POST SCRIPTUM (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Luglio 2021

Abbiamo appena dedicato due numeri del mensile per descrivere cosa si nasconde dietro alla cosiddetta unica democrazia del medio oriente; gli articoli, pur ottimi e molto chiari, erano un po’ datati, ma è proprio dei nostri giorni una nuova e lodevole iniziativa di Amnesty International… Cosa è Amnesty International?

Scopriamolo dal loro sito ufficiale:

Amnesty International è un movimento internazionale di persone che si mobilitano in difesa dei diritti umani. Amnesty ha la visione di un mondo nel quale tutti gli essere umani siano universalmente rispettati.

Il lavoro di Amnesty si basa su ricerche dettagliate e precise, sulle convenzioni internazionali e le disposizioni relative ai diritti umani. Amnesty è una organizzazione indipendente dai governi, dai partiti politici, dagli interessi economici, dalle ideologie e dalle religioni. I soci e i simpatizzanti sono l’elemento centrale di Amnesty. Uomini e donne che dedicano il proprio tempo, le proprie energie e il proprio sostegno finanziario come gesto di solidarietà nei confronti delle persone vittime di violazioni dei diritti umani. Oltre 7 milioni di persone sostengono Amnesty partecipando a campagne e azioni, con il proprio contributo finanziario e/o in qualità di soci. L’organizzazione ha uffici in 80 paesi  nel mondo. Amnesty riceve fondi solo dai privati e non accetta finanziamenti dagli Stati per garantire così la sua totale indipendenza.

DIFENDERE I DIRITTI UMANI NELLA LORO GLOBALITÀ

I diritti umani sono universali e indivisibili. Nel 2001 questo principio è diventato la missione di Amnesty International. Con questa decisione è iniziata la mutazione da “organizzazione per la difesa dei detenuti” a quella dei diritti umani, con un mandato che si è ampliato di conseguenza. L’attività di Amnesty International ricopre oggi la totalità dei diritti umani. Ma Amnesty non può impegnarsi con tanta energia in favore di tutti i diritti contemporaneamente ed è per questo che l’organizzazione ridefinisce regolarmente le proprie priorità.

https://www.amnesty.ch/it/chi-siamo/movimento-mondiale/cos2019e-amnesty-international

Nulla di nuovo, anzi… Chiunque voglia sapere la verità, conosce benissimo queste infamie oggi evidenziate da Amnesty International, che ci ricorda come questa situazione criminale duri da ben 74 anni:

Quest’anno ricorrono i 74 anni dall’espulsione di massa e dallo spostamento di oltre 700.000 palestinesi dalle loro case, villaggi e città durante il conflitto che ha creato Israele nel 1948. Da allora, la Nakba (catastrofe) – come viene chiamata in arabo dai palestinesi – è stata incisa nella coscienza collettiva palestinese come una storia di spossessamento senza fine.

A 74 anni dalla loro espulsione, la sofferenza e lo sfollamento dei profughi palestinesi sono una realtà quotidiana. I palestinesi che sono fuggiti o sono stati espulsi dalle loro case in quello che oggi è Israele, insieme ai loro discendenti, hanno il diritto al ritorno così come stabilito dal diritto internazionale. Tuttavia, non hanno praticamente alcuna prospettiva di poter tornare alle loro case – molte delle quali distrutte da Israele – o ai villaggi e alle città da cui provengono. Israele non ha mai riconosciuto questo loro diritto.

Negare una casa ai palestinesi è al centro del regime di apartheid imposto da Israele ai palestinesi. L’espropriazione delle proprietà dei palestinesi non si è fermata e la nakba è diventata l’emblema dell’oppressione che i palestinesi devono affrontare ogni giorno, da decenni.

Oggi, oltre 5,6 milioni di palestinesi rimangono rifugiati e non hanno diritto al ritorno. Almeno altri 150.000 corrono il rischio reale di perdere la casa a causa della brutale pratica israeliana di demolizioni di case o sgomberi forzati (…).

Certamente queste letture non impediranno ai traditori venduti nostrani di continuare a parteggiare per lo Stato pirata d’Israele, così come non impediranno alle merde come Salvini, Meloni e destronzi assortiti di sventolare le squallide e vergognose bandiere biancoazzurre in ogni sede istituzionale, Parlamento compreso.

La lobby ebraica è troppo potente e munifica di onori e prebende per i vari servi del mondo, indipendentemente dal fatto che costoro siano ebrei, amici degli ebrei, o furboni che hanno capito da che parte soffia il vento.

Ma noi non ci stancheremo di denunciare i crimini di questi mascalzoni potenti e piagnucolosi…

Fra l’altro, il giudeame di solito affibbia l’etichetta di “nazista” o neonazista a chiunque osi evidenziare la loro bestialità nella Palestina occupata; vedremo se riusciranno a fare passare per “nazisti” anche quelli di Amnesty International!

Una cosa è però certa: la stragrande maggioranza della cosiddetta “informazione”, che è notoriamente nelle mani giudaiche, si è ben guardata dal parlare di questa denuncia della organizzazione umanitaria, tanto che io stesso ne sono venuto a conoscenza navigando casualmente su internet… I giudei non si smentiscono mai!

Carlo Gariglio

************

L’Apartheid israeliano contro i palestinesi

Le autorità israeliane devono essere chiamate a rendere conto del crimine di apartheid contro i palestinesi. È quanto ha dichiarato oggi Amnesty International in un rapporto di 278 pagine nel quale descrive dettagliatamente il sistema di oppressione e dominazione di Israele nei confronti della popolazione palestinese, ovunque eserciti controllo sui loro diritti: i palestinesi residenti in Israele, quelli dei Territori palestinesi occupati e i rifugiati che vivono in altri stati.

Nel rapporto si legge che le massicce requisizioni di terre e proprietà, le uccisioni illegali, i trasferimenti forzati, le drastiche limitazioni al movimento e il diniego di nazionalità e cittadinanza ai danni dei palestinesi fanno parte di un sistema che, secondo il diritto internazionale, costituisce apartheid. Questo sistema si basa su violazioni dei diritti umani che, secondo Amnesty International, qualificano l’apartheid come crimine contro l’umanità così come definito dallo Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale e dalla Convenzione sull’apartheid.

Amnesty International chiede al Tribunale penale internazionale di includere il crimine di apartheid nella sua indagine riguardante i Territori palestinesi occupati e a tutti gli stati di esercitare la giurisdizione universale per portare di fronte alla giustizia i responsabili del crimine di apartheid.

“Il nostro rapporto rivela la reale dimensione del regime di apartheid di Israele. Che vivano a Gaza, a Gerusalemme Est, a Hebron o in Israele, i palestinesi sono trattati come un gruppo razziale inferiore e sono sistematicamente privati dei loro diritti. Abbiamo riscontrato che le crudeli politiche delle autorità israeliane di segregazione, spossessamento ed esclusione in tutti i territori sotto il loro controllo costituiscono chiaramente apartheid. La comunità internazionale ha l’obbligo di agire”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International.

“Non è possibile giustificare in alcun modo un sistema edificato sull’oppressione razzista, istituzionalizzata e prolungata, di milioni di persone. L’apartheid non ha posto nel nostro mondo e gli stati che scelgono di essere indulgenti verso Israele si troveranno a loro volta dal lato sbagliato della storia. I governi che continuano a fornire armi a Israele e lo proteggono dai meccanismi di accertamento delle responsabilità delle Nazioni Unite stanno sostenendo un sistema di apartheid, compromettendo l’ordine giuridico internazionale ed esacerbando la sofferenza della popolazione palestinese. La comunità internazionale deve affrontare la realtà dell’apartheid israeliano e dare seguito alle molte opportunità di cercare giustizia che rimangono vergognosamente inesplo-rate”, ha aggiunto Callamard.

Le conclusioni di Amnesty International sono rafforzate da un crescente lavoro di organizzazioni non governati-ve palestinesi, israeliane e internazionali che sempre più spesso applicano la definizione di apartheid alla situazione in Israele e/o nei Territori palestinesi occupati.

L’IDENTIFICAZIONE DELL’APARTHEID

Un sistema di apartheid è un regime istituzionalizzato di oppressione e di dominazio-ne di un gruppo razziale su un altro. È una grave violazione dei diritti umani vietata dal diritto pubblico internazionale. Le ampie ricerche e l’analisi giuridica condotte da Amnesty International insieme a esperti esterni all’organizza-zione dimostrano che Israele attua un sistema di questo tipo nei confronti dei palestinesi attraverso leggi, politiche e prassi che assicurano trattamenti discriminatori crudeli e prolungati. Nel diritto penale internazionale, specifici atti illegali commessi nel contesto di un sistema di oppressione e di dominazione con lo scopo di mantenerlo costituiscono il crimine contro l’umanità di apartheid. Questi atti sono descritti nella Convenzione sull’apartheid e nello Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale e comprendono le uccisioni illegali, la tortura, i trasferimenti forzati e il diniego dei diritti e delle libertà basilari. Amnesty International ha documentato atti vietati dalla Convenzione sull’apartheid e dallo Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale in tutte le aree sotto il controllo israeliano, sebbene si verifichino con maggiore frequenza nei Territori palestinesi occupati piuttosto che in Israele. Le autorità israeliane hanno introdotto tutta una serie di misure per negare deliberatamente i diritti e le libertà basilari ai palestinesi, anche attraverso drastiche limitazioni al movimento nei Territori palestinesi occupati, i cronici e discriminatori minori investimenti a favore delle comunità palestinesi residenti in Israele e il diniego del diritto al ritorno dei rifugiati. Il rapporto diffuso oggi documenta inoltre i trasferimenti forzati, la detenzione amministrativa, la tortura e le uccisioni illegali sia in Israele che nei Territori palestinesi occupati. Amnesty International ha rilevato che questi atti formano parte di attacchi sistematici e diffusi contro la popolazione palestinese, commessi allo scopo di mantenere il sistema di oppressione e di dominazione. Pertanto, costituiscono il crimine contro l’umanità di apartheid. L’uccisione illegale di manifestanti palestinesi è forse il più chiaro esempio di come le autorità israeliane ricorrano ad atti vietati per mantenere il loro status quo. Nel 2018 i palestinesi di Gaza avviarono proteste settimanali lungo il confine con Israele per affermare il diritto al ritorno dei rifugiati e chiedere la fine del blocco. Ancora prima che le proteste avessero inizio, alti funzionari israeliani avvisarono che contro i palestinesi che si fossero avvicinati al confine sarebbe stato aperto il fuoco. Alla fine del 2019, le forze israeliane avevano ucciso 214 civili palestinesi, tra cui 46 minorenni. Alla luce delle sistematiche uccisioni illegali di palestinesi documentate nel suo rapporto, Amnesty International chiede al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di imporre un embargo totale sulle armi verso Israele. Questo embargo, a causa delle migliaia di uccisioni illegali di palestinesi compiute dalle forze israeliane, dovrebbe comprendere tutte le armi e le munizioni, così come le forniture di sicurezza. Il Consiglio di sicurezza dovrebbe imporre anche sanzioni mirate, come il congelamento dei beni dei funzionari israeliani implicati nel crimine di apartheid.

PALESTINESI TRATTATI COME UNA MINACCIA DEMOGRAFICA

Dalla sua costituzione nel 1948, Israele ha portato avanti politiche per istituire e mantenere una maggioranza demografica ebrea e per massimizzare il controllo sulle terre e sulle risorse a vantaggio degli ebrei israeliani. Nel 1967 Israele ha esteso tali politiche alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza. Oggi tutti i territori controllati da Israele continuano a venire amministrati allo scopo di beneficiare gli ebrei israeliani a scapito dei palestinesi, mentre i rifugiati palestinesi continuano a essere esclusi. Amnesty International riconosce che gli ebrei, come i palestinesi, rivendicano il diritto alla autodeterminazione e non contesta il desiderio di Israele di essere una patria per gli ebrei. Analogamente, non considera che la definizione che Israele dà di sé stesso come di “uno stato ebreo” indichi di per sé l’intenzione di opprimere e dominare. Via via, però, i governi israeliani hanno considerato i palestinesi una minaccia demografica e hanno imposto misure per controllare e farne decrescere la presenza e l’accesso alle terre in Israele e nei Territori palestinesi occupati. Questi intenti demografici sono ben illustrati dai progetti ufficiali di “ebraizzare” aree di Israele e della Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, che continuano a esporre migliaia di palestinesi al rischio di un trasferimento forzato.

OPPRESSIONE SENZA FRONTIERE

Le guerre del 1947- 49 e del 1967, il controllo militare di Israele sui Territori palestinesi occupati e la creazione di regimi giudiziari e amministrativi distinti hanno separato le comunità palestinesi e le hanno segregate dagli ebrei israeliani. I palestinesi sono frammentati geograficamente e politicamente e subiscono vari livelli di discriminazione a seconda del loro status e di dove vivano. I palestinesi israeliani godono di maggiori diritti e libertà rispetto a quelli dei Territori palestinesi occupati, mentre l’esperienza dei palestinesi di Gaza è molto differente da quella di coloro che vivono in Cisgiordania. Nondimeno, le ricerche di Amnesty International hanno concluso che tutti i palestinesi sono sottoposti al medesimo sistema sovrastante. Il trattamento dei palestinesi da parte di Israele persegue lo stesso obiettivo: privilegiare gli ebrei israeliani nella distribuzione delle terre e delle risorse e ridurre al minimo la presenza dei palestinesi e il loro accesso alla terra. Amnesty International può dimostrare che le autorità israeliane trattano i palestinesi come un gruppo razziale inferiore, definito dal loro status non-ebreo e arabo. Questa discriminazione razziale affonda le radici in leggi che colpiscono i palestinesi sia in Israele che nei Territori palestinesi occupati. Ad esempio, ai palestinesi residenti in Israele viene negata la nazionalità e ciò costituisce una differenziazione giuridica rispetto agli ebrei israeliani. In Cisgiordania e a Gaza, dove Israele controlla il registro anagrafico sin dal 1967, i palestinesi non hanno alcuna cittadinanza, molti sono considerati apolidi e devono chiedere carte d’identità all’esercito israeliano per vivere e lavorare nei territori. I rifugiati palestinesi e i loro discendenti, sfollati nelle guerre del 1947-49 e del 1967, continuano a vedersi negato il diritto al ritorno nel loro precedente luogo di residenza. L’esclusione dei rifugiati da parte di Israele è una evidente violazione del diritto internazionale che lascia milioni di persone in un limbo perpetuo di sfollamento forzato. I palestinesi dell’annessa Gerusalemme Est hanno un permesso permanente di residenza anziché la cittadinanza e, peraltro, questo status è permanente solo sulla carta. Dal 1967, il ministero dell’Interno ha revocato a sua discrezione la residenza a oltre 14.000 palestinesi, che sono stati trasferiti a forza fuori dalla città.

CITTADINI DI LIVELLO INFERIORE

I cittadini palestinesi di Israele, che costituiscono circa il 21 per cento della popolazione, subiscono svariate forme di discriminazione istituzionale. Nel 2018 tale discriminazione è stata cristallizzata in una legge costituzionale che, per la prima volta, descrive Israele come “stato-nazione del popolo ebreo”, promuove la costruzione degli insediamenti ebraici e degrada l’arabo da lingua ufficiale a lingua con uno status speciale. Il rapporto di Amnesty International documenta come i palestinesi non possano effettivamente stipulare contratti di locazione sull’80 per cento dei terreni di stato israeliani a seguito di requisizioni razziste di terreni e di una serie di leggi discriminatorie sull’assegnazione delle terre, di piani edilizi e di regolamenti urbanistici locali. La situazione della regione del Negev/Naqab, nel sud di Israele, è un efficace esempio di come le politiche e i piani edilizi israeliani escludano intenzionalmente i palestinesi. Dal 1948 le autorità israeliane hanno adottato svariate politiche per “ebraizzare” la regione, ad esempio designando ampie zone come riserve naturali o poligoni di tiro e stabilendo obiettivi di crescita della popolazione ebraica. Ciò ha avuto conseguenze devastanti per le decine di migliaia di beduini palestinesi che vivono nella regione.

Attualmente 35 villaggi beduini in cui risiedono circa 68.000 persone, sono “non riconosciuti” da Israele: ciò significa che non hanno forniture di corrente elettrica e di acqua e sono soggetti a ripetute demolizioni. Poiché questi villaggi non hanno uno status ufficiale, i loro abitanti subiscono limitazioni nella partecipazione politica e sono esclusi dal sistema sanitario e da quello educativo. Di conseguenza, in molti sono stati costretti a lasciare le loro case: ciò costituisce trasferimento forzato. Decenni di deliberato trattamento iniquo dei palestinesi residenti in Israele ha determinato per loro un profondo svantaggio economico rispetto agli ebrei israeliani. Questa condizione è acuita dall’assegnazione evidentemente discriminatoria delle risorse di stato, un esempio della quale è il recente piano governativo di ripresa dalla pandemia da Covid-19: solo l’1,7 per cento delle risorse è stato assegnato alle autorità locali palestinesi.

LO SPOSSESSAMENTO

Lo spossessamento e lo sfollamento dei palestinesi dalle loro abitazioni è un pilastro determinante del sistema israeliano di apartheid. Dalla sua istituzione, lo stato israeliano ha eseguito massicce e crudeli requisizioni di terre palestinesi e continua ad applicare una miriade di leggi e politiche che forzano la popolazione palestinese a risiedere in piccole enclavi. Dal 1948 Israele ha demolito centinaia di migliaia di case e di altre strutture palestinesi in tutte le aree sotto la sua giurisdizione e sotto il suo effettivo controllo. Come nella regione del Negev/Naqab, i palestinesi di Gerusalemme Est e dell’area C dei Territori palestinesi occupati vivono sotto totale controllo israeliano. Le autorità negano ai palestinesi il permesso di costruire in queste zone, non lasciando loro altra alternativa che edificare strutture illegali che vengono via via demolite. Nei Territori palestinesi occupati, la continua espansione degli insediamenti israeliani – una politica attuata dal 1967 – rende ancora più grave la situazione. Oggi gli insediamenti coprono il 10 per cento delle terre della Cisgiordania. Tra il 1967 e il 2017 circa il 38 per cento delle terre palestinesi di Gerusalemme Est è stato espropriato. I quartieri palestinesi di Gerusalemme Est sono spesso presi di mira da organizzazioni di coloni che, col pieno appoggio del governo israeliano, agiscono per sfollare le famiglie palestinesi e annettere le loro case. Uno di questi quartieri, Sheikh Jarrah, è al centro di frequenti proteste dal maggio 2021: le famiglie che vi risiedono cercano di difendere le loro case dalle minacce degli esposti di sgombero presentati dai coloni.

DRASTICHE LIMITAZIONI DI MOVIMENTO

Dalla metà degli anni Novanta le autorità israeliane hanno imposto sempre più stringenti limitazioni al movimento dei palestinesi nei Territori palestinesi occupati. Un reticolato di checkpoint militari, posti di blocco, barriere e altre strutture controlla il loro movimento e limita i loro spostamenti in Israele o all’estero. Una barriera di 700 chilometri, che Israele sta ancora ampliando, ha isolato all’interno di “zone militari” le comunità palestinesi che, per entrare e uscire dalle loro abitazioni devono ottenere più permessi speciali. A Gaza oltre due milioni di palestinesi vivono in una crisi umanitaria creata dal blocco israeliano. È quasi impossibile per i gazani viaggiare all’estero o nel resto dei Territori palestinesi occupati: di fatto, sono segregati dal resto del mondo. “Per i palestinesi, la difficoltà di viaggiare all’interno e all’esterno dei Territori palestinesi occupati è un costante ricordo del fatto che sono privi di potere. Ogni loro singolo movimento è soggetto all’approvazione dell’esercito israeliano e la più semplice attività quotidiana è condizionata da una rete di controlli violenti”, ha commentato Callamard. “Il sistema dei permessi nei Territori occupati palestinesi è l’emblema della patente discriminazione di Israele contro i palestinesi. Mentre loro sono circondati da un blocco, fermi per ore ai checkpoint o in attesa che sia rilasciato l’ennesimo permesso per circolare, i cittadini e i coloni israeliani possono muoversi come desiderano”, ha sottolineato Callamard. Amnesty International ha esaminato ciascuna delle giustificazioni di sicurezza addotte da Israele come base per il trattamento dei palestinesi. Sebbene alcune delle politiche israeliane possano essere state elaborate per conseguire obiettivi di sicurezza legittimi, esse sono state attuate in un modo enormemente sproporzionato e discriminatorio e non in regola col diritto internazionale. Altre politiche non mostrano alcuna ragionevole base in termini di sicurezza e derivano chiaramente dall’intenzione di opprimere e dominare.

I PROSSIMI PASSI

Il rapporto di Amnesty International contiene numerose raccomandazioni specifiche affinché Israele possa smantellare il sistema di apartheid e la discriminazione, la segregazione e l’oppressione che lo sostengono.

L’organizzazione per i diritti umani chiede in primo luogo la fine delle pratiche brutali delle demolizioni delle abitazioni e degli sgombri forzati.

Inoltre, Israele deve riconoscere uguali diritti a tutti i palestinesi in Israele e nei Territori palestinesi occupati, come prevedono i principi del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario; deve riconoscere il diritto dei rifugiati e dei loro discendenti al ritorno nelle abitazioni dove loro o i loro familiari vivevano; deve fornire piena riparazione alle vittime delle violazioni dei diritti umani e dei crimini contro l’umanità. La dimensione e la gravità delle violazioni documentate nel rapporto di Amnesty International richiedono un drastico cambiamento dell’approccio della comunità internazionale alla crisi dei diritti umani in atto in Israele e nei Territori palestinesi occupati. Tutti gli stati possono esercitare la giurisdizione universale nei confronti di persone ragionevolmente sospettate di aver commesso il crimine di apartheid. Gli stati parte dello Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale hanno l’obbligo di farlo. “La risposta internazionale all’apartheid non deve più limitarsi a blande condanne e a formule ambigue. Se noi non ne affronteremo le cause di fondo, palestinesi e israeliani rimarranno intrappolati nel ciclo di violenza che ha distrutto così tante vite. Israele deve smantellare il sistema dell’apartheid e iniziare a trattare i palestinesi come esseri umani con uguali diritti e dignità. Se non lo farà, la pace e la sicurezza resteranno una prospettiva lontana per gli israeliani come per i palestinesi”, ha concluso Callamard.

http://www.vita.it/it/article/2022/02/01/lapartheid-israeliano-contro-i-palestinesi/161732/

L’UNICA DEMOCRAZIA DEL MEDIO ORIENTE – PARTE II – (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Giugno 2021)

[Continua dal numero precedente]

Ecco la testimonianza di un comandante di un’altra formazione paramilitare di destra, Lehi, Yehoshua Zettler: “correvano [i palestinesi abitanti del villaggio] come gatti. Casa per casa, mettevamo esplosivo e loro scappavano. Un’esplosione e poi avanti, metà del villaggio non c’era più. I miei uomini hanno preso i corpi, li hanno impilati e gli hanno dato fuoco. Hanno iniziato a puzzare”. Abbiamo, infine, la testimonianza di un esponente della terza formazione paramilitare, Yehuda Feder, che scrive in una lettera: “lo scorso venerdì insieme alle Irgun il nostro movimento ha compiuto una tremenda operazione di occupazione del villaggio arabo Deir Yassin. Ho partecipato all’operazione nel modo più attivo. Ho ucciso un arabo armato e due ragazze arabe di 16 o 17 anni. Li ho messi al muro e li ho colpiti con due colpi di pistola”.

Tornando all’attualità è, quindi, emerso che il ministero della difesa israeliano da anni ha costituito una commissione (Malmab) che in incognito ha sistematicamente operato per eliminare i documenti declassificati, che testimo-niano della Nakba, ovvero della pulizia etnica della popolazione palestinese dalla propria terra a partire dal 1948. Già precedentemente, per un ricercatore l’accessibilità ai documenti era sostanzialmente negata, non potendo consultare i documenti dei servizi segreti, solo 1% degli archivi di Stato e appena 50.000 dei 12 milioni di documenti dell’archivio dell’esercito. Resterebbero gli archivi privati, ma proprio per non far uscire nemmeno da essi documenti, che potrebbero mettere in cattiva luce l’operato dello Stato ebraico, il ministero della difesa chiede o intima ai proprietari di negare la consultazione dei documenti giudicati compromettenti. Inoltre, agenti di questa squadra speciale del ministero (Malmab), provvede a risolvere alla fonte il problema eliminando anche dagli archivi privati tali documenti, come quello dell’intelligence, citato all’inizio di questo articolo, sui motivi che hanno portato i palestinesi ad abbandonare il loro paese nel 1948.

Nell’importante articolo che ha fatto esplodere il caso, Burying the Nakba: How Israel Systematically Hides Evidence of 1948 Expulsion of Arabs, è tra l’altro riportata la preziosa testimonianza dell’ex dirigente del Malmab, Yehiel Horev, incaricato di eliminare i documenti che potrebbero danneggiare l’immagine del suo paese. Horev chiarisce come l’obiettivo del suo gruppo di lavoro fosse quello di minare la credibilità degli studi che hanno denunciato la Nakba, eliminando quei documento sui quali tali opere storiche si sono basate.

Ciò porta la giornalista israeliana autrice dell’articolo sopra citato a sostenere che “dall’inizio dell’ultimo decennio i team del Malmab hanno rimosso dagli archivi numerosi documenti che erano stati declassificati, nel quadro di uno sforzo sistematico per nascondere le prove della Nakba”. Riportando alcune testimonianze emblematiche, come quella della storica Tamar Novick che, dopo aver trovato in un archivio privato un documento che documentava una delle più emblematiche stragi alla base della Nakba, dopo essersi confrontata con lo storico israeliano Morris che vi aveva fatto riferimento in un suo libro, ha dovuto fare l’amara scoperta che, nel frattempo, il documento era stato fatto scomparire.

Oltre a far sparire preziose tracce della Nakba, come denuncia lo storico Salim Tamari – dell’università di Harvard, specializzato in questi eventi storici – in un’intervista concessa a “Il manifesto”, “una parte rilevante dei materiali scomparsi riguardano le vicende di palestinesi, in prevalenza contadini, che subito dopo la nascita di Israele provarono a tornare (dall’esilio) per coltivare i loro campi, per controllare lo stato delle proprietà. Persone convinte che presto sarebbero rientrate nelle case da cui erano state cacciate o che avevo dovuto abbandonare. Israele non lo ha mai permesso. Moltissimi di loro furono uccisi senza tanti scrupoli dalle forze armate israeliane. Lo affermano anche i documenti fatti sparire. Nei suoi primi anni di vita lo Stato ebraico usò il pugno di ferro contro quelli che definiva ‘infiltrati’, ma che quasi sempre erano civili che provavano a tornare nella loro terra”.


Note:

[1] Le citazioni presenti nell’articolo e diverse notizie riportate sono desunte da un ottimo dossier realizzato dal quotidiano “Il manifesto” del 18/8/2019 composto dagli articoli di Chiara Cruciati, La strage di Safsaf tra memoria orale e diari israeliani e Il massacro di Deir Yassin nelle voci di chi lo perpetrò: “Fu un pogrom”, e dagli articoli di Michele Giorgio: Sulla Nakba Tel Aviv corre ai ripari, ma è troppo tardi e Il team segreto d’Israele che svuota gli archivi di Stato.

28/09/2019 |

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.


https://imeu.org/article/the-nakba-65-years-of-dispossession-and-apartheid

https://www.lacittafutura.it/esteri/i-massacri-occultati-alla-base-dell-esilio-dei-palestinesi

————

Potrebbe bastare per capire cosa si cela dietro la creazione del cosiddetto Stato di Israele, con annessi deportazioni, stermini e quant’altro.

Ma considerando che molti idioti ancora credono che questo “Stato” sia una vera democrazia, con pari diritti e doveri per tutti i cittadini, ivi compresi gli arabi con cittadinanza israeliana, ritengo utile e doveroso pubblicare a seguire altro pregevole articolo che descrive alla perfezione quale sia il concetto di democrazia di giudei e loro reggicoda cristiani (i fratelli minori, secondo un Papa polacco).

Questo anche per fare giustizia di fronte alle vergognose menzogne di una delle più disgustose e stomachevoli giornaliste ebree, tale Oriana Fallaci, ancora oggi idolo di tanti destronzi che leccano il deretano ai giudei in odio all’Islam.

Ecco cosa scriveva nel 2014, fra le tante cazzate, l’ebrea in questione:

“(…) In definitiva sono sionista perché respiro, perché penso, perché vedo, perché esisto, perché so… Sono sionista perché conosco Israele e la sua gente e gli arabi che vivono li e godono degli stessi diritti degli ebrei e temono gli arabi dall’altra parte e tacciono e sono colpevoli perché tacciono… Però quando parli con loro nell’intimità della loro casa manifestano la loro gioia per vivere, lavorare e educare i loro figli in libertà piena, libertà anche di essere atei e le donne di essere libere in città come Tel Aviv, Jaffa o Gerusalemme (…)  Sono sionista perche’ non mi piace che sgozzino la gente, che lapidino le donne o che uomini adulti si sposino con bambine (…).

Spero che qualche lettore sia riuscito a non vomitare, leggendo certe schifezze palesemente false,che descrivono un mondo ed uno Stato che non esistono, tanto meno se governato da ebrei che considerano lecito accoppiarsi con una bambina di 2 anni!

Chi li ama continui a godersi questi lerci criminali; gli altri proseguano nella lettura e aiutino a fare capire la realtà ai tanti imbecilli ignari ed ignavi che ci circondano.

Carlo Gariglio

————

Figli di un dio minore. Gli arabi israeliani, un “popolo invisibile”

Quando si scrive o si parla d’Israele, viene “spontaneo” riferirsi a esso come “stato ebraico”. Ma, quasi mai, si pensa a quel 1,8 milioni di israeliani (oltre il 22 per cento della popolazione), che ebrei non sono e che quella definizione fa scomparire.

UMBERTO DE GIOVANNANGELI, 10 Agosto 2017

[da GERUSALEMME]

Il tema di questo viaggio nelle contraddizioni d’Israele è quello dell’identità nazionale. Il tema, delicatissimo, che investe una democrazia che rischia una torsione etnocratica.

“Qui l’identità non la capisci da chi uno è, ma da chi odia”.

Le parole di David Grossman non raccontano solo l’eterno conflitto israelo-palestinese, ma danno corpo a uno spettro che si aggira per Israele e che disorienta e inquieta il governo Netanyahu, molto più della rivolta palestinese riesplosa in queste settimane: è lo spettro della guerra civile.

Molte volte, quando si scrive o si parla d’Israele, viene “spontaneo”, o quasi, riferirsi a esso come “stato ebraico”. Ma poche volte, quasi mai, si pensa a quel 1,8 milioni di israeliani (oltre il 22 per cento della popolazione), che ebrei non sono e che quella definizione fa scomparire: il “popolo invisibile” per usare il titolo di uno dei grandi libri-reportage di Grossman.

Quando conquista le prime pagine, il “popolo invisibile”, è perché un’altra linea rossa nell’eterno conflitto in Palestina è stata superata.

Ed è ciò che è avvenuto con l’attentato alla Porta dei Leoni della Città Vecchia di Gerusalemme, il 14 luglio scorso, compiuto da tre palestinesi con cittadinanza israeliana provenienti dall’area di Umm al Fahm (a restare uccisi, oltre ai tre attentatori, due poliziotti drusi della guardia di frontiera).

Certo, il “popolo invisibile” può esercitare il diritto di voto, elegge i suoi parlamentari alla Knesset – nelle elezioni del 2015, la Union List, la coalizione arabo-israeliana guidata dal quarantunenne Ayman Odeh, ha conquistato quattordici seggi, diventando per la prima volta nella storia la terza forza politica di Israele – ma sa già in partenza che, comunque vada, non sarà mai rappresentato in un governo, sia esso di destra, di centro o di sinistra, perché prima di ogni altra cosa viene l’identità ebraica dell’esecutivo.

Assoluta, incontaminabile. Vota ma non conta, il “popolo invisibile”.

Sulla carta, ha gli stessi diritti dei cittadini ebrei, ma nella realtà subisce discriminazioni sociali, culturali, identitarie.

Un passo indietro nel tempo.

Ventisette novembre 2014: Salim Joubran, giudice arabo della corte suprema israeliana, sostiene che gli arabi sono discriminati in Israele.

“La ‘Dichiarazione di indipendenza’ menziona specificatamente l’eguaglianza, ma sfortunatamente questo non avviene nella pratica”,

afferma Joubran in un convegno di pubblici ministeri a Eilat, secondo quanto riportato da Haaretz.

Joubran cita anche il rapporto della Commissione Or – istituita nel 2000 per far luce su dieci giorni di scontri tra polizia e cittadini arabi del nord di Israele, e intitolata al giudice della stessa corte suprema, Theodore Or, che l’aveva presieduta – secondo il quale

“I cittadini arabi dello stato vivono in una realtà di discriminazione”.

Joubran elenca anche una serie di settori in cui esiste la discriminazione:

“Ci sono divari nella educazione, nell’impiego, nell’assegnazione di terreni per le costruzioni e l’espansione della comunità, scarsezza di zone industriali e infrastrutture, molti errori nei segnali stradali in arabo”.

Le cose non sono migliorate da quel giorno a oggi, semmai è vero il contrario. Più di tre quarti degli arabi israeliani non credono che Israele abbia il diritto di definire se stesso come stato nazionale del popolo ebraico.

È quanto emerge dall’ultimo sondaggio d’opinione Peace Index, condotto dall’Israel Democracy Institute, secondo il quale oltre il 76 per cento dei cittadini arabi d’Israele intervistati respinge il diritto di Israele di definirsi stato ebraico, con più del 57 per cento che si dice “fortemente contrario” a questo concetto.

Ancora un altro passo indietro nel tempo.

Secondo una relazione del 1998 dell’Adva Centre di Tel Aviv, le disparità sociali ed economiche in Israele sono particolarmente evidenti nei confronti degli arabi israeliani. La relazione fornisce alcune cifre illuminanti.

– Il reddito medio dei palestinesi che hanno cittadinanza israeliana è il più basso tra tutti i gruppi etnici del paese;

– Il 42 per cento dei palestinesi cittadini israeliani all’età di diciassette anni ha già abbandonato gli studi;

– il tasso di mortalità infantile tra i palestinesi cittadini israeliani è quasi il doppio rispetto a quello degli ebrei: 9,6 per 1000 nascite contro 5,3.

Diciannove anni dopo, le diseguaglianze si sono ulteriormente ampliate.

Di recente, il capo della coalizione di governo alla Knesset, David Bitan, ha accusato gli arabi israeliani di “rappresentare gli interessi palestinesi piuttosto che di Israele.”

Abu Maarouf, deputato della minoranza drusa, ha difeso pubblicamente il suo

“Legittimo diritto come cittadino di lavorare per cambiare la politica di discriminazione anti-araba in Israele”.

Il leader di Israel Beitenu, oltre che ministro della difesa ed ex titolare degli esteri, Avigdor Lieberman, ha dichiarato di voler

“Vedere questi deputati davanti a un plotone di esecuzione, perché sono terroristi e nemici dello stato d’Israele”.

Bezalel Smotrich, politico israeliano, di destra, membro della Knesset, dal canto suo, ha tenuto a far sapere che sua moglie “non è affatto razzista”. La donna avrebbe solo fatto una semplice richiesta: la prossima volta che sarà in travaglio, non vorrà essere messa accanto a una donna araba.

“È naturale che mia moglie non voglia partorire accanto a una donna che ha appena dato alla luce un bambino che potrebbe uccidere il suo tra vent’anni”,

ha twittato Smotrich, aggiungendo anche il fastidio provocato dagli schiamazzi

“Che sono comuni tra le madri arabe quando partoriscono”.

Un caso isolato? Non sembra proprio.

Istruttivo in tal senso è quanto scrive Chaim Levinson su Haaretz (tra-dotto per Zeitun da Carlo Tagliacozzo):

Circa 400 esponenti del Likud hanno partecipato alla presentazione del libro di uno storico, Raphael Israeli, che afferma che gli arabi israeliani “eccellono nell’evitare di prestare servizio allo stato” (in realtà i palestinesi con cittadinanza israeliana non possono fare il servizio militare, ndr) e “consumano più di quello che producono”.

Siamo nel giugno 2017. I quattrocento politici del Likud hanno partecipato alla presentazione del libro di duecentoquaranta pagine, che non contiene note o fonti. Israeli afferma che l’elemento nazionalistico e islamico presente nell’identità degli arabi israeliani impedisce loro di integrarsi in Israele e, grazie alla sinistra ingenua, questa minoranza costituisce una minaccia alla sicurezza di Israele.

“Il successo del progresso tecnico a Tel Aviv e a Ra’anana deriva da iniziative private costituite da imprese che hanno osato rischiare, qualche volta fallendo, qualche volta con successo. C’è qualcuno che stia impedendo agli imprenditori arabi di attivarsi e iniziare, investire e assumersi dei rischi nel fondare con successo nuove aziende a Sakhinin?”

Israeli scrive, riferendosi a una cittadina arabo-israeliana nel nord.

E ancora:

“Investono in hummus e in automobili di lusso e si lamentano che lo stato non investa su di loro o in strutture industriali nelle loro aree. Osem, Tnuva e Strauss non sono nemmeno state impiantate dallo stato”,

egli aggiunge, riferendosi a tre delle maggiori imprese del settore alimentare di Israele.

Israeli scrive che può darsi che la comunità araba venga discriminata nei finanziamenti, ma riguardo al pagamento delle imposte vale il contrario.

“Gli imprenditori ebrei pagano lo stato che finanzia i propri cittadini arabi, che pagano meno tasse. D’altra parte gli arabi eccellono nell’evitare di prestare servizio allo stato e il loro tasso di criminalità è il doppio della media nazionale. Consumano più di quello che producono… Ricevono un ammontare enormemente maggiore in sussidi di quello che pagano al nostro ministero delle finanze. Se gli arabi israeliani non sono soddisfatti del livello al quale approfittano dello Stato, che trovino un altro paese che li vizi ancor di più e offra loro quello che nessuno stato arabo o islamico farebbe…. Questa ricchezza non è stata accumulata grazie a loro, ma nonostante il fatto che siano un pesante fardello per lo stato ebraico, economicamente, social-mente e riguardo alla  sicurezza”.

Israeli suggerisce che gli arabi israeliani e gli ebrei ultra ortodossi sono dei parassiti della società.

“Se non fosse per (gli arabo-israeliani) e per gli ebrei parassiti come loro, il prodotto interno lordo pro capite in Israele salirebbe perfino oltre il livello di quello europeo… Chi è discriminato, quindi, se non i componenti della maggioranza ebraica? Il Pil pro capite in Israele ha raggiunto il suo livello attuale non per merito del governo, ma per quello degli imprenditori ebrei che hanno tratto benefici per sé e per l’economia, con vantaggi anche per gli arabi”.

Secondo l’autore, gli arabo-israeliani vivono in semi autonomia “accaparrando” più risorse di quelle che forniscono o che meritano, ma “non alzerebbero un dito per migliorare la loro situazione economica.”

Riguardo ai sentimenti degli arabo-israeliani verso lo stato, Israeli sostiene che:

“Non li abbiamo visti mettersi in fila per donare il sangue per i feriti delle guerre di Israele, oppure essere presenti per sostituire il personale mandato a combattere ai confini, per proteggere anche loro”.

Egli dice che non è così che una minoranza che vuole integrarsi dovrebbe comportarsi. Egli scrive:

“Questo è il comportamento di una quinta colonna, non di cittadini leali. Mentre non li abbiamo sentiti esaltare i progressi scientifici e tecnici del loro paese, dei cui risultati desiderano usufruire completamente, hanno espresso ammirazione per la capacità di Saddam Hussein di attaccare Israele, per la combattività di Hezbollah e per l’abilità della Jihad islamica di colpire al cuore il loro paese”.

All’incontro partecipavano ministri e parlamentari del partito del premier Benjamin Netanyahu.

Il sistema giuridico israeliano si basa su almeno due categorie di cittadinanza.

La categoria “A” vale per cittadini che la legge definisce come “ebrei”, cui la legge stessa conferisce un accesso preferenziale alle risorse materiali dello stato come anche ai sevizi sociali e di welfare per il solo fatto di essere, per legge, “ebrei”; in contrasto con la cittadinanza di categoria “B”, i cui componenti sono classificati per legge come “non ebrei”, cioè come “arabi”, e come tali discriminati dalla legge per quanto concerne la parità di accesso alle risorse materiali dello stato, ai servizi sociali e di welfare e, soprattutto, per ciò che concerne la parità di diritti di accesso alla terra e all’acqua.

Gli arabi non possono accedere a nessuna industria collegata, anche indirettamente, all’esercito (per esempio quella elettronica), sono esclusi da molti posti direttivi, non hanno nessuna di quelle agevolazioni (nell’acquisto degli appartamenti, di automobili e, anche, di abituali beni di consumo) che lo stato concede ai suoi cittadini che hanno fatto il servizio militare.

Il “popolo invisibile” si affianca a quello ribelle nella minacciata espulsione di massa e pulizia etnica di cui si è fatto propugnatore Tzhachi Hanegbi, ministro della cooperazione regionale nel governo Netanyahu, se palestinesi e fratelli arabi (israeliani) non porranno fine alle “loro azioni terroristiche”.

Dal 2000, almeno cinquanta arabi israeliani sono stati uccisi dalla polizia.

E allora, vale davvero la pena riflettere su ciò che scrive Gideon Levy, tra gli editorialisti di punta di Haaretz, il giornalista più odiato, per la sua libertà di pensiero, dai falchi di Tel Aviv.

“I palestinesi e gli arabi israeliani sono un bersaglio facile. Lo sono nei territori occupati e in Israele. Lo sono perché il loro sangue vale poco. Vale poco a Umm al-Hiran e vale poco al checkpoint di Tulkarem. Vale poco nei cantieri edili (molti palestinesi lavorano come muratori in Israele, ndr) e vale poco ai posti di blocco… Le radici sono profonde; devono essere riconosciute. Per la maggioranza degli israeliani, tutti gli arabi sono uguali e non sono esseri umani come noi. Loro non sono come noi. Loro non amano i propri figli o la propria vita come facciamo noi. Sono nati per uccidere. Non c’è nessun problema a ucciderli. Sono tutti nemici, oggetti sospetti, terroristi, assassini – la loro vita e la loro morte valgono poco. Quindi uccideteli, perché non vi succederà niente. Uccideteli, perché è l’unico modo di trattarli…”

ALICE INTERVISTA CARLO GARIGLIO – 08/2006 (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Dicembre 2020)

Mentre scartabellavo fra vecchie copie cartacee del giornale, alla ricerca di una vera e propria “chicca” che vi presenterò sul prossimo numero, mi sono imbattuto in una mia vecchia intervista, introvabile in rete a causa della sparizione dell’allora ottimo e seguito settimanale online “Dillo ad Alice”.

Dato che questo settimanale non esiste più, grazie all’avvento di tutta quella merda che va sotto il nome di “social”, ho deciso di riproporla in versione integrale, ivi compresa l’appendice scritta pochi giorno dopo la pubblicazione.

Era il 2006; in quel periodo c’erano molti siti e forum che si occupavano di politica… Si poteva anche creare un proprio forum di partito, cosa che avevamo fatto come MFL… Poi i giudei inventarono Facebook per controllare e censire tutti, specialmente gli oppositori dal sistema, e tutti caddero nel tranello, divenendo schiavi di Facebook e di altri social similari appartenenti sempre agli stessi luridi soggetti.

In fondo, però, la colpa non è loro, ma nostra… Noi ci siamo legati da soli mani e piedi al potere giudaico che manipola fatti, dati ed avvenimenti, allo scopo di creare fedelissimi alle bufale olocausti che, alle bislacche teorie comuniste ed a tutto il peggio che la Storia ci propina.

Dissenti? Scompari dai social e non hai più diritto di parola!

E per creare questa merda, abbiamo lasciato morire un’informazione che, lungi dall’essere perfetta, ti permetteva quanto meno di dire la tua. Complimenti a tutti!

Carlo Gariglio

resized_Dott.Gariglio2

“Siamo gli unici veri Fascisti rimasti in Italia”.

Alice intervista Carlo Gariglio, Segretario Nazionale del Partito “Fascismo e Libertà”.

“Il Fascismo fu la più grande rivoluzione sociale della Storia. Però sbagliò a fidarsi della Chiesa e della Monarchia. Alternativa Sociale? Dei saltimbanchi”.

(www.dilloadalice.it n° 117 del 23/08/2006).

 **********

Segretario, parto forse con la domanda più scontata, ma che i lettori credo subito si facciano: ma è legale un partito che si rifà esplicitamente al Fascismo?

Se così non fosse saremmo in galera, e non presenti con esponenti in tutta Italia ed a varie tornate elettorali, non crede? In realtà sull’argomento vige molta ignoranza, alimentata dai soliti trinariciuti comunisti; anche quelli famosi come Diliberto, che di recente ha sentenziato che “ Il Fascismo in Italia è reato”, probabilmente credendo di trovarsi ancora ai bei tempi dell’Unione Sovietica di Stalin!

In realtà pensare non  reato; può essere reato ricostituire il disciolto PNF, ma la Legge Scelba elenca con precisione le caratteristiche che un Partito deve avere per essere considerato ricostituzione del PNF. In assenza di quelle, si ha non la ricostituzione, ma la creazione ex novo di un Movimento di ispirazione Fascista, cosa che l’articolo 21 (e non solo) della Costituzione garantisce tanto quanto la libera espressione di qualsiasi altra opinione politica.

Chi siete, cosa fate, come siete organizzati?

Siamo gli unici veri Fascisti rimasti, che non si nascondono dietro ridicole definizioni tipo “nazional-popolari”, che non negano di essere tali di fronte alle telecamere, che non si svendono a forze politiche estranee n cambio di un piatto di lenticchie.

E siamo organizzati come qualsiasi altro movimento, cioè con una Segreteria Nazionale, una dirigenza nazionale, dei referenti locali regionali e provinciali, dei militanti…

Partecipiamo alle elezioni dove e quando possiamo, spesso con risultati ottimi, a giudicare dagli 11 consiglieri comunali che abbiamo piazzato negli ultimi tre anni.

Abbiamo anche fondato, di recente, un Sindacato denominato CULTA, che vuole rappresentare la trasposizione delle nostre scelte Fasciste nel campo sociale e lavorativo.

La destra italiana è piuttosto articolata e frammentata in tanti partiti: Forza Nuova, Lista Mussolini, Fronte Sociale Nazionale, Movimento Sociale Fiamma Tricolore; cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: quali, a livello di contenuti, gli elementi distintivi e caratterizzanti “Fascismo e Libertà”?

E’ triste dovere ripetere sempre le stesse cose, ma il Fascismo non ha nulla a che fare con la Destra, tanto meno con quella che Lei elenca.

Nel 1919 Mussolini creò un movimento nuovo, che si poneva a metà fra il socialismo e la destra borghese, cioè una Terza Via che noi continuiamo a rappresentare con ostina-zione e tenacia. Ed una Terza Via cessa di esistere quando si svende ad una delle due “vie” esistenti, mi pare ovvio.

La favola del Fascismo di destra nacque grazie alle scellerate scelte di Giorgio Almirante e soci, che liquidarono il Fascismo sociale alienandosi le simpatie del popolo, per costruire un partitello atlantista, filo giudaico, borghese e vera e propria ruota di scorta della DC.

FNCRSI

E’ in programma un vostro avvicinamento, almeno a livello elettorale, con Alternativa Sociale?

Preferirei avvicinarmi a Rifondazione Comunista piuttosto che avere a che fare con certi saltimbanchi della politica! La signora Floriani e soci continuino a godersi la compagnia del “Cavaliere”, del rabbino capo Fini, del massone Gaetano Saya, del criminale di guerra George W. Bush e via discorrendo, senza dimenticare le mille formazioni di falsi Fascisti della cosiddetta estrema destra!

Cos’è stato per lei il Fascismo? Luci e ombre.

Il Fascismo rappresentò la più grande rivoluzione sociale che la Storia abbia mai visto: Leggi sociali, tutela dei diritti delle classi meno abbienti, limitazione della rapacità delle classi borghesi, opere pubbliche, primati nella  scienza e nella tecnica.

Durante il Fascismo ogni cittadino aveva diritto all’istruzione gratuita, al lavoro, alla pensione, alla casa di proprietà, alla sanità gratuita…

Oggi, in “democrazia” il cittadino si deve pagare gli studi, campa di precariato quando non di disoccupazione, teme di non vedere mai la pensione a cui avrebbe diritto, è costretto a contribuire alla sanità con i cosiddetti “ticket”, mentre l’assistenza gratuita viene erogata a clandestini ed immigrati vari. E dulcis in fundo, per sperare di avere una casa deve indebitarsi per 30 anni, sperando che nel frattempo tutto vada bene!

Ombre del Fascismo? L’essersi fidato delle due entità che per prime ne abusarono per poi tradirlo e scaricarlo: la Chiesa Cattolica e la Monarchia.

MSIDN

Quali le vostre proposte operative in tema di economia e di sociale?

Essenzialmente, tutto si riassume nel ritornare al vecchio Stato Sociale creato durante il Ventennio, cosa che non dovrebbe certo essere impossibile, dato che vi si riuscì in un periodo storico non certo favorevole: si usciva da una Guerra Mondiale, da un biennio di crimini rossi che la Storia “ufficiale” ha completamente rimosso, e si attraversavano ostracismi e sanzioni economiche.

Ciò nonostante, il Fascismo creò uno Stato Sociale che il mondo invidiò, e sviluppò la Nazione come mai era avvenuto prima.

Perché questo non dovrebbe essere possibile oggi, mentre ci vantiamo di fare parte del G8 e del “club” dei Paesi più industrializzati?

Forse percè ci tocca mantenere legioni di parassiti, tangentisti, lobbies, logge, clandestini, nomadi, falsi invalidi, baby pensionati…?

In campo economico chiediamo, innanzi tutto, la socializzazione delle imprese, ovvero la partecipazione di tutte le categorie produttive alla gestione delle stesse ed alla ripartizione degli utili… Cosa che già la RSI realizzò e che quelli del CLN si affrettarono ad abrogare lo stesso giorno della loro presa di potere. E cosa che, fra l’altro, è prevista anche dall’art. 46 dell’attuale Costituzione. Articolo che è, guarda caso, del tutto ignorato.

Cosa ci racconta della sua storica presenza alle elezioni comunali di Torino come candidato Sindaco per il MFL?

E’ stata en’esperienza esaltante, sebbene il risultato non avrebbe potuto essere migliore di quanto ottenuto.

Ma la gioia di portare il piccolo MFL a livelli che neppure Giorgio Pisanò riuscì a toccare, unita alla soddisfazione di essermi recato presso tutte le TV piemontesi, compresa RAI 3 Piemonte per ben tre volte, sempre in rigorosa camicia nera e sempre fiero di dichiararmi Fascista pubblicamente, sono sensazioni impagabili. Specie se raffrontate alle meschine figure di certi “leader” di quell’estrema destra di cui abbiamo già parlato, tanto abili nel definirsi Fascisti in trattoria, ma altrettanto lesti nel negarlo di fronte alle telecamere!

Ovviamente la gioia sarebbe stata maggiore sei capi mafia aventi residenza nel Ministero dell’Interno non avessero tentato tutte le strade possibili per sabotare e censurare le liste del MFL, arrivando persino ad inventarsi un falso “Fascismo e Libertà”, che si è presentato a Corigliano Calabro (CS), guarda caso senza subire censure nel nome e nel simbolo… Mentre al vero “Fascismo e Libertà” è stato imposto di oscurare la parola Fascismo dal contrassegno elettorale… Strano caso, vero?

Cosa pensa dei recenti avvenimenti in Libano?

Vecchia storia. I criminali dello Stato – pirata denominato Israele si esercitano al tiro a segno macellando migliaia di arabi, mentre imbrattacarte e pennivendoli italiani, europei ed americani (buona parte dei quali ebrei, quando si dice il caso)  si stracciano le vesti per i due soldati israeliani rapiti da Hezbollah, o per i danni limitati provocati dai grossi petardi sparati a casaccio, pomposamente definiti “razzi  Qassam”.

Eppure Israele è uno Stato pirata fondato sul terrorismo, sulle deportazioni, sulle aggressioni “preventive”, sui rapimenti dei “nemici”, sulle uccisioni “mirate”, sugli espropri dei beni dei legittimi proprietari delle terre, sulle torture ai prigionieri, sulla criminale deviazione del corse dei fiumi, che consente ad Israele di avere un’agricoltura ricchissima, ma fa morire di sete gli arabi.

Ed è uno Stato razzista, che vieta i matrimoni misti, vieta agli arabi di possedere terreni e negozi, ed impone loro addirittura delle targhe automobilistiche di colore diverso, per renderli riconoscibili da lontano.

Il mondo si preoccupa della risoluzione ONU disattesa dagli Hezbollah che ne chiedeva il disarmo, ma tace sulle 72 risoluzioni ONU disattese da Israele.

Il terrorista Bush ha distrutto l’Iraq cercando armi chimiche ed atomiche inesistenti, ma consente ad Israele di non aderire al trattato di non proliferazione nucleare e di detenere un arsenale valutato in 250 testate atomiche… Mentre minaccia nuove guerre contro l’Iran per eventuali future ed incerte armi nucleari!

L’opinione pubblica drogata dalla lobby ebraica della informazione blatera circa il “diritto” di Israele alla difesa, ma non evidenzia il fatto che lorsignori si difendono avendo a disposizione il quarto esercito del mondo, più l’appoggio della massima potenza mondiale, mentre gli “aggressori”, che rivendicano solo e semplicemente il loro diritto a rientrare nella loro Patria, dispongono di poche migliaia di miliziani male armati e di nessun appoggio di artiglieria pesante, né tanto meno di aviazione.

E poi ci si chiede il perché del “terrorismo” islamico! Provino a riflettere sui fatti le anime belle dell’opinione pubblica mondiale, invece che sulle litanie dei media asserviti ad Israele: sapranno darsi delle risposte.

Finchè il mondo tollererà  e sosterrà tali abusi, non stupiamoci delle reazioni, almeno!

E finchè la cosiddetta destra di Fini e Berlusconi continuerà a lustrare gli stivali di israeliani e statunitensi, permetteteci di offenderci se qualcuno oserà definirci “di destra”!

 APPENDICE

Per chi non lo sapesse, Dillo ad Alice è uno dei più seguiti settimanali politici online, cioè visibile solo attraverso la rete internet. Conta varie migliaia di lettori ed ospita, in calce ad ogni articolo pubblicato, un forum pubblico in cui è possibile lasciare commenti su quanto vi si legge.

Naturalmente l’intervista del sottoscritto ha scatenato il solito vecchio e caro putiferio, non tanto causato dalle decine di parassiti telematici di sinistra, sempre pronti a gridare allo scandalo quando si concede uno spazio di discussione ad un Fascista, quanto dai parassiti ancora peggiori, cioè quelli di destra, sedicenti “Fascisti” quando gli fa comodo!

Si sono distinti i soliti miserabili a noi ben noti, ovvero il parassita perugino, noto infiltrato delle questure di tutta Italia, già ex RSI, ex Fascista, ex golpista, ex franchista, ex antifranchista, ex neofascista, oggi antifascista intento a guadagnarsi il piatto di minestrone che  gli riconosce la Procura di Perugia per ogni denuncia contro gli attuali Fascisti, alla cui destra non poteva mancare il fallito milanese, già segretario del MFL nel suo momento più triste e squallido, oggi riconvertitosi a spalla del perugino nel suo tentativo (vano) di  danneggiare il sottoscritto ed il MFL spargendo per ogni dove diffamazioni, insulti ed invenzioni legate al triste periodo in cui operò all’interno del MFL per disgregarlo.

Ovviamente, dato che al peggio non c’è mai fine, non poteva mancare l’esponente del movimento che oggi rappresenta l’apice dello schifo e del disgusto della cosiddetta “area”, cioè la Fiamma Tricolore.

Manifesto MFL sulla democrazia corporativa

Il mentecatto, depresso per la sua militanza in un partito filogiudaico, berlusconiano, finiano e lacchè degli USA, ha tentato di tuonare dal forum suddetto arzigogolate teorie secondo cui i veri Fascisti sarebbero quelli di Fiamma Tricolore, non noi del MFL. Peccato che siano i suoi stessi capobastone, Romagnoli in primis, ad avere smentito pubblicamente più volte qualsiasi contatto con le ideologie razziste, Fasciste e Naziste, arrivando a vantarsi della presenza nella Fiamma Tricolore di ebrei ed altri sinceri “democratici”!

Cari i miei “fiammiferi”, ma se vi  fa tanto male la militanza in un partito divenuto ruota di scorta del peggior giudaismo finiano, chi ve lo fa fare a rimanere lì dentro? Cosa, come dite? La speranza che qualche centesimo di euro proveniente dal finanzia-mento pubblico al partito e/o dalle prebende europee del buon Romagnoli finisca anche nelle vostre tasche?

E per qualche centesimo, virtuale, avete tradito e venduto l’anima Fascista e mussoliniana?

Vi siete ridotti ad appoggiare la “Casa delle Libertà” alle elezioni, arrivando anche a sostenere, alle ultime elezioni siciliane il noto “galantuomo” Totò Cuffaro?

Bé, che dirvi cari i miei fiammiferi? Continuate a rodervi il fegato ed a trangugiare la vostra bile in silenzio. Noi continueremo a preferire il Prefetto Mori a Totò Cuffaro, anche se resteremo poveri.

Lavorare per campare non è poi così brutto; provateci anche voi!

Carlo Gariglio

 

 

Disgustosamente ipocriti (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Novembre 2015)

Ci risiamo: nuovo attentato dei sedicenti fondamentalisti islamici ad un obiettivo dell’Europa occidentale, e nuova ondata di ipocrisia buonista, condita da roboanti dichiarazioni di superiorità culturale, di democrazia applicata, di piagnistei… Le immagini dell’attacco riproposte fino alla nausea, interviste e dichiarazioni dei parenti delle vittime, manifestazioni di piazza, fanfare che suonano la marsigliese ovunque, funerali delle vittima in diretta con altre interviste assortite… Più o meno, stiamo rivivendo la stessa squallida ipocrisia vissuta a suo tempo dopo l’attentato alla Torri Gemelle e, più di recente, dopo l’assalto alla sede del giornale Charlie Hebdo.

Prima di proseguire, però, chiarisco un punto molto importante, a beneficio soprattutto degli schifosi benpensanti che, leggendo queste mie prime righe, staranno già tuonando contro il mostruoso Fascista che non rispetta le vittime innocenti della popolazione civile… No, signori miei, qua non si sta cercando di giustificare chi attacca ed uccide civili innocenti, siano essi donne, bambini, o anziani; al contrario, quello che sta scrivendo queste righe è forse l’unico essere umano rimasto a provare pietà per tutte le vittime innocenti, indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla religione professata, dalla Nazione in cui vivevano e dal regime che li governava. Non sono uno dei tanti sudici pidocchiosi di sinistra sempre pronti a giustificare gli eccidi di civili non comunisti, salvo poi bollare come crimini intollerabili le stragi a danno di qualche Paese comunista; meno che mai faccio parte della schiera di buonisti benpensanti baciapile, sempre pronti alla lacrimuccia davanti ad un morto occidentale e cattolico, ma altrettanto pronti a fare spallucce quando il morto è negro, arabo, o islamico.

Per il sottoscritto un bambino morto non ha peso specifico, o colore politico: resta un bambino morto, da onorare in silenzio. Non piango soltanto sui bambini morti a Gorla, a Hiroshima, a Nahasaki, a Dresda, ma anche per quelli di Gaza, Baghdad, Beirut, Kabul, Saigon, Belgrado e persino per quelli di Londra e Parigi.

Non considero innocenti soltanto i civili di Paesi a me vicini politicamente, ma li considero tutti innocenti e meritevoli di umana pietà; comprendo che tutti i civili del mondo e della Storia sono sempre stati vittime sacrificali di guerre delle quali non avevano alcuna colpa, e di governanti che decidevano e decidono tuttora sulla loro pelle e senza consultarli. Ed è proprio per questo che sento una profonda nausea di fronte agli atteggiamenti dei tanti falsi ed ipocriti che oggi piagnucolano pubblicamente per i morti francesi, ma che ieri alzavano le spalle di fronte agli altri morti!

parigi-terrorismo-islamico-attentati-vignette-2

Quante volte abbiamo sentito l’immondizia comunistoide difendere e giustificare i crimini dei loro banditi partigiani? Quante volte li sentiamo giustificare la tragedia delle foibe con la scusa della “reazione” ai presunti torti Fascisti e Nazisti?

E quante volte abbiamo sentito l’immondizia giudeo – capitalista giustificare immani massacri con la scusa di esportare la “democrazia” (la loro, ovviamente) e liberare dalla dittatura (che significa sostituire i legittimi governi degli altri Stati con burattini fedeli al padrone US – raeliano?

Questi luridi maiali, che rappresentano le due facce della stessa schifosissima patacca (medaglia sarebbe un complimento che non meritano), lanciano ululati di dolore quando a morire sono i loro sodali, ma fanno spallucce quando a crepare sono gli innocenti del campo avverso; gli americani tuonavano contro i crimini dell’URSS, così come questi ultimi criticavano quelli dell’imperialismo occidentale, mentre entrambi gridavano contro i presunti crimini dei Fascisti e dei Nazisti… Ma mai nessuno ha ammesso i suoi crimini, né fatto alcuna autocritica per questi.

Persino oggi, quando tutto il mondo si dice unito contro i crimini dei presunti integralisti islamici, si manifesta la loro lurida ipocrisia… E per fare meglio capire quanto sto dicendo, riporto un breve periodo tratto da un articolo del Fatto Quotidiano del 18 novembre scorso:

“Un altro attentato di Boko Haram in Nigeria, nello stesso posto dove, meno di un mese fa, aveva dato l’assalto a una moschea. Il 17 novembre il gruppo fondamentalista islamico legato all’Isis ha colpito una stazione per camion nella città di Yola, nel nordest del Paese, causando la morte di almeno 32 persone e il ferimento di altre 80. Secondo quanto riferito dalla polizia, le vittime sono per la maggior parte venditori o passanti. Neanche un mese fa i Boko Haram avevano attaccato alcune moschee, tra cui una a Yola, uccidendo 42 persone e ferendone un centinaio. In sei anni di guerra, i fondamentalisti hanno ucciso almeno duemila persone, in gran parte civili. (…) Il terrorismo aumenta, ma non in Occidente – Nel 2014 sono aumentati gli atti di terrorismo, ma nella maggior parte si tratta di terre di frontiera: il Medio Oriente, il subcontinente indiano e sopratutto l’Africa. Lo testimonia il Global Terrorism Index, rapporto annuale curato dall’Università del Maryland sulla base di dati raccolti da varie organizzazioni in giro per il mondo e ripreso oggi dai media britannici. Rapporto secondo il quale nel 2014 si è contato un numero record di 32.658 morti nel pianeta, addirittura l’80% in più del 2013. Chi ha commesso più atti terroristici sono i jihadisti nigeriani di Boko Haram e i boia del cosiddetto Califfato. Mentre le vittime si sono concentrate al 78% fra Afghanistan e Iraq – simboli di fallimenti sempre più difficili da smentire della strategia militare americana dell’ultimo quindicennio – oltre che Nigeria, Pakistan e Siria. Altri Paesi indicati come emergenti (o riemergenti) in questa triste classifica sono Somalia, Ucraina, Yemen, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e Camerun: ciascuno accreditato di un numero di vittime di attentati e attacchi – qualificati come terroristici da alcuni dei gruppi coinvolti nell’indagine talora anche sullo sfondo di guerre civili – pari ad almeno 500 morti all’anno (…)”

Ora, aggiungiamo a questo edificante quadretto di notizie i recenti attentati, sempre attribuiti all’ISIS, avvenuti in Mali e Tunisia e dopo chiediamoci quante volte abbiamo visto servizi TV strappalacrime su queste povere vittime, quante volte abbiamo visto musicisti cialtroni proporre concerti in memoria delle vittime, quante volte abbiamo visto calciatori parassiti cantare l’inno del Mali, o della Nigeria, prima di una partita, quante volte li abbiamo visti correre ad agitare una bandiera nigeriana dopo un goal… Ve lo dico io: mai!

E questo perché i maestri dell’antirazzismo, cioè quelli che vorrebbero vederci in galera insieme a chiunque osi porre dei limiti alla immigrazione clandestina ed all’integrazione forzata, sono in realtà i più razzisti del pianeta, dato che non considerano affatto le vittime innocenti dei Paesi africani, asiatici ed arabi, tanto più se di religione islamica!

Per “lorsignori” i morti occidentali e cristiani sono esseri umani, gli altri sono semplici numeri da citare per aggiornare le statistiche.

I democraticissimi antifascisti ed antirazzisti straparlano di diritti e libertà, ma solo per loro… Piagnucolano sulle povere vittime innocenti, ma solo per le loro… Considerano barbari e criminali quelli che uccidono i civili, ma solo quando sono i loro.

Del resto, la strategia è antica e ben collaudata; fateci caso: quando il morto fa parte del nostro mondo occidentale, si indugia sul suo nome, sulle fotografie di momenti felici, sulla famiglia, sul suo lavoro, sui funerali, e si creano quei simpatici servizi televisivi in memoria e ricordo, conditi da insulse e melense musichette strappalacrime… Ma quando il morto è degli altri e gli assassini sono i “nostri”, ecco che tutto si fa vago, si spersonalizza e si usano toni asettici e professionali; si cita la notizia nei vari TG esattamente come si leggono le previsioni del tempo e ben se ne guardano i pennivendoli da strapazzo dal mostrare qualche foto del defunto, o dal mostrare la sua famiglia e gli amici piangenti… Quante volte negli ultimi anni li abbiamo visti in azione questi maestri della ipocrisia e della menzogna?

Dagli indegni attacchi contro Stati sovrani quali l’Iraq, la Serbia, la Siria, la Libia, passando per i piagnistei delle Torri gemelle e dei pochi attentati subiti dall’occidente; veri e propri genocidi definiti “danni collaterali”, a  fronte di poche centinaia di vittime che diventavano “crimini” contro l’umanità… Per non parlare dei retroscena di questi attacchi subiti, ai quali ancora non ho fatto cenno.

Eh già, perché se per i genocidi voluti dall’occidente per la gloria di USA ed Israele i colpevoli sono più che certi, non altrettanto si può dire per quei cosiddetti attacchi terroristici che l’occidente ha subito… Lasciamo perdere la dietrologia sulle Torri gemelle, lasciamo da parte il fatto che quelle torri furono evidentemente minate prima degli attacchi, in modo da farle poi implodere su se stesse, ma chiediamoci in particolare due cose:

1) Siamo sicuri che la verità sia proprio quella che ci raccontano?

parigi-attentati-false-flag-3

2) E se anche fosse così, di chi sarebbe la responsabilità della nascita di questi movimenti terroristici, dei quali l’ISIS è oggi additato come principale pericolo?

Riguardo al primo punto, non voglio esprimermi in questa sede, e mi limito a proporvi una riflessione inviata da un Camerata de MFL-PSN, il quale, conscio del regime di “libertà” nel quale viviamo, desidera restare del tutto anonimo, onde evitare problemi negli studi e nel lavoro:

“Brevi cenni sull’attentato del 13 novembre a Parigi:

  1. A) 7 o 8 commando armati fino ai denti con mitra, bombe a mano ed esplosivi, scorrazzano liberamente per la capitale francese e compiono una serie di attentati che coinvolgono soltanto innocenti;
  2. b) i quattro attentatori suicidi (NON CHIAMATELI KAMIKAZE!) che si sono fatti saltare allo stadio sono esplosi all’esterno dei cancelli, per giunta a partita in corso. Risultato: sono morti solo loro, ad eccezione di un unico passante che é transitato vicino a uno dei soggetti. François Hollande ha sentito giusto qualche “botto” in lontananza senza vedere un filo di fumo. Ha abbandonato lo stadio al termine della gara;
  3. c) Per l’ennesima volta sono stati rinvenuti intatti dei documenti, pare a fianco dei resti di due suicidi (questa volta non si é capito se fossero falsi o meno). L’11 settembre erano stati trovati i passaporti da qualche parte in mezzo alla strada. A Londra come a Boston furono trovati negli zainetti dei terroristi, a gennaio (Charlie Hebdo) li avevano dimenticati in macchina.
  4. d) In uno dei tanti servizi speciali di questi giorni, andato in onda su La 7, si é fatto riferimento a un’intervista del terribile Abdeslam, comparsa mi pare sulla rivista ufficiale dello Stato Islamico. In essa il terrorista dice che le intelligence europee lo avevano in pugno, ma Allah le avrebbe “accecate”, permettendogli di attraversare il continente il lungo e in largo mentre progettava gli attentati. Dunque temeva fortemente di essere catturato, ma per qualche strano motivo (che lui riconduce ad Allah) é sfuggito da sotto il naso ai servizi segreti. Di quante e quali gravi “falle” nella sicurezza ci parlano ogni volta i nostri cari me(r)dia? E, se ciò fosse vero, di che razza di superpotenze staremmo parlando?
  5. e) In tutti gli attentati, dall’11 settembre 2001 ad oggi, c’erano dei terroristi noti (in alcuni casi molto ben conosciuti) alle forze di sicurezza. Spesso erano già tutti schedati ed avevano avuto rapporti con le autorità (es. Torri Gemelle, Mohammed Merah a Tolosa e attentato di Boston).

Se poi ci interrogassimo sul “cui prodest” produrremmo materiale da riempire intere biblioteche. Perciò qui limitiamoci a constatare che ogni volta che un fatto tremendo del genere coinvolge l’”Occidente”, assistiamo a una brusca accelerata della propaganda mainstream, la cui macchina mediatico-scolastico-culturale é peraltro in crescita costante. Consideriamo poi l’impatto psicologico, che provocando ulteriori shock che si sommano a quelli ordinari, diffonde ansia, terrore e senso di smarrimento. In questo modo si abbassano le già risibili difese razionali dell’individuo contemporaneo, che lo rendono ancora più suscettibile alla manipolazione. Con dosi “extra” di sermoni democratici e “dirittumanisti” si può compattare l’opinione pubblica attorno alle istituzioni, ricordare i presunti “valori” dell’Occidente e quanto ci è costato ottenerli (e parte il pippone antifascista), i vantaggi della nostra in-civiltà…

La fetta di opinione pubblica refrattaria la si getta agevolmente in pasto ai santoni del complottismo antifascista (Grillo, Giulietto Chiesa, Paolo Franceschetti, comunisti e sinistrume assortito).

Abbiamo ancora il pretesto per l’aumento delle restrizioni e controlli sempre più invasivi sui cittadini (vedasi in Francia): in nome della sicurezza si comprimono le libertà residuali di cui godono gli individui, cosicché la società super-orwelliana prende sempre più forma, anche attraverso l’inasprimento delle misure coercitive dirette. Si sprecano infine i parallelismi tra il “nemico della civiltà” di oggi e di ieri (jihadismo e Fascismo), si rievoca magnificamente il fantasma di Hitler (“ricordiamoci gli orrori del passato, la libertà trionfa sempre…”). Si fomenta il clima paranoico da leso pensiero “politicamente corretto” (es. “Sei contro i matrimoni gay? Vuoi fare come l’ISIS?”) e via discorrendo.

E giusto per rammentare un’ovvietà, si registra un forte incremento delle commesse militari”. (N. M.)

Lascio al lettore il giudizio su questo sacrosanto elenco di “dubbi” e stranezze che accompagnano sempre i presunti attentati contro l’occidente.

Ma venendo al punto numero 2, non posso fare a meno di una riflessione: il cosiddetto ISIS è nato in Siria, ove ha approfittato dei sedicenti oppositori del regime (in realtà i soliti delinquenti prezzolati ed armati da USA ed Israele), successivamente si è espanso in territorio Iracheno, e negli ultimi giorni pare essersi spostato in Libia.

Gheddafi

Ora, a meno che non siate tutti cerebrolesi, credo che sia semplice affermare un semplice fatto: l’ISIS nasce e prospera in quei territori dove prima c’erano Stati sovrani forti e moderni, nei quali mai sarebbe stato consentito lo svilupparsi di cosiddetti Califfati e movimenti terroristici integralisti, ma che guarda caso, sono stati distrutti e rasi al suolo totalmente (Iraq e Libia), o parzialmente (Siria), proprio da quella coalizione occidentale agli ordini di USA ed Israele, che ha fatto retrocedere degli Stati modello al medioevo, ovvero senza un Governo degno di questo nome e lacerati da guerre tribali che i vari Saddam Hussein, Gheddafi e Bashar al-Assad avevano relegato nel dimenticatoio.

Da qui nasce spontanea la domanda: a chi giovano la nascita ed il rafforzamento di certi spauracchi del terrorismo islamico? Chi ha preparato il terreno per la loro crescita? Chi è così distratto da non vedere eserciti di terroristi armati che viaggiano tranquillamente dai Paesi arabi all’Europa e viceversa?

Ma soprattutto, come mai quegli stessi Paesi che non hanno esitato in passato a radere al suolo ed invadere l’Iraq e la Libia, oggi nicchiano per impegnarsi militarmente in maniera decisa contro l’ISIS?

Infine, gusto per dare un colpo anche a certi ridicoli estremisti di destra europei, che straparlano di immigrazione, è a malapena il caso di fare notare che tutti quelli coinvolti negli attentati di Parigi sono cittadini francesi e belgi, con buona pace delle teorie che vedono nei clandestini che sbarcano in Italia degli aspiranti terroristi arrivati per colpirci.

Quindi, miei cari italioti benpensanti con la lacrimuccia facile e sempre pronti a blaterare di superiorità occidentale, fatevi un bell’esame di coscienza e provate e rimettere in moto quel cervelletto orami sopito da troppi anni.

Carlo Gariglio

 

 

Intervista a Carlo Gariglio (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Agosto 2015)

A seguire i lettori potranno vedere l’intervista rilasciata dal sottoscritto al giornale online nazionalista “Eco Tricolore”, visibile all’indirizzo: http://ecotricolore.altervista.org/

Carlo Gariglio

 ********

Ci sono movimenti come CasaPound che si ispirano al fascismo per poi riportarne le idee in una chiave più “moderna” così come invece esiste il MFL-PSN che si propone di attenersi il più possibile al pensiero mussoliniano.

Ricordo fra l’altro che il MFL-PSN era stato accusato di tentata ricostituzione del Partito Nazionale Fascista oltre che di apologia del fascismo, ma il tutto si è risolto con l’assoluzione degli imputati. Sentenze decisamente molto importanti che dimostrano come la Costituzione italiana sia contro la creazione di una dittatura e non contro le idee fasciste in sé.
Vediamo quindi ora quali sono le idee e qual è il pensiero del segretario nazionale del MFL-PSN, il Dott. Carlo Gariglio, a cui sono riuscito a far avere le mie domande.

Mattia: Anzitutto può gentilmente fare una breve presentazione del Movimento Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale? Come e quando nasce?

Carlo: Il MFL nacque come movimento politico autonomo il 25 luglio 1991, grazie al Senatore del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale Giorgio Pisanò; prima della sua ufficializzazione, fu per quelche tempo una corrente interna del già citato MSIDN. Più di recente, per mia volontà, è stata aggiunta la dicitura “Partito Socialista Nazionale”, in modo da rendere evidente la nostra totale chiusura alla destra ed a quanti, a digiuno di letture storiche, ritengono il Fascismo (o socialismo nazionale) un movimento di destra.

M: Il vostro movimento ha avuto in passato problemi legati sia al nome che al simbolo. Al fascismo si associa solo guerra e morte, mentre la falce e il martello che ha rappresentato personaggi come Stalin, Pol Pot e Mao Tse Tung ha piene libertà, il suo commento al riguardo?

C: La Storia, purtroppo, la scrivono i vincitori e quindi i vinti divengono barbari, assassini, criminali… E’ un gioco vecchio come il mondo che solo i meno imbecilli, cioè quelli che amano documentarsi, riescono a rifiutare.
Da sempre si inventano eccidi, stragi, olocausti ad opera dei vinti, per nascondere i veri crimini commessi dai vincitori. E’ accaduto con i nativi americani (i cosiddetti “pellirosse”), sterminati dai barbari invasori (in gran parte cristiani e cattolici) e dipinti come “selvaggi”, è accaduto con intere popolazioni del centro e sud America (anch’essi trucidati per mano di
religiosissimi invasori cattolici), ed accade fin dai tempi più antichi… Quelli che vincono affibbiano l’etichetta di “barbari” ai perdenti, e si autodipingono come eroi e fari di civiltà.
Ecco perchè in Italia soprattutto si blatera ancora oggi a vanvera di presunti “crimini” nazifascisti e si ricordano come eroi i macellai che hai citato e tanti altri loro emuli, come l’infame Tito, ideatore delle Foibe, ed anche personaggi non comunisti, come il barbaro Churchill, che per primo sperimentò i bombardamenti aerei sui civili, o l’indegno Truman, che autorizzò l’uso del
le bombe atomiche su un Giappone ormai vinto ed incapace di difendersi.

Ma la cosa più grave è che la stragrande maggioranza dei membri del popolo – bue crede a queste baggianate e se ne infischia di documentarsi!

Storia

M: Tutti urlano al fascismo, ma a conti fatti sui libri di scuola si legge veramente poco. Visto che la riforma scolastica è un tema caldo, quanto della politica, in particolar modo economica, fascista viene oscurato? Quanto del fascismo la gente conosce davvero?

C: La gente, ovvero i cervelli all’ammasso di cui sopra, non sa nulla di Fascismo, nonostante chiunque possa trovare su internet qualsiasi notizia… Ma ormai il cerebroleso medio è convinto che internet si esaurisca in Facebook, ovvero il passatempo inventato dall’ebreo Mark Zuckerberg al fine di monitorare tutti e di renderli dei dementi che non sapendo vivere una vita reale, se ne inventano una virtuale.
La gente non sa che le tanto vituperate squadre d’azione Fasciste (e nazionalsocialiste in Germania), nacquero per DIFENDERSI dalle squadracce preesistenti dei rossi dell’epoca, che ogni giorno commettevano crimini, attentati ed
omicidi ai danni di esponenti delle forze dell’ordine, ex militari e semplici cittadini “rei” di non volersi piegare al verbo di Marx… Così come non sa che Fascismo e Nazionalsocialismo andarono al potere DEMOCRATICAMENTE, e non a causa dei bagni di sangue tanto cari ai “rivoluzionari” rossi; Benito Mussolini venne nominato Capo del Governo da Re, ed ottenne la maggioranza da un Parlamento composto in gran parte da antifascisti… E fu lo stesso Parlamento successivamente a votare i pieni poteri a Mussolini.

Altra cosa che i gonzi non sanno è che il Fascismo venne accolto a braccia aperte da tutto il mondo occidentale, USA e Chiesa Cattolica compresi, e che divenne uno spauracchio da combattere solo quando fu chiaro ai governanti dell’epoca che l’Italia e la Germania stavano limitando il rapace potere delle lobbies giudaico – massoniche, controllando le banche ed imponendo loro di fare gli interessi delle Nazioni e non dei lobbisti senza Patria.

Ma sai qual è il vero dramma? Il fatto che di Fascismo e Nazionalsocialismo non ne sanno nulla neppure quelli che si slogano il braccio a forza di saluti romani e “boia chi molla”; infatti, gran parte di quelli che si definiscono “fascisti”, credono alla parodia del Fascismo contrabbandata dalla storiografia ufficiale, e se ne fanno in qualche modo sostenitori… E così abbiamo idioti a digiuno di revisionismo che credono alla favola dell’olocausto ed inneggiano ad Auschwitz, così come abbiamo tanti imbecilli che si dicono Fascisti ma ripudiano il nazionalsocialismo per ricevere benemerenze dal mondo ebraico… Per non parlare dei “fascisti” che odiano l’Islam e si definiscono cattolici integralisti, i quali neppure sospettano che l’Islam fu un alleato dello sforzo bellico Fascista e Nazionalsocialista, mentre il Chiesa cattolica, dopo avere abusato della generosità di Mussolini ed Hitler, si affrettò a tradirli quando non avevano più nulla da offrire loro!

Il vero nemico odierno è la totale ignoranza…

M: Aborto, omosessualità e immigrazione (legale). Vorrei le sue considerazioni su questi tre temi.

C: Non sono favorevole all’aborto, ma non ne faccio una questione di fede, né una crociata… Diciamo che di fronte al figlio generato da uno stupro, o ad un bambino che avrebbe una vita da deforme, mutilato e malato, divento favorevole all’aborto, pur restando fermamente contrario nei confronti di quanti lo usano come un qualsiasi metodo contraccettivo.

L’omosessualità, che molti idioti pongono al centro della loro lotta politica (come se non avessimo abbastanza problemi economici e sociali a cui pensare), per me è una questione privata fra due persone dello stesso sesso che decidono di vivere insieme; in quanto tale, non mi arreca alcun fastidio, mentre molto fastidio mi procurano le pretese di adottare figli e soprattutto le periodiche pagliacciate che offendono la pubblica morale, tipo il famoso Gay Pride… Se dobbiamo preoccuparci di rispettare le minoranze, queste dovrebbero a maggior ragione rispettare la maggioranza…

L’immigrazione, fino a quando riguarda persone che varcano legalmente la frontiera con documenti regolari ed identità certa, non mi disturba. Mi disturba molto, invece, l’odierna invasione di personaggi che non si sa dove arrivino, non si sa chi siano, nè quali intenzioni abbiano una volta raggiunto il nostro Paese… Questi andrebbero semplicemente rispediti a casa loro a pedate, ovvero intercettando i barconi sui quali arrivano in alto mare ed imponendo loro il “dietro front”… Che è poi la politica adottata da qualsiasi Paese civile, Italia esclusa.

M: Qualche parola sugli Stati Uniti e sul controllo che esercitano sull’Europa?

C: Gli USA e la loro appendice Israele sono gli unici e veri “Stati canaglia” del mondo, e sono responsabili della stragrande maggioranza delle tensioni e dei conflitti degli ultimi decenni. E purtroppo non esercitano il loro controllo solo sull’Europa, ma sul mondo intero.

Noi italiani, poi, non siamo altro che una colonia occupata nel 1945 e che ancora oggi vede sull’ex suolo Patrio ben 113 basi militari controllate dagli USA. Il che mi porta a dire che non solo non abbiamo più la nostra sovranità monetaria grazie alla cosiddetta Europa unita, ma non abbiamo neppure quella militare da ben 70 anni a questa parte.

M: Il fascismo in molti fa venire in mente la parola “dittatura”. Qual è, secondo voi, il miglior modo per governare un Paese e perché?

C: Parlando di Fascismo, solo agli imbecilli ignoranti di Storia può venire in mente la parola dittatura! Come ho già ricordato, Mussolini ottenne i suoi poteri in maniera democratica e governò sempre sotto la direzione del Re d’Italia; la stessa fine del Fascismo evidenzia quanto sia assurdo parlare di dittatura… Mussolini sfiduciato dal Gran Consiglio si dimise dalla carica di Capo del Governo e venne fatto arrestare da Re: quanti dittatori nella Storia dipendevano da un organismo che poteva sfiduciarli ed erano subordinati ad un potere in grado di farli arrestare?

Certo, il Fascismo governò in modo totalitario (che non significa dittatoriale), ma lo fece sempre con il consenso del popolo e del Re, e legiferò sempre a favore delle classi meno abbienti e più umili; solo quando le sorti della guerra iniziarono ad esserci contrarie l’italiano medio, egoista, voltagabbana e pronto a vendersi a chiunque, si rivoltò contro il Fascismo perchè non aveva più nulla da guadagnare sostenendolo.

Il miglior modo di governare un Paese? Sarebbe bello dire democraticamente, purchè si capisca che quanto accade in Italia dal 1945 ad oggi non ha nulla a che fare con la democrazia. La Storia viene costantemente falsificata, le idee di alcuni sono nascoste, distorte e demonizzate, quelle di altri sono esaltate anche quando criminali…

In democrazia tutti dovrebbero potersi esprimere e divulgare le proprie idee, ma la verità è che oggi possono farlo solo quelli che hanno alle spalle i soliti apparati di radio, TV, giornali, docenti, storici e magari anche magistrati corrotti e politicizzati che li proteggono e favoriscono.

M: Casapound e Forza nuova, un pensiero su questi due movimenti?

C: Potevi anche dire MSFT, FSN o una delle mille altre sigle nate allo scopo di creare caos e frammentare ulteriormente la cosiddetta “area”… Questi signori NON hanno nulla a che fare con il Fascismo, anche se cercano di giocare su più tavoli fingendosi da un lato Fascisti per reclutare militanti, salvo poi smentire con vigore di esserlo quando qualcuno li addita. Nella realtà dei fatti costoro sono estremisti di destra, che a volte potranno anche fare battaglie condivisibili, ma che con noi non hanno nulla a che fare.

E lo dimostra il fatto che, pur esistendo il MFL da ormai 24 anni, se ne sono ben guardati dall’avvicinarci per aderire, preferendo invece creare decine di sigle di sedicenti “fascisti” o, come preferisco chiamarli io, “fascisti all’amatriciana”, che poi invariabilmente finiscono per cercare un minimo di visibilità politica alleandosi e candidandosi insieme al famoso centrodestra di Berlusconi e della Lega Nord.

Ma anche queste sono strategie di regime: le nostre idee (quelle vere, ovviamente) fanno paura, perchè hanno già dimostrato nel corso della Storia la loro validità, indi è necessario impedire la crescita di un unico movimento politico seriamente e dichiaratamente Fascista; e quale metodo migliore del cooptare imbecilli, infiltrati ed agenti dei servizi per creare una miriade di gruppuscolo di finti fascisti?

M: In conclusione dove possono le persone interessate avere ulteriori informazioni sul vostro movimento?

C: Sperando che ancora esista qualcuno in grado di navigare in internet senza fermarsi in Facebook, il nostro sito ufficiale è www.fascismoeliberta.info
Lì si possono trovare statuto, programma, sentenze assolutorie che ci legittimano, elenco dei referenti locali e, naturalmente, le istruzioni per tesserarsi e dimostrare veramente di essere Fascisti con la F maiuscola.

Ringrazio per lo spazio ricevuto e saluto tutti i lettori.

Mattia Manunza