SBIRRI, MAGISTRATI E VITA REALE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Dicembre 2018)

Una delle tantissime cose che mi fanno odiare gli imbecilli della cosiddetta “area” (e fra questi, purtroppo, mi tocca anche inserire alcuni dei nostri tesserati), è la tendenza assurda ad “amare”esercito e forze dell’ordine (che meglio sarebbe chiamare disordine), accomunandole alla nostra ideologia.

Questo deriva, oltre che da una profonda ignoranza, anche dal fatto che molti di questi “signori” non sono mai usciti dalla loro casa per propagandare il Fascismo (reale e/o presunto), e che quindi non hanno mai dovuto conoscere sulla propria pelle il modo di agire dei vari sbirri che imperversano nelle vite dei Fascisti veri, che si fanno conoscere e fanno politica anche al di fuori di Facebook e merda similare.

Leggo spesso cretinate che parlano di “eroi” dell’esercito caduti durante le varie missioni da Ascari, che l’esercito della colonia Italia ha compiuto non per la grandezza della Patria, ma per quella della patria dei giudeo – americani che ci comandano, nonché di “eroi” delle forze dell’ordine quando, una volta al secolo, costoro svolgono correttamente il proprio lavoro.

Eppure dovrebbe essere chiaro anche ai meno dotati intellettualmente: chi è pagato per fare un certo mestiere, quando lo fa non è un eroe, ma solo uno che fa il suo dovere; se un vigile del fuoco spegne un incendio, non è un eroe, ma un lavoratore che ha meritato lo stipendio, così come un Carabiniere e/o poliziotto che sventa un crimine.

E nessun militare di questa repubblica Banana sarà mai definibile “eroe” per essersi recato, senza motivo alcuno, ad ammazzare iracheni, libanesi, serbi, somali e chissà chi altro!

Certo, sarà per il fascino della divisa, che porta le donne ad andare a letto con chiunque la indossi, e certi maschietti a salutare romanamente, senza comprendere che una divisa delle SS e/o delle Camicie Nere non ha nulla a che fare con la divisa di Carabinieri, Paracadutisti, Alpini, Guardie giurate e magari portieri d’albergo!

Soprattutto i Carabinieri, lodati da molti idioti, hanno una storia che dimostra come la loro fedeltà sia volta a chi detiene il potere, e non certo al popolo, o a un’ideale particolare. Dopo la vergogna dell’8 settembre e la conseguente costituzione della RSI, moltissimi Carabinieri rimasti al nord collaborarono con le nuove autorità repubblicane, e molti di loro furono barbaramente trucidati dalla feccia partigiana… Ma è altrettanto vero che i Carabinieri rimasti al sud continuarono a servire l’inesistente regno d’Italia, combattendo a fianco dell’invasore angloamericano e macchiandosi le mani del sangue di innocenti eroi del Fascismo, come Ettore Muti.

SbirroOggigiorno, più modesta-mente, questi signori in divisa si limitano ad obbedire agli ordini di questa repubblica infame, al solo fine di guadagnarsi lo stipendio, senza badare a quelli cui rovinano l’esistenza per applicare questi ordini; sapeste quanti ne ho conosciuti di sbirri di ogni corpo pronti a dichiararsi Fascisti persino mentre rovesciavano i cassetti di casa mia, per obbedire a farneticanti ordini volti a colpire il “pericoloso” Fascista che aveva osato schierarsi prima con il Fronte Nazionale di Franco Freda, e poi con il MFL di Giorgio Pisanò.

Per non parlare di quelli che non si limitano ad obbedire gli ordini, ma addirittura lavorano alacremente per inventare dal nulla casi che serviranno ad incastrare altri “pericolosi” Fascisti.

Basti pensare alla povera Katia De Ritis, non solo arrestata ingiustamente dai Carabinieri del ROS (i quali non esitarono a minacciare l’85enne madre malata che protestava contro l’irruzione)mentre era malata di tumore ed in chemioterapia, ma addirittura incastrata da altri Carabinieri che le si erano infiltrati in casa per poterla coinvolgere in un golpe da operetta, che avrebbe dovuto tenersi con dei fucili da caccia da rubare ad un vicino di casa… Decine di intercettazioni diligentemente riportate dagli sbirri, nelle quali si sentivano dei poveracci dire delle frasi che più o meno diciamo tutti quando perdiamo la pazienza, ed un Capo golpe che, guarda caso, era proprio un ex Carabiniere e che, sempre casualmente, fu il primo ad uscire dalla galera dopo gli arresti illegittimi!

Ma vallo a spiegare a certi Fascisti da operetta che quella che chiamano “Benemerita” non ha proprio nulla a che fare con noi e che, al contrario, lavora per un regime che la utilizza in primis per reprimere proprio noi!

Giusto per aiutare i cretini nella comprensione, mi accingo a raccontare l’ultima mia esperienza diretta, che mostra le sinergie messe in atto da sbirri, magistrati e prefetti per rovinare l’esistenza a cittadini onesti che hanno quale unica colpa quella di avere e professare apertamente idee Fasciste e Nazionalsocialiste.

Non è la prima volta che parlo di certe porcherie, di solito messe in piedi dalla magistratura locale, come potrete anche rileggere in questo articolo:

http://lavvocatodeldiavolo.biz/?p=64;

tuttavia questa è la prima volta che mi capita di vedere una così stretta e capillare unità d’azione da parte delle cosiddette autorità della repubblichetta antifascista.

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Ma prima di procedere nel racconto è necessari una breve premessa, al fine di favorire la comprensione; negli anni 80, quando ancora vivevo a Torino con mia madre, mio padre, che già viveva e lavorava a Valfenera d’Asti (sono figlio di divorziati, caso mai non fosse chiaro), ottenne dai Carabinieri della stazione di Villanova d’Asti, il nulla osta a detenere una pistola in casa, a causa di alcune minacce ricevute dopo avere aperto una ditta di dimensioni considerevoli.

La pistola restò nel cassetto del suo comodino per anni, anche quando, nel 1989, mi trasferii insieme a quella che sarebbe divenuta a breve mia moglie, presso casa sua, per poterlo assistere dopo una grave malattia e relativa operazione.

Ripresosi dalla malattia, nel 1990 decise di trasferirsi nelle Marche, lasciando l’affitto di casa a me e mia moglie, dopo le nostre nozze del 1° Luglio 1990.

A quel punto sorse il problema della pistola; mio padre, privo di porto d’armi, non poteva portarla con sé, ma neppure io, privo di nulla osta, potevo detenerla nel luogo di residenza.

Fu proprio lo stesso Maresciallo dei Carabinieri che aveva concesso il nulla osta a mio padre e proporci la soluzione: una sorta di voltura dell’arma a nome mio, che mi dava il diritto di continuare a detenerla dove era sempre stata.

Così la pistola restò nello stesso comodino di sempre, che era diventato nel frattempo mio.

Lì rimase per alcuni anni, almeno fino a quando le autorità astigiane della Repubblica Banana non mi promossero a pericolo pubblico numero uno per le istituzioni antifasciste, ovvero dopo avere notato il mio impegno pubblico in politica per un’ideale che ben conoscete.

Dal 1992 circa, subii decine di perquisizioni per i motivi più fantasiosi e deliranti, durante le quali tutti gli sbirri dei vari corpi dello Stato, Digos in primis, mi chiesero di verificare lo stato della pistola e dove la tenessi, trovandola sempre nel cassetto del solito comodino.

Persino quando qualche gentile “compagno” decise di lanciare una molotov contro casa mia, non ricordo se nel 1994 o 1995, gli sbirri che sgomitarono per fotografare il mio balcone ed i cocci della molotov, procedettero allo stesso modo nei confronti della pistola.

Per la cronaca: dopo eroiche indagini, foto e commenti vari, le autorità della repubblichetta antifascista sentenziarono che la molotov fu certamente uno scherzo di cattivo gusto!

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Si arriva così, fra una porcata e l’altra del regime antifascista, alla fine dell’anno 2007, allorquando iniziai le operazioni di trasferimento da Valfenera d’Asti, al paese limitrofo di San Paolo Solbrito; ovviamente, anche in questo caso, non avrei potuto muovere l’arma per trasferirla… Mi rivolsi quandi, ancora una volta, ai Carabinieri di Villanova d’Asti, i quali mi aiutarono a risolvere il problema… Così, dal gennaio 2008 in poi, la mia cara pistola rimase nel cassetto del mio comodino, che si era però trasferito a San Paolo Solbrito.

E lì è rimasta per i successivi dieci anni, senza più essere disturbata da perquisizioni varie di chi probabilmente si era stancato di non trovare nulla per incastrare ed incarcerare il pericoloso Fascista che osava presentarsi alle elezioni!

Ma torniamo alla cronaca dell’ultima infamia che intendevo raccontarvi; un bella mattinata di alcuni giorni fa, io e mia moglie sentiamo una mezza dozzina di scampanellate consecutive, tipiche di una certa arroganza che ben conosciamo… Uscita a controllare, mia moglie nota un’auto dei Carabinieri davanti al cancello; i solerti difensori dello Stato antifascista dicono di dovere entrare per un controllo… Mia moglie chiede se poteva sapere il motivo e la risposta dell’arrogante graduato è stata: NO.

Ora, non so se costoro siano semplicemente ignoranti, o se credano di potere ottenere tutto con l’arroganza e la protervia, ma qualsiasi cretino sa bene che nessuno sbirro può pretendere di entrare a casa vostra senza un regolare mandato; chiunque, senza essere un genio, o un laureato, può trovare con una breve ricerca su Google quanto segue:

“Ma allora, se arrivano a casa i carabinieri e vogliono procedere alla perquisizione senza mandato: è vali-da? Assolutamente no. Senza mandato (e anche in caso di mancata indicazione degli elementi sin qui descritti), la perquisizione non è valida e puoi rifiutarti di farla fare. La perquisizione, per poter essere legittimamente effettuata, deve essere predisposta secondo la legge e nessun carabiniere può operarla di propria iniziativa; è un diritto del perquisito, infatti, avere un decreto motivato disposto dal pubblico ministero o dall’autorità giudiziaria competente”.

https://www.laleggepertutti.it/190599_carabinieri-perquisizione-senza-mandato-e-valida

Quindi l’arrogante Carabiniere antifascista avrebbe potuto ricevere, come risposta, una bella pedata nel sedere!

Ma, come sempre accade, chi non ha nulla da nascondere e non vuole allungare troppo una farsa, fa comunque entrare gli allegri sbirri, anche per sapere esattamente che cosa li abbia spinti a violare il domicilio di due cittadini onesti.

Una volta entrato, il graduato, dopo essersi lamentato per la presenza dei miei cani che gli avrebbero sporcato la divisa con i loro peli (sarebbe bastato evitare di rompere i coglioni al prossimo in casa propria, restandosene a casa e/o in Caserma), lancia la sua domanda da un milione di dollari: “Lei ha una pistola in casa?”

Rispondo sorridendo che ovviamente ho una pistola in casa e che loro lo sanno benissimo, in quanto regolarmente detenuta con nulla osta rilasciato proprio da loro (inteso come Carabinieri di Villanova d’Asti, non come persone fisiche), e che sarebbe grave se non l’avessi più…

Il Maresciallo chiede di vederla e lo porto davanti al comodino nel quale è sempre stata; inizia così una sceneggiata napoletana ch subito non capii (ma capii poco tempo dopo, cioè quando scoprii la sinergia fra sbirri e magistrati che vi illustrerò in seguito), nella quale il graduato, con toni da Mario Merola, iniziò quasi a disperarsi per la “grave” irregolarità! La pistola, a suo dire, dovrebbe essere custodita in una sorta di cassetta di sicurezza (o magari cassaforte?), separata da proiettili e caricatori.

Ribatto che molto stranamente nessuno dei tanti sbirri che mi perquisì casa e cassetto del comodino negli anni passati aveva mai trovato nulla da ridire sul luogo di conservazione della pistola, ma lui, imperterrito, risponde che non può farsi carico delle “irregolarità” dei suoi colleghi…

Infine, mi rivela il gran segreto: dal 2013 è cambiata la normativa, ed è stato introdotto l’obbligo della visita medica periodica per chi detiene armi.

Osservo che siamo alla fine del 2018, e che in quasi sei anni qualche genio della locale Stazione dei Carabinieri avrebbe potuto avvisarmi della cosa… Una telefonata, un sms, una mail, o magari una cartolina postale, se non addirittura un fischio dal finestrino dell’auto quando ci si incontra in paese!

Ma il Maresciallo risponde con una di quelle frasi che hanno reso celebri i Carabinieri delle barzellette: “Lo deve sapere, ne hanno parlato anche in TV!”

Peccato avere perso quel programma TV; magari sarà stato in qualche replica della serie Mediaset “Carabinieri”!

Proseguendo questa pagliacciata, il Maresciallo sequestra la pistola e mi chiede di raggiungerlo in caserma per stilare un verbale… Tanto noi cittadini non abbiamo un cazzo da fare, se non obbedire ai loro insulsi ordini!

Nella sala d’aspetto della caserma un Carabiniere mi rivolge domande demenziali, il cui senso non compresi subito: “Lei ha qualche antifurto? Porte blindate? Inferriate?”

Rispondo che avevo una pistola per badare alla mia sicurezza, e che tanto mi bastava.

Poco dopo, al momento di ritirare il verbale di sequestro, comincio a rendermi conto della porcata che mi stanno preparando, certamente ispirata da “qualcuno” con qualche pizzino… Leggo sul verbale, in neretto e bene evidenziato, che il sottoscritto custodiva la pistola sul comodino (non è vero, era in una vano interno), a disposizione di chiunque (vivo in casa con mia moglie, non ho mai avuto figli e non ospito nessuno)… Praticamente una evidente volontà di fare del male al sottoscritto per inguaiarlo.

Ma la cosa più assurda e degna del cabaret dello Zelig è la seguente: gli sbirri hanno la faccia tosta di scrivere una frase del tipo “Poiché Gariglio non ha antifurti, porte blindate e/o inferriate, chiunque può introdursi in casa sua ed impadronirsi della pistola”!

In altre parole, poiché i vari sbirri di questa Nazione, pagati per prevenire e reprimere il crimine non fanno il loro dovere, preferendo rompere i coglioni alle persone per bene, oppure appostarsi dietro i cespugli per derubare automobilisti incauti, qualsiasi criminale può in effetti introdursi non solo a casa mia, ma in quella di chiunque non sia ricco e tutelato da scorte pubbliche e private!

Quindi, non tocca a loro fare il loro dovere, ma a me riempirmi di antifurti e sistemi di sicurezza per ovviare alle loro criminali manchevolezze!

Naturalmente, nel verbale –  truffa redatto a bella posa per arrecarmi più danni possibili, non si fa alcuna menzione al fatto che a casa mia vivono ben sei cani adulti, e che probabilmente fanno più da deterrente di ridicole inferriate alle finestre!

Nelle settimane successive, giusto per comprendere quelle sinergie di cui parlavo all’inizio dell’articolo, si scomoda addirittura la mitica Prefettura, che mi scrive chiedendomi quel famoso certificato medico che tutti avevano “dimenticato” di chiedermi dal 2013!

Dopo una breve ricerca su Google, trovo questo:

“Entro il 4 maggio 2015 chi detiene armi deve presentare il certificato medico di idoneità psicofisica alla detenzione; in pratica lo stesso certificato richiesto per il rilascio del nulla osta all’acquisto, previsto dall’art. 35 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Lo stabilisce il decreto legislativo n. 121 del 29 settembre 2013, entrato in vigore il 5 novembre, che ha introdotto diverse novità in tema di controlli per l’acquisizione e la detenzione di armi (bianche, da sparo o da fuoco). (…) Le persone che entro la data di scadenza non avranno provveduto a consegnare il certificato agli uffici di Polizia o Carabinieri che avevano ricevuto le denunce di detenzione, riceveranno una diffida per la presentazione del certificato stesso. Se nei successivi 30 giorni la certificazione non sarà presentata, sarà avviato il procedimento finalizzato al divieto di detenzione.

 https://www.poliziadistato.it/articolo/36638

 Avete notato l’ultima parte evidenziata? Chissà perché avranno dimenticato di inviarmi la citata diffida –  richiesta del certificato medico? Mistero…!

Giusto per proseguire in questa farsa, mi reco dal mio medico della mutua e mi faccio rilasciare un certificato che attesti la mia perfetta salute, nonché il fatto di essere sano di mente e lo invio alla Prefettura… Risposta: non va bene; bisogna ottenere, dopo il certificato del medico della mutua, la certificazione comprovante l’idoneità psico-fisica, rilasciata dall’A.S.L. di residenza, oppure dagli Uffici medico-legali e dalle strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato.

In poche parole, trafile assurde e costose a base di marche da bollo, versamenti e gabelle varie, per un totale di poco inferiore ai 100 Euro… Ovviamente, per una pistola che i solerti sbirri mi avevano già trafugato!

Decido di infischiarmene delle minacce mafiose, ed attendo fiducioso la prossima porcata della Prefettura.

Ma nel frattempo, ecco spuntare i maiali in toga (ricordate le sinergie?); ricevo, a tempo di record, dapprima un rinvio a giudizio dove una solerte PM rossa non convalida il sequestro (ovviamente illegale perché non supportato da alcun mandato), ma alla riga successiva dispone il sequestro, in modo tale da ripulire la porcata illecita degli sbirri, ed infine richiede l’emissione di un decreto penale di condanna.

Per quale reato? Boh…

Ancora a tempo di record, risponde il solertissimo GIP rosso, che copiando le porcate scritte dagli sbirri in questione, mi condanna per:

“(…) non avere adottato la necessaria diligenza a tutela dell’interesse della pubblica sicurezza, avendo custodito l’arma in modo negligente, alla portata di chiunque potesse introdursi nella dimora, e cioè sul comodino della camera da letto con il serbatoio contenente sette cartucce inserite”.

bandanax_3254E così si conclude una porcata organizzata e voluta dagli sbirri locali, dalla Prefettura (quella che da vari anni pilota operazioni di sabotaggio ai danni delle liste elettorali del MFL-PSN) e dai solerti maiali in toga.

Qual è la condanna richiesta dalla PM rossa?  Trenta giorni d’arresto, ridotta a 15 giorni per il rito abbreviato e sostituiti da un’ammenda di 1125,00 Euro (che non vedranno mai, a meno che non vogliano ottenerli pignorando qualche vecchio mobile da casa mia)!

Dulcis in fundo, non essendo il maiale in toga soddisfatto, ci tiene anche ad offendere il sottoscritto, sottolineando l’equità della pena in rapporto alla “gravità” del fatto ed alla personalità dell’imputato!

Ovviamente il riferimento è al fatto di essere un Fascista e Nazionalsocialista dichiarato, visto che in 55 anni di vita non ho mai subito un’accusa, né tanto meno una condanna, per reati connessi alla violenza… Anzi, se così fosse stato, grazie alla vicinanza che sempre dimostrano i maiali in toga con i delinquenti comuni, certamente la mia personalità sarebbe stata valutata in modo molto più positivo!

Potrebbe bastare così, ma quando si ha a che fare con le istituzioni mafiose italiane, al peggio non c’è mai fine; la mitica Prefettura mi ha inviato una ulteriore raccomandata per sollecitare la consegna del famoso certificato medico… Con estrema cortesia mi annunciano di avermi restituito il certificato del medico della mutua per favorirmi… Peccato che nella busta non ci sia! Potenza delle istituzioni mafioso -partigiane!

Ora, l’ultima cosa che manca a questa vergognosa vicenda è l’intervento dell’avvocato d’ufficio; molti, fidandosi dei telefilm americani, credono che questa figura sia gratuita e che serva ad aiutare chi ha delle difficoltà economiche, ma in Italia non è così.

L’avvocato d’ufficio è una figura gradita alla Procura e che andrebbe retribuito come qualsiasi altro avvocato; in ogni procedimento penale viene indicato il nome di uno di questi avvocati, che con estrema velocità ti scrive per chiederti se vuoi accettare i suoi servigi, oppure rivolgerti ad un avvocato di fiducia.

Normalmente, nelle centinaia di farneticanti processi contro di me, ho sempre evitato di contattare questi luridi mestieranti, tranne in un caso, ovvero quello descritto nel mio articolo “Maiali in toga”, il cui link ho ricordato all’inizio di questo scritto… Così come ho quasi sempre evitato di nominare altro legale, che mi avrebbe rubato i soldi come tutti, senza difendermi decentemente. Diciamo che ho sempre lasciato fare alle varie Procure d’Italia, per lasciargli la soddisfazione di condannarmi rapidamente!

Ma la squallida categoria degli avvocati d’ufficio ha un modo subdolo di procedere, di norma; ovvero, pur non essendo mai stati contattati, né incaricati, costoro si recano comunque alle udienze, dichiarando di non avere avuto istruzioni dal “cliente”, rimettendosi, quindi, alle decisioni del giudice. Successivamente alla condanna, però, questi sciacalli inviano una parcella delirante, di solito intorno ai 3/4000 Euro, con la quale reclamano il pagamento di prestazioni mai richieste, né mai erogate! Seguono poi solleciti vari, ed infine l’atto di precetto con il quale minacciano esecuzioni forzate per riscuotere il loro “credito”! Perché fanno questo vero e proprio atto infame e truffaldino? E’ presto detto; a volte incappano nel tipico coglione, l’italiano medio, che terrorizzato da minacce e precetti, trova il modo di pagare, magari indebitandosi, mentre quando incappano in un tipo come me, che risponde a pernacchie ai loro tentativi di estorsione, corrono a richiedere il pagamento della parcella allo Stato, che assicura questa categoria infame contro i rischi di non essere pagati dai clienti! Quindi, pur non lavorando e non avendo difeso il presunto “cliente”, possono permettersi di inventare parcelle dettagliate (mi è capitato di riceverne alcune dove venivano conteggiate varie ore di  “telefonate al cliente”, per varie centinaia di Euro, da parte di “nobili” avvocati che non avevo mai sentito!), ed esigerne il pagamento dal “cliente”, o dallo Stato!

Ennesima porcata che solo nella repubblica Banana viene tollerata! Attendo fiducioso…

Carlo Gariglio

CIAO KATIA! (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Settembre 2016)

Questa volta devo proprio dirtelo: mi hai giocato proprio un tiro mancino; dopo tanto tempo passato al telefono programmando il futuro, soprattutto per quanto riguardava il congresso nazionale del prossimo 30 ottobre, te ne sei andata così, rapidamente ed improvvisamente, appena due giorni dopo avermi sentito al telefono per parlare, per l’ultima volta, del futuro.

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Mi avevi telefonato martedì 30 agosto; stavi bene, avevi la solita voce battagliera, ma mi hai detto che quasi certamente non saresti stata presente al congresso. Il tumore era cresciuto ancora, ed a breve avresti dovuto ricominciare un ciclo di chemioterapia, cosa che a tuo dire ti avrebbe ridotta molto male, così come tutti i cicli precedenti. Ma come sempre pensavi al futuro e mi hai chiesto di informarmi se avresti potuto essere presente al congresso almeno in videoconferenza, per potere assistere e dire la tua anche da lontano; ci siamo lasciati con la speranza che la chemioterapia non ti avrebbe ridotto così male e con la promessa che mi sarei informato sulla videoconferenza.

Ti ho richiamata per darti notizie venerdì 2 settembre e mi hai risposto con un filo di voce… Stavi uscendo dal Pronto Soccorso; dopo una notte di continue emorragie che ti avevano ridotta come uno straccio, ti avevano portato lì e sottoposta a numerose trasfusioni… Avrebbero dovuto ricoverarti, ma dato che “non c’era posto”, ti rimandavano a casa ridotta così…

Ancora una volta mi hai parlato di futuro, eri contenta che il locale del congresso avesse il Wi-Fi per poterci collegare con un qualsiasi notebook, attendevi l’inizio della settimana successiva per essere ricoverata, ed infine avevi in programma per i primi del mese, quando sarebbe tornato dalle ferie, una visita con un nuovo oncologo di Roma conosciuto da poco.

Lunedì 5 settembre, intorno all’ora di pranzo, te ne sei andata, accorgendoti che di futuro non ne avevi più.

Ed ancora una volta, quella coppia di incapaci della tua zona che frequentavi e che avevi addirittura fatto diventare consiglieri comunali del nostro movimento pur senza essersi presi lo sciupo di tesserarsi, non hanno comunicato nulla a noi del movimento, esattamente come fecero nei quasi sette mesi di carcerazione che avevi subito. In questo ci assomigliavamo: entrambi ottimi maestri, ma sempre circondati da discepoli indegni ed incapaci!

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E così qualcuno ha saputo la notizia da alcuni infami ex tesserati/infiltrati, che dopo essere stati cacciati dal MFL-PSN si sono distinti per il loro passaggio al NON e per le “eroiche” azioni di sabotaggio alle nostre pagine Yuotube e Wikipedia… Gente che oggi, non potendo tu più smentirli, si spacciano per “camerati” e “intimi”; peccato non averli potuti incontrare ad un funerale tenutosi troppo presto, cioè circa 24 ore dopo la tua morte, altrimenti credo che qualcuno si sarebbe guadagnato un secondo funerale, e qualcun altro un lungo soggiorno in galera, questa volta meritato!

Ma lasciamo infami ed incapaci al loro destino, non è questa la sede adatta per parlare di escrementi.

Quello che ti ho sempre invidiato è stata proprio la tua fiducia nel futuro, senza mai abbatterti; mi parlavi sempre delle cause per il risarcimento che avresti ottenuto dallo Stato per averti sequestrata per quasi sette mesi, nonostante la tua malattia e l’assoluta mancanza di qualsiasi reato; mi parlavi del congresso e dei “cazziatoni” che avresti voluto fare ai tanti incapaci buoni solo a sproloquiare su Facebook, ma incapaci di svolgere anche la minima attività politica per il movimento, così come mi parlavi della tua volontà di fare finire in galera un certo Sindaco ladro e corrotto… E ancora progettavi la partecipazione alle prossime elezioni, e mi comunicavi spesso, con ingenuità disarmante, l’imminente tesseramento di qualche cialtrone locale che, dopo mille promesse, si dileguava senza mai iscriversi.

L’unico momento in cui esprimevi qualche dubbio era quando pensavi a tua madre ed ai tuoi cani: come se la sarebbero cavata nel caso in cui tu non ce l’avessi fatta?

Sommessamente, aggiungo anche una mia domanda: come me la caverò ora senza il mio migliore Vice Segretario Nazionale, nonché unico militante del Sud Italia ad avermi dato qualche soddisfazione politica?

Staremo a vedere; comunque, ho avuto modo di verificare che anche tua madre ha una tempra eccezionale… L’ho chiamata al telefono, e fra comprensibili scoppi di pianto, è riuscita a rammaricarsi per il fatto di non avere ancora imparato ad usare il tuo cellulare, onde potere contattare i Camerati del movimento ed altri tuoi contatti… Altra tempra rispetto a certi smidollati che conosciamo, no?

Cosa resta da dirti prima del saluto finale, cara Katia?

Certamente spero di campare abbastanza per vedere sottoterra il maiale in toga che ti ha portato ad una morte anticipata, dato che possiamo accusarlo di averti fatto venire il tumore, ma possiamo certamente accusarlo di averti impedito di continuare a curarti, ed insieme a lui, nella stessa fossa comune, spero di vederci anche il famoso medico che per mesi ha ritenuto compatibile la tua detenzione in una carcere di massima sicurezza (che diamine, eri un pericolo per la Nazione, vogliamo negarlo?), nonostante fossi già stata più volte operata e sottoposta a chemioterapia.

Non solo ti hanno incastrata per stupide frequentazioni via Fecebook e ridicole chiacchierate in salotto, rigorosamente registrate da uno dei tanti escrementi dell’umanità in divisa da carabiniere (una divisa che a molti idioti della nostra area politica piace, dato che non sanno distinguere fra la divisa di un metronotte ed una da SS, considerando chiunque sia in divisa un “camerata”); ti hanno praticamente ammazzata, tenendoti in carcere senza motivo per quasi sette mesi, cioè molto di più di quello che ha subito lo psicopatico ex carabiniere (sarà un caso?) che avrebbe dovuto essere il capo del “golpe”, e che si è affrettato, dopo pochi giorni di carcere, a dissociarsi da sé stesso e da qualsiasi ideale Fascista!

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Non sono, in conclusione, uno di quegli idioti che credono al paradiso voluto dal Dio buono per ricompensare i giusti, ma ti auguro che almeno ci sia un aldilà dove non ci siano divinità sadiche che si divertono ad infierire contro le persone migliori, come capita di qua, dove abbiamo un Dio antifascista che infierisce sulle nostre vite, facendo invece arrivare ai 90 e più anni vissuti bene e felicemente, personaggi stomachevoli quali Ciampi, Dario Fo e molte altre sedicenti “vittime” del nazifascismo.

Spesso ce lo chiedevamo insieme: come mai tutte queste merde rosse e giudaiche arrivano sempre a campare quasi cento anni in buona salute, nonostante le favole che raccontano sulle torture e sugli abusi subiti?

Ora ti saluto veramente Katia; riposati e riguardati. Ora i dolori dovrebbero essere finiti ed i maiali in toga non possono più farti nulla.

Copio a seguire anche i saluti che ti ha voluto dedicare il tuo avvocato, Paolo Vecchioli, che ho recuperato da vari siti internet. Addio Katia.

Carlo Gariglio

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“In Italia solo i bimbi, i pazzi ed i magistrati non rispondono dei loro crimini“

Ciao Katia!

Circa alle 13.00 oggi si è spenta a Lanciano la Camerata Katia De Ritis esponente di Fascismo e Libertà, già perseguitata politica e militante dell’Idea.

Nel Dicembre del 2014 Katia è stata arrestata insieme a numerosi altri sciancati della politica non omogenea al sistema, vittime facili da sacrificare alla carriera di inquirenti di passaggio presso la Distrettuale con sede a L’Aquila, che utilizzano i citati sciancati della politica e della storia, per carriera ed idem per il seguito di starnazzanti toghette rossastro/griffate pronte a “sbranare“ –  complici i media di regime – gli indifesi e indifendibili, in parte infami e pronti a leccare la mano (Patteggiare… Sic!) di chi li indaga perché innocui fascistucoli masturbatori senza seguito e futuro, ed in parte perché poveracci che istintivamente non omogenei al sistema, ma non essendo nessuno (leggasi Sofri, Pietrostefani, Bompressi, ecc. ecc.), possono essere impunemente massacrati come la nostra.

Katia è malata oncologica in chemioterapia già a dicembre 2014, ma alle toghette rosse/griffate per carriera starnazzanti non pare vero di seppellirla impunemente nel carcere di Lecce, senza più cure e come se fosse malata di tonsille, per quasi sette mesi con la complicità di toghe rosse menefreghiste e sempre giudicanti per oltre venti anni a L’Aquila nella stessa funzione o quasi, e che solo dopo due denunce del sottoscritto difensore per palese incompatibilità del regime carcerario imposto alla De Ritis con il suo stato di salute, unito ai colpevoli ritardi/omissioni del carcere di Lecce, dicevo questo eroica toghetta rossastra, preoccupata della carriera, improvvisamente resipiscente, convoca il medico legale cui il problema di Katia non poteva non essere già noto, che altrettanto improvvisamente racconta, finalmente da medico (però dopo sette mesi), come il tumore deve essere curato a casa e/o in idonea struttura perché di tale male si muore .

Ciò, evidentemente, troppo tardi come da letteratura in materia di sospensione della chemioterapia e delle cure oncologiche ma, sullo argomento, torneremo ed idem per i ritardi e le omertà del Carcere di Lecce, dal quale Katia esce per essere ricoverata in Ospedale perché aggravatasi e non più gestibile in vinculis.

Dopo le denunce a Katia prima sono concessi i domiciliari e poi dal Tribunale di Pescara la libertà (Sic!); riprende la chemioterapia, subisce più ricoveri ed interventi chirurgici, torna a lavorare ma… Ormai è troppo tardi… Qualcuno le ha tolto una parte della sua vita fatta di militanza per l’Idea e non di statistica e di carriera da toghetta rossa/griffata, in un sistema che dopo due anni in un giudizio sedicente “immediato” mai iniziato, ha smesso di starnazzare dell’operazione degli sciancati di “Aquila Nera“, di indagini in tutta Italia con una cinquantina di indagati ma un solo difensore d’ufficio nominato a L’Aquila per tutt’Italia, con sequestri di… Nessuna arma, nessun esplosivo, una nuova Costituzione redatta dal novantatreenne prof. Rutilio Sermonti, arrestato ed indagato ma nel frattempo deceduto in attesa di giudizio, agende, PC, telefoni ecc. ecc.

I sedicenti terroristi di Aquila Nera preparavano attentati, sempre e solo a parole, mediante destabilizzazione del sistema (Equitalia… Sic!) preparando liste alle votazioni, progettando rapine per procurarsi armi per il “golpe” (doppiette e fucili da caccia… Sic!) e tutto quant’altro oggetto di indagine e inchiesta, sequestri di documenti, libri, foto, intercettazioni di cene e… Tarallucci e vino… Quindi arresti telegenici, comunicati stampa delle toghette rossastre antiterroriste e… Via discorrendo senza che adesso qualcuno, morta la povera Katia, dica finalmente quando facciamo il processo ai golpisti se neanche riescono a notificare i decreti di giudizio immediato andati a… Puttane…
Probabilmente le due denunce da me già fatte sono state archiviate… Dalle toghe rosse irresponsabili per legge, ma qualcuno dovrà dirmi, anzi dire a noi potenziali golpisti perché non omogenei al sistema e sempre più incazzati sicuramente con Equitalia ma non solo, chi ha privato Katia De Ritis di una parte della sua vita da militante dell’Idea e se qualcuno ha sbagliato e qualcun altro è premorto ma, soprattutto, siccome non un sinistro, nessuno paga…

Paolo Vecchioli, orgoglioso ed onorato avvocato di Katia De Ritis.

L’Aquila 05.09.2016