varie puntate nel lontano 1994 dal mensile “Sentinella d’Italia”, diretto dal compianto Camerata di Monfalcone Antonio Guerin, a cura dell’articolista Franco  Deana, che non ho mai più sentito nominare da allora, ma che merita comunque una menzione per il suo lavoro di ricerca a proposito delle menzogne spacciate da Primo Levi come “memorie e testimonianze”.

Già, perché noi amanti della vera Storia, che non può che essere revisionista, molto spesso ci concentriamo sulla lettura delle opere dei miti del revisionismo, tipo Rassinier, Faurisson, Irving, Leuchter, Graf, Ahmed Rami, Vincent Reynouard, Carlo Mattogno… Molti di questi autori, che la stragrande maggioranza dei cerebrolesi sostenitori del mito dell’olocausto non hanno mai neppure sentito nominare (poi gli ignoranti saremmo noi, ovviamente!), ha pagato il desiderio di libera ricerca storica con le aggressioni, le ospedalizzazioni, il carcere ed infine l’esilio in terre lontane e meno prone al volere giudaico, che è riuscito a fare approvare leggi liberticide contro chi osa dubitare del cosiddetto olocausto, a prescindere dalle prove, in molte nazioni europee e non.

Ma senza scomodare gli studiosi di cui sopra, ad un lettore attento, critico e non disposto a leggere i documenti con il paraocchi giudaico, bastano gli scritti dei cosiddetti “testimoni oculari”, le loro contraddizioni, le fantasie più ardite e le menzogne più spudorate che hanno scritto, per comprendere come tutta la storiografia sull’olocausto non sia altro che una favola.

Ho letto “testimonianze” di chi sostiene di essere scampato ad una gasazione… Fuggendo dalle finestre della camera a gas, lasciate aperte! Quindi dovremmo credere che le camere a gas avessero delle finestre, e che queste venissero lasciate aperte durante le gasazioni! Forse per uccidere anche qualche centinaio di soldati all’esterno della “camera a gas”?

Per non parlare dei sedicenti testimoni oculari di assurdità logiche, tipo le fosse “fiammeggianti” di Wiesel, o il numero incredibile di campi di “sterminio” ai quali sarebbe scampato Wiesenthal… Giusto a titolo esemplificativo, a questo link potrete leggere l’ennesima fanta – testimonianza di una presunta scampata, che sarebbe ancora viva perché rimasta incastrata della porta della camera a gas… E naturalmente non più gasata successivamente!

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/cos-sono-uscita-viva-dalla-camera-a-gas_200906050702239770000

Del resto, tutta la narrativa olocaustica è semplicemente ridicola… Sarebbero morti sei milioni di ebrei in Europa, ovvero il numero totale degli ebrei presenti nel continente, stando al censimento pubblicato nel 1938 dal World Almanach… Censimento che valutava la popolazione mondiale ebraica in poco più di 15 milioni di persone… Stranamente lo stesso numero che risulta da censimenti fatti dopo la guerra!

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Ciò nonostante, incuranti del ridicolo, esistono “giornalisti” disposti a giurare che i morti ebrei nella II Guerra Mondiale furono 15 – 20 milioni, cioè un numero notevolmente superiore a quello di tutti gli ebrei presenti allora nel mondo! Chissà se tutti gli ebrei a tutt’oggi vivi ed attivi sono stati ricreati in provetta, o sono stati creati nuovamente da quel Dio che li avrebbe nominati “popolo eletto”!

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/olocausto-studio-choc-rivela-uccisi-15-20-milioni-ebrei-892608.html

Altro mistero della Storia ufficiale è la totale incuranza dei vari documenti ebraici che denunciano, o paventano, un olocausto di sei milioni di ebrei fin dal lontano 1915! Nessuno storico ha mai fornito una spiegazione logica a questi fenomeni di “preveggenza”, né si è mai chiesto per quale motivo si sia sempre parlato di “olocausto” e di “sei milioni di vittime”…

http://antimassoneria.altervista.org/incredibile-gli-altri-olocausti-ebraici-poco-noti-che-mieterono-6-milioni-di-vittime/

1919

Allora, se permettete, nel mio piccolo, una spiegazione ve la fornisco io, traendola dal seguente documento, che tutti farebbero bene a scaricare prima che la lunga mano di Giuda lo faccia sparire:

https://www.itajos.com/BIBLIOTECA/Seimilionipdf.pdf

La mitica figura “Sei Milioni” ha davvero origini intriganti. Gli ebrei hanno fermamente enfatizzato la cifra di 6.000.000 in atrocità propaganda dagli anni 1869 al 1945.

Giornale1915

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La ricerca mostra che la ragione per questa bizzarra fissazione ebraica sul numero 6 milioni deriva principalmente da un’antica profezia religiosa nella Torah. Secondo alcune fonti, la profezia prevedeva che prima che il popolo ebraico potesse reclamare e riconquistare la Palestina per stabilire una patria ebraica chiamata “Israele”, 6.000.000 ebrei avrebbero dovuto perire in un sacrificio bruciato [“burnt offering” in inglese] (cioè “Olocausto”), come sacrificio alla loro assetata di sangue mofo della tribù tribale, YHWH. (Vedi: Weintraub, Ben. The Holocaust Dogma of Judaism: Keystone of the New World Order. Washington, D.C.: Cosmo Pub., 1995.)

L’autore ebreo, Benjamen Blech, confermò questa realtà nel suo libro “I segreti delle parole ebraiche” (J Aronson Inc., 1991, 241), affermando:

“La parola ebraica per “tu tornerai” (TaShuVU), sembra essere stata scritta in modo errato. Grammaticalmente ne richiede un altro (vav). Dovrebbe leggere (TaShUVU). Perché manca la lettera (vav) che sta per sei. [TaShuVU] senza il vav è una previsione per il popolo ebraico di ritorno definitivo alla loro patria nazionale. TaShuVU in numeri arriva fino a 708: tav = 400, shin = 300, vei = 2, vey = 6. Quando scriviamo l’anno, ignoriamo i millenni. Nel 1948 sul calendario secolare, abbiamo assistito al miracolo del ritorno ebraico in Israele. Nel calendario ebraico era l’anno 5708. Quello era l’anno previsto dalla parola incompleta (TaShuVu), voi tornarete. Siamo tornati, mancando 6 – un importante 6 milioni di persone che sono morte nell’olocausto. Tuttavia, l’adempimento della predizione del ritorno proprio in quell’anno implicito dalla gematria di TaShuVU ci dà la ferma speranza che le parole dei profeti per la redenzione finale diventino realtà.”

Ecco due commenti aggiuntivi sulle origini del “Sei Milioni” da History & Scriptural Origins del Six Million Number:

[Citazione 1] Le profezie ebraiche nella Torah richiedono che 6 milioni di ebrei debbano “svaniti” prima che si possa formare lo stato di Israele. “Tu dovrai tornare meno 6 milioni.” Ecco perché Tom Segev, uno storico israeliano, ha dichiarato che “6 milioni” è un tentativo di trasformare la storia dell’Olocausto in religione di stato. Quei sei milioni, secondo la profezia, dovevano scomparire in “forni ardenti”, che è la versione giudiziaria dell’Olocausto ora autenticata. In effetti, Robert B. Goldmann scrive: ” (. . .) senza l’Olocausto, non ci sarebbe Stato ebraico.” Una semplice conseguenza: Dato sei milioni di ebrei gasati ad Auschwitz che finirono nei “forni ardenti” (la parola greca olocausto significa offerte bruciate), quindi, le profezie sono state ora “adempiuta” e Israele può diventare uno “stato legittimo”. – Sconosciuto

[Citazione 2] Riguardo al numero di “sei milioni” dovresti sapere quanto segue: Nel testo ebraico della profezia della Torah, si può leggere: “Tu dovrai tornare”. Nel testo è assente la lettera “V” o “VAU”, in quanto l’ebraico non ha numeri; la lettera V sta per il numero 6. Ben Weintraub, uno scienziato religioso, ha imparato dai rabbini che il significato della lettera mancante significa che il numero è “6 milioni”. La profezia poi recita: tu tornerai, ma con 6 milioni in meno. Vedi Ben Weintraub: “The Holocaust Dogma of Judaism”, Cosmo Publishing, Washington 1995, pagina 3. I 6 milioni mancanti devono essere così prima che gli ebrei possano tornare nella Terra Promessa. Jahweh vede questo come una pulizia delle anime del popolo peccaminoso. Gli ebrei devono, al ritorno nella Terra Promessa, essere puliti – la pulizia deve essere fatta a fuoco. [“in burning stokes” in inglese].

Capito cosa si cela dietro l’olocausto e la favolistica cifra dei sei milioni?

Capito perché il totale è sempre 6 milioni, sia che si considerino 4 milioni di morti ad Auschwitz, sia che se ne considerino solo 1,5 milioni? E lo stesso vale per tutti i cosiddetti “campi di sterminio”, il cui numero dei presunti morti è andato calando di anno in anno, salvo lasciare il totale sempre a 6 milioni!

La propaganda ebraica blatera di olocausto e di sei milioni di morti fin dai primi del novecento, senza mai convincere nessuno; quale migliore occasione del “mostro” Adolf Hitler per fare accettare questa farsa a tutti ed avere mano libera nella criminale occupazione, con annesso genocidio (questo sì tristemente vero), della terra di Palestina?

Ma veniamo ora alla ricerca critica sugli scritti di Primo Levi, che da soli bastano a smentire buona parte della propaganda ebraica, nonché le sue stesse parole, che stranamente variano dall’inizio alla fine delle sue pagine.

Dedico questo lavoro ad una cerebrolesa ignorante che sul più inutile dei social, Facebook, mi apostrofò, dopo uno scritto revisionista, urlandomi: “Leggiti il Diario di Anna Frank e Primo levi”.

Circa il Diario di Anna Frank, che è stato riconosciuto essere un falso da decenni, lascio la parola ad un compianto Camerata:

http://pocobello.blogspot.com/2019/04/finalmente-ammessa-la-frode-del-diario.html

Circa Primo Levi, eccoti servita, piccola casalinga disperata in cerca di visibilità social!

Carlo Gariglio

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Ponendo in rilievo le assurdità logiche e le contraddizioni dei documenti, troveremo inattese conferme che molte atrocità tedesche sono state inventate dai nemici della Germania.

PRIMO LEVI: SE QUESTO E’ UN UOMO.

A tal fine invitiamo a leggere criticamente “Se questo è un uomo” di Primo Levi, adottato come testo nelle scuole italiane e citato dalla televisione italiana nel dibattito condotto da A. Petacco il 28/01/1989 come prova delle atrocità tedesche.

Lo analizzeremo ponendo in rilievo i fatti visti e vissuti, che riteniamo pienamente attendibili (1).

Ci riferiremo alla ristampa identica alla precedente dell’Editore Einaudi del 01/09/1984, indicando fra parentesi il numero della/e pagina/e dalle quali abbiamo ripreso le notizie.

Ricordiamo che Levi era stato deportato a Monovitz, il lager più grande del complesso Auschwitz – Birkenau, situato 7 Km ad est della cittadina di Auschwitz (Pagina 231).

Il Levi, malgrado le vituperate “Leggi Razziali” del 1938, si era laureato in chimica all’Università di Torino “Summa cun Laude” nel 1941, all’età di 22anni (Pag. 135). Nel 1943 aveva messo in piedi “una banda partigiana affiliata a Giustizia e Libertà”, ma era stato catturato dalla milizia Fascista il 13/12/1943 (Pag. 11).

Stranamente, pure essendo ebreo e partigiano non era stato subito fucilato, ma inviato in un campo di lavoro ad Auschwitz, ed adibito a lavori manuali pesanti, poco adatti a lui “debole e maldestro” Pag. 20), tanto maldestro che si ferisce al piede sinistro durante il lavoro. (Pag. 53).

Campo

Neanche ora viene ucciso, ma ricoverato nell’infermeria denominata Ka-Be, costituita da 8 baracche che “contengono permanent-emente un decimo della popolazione del campo” (Pag. 55). Levi teme che il Ka-Be sia la camera a gas di cui tutti parlano (Pag. 58), viene deriso dagli ebrei polacchi e dall’infermiere che, vedendolo così magro, gli dice: “tu ebreo spacciato, tu presto crematorio, finito” (Pag. 69). Gli viene assegnata la cuccetta n° 10, vuota.

“La vita del Ka-Be è vita di limbo… Non fa freddo, non si lavora” (Pag. 60).

Dopo un altro periodo di internamento viene selezionato ed inviato al laboratorio chimico (Pag. 174), dove “sto al coperto ed al caldo e nessuno mi picchia; rubo e vendo sapone e benzina, senza serio rischio… Sto seduto tutto il giorno, ho un quaderno ed una matita… E persino un libro sui metodi analitici… E quando voglio uscire, basta che avvisi” (Pag. 178).

L’11 gennaio 1945 si ammala di scarlattina e viene nuovamente ricoverato nel Ka-Be, una cameretta assai pulita, dove sapeva “di avere diritto a 40 giorni di isolamento e quindi di riposo” (Pag. 190) e dove riceveva forti dosi di sulfamidici (Pag. 191).

Dopo 5 giorni di ricovero il barbiere lo informa che tutti andranno via ed il medico gli conferma che quelli che potevano camminare dovevano partire il giorno dopo, mentre gli altri sarebbero rimasti nel Ka-Be, assistiti dai malati meno gravi (Pag. 193).

Levi si prepara a partire, ma un colloquio con Kosman, che aveva conoscenze fra “i prominenti”, lo convince a restare (Pag. 195).

La notte del 18 gennaio 1945, circa 20.000 sani, provenienti da vari campi, partirono; rimase nel campo qualche ben consigliato. “Nella quasi totalità, essi scomparvero durante la marcia di evacuazione”.

Nell’intero Ka-Be rimasero forse in 800. Il mattino seguente fu fatta l’ultima distribuzione di zuppa calda. L’impianto di riscaldamento era stato abbandonato. “Fuori ci dovevano essere almeno 20 sotto lo zero” (Pag. 196). “Alcune torrette di guardia erano ancora occupate dalle SS… Fu fatta ancora una distribuzione di pane” (Pag. 197).

Alle 23 tutte le luci si spensero e cominciò il bombardamento; anche “il campo era stato colpito”. I malati delle baracche colpite e minacciate dal fuoco chiedono ricovero, ma vengono respinti dai loro compagni di prigionia. I tedeschi non c’erano più, le torrette erano vuote (Pag. 198). All’alba del giorno 19 Levi e due suoi compagni, avvolti in coperte, escono per cercare viveri, trovano delle patate ed una stufa; al rientro incontrano un tedesco in motocicletta che li ignora (Pagg. 198 – 201).

Il 20 gennaio “il campo era silenzioso. Altri spettri affamati si aggirano” nel campo, “barbe orami lunghe, occhi incavati” (Pag. 203). In lontananza Levi vedeva un lungo tratto di strada; vi passava a ondate la Wehrmacht in fuga e tedeschi a cavallo, in bicicletta, a piedi, armati e disarmati. All’alba del 21 gennaio la pianura era deserta. Anche i civili polacchi erano scomparsi (Pag. 205). Una indescrivibile sporcizia aveva invaso ogni reparto del campo (Pag. 206).

Il 22 gennaio molti cadaveri furono accatastati in una trincea (Pag. 209); il 24 gennaio “il mucchio di cadaveri, di fronte alla nostra finestra, rovinava ormai fuori dalla fossa… Nel campo nessun ammalato guariva, molti invece si ammalavano di polmonite e diarrea” (Pag. 213). “Tutti si dicevano, a vicenda, che i russi, presto, subito, sarebbero arrivati” (Pag. 216), ma i russi arrivarono il 27 gennaio. Solo uno del gruppo degli 11 ammalati di scarlattina era morto nei dieci giorni, ma altri 5 sono morti nell’infermeria russa provvisoria (Pag. 218).

LEVI NON HA VISTO?

Levi ha ultimato il suo libro nel gennaio 1947, quando le notizie sulle camere a gas e sul genocidio degli ebrei erano ormai di pubblico dominio, ma essendosi limitato a riportare i fatti di cui aveva “diretta esperienza”, ha solo parlato genericamente di “selezioni” e di “andare in gas”; infatti non conosceva “i dettagli delle camere a gas e dei crematori”, che ha appreso “soltanto dopo, quando tutto il mondo li ha appresi”; così come non parla dei lager russi, perché non c’è stato (Pag. 233).

E’ vero che Levi si trovava a Monovitz e non a Brikenau, ma gli scambi di personale fra i vari campi erano frequenti, e l’invio di molte migliaia di deportati nelle camere a gas, ogni giorno, non poteva essere tenuto nascosto ad un attento osservatore.

Come mai il Levi, partigiano ebreo, debole e maldestro, quindi pericoloso per i tedeschi e poco utile come lavoratore manuale, non solo è scampato alle selezioni, ma è stato inviato in infermeria per due volte, la 2° volta quando i russi ormai stavano avanzando verso Cracovia?

Levi tenta una giustificazione: “entravano in campo quelli che il caso faceva scendere da un lato del convoglio; andavano in gas gli altri” (Pag. 20). Questa giustificazione contrasta con tutte le altre testimonianze sullo sterminio ebraico e fa a pugni con la logica di uno sterminio programmato su vasta scala e con la organizzazione tedesca.

Lo stesso Levi scrive che il giorno dell’urgente sgombero del campo, “una maresciallo delle SS fece il giro delle baracche. Nominò in ognuna un capo – baracca scegliendo fra i non ebrei rimasti, e dispose che fosse fato immediatamente un elenco dei malati, distinto in ebrei e non ebrei… E nessun ebreo pensò seriamente di vivere fino al giorno successivo” (Pag. 197).

Quindi l’organizzazione tedesca era rimasta intatta fino all’ultimo momento, e Levi e gli ebrei non venivano “selezionati” perché questi erano gli ordini.

Infatti il Levi aveva incontrato due ragazzi ebrei giovanissimi, che erano in lager da tre anni (Pag. 34).

Nel campo le “SS ci sono sì, ma sono poche; e fuori dal campo, e si vedono relativamente di rado: i nostri padroni effettivi sono i triangoli verdi, i quali hanno mano libera su di noi”. (Pag. 37).

Io sono uno degli ebrei italiani, tutti dottori, “che non sanno lavorare e si lasciano rubare il pane e prendono schiaffi dalla mattina alla sera… Persino gli ebrei polacchi li disprezzano perché non sanno parlare yiddish” (Pag. 59).

L’esame dei fatti vissuti dal Levi ci consente di mettere in dubbio che esistesse un piano di sterminio degli ebrei, perché altrimenti lui, partigiano ebreo, debole e maldestro non sarebbe potuto sfuggire alle selezioni ed alle camere a gas, e non sarebbe stato curato in infermeria per due volte, ricevendo forti dosi di sulfamidici, un medicinale scoperto nel 1935, e confermano quanto descritto dal vituperato partigiano francese Paul Rassinier, deportato a Buchenwald, da cui era tornato invalido al 100% + 5%, il cui mirabile volume “La menzogna di Ulisse” è stato prima ignorato e poi bollato come nazista; confermano cioè che le violenze erano normalmente compiute dagli stessi deportati e non dalle SS, che erano poche e troppo occupate.

Il “pregevole” libro del Levi era stato rifiutato dai grandi editori e stampato da una piccola casa editrice in 2500 copie per cadere subito nell’oblio. Riteniamo che questa sia stata una fortuna perché così il testo non ha subito manomissioni tali da eliminare le notizie che invece può fornirci. Evidentemente allora la censura, o l’autocensura, non aveva raggiunto l’attuale livello di perfezionamento.

Solo nel 1958 il libro è stato ristampato da Einaudi, e poi tradotto in sei lingue, ridotto per la radio e la televisione, ed infine adottato nelle scuole. A questo punto però era necessario concedere qualcosa e perciò l’edizione scolastica del 1976 è stata integrata con un’appendice, nella quale si è potuto colmare qualche “lacuna” del libro.

TUTTI I TEDESCHI RESPONSABILI.

Nell’appendice il Levi scrive che “come mia indole personale non sono facile all’odio” (Pag. 222), ma “gli occhi azzurri e i capelli biondi sono essenzialmente malvagi” (Pag. 134). “I tedeschi sono sordi e ciechi; chiusi in una corazza di ostinazione e di deliberata sconoscenza… Fabbricano rifugi, trincee, riparano i danni, costruiscono, combattono, comandano, organizzano ed uccidono. Che potrebbero fare? Sono tedeschi; non potrebbero fare altrimenti” (Pag. 177). Il popolo tedesco non ha tentato “di prendere le distanze dal nazismo… E di questa deliberata omissione lo ritengo pienamente colpevole” (Pa. 227). “Infatti, centinaia di migliaia di tedeschi furono rinchiusi nei Lager fin dai primi mesi del nazismo… E tutto il Paese lo sapeva, e sapeva che nei Lager si soffriva e si moriva” (Pag. 225).

Come spesso succede, per rimediare alle omissioni del suo libro, il Levi ora esagera senza badare alle contraddizioni, perché, se fosse vero che centinaia di migliaia di tedeschi erano stati rinchiusi nei Lager del naziso, è evidente che l’opposizione sarebbe stata molto diffusa. Ma non è vero.

Secondo il volume “Hitler – pro e contro”, edizioni Mondadori, gli internati in Germania erano complessivamente 40.000 (2). W. Schirer, che dopo la guerra ha avuto la mano, o meglio, la penna pesante nella sua “Storia del III Reich”, ha affermato che, negli anni precedenti la guerra, la popolazione dei campi di concentramento nazisti non contò probabilmente più di 20.000 – 30.000 individui contemporaneamente (3). Anche Lord Russel ha affermato che erano 20.000 (4).

Nella foga ora il Levi smentisce anche se stesso, quando aggiunge che il libo aveva “incominciato a scriverlo là, in quel laboratorio tedesco pieno di gelo, di guerra e di sguardi indiscreti” (Pag. 221), dimenticando che prima aveva scritto che stava al coperto e al caldo ed era libero di di uscire quando voleva (Pag. 178).

LA DIREZIONE CLANDESTINA DEI LAGER.

Sempre nella appendice il Levi ci informa che nei Lager era presente una “esperienza cospirativa” che sfociava “in attività di difesa abbastanza efficienti”. Nei Lager si riusciva “a ricattare e corrompere le SS”, a sabotare il lavoro, “a comunicare via radio con gli alleati, fornendo loro le notizie sulle orrende condizioni dei campi”, “a pilotare le selezioni mandando a morte le spie e i traditori e salvando prigionieri la cui sopravvivenza avesse per qualsiasi motivo importanza particolare, a prepararsi anche militarmente a resistere”, anche se ad Auschwitz una difesa attiva o passiva era particolarmente difficile (Pag. 229).

Nell’aprile del 1988, presso l’Istituto Gramsci di Genova, si era tenuta una mostra sulla resistenza tedesca dove, fra l’altro, una foto scattata subito dopo la liberazione di Buchenwald, mostrava la direzione clandestina del campo, composta da rappresentanti di tutte le nazionalità, tutti visibilmente in buone condizioni di salute (Foto n° 270).

Anche il libretto “Mauthausen”, distribuito ai visitatori all’ingresso del Lager, conferma l’attiva presenza della direzione clandestina.

Nel campo erano internati gruppi “di criminali ai quali fino alla primavera del 1944 erano state affidate quasi tutte le mansioni di direzione dei deportati (kapos, personale di blocco, ecc.). L’allontanamento dei criminali da questi posti nell’ultimo periodo del dominio nazionalsocialista era stato un’importante successo dell’organizzazione internazionale della resistenza dei deportati”, creata clandestinamente nel campo nell’estate del 1943.

Il comitato all’inizio del 1945 organizzò formazioni militari dirette da un Colonnello austriaco ed un Maggiore sovietico, ed assunse la direzione del campo il 4 maggio 1945. “Le formazioni militari dei deportati disarmarono le unità SS, che non erano fuggite, e combatterono anche contro le unità SS in ritirata nei pressi del campo e lungo il Danubio. Il 7 maggio 1945 i deportati vennero definitivamente liberati dai soldati dell’esercito USA”.

Quindi risulta confermato che i Lager negli ultimi giorni, o mesi, prima della loro occupazione, o liberazione, erano in larga misura gestiti dai Comitati clandestini, che erano0 in contatto con gli alleati.

Le conclusioni che discendono dalle presenza nei campi dei Comitati clandestini e dai fatti descritti dal Levi negli ultimi giorni di prigionia, pur ripugnando alla coscienza di ogni uomo civile, e pur apparendo in un primo tempo inaccettabili, risultano invece chiare ed inevitabili.

(SEGUE SUL PROSSIMO NUMERO)