CRIMINALI, MA EROI PER LEGGE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Marzo 2021)

Cedo volentieri la parola, in questo numero del mensile, al Camerata Scarpellini, che per quanto riguarda la comprensione del problema giudaico non è secondo a nessuno.

L’articolo che segue è un ottimo studio sulla cosiddetta “Brigata ebraica”, ovvero un banda di luridi assassini che ben si guardarono dal partecipare alla guerra vera, limitandosi a macellare persone innocenti a guerra abbondantemente finita, con la solita scusa del vendicare i presunti torti subiti dagli immancabili “nazisti”.

Ovviamente, trattandosi di giudei, nessuno di loro fu mai chiamato a rispondere dei propri crimini, che furono trasformati dalla colonia Italia in “eroici” atti di guerra meritori di medaglie al valore!

Un po’ come accade oggi con i crimini commessi dai militari dello Stato pirata denominato Israele: uccisioni, espropri, bombardamenti sui civili, lancio di missili veri in risposta a lancio di grossi petardi meno pericolosi di quelli che i napoletano usano per festeggiare il Capodanno (Il razzo Qassam (in arabo: صاروخ القسام‎, Ṣārūkh al-Qassām; anche Kassam) è un rudimentale razzo in acciaio, lungo circa 70 cm e pieno di esplosivo, prodotto da Hamas. Tali ordigni, che non hanno bisogno di strutture particolari per essere lanciati, sono privi di qualsiasi sistema di guida e sono facilmente trasportabili nel luogo di lancio. Nel corso di sette anni di conflitto, dal 2000 al 2007, questi ordigni hanno provocato 10 vittime.

https://it.wikipedia.org/wiki/Qassam).

Ma tutto viene contrabbandato come legittime azioni difensive contro i presunti attacchi dei palestinesi!

L’unica democrazia del Medio Oriente, come dicono i coglioni ed i complici!

Ed il tutto sempre e solo per il solito motivo: evitare le accuse di antisemitismo e complicità nel favolistico sterminio dei “sei milioni”. Povero mondo di idioti e/o servi di Israele!

            Carlo Gariglio

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Nell’estate del 1944 l’invasione dell’Italia da parte degli “alleati” era ferma davanti alla linea Gotica e non dava segni di poter realizzare rapidi progressi. Fu così che gli inglesi, dapprima riottosi, valutando insufficiente il rapporto di forze a loro favore di 10 a 1 in quanto a uomini e di 20 a 1 in quanto a mezzi, ritennero che non fosse poi una cattiva idea aumentare la carne da cannone (costituita da polacchi, canadesi, australiani, indiani, neozelandesi, greci, sudafricani, brasiliani, marocchini, algerini e badogliani) presente su quel fronte, aderendo alla richiesta dei sionisti – che però aveva ovviamente tutt’altro scopo – di costituire una “brigata ebraica” da impiegare per operazioni belliche.

La brigata venne formata il 20 settembre 1944 (capodanno ebraico) reclutando essenzialmente elementi della “Haganah”, dell’”Irgun” e della “banda Stern”, gruppi paramilitari composti principalmente da terroristi e delinquenti comuni rifugiatisi in Palestina per sfuggire alla giustizia degli Stati in cui risiedevano e responsabili della sanguinosa repressione della rivolta araba del 1936-1939, nonché da altri provenienti da Canada e Sudafrica, fino a  raggiungere un organico circa 5.000/5.500 uomini (tre battaglioni di fanteria, un reggimento di artiglieria leggera e reparti di supporto).

Dapprima inviata in Nord Africa per un rapido addestramento all’uso di armi pesanti, fu trasferita via mare in Italia, ove giunse a Taranto il 3 ottobre 1944. Fu quindi dislocata per addestramento in Irpinia e solo il 1° marzo 1945, con uniformi inglesi,  fu schierata in linea di combattimento in Romagna e sul fronte del Senio, affiancando per buona compagnia polacchi e badogliani. Per circa un mese partecipò a modeste scaramucce, in conseguenza delle quali perse meno dell’uno per cento della forza totale, ma si distinse particolarmente per l’uccisione dei prigionieri tedeschi (16^ divisione SS “Reichsführer”) e italiani (battaglione “Lupo” della X Mas).

Ai primi di maggio del 1945, e quindi a guerra ormai finita, la brigata fu dislocata nella zona di Tarvisio, dove dapprima infierì sui prigionieri cosacchi, che, con donne e bambini, erano là giunti al seguito della Wehrmacht per partecipare alla lotta contro i partigiani comunisti italiani e slavi: con bastonate e raffiche di mitraglia avviarono i prigionieri (gentilmente ceduti a Stalin dagli inglesi) ai treni che li avrebbero trasportati in Russia, dove sarebbero stati massacrati dai loro confratelli sovietici.

Quindi si dedicarono a due attività: il trasferimento clandestino di ebrei in Palestina e la caccia, soprattutto in Carinzia, ai “criminali nazisti”.

In divisa inglese e in otto-dieci (la prudenza non è mai troppa), con autoveicoli militari la cui targa era stata imbrattata di fango per risultare illeggibile, si recavano a tarda sera a casa delle vittime designate, quasi sempre semplici ex-militari segnalati dai partigiani titini, e con la scusa di accompagnarli al comando per interrogarli, li portavano invece nei boschi attorno a Tarvisio, dove, dopo efferate torture, li uccidevano e li seppellivano nella fossa fatta in precedenza scavare da loro stessi (è noto che gli ebrei non amano il lavoro manuale). Con l’occasione assassinarono anche circa 250 civili friulani solo perché, retaggio dell’Impero austro-ungarico, avevano cognomi tedeschi.

Sorvolo sui particolari delle torture e delle uccisioni (peraltro dettagliatamente descritti dopo la guerra dagli stessi autori nella consapevolezza che qualsiasi nefandezza sarebbe rimasta impunita se commessa da ebrei) perché sono talmente raccapriccianti che è imbarazzante persino parlarne o scriverne.

Nel luglio del ’45 la brigata fu trasferita in Belgio e in Olanda, dove per un anno si dedicò alle consuete attività, finché fu disarmata e smobilitata dagli inglesi. I suoi componenti ritornarono in Palestina, riconfluirono nell’”Haganah” e, massacrando interi villaggi, parteciparono alla “pulizia etnica”  nei confronti degli arabi per far posto allo Stato di Israele, di cui l’”Haganh” costituì il nucleo delle forze armate.

Storia finita? No.

Se qualcuno pensasse che il parlamento italiano non è in grado di compiere miracoli si dovrebbe ricredere. Infatti a 72 anni dalla fine della guerra e a 71 dall’estinzione della “brigata ebraica”, esso… La resuscita, ne scopre con autentica commozione il fulgido eroismo e, con una velocità mai sperimentata prima e neppure dopo approva all’unanimità una legge speciale che le conferisce la “medaglia d’oro al valor militare per la resistenza”!

Più in dettaglio: il 20 maggio 2017 la commissione difesa della camera dei deputati  approva all’unanimità la proposta di legge n. 3187 che ha come finalità la concessione, da parte del presidente della repubblica, della medaglia d’oro al valor militare per la resistenza  al Jewish Infantry Brigade Group, meglio conosciuto come brigata ebraica. La proposta era stata formulata dai seguenti individui che si fregiano del titolo di “onorevoli”: per il PD: Lia Quartapelle Procopio (membro della Commissione trilaterale nella quale i sionisti hanno da sempre un’influenza notevole), Emanuele Fiano (ebreo e sionista), Maria Amato, Tiziano Arlotti, Marco Bergonzi, Giuseppe Berretta, Sabrina Capozzolo, Piergiorgio Carrescia, Diego Crivellari, Carlo Dell’Aringa, Marco Di Maio, Vittoria D’Incecco, Gianluca Fusilli, Gero Grassi, Chiara Gribaudo, Vanna Iori, Daniele Montroni, Sara Moretto, Alessandro Naccarato, Giulia Narduolo, Fabio Porta, Francesco Prina, Giuseppe Romanini, Anna Rossomando, Chiara Scuvera, Alessio Tacconi, Valeria Valente, Simone Valiante, Walter Verini, Sandra Zampa e Diego Zardini; per Alternativa Popolare: Fabrizio Cicchitto; per Articolo 1: Luigi Lacquaniti, Michele Mognato e Arturo Scotto; infine, per Democrazia Solidale – Centro Democratico: Milena Santerini.

La relazione di accompagna-mento al progetto di legge sostiene:

“Proprio la situazione attuale ci porta a chiedere di preservare il ricordo di chi, sopravvissuto al progetto di eliminazione totale, con la divisa della cosiddetta Brigata ebraica, tra le rovine fumanti dell’Italia del 1945 fece cessare il crepitio delle armi (sic). Questo stesso gruppo di giovani si dedicò al recupero della dignità della vita attraverso il soccorso fisico (!), educativo e morale(!), attuando un’operazione, che oggi chiameremmo di search and rescue (ricerca e salvataggio, ndr), destinata alle persone, alla cultura e al sentimento religioso”.  E’ scritto proprio così, non è uno scherzo.

“A guerra finita – continua la relazione – la Brigata ebraica non si perse nella realizzazione della vendetta nei confronti dei carnefici, come auspicato da molti Governi alleati (nulla di più falso, come ampiamente provato e documentato), ma scelse di effettuare numerose azioni di ricerca e messa in salvo dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazionalsocialisti.

Dalla Germania e dall’Austria essi li condussero, attraverso il Tarvisio, a luoghi dove furono ricoverati e aiutati nella ripresa della vita quotidiana. Questo loro compito ne fece anche degli esempi positivi per i giovani ebrei sopravvissuti, che presero parte alle attività e iniziarono a guardare all’emigrazione verso le terre del Mandato britannico in Palestina come a una nuova rinascita. Così, deposte le armi impugnate negli scontri fino alla fine della campagna di liberazione in Italia, gli uomini della Brigata ebraica divennero operatori di pace, educatori di libertà e di rinascita custodite nei libri, insegnate dalla Torà e dagli ideali dello scoutismo sionista socialista”.  

Assolutamente falso, a meno che per pace non si intenda quella eterna (degli arabi, naturalmente).

Una precisazione: il parlamento e il presidente della repubblica non hanno alcuna competenza nel proporre e nel conferire onorificenze militari. Infatti l’articolo 1416 del codice dell’ordinamento militare dispone testualmente che “per i militari in servizio l’iniziativa della proposta può essere presa dal superiore immediato, o da altro superiore più elevato. Le proposte, corredate da tutti i documenti necessari per comprovare la realtà e le circostanze del fatto e per porre in evidenza tutti gli elementi del valore, sono avanzate per la via gerarchica, onde le autorità superiori possano esprimere il proprio parere. Esse sono trasmesse al Ministero competente entro il termine perentorio di sei mesi dalla data del fatto, salvo che ricorrano particolari e giustificati motivi, nel qual caso il detto termine è prolungato fino a nove mesi. Nelle proposte e nelle concessioni di decorazioni al valor militare sono tenute presenti le disposizioni dell’articolo 1425, circa i casi in cui si incorre nella perdita di diritto o discrezionale di esse”.

C’erano quindi tre motivi di carattere giuridico, in ossequio ai quali in base alla legislazione vigente non poteva e non doveva essere conferita alla brigata ebraica alcuna onorificenza militare da parte della repubblica italiana: il primo era che la brigata ebraica non faceva parte, né aveva mai fatto parte delle Forze armate italiane ma era un contingente militare di uno Stato estero; il secondo era che risultava impossibile individuare un superiore gerarchico che potesse richiedere tale onorificenza in quanto tale contingente era stato sciolto da oltre settanta anni e non esisteva più; il terzo era che erano passati settantadue anni dalla fine della campagna d’Italia, ben più del termine massimo di nove mesi dall’atto militare degno di segnalazione, entro i quali il superiore gerarchico deve perentoriamente richiedere il conferimento di una qualsiasi onorificenza.

Ciononostante, in deroga all’art. 1416 del codice dell’ordinamento militare, la legge venne approvata all’unanimità e pubblicata sulla G.U. l’8 agosto 2017 con il seguente testo:

“Il Presidente della Repubblica promulga la seguente legge:

Art. 1  

1.  In  deroga  all’articolo  1416  del   codice   dell’ordinamento militare, di cui  al  decreto  legislativo  15  marzo  2010,  n.  66, relativo alla presentazione di  proposte  di  onorificenze  al  valor militare, in occasio-ne del settantesimo anniver-sario della Liberazione d’Italia è concessa la medaglia d’oro al valor  militare per la Resistenza alla Brigata ebraica, formazione militare  alleata, composta  da  volontari  di  cittadinanza   italiana   o   straniera, inquadrata nell’Esercito britannico, che operò  durante  la  seconda guerra mondiale e offrì  un  notevole  contributo  alla  liberazione della Patria e alla lotta contro gli invasori nazisti.

2. Il conferimento della medaglia d’oro al valor militare di cui al comma 1 è effettuato con decreto del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’articolo 1415 del codice di cui al decreto legislativo  15 marzo 2010, n. 66.

La presente legge, munita del sigillo dello  Stato sarà inserita nella Raccolta ufficiale  degli  atti  normativi della  Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 18 luglio 2017

MATTARELLA

Gentiloni  Silveri  Presidentedel Consiglio dei ministri.

Visto, il Guardasigilli: Orlando”.

Tra le altre falsità contenute nel testo di cui sopra vi è anche quella che della brigata facessero parte “volontari di cittadinanza italiana”, essendo in quel tempo questi ultimi tutti impegnati a sopravvivere ad Auschwitz. Anche se per l’occasione se ne sono inventati uno (!), per giunta ancora vivente.

Seguì il 25 ottobre 2017 il decreto presidenziale e il 3 ottobre 2018 la consegna della medaglia nel corso della cerimonia, tenutasi in Israele presso il museo “Beit Hagdudim” di Avihayil (Netanya),  presenti il generale israeliano Kobi Barak e l’ambasciatore italiano Gianpaolo Benedetti, il quale sottolineò “la gratitudine del popolo italiano verso coloro che scelsero di combattere per liberare la Patria dal nazifascismo” (sic), e che “la storia della Brigata Ebraica è parte integrante della nostra memoria collettiva” (sic).

La vicenda narrata può apparire in astratto surreale ad una persona normale dotata di normale intelligenza, ma in realtà si inquadra perfettamente nelle azioni di uno Stato le cui istituzioni sono zeppe di farabutti, malfattori e idioti, là posti unicamente perché sono viscidi servi dello straniero, di cui questo Stato, non sovranista né sovrano, è soltanto una misera colonia. Del resto la decorazione di cui si è trattato si affianca degnamente a quelle copiosamente elargite alle bande criminali che operarono in quello stesso tempo e ai singoli assassini e sicari partigiani spesso autori dei più efferati delitti e non di rado causa diretta e voluta di rappresaglie, peraltro legittime, a spese di decine e a volte centinaia di persone quasi tutte innocenti; nonché alle onorificenze in precedenza conferite a Josip Broz detto Tito, a Nicolae Ceausescu e a Mobutu Sese Seko.

          Giuliano Scarpellini

MENGELE MI HA DETTO – 9 MARZO 1983 (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Gennaio 2021)

Come anticipato sullo scorso numero del mensile, ho condotto una lunga ricerca sui vecchi numeri cartacei del nostro giornale, al fine di ritrovare e ripubblicare un documento eccezionale, che di cui (ovviamente) non si trova più alcuna traccia su internet.

Ricordavo che molti anni fa avevo recuperato una bellissima intervista rilasciata dal Dott. Mengele e pubblicata addirittura dal settimanale “Oggi” (quindi non La Voce del Nazista!), n° 10 del 9 marzo 1983, a cura di un certo Hubert Lassier.

Ora, nessuna traccia di essa si trova nell’archivio del settimanale, così come pare non esistere il nome dell’intervistatore.

Per fortuna ho ritrovato la famosa copia cartacea ed ho fedelmente ricopiato il tutto; potrete ammirare come il Dott. Mengele, con la sola forza della logica dei suoi argomenti, riesca a ridicolizzare in poche pagine le varie cazzate che ci raccontano ormai da decenni sol cosiddetto “olocausto”, sulle presunte camere a gas, sui milioni di morti e sui vari esperimenti criminali del povero Mengele, probabilmente il più diffamato della Storia dopo Adolf Hitler!

Buona lettura!

Carlo Gariglio    

rimpatriata

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Hubert Lassier

America del sud, marzo: il Dott. Mengele, che sono riuscito a ritrovare dopo innumerevoli peripezie, in una zona di confine tra Paraguay, Argentina e Brasile, ha accettato di farsi intervistare. Nella prima parte (omessa) del colloquio ha raccontato come e quando entrò nelle SS e come divenne ufficiale medico del famigerato lager di Auschwitz. In questa seconda parte l’intervista entra ne vivo e “l’angelo della morte” si dilunga a descrivere, dal suo  unto di vista, il campo.

“I fabbricati di Auschwitz 1, gli Stammlager, vecchie caserme, erano poco accoglienti ma ben costruite. Le baracche erano solide e razionali, avevamo un ospedale ben attrezzato, nella baracca 17, un campo sportivo, un salone per gli spettacoli, dove i detenuti davano concerti e rappresentazioni teatrali e la domenica si celebravano i riti cattolici, ortodossi e luterani. E c’era anche, scusi l’accostamento, un bordello.

Tutto qesto non era solo nelle intenzioni, come negli altri casi, ma funzionava. Perché? Perché erano le SS ad occuparsi direttamente della gestione e della disciplina nel campo.

La disciplina era severa, è logico, ma non si tollerava la brutalità. A cominciare dagli stessi detenuti. C’erano dei “Kapò”, come in tutte le prigioni del mondo, ma sotto rigoroso controllo.

L’intendenza assegnava ai detenuti lo stesso numero di calorie alimentari riservate ai civili tedeschi, comprese le razioni supplementari per i lavori pesanti. Ed a questo andavano aggiunti  pacchi mandati dalle famiglie e quelli che, attraverso la Croce Rossa, spedivano gli americani.

Guardi nel libro che sto leggendo queste foto, di origine sovietica, scattane all’arrivo dei soldati russi, quando nel campo erano rimasti solo i malati. Hanno l’aria di morti di fame?”

Vuol dire che la vita era decente, nonostante la situazione?

Esattamente. E’ così che molti miei Camerati vivono nel campo con moglie e bambini. Anche mia moglie è venuta più di una volta a passare qualche giorno con me.

Questi secondo Lei, dottore, erano i pregi di Auschwitz. E i difetti? C’erano almeno dei difetti?

Sì, ed erano causati soprattutto dal miscuglio di gente. Ad Auschwitz avevamo prigionieri che appartenevano a venti nazionalità diverse. I russi volevano solo i loro compagni, gli zingari non avevano voglia di lavorare e giocavano di coltello. I polacchi non sopportavano la presenza degli ebrei. Tutto così. Inoltre noi avevamo detenuti di ambo i sessi, e non siamo mai riusciti ad impedire che gli uomini, la notte, si infilassero nelle baracche delle donne.

Ma queste non erano certamente le cose più gravi.

In principio noi avremmo dovuto accogliere solo prigionieri in grado di lavorare, per condizioni ed età. Ma troppo spesso gli altri campi si sbarazzavano delle persone inutili e le mandavano ad Auschwitz.

Quanti prigionieri c’erano?

In media, tra il complesso di Auschwitz – Birkenau e iomandi di lavoro di Parmense, Raisko e Monowitz, circa duecentomila. Senza contare, ovviamente, i prigionieri di guerra ed i lavoratori volontari.

Noti che i prigionieri non erano mai concentrati, se non la notte. Di giorno, la maggior parte uscivano sotto una sorveglianza blanda per raggiungere i vari posti di lavoro disseminati un tutta la zona.

Dottore, non è che col passare degli anni lei abbia un po’ esagerato nell’infiorare i ricordi? La gente moriva anche ad Auschwitz!

La gente moriva dappertutto in Europa a quell’epoca. Ad Auschwitz ricevevamo, come le ho già detto, molti vecchi, invalidi, malati; la maggior parte dei detenuti che ci mandavano gli altri campi erano gravemente denutriti. Gli ebrei soffrivano il lavoro, perché non ci sono abituati ereditariamente. Sono soprattutto dei commercianti e le fatiche manuali per loro diventavano insopportabili.

E poi i bombardamenti dell’aviazione americana facevano centinaia di vittime; nello stesso tempo dovevamo fare i conti con le epidemie, in particolare con il tifo.

Allora ad Auschwitz si moriva solo di malattia o vecchiaia?

Bé, c’erano anche i casi di detenuti giustiziati dopo una condanna del tribunale del campo. Innanzi tutto i colpevoli di sabotaggio, poi quelli di altri delitti comuni.

E lo sterminio in massa, sistematico, nelle camere a gas?

Le camere a gas non esistevano ad Auschwitz; lei non è obbligato a credermi, ma non può mettere in dubbio i  rapporti degli ispettori della Croce Rossa internazionale, pubblicati nel 1948. Mi ricordo benissimo di un sopralluogo compiuto da una commissione nel settembre del 1944, perché fui a lungo interrogato dai suoi membri sull’attività del laboratorio che dirigevo.

Quelli che mostrano oggi ai visitatori sono spogliatoi, dove i detenuti venivano disinfettati con un getto di gas Ziclon B, lo stesso sistema che si usava per i soldati che ritornavano dalla Russia. Dopo la “liberazione” (domandate ai polacchi che cosa ne pensano di questa parola), gli edifici furono truccati dai russi per dar loro maggiormente l’aspetto di camere a gas. Fu addirittura costruito un enorme camino che nel gennaio 1945, quando evacuammo noi il campo, non esisteva.

CameraGasMa allora, dottore, la selezione che si praticava all’arrivo di ciascun convoglio?

Era prima una rapida ispezione medica destinata alla cernita dei malati e, in linea generale, degli inabili al lavoro; poi una selezione degli altri per attitudini e preferenze, che permettevano di avviarli alle diverse attività del campo.

E i malati, i vecchi, i denutriti non venivano forse eliminati?

Ma anche se l’avessimo voluto non potevamo farlo. Non avevamo camere a gas ad Auschwitz, glielo ripeto, né alcun altro sistema di sterminio.

Ma allora perché lei partecipava personalmente alle selezioni?

Una volta tanto, una cosa quasi vera. Mi è capitato di sostituire qualche collega malato, o in permesso. Più raraentesono andato a cercare qualche soggetto per le mie ricerche. Ma attenzione…

Mi perdoni. Delle sue attività parleremo più avanti. Adesso vorrei chiarire, se è possibile,  n altro punto. Se non ci sono mai state esecuzioni di massa, come lei sostiene, allora come spiega i forni crematori?

Ci sono in tutte le città tedesche che abbiano una popolazione di almeno 200 mila abitanti. La cremazione  molto usata presso le nostre genti luterane. Voi stessi in Francia avete degli impianti per la cremazione nei grandi agglomerati urbani.

Nei capi i forni erano necessari ancora di più, perché il pericolo di epidemie era maggiore. In ogni parte del mondo si bruciano le salme delle vittime di malattie contagiose.

C’era un crematorium ad Auschwitz 1, che ha funzionato dall’agosto 1942 al luglio 1943, e un altro a Birkenau (e non quattro come si è raccontato), utilizzato dall’aprile 1943 al dicembre 1944.

Ciascuno aveva una capacità massima di 35 cadaveri al giorno, ammettendo che potessero funzionare 24 ore su 24, cosa impossibile.

Quindi, se i forni avessero lavorato a pieno ritmo, e non era il nostro caso, non si sarebbero potuti cremare, durante l’esistenza dell’intero campo, più di 32 mila cadaveri.

Ho rifatto più volte il calcolo dalla fine della guerra, glielo assicuro.

Ma dottore, perché questo odio verso gli ebrei? Perché li consideravate una razza inferiore?

Lei si sbaglia. Io personalmente non ho alcun odio particolare nei confronti degli ebrei. Per noi erano solo dei nemici, come gli zingari, i francesi, o i comunisti. Quindi dovevamo combatterli con decisione, a maggior ragione perché li conside-ravamo intelligentissimi e quindi ancor più pericolosi.

Dottor Mengele, si dice che proprio lei personalmente abbia bruciato quattro milioni di ebrei ad Auschwitz!

E dove li avrei trovati tanti cadaveri? Dove avremmo trovato il combustibile necessario?

Provi a rivolgersi al crematorio di Parigi: lì le diranno quanti litri di  gasolio, o quanti chili di carbone sono necessari per cremare un solo cadavere.

E’ chiaro che i quattro milioni di Auschwitz sono stati inventati per poter raggiungere la famosa cifra di sei milioni. Una cifra inverosimile; non esistevano sei milioni di ebrei in tutta Europa. Ne vuole la prova?

Che prova?

Lei sa che si è prodotto per stabilire l’esistenza di un programma di sterminio degli ebrei, una specie di verbale di una conferenza tenuta a Wannsee, il 20 gennaio 1942.

E’ un falso palese, riconosciuto per tale unanimemente dagli storci obiettivi.

In quel documento venne indicato il numero di ebrei esistenti in ogni Nazione, per un totale di 11 milioni in Europa. Ma compresi i 5 milioni dell’URSS.

Allora, undici meno cinque fa sei, in tutto il continente, compresa la Gran Bretagna ed i Paesi neutrali.

In pratica si lascia intendere che noi avremmo eliminato tutti gli ebrei, anche quelli che non erano alla nostra portata.

Quel documento, senza carta intestata, né firme, chiamato “protocollo di Wannsee”, è stato fabbricato in occasione del processo Eichmann, quando ancora si parlava di tre milioni di vittime.

Mi dica, quanti ebrei avevate in Francia prima della guerra?

Non so, da noi sui documenti non figura la razza e nemmeno la religione. Più o meno, gli ebrei francesi si stimavano sui 250 mila.

Ecco, ne aggiunga 50 mila emigrati dalla Germania fra il 1933 ed il 1939, ed arrotondiamo per eccesso. Diciamo allora 300 mila in totale.

Il “protocollo di Wannsee” ne attribuiva alla Francia 860 mila:un ebreo  ogni 46 abitanti, tre volte di più della realtà.

Riduca in proporzione la cifra di sei milioni. Se poi l’esagerazione non fosse tanto macroscopica come per la Francia nel caso degli altri Paesi, saremmo comunque ben lontani dai sei milioni.

olocausto_ebraico_truffanumero_dei_mortiebreifonti-ebraiche-americaneMa se voi non li avete sterminati col gas, che fine hanno fatto tutti quegli uomini?

Sono in Israele, in Unione Sovietica, oppure si sono rifugiati, come hanno fatto gli ebrei polacchi nel 1941, negli Stati Uniti, in Argentina e in Europa.

Nel 1938, secondo il Comitato ebraico americano, vivevano in tutto il mondo più di 15 milioni di ebrei.

Nel 1948, stando ad un articolo pubblicato sul New York Times dallo statistico Baldwin, erano già 19 milioni.

Secondo i calcoli degli studiosi seri, certamente non nazionalsocialisti o antisemiti, il numero ufficiale degli ebrei morti durante la guerra, per ogni tipo di causa, sul territorio tedesco o occupato, varia fra i 170 mila morti ed il mezzo milione.

Senta un  po’ dottore, a dar retta a lei non ci sarebbe stato nessun massacro egli ebrei durante la guerra. Non le sembra poco credibile?

Non ho detto questo. Quando le nostre truppe sono entrate in Galizia, alcune unità di volontari ucraini si sono lasciate andare ad atti d’intolleranza antisemita. Più o meno hanno fatto in territorio sovietico le unità russe incorporate nella Wehrmacht. Certamente i nostri Einsatzgruppen, l’equivalente degli spazzini di trincea della prima guerra mondiale hanno passato un po’ il segno. Ma  in ognuno di quei casi la nostra repressione è stata severa.

Non esisteva dunque una “soluzione finale”?

Certamente, ma la soluzione finale era l’espulsione degli erebi dall’Europa. Noi avevamo pregato la Croce Rossa internazionale di farsi carico di una loro destinazione, ma nessun Paese, alleato o neutrale, ne volle sapere. Domandammo a più riprese al governo francese di mettere a disposizione il Madagascar: il maresciallo Petain ci disse che gli indigeni dell’isola erano brava gente e non meritavano una cosa del genere.

Fu solo allora che Hitler decise di deportare gli ebrei in Polonia, provvisoriamente. E poiché in tempo di guerra erano considerati come forze nemiche, furono internati in buona parte nei campi di concentramento.

Gli Stati Uniti non hanno fatto forse la stessa cosa con i Nisei, i giapponesi che vivevano in America?

Dopo queste considerazioni, diciamo così generali, vogliamo parlare della sua attività professionale ad Auschwitz, dottor Mengele?

E’ il punto che più mi interessa chiarire. E ho già detto che io ero il responsabile del blocco sperimentale. Cosa facevamo lo dice il nome: esperimenti, come in tutti gli ospedali di ieri e di oggi.

Esperimenti? Negli ospedali?

Ma è logico. Mi sembra facile da capire; si mette a punto un nuovo medicinale e di solito lo si esperimenta su una cavia, su un cane, su un animale qualsiasi. Ma l’uomo non è né un topolino, né un cane. Un giorno bisogna pure  somministrare il nuovo farmaco ad un essere umano, senza conoscerne prima gli effetti precisi.

Negli ospedali lo si fa senza dir nulla ai degenti. Di solito si comincia nelle corsie dell’assistenza gratuita, fra i ricoverati più poveri.

Ad Auschwitz noi facevamo esperimenti su condannati a morte, anticipando gli americani che in seguito ci imitarono.

In ogni caso, per ogni volta, avevamo un’autorizzazione da Himmler in persona.

Penso che lei mi crederà se le dico che, nel 1950, un tribunale militare francese ha assolto i medici tedeschi del campo di Schirmeck, accusati di aver compiuto sperimenti sui detenuti dalla testimonianza di alcuni colleghi dell’ospedale di Parigi.

Wiesenthal accusa lei personalmente di aver sacrificato la vita di un migliaio di gemelli con iniezioni dolorosissime solo per tentate di cambiare loro colore agli occhi!

Oh, Wiesenthal! Nel libro, le cui pagine le sta certamente citando, ha fatto arrestare Anna Frank da una SS con l’uniforme nera. Nel 1942! Erano già tre anni che le SS portavano le uniformi grigioverde. Ma il nero è più sinistro, no?

L’ignoranza di quest’uomo è pari solo alla sua malafede.

Il colore degli occhi di una persona non è che un carattere secondario della razza, una conseguenza di un complesso genetico di un individuo.

Cambiare il colore degli occhi con un’iniezione, qualora  fosse possibile, non trasformerebbe certo un nordico, un alpino, o un mediterraneo più di un paio di lenti a contatto. Lo sa anche una matricola universitaria.

E’ vero che ho fatto esperimenti sull’iride, ma per vedere come reagiva a certe stimolazioni e per compiere una ricerca sulla cecità. Nessuna persona è morta in seguito a questi esperimenti; ripeto, nessuna. Ammetto che per qualche giorno abbia avuto gli occhi irritati, ma tutto qui.

Quanto ai gemelli, le sole ricerche che si possono fare, e ne sono state fatte parecchie negli Stati Uniti prima e dopo la guerra, consistono nello stabilire, nella loro evoluzione biologica e nei loro comportamenti, quanto peso aia l’ereditarietà e quanto ne abbia l’ambiente. Beninteso, parlo dei gemelli veri, quelli monozigoti.

Per far questo non c’è che un metodo: seguire per una decina d’anni due gemelli che, spesso per motivi di adozione, sono stati separati alla nascita e sono andati e vivere in due ambienti diversi.

Questo sarebbe stato impossibile ad Auschwitz.

E’ vero che il problema dei gemelli mi ha sempre affascinato; sui gemelli giustiziati, per esempio, praticavo l’autopsia per vedere se c’erano state o no reazioni interne differenti.

Non ho mai fato giustiziare appositamente dei gemelli solo per poter fare degli esperimenti. Dio mi è testimone.

Del resto ho letto proprio qualche mese fa su una rivista americana che ad una riunione di ex deportati di Auschwitz hanno partecipato almeno una quindicina di gemelli e stavano benissimo.

Tutte queste storie, caro signore, sono solo invenzioni incoerenti d’analfabeti.

Wiesenthal non detto, per esempio, che i medici del campo avrebbero trasformato in donna un ragazzo di 13 anni, che dopo la guerra, grazie ad una complicata operazione, riebbe la sua virilità?

Non conosco precedenti di testicoli ricresciuti, né di membri artificiali. Che vada a raccontarlo a qualsiasi urologo, o qualsiasi chirurgo!

E le donne incinte? Si dice che lei abbia studiato gli effetti della sotto-alimentazione su feto, e che per fare questo, abbia sottoposto alcune prigioniere ad un regime di fame. E che ne abbia fatte abortire altre per studiare via via dal vivo tutte le fasi dello sviluppo intrauterino.

Il soggetto della ricerca è esatto. Lei sa che l’alimentazione in Germania  andava via via peggiorando man mano che la guerra si prolungava. Avevamo dunque più di un motivo per svolgere studi sugli effetti che ciò avrebbe prodotto sulla generazione seguente.

Ora, noi accoglievamo ad Auschwitz, di tanto in tanto, delle donne incinte sottoalimentate che venivano arrestate, o che provenivano da altri campi. Erano soggetti ideali per sperimentare nuovi alimenti in grado di rimettere in sesto madre e bambino, e naturalmente noi dovevamo controllare strettamente la loro dieta.

Ben lungi da affamare le donne, cercavamo di migliorare le loro condizioni e soprattutto quelle del nascituro.

E in questo caso un aborto è del tutto inutile: bastano le analisi che conoscono tutti i ginecologi.

Altre donne erano però meno fortunate di queste. Voi sperimentavate su di loro tecniche di sterilizzazione.

La sterilizzazione, come lei sa, era legale in Germania come in certi Stati dell’America settentrionale, o in Danimarca. Lo è anche oggi in India. Veniva autorizzata dai tribunali dell’igiene razziale ed imposta solo ai portatori di tare ereditarie.

Quanto ai procedimenti, erano molto semplici ed avanzati, tant’è  vero che da allora non sono più cambiati.

73056257_419862602048514_4100273117052534784_nSicché, dottore, lei non ha nulla di che rimproverarsi.

Proprio nulla. Non ho mai maltrattato, o lasciato maltrattare un prigioniero. Ho contribuito a salvarne migliaia, come ho salvato migliaia di Camerati al fronte, o di civili. Soprattutto bambini.

E’ sicuro di avere la coscienza tranquilla?

Tanto tranquilla che dopo la capitolazione io sono regolarmente rientrato a casa mia, a Gunburg, ed ho passato cinque anni senza che nessuno mi tormentasse, né e autorità di Bonn, né quelle di occupazione.

Non avevano ancora fatto di me un criminale di guerra. Il mio ruolo al campo fu così poco importante che nel grosso volume consacrato da Guglielmo Staglich al mito di Auschwitz io sono nominato due sole volte, nelle note.

E le due volte solo perché il dottor Nyiszli, un medico ungherese detenuto e assegnato all’ospedale da campo, mi ha accusato di avere fatto sezionare dei cadaveri.

E’ quella che si chiama comunemente autopsia.

Non ho fatto altro. Non ho fatto molto, effettivamente. Ma domandi pure a questo dottor Nyiszli che mi conosce bene, dal momento che è stato mio assistente, se sono stato quel mostro che si è detto.

Ha mai sofferto lui stesso del mio autorita-rismo?

Chi ha salvato la sua famiglia?

No, caro signore, tutte quelle cose orribili sono state deformate, o inventate.

Al contrario, io posso provarle che ho salvato un sacco di gente; mi ricordo di un medico che si chiamava Levi e che ebbe l’abilità di farmi cancellare molti nomi dalle liste dei condannati.

E poi i bambini. Perché le madri venivano da me per supplicarmi di salvare i loro figli malati?

Perché appena potevo lo facevo, sempre.

E mi ricordo anche di quella donna, polacca mi pare, la dottoressa Hautval; eravamo nell’agosto del 1943, rifiutò di farmi da assistente.

E cosa è successo? L’ho fatta assassinare?

No, se ne andò viva e vegeta da Auschwitz.

E non mi dica che tutte questa persone sono morte; qualcuno potrà testimoniare

 

INTERVISTA A CARLO GARIGLIO SUI DIRITTI DEI GAY (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Agosto 2020)

Temevo di avere perso il testo di questa intervista rilasciata nel lontano 2005 al Dott. Enrico Oliari, leader dei cosiddetti gaylib (https://it.wikipedia.org/wiki/Gay_Lib), ovvero quella parte del mondo LGBT che facendo funzionare il cervello, ha compreso che non possono certo essere i tanto decantati comunisti a difendere le loro posizioni, anche e soprattutto perché ovunque siano stati al potere, i baldi difensori dei diritti si sono distinti proprio per la repressione posta in essere ai danni del mondo gay.

Che

Lo stesso Oliari (https://www.culturagay.it/staff/7), in vari articoli, ha evidenziato l’ipocrisia di quel mondo comunista che ha sempre inventato repressioni assortite da parte di Nazionalsocialismo e Fascismo ai danni di questa comunità.

Ovviamente il buon Oliari resta convinto delle brutalità “naziste” ai danni dei gay, ma in questa stessa intervista ammette candidamente che il Fascismo non fu mai particolarmente omofobico…

Dicevo che temevo di avere perso il testo che riproporrò nelle prossime pagine, in quanto dopo essere rimasto per anni in bella mostra sul sito personale del Dott. Oliari, è scomparso già da tempo, insieme a tutto il sito.

Per fortuna, dopo varie ricerche, ho ritrovato l’intervista su un forum chiamato Termometro Politico, e mi affretto quindi a ripubblicarla; in primis perché il sottoscritto, a differenza dei vari Salvini e 5 zecche vari, quando assume una posizione non la cambia ogni due giorni, come “lorsignori”… E secondariamente perché oggi giorno, se non si parla del famoso finto virus, si parla di gay, lesbo, trans e persecuzioni (per lo più inventate) che questi signori subirebbero in Italia e nel mondo. Quindi, nulla di più attuale di un’intervista del 2005!

Del resto, alla squallida classe politica della sinistra, poco importa del popolo che muore di fame, dei negozianti costretti a fallire, dei cittadini obbligati a travestirsi da cagnolini con la museruola, ma ai primi posti della loro vergognosa agenda politica figurano i diritti dei poveri gay, la possibilità di fargli adottare figli e sposarsi, nonché nuove Leggi che puniscano inesistenti reati, come l’omofobia.

Malgioglio

Magari vorranno fare dimenticare quando i loro idoli, tipo Che Guevara, li rinchiudevano in veri e propri campi di sterminio, come ammesso dallo stesso Fidel Castro, che volle scusarsi con loro solo nel 2010 (https://www.repubblica.it/ultimora/24ore/CUBAMEA-CULPA-DI-FIDEL-CASTRO-PER-AVER-PERSEGUITATO-I-GAY/news-dettaglio/3830518).

Carlo Gariglio

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Enrico Oliari: Carlo Gariglio è segretario politico di un movimento nel cui nome si rispecchiano programma e patrimonio culturale: “Fascismo e Libertà”. Anticomunista fino all’osso, per lui Hitler fu un grande europeista. Mentre un “Pinochet un po’ incazzato” rappresenterebbe la giusta risposta ai fatti del “G8”.

Già consigliere comunale a Dusino San Michele (AT), non si sente assolutamente un personaggio dalle idee superate:

G: “Che dire allora di chi si rifà al cristianesimo vecchio di 2000 anni? E chi si proclama socialista, comunista, monarchico? Queste ideologie sono molto più vecchie del Fascismo, ma mai a nessuno pensa che siano fuori tempo. Non è l’anno di nascita ad essere importante, ma l’attualità delle proposte”.

– O: Tuttavia un po’ di anacronismo io lo vedo: come è possibile essere “fascisti” in un Paese con la Costituzione fondata sulla Resistenza, moderno e proiettato in una grande Europa Unita?

G: “Essere fascisti oggi significa avere conservato il ricordo vero di cosa fu il Fascismo e ci cosa fu la cosiddetta “Resistenza”.

Significa conoscere la vera storia e le verità storiche autentiche..

Significa amare ancora un Paese oggi impoverito e ridotto alla fame da quella associazione a delinquere che viene chiamata Europa Unita, costruita sulla pelle dei popoli per arricchire ancora di più i banchieri che la governano”.

– O: Il Suo Movimento non fa parte dei partiti di destra al Governo. Ad esempio, il 4 gennaio del 2002 Lei se la prese con un Alleanza Nazionale, a suo dire, traditrice del popolo italiano. Definì persino i suoi membri “AN-ali…

G: “Noi non siamo della destra sociale, estrema, radicale o moderata che dir si voglia. Siamo fascisti e sappiamo che il Fascismo nacque proprio come Terza Via fra il socialismo e il liberal-capitalismo. Dunque per noi Casa delle Libertà ed Ulivo sono solo due facce della stessa patacca (medaglia sarebbe troppo lusinghiero).

Circa AN, non solo nel 2002 mi sono espresso così, ma ogni qualvolta ne ho l’opportunità, da Fiuggi in poi.

Tuttavia, non è esatto dire che gli esponenti di AN siano traditori del popolo italiano. Sono traditori del popolo fascista”.

– O: Sempre più vi sono argomenti di discussione di crescente attualità, come la questione dei diritti delle persone omosessuali. A Lei e ai suoi colleghi del movimento “Fascismo e Libertà”, che trae il suo patrimonio politico dalla tradizione del PNF, dovrebbero rizzarsi i capelli…

G: “Perché, il Partito Nazionale Fascista si occupava forse di perseguire o discriminare gli omosessuali?

Non siamo certo noi quelli che cercano di limitare i diritti altrui.

Non siamo stati noi a scrivere una Costituzione ove si vieta il diritto di cittadinanza per chi si sente fascista o per chi si sente monarchico.

Noi non abbiamo nulla in contrario a parlare di diritti delle minoranze, neppure quella degli omosessuali”.

– O: E’ vero che il Fascismo non fu particolarmente omofobico, come lo furono Nazismo e Comunismo. Tuttavia il fascismo del dopoguerra si mosse apertamente contro i diritti dei gay. Dal momento che la questione dei diritti delle persone omosessuali è argomento di crescente attualità, non mancò a suo tempo nella destra italiana la lungimiranza e la capacità di cogliere il segno dei tempi?

G: “Credo che con la definizione “fascismo del dopoguerra” lei si riferisca al cosiddetto neofascismo. Se è così le ricordo che noi non abbiamo nulla a che fare con la marmaglia neofascista che fu funzionale alle trame dei servizi deviati di vari paesi e che tentò di spostare il vero Fascismo sociale e proletario nell’area della cosiddetta estrema destra. Dunque non posso essere chiamato a giustificare comportamenti di un’area politica che non è la mia.

Tuttavia posso riconoscere che la destra commise un grosso errore di valutazione, costringendo quasi a schierarsi a sinistra gli omosessuali che non si sentivano tutelati dalla destra. Errore duplice, se consideriamo che i comunisti, ovunque abbiano governato, si sono dimostrati ben più incivili nei confronti degli omosessuali”.

– O: Se la sentirebbe oggi di esprimersi pubblicamente contro la discriminazione delle persone omosessuali?

G: “Purché si chiarisca a dovere cosa si intende per diritti, io non ho alcun problema. Mi spiego: essendo un laico refrattario alle imposizioni religiose di qualsiasi tipo, ho una visione del problema pragmatica. Credo che due individui adulti consenzienti possano praticare nel privato della loro camera da letto qualsiasi forma di sessualità: omosessualità, sado-maso, eterosessualità…

Questo nel privato. Diverso è quando si vuole imporre in pubblico i propri gusti, reclamando addirittura diritti che altri non reclamano. Sento parlare di quote elettorali per omosessuali, di adozione di figli, di matrimonio… Ma qualcuno accetterebbe, tanto per fare un esempio, di imporre quote elettorali per i praticanti il sesso sado-maso? E qualcuno può garantirmi che due uomini o due donne possano allevare in maniera appropriata un bambino, senza esporlo a traumi di alcun genere?

Nessuno di noi vuole impedire ad una coppia di omosessuali di vivere la loro vita di coppia. Né siamo favorevoli alla polizia religiosa integralista che entri nelle case altrui a verificare le varie pratiche sessuali. Semplicemente neghiamo il diritto a costoro di ostentare la propria condizione tentando di imporla al prossimo con comportamenti oltraggiosi per il comune senso del pudore e della morale. Perché se le minoranze hanno sacrosanti diritti, anche e soprattutto le maggioranze ne hanno!

Chi ritiene che il matrimonio sia un sacramento religioso con dei precisi fini, ad esempio, non può accettare che questo venga ridotto ad una sorta di parodia più provocatoria che sostanziale”.

– O: Che diritti istituzionali concederebbe alle coppie omosessuali?

G: “Non avrei nulla contro l’istituzione di un registro civile per le coppie omosessuali, nel quale queste coppie potrebbero registrarsi volontariamente e senza alcun obbligo. Il fine è quello di vedere tutelati alcuni aspetti pratici della vita in comune, quali ad esempio il subentro nella locazione di un immobile in caso di scioglimento della coppia, la possibilità di ereditare i beni del “coniuge” in caso di morte ed anche la possibilità di tutelare finanziariamente il membro della coppia più debole in caso di separazione.

Ma naturalmente resto contrario al vero e proprio matrimonio e soprattutto all’adozione di figli”.

– O: Come vede le manifestazioni del Gay Pride?

G: “Come il fumo negli occhi.

Credo che gli stessi omosessuali seri dovrebbero rifiutarsi di sentirsi rappresentati da una pletora di cialtroni esibizionisti che circolano nelle varie città seminudi, lanciando slogan contrari alla religione della stragrande maggioranza dei cittadini (e non parlo per me, che come già detto sono un laico di ferro!) e cercando di fare passare il falso messaggio che essere omosessuali è bello. E’ non è questione di omofobia, poiché mi esprimerei così anche se a manifestare fossero i praticanti del sado-maso con tutto il loro armamentario di pelle, frustini e quant’altro.
Ripeto, un conto è il privato della propria camera
da letto, un conto è la pubblica ostentazione ed imposizione agli occhi di tutti dei propri gusti e delle proprie inclinazioni”.

– O: Ho l’impressione che Lei veda il rapporto omosessuale solo come un modo di fare sesso, tant’è vero che lo equipara al rapporto sado-maso. Tuttavia per “coppia omosessuale” intendiamo un insieme di due persone che si amano, si sostengono e che condividono un progetto di vita…

G: “Attenzione! Non ho equiparato nulla… Ho solo cercato un esempio che chiarisse il mio pensiero. Ed ho quindi utilizzato un paragone con un altro modo di fare sesso che è minoritario, che è considerato una “devianza” rispetto al modo “normale” di interpretare la sfera sessuale.

Perché, due persone che praticano nel loro privato il sesso sado-maso non possono amarsi ed essere felicemente sposate o conviventi?”.

– O: Se avesse un figlio gay?

G: “Non sarò ipocrita dicendole che ne sarei fiero, felice ed orgoglioso. Tuttavia imparerei ad accettare la cosa, considerando che comunque quello sarebbe sempre mio figlio, indipendentemente dalle sue inclinazioni sessuali.

Questo, naturalmente, se mio figlio vivesse con dignità la sua condizione di omosessuale. Se invece si trasformasse in uno di quegli squallidi pagliacci pubblici tipo Platinette, o se si riducesse ad adescare i pervertiti agli angoli delle strade con addosso una parrucca, mi darei da fare per disconoscerne la paternità!”.

https://forum.termometropolitico.com/337834-intervista-carlo-gariglio.html

Gay

CRISI ED INFILTRATI DI REGIME (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista”- Maggio 2019)

Anche questo mese proseguo nelle autocitazioni, ripresentando un articolo addirittura di 8 anni fa, ma che pare, come spesso accade, scritto oggi!

Alcuni dei nomi di certi personaggi e pseudo organizzazioni politiche sono ancora in circolazione oggi, altri sono stati sostituiti dai vari Salvini, Meloni, Casa Pound e robaccia simile… Ma il vero problema rimane: gli infiltrati.

Gente che, o per pura demenza, o per “astuto” calcolo politico, o per guadagnarsi i 30 denari concessi dal regime, continua ad infiltrarsi nella nostra area di pensiero storico e politico, tentando di creare divisioni e litigate, diffamando i pochi e veri Fascisti rimasti, al solo fine di continuare a farci vivere ai margini della vita politica nazionale… Diffamano, falsificano la Storia, costruiscono un Fascismo mai esistito e che mai esisterà, proseguendo nell’oscuro compito che caratterizzò il MSIDN, cioè sostituire al Fascismo storico, che altro non fu se non un socialismo nazionale), una parodia dello stesso, spostata a destra, su posizioni vergognosamente anti islamiche e filo giudaiche, magari anche massoniche…

Purtroppo in Italia passano gli anni, ma nulla cambia. Riflettete e leggete!

Carlo Gariglio

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Durante i ciclici periodi di crisi della politica ufficiale, quello che normalmente è un piccolo timore per i dignitari del regime, diventa un vero e proprio terrore: il riaprirsi di spazi di manovra per la nostra ideologia Fascista (o nazionalsocialista, o socialista nazionale che dir si voglia)…

Magari dall’esterno si noterà di meno, ma quando la crisi delle ideologie e delle loro applicazioni si fa critica, dall’interno della cosiddetta “area” vediamo spuntare puntualmente strani personaggi ed ancor più strane sigle di “partiti”, gruppi, associazioni, circoli e quant’altro, che tutti insieme sbarcano nella nostra area di pensiero al fine di frammentare e rendere ancora più confusionario un mondo che, a vario titolo, si dice seguace dell’ideologia Fascista.

Così facendo, il solito vecchio e corrotto regime si difende dalle uniche idee che potrebbero portare ad una sua liquidazione, come in parte avvenuto nei meravigliosi anni che vanno dal 1922 al 1945, allorquando le forze sane dell’Europa, seguendo l’esempio del Fascismo Musssoliniano, si orientarono verso un socialismo nazionalista, epurato dalle tante cretinate interna-zionaliste del marxismo, il quale si proponeva di tutelare le masse lavoratrici non mediante l’eccidio delle classi borghesi, ma tramite una saggia collaborazione fra tutte le classi di una Nazione. Il fatto che tutto questo sarebbe divenuto intollerabile sia per il liberalismo capitalista, sia per il comunismo, fu presto chiaro agli altri Paesi da questi governati, e portò alla più innaturale ed immonda delle coalizioni della Storia, tenuta insieme dalla sola volontà di eliminare il Fascismo–Nazionalsocialismo per permettere a “lorsignori” di continuare a sfruttare le classi umili dell’Est e dell’Ovest con le armi del comunismo e del capitalismo.

Proprio per i motivi di cui sopra, ancora oggi, benché il Fascismo sia ormai scomparso da 66 anni e sia il più delle volte rappresentato da indegni figuri che nulla hanno a che fare con le nostre idee, quello che terrorizza a morte i padroni del mondo è proprio un ritorno in auge del vecchio Fascismo, il quale, se solo fosse compreso dal popolo bue che preferisce vantarsi di essere antifascista e di prenderla nel di dietro da destra e sinistra, potrebbe finalmente portare il mondo verso un periodo di pace e prosperità oggi inimmaginabili…

Non sono certo i pagliacci di regime come Beppe Grillo che possono fare paura, né i rifiuti tossici dell’autonomia che si divertono a cambiare nome, ma che restano sempre dei pidocchiosi senza cervello incapaci di proporre qualsiasi cosa che non sia un “NO” o una manifestazione con annessi disordini… I coglioni non fanno mai paura ai regimi, ma i cervelli sì, ed è ben per questo che assistiamo da sempre all’accanimento giudiziario contro chi osa fare il saluto romano, chi si dice Fascista e chi, come noi, tenta di riportare il Fascismo (quello vero) nella politica italiana semplicemente partecipando ad elezioni in modo del tutto democratico. Repressione, ostracismo e persecuzioni contro chi ha idee buone, massima tolleranza anche nei confronti di chi delinque per i coglioni che non hanno nulla da dire… Ed oltre alle repressioni politico – giudiziarie, il regime “regala” ai Fascisti anche gli infiltrati, con lo specifico compito di dividere (oserei dire atomizzare!) l’area e di confondere quei giovani che, pur non sapendo granché del periodo Fascista, si avvicinano alle nostre idee con una certa simpatia.
Li vediamo in giro da anni, sempre sulla breccia e senza mai alcuna limitazione postagli dal regime che li ha generati o che li sfrutta perché ha compreso che fanno più danno loro, dall’interno, al nostro pensiero politico, di quanto non possa fare la repressione esterna… Ormai siamo abituati a convivere con i gruppi di falsi Fascisti che vanno per la maggiore, ovvero quelli che cercano di pescare consensi e voti dalla nostra area, salvo poi portarli a coalizioni politiche che si dicono fieramente antifasciste, benché di destra, così come ben conosciamo i gruppuscoli di sfigati nati con l’esclusivo scopo di arrecare danno e fastidio a noi del MFL-PSN… Come non pensare, infatti, alla ridicola creatura di un nostro ex (per fortuna) Segretario, il quale ha costituito un “movimento” avente quale unico scopo quello di diffamare il sottoscritto ed il MFL-PSN tutto, nonché di clonare i nostri siti internet nella vana speranza di dirottare qualche simpatizzante un po’ più imbecille degli altri dal nostro movimento al suo gruppuscolo… Così come non possiamo dimenticare il movimento clone del MFL-PSN, creato dai poveracci che nel passato tentarono di impadronirsi del nostro partito, dovendo poi accontentarsi di fondarne un clone con lo stesso simbolo e lo stesso Statuto, avente anch’esso quale unico scopo quello di disturbare la nostra attività.

Non è certo migliore il panorama se guardiamo a certi singoli personaggi che da anni imperversano liberamente nella nostra area di pensiero al fine di provocare danni e litigi vari… Dall’avvocato ebreo di Pordenone, falso Camerata e vero infiltrato, che avvicina i Fascisti fingendo comunanza di idee e pensiero, salvo poi raggirarli con parcelle estorsive, diffamazioni assortite e porcate varie che si trascinano spesso in aule giudiziarie, al sedicente ex RSI di Perugia, il quale da anni fa il giro dei movimenti d’area, spacciandosi per Camerata duro e puro, salvo poi finire le sue visite con truffe, denaro estorto con le scuse più fantasiose e naturalmente denunce penali di ogni tipo contro chi osa contrastare o smascherare l’arzillo truffatore…

E vogliamo dimenticare il Principe degli infiltrati, ovvero quel Gaetano Saya che da decenni armeggia con sigle e simboli che fanno parte della storia Fascista e Nazionalsocialista, salvo poi scrivere di suo pugno pagine di puro antifascismo ed antinazismo, nonché deliranti lodi alla massoneria e ad Israele? Costui, senza mai avere l’incomodo di qualche ostacolo legale, si è dapprima impadronito del nome e del simbolo del fu MSIDN senza suscitare gli strali di Fini e so(r)ci (i quali, stranamente, seppellirono di denunce tutti quelli che osarono farlo prima, da Pisanò a Rauti, passando per Bigliardo ed altri), arrivando negli ultimi tempi a fondare una patetica polizia privata che pretendeva di appropriarsi di simboli e divise proprie del partito Nazionalsocialista tedesco.

SAYAMeritano anche una citazione, dato che si parla di squallore, quei poveracci che dopo avere cercato di danneggiare il MFL-PSN dall’interno, finirono con l’uscirne per fondare patetiche sigle alternative, fallite subito dopo la loro nascita per totale mancanza di aderenti… Come dimenticare il mitico federale materano che pretendeva dal sottoscritto i soldi per fare attività politica, e che pochi anni dopo avere fondato la “RSI” finì nella Fiamma Tricolore ad anticipare soldi mai rivisti per l’euro-parlamentare Romagnoli? E il povero Cristo molisano, che fondò da solo il PFR dopo essere uscito dal MFL-PSN perché il sottoscritto non lo aveva autorizzato ad entrare nella Casa delle Libertà del Molise?

Certo, non tutti quelli citati sono veri infiltrati del regime, ovvero agenti che dipendono dal Ministero dell’Interno e che svolgono la loro stomachevole opera di disinformazione e frammenta-zione per guadagnarsi uno stipendio; molti altri iniziano le loro tristi attività per pura megalomania, sentendosi cioè dei prescelti dallo spirito del Duce per riportare in auge il “vero” fascismo, o magari per puro spirito di arrivismo, nella speranza cioè di mettersi in evidenza e farsi una carriera in un’area politica da sempre disastrata… O ancora, si tratta di semplici delinquenti che tentano di nascondere le loro illecite attività dietro ad una parvenza politica o giornalistica.

Quello che però è certo è il fatto che tutti questi signori, da qualsiasi luogo arrivino e da qualsiasi malattia mentale nascano, vengono tutelati e protetti dal regime, allorquando si scopre che il loro ruolo falsamente fascista torna utile non al Fascismo vero, ma a quanti hanno quale unico obiettivo quello di continuare ad affossare le nostre idee mediante l’atomizzazione dell’area e la creazione di fascismi all’amatriciana che nulla hanno a che vedere con il Fascismo ed il Nazional-socialismo storici.

Inutile ricordare le mille querele presentate dal sottoscritto e da altri esponenti MFL-PSN contro questi personaggi alle Procure di Milano, Pordenone e Perugia…

Querele che sono scomparse come neve al sole, senza mai arrivare ad un processo e senza mai neppure arrivare ad una comunicazione di archiviazione della pratica: ai Fascisti veri non spetta neppure ricevere le comunicazioni richieste e dovute per Legge…

Viceversa, quando qualcuno di questi luridi figuri presenta una denuncia ai miei e nostri danni, essa giunge in carrozza, tramite corsie preferenziali a noi oscure, fino al processo, a volte persino con una condanna!
Ma non mi sono ripromesso di scrivere questo articolo per rivangare un passato più o meno remoto…

Desidero, al contrario, mettere in guardia i Camerati da infiltrati più o meno nuovi, che spuntano come funghi da ogni parte, tentando di trascinarci in inutili liti e cercando di instillare nei Camerati più giovani e meno scafati dei dubbi dottrinari a proposito della vera essenza del Fascismo e del Nazional-socialismo.

Fra gli ultimi arrivati nella fogna degli infiltrati ci sono i sedicenti fascisti del “Covo” (già il nome la dice lunga sul loro livello intellettivo), i quali imperversano da tempo sul passatempo dei coglioni (Facebook) lanciando messaggi deliranti a proposito di un “vero” fascismo (il loro, natural-mente!) che sarebbe stato tradito da tutti i movimenti della cosiddetta “area”, primo fra tutti, guarda caso, proprio il nostro MFL-PSN, ovvero l’unico movimento politico italiano che da sempre difende il Fascismo storico e tutte le sue scelte, non solo quelle che farebbero comodo agli infiltrati attuali.
I parassiti di cui sopra hanno iniziato da tempo una vera e propria campagna contro il MFL-PSN, fingendo naturalmente di prendersela con tutti i movimenti della cosiddetta “area” (i quali, essendo mai stati veramente Fascisti per loro stessa ammissione, non se la prendono certo molto per essere annoverati fra i falsi fascisti), ma avendo quale unico e vero obiettivo il nostro MFL-PSN, cioè l’unico movimento che potrebbe riportare in auge l’ideale Fascista e Nazional-socialista senza ridurlo ad una parodia dello stesso creata ad arte dai pennivendoli di regime e dagli infiltrati sopra descritti.

Francamente ho molto riflettuto sull’opportunità di rispondere a certi parassiti anonimi, uno dei quali si divertiva a sproloquiare su Facebook firmandosi addirittura “Tiberio Gracco”…

Si può prendere sul serio un emerito vigliacco che si nasconde dietro il nome di un Tribuno della plebe del 133 A. C. per diffamare il prossimo e per proporre le sue fantasiose visioni politiche? Sia esso uno dei tantissimi semplici vigliacchi, o uno degli squallidi brigadieri che si infiltrano per ordini superiori, non varrebbe certo la pena entrare in conflitto con costui… Però, essendo molti giovani ancora vittima del passatempo inventato dal giudeo Zuckerberg (Facebook) e non avendo, per ovvi motivi, l’esperienza necessaria per potere discernere le idee che derivano dal Fascismo da quelle inventate dal “Tiberio Gracco” di turno, mi sono ridotto a scrivere questo articolo, che non immagino utile a polemizzare contro delle nullità senza nome, ma se mai utile ai nostri giovani per non cadere in certe trappole.

Di recente, i falliti anonimi del “Covo”, hanno pubblicato un farneticante articolo su un loro blog chiamato “Primato Fascista”; dal tipo di cretinate scritte, comprendiamo che c’è già un errore di fondo: il blog doveva chiamarsi “Primate” fascista, in quanto le argomentazioni esposte sono degne di quegli incroci fra uomo e scimmia che la Storia ci ha abituato a definire “primati”.

Già è interessante notare, giusto per toglierci ogni dubbio, come il nostro MFL-PSN sia stato il secondo movimento annoverato fra i “falsi” Fascisti dai nostri simpatici primati, subito dopo Forza Nuova… Si capisce subito l’onestà intellettuale e di intenti di costoro… Non parlano subito di Fiamma Tricolore, della Destra, della Mussolini, tutti attualmente inseriti nel PDL, né dei mille gruppuscoli nati da traditori del MFL-PSN che hanno quale unico obiettivo quello si sabotarci… E neppure delle creature del Saya, fiero di definirsi antifascista seppure mascherato da Fascista.
No, si attacca subito il MFL-PSN, subito dopo un articoletto dedicato a Forza Nuova, ove campeggia, fra le prove mostrate a testimoniare il fatto che FN non è Fascista, addirittura un articolo tratto da “La Stampa” di Torino che il sottoscritto ha pubblicato svariate volte negli ultimi anni… Ovvero, i cagasotto anonimi del “Covo” ci seguono con amore, tanto da salvarsi i documenti che pubblichiamo sui nostri giornali, blog e siti! Del resto, il povero primate e tribuno della plebe, su Facebook ha ammesso di avere il dente avvelenato con il sottoscritto, il quanto cacciato dal forum del MFL-PSN dopo avere diffuso un po’ delle sue teorie da Fascista all’amatriciana!
Ma quali sarebbero i motivi addotti da questi (ammesso che ne esista più di uno, dato che anche sul blog pubblicano demenzialità assortite firmate da nomi di battesimo o nick fantasiosi…) primati per definirci falsi Fascisti? Ovviamente, le solite demenzialità tanto care ai fascisti all’amatriciana, cioè l’accusa di essere nazionalsocialisti (come se il nazionalsocialismo fosse una cosa diversa, poveri idioti!), di essere razzisti (concetto che non comprendono in alcun modo, da buoni primati) e di avere aderito all’unione mondiale dei nazional-socialisti, ove figurano movimenti ridicoli, che hanno una comprensione della storia Fascista e Nazionalsocialista pari a quella dei decerebrati del “Covo”.

Ciliegina sulla torta, i poveri primati credono di dimostrare l’avversione del Duce nei confronti del Nazional-socialismo e del razzismo evincendo dalle migliaia di scritti mussoliniani la seguente frase:

“Noi possiamo guardare con un sovrano disprezzo talune dottrine d’oltralpe, di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, in un tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio ed Augusto.” Dal discorso di S.E. Benito Mussolini a Bari il 6 settembre 1934- XII E.F.

Ora, partendo dalla fine, siamo ben consci che la stragrande maggioranza di quanti si dicono oggi nazisti sono in realtà delle nullità con nessuna formazione storica e politica, i quali credono che il nazismo sia quella parodia razzista e bieca descrittaci dai pennivendoli al soldo del giudaismo e del comunismo; siamo stati noi i primi a denunciare lo squallido ruolo del razzismo all’americana, ovvero quello basato sul colore della pelle e sulle aggressioni agli individui di etnie diverse… Chi ha un minimo di onestà intellettuale dovrebbe riconoscere che più volte mi sono scagliato, in prima persona, contro lo stupido razzismo alla White Power o KKK, cioè un razzismo aggressivo basato sul nulla, che non ha altro fine al di fuori dell’alienarci le simpatie di Camerati appartenenti ad altri popoli ed etnie.

Inoltre, equiparare il Nazionalsocialismo germanico al bieco razzismo in stile americano è una squallida operazione letteraria che la dice lunga sul livello culturale e di onestà di certi primati… Non sarà bello autocitarsi, ma non posso esimermi dal richiamare due mie precedenti articoli reperibili sul mio blog; nel primo, “Il razzismo Nazista” (http://www.lavvocatodeldiavolo.biz/?p=408), saccheggiando un documentatissimo studio del noto giornalista Alberto B. Mariantoni, mostravo agli idioti come quelli del “Covo” ed ai tanti razzisti all’amatriciana, come il Nazionalsocialismo tedesco non si fosse mai sognato di essere antistraniero, antiislamico o stupidamente razzista come certi movimenti americani… Al contrario, i Nazionalsocialisti ebbero ottimi rapporti con movimenti ad essi ispirati che nacquero nel cosiddetto Medio Oriente, nel Sud Est Asiatico e nella stessa Africa; molti nazionalsocialisti arabi ed africani appoggiarono apertamente la politica hitleriana e godettero di ampi finanziamenti da parte del Nazionalsocialismo germanico. Inoltre, in una intervista successiva (http://www.lavvocatodeldiavolo.biz/?p=417), evidenziavo come persino gli ebrei che non avevano mostrato ostracismo ed avversità nei confronti del Nazionalsocialismo poterono vivere indisturbati nella Germania dell’epoca, facendo anche carriera politica e militare. In particolare, citando me stesso:

Soldatiebrei

“Secondo lo storico ebreo BRYAN MARK RIGG autore de “I soldati ebrei di Hitler”, furono ben 150 mila gli ebrei che combatterono per il Reich, fra i quali il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940, l’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssoh, l’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone, il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler, il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort, il generale Gothard Heinrici, il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista, il generale Werner Larzahn decorato da Hitler, il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler, Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer, il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler, il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi, il capitano Helmut Schmoeckel… Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o mezzi ebrei o ebrei per un quarto o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow. Persino Reinhardt Heydrich, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, diretto superiore di Eichmann, era ebreo da parte di padre ed ebbe l’esenzione da Hitler”

Cosa dimostra questo? Semplicemente che sono favole tutte quelle che si raccontano a proposito del razzismo biologico Nazista e dello sterminio sistematico degli ebrei, in quanto non sarebbero esistite le “esenzioni” e/o le dichiarazioni di “arianità” concesse ad ebrei! Né avremmo visto 150 mila uomini collaborare con valore alla eliminazione di loro stessi!”.

Ecco dunque ridicolizzata con i fatti l’affermazione tipica di certi fascisti all’amatriciana che amano equiparare il Nazional-socialismo ai movimenti razzisti attuali! Lo stesso discorso vale per il Fascismo; è ben vero che Mussolini varò le famose Leggi Razziali del 1938, ma è altrettanto vero che esse contenevano al loro interno tali e tante esenzioni da renderle sostanzialmente inapplicabili a tutti gli ebrei italiani… Si esentavano dagli effetti delle Leggi Razziali tutti gli ebrei che avevano combattuto durante la I Guerra Mondiale, quelli che avevano partecipato alla Marcia su Roma, quelli che avevano combattuto durante la Guerra d’Etiopia e quella di Spagna, nonché i loro parenti… In sostanza, nessun ebreo che aveva mostrato attaccamento allo Stato Italiano ed al Fascismo ebbe nulla da temere da quelle Leggi, mentre molto potevano avere da temere quegli ebrei, soprattutto sionisti, abituati a vivere come parassiti in un Paese che non consideravano la loro vera Patria! Dunque quello che erroneamente viene chiamato razzismo, non ha nulla a che fare con le dottrine deliranti (rimaste Leggi negli USA fino a tutti gli anni 60) che dividono gli uomini fra superiori (bianchi) ed inferiori (negri)… Nel cosiddetto razzismo Fascista e Nazionalsocialista non era certo l’aspetto biologico ad essere privilegiato, anzi! Avete mai visto un ebreo o un negro diventare biologicamente ariani per editto governativo?

Volendo poi giocare sullo stesso sporco piano dei primati “fascisti” del “Covo”, ecco quanto sosteneva Benito Mussolini il 4 giugno 1919 dalle colonne del Popolo d’Italia:

«Se Pietrogrado non cade, se Denikin segna il passo gli è che così vogliono i grandi banchieri ebraici di Londra e di New York, legati da vincoli di razza con gli ebrei che a Mosca come a Budapest si prendono una rivincita contro la razza ariana, che li ha condannati alla dispersione per tanti secoli. In Russia vi è l’ottanta per cento dei dirigenti dei soviet che sono ebrei… La finanza mondiale è in mano degli ebrei. Chi possiede le casseforti dei popoli, dirige la loro politica. Dietro i fantocci di Parigi, sono i Rothschild, i Warburg; gli Schiff, i Guggenheim, i quali hanno lo stesso sangue dei dominatori di Pietrogrado e di Budapest. La razza non tradisce la razza. Il bolscevismo è difeso dalla plutocrazia internazionale. Questa è la verità sostanziale. La plutocrazia internazionale è controllata e dominata dagli ebrei»

Capito? Nel 1919, ovvero quando nessuno in Europa aveva sentito parlare di Hitler! Altro che scelte imposte dall’arroganza dell’alleato Nazional-socialista! Altro che totale assenza di razzismo nella politica mussoliniana!
Mussolini aveva, ben prima di Hitler, il quadro dello strapotere ebraico molto ben chiaro ed in evidenza, e non ebbe bisogno di nessuna sollecitazione per muoversi non contro gli ebrei in generale, ma contro quegli ebrei che si scagliarono contro la Germania e contro l’Italia in difesa del bolscevismo e delle plutocrazie occidentali controllate economicamente e politicamente da loro confratelli!

Inoltre, a prescindere dalle citazioni riportate dai primati e dal sottoscritto, ogni persona dotata di buon senso sa che nella vita al mutare delle condizioni, mutano anche gli atteggiamenti dei singoli… Mussolini ebbe certamente delle diffidenze nei confronti dello sconosciuto Hitler che pareva scimmiottare il Fascismo italiano, così come, dopo avere combattuto una I Guerra Mondiale a loro fianco, era convinto di potere avere in Francia, Gran Bretagna ed USA dei validi alleati… Ma con il variare delle posizioni, con la vergogna delle Sanzioni volute dai Paesi forti contro l’Italia che tentava di affacciarsi in Africa e con la rivolta dei capitalisti e dei comunisti terrorizzati dall’idea di essere liquidati da questa nuova ideologia che aveva preso piede in Italia e Germania, ma che vedeva movimenti analoghi avanzare in Spagna (La Falange), in Belgio (il Rexismo di Degrelle), in Romania (La Guardia di Ferro di Codreanu), in Ungheria (le Croci Frecciate) e nella stessa Gran Bretagna (le camicie nere di Sir Oswald Mosley), senza contare i Paesi extraeuropei citati nell’articolo “Il razzismo nazista”, non potevano che mutare alleanze e posizioni sullo scacchiere internazionale.

Tanto per mostrare quanto sia ridicolo e patetico il tentativo dei nostri primati del fascismo di fissare un’idea evincendo dal contesto originario poche righe del pensiero di un uomo, eccovi le dichiarazioni che M. W. Churchill fece alla stampa italiana nel gennaio del 1927, durante un viaggio a Roma:

“Il vostro movimento ha reso un servizio al mondo intero. Sembra che ciò che caratterizza tutte le rivoluzioni sia una progressione costante verso la sinistra, una sorta di slittamento inevitabile verso l’abisso. L’ Italia ha dimostrato che esiste un mezzo per combattere le forze sovversive che possono ingannare le masse popolari e che queste, ben condotte, possono apprezzare il valore di una società civilizzata e difendere l’onore e la stabilità. E’ l’Italia che ci ha dato l’antidoto necessario contro il veleno rosso. (“La decomposizione dell’Europa liberale”, pag. 178 – M. Bertrand de Jouvenel).

Questo è lo stesso Churchill criminale che preferì allearsi dapprima segretamente, poi palesemente, con l’URSS di Stalin, al fine di cancellare il Fascismo ed il Nazional-socialismo dall’Europa…

Terminato di ridicolizzare questi pagliacci senza nome, sena cervello e senza dignità che si arrogano il diritto di parlare di Fascismo senza averne compreso nulla, e per giunta con abbondante utilizzo di falsità assortite, vorrei limitarmi a ricordare ai Camerati giovani, che spesso si fanno cogliere dai dubbi, che nessuna ideologia può essere applicata da diverse persone in diversi Paesi nella stessa identica maniera. Così come ci furono innegabili differenze fra il comunismo in URSS, in Cina e nel resto del mondo, ci sono state e ci sono differenze a volte macroscopiche fra i partiti che nel mondo si richiamano al socialismo o al cosiddetto Partito Popolare…

Addirittura, possiamo vedere come nel Partito Popolare Europeo confluiscano diversi partiti italiani che in Patria sono schierati su fronti opposti, così come soltanto in Italia esistono socialisti schierati a destra e socialisti schierati a sinistra…

Indi, pretendere di considerare come cose distinte e separate due movimenti gemelli, per il solo fatto di essere andati al potere in due Paesi diversi, come accadde a Fascismo e Nazionalsocialismo, e di essere stati, quindi, adattati a due realtà molto diverse, è operazione infame e degna dei farabutti che si infiltrano nella nostra area al solo scopo di creare attriti e divisioni.
Leon Degrelle, fondatore del Rexismo in Belgio, chiamò così il suo movimento derivandolo dalla frase “Cristo Rex”… Ma non esitò a schierarsi, per comunanza di vedute, dalla parte della crociata Fascista e Nazionalsocialista contro il bolscevismo, senza nascondersi dietro alla differenza che esisteva fra lui, cristiano di ferro, ed Hitler, che certamente non fu l’esempio del cristiano praticante. Degrelle combatté sul fronte dell’Est e si guadagnò decine di decorazioni, anche per i combattimenti corpo a corpo… Partì soldato e tornò Generale.

Hitler stesso, parlando con Degrelle, ebbe a dirgli: “Se avessi avuto un figlio, lo avrei voluto come Lei”.

Degrelle

Ecco, cari Camerati: io ai topi di fogna che cercano di reinterpretare la Storia a loro uso e consumo, restandosene nascosti dietro all’anonimato per gettare letame sui veri Camerati, preferisco i Camerati veri che si gettarono in prima linea, senza nascondersi, per difendere le loro idee e quelle dei Camerati come loro, indipendentemente dal fatto che esistessero alcune differenze ideologiche fra loro.

A voi la scelta se essere degni di Leon Degrelle o del vigliacco con QI da primate che si firma eroicamente “Tiberio Gracco”!

Carlo Gariglio

 

PICCOLI RAZZISTI ALL’AMATRICIANA CRESCONO… (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Ottobre 2018)

Come ho già detto più volte, la mia voglia di fare politica e di scrivere articoli ha raggiunto i minimi termini, stanti ignoranza e cretinismo sempre più diffusi nella nostra cosiddetta “area” politica.

Anche in questo caso, ritornando a parlare dei noti razzisti all’amatriciana, ovvero quelli che seguono bovinamente i dettami del razzismo inventato dagli anglosassoni, senza neppure sapere che in base a questi dettami noi italiani siamo considerati (insieme a tutti gli europei latini ed a quelli dell’est) esattamente alla stregua dei negri, riproporrò un mio vecchio articolo del 2011 che dimostrerà come nulla sia cambiato in 8 anni di cretinismo pseudo fascista, ad eccezione dei nomi degli idioti citati.

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Ma prima di addentrarmi nei ricordi, volevo fare questo breve preambolo, che descrive alla perfezione l’ignoranza mostrata dai razzisti all’amatriciana in occasione dei recenti campionati mondiali di pallavolo, maschili prima e femminili poi.

Durante questi avvenimenti, su Facebook imperversavano decine di questi coglioni (tutti regolarmente bloccati dal sottoscritto), che straparlavano soprattutto contro le negre (ma italianissime) presenti nella nazionale femminile di pallavolo.

Ma prima di quelli femminili, ci sono stati i mondiali maschili, i cui “eroi” nazionali designati sono stati, come descritti da Wikipedia:

Ivan Zaytsev è un pallavolista russo naturalizzato italiano. Gioca nel ruolo di schiacciatore e opposto nel Modena; Osmany Juantorena Portuondo è un pallavolista cubano naturalizzato italiano. Gioca nel ruolo di schiacciatore nell’Associazione Sportiva Volley Lube. È nipote di Alberto Juantorena, campione olimpico a Montréal 1976, nonché politico di Cuba.

Quindi, “eroi” della Nazione un russo ed un cubano, divenuti italiani in un secondo tempo e con naturalizzazioni (specialmente quella del cubano) quanto meno sospette…

Fra i tanti coglioni che commentavano questi avvenimenti, nessuno si è indignato per la presenza di questi stranieri italianizzati, per il solo e semplice fatto che questi signori avevano la pelle bianca (il russo), oppure non troppo scura (il cubano).

Casi umani analoghi agli appassionati di calcio che tollerano da sempre le varie naturalizzazioni di argentini, brasiliani, uruguaiani ed altri di pelle quasi bianca, salvo poi indignarsi quando in nazionale gioca Mario Balotelli, certamente negro, ma altrettanto certamente italiano a tutti gli effetti, in quanto adottato da una coppia di italiani.

Oltre tutto, questi coglioni che tanto blaterano di purezza razziale, non sanno neppure che il fenomeno di inventare ascendenti italiani a calciatori di mezzo mondo era già in auge persino nel 1934 e 1938, ovvero quando l’Italia vinse due mondiali di calcio consecutivi:

http://quasirete.gazzetta.it/2014/06/12/azzurro-oriundo-da-mumo-orsi-a-paletta-i-naturalizzati-ai-mondiali/

Tornando alla pallavolo maschile, i due “eroi” sopra descritti, dopo avere maramaldeggiato nelle prime fasi contro avversari di seconda fascia, si sono sciolti come neve al sole durante la fase finale, finendo spazzati via dalle nazionali veramente forti, che hanno buttato fuori l’Italia dal podio.

Ma è con i mondiali femminili che gli idioti cerebrolesi del “razzismo” nostrano hanno dato il peggio di sé… Decine di messaggi deliranti ove si accusavano le 2 ragazze italiane di colore di essere delle scimmie (detto, oltretutto, da personaggi che se si guardassero allo specchio, o guardassero bene i cessi con i quali si accoppiano, capirebbero che non è necessario essere negri per assomigliare a dei gorilla!), altri messaggi ove si accusavano i giornali che mostravano le foto delle suddette giocatrici di razzismo alla rovescia… Il peggio del peggio dei nostri razzisti all’amatriciana!

Ora, venendo ai fatti, se la stragrande maggioranza degli articoli di giornale che riguardavano le vittorie della squadra femminile di pallavolo si concentravano, soprattutto, sulle due ragazze negre, magari la soluzione è molto più semplice delle teorie complottiste dei nostri razzisti all’amatriciana; basta guardare questa interessante classifica riguardante i premi assegnati alle migliori giocatrici del mondiale:

Miglior palleggiatrice: Ofelia Malinov (Italia)

Miglior opposto: Paola Egonu (Italia)

Miglior schiacciatrice: Miriam Sylla (Italia).

camice nere razzismo stopCapito, cari cerebrolesi del razzismo nostrano? Le due negre sono state le migliori giocatrici del mondiale, di una spanna superiori alle altre nostre e pur brave giocatrici di pura “razza” italiana! E in loro  compagnia c’è anche una ragazza italiana nata de genitori bulgari, che ovviamente non urterà la vostra demenziale suscettibilità “razzista” in quanto di pelle bianca!

Come già fatto per i due giocatori della squadra maschile, nati stranieri e divenuti italiani per decreto, ecco cosa dice Wikipedia delle giocatrici risultate le migliori del mondiale:

Paola Ogechi Egonu è una pallavolista italiana. Gioca nel ruolo di schiacciatrice e opposto nell’AGIL (È nata a Cittadella da genitori di nazionalità nigeriana).

Miriam Fatime Sylla è una pallavolista italiana. Gioca nel ruolo di schiacciatrice nell’Imoco (Nata a Palermo da genit-ori ivoriani, si trasferisce giovanissima a Val-greghentino in Lombardia, dove inizia a giocare a pallavolo nelle giovanili del Grenta e successivamente dell’Olginate e dell’Amatori Orago).

La carriera di Ofelia Malinov, figlia dello allenatore bulgaro Atanas Malinov e della ex pallavolista Kamelia Arsenova, comincia nella stagione 2011 – 12, quando viene ingaggiata dal Bruel Volley Bassano, in Serie B1, squadra a cui resta legata per oltre tre annate; nello stesso periodo fa parte della nazionale Under-18, con cui vince la medaglia d’argento al campionato europeo di categoria 2013, di quella Under-19, e dal 2014, ottiene le convocazioni anche nella nazionale maggiore, debuttando nel World Grand Prix.

Quindi, ricapitolando la demenziale filosofia dei nostri razzisti all’amatriciana, si possono imbarcare nelle nostre nazionali stranieri di ogni risma, naturalizzati più o meno veri, ma devono essere di pelle bianca, o quanto meno di pelle non troppo scura!

Gli altri, invece, seppure nati e cresciuti in Italia, godenti della cittadinanza per diritto e non per “gentile” concessione, vanno insultati e discriminati perché di pelle scura!

Pensate che qualche coglione di Facebook si è pure vantato di avere fatto il tifo, nella finale per il titolo femminile, per la squadra della Serbia, contro le negre brutte e cattive schierate dall’Italia! Serbia, che, giusto per ricordarlo, è una delle Nazioni eredi di quella Jugoslavia barbara e criminale, che infoibò migliaia di italiani, fascisti e non, rubando ed annettendosi parti di territorio storicamente italiane!

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A certi escrementi che fingono di essere Fascisti e portano avanti, al contrario, il razzismo barbaro e becero inventato dagli anglosassoni bisognerebbe togliere d’ufficio la cittadinanza italiana e spedirli a vivere proprio in Serbia, così starebbero insieme ai loro simili!

Addirittura, giusto per chiudere in “bellezza”, qualche idiota vantava anche la nazionale cinese, perché non aveva negre in campo! Quella Cina comunista, dove lo Stato ha potere di vita e di morte sui cittadini ed il lavoratore è sfruttato oltre ogni limite… E chissà perché neanche i negri più poveri d’Africa desiderano andare a vivere in un simile paradiso!

Purtroppo la lotta contro l’ignoranza non si potrà mai vincere, e ci toccherà avere a che fare per sempre con certi idioti che discriminano le persone per il loro colore e/o per la loro religione.

Godetevi a seguire l’articolo di cui vi parlavo, costruito su un magistrale lavoro di ricerca del compianto A. Mariantoni, esperto senza pari del mondo arabo e mediorientale.

Carlo Gariglio

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Uno dei motivi per i quali la cosiddetta “area” è destinata a continuare nei suoi fiaschi e nella sua marginalità politica è proprio la crassa ignoranza storica che caratterizza molti dei militanti e moltissimi dei cosiddetti “leader”…

Non a caso si leggono spesso posizioni deliranti e demenziali, degne del Ku Klux Klan o di qualche altro gruppetto razzista americano, spacciate per “fascismo” o “nazismo” da qualche giovinastro che confonde le sue antipatie personali con la dottrina politica di questi movimenti storici; posizioni che, fra l’altro, paiono essere fatte apposta per legittimare l’avversione dei “democratici” nei confronti di questi “nazisti” e “fascisti” all’amatriciana.

Tante volte mi è capitato di litigare sui forum telematici del MFL con personaggi che insultavano senza remore gli altri popoli (africani, orientali, arabi…) ed altre religioni (molti sedicenti “fascisti” credono ancora che un “vero” Fascista debba difendere il mondo cattolico, ovvero quel mondo che ha tradito il Fascismo ancora prima della fine della guerra, e che l’ha relegato oggi al ruolo di “male assoluto” e barbarie…), utilizzando linguaggi ed aggettivi da trivio, degni al massimo di qualche borgataro da stadio.

Quando si tenta di spiegare a qualcuno di questi idioti che Fascismo e Nazional-socialismo non si sognarono mai di prendersela con lo straniero in quanto tale, né tanto meno di avversare la religione Islamica, costoro alzano le spalle e quasi ti scambiano per un cretino!

Ricordo un forzanovista “DOC”, ovviamente pelato e tatuato, al quale feci vedere una foto storica di Hitler a colloquio con il Gran Muftì, esclamare: “Ma che ci fa il Fuhrer seduto insieme ad un arabo?”

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Ecco, in questa frase si sintetizza la “cultura” storica dei tanti estremisti di destra da quattro soldi, che qualcuno pretenderebbe di collocare abusivamente nel nostro mondo, orgogliosamente Fascista e Nazionalsocialista, ma che invece stanno benissimo a braccetto con i loro degni alleati della CDL, Lega Nord in primis.

Quando mai, il Nazional-socialismo tedesco, con tutti i suoi pregi e tutti i suoi difetti, si è sognato di essere antiturco, antiarabo, antivietnamita o semplicemente antistraniero?

Basta sfogliare un qualunque libro di storia seria per apprendere che durante il Secondo conflitto mondiale, il Gran Muftì di Gerusalemme, Haji Amin Al-Husseini, parlava da Radio Berlino per incitare alla rivolta i popoli Arabi sottomessi e colonizzati da quelle Potenze, loro sì razziste ed imperialiste, che la falsa storia ci ha sempre spacciato come “democrazie”, cioè Francia e Gran Bretagna; che il generale Rachid Ali al-Khilani, nel 1941, aveva preso il potere in Iraq dichiarandosi alleato delle ideologie dell’Asse; che lo Shah Reza d’Iran aveva delle simpatie naziste e per quella ragione era stato detronizzato, costretto ad abdicare e deportato in Sud Africa dagli Inglesi nel 1942 (dove fu fatto morire di stenti, in prigionia, a Johannesburg, nel 1944); che il Polacco Dr. Szymkowicz, Mufti dell’Ostland, e Mohamed El-Gazani, poeta e capo fila dei Musulmani antisovietici dell’URSS, avevano aderito al Nazionalsocialismo; che il Turco Alparsan Türkes (capo dei “Ulkücüler” e delle “Formazioni Turaniane”) era un alleato del III Reich; che gli Indiani Ali Ginnah (futuro fondatore del Pakistan nel 1949), i fratelli Subhas e Sarat Shandra Bose, il Dr. M.K. Mukherjee, Nambiar Habibur Rahman e diversi leaders del Sud Est Asiatico si erano politicamente schierati dalla parte dell’Asse Roma – Berlino – Tokio.

Basta informarsi adeguatamente (ma non presso gli alleati dell’estrema destra come Borghezio e Calderoli…) per scoprire che la maggior parte dei Movimenti nazionalisti arabi dell’epoca – come il “Mouvement des Jeunesses Destouriennes” di Férid Bourguiba; il “Parti National Arabe” di Benouna; il “Parti National des Réformes” di Abdel Khaled Torrès; il “Comité d’Action Révolutionnaire Nord Africain” di Yassine Abderrahmane; le “Chemises Bleues” di Mustapha El-Ouakil; “Jeune Egypte” di Ahmed Hussein; le “Chemises d’Acier” di Michel Aflak e Salah El-Din El-Bitar; “Misr-el-Fatat”, le “Chemises Vertes” egiziane; la “Haras el-Arab”, la Guardia Araba siriana; il Gruppo “Nadi-el-Arabi” del Dr. Saïd Abd el-Fattah Iman; il “Club el-Mutunah” di Saïd Thabit e Amine El-Rueihei; il “Club El-Futuah” di Abdul Ghafur El-Bedri; il “Comité d’Action Marocain” di El-Uazzani; il “Consiglio di Difesa della Palestina Araba” di Nabi El-Azma e Adil Arslan; il “Cercle Franco-Musulman” di Mohamed Luaïeb; la “Lega d’Azione Nazionalista” di Abu El-Huda El-Yafi; la “Fraction Istiqlal” di Ahmed Balafrej, Brahim El-Uazzani e Mohamed Lïazidi; il Movimento degli “Ufficiali Liberi” del Generale egiziano Aziz El-Misri; ecc. – sostenevano apertamente la politica di hitleriana di quel periodo.

È sufficiente, infine, recarsi nel cosiddetto “Medio Oriente”, per apprendere che negli anni ’30, Antoun Saadé e Fakhri El-Barudi, fondatori del Partito Popolare Socialista Siriano o Pierre Gemayel fondatore delle Falangi Libanesi (Kataeb), si erano ispirati all’ideologia nazista e fascista di quell’epoca; che il Druzo Chekib Arslan (Presidente del “Comitato Sirio-Palestinese” e fondatore del Movimento panarabo), l’Algerino Ben Badis, il Tunisino Habib Bourguiba e diversi fondatori del FLN algerino degli anni ’50, nonché Gamal Abdel Nasser, Anuar El-Sadat, Abdel Munim Abdul-Rauf (dirigenti del movimento degli “Ufficiali Liberi” egiziani) e lo stesso N’Kruma (futuro Présidente del Gana) avevano espresso simpatie per quell’ideologia e ricevuto congrui appoggi finanziari e militari da parte del regime di Hitler.

Non dimentichiamo che tra gli ispiratori del Movimento Nazionalista Arabo di quell’epoca, c’erano uomini come Hassan Salamè (Palestinese filo-nazista), i fratelli Mohammed e Ahmed el-Salman (nazionalisti iracheni filo-fascisti e rispettivamente, nel ’36, Capitano e Generale d’aviazione), Musftafà el-Ouakil e Ahmed Hussein (egiziani ed ex responsabili delle «camicie verdi» filo-fasciste del loro paese). Ed ugualmente, Abderrahmane Yassine (nazionalista algerino filo-nazista), Takki El-Din El-Hilali (siriano filo nazista, uno degli speakers ufficiali in lingua araba di radio Stuttgart e di radio Berlino), Brahim Tobal, Rachid Driss, Hassine Triki ed il Dr. Ben Slimane (nazionalisti tunisini favorevoli all’Asse), Younès el-Bahri e Ali El-Okab (iracheni filo nazisti, speakers a radio Berlino) Belkacem Radjeff e Momahed Igherbouchène (Berberi o Kabili filo nazisti, speakers a radio Paris-Mondial), Mansour Daoud (Principe egiziano ed ex-volontario nelle Waffen-SS), Béchir Madhébi (Tunisino ed ex responsabile dei servizi di propaganda dell’Asse nel suo paese), El-Salam Benouna, El-Naciri, Brahim el-Ouazzani (nazionalisti marocchini filo nazisti) e Mohammed El-Maadi (Maghrebino ed ex Comandante della prima Brigata volontaria Araba nei ranghi della Wehrmacht, in Francia)…

Questo, naturalmente, senza contare le centinaia di migliaia di volontari Bosniaci (due Divisioni musulmane Waffen SS, la 13° Gebirg-Division “Handschar” e la 23° Gebirgs-Division “Kama”), Croati (cinque Divisioni Nazionali “Hravatsko Domobranstvo”, la “Crna Legija”, la Milizia Ustascia, nonché due Divisioni e numerose Legioni volontarie sul fronte dell’Est), Albanesi (Waffen-Gebirgs-Division der SS “Skanderberg” guidata da Mostepha Bey Frashery), Cosacchi (la Ostlegion, la XIV Kosaken-Kavallerie-Korps der SS Don-Kosaken, la 19° Waffenverbände der SS «Kuban-Kosaken», la 20° Waffenverbände der SS «Terek-Kosaken», la 21° Waffenverbände der SS «Sibir-Kosaken»), Arabi (quarantottomila volontari integrati nella Wehrmacht, senza contare quelli della “Phalange Africaine”, della “Deutsch-arabische Lehrabteilung”, della “Brigade El-Maadi”, della “Französische Freiwilligen Legion” e delle diverse milizie armate costituite tra il 1942 ed il 1944 dal “Rassemblement National Populaire” di Marcel Déat, dal “Parti Popoulaire Français” di Jacques Doriot, dal “Mouvement Franciste” di Bucard e dal “Mouvement Social Révolutionnaire” di Eugène Delonche) e Russi (più di un milione di uomini inquadrati nella “Russkaja Osbodie Telnaja Armia”, l’Esercito di liberazione nazionale russo, agli ordini del Generale Andreï Vlassov).

Non parliamo delle Divisioni e delle centinaia di Brigate e Reggimenti composti da volontari Bulgari, Serbi (inquadrati nella Divisione SS “Prinz Eugen”), Turchi, Ukraini (l’Esercito di liberazione Ucraino), Bielorussi, Turkestani (la Legione Turkestana), Tartari (la Legione della Volga dell’Obersturmfürer Olzcha), Caucasici (la Legione Caucasica di Ali Khan), Azeri (la Legione SS guidata dal generale Mikhail Dudanginsky), Armeni (la Legione Armena), Georgiani (la Legione Georgiana), Tibetani (un Battaglione di volontari figurerà tra i difensori di Berlino nel 1945) ed Indiani-Indù (la 17° Indische Legion der Waffen-SS ed i quattromila volontari del 950° Panzergren-adierregiment e della 18° Unità della SS Freiwilligen-Panzergrenadierdivision “Horst Wessel”, senza contare i 50.000 volontari dell’Indian National Army di Subhas Shandra Bose, inquadrati nell’esercito nipponico).

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Venendo ad anni e personaggi più recenti, come dimenticare il Partito Baath di Saddam Hussein, vera e propria trasposizione moderna dei partiti e dei regimi Fascista e Nazionalsocialista? E come dimenticare i tanti mentecatti italioti di destra, felici di appoggiare il cosiddetto “mondo occidentale” (che ha da decenni ripudiato ogni forma di Fascismo e Nazionalsocialismo…) negli eccidi e nelle rapine operate ai danni dell’Iraq, nel 1991 prima (con tanto di voto favorevole all’aggressione del MSIDN!) e nel 2003 poi?

Del resto, per sbugiardare la favola del razzismo nazista, può bastare un semplice sguardo ad uno dei tanti filmati d’epoca riferiti alle Olimpiadi di Berlino del 1936, ove ci vengono mostrati atleti ed accompagnatori di squadre africane, arabe ed asiatiche, sciamare tranquillamente per la città di Berlino, sedendosi spesso nei Caffè locali, ove venivano serviti da camerieri tedeschi… Vi immaginate voi una cosa simile nei locali di molti Stati del sud degli Stati Uniti, ove la segregazione razziale è stata sancita per Legge fino quasi agli anni ’70? Eppure la Germania Hitleriana ci viene dipinta come un mostro razzista, mentre gli USA di ieri e di oggi vengono contrabbandati come la più alta forma di democrazia dell’universo!

Mentre il mondo si affanna ancora oggi a considerare l’Italia Fascista una Nazione barbara per l’adozione delle Leggi Razziali del 1938 (Leggi che, è bene dirlo, rimasero largamente inapplicate, tali e tante erano le esenzioni contenute al loro stesso interno), nessuno osa ricordare il razzismo americano contro negri ed ispanici, o quello australiano, grazie al quale gli aborigeni fino a pochi anni or sono erano addirittura privi dei diritti politici! Ma USA ed Australia sono state meta, guarda caso, dei viaggi entusiasti del tedesco che dirige la Città del Vaticano, il quale non ha perso occasione per lodare questi regimi razzisti e per straparlare della solita “barbarie nazista” che gli avrebbe rovinato la gioventù!

Verrà prima o poi il momento in cui i nostri nazisti all’amatriciana da stadio saranno rinchiusi in modo coatto dentro una scuola, ove potere studiare con profitto la vera storia ed i veri Fascismo e Nazionalsocialismo? Verrà il momento in cui potremo dirci Fascisti e/o Nazionalsocialisti senza dovere prima prendere le distanze da questi cerebrolesi, che si divertono a farsi partigiani non di una ideologia, ma della parodia storica della stessa che gli hanno dipinto sopra antifascisti, giudei e comunisti assortiti?

Ne dubito, ma continuo a sperare…

Carlo Gariglio