E CONTINUEREMO A CHIAMARLI “MAFIOSI” (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Aprile 2019)

Mentre i miei illustri Camerati (compresi i tesserati, purtroppo) si dilettano scrivendo cazzate su Facebook, spacciandosi per i più duri e saggi della politica (politica che NON fanno, dato che scrivere cretinate è un modo comodo per restarsene a casa e non rischiare nulla), il sottoscritto venerdì si è recato al Comune di Cellarengo (AT) per depositare la lista elettorale del MFL-PSN.

Sapendo già che i mafiosi prezzolati della Prefettura locale non avrebbero più accettato il logo con il Fascio Repubblicano (che pure avevano correttamente accettato dal 1999 al 2012), ho depositato quello di riserva del Partito Socialista Nazionale, ovvero lo stesso logo accettato 5 anni sempre a Cellarengo e con il quale ero stato eletto Consigliere Comunale, insieme a due altri Camerati.

PSN

Ma non avevo calcolato che, nella Repubblica Banana nata dalla mafia e dalla “resistenza”, le Leggi non esistono ed i capobastone delle Prefetture si muovono solo in base ai pizzini inviati loro dai capi della mafia, i quali risiedono presso il Ministero dell’Interno (Sarà per il nuovo clima voluto dal “nazifascista” divenuto Ministro?), il solerte funzionario locale mi comunicava telefonicamente che il simbolo (legittimo soli 5 anni fa) non si poteva accettare!

Motivo? Il paragrafo delle istruzioni ministeriali (che 5 anni fa era identico ad oggi) e che, proprio in nostro onore, era stato aggiunto a quelle istruzioni; secondo questa porcata scritta male e studiata peggio, vanno esclusi:

  • I contrassegni in cui siano contenute espressioni, immagini o raffi­gurazioni che facciano riferimento, anche indirettamente, a ideo­logie autoritarie (per esempio, le parole «fascismo», «nazismo»,«nazionalsocialismo» e simili), come tali vietate a norma della XII disposizione transitoria e finale, primo comma, della Costituzione e dalla legge 20 giugno 1952, n.645;

Ora, né la XII Disposizione transitoria della Costituzione, né la Legge Scelba, citano in alcun modo il nazionalsocialismo, ma vallo a spiegare ai mafiosi del Ministero… Inoltre, dato che si parla di “ideologie autoritarie”, sarebbe il caso di capire come mai, ad ogni elezione, si moltiplicano i criminali eredi degli assassini bolscevichi che utilizzano il triste simbolo di falce e martello per i loro contrassegni… Ma pretendere un sussulto di orgoglio da parte di Vice prefetti mafiosi e loro reggicoda è cosa impossibile, indi continueremo a vedere ovunque liste che si rifanno al comunismo ed ai suoi simboli intrisi di sangue.

Ma torniamo a noi e vediamo le dotte dissertazioni con le quali il solerte funzionario della Repubblica Banana ha preteso di bocciare il nostro simbolo; in primis, secondo il saggio, l’aquila sarebbe Fascista! Ora, non so se il dotto vice Prefetto è un emulo di San Francesco che parlava agli uccelli, ed ha ricevuto la confidenza dall’aquila, ma secondo me l’aquila, come del resto il Fascio, sono simboli USATI ANCHE dal Fascismo, non esclusivamente Fascisti.

Come secondo motivo, l’eroe dell’antifascismo prefettizio sosteneva che la dicitura Partito Socialista Nazionale ricordava troppo il nazionalsocialismo (che, come detto prima, non viene mai citato dalle Leggi liberticide antifasciste), ed infine, come ciliegina sulla torta, mi contestava il fatto che il sole nascente (simbolo del socialismo) era il simbolo del PSDI!

Ora, a parte il fatto che il PSDI non esiste più, il solerte funzionario privo di occhiali non si accorge del fatto che quel simbolo socialista è solo parte del nostro logo, e che nessuno può vantarne l’esclusiva in quanto simbolo storico riferito al socialismo, e come tale utilizzato in varie forme da moltissimi partiti di ispirazione socialista dal 1945 ad oggi… Un po’ come falce e martello, triste logo utilizzato da decine di partiti e partitini di ispirazione comunista, senza che nessuno di essi possa vantare un copyright. Unica regola accettata è la necessità di non creare simboli confondibili con quelli di altri partiti esistenti, cosa che nel nostro caso, a meno che non si sia ciechi, difficilmente si può dire pensando al simbolo del fu PSDI.

Capita l’antifona, spiego all’eroe della resistenza prefettizia che mi sono rotto i coglioni dei loro abusi e sabotaggi, ma il solerte funzionario mi dice che lui, bontà sua, vuole aiutarmi, non sabotarmi… Basterebbe andare a trovarlo ad Asti, modificare il tipo di aquila, cambiare qualcosa nella dicitura e in chissà cos’altro… Rispondo che non ho intenzione di sorbirmi 70 Km di strada per farmi prendere per il culo da loro e che piuttosto invierò via mail un loco composto da un cerchio bianco, giusto per farli felici.

Fra l’altro, è bello notare come la tattica degli sbirri, siano essi in divisa o prefettizi, e sempre la stessa: vessarti e rovinarti la vita, ma sempre per aiutarti! Ricordo gli infami sbirri digossini che, durante varie perquisizioni domiciliari volte a trovare qualsiasi cosa per incastrare il pericoloso Fascista, bofonchiavano di essere dalla mia parte e di ammirarmi… Ce ne vorrebbero di persone come lei, Gariglio… Forse per potere fare più perquisizioni arbitrare ed immotivate? Mah…

Alla fine, ho inviato a questi delinquenti prezzolati un simbolo con cerchio bianco e scritta centrale: CENSURATI. Ora saranno felici e potranno attendere fiduciosi l’encomio solenne dal Ministero, e magari una medaglietta di latta al valore antifascista!

Immagine1

Nel frattempo, ho già preparato un logo per gli anni futuri; ai prossimi sabotaggi dei mafiosi prefettizi, presenterò un logo con al centro l’acronimo P. N. F. E sotto di esso, il nome completo della lista: Per Non Fermarsi… Vedremo sei i compagni mafiosi delle prefetture potranno anche leggere nel pensiero per eliminare anche questo logo!

Potrei finire qui questo articolo, ma dopo le porcate descritte, ne è arrivata un’altra da parte di un illustre vice Prefetto astigiano; infatti, l’eco delle polemiche lanciate dal sottoscritto, ha raggiunto il giornalista villa novese Franco Cravero, il quale ha parlato della questione nell’articolo che pubblico a seguire, interpellando anche un membro della Prefettura per sentire e pubblicare la loro versione.

CRAVERO

Ebbene, il vice Prefetto, mentendo sapendo di mentire, ha dichiarato che nei 5 anni trascorsi dalla presentazione del simbolo oggi bocciato, era intervenuta una nuova, non meglio precisata, Sentenza!

Ora, quello che più mi fa imbestialire non è il vizio della menzogna di questi “signori”, ma il vizio peggiore di trattare i cittadini come se fossero dei minorati mentali, antico retaggio dei funzionari delle corti borboniche, i quali avevano a che fare con una cittadinanza composta da più dell’80% di analfabeti!

E allora, dato che il Regno di Borbone non esiste più da qualche annetto, vediamo di spiegare al mitico vice Prefetto qualcosa che dovrebbe ben sapere.

In primis, se 5 anni fa decisi di presentare il logo di riserva, non lo feci per amore del regime antifascista, ma semplicemente perché l’anno precedente una degna collega di questo “signore” aveva respinto il logo del Fascio repubblicano, usato nelle elezioni astigiane dal lontano 1999. La scusa della vice “prefetta” fu la stessa: una Sentenza precedente del Consiglio di Stato, che avrebbe reso, per magia, il nostro logo illegale!

Ora, sarebbe bene spiegare agli sbirri prefettizi che i TAR ed il Consiglio di Stato sono Tribunali amministra-tivi, e che in quanto tali possono giudicare se un atto della pubblica amministra-zione è corretto o non lo è, ma non costituiscono affatto precedente giuridico, cosa che è riservata solo alle Sezioni Unite della Cassazione.

“Quanto vale un precedente in Italia. Nulla, o poco più, se si tratta di un giudice di primo o secondo grado (cosiddetto giudice di merito); un poco, ma non tantissimo, se si tratta della Cassazione; molto se si tratta della Cassazione a Sezioni Unite. Di fatto, però, c’è una sola cosa: nel nostro Paese – a differenza di quelli inglesi e americani – il precedente non è vincolante e ogni giudice può decidere “di testa sua”, discostandosi dalle interpretazioni della stessa Cassazione. Cassazione che, peraltro, è sempre pronta a dire il contrario di quanto da essa stessa affermato in precedenza; non poche volte infatti si assiste a sentenze, emesse da alcune sezioni della Corte Suprema, completamente diverse da quelle emesse da altre. Così, in questi casi, per dirimere le divergenze interpretative sulle questioni più importanti, intervengono le Sezioni Unite. Ma, nel frattempo, è il caos”.

https://www.laleggepertutti.it/160008_quanto-vale-un-precedente-in-italia

Ovviamente c’è molto di più; se ancora qualche idiota crede che una Sentenza del TAR o del Consiglio di Stato debba costituire precedente giuridico a cui appellarsi per eliminare le nostre liste, con qualsiasi simbolo presentate, consiglio la lettura di questa Sentenza del 1994:

CONSIGLIO DI STATO

 I Sezione, 23 febbraio 1994, n. 173/94

Concernente l’ammissibilità quale contrassegno elettorale dell’emblema del fascio romano.

Il Ministero dell’interno riferisce che l’associazione politica denominata “Movimento fascismo e libertà” – costituitasi con atto 25 luglio 1991 ai rogiti del Notaio … – in occasione di varie tornate elettorali ha presentato un contrassegno con le scritte “democrazia corporativa” e “fascismo e libertà” e il simbolo del fascio littorio, peraltro indicato dai presentatori come l’emblema della Repubblica romana di G. Mazzini.

Il Ministero riferisce inoltre a proposito di alcune vicende giudiziarie; taluna di esse concerne la costituzione del Movimento in quanto tale, con riferimento all’ipotesi del reato di ricostituzione del partito fascista o a quello di

manifestazioni fasciste; altre riguardano la questione dell’ammissibilità del contrassegno dal punto di vista delle leggi elettorali.

E precisamente:

a) in sede penale, sono intervenuti due decreti di archiviazione (9 ottobre 1991 e 14 febbraio 1992) pronunciati da giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, in altrettanti procedimenti (uno dei quali risultante dalla riunione di più procedure avviate in varie sedi giudiziarie) per i reati previsti dalla L. 20 giugno 1952 n. 645. In entrambi i casi, i giudici hanno osservato che nello statuto e nei programmi del Movimento vi è bensì un richiamo esplicito ad alcuni aspetti (es.: il corporativismo) del fascismo mussoliniano, ma che tale richiamo è inserito in un quadro programmatico e ideologico più ampio nel quale risultano recepiti alcuni principi basilari di libertà e di democrazia. In sintesi, i giudici penali hanno ritenuto che il Movimento in parola presenti caratteristiche sufficienti a differenziarlo da un ricostituito partito fascista;

b) in sede amministrativa elettorale, l’Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione ha rigettato l’opposizione dei responsabili del Movimento alla esclusione del contrassegno, disposta dal Ministero dell’interno. In proposito l’Ufficio elettorale centrale ha affermato che il suddetto contrassegno “non incorre in nessuno dei divieti contenuti nel terzo comma e seguenti dell’art. 14 D.P.R. n. 361 del 1957”; e che tuttavia la denominazione “fascismo” e il simbolo del fascio littorio, ponendosi in contrasto con la disposizione finale XII della Costituzione, giustificano e rendono dovuta l’esclusione del contrassegno dalle competizioni elettorali. A seguito di questa pronuncia il contrassegno è stato riproposto emendato con la soppressione della parola “fascismo”; ma l’Ufficio elettorale centrale ha dichiarato inammissibile la ripresentazione, peraltro solo per ragioni formali (perché effettuata da un soggetto non legittimato) e, dunque, senza pronunciarsi nel merito;

c) in sede giurisdizionale amministrativa, e più precisamente in sede cautelare, il T.A.R. del Lazio prima, e poi il Consiglio di Stato hanno sospeso l’ultimo procedimento di esclusione, ammettendo “con riserva” il contrassegno nella sua versione emendata (e cioè senza la parola “fascismo”).

Ciò premesso, il Ministero chiede a questo Consiglio di esprimersi in sede consultiva sulla questione della ammissibilità del contrassegno.

La Sezione sottolinea, innanzi tutto, che il quesito non riguarda gli aspetti penali e in particolare il punto se le linee statutarie e programmatiche del Movimento integrino o meno la fattispecie della ricostituzione del partito fascista, o quella di manifestazioni fasciste, ipotesi entrambe contemplate dalla legge del 1952.

Dal punto di vista penale, invero, non vi è che da prendere atto delle pronunce intervenute nella sede competente; salvo ricordare che si tratta si decreti di archiviazione, significativi – anche perché motivati – ma di per sé non suscettibili di formare cosa giudicata.

Dal punto di vista amministrativo-elettorale, che è quello cui il quesito propriamente si riferisce, conviene ugualmente prendere atto di quanto affermato dall’Ufficio elettorale centrale della Corte di cassazione, riguardo alla insussistenza di alcuna ipotesi di violazione dei divieti in materia di contrassegni, contenute nell’art. 14 del testo unico elettorale del 1957; divieti che lo stesso Ufficio riconosce essere “tassativi”.

Fatte queste precisazioni, il quesito del Ministero può essere così puntualizzato:

1) Se, in assenza di apposite disposizioni della legge elettorale, sia legittimo negare l’ammissione ad un contrassegno che si ponga in oggettivo contrasto con altre norme di primaria rilevanza – in particolare, la disposizione finale XII della Costituzione e la legge n. 645 del 1952;

2) Se il contrasto con le norme suddette sia ravvisabile in concreto nel contrassegno del Movimento fascismo e libertà, sia nella versione contenente oltre al simbolo anche la parola “fascismo”, sia nella versione emendata da tale parola.

Sul primo punto, il Collegio ritiene che sia da condividere l’orientamento dell’Ufficio elettorale centrale. Al di là dei divieti espressi dal testo unico del 1957, e ferma restando, di massima, la tassatività del relativo elenco, non è concepibile che un raggruppamento politico partecipi alla competizione elettorale sotto un contrassegno che si richiama esplicitamente al partito fascista bandito irrevocabilmente dalla Costituzione, con norma tanto più grave e severa, in quanto eccezionalmente derogatoria al principio supremo della pluralità, libertà e parità delle tendenze politiche. Ciò si dice, beninteso, con riferimento al contrassegno in quanto tale, lasciando ad altra sede, come già detto, ogni giudizio sulla questione se quel raggruppamento politico integri o meno gli estremi della ricostituzione del partito fascista.

Sul secondo punto, si condivide ugualmente il giudizio dell’Ufficio centrale elettorale, nel senso che un contrassegno che espone congiuntamente l’emblema del fascio e una scritta comprendente la parola “fascismo” ricade nell’ipotesi di cui sopra, e va dichiarato inammissibile.

Altro è da dire per quanto riguarda l’emblema da solo, o accompagnato da una scritta nella quale la parola”fascismo” non compare. Su questo particolare profilo l’Ufficio centrale elettorale non si è pronunciato (si è detto sopra che questa versione emendata è stata respinta per ragioni puramente procedurali, senza una valutazione nel merito) mentre il T.A.R. del Lazio e la V Sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato si sono pronunciati ammettendo il contrassegno. È vero che si tratta di ordinanze cautelari (la seconda confermativa della prima) e come tali frutto di una valutazione sommaria e revocabile, e, per di più, verosimilmente ispirata anche a considerazioni di opportunità empirica, che non avrebbero ingresso in un giudizio di stretta legittimità. Ma è anche vero che non può essere sfuggita ai collegi giurisdizionali la rilevanza e la delicatezza del problema di fondo; sicché, se hanno giudicato opportuno ammettere “con riserva” quel contrassegno, è presumibile che abbiano valutato legittimo l’uso del semplice emblema, non accompagnato dalla parola “fascismo”.

E questa è anche l’opinione di questo Collegio. Il fascio, usato nell’antica Roma come insegna dei magistrati elettivi dotati di potere di comando (imperium), ha assunto nel tempo il valore di simbolo della forma repubblicana dello Stato – e in particolare di una repubblica non oligarchica né aristocratica, ma retta dalla volontà popolare espressa mediante libere elezioni. Così è stato adottato dalla Rivoluzione francese, ed è tuttora l’emblema ufficioso di quella Repubblica; ed è stato adottato anche dalla Repubblica romana dei Giuseppe Mazzini, e anche da qualche altro Stato (es.: il cantone elvetico di San Gallo). È vero che di questo emblema si è appropriato anche il partito mussoliniano, dapprima solo con riferimento ad una ispirazione genericamente rivoluzionaria, poi con l’intenzione – tanto insistitamente declamata, quanto arbitraria e ingiustificata nei fatti – di accreditare il regime mussoliniano come l’erede e il continuatore della Roma repubblicana ed imperiale. Ed è anche vero che all’occhio dell’osservatore italiano l’emblema del fascio non può non richiamare alla memoria, primariamente, proprio il regime fascista. Ma non si può dire che quel simbolo, in sé e per se, abbia un significato unico ed univoco – e forse si dovrebbe anche distinguere a seconda delle varie elaborazioni grafiche, diversificate dalla forma della scure e dalla sua posizione rispetto alle verghe: solo alcune versioni, infatti possono dirsi tipicamente fasciste.

In conclusione, l’emblema del fascio romano, disgiunto dalla parola “fascismo”, si può considerare ammissibile, ai fini contemplati dal quesito del Ministero dell’interno.

https://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/export/sites/default/AALL/Elezioni/GuidaElezAmm/0_allegati/altri_documenti/1991_2000/CdSt_173_94.pdf

Piaciuta la Sentenza? Ebbene, qualche “saggio” vice Prefetto saprebbe dirmi perché questa non è mai stata presa in considerazione come precedente vincolante? E perché non venne presa ad esempio la Sentenza del TAR della Sicilia, che nel 1996 ammise il nostro logo (completo della parola Fascismo) alle locali elezioni Regionali?

Forse le Sentenze costituiscono precedente giuridico solo quando ci danno torto, mentre quando sono favorevoli rimangono lettera morta?

Ma se è così, si potrebbe sapere in base a quale Legge questo accade?

Fra l’altro, la Sentenza del C.d.S. sopra riportata non venne presa in considerazione sia nel bene, sia nel male, in quanto spesso e volentieri i vice prefetti nostrani ammisero il nostro contrassegno completo, ovvero con la scritta “Fascismo e Libertà”; proprio qui  ad Asti, dopo una prima ricusazione nel 1999, le nostre liste vennero riammesse dopo la presentazione del fascicolo delle Sentenze e dei decreti di archiviazione che sancivano la nostra piena legittimità riconosciuta dalla Magistratura Penale… E poterono partecipare alle elezioni nell’astigiano e nel torinese dal 1999 al 2006, allorquando osai presentare la lista a Torino città!

Solo in quel caso, data la troppa pubblicità, le cosiddette “autorità” ci vietarono la parola Fascismo, costringendoci a censurarla, ma permettendoci comunque il logo del Fascio repubblicano!

Quindi, nonostante il blaterio di certi vice prefetti, non esiste una normativa vincolante ed assoluta, ma esistono solo interpretazioni che ogni prefettura ed ogni delinquente in toga amministrativa piegano alla loro volontà ed a quella dei vari “pizzini” ricevuti dal Ministero dell’Interno e da chissà quale altra istituzione mafiosa!

E’ appena il caso di ricordare, giusto per smentire i solerti funzionari antifascisti, che alle decine di interpellanze parlamentari presentate nel corso degli anni contro il nostro movimento, i delegati del Ministero dell’Interno hanno sempre risposto, invariabilmente, che non spetta al Ministero stabilire se un movimento politico sia legale o meno, ma spetta invece alla Magistratura penale, la quale si è sempre pronunciata a nostro favore.

Eppure, nel corso degli anni, abbiamo visto il Ministero rimangiarsi le sue stesse risposte, ed i giudici amministrativi di TAR e CdS travalicare i poteri assegnatigli, al fine di pontificare contro la presentazione delle nostre liste, e persino contro l’esistenza stessa del MFL-PSN!

Parlando estremamente chiaro, il fatto che l’ostracismo dimostrato da certe “autorità” borboniche nei nostri confronti derivi da non meglio identificate “istruzioni” inviate dall’alto, è dimostrato proprio da questo cambio di orientamenti; se tutte le contestazioni ai nostri danni sono sempre mosse da imprecisate violazioni della XII disposizione transitoria e/o della Legge Scelba, qualcuno saprebbe dirmi se queste disposizioni sono variate dal 1993 – 94 ad oggi?

Se sì, mostrateci queste variazioni; se no, spiegateci perché le nostre liste erano legali in quegli anni, e perché non lo sono più ora!

Mfl più o meno ammessi

Pensiamo alla Sicilia: dal 1993 le nostre liste, con il logo storico, sono state presenti a Catania, Palermo e persino alle elezioni regionali; fino al 1999, dopo la mia elezione a Consigliere Comunale di Dusino San Michele (AT), alcuni falsari che tentavano di impadronirsi del MFL, presentarono una lista in provincia di Palermo con il nostro logo senza alcun disturbo da parte delle autorità… Ma negli anni successivi, sconfitti i falsari mistificatori a suon di Sentenze, tutte le liste presentate da noi, cioè il vero e legittimo MFL (divenuto in seguito anche PSN), sono state respinte senza che nessuno avesse mai il coraggio di spiegarci cosa era cambiato.

Viene quasi da pensare che il MFL di Giorgio Pisanò fosse giudicato da leggi diverse da quelle che giudicano il MFL di Carlo Gariglio!

Ma tornando al discorso di apertura, ovvero quello intorno alle bizzarre dichiarazioni del vice prefetto astigiano Mastrocola, è a malapena il caso di fare notare un particolare: nessuna Sentenza riguardante il MFL-PSN è stata emessa nei 5 anni che vanno dal 2014 al 2019; tentando di immedesimarmi nella fervida fantasia del vice Prefetto, posso solo pensare che le sue parole si riferiscano alla Sentenza che ha invalidato, nel mantovano, l’elezione a Consigliere Comunale di una ragazza, figlia del fondatore dei cosiddetti Fasci de Lavoro, ovvero un movimento clone del nostro, voluto, tollerato e favorito dai poteri forti fino a quando ha fatto loro comodo in chiave anti MFL-PSN.

Questo “movimento”, per chi non lo sapesse, nacque proprio come disturbo al vero MFL-PSN grazie ad una mezza dozzina di farabutti che avevano tentato, anni prima, di impadronirsi del legittimo movimento fondato da Giorgio Pisanò; una volta esauriti tutti i tentativi, dopo avere collezionato svariate Sentenze contrarie, questi “signori” si ridussero a clonare il nostro logo ed il nostro Statuto, per fondare la loro falsa creatura, sponsorizzati, guarda caso, da un ex generale golpista e massone!

Stranamente, mentre il nostro MFL-PSN veniva sabotato ad ogni presentazione elettorale, i cloni dei FIL per circa 15 anni si sono presentati alle elezioni nel mantovano, senza mai subire alcuna contestazione, ed ottenendo addirittura spazi sui vari giornali nazionali, con tanto di commento entusiasta di Enzo Biagi, che li lodò per la loro coerenza ideale e per essere i primi a presentarsi come movimento dichiaratamente Fascista… Noi, esistenti da “soli” dieci anni, evidentemente non meritavamo le lodi di giudei, massoni e golpisti vari!

Ora, esaurito il loro compito di sabotatori, quello stesso regime che li ha coccolati per 15 anni, si è rivoltato nel 2017, annullando la loro partecipazione elettorale e l’elezione del Consigliere Comunale… Da notare: su iniziativa e relativo ricorso del Movimento 5 “zecche”, tanto per fare capire ai molti coglioni d’area che lo sostengono a chi fanno veramente capo questi escrementi della politica!

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/31/mantova-il-consiglio-di-stato-invalida-le-elezioni-a-sermide-tra-le-liste-anche-quella-dei-fasci-del-lavoro/4394226/

In piena sintonia con la logica di questa repubblica delle banane, quelli che fondarono il movimento clone 15 anni prima, sono stati rinviati a giudizio per i soliti reati di “ricostituzione” e boiate annesse… Ma, guarda caso, il 22 marzo del 2019 (evidentemente questo è sfuggito al vice Prefetto Mastrocola, nonostante la sua attenzione alle Sentenze passate), i maggiori quotidiani italiani riferivano che membro e fondatori dei FIL erano stati prosciolti da ogni accusa e che quindi, come già il MFL-PSN, anche il partito dei FIL era del tutto legale!

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/03/22/news/fascismo_mantova_fasci_italiani_del_lavoro_sermide-222244402/

Ennesima porcheria italica commessa contro un movimento politico, sebbene costituito da infami falsari, che non violava alcuna Legge e che, proprio per questo motivo, aveva tutto il diritto di presentarsi alle elezioni con il proprio nome ed il proprio simbolo.

Giusto per completezza dell’informazione, al fine di capire quanto amore nei confronti del Fascismo storico avessero gli infami dei FIL, riporto una breve dichiarazione del fondatore, apparsa sui giornali:

“Adesso ci ripresenteremo alle elezioni della prossima primavera per riprenderci il maltolto”, ha detto riferendosi alla sentenza del Consiglio di Stato. “Questa volta – ha aggiunto – ci presenteremo con la lista e il simbolo l’Italia agli italiani”. Un cartello a cui aderiscono anche Forza Nuova e altre sigle dell’estrema destra italiana”.

Capito, i prodi “fascisti” mantovani? Forza Nuova ed altre sigle dell’estrema destra!

Duri e puri che corrono a gettare nel cesso il simbolo del Fascio, schierandosi con la destra!

A conclusione di questo lungo articolo, mi rimane una domanda da porgere al solerte vice Prefetto Mastrocola, che tenta di giustificare l’ostracismo contro il logo di riserva presentato alle elezioni di Cellarengo…

Ma che cazzo dovrebbe c’entrare una Sentenza che riguarda un movimento politico dichiaratamente Fascista, avente come simbolo un Fascio e nella denominazione la parola “Fasci”, con il nostro contrassegno di riserva del Partito Socialista Nazionale, avente come simbolo un’aquila combinata con uno dei simboli storici del Socialismo?

Scommettiamo che non avremo mai una risposta?

Carlo Gariglio

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SBIRRI, MAGISTRATI E VITA REALE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Dicembre 2018)

Una delle tantissime cose che mi fanno odiare gli imbecilli della cosiddetta “area” (e fra questi, purtroppo, mi tocca anche inserire alcuni dei nostri tesserati), è la tendenza assurda ad “amare”esercito e forze dell’ordine (che meglio sarebbe chiamare disordine), accomunandole alla nostra ideologia.

Questo deriva, oltre che da una profonda ignoranza, anche dal fatto che molti di questi “signori” non sono mai usciti dalla loro casa per propagandare il Fascismo (reale e/o presunto), e che quindi non hanno mai dovuto conoscere sulla propria pelle il modo di agire dei vari sbirri che imperversano nelle vite dei Fascisti veri, che si fanno conoscere e fanno politica anche al di fuori di Facebook e merda similare.

Leggo spesso cretinate che parlano di “eroi” dell’esercito caduti durante le varie missioni da Ascari, che l’esercito della colonia Italia ha compiuto non per la grandezza della Patria, ma per quella della patria dei giudeo – americani che ci comandano, nonché di “eroi” delle forze dell’ordine quando, una volta al secolo, costoro svolgono correttamente il proprio lavoro.

Eppure dovrebbe essere chiaro anche ai meno dotati intellettualmente: chi è pagato per fare un certo mestiere, quando lo fa non è un eroe, ma solo uno che fa il suo dovere; se un vigile del fuoco spegne un incendio, non è un eroe, ma un lavoratore che ha meritato lo stipendio, così come un Carabiniere e/o poliziotto che sventa un crimine.

E nessun militare di questa repubblica Banana sarà mai definibile “eroe” per essersi recato, senza motivo alcuno, ad ammazzare iracheni, libanesi, serbi, somali e chissà chi altro!

Certo, sarà per il fascino della divisa, che porta le donne ad andare a letto con chiunque la indossi, e certi maschietti a salutare romanamente, senza comprendere che una divisa delle SS e/o delle Camicie Nere non ha nulla a che fare con la divisa di Carabinieri, Paracadutisti, Alpini, Guardie giurate e magari portieri d’albergo!

Soprattutto i Carabinieri, lodati da molti idioti, hanno una storia che dimostra come la loro fedeltà sia volta a chi detiene il potere, e non certo al popolo, o a un’ideale particolare. Dopo la vergogna dell’8 settembre e la conseguente costituzione della RSI, moltissimi Carabinieri rimasti al nord collaborarono con le nuove autorità repubblicane, e molti di loro furono barbaramente trucidati dalla feccia partigiana… Ma è altrettanto vero che i Carabinieri rimasti al sud continuarono a servire l’inesistente regno d’Italia, combattendo a fianco dell’invasore angloamericano e macchiandosi le mani del sangue di innocenti eroi del Fascismo, come Ettore Muti.

SbirroOggigiorno, più modesta-mente, questi signori in divisa si limitano ad obbedire agli ordini di questa repubblica infame, al solo fine di guadagnarsi lo stipendio, senza badare a quelli cui rovinano l’esistenza per applicare questi ordini; sapeste quanti ne ho conosciuti di sbirri di ogni corpo pronti a dichiararsi Fascisti persino mentre rovesciavano i cassetti di casa mia, per obbedire a farneticanti ordini volti a colpire il “pericoloso” Fascista che aveva osato schierarsi prima con il Fronte Nazionale di Franco Freda, e poi con il MFL di Giorgio Pisanò.

Per non parlare di quelli che non si limitano ad obbedire gli ordini, ma addirittura lavorano alacremente per inventare dal nulla casi che serviranno ad incastrare altri “pericolosi” Fascisti.

Basti pensare alla povera Katia De Ritis, non solo arrestata ingiustamente dai Carabinieri del ROS (i quali non esitarono a minacciare l’85enne madre malata che protestava contro l’irruzione)mentre era malata di tumore ed in chemioterapia, ma addirittura incastrata da altri Carabinieri che le si erano infiltrati in casa per poterla coinvolgere in un golpe da operetta, che avrebbe dovuto tenersi con dei fucili da caccia da rubare ad un vicino di casa… Decine di intercettazioni diligentemente riportate dagli sbirri, nelle quali si sentivano dei poveracci dire delle frasi che più o meno diciamo tutti quando perdiamo la pazienza, ed un Capo golpe che, guarda caso, era proprio un ex Carabiniere e che, sempre casualmente, fu il primo ad uscire dalla galera dopo gli arresti illegittimi!

Ma vallo a spiegare a certi Fascisti da operetta che quella che chiamano “Benemerita” non ha proprio nulla a che fare con noi e che, al contrario, lavora per un regime che la utilizza in primis per reprimere proprio noi!

Giusto per aiutare i cretini nella comprensione, mi accingo a raccontare l’ultima mia esperienza diretta, che mostra le sinergie messe in atto da sbirri, magistrati e prefetti per rovinare l’esistenza a cittadini onesti che hanno quale unica colpa quella di avere e professare apertamente idee Fasciste e Nazionalsocialiste.

Non è la prima volta che parlo di certe porcherie, di solito messe in piedi dalla magistratura locale, come potrete anche rileggere in questo articolo:

http://lavvocatodeldiavolo.biz/?p=64;

tuttavia questa è la prima volta che mi capita di vedere una così stretta e capillare unità d’azione da parte delle cosiddette autorità della repubblichetta antifascista.

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Ma prima di procedere nel racconto è necessari una breve premessa, al fine di favorire la comprensione; negli anni 80, quando ancora vivevo a Torino con mia madre, mio padre, che già viveva e lavorava a Valfenera d’Asti (sono figlio di divorziati, caso mai non fosse chiaro), ottenne dai Carabinieri della stazione di Villanova d’Asti, il nulla osta a detenere una pistola in casa, a causa di alcune minacce ricevute dopo avere aperto una ditta di dimensioni considerevoli.

La pistola restò nel cassetto del suo comodino per anni, anche quando, nel 1989, mi trasferii insieme a quella che sarebbe divenuta a breve mia moglie, presso casa sua, per poterlo assistere dopo una grave malattia e relativa operazione.

Ripresosi dalla malattia, nel 1990 decise di trasferirsi nelle Marche, lasciando l’affitto di casa a me e mia moglie, dopo le nostre nozze del 1° Luglio 1990.

A quel punto sorse il problema della pistola; mio padre, privo di porto d’armi, non poteva portarla con sé, ma neppure io, privo di nulla osta, potevo detenerla nel luogo di residenza.

Fu proprio lo stesso Maresciallo dei Carabinieri che aveva concesso il nulla osta a mio padre e proporci la soluzione: una sorta di voltura dell’arma a nome mio, che mi dava il diritto di continuare a detenerla dove era sempre stata.

Così la pistola restò nello stesso comodino di sempre, che era diventato nel frattempo mio.

Lì rimase per alcuni anni, almeno fino a quando le autorità astigiane della Repubblica Banana non mi promossero a pericolo pubblico numero uno per le istituzioni antifasciste, ovvero dopo avere notato il mio impegno pubblico in politica per un’ideale che ben conoscete.

Dal 1992 circa, subii decine di perquisizioni per i motivi più fantasiosi e deliranti, durante le quali tutti gli sbirri dei vari corpi dello Stato, Digos in primis, mi chiesero di verificare lo stato della pistola e dove la tenessi, trovandola sempre nel cassetto del solito comodino.

Persino quando qualche gentile “compagno” decise di lanciare una molotov contro casa mia, non ricordo se nel 1994 o 1995, gli sbirri che sgomitarono per fotografare il mio balcone ed i cocci della molotov, procedettero allo stesso modo nei confronti della pistola.

Per la cronaca: dopo eroiche indagini, foto e commenti vari, le autorità della repubblichetta antifascista sentenziarono che la molotov fu certamente uno scherzo di cattivo gusto!

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Si arriva così, fra una porcata e l’altra del regime antifascista, alla fine dell’anno 2007, allorquando iniziai le operazioni di trasferimento da Valfenera d’Asti, al paese limitrofo di San Paolo Solbrito; ovviamente, anche in questo caso, non avrei potuto muovere l’arma per trasferirla… Mi rivolsi quandi, ancora una volta, ai Carabinieri di Villanova d’Asti, i quali mi aiutarono a risolvere il problema… Così, dal gennaio 2008 in poi, la mia cara pistola rimase nel cassetto del mio comodino, che si era però trasferito a San Paolo Solbrito.

E lì è rimasta per i successivi dieci anni, senza più essere disturbata da perquisizioni varie di chi probabilmente si era stancato di non trovare nulla per incastrare ed incarcerare il pericoloso Fascista che osava presentarsi alle elezioni!

Ma torniamo alla cronaca dell’ultima infamia che intendevo raccontarvi; un bella mattinata di alcuni giorni fa, io e mia moglie sentiamo una mezza dozzina di scampanellate consecutive, tipiche di una certa arroganza che ben conosciamo… Uscita a controllare, mia moglie nota un’auto dei Carabinieri davanti al cancello; i solerti difensori dello Stato antifascista dicono di dovere entrare per un controllo… Mia moglie chiede se poteva sapere il motivo e la risposta dell’arrogante graduato è stata: NO.

Ora, non so se costoro siano semplicemente ignoranti, o se credano di potere ottenere tutto con l’arroganza e la protervia, ma qualsiasi cretino sa bene che nessuno sbirro può pretendere di entrare a casa vostra senza un regolare mandato; chiunque, senza essere un genio, o un laureato, può trovare con una breve ricerca su Google quanto segue:

“Ma allora, se arrivano a casa i carabinieri e vogliono procedere alla perquisizione senza mandato: è vali-da? Assolutamente no. Senza mandato (e anche in caso di mancata indicazione degli elementi sin qui descritti), la perquisizione non è valida e puoi rifiutarti di farla fare. La perquisizione, per poter essere legittimamente effettuata, deve essere predisposta secondo la legge e nessun carabiniere può operarla di propria iniziativa; è un diritto del perquisito, infatti, avere un decreto motivato disposto dal pubblico ministero o dall’autorità giudiziaria competente”.

https://www.laleggepertutti.it/190599_carabinieri-perquisizione-senza-mandato-e-valida

Quindi l’arrogante Carabiniere antifascista avrebbe potuto ricevere, come risposta, una bella pedata nel sedere!

Ma, come sempre accade, chi non ha nulla da nascondere e non vuole allungare troppo una farsa, fa comunque entrare gli allegri sbirri, anche per sapere esattamente che cosa li abbia spinti a violare il domicilio di due cittadini onesti.

Una volta entrato, il graduato, dopo essersi lamentato per la presenza dei miei cani che gli avrebbero sporcato la divisa con i loro peli (sarebbe bastato evitare di rompere i coglioni al prossimo in casa propria, restandosene a casa e/o in Caserma), lancia la sua domanda da un milione di dollari: “Lei ha una pistola in casa?”

Rispondo sorridendo che ovviamente ho una pistola in casa e che loro lo sanno benissimo, in quanto regolarmente detenuta con nulla osta rilasciato proprio da loro (inteso come Carabinieri di Villanova d’Asti, non come persone fisiche), e che sarebbe grave se non l’avessi più…

Il Maresciallo chiede di vederla e lo porto davanti al comodino nel quale è sempre stata; inizia così una sceneggiata napoletana ch subito non capii (ma capii poco tempo dopo, cioè quando scoprii la sinergia fra sbirri e magistrati che vi illustrerò in seguito), nella quale il graduato, con toni da Mario Merola, iniziò quasi a disperarsi per la “grave” irregolarità! La pistola, a suo dire, dovrebbe essere custodita in una sorta di cassetta di sicurezza (o magari cassaforte?), separata da proiettili e caricatori.

Ribatto che molto stranamente nessuno dei tanti sbirri che mi perquisì casa e cassetto del comodino negli anni passati aveva mai trovato nulla da ridire sul luogo di conservazione della pistola, ma lui, imperterrito, risponde che non può farsi carico delle “irregolarità” dei suoi colleghi…

Infine, mi rivela il gran segreto: dal 2013 è cambiata la normativa, ed è stato introdotto l’obbligo della visita medica periodica per chi detiene armi.

Osservo che siamo alla fine del 2018, e che in quasi sei anni qualche genio della locale Stazione dei Carabinieri avrebbe potuto avvisarmi della cosa… Una telefonata, un sms, una mail, o magari una cartolina postale, se non addirittura un fischio dal finestrino dell’auto quando ci si incontra in paese!

Ma il Maresciallo risponde con una di quelle frasi che hanno reso celebri i Carabinieri delle barzellette: “Lo deve sapere, ne hanno parlato anche in TV!”

Peccato avere perso quel programma TV; magari sarà stato in qualche replica della serie Mediaset “Carabinieri”!

Proseguendo questa pagliacciata, il Maresciallo sequestra la pistola e mi chiede di raggiungerlo in caserma per stilare un verbale… Tanto noi cittadini non abbiamo un cazzo da fare, se non obbedire ai loro insulsi ordini!

Nella sala d’aspetto della caserma un Carabiniere mi rivolge domande demenziali, il cui senso non compresi subito: “Lei ha qualche antifurto? Porte blindate? Inferriate?”

Rispondo che avevo una pistola per badare alla mia sicurezza, e che tanto mi bastava.

Poco dopo, al momento di ritirare il verbale di sequestro, comincio a rendermi conto della porcata che mi stanno preparando, certamente ispirata da “qualcuno” con qualche pizzino… Leggo sul verbale, in neretto e bene evidenziato, che il sottoscritto custodiva la pistola sul comodino (non è vero, era in una vano interno), a disposizione di chiunque (vivo in casa con mia moglie, non ho mai avuto figli e non ospito nessuno)… Praticamente una evidente volontà di fare del male al sottoscritto per inguaiarlo.

Ma la cosa più assurda e degna del cabaret dello Zelig è la seguente: gli sbirri hanno la faccia tosta di scrivere una frase del tipo “Poiché Gariglio non ha antifurti, porte blindate e/o inferriate, chiunque può introdursi in casa sua ed impadronirsi della pistola”!

In altre parole, poiché i vari sbirri di questa Nazione, pagati per prevenire e reprimere il crimine non fanno il loro dovere, preferendo rompere i coglioni alle persone per bene, oppure appostarsi dietro i cespugli per derubare automobilisti incauti, qualsiasi criminale può in effetti introdursi non solo a casa mia, ma in quella di chiunque non sia ricco e tutelato da scorte pubbliche e private!

Quindi, non tocca a loro fare il loro dovere, ma a me riempirmi di antifurti e sistemi di sicurezza per ovviare alle loro criminali manchevolezze!

Naturalmente, nel verbale –  truffa redatto a bella posa per arrecarmi più danni possibili, non si fa alcuna menzione al fatto che a casa mia vivono ben sei cani adulti, e che probabilmente fanno più da deterrente di ridicole inferriate alle finestre!

Nelle settimane successive, giusto per comprendere quelle sinergie di cui parlavo all’inizio dell’articolo, si scomoda addirittura la mitica Prefettura, che mi scrive chiedendomi quel famoso certificato medico che tutti avevano “dimenticato” di chiedermi dal 2013!

Dopo una breve ricerca su Google, trovo questo:

“Entro il 4 maggio 2015 chi detiene armi deve presentare il certificato medico di idoneità psicofisica alla detenzione; in pratica lo stesso certificato richiesto per il rilascio del nulla osta all’acquisto, previsto dall’art. 35 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Lo stabilisce il decreto legislativo n. 121 del 29 settembre 2013, entrato in vigore il 5 novembre, che ha introdotto diverse novità in tema di controlli per l’acquisizione e la detenzione di armi (bianche, da sparo o da fuoco). (…) Le persone che entro la data di scadenza non avranno provveduto a consegnare il certificato agli uffici di Polizia o Carabinieri che avevano ricevuto le denunce di detenzione, riceveranno una diffida per la presentazione del certificato stesso. Se nei successivi 30 giorni la certificazione non sarà presentata, sarà avviato il procedimento finalizzato al divieto di detenzione.

 https://www.poliziadistato.it/articolo/36638

 Avete notato l’ultima parte evidenziata? Chissà perché avranno dimenticato di inviarmi la citata diffida –  richiesta del certificato medico? Mistero…!

Giusto per proseguire in questa farsa, mi reco dal mio medico della mutua e mi faccio rilasciare un certificato che attesti la mia perfetta salute, nonché il fatto di essere sano di mente e lo invio alla Prefettura… Risposta: non va bene; bisogna ottenere, dopo il certificato del medico della mutua, la certificazione comprovante l’idoneità psico-fisica, rilasciata dall’A.S.L. di residenza, oppure dagli Uffici medico-legali e dalle strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato.

In poche parole, trafile assurde e costose a base di marche da bollo, versamenti e gabelle varie, per un totale di poco inferiore ai 100 Euro… Ovviamente, per una pistola che i solerti sbirri mi avevano già trafugato!

Decido di infischiarmene delle minacce mafiose, ed attendo fiducioso la prossima porcata della Prefettura.

Ma nel frattempo, ecco spuntare i maiali in toga (ricordate le sinergie?); ricevo, a tempo di record, dapprima un rinvio a giudizio dove una solerte PM rossa non convalida il sequestro (ovviamente illegale perché non supportato da alcun mandato), ma alla riga successiva dispone il sequestro, in modo tale da ripulire la porcata illecita degli sbirri, ed infine richiede l’emissione di un decreto penale di condanna.

Per quale reato? Boh…

Ancora a tempo di record, risponde il solertissimo GIP rosso, che copiando le porcate scritte dagli sbirri in questione, mi condanna per:

“(…) non avere adottato la necessaria diligenza a tutela dell’interesse della pubblica sicurezza, avendo custodito l’arma in modo negligente, alla portata di chiunque potesse introdursi nella dimora, e cioè sul comodino della camera da letto con il serbatoio contenente sette cartucce inserite”.

bandanax_3254E così si conclude una porcata organizzata e voluta dagli sbirri locali, dalla Prefettura (quella che da vari anni pilota operazioni di sabotaggio ai danni delle liste elettorali del MFL-PSN) e dai solerti maiali in toga.

Qual è la condanna richiesta dalla PM rossa?  Trenta giorni d’arresto, ridotta a 15 giorni per il rito abbreviato e sostituiti da un’ammenda di 1125,00 Euro (che non vedranno mai, a meno che non vogliano ottenerli pignorando qualche vecchio mobile da casa mia)!

Dulcis in fundo, non essendo il maiale in toga soddisfatto, ci tiene anche ad offendere il sottoscritto, sottolineando l’equità della pena in rapporto alla “gravità” del fatto ed alla personalità dell’imputato!

Ovviamente il riferimento è al fatto di essere un Fascista e Nazionalsocialista dichiarato, visto che in 55 anni di vita non ho mai subito un’accusa, né tanto meno una condanna, per reati connessi alla violenza… Anzi, se così fosse stato, grazie alla vicinanza che sempre dimostrano i maiali in toga con i delinquenti comuni, certamente la mia personalità sarebbe stata valutata in modo molto più positivo!

Potrebbe bastare così, ma quando si ha a che fare con le istituzioni mafiose italiane, al peggio non c’è mai fine; la mitica Prefettura mi ha inviato una ulteriore raccomandata per sollecitare la consegna del famoso certificato medico… Con estrema cortesia mi annunciano di avermi restituito il certificato del medico della mutua per favorirmi… Peccato che nella busta non ci sia! Potenza delle istituzioni mafioso -partigiane!

Ora, l’ultima cosa che manca a questa vergognosa vicenda è l’intervento dell’avvocato d’ufficio; molti, fidandosi dei telefilm americani, credono che questa figura sia gratuita e che serva ad aiutare chi ha delle difficoltà economiche, ma in Italia non è così.

L’avvocato d’ufficio è una figura gradita alla Procura e che andrebbe retribuito come qualsiasi altro avvocato; in ogni procedimento penale viene indicato il nome di uno di questi avvocati, che con estrema velocità ti scrive per chiederti se vuoi accettare i suoi servigi, oppure rivolgerti ad un avvocato di fiducia.

Normalmente, nelle centinaia di farneticanti processi contro di me, ho sempre evitato di contattare questi luridi mestieranti, tranne in un caso, ovvero quello descritto nel mio articolo “Maiali in toga”, il cui link ho ricordato all’inizio di questo scritto… Così come ho quasi sempre evitato di nominare altro legale, che mi avrebbe rubato i soldi come tutti, senza difendermi decentemente. Diciamo che ho sempre lasciato fare alle varie Procure d’Italia, per lasciargli la soddisfazione di condannarmi rapidamente!

Ma la squallida categoria degli avvocati d’ufficio ha un modo subdolo di procedere, di norma; ovvero, pur non essendo mai stati contattati, né incaricati, costoro si recano comunque alle udienze, dichiarando di non avere avuto istruzioni dal “cliente”, rimettendosi, quindi, alle decisioni del giudice. Successivamente alla condanna, però, questi sciacalli inviano una parcella delirante, di solito intorno ai 3/4000 Euro, con la quale reclamano il pagamento di prestazioni mai richieste, né mai erogate! Seguono poi solleciti vari, ed infine l’atto di precetto con il quale minacciano esecuzioni forzate per riscuotere il loro “credito”! Perché fanno questo vero e proprio atto infame e truffaldino? E’ presto detto; a volte incappano nel tipico coglione, l’italiano medio, che terrorizzato da minacce e precetti, trova il modo di pagare, magari indebitandosi, mentre quando incappano in un tipo come me, che risponde a pernacchie ai loro tentativi di estorsione, corrono a richiedere il pagamento della parcella allo Stato, che assicura questa categoria infame contro i rischi di non essere pagati dai clienti! Quindi, pur non lavorando e non avendo difeso il presunto “cliente”, possono permettersi di inventare parcelle dettagliate (mi è capitato di riceverne alcune dove venivano conteggiate varie ore di  “telefonate al cliente”, per varie centinaia di Euro, da parte di “nobili” avvocati che non avevo mai sentito!), ed esigerne il pagamento dal “cliente”, o dallo Stato!

Ennesima porcata che solo nella repubblica Banana viene tollerata! Attendo fiducioso…

Carlo Gariglio