PICCOLE SARDINE PUZZOLENTI CRESCONO (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Luglio 2020)

Racconto questa poco edificante storiella per fare capire a tutti che il fenomeno delle Sardine, cioè stupidi figli di papà senza arte, né parte, non riguarda solo la sinistra italiana, ma è ormai trasversale.

Chi mi conosce sa bene che, a differenza degli “eroi” da social, da quando faccio politica, ho sempre messo in bella vista nome, cognome, indirizzo e telefono su qualsiasi volantino, stampato e materiale di propaganda vario.

Tuttavia, da alcuni anni ho smesso di rispondere al telefono a chi non è nella mia rubrica, o a chi non si annuncia in forma scritta evidenziando motivi seri; troppo tempo sprecato a chiacchierare con falliti di ogni risma, che ogni volta si annunciavano come leader di gruppuscoli costituiti da veri “fascisti” ai loro ordini… Per non parlare degli infiltrati giudei che si lamentavano per la nostra alleanza con il nazionalsocialismo (come se il Duce si fosse alleato con i giudei…), o per l’alleanza con l’Islam, o per il “tradimento” delle origini e delle tradizioni cristiane…

Anche se i più fastidiosi e disgustosi sono sempre stati quelli che prima fondavano ridicole sigle composte da 2 – 3 pseudo fascisti e poi ci contattavano proponendo alleanze, collaborazioni e magari il confluire nel loro gruppo da sinagoga!

Social

Chi vuole fare politica nel MFL-PSN, o collaborare in qualsiasi modo, deve semplicemente tesserarsi e mettersi a disposizione; regola che, per quanto semplice da comprendere, non è stata ancora capita neppure dai miei più alti dirigenti.

Pochi giorni fa noto qualche decina di chiamate dallo stesso numero; penso al solito call center, ma a fine giornata arriva una mail: un tizio sconosciuto vuole parlarmi… Gli suggerisco, dato che mi ha scritto, di spiegarmi chi è e cosa vuole in forma scritta.

Risponde di essere “leader” di un gruppo giovanile Fascista (sarà facile!), composto da 60 Fascisti ai suoi ordini… Che diventano 100 alla mail successiva, perché non aveva contato i 40 in fase di valutazione!

Ovviamente questi prodi “Fascisti” non pensano affatto ad aderire al movimento: vogliono diventare la nostra organizzazione giovanile…

Non sono mai stato favorevole alle organizzazioni giovanili, poiché se una persona si interessa alla politica, non capisco perché debba limitarsi ad azioni da bamboccio e non impegnarsi direttamente nei temi che interessano gli adulti, ma non è questo il punto.

Spazientito per tutto questo blaterare di “Fascisti”, “Camerati” e quant’altro, spiego che il minimo indispensabile che ci si possa attendere da qualcuno che voglia fare politica in nome e per conto del MFL-PSN è il tesseramento.

Cosa che, ovviamente, non vale solo per qualsiasi gruppo politico, ma persino per il circolo bocciofilo del paese; avete mai visto qualcuno rappresentare un gruppo al quale neppure si è preso la briga di aderire?

Apriti cielo! Il bamboccio abituato alla paghetta di papà si indigna… 40 € annui sono un furto, bisogna badare alle idee e non ai soldi!

Ovviamente pensa ai suoi soldi ed a quelli di papà, perché sui nostri (stampa di tessere e bollini adesivi annuali, acquisto all’ingrosso di spillette da fornire ai vari parassiti come lui, cura e redazione di un mensile online da spedire in pdf, buste e francobolli per mandargli il tutto comodamente all’indirizzo di papà) crede di avere pieni diritti… Senza considerare che il nostro è l’unico movimento politico che non riceve contributi da nessuno, e che non ha alla spalle organizzazioni delinquenziali (come capita agli illustri “camerati” dell’area) che gli permettono di incassare migliaia di Euro e magari di essere presente alle elezioni europee pur avendo risultati dello 0,0%!

Mando l’idiota a quel paese e lo diffido dal farsi risentire, ma il giorno dopo, giusto per mostrare la sua “potenza di fuoco” in stile Conte, il coglione mantenuto mi fa arrivare più di 40 E-mail da parte di presunti suoi militanti per sostenerlo… Ovviamente almeno l’80% delle mail è scritto dallo stesso coglione (o magari da qualche ignaro amico cooptato per inviare una mail al sottoscritto), e quasi sempre da indirizzi fantasma e senza firma… Un militante, un legionario, un iscritto…

Neppure bambini di 6 anni potrebbero concepire simili bassezze!

In tutte le mail ci sono lamentele per avere trattato male il “leader” e soprattutto offese varie per non essere veri “camerati” (chissà perché non parlano di “compagni di biberon”… Sarebbe più adatto!) e per pensare solo ai soldi.

In verità almeno tre mail sono certamente vere: tre membri del gruppo che, nonostante questo, mi invitando a diffidare di quel coglione del loro leader, interessato solo a farsi un nome ed a cercare di assorbire il nostro movimento!

Capito? Non ci hanno fermati, in questi 29 anni di vita, né gli sbirri, né i magistrati, né i tanti infami che hanno tentato di impadronirsi del movimento in ogni modo, ma dovrebbero riuscirci quelli della banda dell’asilo infantile che pretende di comandare in casa altrui e senza neppure prendersi il disturbo di aderire al movimento!

Generazione di falliti, smidollati ed invertebrati, che spero di vedere sparire presto sotto i colpi dei negri che ci stanno invadendo e che certamente non avranno difficoltà a sopraffare queste piccole merde che si faranno mantenere da papà fino a 40 anni ed oltre!

Escrementi senza ideali, che spendono ogni mese cifre folli per tatuaggi, piercing, movida, smartphone e giga vari, ma che ritengono intollerabile l’idea di investire 40 € annui in un’idea che fingono di volere sostenere!

E poi vi stupite se faccio il tifo per gli immigrati, gli islamici e magari l’ISIS?

Dovrei difendere un popolo di merde con la mascherina, antifascisti, giudei, cattolici e soprattutto falsi Fascisti che spuntano come funghi per danneggiare le nostre idee? Gente pronta a schierarsi con chiunque non gli chieda di investire meno di 3,50 € al mese per sostenere un movimento politico nel quale dicono (fingono) di credere?

Per questa gente non solo approvo l’idea dell’aborto al nono mese di gravidanza, ma anche quella dell’aborto retroattivo fino al compimento del 18 ° anno di vita!

Molti di voi già lo avranno letto, dato che l’ho ricordato più volte, ma credo sia il caso di rammentare come e quando aderii al MFL fondato da Giorgio Pisanò il 25 luglio del 1991; eravamo nel settembre del 1991 e stavo passeggiando a Moncalieri, Comune della cintura di Torino, in attesa che un elettrauto mi riparasse l’automobile.

Casualmente mi trovai di fronte un’edicola ove era stata appesa in bella vista, all’esterno, una copia del Candido, giornale allora diretto da Pisanò (che non conoscevo)… In copertina, un Fascio enorme! Acquistai subito quella copia del giornale (certi nostri amati “fascisti” nostrani lo avrebbero considerato un furto il dovere comprare un giornale!); si parlava della nascita appena avvenuta del nostro MFL e si prometteva a chiunque aderisse entro la fine del 1991 la tessera della fondazione, recante la data del 25 luglio 1991.

Arrivato a casa compilai il modulo di adesione, l’indomani mattina mi recai alla Posta per versare le 50 mila lire richieste ed aderii.

Un mesetto dopo pagai anche la quota a nome di mia moglie, giusto per dare una mano al movimento come potevo.

Non pretesi mai di parlare prima al telefono con il Senatore Pisanò, non fondai una sigla da cerebrolesi per darmi importanza, non proposi a Pisanò di collaborare alla pari con me e con le mie fantasie: mi limitai a tesserarmi, come avrebbe fatto (e farebbe tuttora) una persona normale che crede in certi valori, in certi ideali ed in certi simboli.

Ma erano altri tempi ed altre persone… Ora viviamo nell’era dei so(r)cial, dove ogni coglione di questo mondo si sente un leader per il solo fatto di avere un telefono connesso ad internet!

legione italiana littoriale

Tornando al grande padrone del cagnolino LIL, fra l’altro, se ci fossero stati veramente 100 Fascisti nel suo gruppuscolo inventato, sarebbe bastato tassarsi di ben 50 centesimi ciascuno, al fine di fare tesserare quanto meno il sedicente “leader”, giusto per potersi permettere il lusso di parlare in nome e per conto del MFL-PSN in qualità di tesserato! Ma evidentemente anche 50 centesimi per l’idea sarebbero troppi. Meglio scaricare a pagamento i brani di qualche gruppo rock, o metal!

Per la cronaca, il gruppetto di escrementi si definisce pomposamente “LIL”, che non è il nome di un cane, ma l’acronimo di Legione Italiana Littoriale…

L’unica notizia di questi ridicoli bambocci l’ho reperita su Twitter e la condivido con voi tramite la foto che pubblico su queste pagine… Ben 5 followers!  Si vede che gli altri 95 membri non avevano tempo di sottoscrivere!

Potrebbe bastare così, dato il livello di squallore, ma si può sempre peggiorare!

Successivamente alla prima stesura di questo articolo, sono accadute nuove cose; il Camerata Francesco Capizzi di Palermo, che ha sviluppato una tolleranza a queste merde chiamate social molto più forte della mia, sbarcando su Telegram ha trovato alcuni dei bambocci di questo gruppuscolo inesistente, intenti ad aprire “account” a nome del nostro MFL-PSN, infischiandosene della questione tesseramento e delle diffide ricevute.

Ovviamente il Camerata Capizzi si è subito adoperato per spiegare a questi coglioni che non avevano alcuna autorizzazione ad operare in nome e per conto del nostro movimento, ottenendo come reazione dei messaggi infamanti pubblicati con una caricatura del Camerata Capizzi trasformato in un suino… Tipica reazione da “camerati” che hanno capito cos’è il Fascismo, il rispetto per le gerarchie e per i più anziani.

L’unica cosa che hanno capito nella vita, questi squallidi vigliacchi, è che fare il leone da tastiera non gli fa correre il rischio di rovinarsi il grugno, come certamente accadrebbe se insultassero qualcuno di noi “de visu”.

Leoni

Però forse non hanno ben compreso cosa rischiano loro (e soprattutto i portafogli dei loro paparini), commettendo reati veri e propri quali ingiuria, diffamazione e sostituzione di persona.

Dulcis in fundo, alcuni dei ragazzi in buona fede trascinati da un leader demente e borioso, hanno capito la cazzata fatta, si sono scusati con il sottoscritto e si sono tesserati al MFL-PSN. Se sono rose fioriranno!

Carlo Gariglio

COERENZA INTERMITTENTE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Settembre 2019)

Da quando l’imbecille buono a nulla conosciuto come “il capitano” (ma di che?) ha deciso di fare cadere il Governo illudendosi di ottenere i “pieni poteri” (forse a forza di sentirselo dire si sta convincendo anche lui di essere il nuovo Duce!), abbiamo visto spuntare ovunque moralisti d’accatto pronti a tuonare contro la mancanza di coerenza dei Piddioti e dei 5 zecche, i quali non avevano fatto altro che scambiarsi insulti e veti a qualsiasi ipotesi di collaborazione.

Salvini, che è tanto idiota quanto loro, si è fidato di queste dichiarazioni, non ritenendo possibile una alleanza fra chi si era insultato (e pure con toni pesantissimi) fino al minuto prima; e possiamo dire idiota due volte, in quanto in primis ha trascurato il fatto che piddioti e 5 zecche non hanno dignità, né ideali che vadano oltre la voglia di restare attaccati alla poltrona, ma, cosa ancora più grave, non ha pensato che proprio lui è il peggiore voltagabbana della storia d’Italia, avendo tradito tutto e tutti da quando ha avuto un minimo di visibilità.

ghisberto-m5s-conte-salvini-conte-bis-1Non voglio ripetermi troppo, avendo già descritto più che bene questo voltagabbana padano in un recente articolo che potete rivedere qui: http://lavvocatodeldiavolo.biz/?p=319, ma giusto per un promemoria, ricordiamo che il mitico “capitano” (o capitone? Mah!), iniziò la sua triste carriere politica nella succursale lombarda del PCI, ovvero la Lega dell’ex comunista Bossi, frequentando anche il cesso sociale Leoncavallo, i cui esponenti difendeva persino da consigliere comunale di Milano:

“Nel 1994, il suo primo intervento da consigliere è addirittura dedicato al Leoncavallo. Un breve discorso in difesa dello storico centro sociale milanese a rischio sgombero. Quasi uno scherzo del destino. «Fu così che i primi titoli di giornale della sua vita, Salvini se li guadagnò rivelando di essere uno che come parecchi altri suoi coetanei frequentava il Leoncavallo»

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/03/01/tutte-le-giravolte-di-salvini-il-militante-padano-che-si-e-scoperto-it/37287/

Proseguendo sulla squallida strada del comunismo, il nostro capitone si mise alla testa dei comunisti padani, sostenendo a gran voce a droga libera:

«Noi ci rapportiamo alle tematiche classiche della sinistra, dalla forte presenza statale alla liberalizzazione delle droghe leggere». Correva l’anno 1998 e quello che sarebbe diventato il leader della Lega Nord parlava così al giornale Il Sole delle Alpi. Un giovane Matteo Salvini, poco più che ventenne, che aveva appena concluso l’esperienza da consigliere comunale a Milano nella giunta Formentini. Pochi sanno, però, che ricopriva anche l’incarico di capolista dei comunisti padani, gruppo di cinque indipendentisti del «parlamento» di Chignolo Po, in provincia di Pavia”.

https://www.lastampa.it/politica/2015/07/16/news/quando-il-compagno-salvini-voleva-lo-spinello-1.35241981

Ovviamente, oltre al vizietto del comunismo, il nostro capitone del passato aveva quello della Padania libera, e dell’odio nei confronti dell’Italia e persino della sua unificazione:

Lega

“Alla fine degli anni Novanta il giovane leghista esordisce su Radio Padania conducendo la trasmissione “Mai dire Italia”. Un format evidentemente lontanissimo dal messaggio leghista odierno. Nel 2002 dà vita a una celebrazione alternativa del 4 novembre, ricorrenza trasformata nella festa dell’orgoglio padano. «Tutti i programmi dalle 8 alle 20 – annuncia ai microfoni di via Bellerio – saranno dedicati alla storia, alla cultura, alle tradizioni e alle lingue padane. Saranno trasmesse soltanto canzoni delle nostre terre e nei nostri dialetti».

La provocazione piace, evidentemente. Da eurodeputato Salvini arriverà a chiedere l’abolizione del 2 giugno, festa della Repubblica. Rifiutandosi di celebrare il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia”.

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/03/01/tutte-le-giravolte-di-salvini-il-militante-padano-che-si-e-scoperto-it/37287/

E per concludere la poco edificante storia del degno antenato di Badoglio, ricordiamo l’ultimo (ma solo in ordine di tempo) tradimento di Salvini, il quale dopo essersi orgogliosamente presentato alle elezioni politiche in coalizione con il centrodestra, ha pensato bene di tradire (tanto per cambiare) gli alleati, per correre a governare insieme alle zecche rosse (come Salvini da giovane) di Grillo e soci… Ovviamente dopo avere giurato e spergiurato che mai avrebbe avuto qualcosa a che fare con i 5 Stelle, e che mai avrebbe tradito gli alleati elettorali per andare al governo con loro:

Salvini: “Di Maio è un democristiano, mai al governo con i Cinquestelle”

https://www.lastampa.it/politica/2018/02/02/news/salvini-di-maio-e-un-democristiano-mai-al-governo-con-i-cinquestelle-1.33974949

E ora ditemi, banda di idioti che sostenete un simile personaggio, spesso spacciandovi per Fascisti, con quale faccia vi permettete di criticare la coerenza altrui, in special modo quella dei Piddioti e dei 5 zecche? Pensate di avere il monopolio del diritto di tradire la parola data, gli ideali millantati e gli incauti alleati che si sono fidati di voi?

Intendiamoci, Piddioti e 5 zecche sono senza dubbio dei pagliacci senza parola, senza ideali e senza vergogna, ma questo lo possono dire i pochi italiani per bene rimasti, non certo i fans del capitone pronti a giustificare ogni tradimento perpetrato da costui ai danni di chiunque.

Gli altri, poveretti, si rendono ridicoli da quando sono sbarcati in politica, sia i fans del pagliaccio genovese, sia i nipotini orfani di Stalin e del PCI, ma il solo a non potere pretendere di dare lezioni di coerenza e di rispetto della parola data è proprio Salvini.

Gli altri? Giudicate voi:

Quando M5S diceva “Mai con la Lega” e “Salvini fa più schifo di Renzi e Berlusconi messi insieme”

L’accordo di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle sembra ormai essere in dirittura d’arrivo. Ma quante volte i pentastellati, Di Maio e Fico in testa, nel corso degli anni hanno dichiarato: “Mai con la Lega”? Molte, moltissime. Ecco una breve carrellata di dichiarazioni ormai contraddette dai fatti”.

“(…) Luigi Di Maio che nel luglio 2017 diceva:  “Ma le pare possibile che un meridionale come me possa fare un’alleanza con uno che canta ‘Vesuvio lavali col fuoco?'”.

“(…) Dello stesso avviso, l’attuale presidente della Camera Roberto Fico, che nel gennaio 2018 dichiarò: “La stampa ogni tanto si lancia in certe cose, ma vi garantisco che mai noi saremo alleati con la Lega anche dopo il voto: siamo geneticamente diversi”.

“(…) In un post pubblicato sul Blog il 13 ottobre 2017 e intitolato “Matteo Salvini, il grande bluff”, i pentastellati attaccarono pesantemente il leader della Lega definendolo “un traditore” e sottolineando che “Salvini fa più schifo di Renzi e Berlusconi messi insieme”. 

https://www.fanpage.it/politica/quando-m5s-diceva-mai-con-la-lega-e-salvini-fa-piu-schifo-di-renzi-e-berlusconi-messi-insieme/


Quindi, cari legaioli d’accatto, prima di pensare ai tradimenti altrui, che certamente ci sono stati e ci saranno (siamo un popolo di voltagabbana, non possiamo che esprimere politici voltagabbana), pensate un po’ ai vostri ed a quelli del vostro capitone!

Carlo Gariglio

CRISI ED INFILTRATI DI REGIME (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista”- Maggio 2019)

Anche questo mese proseguo nelle autocitazioni, ripresentando un articolo addirittura di 8 anni fa, ma che pare, come spesso accade, scritto oggi!

Alcuni dei nomi di certi personaggi e pseudo organizzazioni politiche sono ancora in circolazione oggi, altri sono stati sostituiti dai vari Salvini, Meloni, Casa Pound e robaccia simile… Ma il vero problema rimane: gli infiltrati.

Gente che, o per pura demenza, o per “astuto” calcolo politico, o per guadagnarsi i 30 denari concessi dal regime, continua ad infiltrarsi nella nostra area di pensiero storico e politico, tentando di creare divisioni e litigate, diffamando i pochi e veri Fascisti rimasti, al solo fine di continuare a farci vivere ai margini della vita politica nazionale… Diffamano, falsificano la Storia, costruiscono un Fascismo mai esistito e che mai esisterà, proseguendo nell’oscuro compito che caratterizzò il MSIDN, cioè sostituire al Fascismo storico, che altro non fu se non un socialismo nazionale), una parodia dello stesso, spostata a destra, su posizioni vergognosamente anti islamiche e filo giudaiche, magari anche massoniche…

Purtroppo in Italia passano gli anni, ma nulla cambia. Riflettete e leggete!

Carlo Gariglio

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Durante i ciclici periodi di crisi della politica ufficiale, quello che normalmente è un piccolo timore per i dignitari del regime, diventa un vero e proprio terrore: il riaprirsi di spazi di manovra per la nostra ideologia Fascista (o nazionalsocialista, o socialista nazionale che dir si voglia)…

Magari dall’esterno si noterà di meno, ma quando la crisi delle ideologie e delle loro applicazioni si fa critica, dall’interno della cosiddetta “area” vediamo spuntare puntualmente strani personaggi ed ancor più strane sigle di “partiti”, gruppi, associazioni, circoli e quant’altro, che tutti insieme sbarcano nella nostra area di pensiero al fine di frammentare e rendere ancora più confusionario un mondo che, a vario titolo, si dice seguace dell’ideologia Fascista.

Così facendo, il solito vecchio e corrotto regime si difende dalle uniche idee che potrebbero portare ad una sua liquidazione, come in parte avvenuto nei meravigliosi anni che vanno dal 1922 al 1945, allorquando le forze sane dell’Europa, seguendo l’esempio del Fascismo Musssoliniano, si orientarono verso un socialismo nazionalista, epurato dalle tante cretinate interna-zionaliste del marxismo, il quale si proponeva di tutelare le masse lavoratrici non mediante l’eccidio delle classi borghesi, ma tramite una saggia collaborazione fra tutte le classi di una Nazione. Il fatto che tutto questo sarebbe divenuto intollerabile sia per il liberalismo capitalista, sia per il comunismo, fu presto chiaro agli altri Paesi da questi governati, e portò alla più innaturale ed immonda delle coalizioni della Storia, tenuta insieme dalla sola volontà di eliminare il Fascismo–Nazionalsocialismo per permettere a “lorsignori” di continuare a sfruttare le classi umili dell’Est e dell’Ovest con le armi del comunismo e del capitalismo.

Proprio per i motivi di cui sopra, ancora oggi, benché il Fascismo sia ormai scomparso da 66 anni e sia il più delle volte rappresentato da indegni figuri che nulla hanno a che fare con le nostre idee, quello che terrorizza a morte i padroni del mondo è proprio un ritorno in auge del vecchio Fascismo, il quale, se solo fosse compreso dal popolo bue che preferisce vantarsi di essere antifascista e di prenderla nel di dietro da destra e sinistra, potrebbe finalmente portare il mondo verso un periodo di pace e prosperità oggi inimmaginabili…

Non sono certo i pagliacci di regime come Beppe Grillo che possono fare paura, né i rifiuti tossici dell’autonomia che si divertono a cambiare nome, ma che restano sempre dei pidocchiosi senza cervello incapaci di proporre qualsiasi cosa che non sia un “NO” o una manifestazione con annessi disordini… I coglioni non fanno mai paura ai regimi, ma i cervelli sì, ed è ben per questo che assistiamo da sempre all’accanimento giudiziario contro chi osa fare il saluto romano, chi si dice Fascista e chi, come noi, tenta di riportare il Fascismo (quello vero) nella politica italiana semplicemente partecipando ad elezioni in modo del tutto democratico. Repressione, ostracismo e persecuzioni contro chi ha idee buone, massima tolleranza anche nei confronti di chi delinque per i coglioni che non hanno nulla da dire… Ed oltre alle repressioni politico – giudiziarie, il regime “regala” ai Fascisti anche gli infiltrati, con lo specifico compito di dividere (oserei dire atomizzare!) l’area e di confondere quei giovani che, pur non sapendo granché del periodo Fascista, si avvicinano alle nostre idee con una certa simpatia.
Li vediamo in giro da anni, sempre sulla breccia e senza mai alcuna limitazione postagli dal regime che li ha generati o che li sfrutta perché ha compreso che fanno più danno loro, dall’interno, al nostro pensiero politico, di quanto non possa fare la repressione esterna… Ormai siamo abituati a convivere con i gruppi di falsi Fascisti che vanno per la maggiore, ovvero quelli che cercano di pescare consensi e voti dalla nostra area, salvo poi portarli a coalizioni politiche che si dicono fieramente antifasciste, benché di destra, così come ben conosciamo i gruppuscoli di sfigati nati con l’esclusivo scopo di arrecare danno e fastidio a noi del MFL-PSN… Come non pensare, infatti, alla ridicola creatura di un nostro ex (per fortuna) Segretario, il quale ha costituito un “movimento” avente quale unico scopo quello di diffamare il sottoscritto ed il MFL-PSN tutto, nonché di clonare i nostri siti internet nella vana speranza di dirottare qualche simpatizzante un po’ più imbecille degli altri dal nostro movimento al suo gruppuscolo… Così come non possiamo dimenticare il movimento clone del MFL-PSN, creato dai poveracci che nel passato tentarono di impadronirsi del nostro partito, dovendo poi accontentarsi di fondarne un clone con lo stesso simbolo e lo stesso Statuto, avente anch’esso quale unico scopo quello di disturbare la nostra attività.

Non è certo migliore il panorama se guardiamo a certi singoli personaggi che da anni imperversano liberamente nella nostra area di pensiero al fine di provocare danni e litigi vari… Dall’avvocato ebreo di Pordenone, falso Camerata e vero infiltrato, che avvicina i Fascisti fingendo comunanza di idee e pensiero, salvo poi raggirarli con parcelle estorsive, diffamazioni assortite e porcate varie che si trascinano spesso in aule giudiziarie, al sedicente ex RSI di Perugia, il quale da anni fa il giro dei movimenti d’area, spacciandosi per Camerata duro e puro, salvo poi finire le sue visite con truffe, denaro estorto con le scuse più fantasiose e naturalmente denunce penali di ogni tipo contro chi osa contrastare o smascherare l’arzillo truffatore…

E vogliamo dimenticare il Principe degli infiltrati, ovvero quel Gaetano Saya che da decenni armeggia con sigle e simboli che fanno parte della storia Fascista e Nazionalsocialista, salvo poi scrivere di suo pugno pagine di puro antifascismo ed antinazismo, nonché deliranti lodi alla massoneria e ad Israele? Costui, senza mai avere l’incomodo di qualche ostacolo legale, si è dapprima impadronito del nome e del simbolo del fu MSIDN senza suscitare gli strali di Fini e so(r)ci (i quali, stranamente, seppellirono di denunce tutti quelli che osarono farlo prima, da Pisanò a Rauti, passando per Bigliardo ed altri), arrivando negli ultimi tempi a fondare una patetica polizia privata che pretendeva di appropriarsi di simboli e divise proprie del partito Nazionalsocialista tedesco.

SAYAMeritano anche una citazione, dato che si parla di squallore, quei poveracci che dopo avere cercato di danneggiare il MFL-PSN dall’interno, finirono con l’uscirne per fondare patetiche sigle alternative, fallite subito dopo la loro nascita per totale mancanza di aderenti… Come dimenticare il mitico federale materano che pretendeva dal sottoscritto i soldi per fare attività politica, e che pochi anni dopo avere fondato la “RSI” finì nella Fiamma Tricolore ad anticipare soldi mai rivisti per l’euro-parlamentare Romagnoli? E il povero Cristo molisano, che fondò da solo il PFR dopo essere uscito dal MFL-PSN perché il sottoscritto non lo aveva autorizzato ad entrare nella Casa delle Libertà del Molise?

Certo, non tutti quelli citati sono veri infiltrati del regime, ovvero agenti che dipendono dal Ministero dell’Interno e che svolgono la loro stomachevole opera di disinformazione e frammenta-zione per guadagnarsi uno stipendio; molti altri iniziano le loro tristi attività per pura megalomania, sentendosi cioè dei prescelti dallo spirito del Duce per riportare in auge il “vero” fascismo, o magari per puro spirito di arrivismo, nella speranza cioè di mettersi in evidenza e farsi una carriera in un’area politica da sempre disastrata… O ancora, si tratta di semplici delinquenti che tentano di nascondere le loro illecite attività dietro ad una parvenza politica o giornalistica.

Quello che però è certo è il fatto che tutti questi signori, da qualsiasi luogo arrivino e da qualsiasi malattia mentale nascano, vengono tutelati e protetti dal regime, allorquando si scopre che il loro ruolo falsamente fascista torna utile non al Fascismo vero, ma a quanti hanno quale unico obiettivo quello di continuare ad affossare le nostre idee mediante l’atomizzazione dell’area e la creazione di fascismi all’amatriciana che nulla hanno a che vedere con il Fascismo ed il Nazional-socialismo storici.

Inutile ricordare le mille querele presentate dal sottoscritto e da altri esponenti MFL-PSN contro questi personaggi alle Procure di Milano, Pordenone e Perugia…

Querele che sono scomparse come neve al sole, senza mai arrivare ad un processo e senza mai neppure arrivare ad una comunicazione di archiviazione della pratica: ai Fascisti veri non spetta neppure ricevere le comunicazioni richieste e dovute per Legge…

Viceversa, quando qualcuno di questi luridi figuri presenta una denuncia ai miei e nostri danni, essa giunge in carrozza, tramite corsie preferenziali a noi oscure, fino al processo, a volte persino con una condanna!
Ma non mi sono ripromesso di scrivere questo articolo per rivangare un passato più o meno remoto…

Desidero, al contrario, mettere in guardia i Camerati da infiltrati più o meno nuovi, che spuntano come funghi da ogni parte, tentando di trascinarci in inutili liti e cercando di instillare nei Camerati più giovani e meno scafati dei dubbi dottrinari a proposito della vera essenza del Fascismo e del Nazional-socialismo.

Fra gli ultimi arrivati nella fogna degli infiltrati ci sono i sedicenti fascisti del “Covo” (già il nome la dice lunga sul loro livello intellettivo), i quali imperversano da tempo sul passatempo dei coglioni (Facebook) lanciando messaggi deliranti a proposito di un “vero” fascismo (il loro, natural-mente!) che sarebbe stato tradito da tutti i movimenti della cosiddetta “area”, primo fra tutti, guarda caso, proprio il nostro MFL-PSN, ovvero l’unico movimento politico italiano che da sempre difende il Fascismo storico e tutte le sue scelte, non solo quelle che farebbero comodo agli infiltrati attuali.
I parassiti di cui sopra hanno iniziato da tempo una vera e propria campagna contro il MFL-PSN, fingendo naturalmente di prendersela con tutti i movimenti della cosiddetta “area” (i quali, essendo mai stati veramente Fascisti per loro stessa ammissione, non se la prendono certo molto per essere annoverati fra i falsi fascisti), ma avendo quale unico e vero obiettivo il nostro MFL-PSN, cioè l’unico movimento che potrebbe riportare in auge l’ideale Fascista e Nazional-socialista senza ridurlo ad una parodia dello stesso creata ad arte dai pennivendoli di regime e dagli infiltrati sopra descritti.

Francamente ho molto riflettuto sull’opportunità di rispondere a certi parassiti anonimi, uno dei quali si divertiva a sproloquiare su Facebook firmandosi addirittura “Tiberio Gracco”…

Si può prendere sul serio un emerito vigliacco che si nasconde dietro il nome di un Tribuno della plebe del 133 A. C. per diffamare il prossimo e per proporre le sue fantasiose visioni politiche? Sia esso uno dei tantissimi semplici vigliacchi, o uno degli squallidi brigadieri che si infiltrano per ordini superiori, non varrebbe certo la pena entrare in conflitto con costui… Però, essendo molti giovani ancora vittima del passatempo inventato dal giudeo Zuckerberg (Facebook) e non avendo, per ovvi motivi, l’esperienza necessaria per potere discernere le idee che derivano dal Fascismo da quelle inventate dal “Tiberio Gracco” di turno, mi sono ridotto a scrivere questo articolo, che non immagino utile a polemizzare contro delle nullità senza nome, ma se mai utile ai nostri giovani per non cadere in certe trappole.

Di recente, i falliti anonimi del “Covo”, hanno pubblicato un farneticante articolo su un loro blog chiamato “Primato Fascista”; dal tipo di cretinate scritte, comprendiamo che c’è già un errore di fondo: il blog doveva chiamarsi “Primate” fascista, in quanto le argomentazioni esposte sono degne di quegli incroci fra uomo e scimmia che la Storia ci ha abituato a definire “primati”.

Già è interessante notare, giusto per toglierci ogni dubbio, come il nostro MFL-PSN sia stato il secondo movimento annoverato fra i “falsi” Fascisti dai nostri simpatici primati, subito dopo Forza Nuova… Si capisce subito l’onestà intellettuale e di intenti di costoro… Non parlano subito di Fiamma Tricolore, della Destra, della Mussolini, tutti attualmente inseriti nel PDL, né dei mille gruppuscoli nati da traditori del MFL-PSN che hanno quale unico obiettivo quello si sabotarci… E neppure delle creature del Saya, fiero di definirsi antifascista seppure mascherato da Fascista.
No, si attacca subito il MFL-PSN, subito dopo un articoletto dedicato a Forza Nuova, ove campeggia, fra le prove mostrate a testimoniare il fatto che FN non è Fascista, addirittura un articolo tratto da “La Stampa” di Torino che il sottoscritto ha pubblicato svariate volte negli ultimi anni… Ovvero, i cagasotto anonimi del “Covo” ci seguono con amore, tanto da salvarsi i documenti che pubblichiamo sui nostri giornali, blog e siti! Del resto, il povero primate e tribuno della plebe, su Facebook ha ammesso di avere il dente avvelenato con il sottoscritto, il quanto cacciato dal forum del MFL-PSN dopo avere diffuso un po’ delle sue teorie da Fascista all’amatriciana!
Ma quali sarebbero i motivi addotti da questi (ammesso che ne esista più di uno, dato che anche sul blog pubblicano demenzialità assortite firmate da nomi di battesimo o nick fantasiosi…) primati per definirci falsi Fascisti? Ovviamente, le solite demenzialità tanto care ai fascisti all’amatriciana, cioè l’accusa di essere nazionalsocialisti (come se il nazionalsocialismo fosse una cosa diversa, poveri idioti!), di essere razzisti (concetto che non comprendono in alcun modo, da buoni primati) e di avere aderito all’unione mondiale dei nazional-socialisti, ove figurano movimenti ridicoli, che hanno una comprensione della storia Fascista e Nazionalsocialista pari a quella dei decerebrati del “Covo”.

Ciliegina sulla torta, i poveri primati credono di dimostrare l’avversione del Duce nei confronti del Nazional-socialismo e del razzismo evincendo dalle migliaia di scritti mussoliniani la seguente frase:

“Noi possiamo guardare con un sovrano disprezzo talune dottrine d’oltralpe, di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, in un tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio ed Augusto.” Dal discorso di S.E. Benito Mussolini a Bari il 6 settembre 1934- XII E.F.

Ora, partendo dalla fine, siamo ben consci che la stragrande maggioranza di quanti si dicono oggi nazisti sono in realtà delle nullità con nessuna formazione storica e politica, i quali credono che il nazismo sia quella parodia razzista e bieca descrittaci dai pennivendoli al soldo del giudaismo e del comunismo; siamo stati noi i primi a denunciare lo squallido ruolo del razzismo all’americana, ovvero quello basato sul colore della pelle e sulle aggressioni agli individui di etnie diverse… Chi ha un minimo di onestà intellettuale dovrebbe riconoscere che più volte mi sono scagliato, in prima persona, contro lo stupido razzismo alla White Power o KKK, cioè un razzismo aggressivo basato sul nulla, che non ha altro fine al di fuori dell’alienarci le simpatie di Camerati appartenenti ad altri popoli ed etnie.

Inoltre, equiparare il Nazionalsocialismo germanico al bieco razzismo in stile americano è una squallida operazione letteraria che la dice lunga sul livello culturale e di onestà di certi primati… Non sarà bello autocitarsi, ma non posso esimermi dal richiamare due mie precedenti articoli reperibili sul mio blog; nel primo, “Il razzismo Nazista” (http://www.lavvocatodeldiavolo.biz/?p=408), saccheggiando un documentatissimo studio del noto giornalista Alberto B. Mariantoni, mostravo agli idioti come quelli del “Covo” ed ai tanti razzisti all’amatriciana, come il Nazionalsocialismo tedesco non si fosse mai sognato di essere antistraniero, antiislamico o stupidamente razzista come certi movimenti americani… Al contrario, i Nazionalsocialisti ebbero ottimi rapporti con movimenti ad essi ispirati che nacquero nel cosiddetto Medio Oriente, nel Sud Est Asiatico e nella stessa Africa; molti nazionalsocialisti arabi ed africani appoggiarono apertamente la politica hitleriana e godettero di ampi finanziamenti da parte del Nazionalsocialismo germanico. Inoltre, in una intervista successiva (http://www.lavvocatodeldiavolo.biz/?p=417), evidenziavo come persino gli ebrei che non avevano mostrato ostracismo ed avversità nei confronti del Nazionalsocialismo poterono vivere indisturbati nella Germania dell’epoca, facendo anche carriera politica e militare. In particolare, citando me stesso:

Soldatiebrei

“Secondo lo storico ebreo BRYAN MARK RIGG autore de “I soldati ebrei di Hitler”, furono ben 150 mila gli ebrei che combatterono per il Reich, fra i quali il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940, l’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssoh, l’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone, il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler, il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort, il generale Gothard Heinrici, il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista, il generale Werner Larzahn decorato da Hitler, il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler, Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer, il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler, il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi, il capitano Helmut Schmoeckel… Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o mezzi ebrei o ebrei per un quarto o addirittura per il 37,5 per cento, come il Gefreiter Achim von Bredow. Persino Reinhardt Heydrich, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, diretto superiore di Eichmann, era ebreo da parte di padre ed ebbe l’esenzione da Hitler”

Cosa dimostra questo? Semplicemente che sono favole tutte quelle che si raccontano a proposito del razzismo biologico Nazista e dello sterminio sistematico degli ebrei, in quanto non sarebbero esistite le “esenzioni” e/o le dichiarazioni di “arianità” concesse ad ebrei! Né avremmo visto 150 mila uomini collaborare con valore alla eliminazione di loro stessi!”.

Ecco dunque ridicolizzata con i fatti l’affermazione tipica di certi fascisti all’amatriciana che amano equiparare il Nazional-socialismo ai movimenti razzisti attuali! Lo stesso discorso vale per il Fascismo; è ben vero che Mussolini varò le famose Leggi Razziali del 1938, ma è altrettanto vero che esse contenevano al loro interno tali e tante esenzioni da renderle sostanzialmente inapplicabili a tutti gli ebrei italiani… Si esentavano dagli effetti delle Leggi Razziali tutti gli ebrei che avevano combattuto durante la I Guerra Mondiale, quelli che avevano partecipato alla Marcia su Roma, quelli che avevano combattuto durante la Guerra d’Etiopia e quella di Spagna, nonché i loro parenti… In sostanza, nessun ebreo che aveva mostrato attaccamento allo Stato Italiano ed al Fascismo ebbe nulla da temere da quelle Leggi, mentre molto potevano avere da temere quegli ebrei, soprattutto sionisti, abituati a vivere come parassiti in un Paese che non consideravano la loro vera Patria! Dunque quello che erroneamente viene chiamato razzismo, non ha nulla a che fare con le dottrine deliranti (rimaste Leggi negli USA fino a tutti gli anni 60) che dividono gli uomini fra superiori (bianchi) ed inferiori (negri)… Nel cosiddetto razzismo Fascista e Nazionalsocialista non era certo l’aspetto biologico ad essere privilegiato, anzi! Avete mai visto un ebreo o un negro diventare biologicamente ariani per editto governativo?

Volendo poi giocare sullo stesso sporco piano dei primati “fascisti” del “Covo”, ecco quanto sosteneva Benito Mussolini il 4 giugno 1919 dalle colonne del Popolo d’Italia:

«Se Pietrogrado non cade, se Denikin segna il passo gli è che così vogliono i grandi banchieri ebraici di Londra e di New York, legati da vincoli di razza con gli ebrei che a Mosca come a Budapest si prendono una rivincita contro la razza ariana, che li ha condannati alla dispersione per tanti secoli. In Russia vi è l’ottanta per cento dei dirigenti dei soviet che sono ebrei… La finanza mondiale è in mano degli ebrei. Chi possiede le casseforti dei popoli, dirige la loro politica. Dietro i fantocci di Parigi, sono i Rothschild, i Warburg; gli Schiff, i Guggenheim, i quali hanno lo stesso sangue dei dominatori di Pietrogrado e di Budapest. La razza non tradisce la razza. Il bolscevismo è difeso dalla plutocrazia internazionale. Questa è la verità sostanziale. La plutocrazia internazionale è controllata e dominata dagli ebrei»

Capito? Nel 1919, ovvero quando nessuno in Europa aveva sentito parlare di Hitler! Altro che scelte imposte dall’arroganza dell’alleato Nazional-socialista! Altro che totale assenza di razzismo nella politica mussoliniana!
Mussolini aveva, ben prima di Hitler, il quadro dello strapotere ebraico molto ben chiaro ed in evidenza, e non ebbe bisogno di nessuna sollecitazione per muoversi non contro gli ebrei in generale, ma contro quegli ebrei che si scagliarono contro la Germania e contro l’Italia in difesa del bolscevismo e delle plutocrazie occidentali controllate economicamente e politicamente da loro confratelli!

Inoltre, a prescindere dalle citazioni riportate dai primati e dal sottoscritto, ogni persona dotata di buon senso sa che nella vita al mutare delle condizioni, mutano anche gli atteggiamenti dei singoli… Mussolini ebbe certamente delle diffidenze nei confronti dello sconosciuto Hitler che pareva scimmiottare il Fascismo italiano, così come, dopo avere combattuto una I Guerra Mondiale a loro fianco, era convinto di potere avere in Francia, Gran Bretagna ed USA dei validi alleati… Ma con il variare delle posizioni, con la vergogna delle Sanzioni volute dai Paesi forti contro l’Italia che tentava di affacciarsi in Africa e con la rivolta dei capitalisti e dei comunisti terrorizzati dall’idea di essere liquidati da questa nuova ideologia che aveva preso piede in Italia e Germania, ma che vedeva movimenti analoghi avanzare in Spagna (La Falange), in Belgio (il Rexismo di Degrelle), in Romania (La Guardia di Ferro di Codreanu), in Ungheria (le Croci Frecciate) e nella stessa Gran Bretagna (le camicie nere di Sir Oswald Mosley), senza contare i Paesi extraeuropei citati nell’articolo “Il razzismo nazista”, non potevano che mutare alleanze e posizioni sullo scacchiere internazionale.

Tanto per mostrare quanto sia ridicolo e patetico il tentativo dei nostri primati del fascismo di fissare un’idea evincendo dal contesto originario poche righe del pensiero di un uomo, eccovi le dichiarazioni che M. W. Churchill fece alla stampa italiana nel gennaio del 1927, durante un viaggio a Roma:

“Il vostro movimento ha reso un servizio al mondo intero. Sembra che ciò che caratterizza tutte le rivoluzioni sia una progressione costante verso la sinistra, una sorta di slittamento inevitabile verso l’abisso. L’ Italia ha dimostrato che esiste un mezzo per combattere le forze sovversive che possono ingannare le masse popolari e che queste, ben condotte, possono apprezzare il valore di una società civilizzata e difendere l’onore e la stabilità. E’ l’Italia che ci ha dato l’antidoto necessario contro il veleno rosso. (“La decomposizione dell’Europa liberale”, pag. 178 – M. Bertrand de Jouvenel).

Questo è lo stesso Churchill criminale che preferì allearsi dapprima segretamente, poi palesemente, con l’URSS di Stalin, al fine di cancellare il Fascismo ed il Nazional-socialismo dall’Europa…

Terminato di ridicolizzare questi pagliacci senza nome, sena cervello e senza dignità che si arrogano il diritto di parlare di Fascismo senza averne compreso nulla, e per giunta con abbondante utilizzo di falsità assortite, vorrei limitarmi a ricordare ai Camerati giovani, che spesso si fanno cogliere dai dubbi, che nessuna ideologia può essere applicata da diverse persone in diversi Paesi nella stessa identica maniera. Così come ci furono innegabili differenze fra il comunismo in URSS, in Cina e nel resto del mondo, ci sono state e ci sono differenze a volte macroscopiche fra i partiti che nel mondo si richiamano al socialismo o al cosiddetto Partito Popolare…

Addirittura, possiamo vedere come nel Partito Popolare Europeo confluiscano diversi partiti italiani che in Patria sono schierati su fronti opposti, così come soltanto in Italia esistono socialisti schierati a destra e socialisti schierati a sinistra…

Indi, pretendere di considerare come cose distinte e separate due movimenti gemelli, per il solo fatto di essere andati al potere in due Paesi diversi, come accadde a Fascismo e Nazionalsocialismo, e di essere stati, quindi, adattati a due realtà molto diverse, è operazione infame e degna dei farabutti che si infiltrano nella nostra area al solo scopo di creare attriti e divisioni.
Leon Degrelle, fondatore del Rexismo in Belgio, chiamò così il suo movimento derivandolo dalla frase “Cristo Rex”… Ma non esitò a schierarsi, per comunanza di vedute, dalla parte della crociata Fascista e Nazionalsocialista contro il bolscevismo, senza nascondersi dietro alla differenza che esisteva fra lui, cristiano di ferro, ed Hitler, che certamente non fu l’esempio del cristiano praticante. Degrelle combatté sul fronte dell’Est e si guadagnò decine di decorazioni, anche per i combattimenti corpo a corpo… Partì soldato e tornò Generale.

Hitler stesso, parlando con Degrelle, ebbe a dirgli: “Se avessi avuto un figlio, lo avrei voluto come Lei”.

Degrelle

Ecco, cari Camerati: io ai topi di fogna che cercano di reinterpretare la Storia a loro uso e consumo, restandosene nascosti dietro all’anonimato per gettare letame sui veri Camerati, preferisco i Camerati veri che si gettarono in prima linea, senza nascondersi, per difendere le loro idee e quelle dei Camerati come loro, indipendentemente dal fatto che esistessero alcune differenze ideologiche fra loro.

A voi la scelta se essere degni di Leon Degrelle o del vigliacco con QI da primate che si firma eroicamente “Tiberio Gracco”!

Carlo Gariglio

 

E CONTINUEREMO A CHIAMARLI “MAFIOSI” (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Aprile 2019)

Mentre i miei illustri Camerati (compresi i tesserati, purtroppo) si dilettano scrivendo cazzate su Facebook, spacciandosi per i più duri e saggi della politica (politica che NON fanno, dato che scrivere cretinate è un modo comodo per restarsene a casa e non rischiare nulla), il sottoscritto venerdì si è recato al Comune di Cellarengo (AT) per depositare la lista elettorale del MFL-PSN.

Sapendo già che i mafiosi prezzolati della Prefettura locale non avrebbero più accettato il logo con il Fascio Repubblicano (che pure avevano correttamente accettato dal 1999 al 2012), ho depositato quello di riserva del Partito Socialista Nazionale, ovvero lo stesso logo accettato 5 anni sempre a Cellarengo e con il quale ero stato eletto Consigliere Comunale, insieme a due altri Camerati.

PSN

Ma non avevo calcolato che, nella Repubblica Banana nata dalla mafia e dalla “resistenza”, le Leggi non esistono ed i capobastone delle Prefetture si muovono solo in base ai pizzini inviati loro dai capi della mafia, i quali risiedono presso il Ministero dell’Interno (Sarà per il nuovo clima voluto dal “nazifascista” divenuto Ministro?), il solerte funzionario locale mi comunicava telefonicamente che il simbolo (legittimo soli 5 anni fa) non si poteva accettare!

Motivo? Il paragrafo delle istruzioni ministeriali (che 5 anni fa era identico ad oggi) e che, proprio in nostro onore, era stato aggiunto a quelle istruzioni; secondo questa porcata scritta male e studiata peggio, vanno esclusi:

  • I contrassegni in cui siano contenute espressioni, immagini o raffi­gurazioni che facciano riferimento, anche indirettamente, a ideo­logie autoritarie (per esempio, le parole «fascismo», «nazismo»,«nazionalsocialismo» e simili), come tali vietate a norma della XII disposizione transitoria e finale, primo comma, della Costituzione e dalla legge 20 giugno 1952, n.645;

Ora, né la XII Disposizione transitoria della Costituzione, né la Legge Scelba, citano in alcun modo il nazionalsocialismo, ma vallo a spiegare ai mafiosi del Ministero… Inoltre, dato che si parla di “ideologie autoritarie”, sarebbe il caso di capire come mai, ad ogni elezione, si moltiplicano i criminali eredi degli assassini bolscevichi che utilizzano il triste simbolo di falce e martello per i loro contrassegni… Ma pretendere un sussulto di orgoglio da parte di Vice prefetti mafiosi e loro reggicoda è cosa impossibile, indi continueremo a vedere ovunque liste che si rifanno al comunismo ed ai suoi simboli intrisi di sangue.

Ma torniamo a noi e vediamo le dotte dissertazioni con le quali il solerte funzionario della Repubblica Banana ha preteso di bocciare il nostro simbolo; in primis, secondo il saggio, l’aquila sarebbe Fascista! Ora, non so se il dotto vice Prefetto è un emulo di San Francesco che parlava agli uccelli, ed ha ricevuto la confidenza dall’aquila, ma secondo me l’aquila, come del resto il Fascio, sono simboli USATI ANCHE dal Fascismo, non esclusivamente Fascisti.

Come secondo motivo, l’eroe dell’antifascismo prefettizio sosteneva che la dicitura Partito Socialista Nazionale ricordava troppo il nazionalsocialismo (che, come detto prima, non viene mai citato dalle Leggi liberticide antifasciste), ed infine, come ciliegina sulla torta, mi contestava il fatto che il sole nascente (simbolo del socialismo) era il simbolo del PSDI!

Ora, a parte il fatto che il PSDI non esiste più, il solerte funzionario privo di occhiali non si accorge del fatto che quel simbolo socialista è solo parte del nostro logo, e che nessuno può vantarne l’esclusiva in quanto simbolo storico riferito al socialismo, e come tale utilizzato in varie forme da moltissimi partiti di ispirazione socialista dal 1945 ad oggi… Un po’ come falce e martello, triste logo utilizzato da decine di partiti e partitini di ispirazione comunista, senza che nessuno di essi possa vantare un copyright. Unica regola accettata è la necessità di non creare simboli confondibili con quelli di altri partiti esistenti, cosa che nel nostro caso, a meno che non si sia ciechi, difficilmente si può dire pensando al simbolo del fu PSDI.

Capita l’antifona, spiego all’eroe della resistenza prefettizia che mi sono rotto i coglioni dei loro abusi e sabotaggi, ma il solerte funzionario mi dice che lui, bontà sua, vuole aiutarmi, non sabotarmi… Basterebbe andare a trovarlo ad Asti, modificare il tipo di aquila, cambiare qualcosa nella dicitura e in chissà cos’altro… Rispondo che non ho intenzione di sorbirmi 70 Km di strada per farmi prendere per il culo da loro e che piuttosto invierò via mail un loco composto da un cerchio bianco, giusto per farli felici.

Fra l’altro, è bello notare come la tattica degli sbirri, siano essi in divisa o prefettizi, e sempre la stessa: vessarti e rovinarti la vita, ma sempre per aiutarti! Ricordo gli infami sbirri digossini che, durante varie perquisizioni domiciliari volte a trovare qualsiasi cosa per incastrare il pericoloso Fascista, bofonchiavano di essere dalla mia parte e di ammirarmi… Ce ne vorrebbero di persone come lei, Gariglio… Forse per potere fare più perquisizioni arbitrare ed immotivate? Mah…

Alla fine, ho inviato a questi delinquenti prezzolati un simbolo con cerchio bianco e scritta centrale: CENSURATI. Ora saranno felici e potranno attendere fiduciosi l’encomio solenne dal Ministero, e magari una medaglietta di latta al valore antifascista!

Immagine1

Nel frattempo, ho già preparato un logo per gli anni futuri; ai prossimi sabotaggi dei mafiosi prefettizi, presenterò un logo con al centro l’acronimo P. N. F. E sotto di esso, il nome completo della lista: Per Non Fermarsi… Vedremo sei i compagni mafiosi delle prefetture potranno anche leggere nel pensiero per eliminare anche questo logo!

Potrei finire qui questo articolo, ma dopo le porcate descritte, ne è arrivata un’altra da parte di un illustre vice Prefetto astigiano; infatti, l’eco delle polemiche lanciate dal sottoscritto, ha raggiunto il giornalista villa novese Franco Cravero, il quale ha parlato della questione nell’articolo che pubblico a seguire, interpellando anche un membro della Prefettura per sentire e pubblicare la loro versione.

CRAVERO

Ebbene, il vice Prefetto, mentendo sapendo di mentire, ha dichiarato che nei 5 anni trascorsi dalla presentazione del simbolo oggi bocciato, era intervenuta una nuova, non meglio precisata, Sentenza!

Ora, quello che più mi fa imbestialire non è il vizio della menzogna di questi “signori”, ma il vizio peggiore di trattare i cittadini come se fossero dei minorati mentali, antico retaggio dei funzionari delle corti borboniche, i quali avevano a che fare con una cittadinanza composta da più dell’80% di analfabeti!

E allora, dato che il Regno di Borbone non esiste più da qualche annetto, vediamo di spiegare al mitico vice Prefetto qualcosa che dovrebbe ben sapere.

In primis, se 5 anni fa decisi di presentare il logo di riserva, non lo feci per amore del regime antifascista, ma semplicemente perché l’anno precedente una degna collega di questo “signore” aveva respinto il logo del Fascio repubblicano, usato nelle elezioni astigiane dal lontano 1999. La scusa della vice “prefetta” fu la stessa: una Sentenza precedente del Consiglio di Stato, che avrebbe reso, per magia, il nostro logo illegale!

Ora, sarebbe bene spiegare agli sbirri prefettizi che i TAR ed il Consiglio di Stato sono Tribunali amministra-tivi, e che in quanto tali possono giudicare se un atto della pubblica amministra-zione è corretto o non lo è, ma non costituiscono affatto precedente giuridico, cosa che è riservata solo alle Sezioni Unite della Cassazione.

“Quanto vale un precedente in Italia. Nulla, o poco più, se si tratta di un giudice di primo o secondo grado (cosiddetto giudice di merito); un poco, ma non tantissimo, se si tratta della Cassazione; molto se si tratta della Cassazione a Sezioni Unite. Di fatto, però, c’è una sola cosa: nel nostro Paese – a differenza di quelli inglesi e americani – il precedente non è vincolante e ogni giudice può decidere “di testa sua”, discostandosi dalle interpretazioni della stessa Cassazione. Cassazione che, peraltro, è sempre pronta a dire il contrario di quanto da essa stessa affermato in precedenza; non poche volte infatti si assiste a sentenze, emesse da alcune sezioni della Corte Suprema, completamente diverse da quelle emesse da altre. Così, in questi casi, per dirimere le divergenze interpretative sulle questioni più importanti, intervengono le Sezioni Unite. Ma, nel frattempo, è il caos”.

https://www.laleggepertutti.it/160008_quanto-vale-un-precedente-in-italia

Ovviamente c’è molto di più; se ancora qualche idiota crede che una Sentenza del TAR o del Consiglio di Stato debba costituire precedente giuridico a cui appellarsi per eliminare le nostre liste, con qualsiasi simbolo presentate, consiglio la lettura di questa Sentenza del 1994:

CONSIGLIO DI STATO

 I Sezione, 23 febbraio 1994, n. 173/94

Concernente l’ammissibilità quale contrassegno elettorale dell’emblema del fascio romano.

Il Ministero dell’interno riferisce che l’associazione politica denominata “Movimento fascismo e libertà” – costituitasi con atto 25 luglio 1991 ai rogiti del Notaio … – in occasione di varie tornate elettorali ha presentato un contrassegno con le scritte “democrazia corporativa” e “fascismo e libertà” e il simbolo del fascio littorio, peraltro indicato dai presentatori come l’emblema della Repubblica romana di G. Mazzini.

Il Ministero riferisce inoltre a proposito di alcune vicende giudiziarie; taluna di esse concerne la costituzione del Movimento in quanto tale, con riferimento all’ipotesi del reato di ricostituzione del partito fascista o a quello di

manifestazioni fasciste; altre riguardano la questione dell’ammissibilità del contrassegno dal punto di vista delle leggi elettorali.

E precisamente:

a) in sede penale, sono intervenuti due decreti di archiviazione (9 ottobre 1991 e 14 febbraio 1992) pronunciati da giudici per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, in altrettanti procedimenti (uno dei quali risultante dalla riunione di più procedure avviate in varie sedi giudiziarie) per i reati previsti dalla L. 20 giugno 1952 n. 645. In entrambi i casi, i giudici hanno osservato che nello statuto e nei programmi del Movimento vi è bensì un richiamo esplicito ad alcuni aspetti (es.: il corporativismo) del fascismo mussoliniano, ma che tale richiamo è inserito in un quadro programmatico e ideologico più ampio nel quale risultano recepiti alcuni principi basilari di libertà e di democrazia. In sintesi, i giudici penali hanno ritenuto che il Movimento in parola presenti caratteristiche sufficienti a differenziarlo da un ricostituito partito fascista;

b) in sede amministrativa elettorale, l’Ufficio elettorale centrale nazionale presso la Corte di cassazione ha rigettato l’opposizione dei responsabili del Movimento alla esclusione del contrassegno, disposta dal Ministero dell’interno. In proposito l’Ufficio elettorale centrale ha affermato che il suddetto contrassegno “non incorre in nessuno dei divieti contenuti nel terzo comma e seguenti dell’art. 14 D.P.R. n. 361 del 1957”; e che tuttavia la denominazione “fascismo” e il simbolo del fascio littorio, ponendosi in contrasto con la disposizione finale XII della Costituzione, giustificano e rendono dovuta l’esclusione del contrassegno dalle competizioni elettorali. A seguito di questa pronuncia il contrassegno è stato riproposto emendato con la soppressione della parola “fascismo”; ma l’Ufficio elettorale centrale ha dichiarato inammissibile la ripresentazione, peraltro solo per ragioni formali (perché effettuata da un soggetto non legittimato) e, dunque, senza pronunciarsi nel merito;

c) in sede giurisdizionale amministrativa, e più precisamente in sede cautelare, il T.A.R. del Lazio prima, e poi il Consiglio di Stato hanno sospeso l’ultimo procedimento di esclusione, ammettendo “con riserva” il contrassegno nella sua versione emendata (e cioè senza la parola “fascismo”).

Ciò premesso, il Ministero chiede a questo Consiglio di esprimersi in sede consultiva sulla questione della ammissibilità del contrassegno.

La Sezione sottolinea, innanzi tutto, che il quesito non riguarda gli aspetti penali e in particolare il punto se le linee statutarie e programmatiche del Movimento integrino o meno la fattispecie della ricostituzione del partito fascista, o quella di manifestazioni fasciste, ipotesi entrambe contemplate dalla legge del 1952.

Dal punto di vista penale, invero, non vi è che da prendere atto delle pronunce intervenute nella sede competente; salvo ricordare che si tratta si decreti di archiviazione, significativi – anche perché motivati – ma di per sé non suscettibili di formare cosa giudicata.

Dal punto di vista amministrativo-elettorale, che è quello cui il quesito propriamente si riferisce, conviene ugualmente prendere atto di quanto affermato dall’Ufficio elettorale centrale della Corte di cassazione, riguardo alla insussistenza di alcuna ipotesi di violazione dei divieti in materia di contrassegni, contenute nell’art. 14 del testo unico elettorale del 1957; divieti che lo stesso Ufficio riconosce essere “tassativi”.

Fatte queste precisazioni, il quesito del Ministero può essere così puntualizzato:

1) Se, in assenza di apposite disposizioni della legge elettorale, sia legittimo negare l’ammissione ad un contrassegno che si ponga in oggettivo contrasto con altre norme di primaria rilevanza – in particolare, la disposizione finale XII della Costituzione e la legge n. 645 del 1952;

2) Se il contrasto con le norme suddette sia ravvisabile in concreto nel contrassegno del Movimento fascismo e libertà, sia nella versione contenente oltre al simbolo anche la parola “fascismo”, sia nella versione emendata da tale parola.

Sul primo punto, il Collegio ritiene che sia da condividere l’orientamento dell’Ufficio elettorale centrale. Al di là dei divieti espressi dal testo unico del 1957, e ferma restando, di massima, la tassatività del relativo elenco, non è concepibile che un raggruppamento politico partecipi alla competizione elettorale sotto un contrassegno che si richiama esplicitamente al partito fascista bandito irrevocabilmente dalla Costituzione, con norma tanto più grave e severa, in quanto eccezionalmente derogatoria al principio supremo della pluralità, libertà e parità delle tendenze politiche. Ciò si dice, beninteso, con riferimento al contrassegno in quanto tale, lasciando ad altra sede, come già detto, ogni giudizio sulla questione se quel raggruppamento politico integri o meno gli estremi della ricostituzione del partito fascista.

Sul secondo punto, si condivide ugualmente il giudizio dell’Ufficio centrale elettorale, nel senso che un contrassegno che espone congiuntamente l’emblema del fascio e una scritta comprendente la parola “fascismo” ricade nell’ipotesi di cui sopra, e va dichiarato inammissibile.

Altro è da dire per quanto riguarda l’emblema da solo, o accompagnato da una scritta nella quale la parola”fascismo” non compare. Su questo particolare profilo l’Ufficio centrale elettorale non si è pronunciato (si è detto sopra che questa versione emendata è stata respinta per ragioni puramente procedurali, senza una valutazione nel merito) mentre il T.A.R. del Lazio e la V Sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato si sono pronunciati ammettendo il contrassegno. È vero che si tratta di ordinanze cautelari (la seconda confermativa della prima) e come tali frutto di una valutazione sommaria e revocabile, e, per di più, verosimilmente ispirata anche a considerazioni di opportunità empirica, che non avrebbero ingresso in un giudizio di stretta legittimità. Ma è anche vero che non può essere sfuggita ai collegi giurisdizionali la rilevanza e la delicatezza del problema di fondo; sicché, se hanno giudicato opportuno ammettere “con riserva” quel contrassegno, è presumibile che abbiano valutato legittimo l’uso del semplice emblema, non accompagnato dalla parola “fascismo”.

E questa è anche l’opinione di questo Collegio. Il fascio, usato nell’antica Roma come insegna dei magistrati elettivi dotati di potere di comando (imperium), ha assunto nel tempo il valore di simbolo della forma repubblicana dello Stato – e in particolare di una repubblica non oligarchica né aristocratica, ma retta dalla volontà popolare espressa mediante libere elezioni. Così è stato adottato dalla Rivoluzione francese, ed è tuttora l’emblema ufficioso di quella Repubblica; ed è stato adottato anche dalla Repubblica romana dei Giuseppe Mazzini, e anche da qualche altro Stato (es.: il cantone elvetico di San Gallo). È vero che di questo emblema si è appropriato anche il partito mussoliniano, dapprima solo con riferimento ad una ispirazione genericamente rivoluzionaria, poi con l’intenzione – tanto insistitamente declamata, quanto arbitraria e ingiustificata nei fatti – di accreditare il regime mussoliniano come l’erede e il continuatore della Roma repubblicana ed imperiale. Ed è anche vero che all’occhio dell’osservatore italiano l’emblema del fascio non può non richiamare alla memoria, primariamente, proprio il regime fascista. Ma non si può dire che quel simbolo, in sé e per se, abbia un significato unico ed univoco – e forse si dovrebbe anche distinguere a seconda delle varie elaborazioni grafiche, diversificate dalla forma della scure e dalla sua posizione rispetto alle verghe: solo alcune versioni, infatti possono dirsi tipicamente fasciste.

In conclusione, l’emblema del fascio romano, disgiunto dalla parola “fascismo”, si può considerare ammissibile, ai fini contemplati dal quesito del Ministero dell’interno.

https://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/export/sites/default/AALL/Elezioni/GuidaElezAmm/0_allegati/altri_documenti/1991_2000/CdSt_173_94.pdf

Piaciuta la Sentenza? Ebbene, qualche “saggio” vice Prefetto saprebbe dirmi perché questa non è mai stata presa in considerazione come precedente vincolante? E perché non venne presa ad esempio la Sentenza del TAR della Sicilia, che nel 1996 ammise il nostro logo (completo della parola Fascismo) alle locali elezioni Regionali?

Forse le Sentenze costituiscono precedente giuridico solo quando ci danno torto, mentre quando sono favorevoli rimangono lettera morta?

Ma se è così, si potrebbe sapere in base a quale Legge questo accade?

Fra l’altro, la Sentenza del C.d.S. sopra riportata non venne presa in considerazione sia nel bene, sia nel male, in quanto spesso e volentieri i vice prefetti nostrani ammisero il nostro contrassegno completo, ovvero con la scritta “Fascismo e Libertà”; proprio qui  ad Asti, dopo una prima ricusazione nel 1999, le nostre liste vennero riammesse dopo la presentazione del fascicolo delle Sentenze e dei decreti di archiviazione che sancivano la nostra piena legittimità riconosciuta dalla Magistratura Penale… E poterono partecipare alle elezioni nell’astigiano e nel torinese dal 1999 al 2006, allorquando osai presentare la lista a Torino città!

Solo in quel caso, data la troppa pubblicità, le cosiddette “autorità” ci vietarono la parola Fascismo, costringendoci a censurarla, ma permettendoci comunque il logo del Fascio repubblicano!

Quindi, nonostante il blaterio di certi vice prefetti, non esiste una normativa vincolante ed assoluta, ma esistono solo interpretazioni che ogni prefettura ed ogni delinquente in toga amministrativa piegano alla loro volontà ed a quella dei vari “pizzini” ricevuti dal Ministero dell’Interno e da chissà quale altra istituzione mafiosa!

E’ appena il caso di ricordare, giusto per smentire i solerti funzionari antifascisti, che alle decine di interpellanze parlamentari presentate nel corso degli anni contro il nostro movimento, i delegati del Ministero dell’Interno hanno sempre risposto, invariabilmente, che non spetta al Ministero stabilire se un movimento politico sia legale o meno, ma spetta invece alla Magistratura penale, la quale si è sempre pronunciata a nostro favore.

Eppure, nel corso degli anni, abbiamo visto il Ministero rimangiarsi le sue stesse risposte, ed i giudici amministrativi di TAR e CdS travalicare i poteri assegnatigli, al fine di pontificare contro la presentazione delle nostre liste, e persino contro l’esistenza stessa del MFL-PSN!

Parlando estremamente chiaro, il fatto che l’ostracismo dimostrato da certe “autorità” borboniche nei nostri confronti derivi da non meglio identificate “istruzioni” inviate dall’alto, è dimostrato proprio da questo cambio di orientamenti; se tutte le contestazioni ai nostri danni sono sempre mosse da imprecisate violazioni della XII disposizione transitoria e/o della Legge Scelba, qualcuno saprebbe dirmi se queste disposizioni sono variate dal 1993 – 94 ad oggi?

Se sì, mostrateci queste variazioni; se no, spiegateci perché le nostre liste erano legali in quegli anni, e perché non lo sono più ora!

Mfl più o meno ammessi

Pensiamo alla Sicilia: dal 1993 le nostre liste, con il logo storico, sono state presenti a Catania, Palermo e persino alle elezioni regionali; fino al 1999, dopo la mia elezione a Consigliere Comunale di Dusino San Michele (AT), alcuni falsari che tentavano di impadronirsi del MFL, presentarono una lista in provincia di Palermo con il nostro logo senza alcun disturbo da parte delle autorità… Ma negli anni successivi, sconfitti i falsari mistificatori a suon di Sentenze, tutte le liste presentate da noi, cioè il vero e legittimo MFL (divenuto in seguito anche PSN), sono state respinte senza che nessuno avesse mai il coraggio di spiegarci cosa era cambiato.

Viene quasi da pensare che il MFL di Giorgio Pisanò fosse giudicato da leggi diverse da quelle che giudicano il MFL di Carlo Gariglio!

Ma tornando al discorso di apertura, ovvero quello intorno alle bizzarre dichiarazioni del vice prefetto astigiano Mastrocola, è a malapena il caso di fare notare un particolare: nessuna Sentenza riguardante il MFL-PSN è stata emessa nei 5 anni che vanno dal 2014 al 2019; tentando di immedesimarmi nella fervida fantasia del vice Prefetto, posso solo pensare che le sue parole si riferiscano alla Sentenza che ha invalidato, nel mantovano, l’elezione a Consigliere Comunale di una ragazza, figlia del fondatore dei cosiddetti Fasci de Lavoro, ovvero un movimento clone del nostro, voluto, tollerato e favorito dai poteri forti fino a quando ha fatto loro comodo in chiave anti MFL-PSN.

Questo “movimento”, per chi non lo sapesse, nacque proprio come disturbo al vero MFL-PSN grazie ad una mezza dozzina di farabutti che avevano tentato, anni prima, di impadronirsi del legittimo movimento fondato da Giorgio Pisanò; una volta esauriti tutti i tentativi, dopo avere collezionato svariate Sentenze contrarie, questi “signori” si ridussero a clonare il nostro logo ed il nostro Statuto, per fondare la loro falsa creatura, sponsorizzati, guarda caso, da un ex generale golpista e massone!

Stranamente, mentre il nostro MFL-PSN veniva sabotato ad ogni presentazione elettorale, i cloni dei FIL per circa 15 anni si sono presentati alle elezioni nel mantovano, senza mai subire alcuna contestazione, ed ottenendo addirittura spazi sui vari giornali nazionali, con tanto di commento entusiasta di Enzo Biagi, che li lodò per la loro coerenza ideale e per essere i primi a presentarsi come movimento dichiaratamente Fascista… Noi, esistenti da “soli” dieci anni, evidentemente non meritavamo le lodi di giudei, massoni e golpisti vari!

Ora, esaurito il loro compito di sabotatori, quello stesso regime che li ha coccolati per 15 anni, si è rivoltato nel 2017, annullando la loro partecipazione elettorale e l’elezione del Consigliere Comunale… Da notare: su iniziativa e relativo ricorso del Movimento 5 “zecche”, tanto per fare capire ai molti coglioni d’area che lo sostengono a chi fanno veramente capo questi escrementi della politica!

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/31/mantova-il-consiglio-di-stato-invalida-le-elezioni-a-sermide-tra-le-liste-anche-quella-dei-fasci-del-lavoro/4394226/

In piena sintonia con la logica di questa repubblica delle banane, quelli che fondarono il movimento clone 15 anni prima, sono stati rinviati a giudizio per i soliti reati di “ricostituzione” e boiate annesse… Ma, guarda caso, il 22 marzo del 2019 (evidentemente questo è sfuggito al vice Prefetto Mastrocola, nonostante la sua attenzione alle Sentenze passate), i maggiori quotidiani italiani riferivano che membro e fondatori dei FIL erano stati prosciolti da ogni accusa e che quindi, come già il MFL-PSN, anche il partito dei FIL era del tutto legale!

https://milano.repubblica.it/cronaca/2019/03/22/news/fascismo_mantova_fasci_italiani_del_lavoro_sermide-222244402/

Ennesima porcheria italica commessa contro un movimento politico, sebbene costituito da infami falsari, che non violava alcuna Legge e che, proprio per questo motivo, aveva tutto il diritto di presentarsi alle elezioni con il proprio nome ed il proprio simbolo.

Giusto per completezza dell’informazione, al fine di capire quanto amore nei confronti del Fascismo storico avessero gli infami dei FIL, riporto una breve dichiarazione del fondatore, apparsa sui giornali:

“Adesso ci ripresenteremo alle elezioni della prossima primavera per riprenderci il maltolto”, ha detto riferendosi alla sentenza del Consiglio di Stato. “Questa volta – ha aggiunto – ci presenteremo con la lista e il simbolo l’Italia agli italiani”. Un cartello a cui aderiscono anche Forza Nuova e altre sigle dell’estrema destra italiana”.

Capito, i prodi “fascisti” mantovani? Forza Nuova ed altre sigle dell’estrema destra!

Duri e puri che corrono a gettare nel cesso il simbolo del Fascio, schierandosi con la destra!

A conclusione di questo lungo articolo, mi rimane una domanda da porgere al solerte vice Prefetto Mastrocola, che tenta di giustificare l’ostracismo contro il logo di riserva presentato alle elezioni di Cellarengo…

Ma che cazzo dovrebbe c’entrare una Sentenza che riguarda un movimento politico dichiaratamente Fascista, avente come simbolo un Fascio e nella denominazione la parola “Fasci”, con il nostro contrassegno di riserva del Partito Socialista Nazionale, avente come simbolo un’aquila combinata con uno dei simboli storici del Socialismo?

Scommettiamo che non avremo mai una risposta?

Carlo Gariglio

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STORIA RECENTE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Marzo 2019)

Volendo proseguire nel mio (vano) tentativo di fare un po’ di scuola, e di lasciare ai posteri qualche testimonianza su cui riflettere, oggi ripropongo a seguire un interessante articolo di Maurizio Barozzi, storico esponente della FNCRSI (l’associazione di ex combattenti RSI che onorò il Fascismo fino all’ultimo, distaccandosi nettamente dal neofascismo missino e dell’associazione di falsi Fascisti chiamata UNCRSI), mai schieratosi con nessuno dei tanti partiti di falsi Fascisti alternatisi nel dopoguerra, e vero e proprio censore dei mal-comportamenti e dei tradimenti del fu MSI e di tutti i suoi eredi.

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Ora, su molte cose non concordo affatto con il Barozzi, spesso troppo spostato a sinistra, ma qua non si tratta di realizzare un matrimonio, bensì di evidenziare cose che, nel mio piccolo continuo a sostenere da anni… Ovvero, che nel MSI, poi MSIDN e poi AN ed appendici varie, non c’è mai stato nulla di veramente Fascista e Nazionalsocialista, ad eccezione, ovviamente, di varie liturgie che fingevano attaccamento al Fascismo, al solo fine di attirare i Fascisti orfani di un movimento politico che li rappresentasse.

L’opera migliore del Barozzi, che al suo ultimo aggiorna-mento conta di circa 200 pagine, è scaricabile da chiunque, in formato Pdf, ed è emblematica già da suo titolo:

Genesi e nascita di un partito che ha disatteso gli ideali di coloro che avrebbe dovuto rappresentare, ha stravolto l’immagine del fascismo e in 50 anni di vita ha tradito indipendenza e interessi reali della nazione.

msi

http://fncrsi.altervista.org/MSI_Il_grande_inganno.pdf

E qui apro la solita parentesi,a beneficio dei tanti idioti che spesso si indignano quando qualcuno tocca il MSI e tutti gli altri partitucoli di destra.

Quello che non è in discussione è la buona fede di tanti Camerati, me compreso, che da ragazzini hanno creduto al mito del partito Fascista del dopoguerra… Tutti, grazie ad un’abile strategia di regime, hanno creduto per un po’ a questa favola del MSI ed a quella successiva, ancora più assurda, del MSIDN… Fascismo = destra fu l’equazione che tutti spacciarono per vera, dalla sinistra all’estrema destra.

Con buona pace dell’esperienza sociale e socialista nazionale del Fascismo, il cui massimo esponente, Benito Mussolini, nacque socialista e tale restò fino alla morte, checché ne dicano gli imbecilli che sostengono un suo cambiamento di idee.

Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz’altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente che lavora è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresen-tarla. I quali profeti hanno buon gioco per la insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere.

Per questo sono stato e sono socialista!

L’accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realtà.

Man mano che l’evoluzione della società smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L’unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all’interesse collettivo.

Dal “Testamento Politico di Benito Mussolini”

http://fascismoeliberta.info/altra-storia/testamento-politico-di-benito-mussolini/

Ma, proseguendo nel mio ragionamento sul ruolo del fu MSI, un conto è essere ingenui da ragazzini, altra cosa è restare coglioni (perché l’ingenuo tale diventa perseguendo nei suoi errori) fino alla morte, continuando a sostenere una tesi smentibile e smentita, al solo fine di non ammettere di avere prreso una cantonata.

Certo, anche io a 18 anni votai MSI, anche io alla stessa età mi recai a Torino ad un comizio di Almirante, e mi recai persino alla sede storica di Corso Francia (Torino), per chiedere di potere rappresentare il movimento ai seggi come scrutatore elettorale!

Ma a differenza dei più, già a 20 anni avevo capito che la politica del MSI e della destra in genere non avevano nulla a che fare con l’esperienza Fascista e Nazionalsocialista. Ecco la vera differenza!

Quindi, nulla a che fare con quella massa ipocrita ed acefala di personaggi della destra che, pur fingendosi Fascisti, continuano a parteggiare per i peggiori nemici del Fascismo, cioè cricca giudaica, europei filo atlantici e soprattutto Chiesa cattolica.

Oggi, orfani del MSI, hanno portato il loro pattume ideologico nei vari cespugli chiamati Casa Clown, Fardelli d’Italia e fiammiferi assortiti; per non parlare dei peggiori, direttamente confluiti fra i fans del comunista padano!

Noi continueremo a restare in piedi fra le rovine per indicare a tutti, specie ai posteri, chi sono i veri traditori dell’ideale; e se non ho avuto fortuna in questa vita, circondandomi di gente che non capisce (o capisce, ma se ne frega!), spero di averne in futuro tramite i miei scritti.

A chi piagnucola per l’alleanza con la Germania nazionalsocialista, continuerò a dire che preferisco di gran lunga Hitler al migliore dei giudei in circolazione; a chi finge di credere all’olocausto, continuerò ad indicare i vari documenti inoppugnabili che lo smentiscono; a chi continua a blaterare di crociate e difesa dall’Islam, continuerò a preferire gli islamici che furono solidali al nostro sforzo bellico, mentre i loro degni compari della Chiesa cattolica preparavano il loro tradimento ed il passaggio al nemico.

Intanto, ai nostalgici del MSIDN ed appendici varie, offro in regalo l’articolo annunciato all’inizio di questo mio scritto. Vi auguro buona lettura, sperando che possa aiutarvi nella comprensione!

Carlo Gariglio

Tradimento

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Vincenzo Vinciguerra: ne vogliamo parlare? 

Maurizio Barozzi  (25/11/13)

La pubblicazione on-line del nostro saggio “MSI il grande inganno”, la positiva recensione fattane da Vincenzo Vinciguerra e il mio precedente articolo “Onore a Vincenzo Vinciguerra”, mi hanno fatto giungere molti apprezzamenti, ed anche richieste di chiarimenti.
Stiamo parlando di Vinciguerra, una persona scomoda che tutto un “certo” ambiente, anche, se non soprattutto, per cattiva coscienza, ha esorcizzato.
A parte le sue ultime prese di posizione sui guasti provocati dalla introduzione nel neofascismo, del pensiero di Evola molti, ritenendosi in buona fede, si sono sentiti chiamati in causa e accumunati nel calderone delle spie, degli infami e dei collusi con i Servizi.
Noi, e parlo anche a nome della Federazione Nazionale Combattenti RSI che già negli anni passati prese posizione in favore di Vinciguerra, riconosciamo il camerata e il soldato politico che, per riscattare il Fascismo e portare un doveroso contributo alla verità, si è letteralmente sacrificato tombandosi nelle galere di Stato (sono già 34 anni, un vero record) riconoscendone l’enorme importanza.

Ora però ulteriori note e considerazioni, anche per venire incontro alle richieste di chiarimento, sono necessarie.

Cominciamo con il ripetere che la posizione di Vinciguerra in merito ai distinguo tra fascismo e “neofascismo” e in merito ad un impegno verso la ricerca della verità storica, è da condividere in pieno. Tanto sono evidenti le sue denunce e le sue analisi, confermate da tutte le inchieste, i processi e le documentazioni ultimamente prodotte, che non si possono più avere dubbi in merito.

Premesso che in ogni caso non abbiamo alcuna pretesa di attestare una ortodossia fascista, rendendoci ben conto che nel fascismo hanno convissuto molte anime, di destra e di sinistra, cattoliche e pagane, gentiliane ed evoliane e così via. In questo senso il problema non si pone, e semmai pretendiamo che la principale attestazione di un fascista e del fascismo fosse quella di aver tutelato la sovranità e l’indipendenza della Nazione, ed in questo devo storicamente constatare che le correnti, diciamo così di destra, sono quelle che più hanno disatteso questo postulato, ponendosi da sole fuori dal fascismo. Ma questa è una condanna storica, non ideologica e né tantomeno ad personam.

E veniamo a come la vede Vinciguerra e come la vediamo noi, su due aspetti particolari: la denuncia dei “neofascisti” collusi e informatori di Caserme e Servizi, e il cosiddetto “evolismo”.

Il giudizio sui collusi

Su questo aspetto, Vinciguerra, forte di esperienze personali, documentazioni, atti processuali che ha avuto tempo e cura di leggersi con attenzione, ecc., oltre a sue deduzioni, tende a fare di tutta un erba un fascio, bollando quasi tutti i neofascisti di delazione, di collusioni, quindi di tradimento verso l’idea e soprattutto verso gli interessi della nazione (da notare però che Vinciguerra ha tenuto a precisare che di molti camerati da lui conosciuti e ritenuti in buona fede, non ha mai fatto cenno nome).

In sostanza, per Vinciguerra quelle collusioni comportavano di essere collusi o in servizio degli apparati di questo Stato democratico antifascista, nato dalla resistenza, a sua volta subordinato ai nostri colonizzatori atlantici. Il risultato è stata la collaborazione di questi pseudo “neofascisti” alla strategia della tensione, a quella guerra non ortodossa scatenata dagli Atlantici nel nostro paese e quindi anche allo stragismo.

Noi condividiamo molte analisi di Vinciguerra, con la sola riserva che sulla delicata e infamante accusa di stragismo, ci andiamo con i piedi di piombo, e preferiamo sempre parlare, tranne fatti acclarati, solo genericamente di “neofascisti” collusi e coinvolti, mai personalmente, facendo dei nomi e questo perché, come già lo ritenevamo a suo tempo nella FNCRSI, lo stragismo contro il popolo italiano, per qualsivoglia motivo perpetrato, non ha scusanti e dovrebbe essere passibile di fucilazione alla schiena.

Di fronte a questa drastica convinzione, non ci sentiamo di addossare pubblicamente colpe di bombaroli a chicchessia, perché i nostri mezzi di indagine sono limitati.

Questo però non toglie che la nostra esperienza politica, la facoltà di ragionare e ponderare con attenzione, le conoscenze documentali che abbiamo acquisito, ci fanno intuire, almeno in linea generale, chi sono i responsabili di Piazza Fontana e di altre mascalzonate del genere, ma sono deduzioni che teniamo per noi, non le esterniamo pubblicamente; ci basta additare genericamente l’ambiente “neofascista”, perché in qualche modo quell’ambiente ne fu coinvolto (in questo senso non serve evidenziare che anche ambienti opposti, di sinistra, o direttamente degli apparati dello Stato o extranazionali, hanno contribuito alo stragismo, soprattutto dal 1974 in avanti, quando i “neofascisti” vennero scaricati e le strategie del terrore ora non dovevano essere più false flag da addebitare ai “rossi” e gli anarchici, ma bombe “nere”, atte a spostare il paese su culture e standard sociali “progressisti”.

Torniamo però alla generalizzazione delle accuse di “collusioni” elevate da Vinciguerra.

Qui purtroppo coinvolgiamo quello che, volenti o nolenti, è il nostro album di famiglia.
Io stesso frequentai il MSI fin dai 13 anni, nel 1960, scappandone schifato, con altri ragazzi della sezione, nel 1966, poi la mia militanza politica è stata, per fortuna, tra i veri fascisti, quelli della FNCRSI, ma ho anche conosciuto vari personaggi, con alcuni sono stato amico, seppur con loro politicamente in dissidio, che erano militanti nel MSI, in ON o in AN.

Questo per dire che le nostre origini non possono non aver subito le conseguenze dell’epoca del dopoguerra, in virtù delle sporche operazioni che, fin dal 1945, portarono un certo ambiente, monopolizzato dall’OSS di J. J. Angleton, a poco a poco su sponde di destra. Con la nascita spuria del MSI si completò questa sporca operazione e da quel momento in poi, purtroppo, il MSI assunse la veste, infida e falsa, di partito neofascista, che a tutti faceva comodo, avversari compresi, a cui non pareva vero avere, come riferimento di nemico “fascista”, un partito conservatore, reazionario e per giunta prono agli interessi atlantici. Con il passare degli anni, il MSI cambiò sempre più la sua immagine neofascista, assumendo quella di un vero e proprio partito di destra, tanto che, dalla fine degli anni 60 in avanti, nelle nuove generazioni che si avvicinavano a questo partito si era prodotta una “mutazione genetica”: erano nati militanti squisitamente di destra, in tutto e per tutto.
Ma la politica vive e si perpetua su fatti concreti, su azioni e presenze e quindi, essendo in massima parte proprio il MSI che, sia pure in malafede, interpretava il neofascismo, era ovvio che tutti coloro che si sentivano attratti dalla storia del fascismo o dal suo retaggio ideologico e politico, trovassero disponibile proprio il MSI.

Fu così che il MSI, partito “anomalo” nel panorama istituzionale, finì per assolvere ad un duplice compito, positivo e negativo allo stesso tempo: fare da catalizzatore e centro di raccolta per le nuove generazioni di nuovi fascisti, di cui almeno alcuni poi si sarebbero ben guardati dal rimanere in questa latrina, e al contempo distorcere e allevare una nidiata di imbecilli e di farabutti di destra. Attitudine negativa questa che, tanto più in un partito corrotto e corruttore, superava abbondantemente i suddetti aspetti positivi.
Ma a tutto c’è un limite. Noi come accennato, non abbiamo alcuna intenzione di dare patenti di “ortodossia fascista”, ma riteniamo che ci siano dei limiti considerando anche che la RSI fu un evento epocale di rottura, da parte del fascismo stesso, con il suo passato del ventennio, che non venne rinnegato nella sua storia, essendo legato alle contingenze del tempo e alle necessità della nazione, ma si diede un taglio netto con le componenti borghesi e conservatrici del vecchio PNF miseramente collassato il 25 luglio 1943.

Non possiamo quindi accettare che poi, nel dopoguerra, si presenti un neofascismo, di fatto reazionario, che per lo più si rispecchia nel ventennio conservatore, apprezza, quasi come se fossero tutto il compendio del fascismo, i «treni che arrivavano in orario», l’ordine e la disciplina e «gli operai che non scioperavano», finendo quindi per accantonare, se non tagliare, l’impronta repubblicana data dal fascismo alle Istituzioni e la riforma socialista della economia che completa lo Stato corporativo (lo stesso Mussolini riconobbe in repubblica che le Corporazioni, senza la socializzazione, potevano essere facilmente piegate dal padronato per i propri interessi).

A questo si aggiunga la strumentale tattica di praticare un anticomunismo viscerale, come se si fosse ancora agli inizi degli anni ’20 quando in Italia ci fu il violento e velleitario tentativo socialcomunista di realizzare la rivoluzione bolscevica. Nel secondo dopoguerra, invece, il nostro paese aveva perso ogni sovranità nazionale ed era subordinato, letteralmente colonizzato nel sistema Atlantico. Il pericolo rosso, quindi, non poteva più rappresentare l’assillo, lo scopo principale di ogni strategia e tattica politica. Anzi i fascisti o neofascisti che dir si voglia, avrebbero dovuto scendere nelle piazze a contestare la NATO, le guerre americane, ancor più delle sinistre che, a veder bene, lo facevano in ossequio alla politica di Mosca.
E questo anticomunismo viscerale, che entrati negli anni di piombo portò a morte o ad anni di galera tantissimi militanti e decine di adolescenti, immolati per gli interessi di sporchi politicanti, non nacque a caso, ma fu scientemente precostituito, come ha confessato il massone-missista e filo israeliano Caradonna, quando disse che per portare i reduci fascisti su sponde di destra, dato che di destra non erano di certo, il metodo [infame] migliore era stato quello di farli continuamente scontrare con i rossi: «più si menavano», ricordò il desso, «e più si spostavano a destra».
Proprio tutto questo e la considerazione che molti camerati si trovarono a fare politica in tale contesto, mi porta a essere doverosamente molto accorto nello esprimere condanne e anatemi personali di qualunque tipo.

Dunque, fermo restando che questo ambiente degenerato del neofascismo, è spesso passato attraverso collusioni, derivanti anche da certe, mal indotte, “simpatie” ideali, laddove i rappresentanti delle strutture di polizia e gli ufficiali dell’esercito, venivano demenzialmente considerati “camerati in divisa”, in virtù del loro anticomunismo, e del culto per l’ordine e la gerarchia, tuttavia per lo storico che deve analizzare e ricostruire certi avvenimenti, il discorso è alquanto più complesso perchè nel particolare, nell’esame delle singole posizioni, a volte, potrebbero anche trovarsi storie personali diverse.

La politica infatti è una pratica, talvolta, inevita-bilmente, anche sporca, è movimento, azzardo, prassi fatta di azioni e reazioni, cause e concause, contatti, conoscenze, iniziative, ecc., ed è anche condizionata dalle situazioni contingenti. Commettere errori e fare “cazzate” è quasi inevitabile.

Può quindi accadere che, per esempio, soprattutto quando si è giovani e inesperti, si commettano stupidaggini o leggerezze o ci si lasci trascinare dalle emotività del momento, specialmente per chi, come era il caso di tanti giovani neofascisti, viveva quotidianamente sotto il peso delle violenze, della caccia al fascista, praticata dai “rossi”, forti nel numero, alle quali rispondeva con altrettanta violenza in una specie di guerra quotidiana, selvaggia e cruenta. (ovviamente perpetuata da certi farabutti che avevano tutto l’interesse a tenere in vita gli “opposti estremismi”).

Non possiamo quindi concordare con Vinciguerra, tanto per fare un esempio emblematico, quando esprime certe definizioni verso un ragazzo di allora, neppure ventenne, Maurizio Murelli, che si trovò al centro delle violenze che il 12 aprile 1973, portarono alla morte dell’agente di PS Antonio Marino.

Noi non conosciamo esattamente i retroscena di quell’episodio dove il MSI mostrò tutta la sua infamità, non sappiamo se furono, come ricordano i ragazzi di allora, disordini scaturiti semplicemente dalla volontà del MSI, cacciato via in quegli anni dalle piazze, che voleva tenere a tutti i costi un comizio e si rivolse agli ambienti sanbabilini e altre frange per avere un sostegno fisico. Poi quando la questura gli vietò il comizio, cercò di smontare tutto l’apparato attivistico che proprio lui aveva montato, con le note conseguenze e le inevitabili delazioni. Oppure non sappiamo se, come dice Vinciguerra, “qualcuno” aveva cercato di ripetere la stagione delle violenze cruente e delle stragi, nel desiderio di arrivare alla proclamazione di uno stato di emergenza che mettesse fuori legge le sinistre, e per far questo aveva organizzato quegli incidenti, da accollare poi ai “rossi”, incidenti che avrebbero dovuto essere preceduti da una bomba su un treno di cui invece, il 7 aprile, ne scoppiò l’innesto nelle mani di Nico Azzi, il quale poco prima aveva passeggiato nei vagoni ostentando “Lotta Continua”. A nostro avviso queste due versioni-ipotesi possono anche essere complementari, nel senso che i ragazzi non sapevano di altri retroscena segreti, che poi furono abbandonati.

Ma se anche fosse vera l’ipotesi di Vinciguerra, cosa possiamo addebitare a Murelli, che viene mischiato in una cernita di nomi, scrivendo di lui: «un lanciatore di bombe a mano della federazione del MSI di Milano, subalterno di Franco Maria Servello e Ignazio La Russa», (Cfr.: “Vincenzo Vinciguerra “L’ultima fiaba” 4.7.2013 visibile in: L’ultima fiaba | Archivio Guerra Politica), quando oltretutto dobbiamo prendere atto che il percorso successivo di Murelli, uscito dopo anni di prigione, attesta una sua dirittura umana e politica a cui si può essere o meno d’accordo, ma non si può obiettare, né imputare nulla.
Cosa centra quel Servello, che i fascisti della FNCRSI riferendosi ad una sua presa di posizione filo-NATO (lui che nel 1944 mentre i fascisti morivano nella guerra del sangue contro l’oro, scriveva al sud su un giornale autorizzato dagli Alleati), lo definirono «servello di nome e di fatto»? Cosa centra dunque con Murelli, un ragazzo, ripetiamo neppure ventenne che viveva e si muoveva in quell’ambiente storico, quasi obbligato?
Noi stessi che abbiamo vissuto alcuni anni in una sezione del MSI che, al tempo, era un feudo dei Turchi, padre Franz e figlio Luigi, potremmo essere accusati di esserne stati i galoppini?

Per un altro aspetto, invece, e sempre riferendoci a quella che è la natura umana e l’attività politica (delatori e spie di professione, dietro mercede, a parte), può anche accadere che qualche militante, magari in un momento di demenza mentale, abbia ritenuto utile “per la causa” (anche se resterebbe da vedere “quale”), instaurare contatti con qualche “Servizio” o apparato di sistema e poi ci si sia trovato coinvolto.

Ovviamente bisognerebbe conoscere esattamente motivi, accordi e situazioni, cosa difficilmente possibile, però, almeno in via teorica, non possiamo generalizzare ed equiparare questi eventuali “collusi” a tutti gli altri prezzolati.

Altrimenti cosa dovremmo pensare di Mussolini che nel 1914 ritenne giusto uscire dal partito socialista, dichiararsi interventista e creare un giornale, “Il Popolo d’Italia”, grazie a finanziamenti massonici, del socialismo guerrafondaio francese e forse anche di inglesi e francesi interessati, al pari della massoneria, di portare l’Italia in guerra? In questi casi, anche se resta difficile applicarlo, resta sempre valido l'”omnia mundamundis“, tutto è puro per i puri.

Questo non toglie che eventuali “collusi” che poi si sono trovati con le mani sporche di sangue italiano e se non sono deficienti dovrebbero anche aver constato quanto hanno contribuito nello sputtanare il fascismo, quanto hanno danneggiato gli interessi nazionali, avrebbero come minimo dovuto avere il sacrosanto dovere di farsi saltare le cervella, specialmente se erano dei cultori del Bushido.

Insomma, io non voglio salvare nessuno, ma mi riservo la facoltà di assolvere o capire certe persone che magari possono aver commesso errori, leggerezze o praticato iniziative sbagliate, ma delle quali e fino a prova contraria, presumo la buona fede.
Sono pochi, ma ci sono, non si può generalizzare. Del resto c’è anche una controprova che consentirebbe di dare un giudizio comprovato: la politica, le attività espresse da questi personaggi, non occasionalmente, ma nel tempo: volenti o nolenti denunciano sempre le vere motivazioni e interessi per cui si muovevano.

Hanno voglia certuni, oggi, a rilasciare interviste, scrivere libri autobiografici, cambiando le carte in tavola, dando versioni edulcorate o di comodo: chi c’era e gli stessi loro atti, stanno li a ricordare e dimostrare che le loro iniziative, la loro politica erano “a comando” di Servizi e forze innominabili.

Pregi e danni dell’evolismo

Vinciguerra, ha recentemente preso a sparare a zero contro certo “evolismo” ritenendolo il primo responsabile della degenerazione di tutto un ambiente. In parte ha ragione, ma personalmente non siamo del tutto d’accordo con lui, soprattutto dal punto di vista ideologico.

A prescindere dagli aspetti propriamente iniziatici e di studi esoterici, Julius Evola ha avuto due grandi meriti: quello di dimostrare e rendere palese che certi riti e simbologie erano preesistenti al Cristianesimo ed alla stessa Massoneria e quello di qualificare il fascismo anche su di un piano “metastorico” integrandone e precisandone meglio i valori eroici e spirituali che lo caratterizzavano, attestandolo in tal modo in una dimensione che trascendeva i soli aspetti reducistici e sociali.

Si può senz’altro dire che molti aspetti della “sapienza antica” evidenziati e rielaborati da Evola, danno alla dottrina del fascismo e agli studi della mistica fascista, dei punti di riferimento importantissimi, come ad esempio i rilievi sulla dimensione spirituale e trascendentale dell’uomo, l’elaborazione di un razzismo non puramente biologico, la suddivisione delle attitudini umane, non in base alle distinzioni sociali o ambientali, ma interiori, attitudinali che vanno dal “sacerdote”, al guerriero, al mercante e tecnico fino al lavoratore, e così come altre attitudini per la donna, ecc.
È qui che però si pone un grosso problema, perché la visione di Evola, mutuata da una antica conoscenza sapienziale, doveva costituire, più che altro, una “indicazione di riferimento” a cui, in un certo senso, lo stesso fascismo si era rifatto, potendo dirsi che il fenomeno fascista rientra in quelle affermazioni storiche, tra l’altro diverse nel tempo per la loro manifestazione terrena, della Tradizione.
Ma il fascismo, era anche una affermazione del XX secolo, il secolo delle masse, e quindi certi principi li aveva adattati ai nostri tempi attingendo anche, seppur superandole, a quelle trasformazioni storiche come la Rivoluzione francese e il Risorgimento, che pur sono state manifestazioni sovversive rispetto al “mondo della Tradizione”.

I tempi di certe “Aristocrazie” erano oramai finiti: ora i “nobili” sperperavano nei casinò e nelle stazioni termali e le nuove aristocrazie potevano riconoscersi solo nella rivoluzione e nelle trincee.

La Dottrina del Fascismo a questo proposito è esplicita:

«Le negazione del Socialismo, della Democrazia, del Liberalismo, non devono tuttavia far credere che il fascismo voglia respingere il mondo a quello che era prima del 1789 (…) Non si torna indietro. La Dottrina fascista non ha eletto a suprofeta De Maistre, L’assolutismo monarchico, fu e così pure ogni ecclesia. Così furono i privilegi feudali, e la divisione in caste impenetrabili, e non comunicabili tra di loro».

Oltretutto il fascismo, facendosi Stato, e Stato nazionalpopolare non poteva che avere i suoi parametri di giustizia, anche sociale, di mutualità, dovendo occuparsi di tutto un popolo e non solo di particolari èlite. Non riteniamo quindi, come faceva Evola, errata e non fascista, la visione repubblicana delle Istituzioni e socialista della economia.
Si dà il caso, invece, che il pensiero di Evola, sconfinando sul piano politico, non solo era chiaramente reazionario, ma come molti avevano fatto notare era rimasto a Donoso Cortes e Metternich. Evola, che oltretutto non aveva aderito alla RSI, ritenendone il suo portato repubblicano e socialista, contrario alle sue idee, praticamente, aveva come riferimento ideale i tempi delle caste.

Ma l’aspetto peggiore di questa visione reazionaria lo si riscontra nelle sue conseguenze. Nonostante che dottrinalmente Evola avesse ben inquadrato gli aspetti negativi e nefasti sia del bolscevismo che dello americanismo, politicamente finì per elaborare una specie di graduazione del “male minore” che finiva per indurre a parteggiare per il cosiddetto “mondo libero” onde contrastare il comunismo.

A parte il fatto che questo “mondo libero” tutto era meno che preferibile ad alcunché (anzi la sua azione devastante su l’uomo e su le cultore dei popoli era affatto peggio del comunismo), si creava anche un alibi per giustificare connubi e collusioni con lo Occidente che invece era proprio il principale “nemico dell’uomo” e del fascismo, distruttore della dimensione spirituale dell’esistenza, essendo il comunismo, nella sua attuazione pratica, una utopia irrealizzabile nella condizione umana e quindi una “nomenklatura” per quanto criminale, del tutto fittizia e transitoria (non è un caso che in Russia, collassato il comunismo, sparita la nomenklatura, come una brutta nottata, si è notato che buona parte del popolo, delle sue culture e peculiarità erano rimaste integre. Cosa che non si può dire dove invece è arrivato il vizio, la corruzione, l’edonismo, la coca cola e la democrazia dell’Occidente).

Cosicché gli “Orientamenti” di Evola, il suo “Uomini e le Rovine” (non a caso con prefazione del conservatore Valerio Borghese), presi alla lettera e trasposti in politica, furono anche funzionali alla reazione e un alibi per chi operava, sotto dettatura Atlantica, in senso antinazionale (oltretutto veniva anche emarginato il concetto di “nazione” con l’assunto che «la mia Patria è dove c’è la mia idea», anche questa una presunzione che può valere per singole ed eccezionali personalità, non per un movimento o un partito legato, nel bene e nel male, al suo territorio).
Ma c’è ancora un altro aspetto nell’evolismo, che presenta inquietanti problemi: quello di certe indicazioni esoteriche che non dovrebbero essere per tutti, ma solo per chi ha determinate qualifiche per percorrerle.

Diversamente queste indicazioni portano a infatuazioni da “figli del sole” e pericolose devianze. Non è un caso che la sapienza antica veniva tenuta “segreta” attraverso la comunicazione ermetica e simbolica. Ma oggi che non ci sono più iniziazioni regolari, “maestri”, che l’età ultima ha reso necessario veicolare questa “sapienza” anche per via intellettuale, si pagano grossi rischi. Il fenomeno delle “sette sataniche”, congreghe di invasati gestite da furbi e profittatori, è uno di questi, ma ci sono anche i casi di infatuazioni incredibili, se non corto circuiti mentali. Plagi e infatuazione che poi, hanno sempre i loro approfittatori e sfruttatori di altre persone.

Di Ordine Nuovo, forse il gruppo più impregnato di “evolismo”, che pur ha visto passare per le sue fila ottimi e preparatissimi camerati, scrive il giudice Guido Salvini forte di testimonianze e prove: «Ordine Nuovo ha compiuto molti attentati prima e dopo il 12 dicembre (Piazza Fontana)».

E non sono questi teoremi del magistrato, ma ci sono sentenze definitive, ammissioni e reo confessi, se non personaggi colti in flagrante.

Bisognerebbe ora chiedersi: ma come hanno potuto persone che si definivano fasciste uccidere e mutilare altri italiani?

È difficile dare una risposta che vada al di là del machiavellico «il fine giustifica i mezzi», per il quale certi farabutti si sono auto assegnati il compito di “correggere” e “migliorare” il mondo secondo la loro propria ideologia. Ma lo stesso giudice Salvini dà anche una risposta significativa, egli scrive:

«Nei discorsi che si tenevano nella libreria padovana di Freda e nel sentire dei suoi militanti, si parlava infatti dell’uomo “indifferenziato” e quindi dei comuni civili, come semplici bipedi che potevano essere sacrificati per realizzare il “Nuovo Ordine europeo” appunto».

Noi non possiamo sapere se questo risponde al vero, quando si verificava e se gli stessi che facevano questi discorsi, sono gli stessi che facevano anche i bombaroli, dobbiamo allora aggiungere che il pensiero di Evola, ma non solo lui, frammisto a superomismo, razzismo darwinista quale selezione dei migliori, oltre allo anticomunismo viscerale e filo atlantico, hanno anche prodotto “mostri” a dir poco ripugnanti.

Ci sarebbe altro da dire, ma ci fermiamo qui.

In ogni caso le affermazioni e le considerazioni di Vinciguerra hanno aperto un campo che andrebbe ben sviscerato, perché non possiamo considerare tutti “fascisti” solo per la loro adorazione di Hitler o Mussolini.

Anche l’agente Z del SID, lo “spione” Guido Giannettini che lavorava, stipendiato, per lo Stato antifascista, cioè per un Servizio interno al sistema atlantico nostro colonizzatore, si definiva “fascista”, anzi “nazionalsocialista”, e fascista si è definito persino il massone Licio Gelli ricordando la sua partecipazione alla guerra di Spagna e alla RSI, ma dimenticando, a parte in non indifferente particolare che era un massone, cioè uno dei peggiori nemici del fascismo, che negli ultimi mesi di guerra aveva cooperato con gli Alleati e i partigiani. Un fascismo tutto loro, fatto di Ordine e Gerarchie chissà come immaginate e magari instaurate da colpi di Stato militari, treni in orario e operai che non scioperano. Quel fascismo bigotto e borghese, legato a compromessi e necessità nazionali, poi miseramente naufragato e di cui la RSI e il fascismo repubblicano ne erano stati l’antitesi.

E qui terminiamo, rimarcando che il riscatto della testimonianza del fascismo e la ricerca di una sacrosanta verità sul nostro recente periodo storico, passano sicuramente anche attraverso l’opera altamente meritoria di Vincenzo Vinciguerra.

Maurizio Barozzi