ELEZIONI 2017 (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Giugno 2017)

Anche quest’anno si è svolta una tornata elettorale amministrativa, e come di consueto, nonostante la quasi totale latitanza dei “militanti” del movimento (troppo presi dai loro sproloqui su Facebook e dagli stupidi hobby che usano per giustificare il loro mancato impegno), abbiamo verificato quanto disgustosa sia questa repubblica delle banane, abusivamente messa in piedi dalle armi straniere e da quelle dei vili collaborazionisti assassini “partigiani”, ed ancora oggi in piedi per servirne gli interessi e vessare i cittadini orgogliosi di essere tali.

Infatti, pur avendo tentato di essere presenti alle elezioni in soli due Comuni, abbiamo avuto modo di collezionare tutto l’armamentario dei comportamenti mafiosi, illegittimi e criminali di sedicenti magistrati, “illustri” prefetti e viceprefetti (o meglio, i capobastone della cosca regina, avente sede presso il ministero dell’interno), parlamentari con il vizietto passati da SEL al PD, fino alla solita casta dei maiali giornalisti, sempre all’avanguardia quando si tratta di diffamare, disinformare ed alterare in ogni modo la realtà.

Cosa è successo? E’ presto detto; il Camerata Capizzi di Palermo, ha tentato di presentare una lista a Campofelice di Fitalia (PA), corredata del nostro solito logo (Fascio Repubblicano) e dalla sigla PSN, onde evitare gli isterismi dei soliti noti quando leggono la parola “Fascismo” o la sola sigla MFL (in questa sorta di psicopatici detti antifascisti, persino una “F” scatena grida di terrore e desiderio di caccia alle streghe, poveretti loro…). Purtroppo la suddetta lista è stata giudicata dalla “mitica” commissione elettorale di Corleone (il nome di questo paese è già di per sé un programma!), che ha prontamente ricusato il nostro simbolo, adducendo le solite ridicole e ritrite motivazioni antifasciste; addirittura il presidente della commissione è corso a consultare il nostro sito internet (ed è già una buona notizia: sa leggere, anche se non capisce quello che legge!), ed ha concluso che essendoci scritto che siamo Fascisti, non possiamo partecipare alle elezioni perché saremmo fuorilegge! Ovviamente, tanto per confermare il suo livello culturale, si è chiesto perché ci ostiniamo a presentarci con il logo del Fascio, mentre ne abbiamo uno di riserva… Il povero demente non ci ha spiegato come mai diventeremmo legali con il logo di riserva, dato che sempre e comunque continueremo ad essere Fascisti!

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Ora, prima di continuare il racconto, mi permetto di ricordare alcune cose; la Sicilia è la regione nella quale siamo stati più e più volte presenti alle elezioni locali nel passato… Comuni come Catania, Palermo (più volte), Motta S. Anastasia (CT) e persino le Regionali stesse del 16 giugno 1996, ci hanno visto partecipare con tanto di logo completo, ovvero Fascio e dicitura “Fascismo e Libertà”. Addirittura nell’anno 2000 i falsari che tentarono di impadronirsi del MFL, presentarono una lista abusiva nel Comune di Scillato, senza incontrare alcuna resistenza dalla Commissione elettorale.

Ma da quando abbiamo riprovato, tramite il Camerata Capizzi, a presentarci in vari piccoli Comuni dell’isola, il risultato è sempre stato lo stesso: ricusazione del simbolo.

Sarebbe bello riuscire a comprendere chi e perché ha dato ordine ai mafiosi locali delle Commissioni elettorali di sabotarci costantemente, impedendoci persino di presentare un logo alternativo; eh sì, perché inventandosi delle Leggi di sana pianta (non a caso non siamo riusciti a trovare alcun riferimento normativo scritto), gli indegni mafiosi locali hanno sostenuto che per sostituire il logo sarebbe necessario sostituire anche tutte le dichiarazioni dei candidati, le quali, ovviamente, fanno riferimento al simbolo principale.

Questa è una vera e propria pagliacciata, che non trova eguali in nessun’altra Regione d’Italia, in quanto è fisiologico che se una persona è disponibile a candidarsi per il MFL-PSN, lo è a prescindere dal simbolo utilizzato… Ma dato che i mafiosi non temono di incorrere in alcuna sanzione, abusano a dismisura dei loro poteri; già anni fa il Camerata Capizzi tentò di denunciare i membri della Commissione elettorale, ottenendo un’archiviazione d’ufficio a tempo di record, specie per quanto riguardi la Procura della Repubblica di Palermo, notoriamente una delle più lente ad esaminare le varie denunce presentate!

Comunque, essendomi stufato di subire in silenzio gli abusi di questa masnada di mafiosi, in una notte mi sono improvvisato avvocato amministrativo ed ho tentato di preparare un ricorso al TAR della Sicilia, basandomi su vari schemi presenti in rete e vecchi ricorsi presentati da vari avvocati; in questo mio tentativo, ho evidenziato prima di tutto l’ormai consolidata legalità del movimento, e soprattutto le passate partecipazioni elettorali proprio in Sicilia, consolidate da Sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato… Speravo di ottenere una risposta all’ormai annosa domanda: cosa è cambiato da quegli anni? Cosa (o chi) ha spinto, negli anni recenti, i magistrati amministrativi a rimangiarsi tutte le Sentenze a noi favorevoli, ed a considerare carta straccia i precedenti elettorali?

La domanda non è affatto oziosa, in quanto, in tutte le farneticazioni antifasciste che leggiamo nelle varie ricusazioni, i riferimenti sono sempre alla XXII Disposizione transitoria della Costituzione, ed alla Legge attuativa conosciuta come “Scelba”; quindi, mi sono forse sfuggite delle modifiche a queste norme, oppure erano in vigore tanto negli anni 90, quanto in questi anni?

Ricordiamo, giusto per cercare di farlo capire anche ai meno dotati intellettualmente, tipo quelli di sinistra che vantano per ogni dove il loro “antifascismo”, che nel 1993 il TAR del Lazio riammise la lista del MFL alle elezioni amministrative di Roma, dopo che dal logo era stata cancellata la parola “Fascismo”, e che il controricorso della Commissione elettorale ci vide vittoriosi al Consiglio di Stato grazie alla “Sentenza I Sezione, 23 febbraio 1994, n. 173/94”.

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In essa, erano evidenziati due punti fondamentali che negli anni recenti i mafiosi in toga dei Tribunali amministrativi hanno volutamente ignorato; il primo era riferito alla mancanza del diritto di questi Tribunali ad esprimersi circa questioni penali:

“La Sezione sottolinea, innanzi tutto, che il quesito non riguarda gli aspetti penali e in particolare il punto se le linee statutarie e programmatiche del Movimento integrino o meno la fattispecie della ricostituzione del partito fascista, o quella di manifestazioni fasciste, ipotesi entrambe contemplate dalla legge del 1952.

Dal punto di vista penale, invero, non vi è che da prendere atto delle pronunce intervenute nella sede competente (…)”

Il secondo punto, invece, sottolineava l’assoluta legittimità del nostro simbolo, benché disgiunto dalla parola Fascismo:

“Altro è da dire per quanto riguarda l’emblema da solo, o accompagnato da una scritta nella quale la parola “fascismo” non compare. Su questo particolare profilo l’Ufficio centrale elettorale non si è pronunciato (si è detto sopra che questa versione emendata è stata respinta per ragioni puramente procedurali, senza una valutazione nel merito) mentre il T.A.R. del Lazio e la V Sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato si sono pronunciati ammettendo il contrassegno. È vero che si tratta di ordinanze cautelari (la seconda confermativa della prima) e come tali frutto di una valutazione sommaria e revocabile, e, per di più, verosimilmente ispirata anche a considerazioni di opportunità empirica, che non avrebbero ingresso in un giudizio di stretta legittimità. Ma è anche vero che non può essere sfuggita ai collegi giurisdizionali la rilevanza e la delicatezza del problema di fondo; sicché, se hanno giudicato opportuno ammettere “con riserva” quel contrassegno, è presumibile che abbiano valutato legittimo l’uso del semplice emblema, non accompagnato dalla parola “fascismo”.

E questa è anche l’opinione di questo Collegio. Il fascio, usato nell’antica Roma come insegna dei magistrati elettivi dotati di potere di comando (imperium), ha assunto nel tempo il valore di simbolo della forma repubblicana dello Stato – e in particolare di una repubblica non oligarchica né aristocratica, ma retta dalla volontà popolare espressa mediante libere elezioni. Così è stato adottato dalla Rivoluzione francese, ed è tuttora l’emblema ufficioso di quella Repubblica; ed è stato adottato anche dalla Repubblica romana dei Giuseppe Mazzini, e anche da qualche altro Stato (es.: il cantone elvetico di San Gallo). È vero che di questo emblema si è appropriato anche il partito mussoliniano, dapprima solo con riferimento ad una ispirazione genericamente rivoluzionaria, poi con l’intenzione – tanto insistitamente declamata, quanto arbitraria e ingiustificata nei fatti – di accreditare il regime mussoliniano come l’erede e il continuatore della Roma repubblicana ed imperiale. Ed è anche vero che all’occhio dell’osservatore italiano l’emblema del fascio non può non richiamare alla memoria, primariamente, proprio il regime fascista. Ma non si può dire che quel simbolo, in sé e per se, abbia un significato unico ed univoco – e forse si dovrebbe anche distinguere a seconda delle varie elaborazioni grafiche, diversificate dalla forma della scure e dalla sua posizione rispetto alle verghe: solo alcune versioni, infatti possono dirsi tipicamente fasciste.

In conclusione, l’emblema del fascio romano, disgiunto dalla parola “fascismo”, si può considerare ammissibile, ai fini contemplati dal quesito del Ministero dell’interno”.

Avete letto? Questa era una Sentenza chiara, motivata e scritta da magistrati che mostravano quanto meno un minimo di cultura storica, a differenza di certi coglioni piemontesi che, in anni recenti, hanno sentenziato che “Il Fascio repubblicano si chiama così non perché il suo nome derivi dall’antica Roma, ma bensì dalla RSI di Mussolini”!

Ovviamente anche questa Sentenza era in parte un abuso, in quanto, come non mi stancherò mai di ripetere, non si può dichiarare penalmente legittimo un movimento politico con un nome ed un simbolo, per poi sabotarlo e costringerlo a modificare il suo logo in occasioni elettorali; o siamo legali ed abbiamo il diritto di presentarci in ogni sede con il nostro logo, oppure non lo siamo e dovremmo essere tutti arrestati… Tutto il resto rappresenta la solita pagliacciata da repubblica delle banane, che da un lato vuole mostrarsi democratica dichiarando legittimi i movimenti di ispirazione Fascista, mentre dall’altro tenta ogni sorta di infamia per sabotarne la vita politica.

Giusto per rinfrescare la memoria agli ignavi, copio da Wikipedia la definizione di TAR:

“Un tribunale amministrativo regionale (TAR) è, nell’ordinamento della Repubblica italiana, un organo di giurisdizione amministrativa.

Il TAR è competente a giudicare sui ricorsi, proposti contro atti amministrativi, da privati che si ritengano lesi (in maniera non conforme all’ordinamento giuridico) in un proprio interesse legittimo. Si tratta di giudici amministrativi di primo grado, le cui sentenze sono appellabili dinanzi al Consiglio di Stato. Per il medesimo motivo, è l’unico tipo di magistratura speciale a prevedere solo due gradi di giudizio”.

Capito? I magistrati dei TAR e del Consiglio di Stato non hanno alcun potere di sconfinare nel campo penale (come giustamente ricordato nella Sentenza del 1994), né di fare pistolotti storici, politici e morali alle formazioni politiche dichiarate legittime dai tribunali penali; quelli che lo fanno, arbitrariamente, andrebbero prontamente denunciati e condannati quanto meno per abuso di potere, ma in questa repubblica delle banane, oltre ad essere intoccabili, si permettono persino di fare giurisprudenza (quando ci danno torto, perché le passate Sentenze favorevoli sono lettera morta); e così accade che molte Commissioni elettorali respingano le nostre liste motivando l’abuso “perché il Consiglio di Stato ci avrebbe messi fuorilegge”!

Leggiamo un estratto stomachevole di questa ormai famosa Sentenza, che viene scimmiescamente citata da ogni TAR per darci torto;

Sentenza Consiglio di Stato 6 marzo 2013.

(…) Osserva la Sezione che il diritto di associarsi in un partito politico, sancito dall’art. 49 Cost., e quello di accesso alle cariche elettive, ex art. 51 Cost., trovano un limite nel divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista imposto dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Detto precetto costituzionale, fissando un’impossibilità giuridica assoluta e incondizionata, impedisce che un movimento politico formatosi e operante in violazione di tale divieto possa in qualsiasi forma partecipare alla vita politica e condizionarne le libere e democratiche dinamiche. Va soggiunto che l’attuazione di tale precetto, sul piano letterale come sul versante teleologico, non può essere limitata alla repressione penale delle condotte finalizzate alla ricostituzione di un’associazione vietata ma deve essere estesa ad ogni atto o fatto che possa favorire la riorganizzazione del partito fascista (…)”.

GIUSTIZIA - giudici con scritta alle spalle potere-illegaleCapito come questi maiali abbiano preteso di fare giurisprudenza? Permettendosi di definirci come un movimento formatosi ed operante in violazione di tale divieto, e che in quanto tale non potrebbe partecipare alla vita politica e condizionarne le libere e democratiche dinamiche!

Con buona pace delle decine di Tribunali penali che ci hanno sempre riconosciuti estranei a qualsiasi violazione della XII Disposizione Transitoria e della Legge Scelba!

Immagino che avrete già capito come si è concluso il ricorso al TAR della Sicilia: tutte le richieste respinte, con motivazione bovinamente copiata dalla sentenza del 2013, cioè quella che ci diffama e scavalca totalmente le Sentenze penali degli ultimi decenni… Ovviamente, nessuna risposta al perché il movimento ha potuto partecipare alle elezioni in Sicilia più e più volte, vincendo anche un ricorso allo stesso TAR della Sicilia nel 1996, cioè alla vigilia di quelle elezioni regionali già citate che ci videro in lista con logo e nome completi!

Detto di questi luridi ibridi a metà fra il mafioso e lo stalinista che governano la giustizia amministrativa in Sicilia, restano da raccontare le avventure (è il caso di dirlo!) vissute dai Camerati bresciani Virgilio e Mirko Poli, che hanno presentato una lista nel piccolo Comune di Mura (BS); qui è accaduto di incontrare uno dei rarissimi funzionari dello Stato onesti che applicano la Legge scritta, invece di applicare quella sibilata nelle orecchie da qualche capobastone locale… Quindi la lista con il logo del Fascio repubblicano e la sigla “PSN” è stata accettata senza problemi, esattamente come dovrebbe accadere in qualsiasi Comune della repubblica italiana.

Ma fin dal giorno successivo a questa accettazione, si è scatenata una vera e propria guerra locale, che ha visto brillare in demenza gli immancabili assassini stupratori dell’ANPI, gli infami nipotini di Stalin del PD e lo stesso prefetto di Brescia, che si è vergognosamente prestato a fare da spalla a questi delinquenti ignoranti; questo solerte funzionario dello Stato borbonico nel quale stiamo vivendo, infatti, ha pensato bene di ricevere nel clamore dei “media” un pagliaccio deputato del PD, tal carneade di nome Lacquaniti, ovvero un poveraccio ex di SEL (forse fuggito da Vendola per non essere stato scelto come “papà” per i suoi figli in provetta), approdato nell’accogliente PD di Renzi e sbarcato, chissà come, in Parlamento… Costui, messosi a capo della nuova resistenza a noi Fascisti, ha riempito le pagine dei vari giornali asserviti (cioè quelli che pubblicano ogni sorta di farneticazione ai nostri danni, cestinando le varie repliche e precisazioni da noi inviate) con i suoi rigurgiti di odio ed ignoranza, al fine di farsi un po’ di pubblicità gratuita e mostrare al popolo dei cerebrolesi di sinistra come si guadagna il lauto stipendio da parlamentare… E il prefetto di Brescia, invece di fare il suo lavoro, lo ha più volte ricevuto, arrivando a sciogliere, in pompa magna e con roboanti comunicati stampa, la sottocommissione elettorale che aveva approvato la nostra lista.

Tale provvedimento non può che essere visto come un avvertimento mafioso, ovvero una sorta di “pizzino” per quanti costituiranno le future commissioni elettorali: attenzione, dal prossimo anno chi oserà applicare la Legge accettando le liste Fasciste, rischierà il posto”!

Giusto per misurare lo spessore di questo servitore della repubblica delle banane, ho provato a scrivergli una mail con richiesta di chiarimenti, che copio a seguire:

“Preg.mi Dottori Pasquariello, Longhi e Monni, mi scuso per l’invio di questa comunicazione, ma non essendo riuscito a trovare un indirizzo mail riferibile al Sig. Preftto, Dott. Vardè, ho deciso di scrivere a Voi, suoi stretti collaboratori, nella speranza che possiate inoltrargli la presente.

Inizio con il presentarmi: sono il Dott. Carlo Gariglio, Segretario Nazionale del Movimento Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale (MFL-PSN). Ho deciso di scriverLe dopo avere visionato la notizia della scioglimento della Sottocommissione elettorale di Salò, “rea”, a dire dei giornali (ed evidentemente anche del Dott. Vardè), di avere ammesso la nostra lista alle elezioni di Mura (BS), ove abbiamo eletto 3 consiglieri comunali, ottenendo circa il 12% dei consensi.

Ora, non parlo per il povero parlamentare PD Lacquaniti, che non perde occasione per lanciare grida di giubilo e per vantare una certa frequentazione del Sig. Prefetto, nonchè per sfruttare lo spazio concessogli da giornalisti asserviti (che regolarmente cestinano le nostre repliche) al fine di minacciarci, diffamarci e addirittura paragonarci al terrorismo neofascista degli anni passati (per questo ed altri reati verrà a breve denunciato, anche se correrà a nascondersi dietro la sua immunità parlamentare); ma da alti funzionari dello Stato come Voi, con titoli di studio ed esperienza in questioni ministeriali, mi sarei aspettato una maggiore cautela ed una maggiore aderenza ai fatti.

Il nostro movimento, fondato da Giorgio Pisanò nel lontano 1991, da ben 26 anni fa attività politica ed elettorale (dove può) senza essere mai incorso in alcuna condanna, nonostante le ormai centinaia di denunce presentate dai tanti piccoli Lacquaniti, nipotini di Stalin, dalla sua fondazione ad oggi; la Magistratura penale ha più e più volte riconosciuto la nostra totale estraneità a qualsiasi reato riconducibile alla XII Disposizione Transitoria della Costituzione ed alla Legge attuativa cosiddetta “Scelba”. Gli stessi Tribunali penali hanno riconosciuto del tutto legittima l’esposizione dei nostri simboli (un Fascio Repubblicano rosso che nulla ha a che fare con il Fascio littorio simbolo del disciolto PNF), nonchè della dicitura abbreviativa che lo accompagna, ovvero “Fascismo e Libertà”. Sul nostro sito chiunque può visionare le varie Sentenze e/o Decreti di Archiviazione emessi nel corso di questi 26 anni (http://fascismoeliberta.info/legalita-del-m-f-l-p-s-n/).

Ora, il sottoscritto non è né un alto funzionario ministeriale, né un parlamentare lautamente stipendiato, ma pur da umile cittadino arriva a comprendere un’evidenza: se un movimento politico è legale, e sono legali la sua denominazione ed il suo simbolo, impedirgli di prendere parte alle competizioni elettorali, o obbligarlo a farlo con altri simboli, rappresenta un chiaro reato di abuso di potere in vero stile stalinista (Lacquaniti sarà felicissimo), nonchè una vergognosa limitazione dei diritti politici (art. 294 PC) e costituzionali di noi cittadini facenti parte del MFL-PSN. Questo è un fatto.

Oggi apprendiamo che, mentre non si puniscono mai i vari magistrati del TAR e del CdS, o i Vice Prefetti presidenti di Commissioni elettorali che da decenni ci boicottano illecitamente, si puniscono i funzionari della Sottocommissione di Salò per avere applicato la Legge, ovvero per avere ammesso una lista di un movimento legale, avente come logo un simbolo che lo stesso CdS, nel lontano 1994, ritenne del tutto legittimo!

Allego alla presente quella Sentenza, emessa da quelli che ancora si comportavano da Magistrati, e non da stipendiati del PD, pronti a stravolgere le Leggi e ad abusare del proprio potere, tentando di sostituirsi alla Magistratura Penale. Da essa mi permetto di estrarne un paio di punti significativi:

“(…) La Sezione sottolinea, innanzi tutto, che il quesito non riguarda gli aspetti penali e in particolare il punto se le linee statutarie e programmatiche del Movimento integrino o meno la fattispecie della ricostituzione del partito fascista, o quella di manifestazioni fasciste, ipotesi entrambe contemplate dalla legge del 1952. Dal punto di vista penale, invero, non vi è che da prendere atto delle pronunce intervenute nella sede competente; (…) E questa è anche l’opinione di questo Collegio. Il fascio, usato nell’antica Roma come insegna dei magistrati elettivi dotati di potere di comando (imperium), ha assunto nel tempo il valore di simbolo della forma repubblicana dello Stato – e in particolare di una repubblica non oligarchica né aristocratica, ma retta dalla volontà popolare espressa mediante libere elezioni. Così è stato adottato dalla Rivoluzione francese, ed è tuttora l’emblema ufficioso di quella Repubblica; ed è stato adottato anche dalla Repubblica romana dei Giuseppe Mazzini, e anche da qualche altro Stato (es.: il cantone elvetico di San Gallo). È vero che di questo emblema si è appropriato anche il partito mussoliniano, dapprima solo con riferimento ad una ispirazione genericamente rivoluzionaria, poi con l’intenzione – tanto insistitamente declamata, quanto arbitraria e ingiustificata nei fatti – di accreditare il regime mussoliniano come l’erede e il continuatore della Roma repubblicana ed imperiale. Ed è anche vero che all’occhio dell’osservatore italiano l’emblema del fascio non può non richiamare alla memoria, primariamente, proprio il regime fascista. Ma non si può dire che quel simbolo, in sé e per se, abbia un significato unico ed univoco – e forse si dovrebbe anche distinguere a seconda delle varie elaborazioni grafiche, diversificate dalla forma della scure e dalla sua posizione rispetto alle verghe: solo alcune versioni, infatti possono dirsi tipicamente fasciste. In conclusione, l’emblema del fascio romano, disgiunto dalla parola “fascismo”, si può considerare ammissibile, ai fini contemplati dal quesito del Ministero dell’interno”.

Ora, pur considerando un abuso ai nostri danni anche questa Sentenza, in quanto ci vieta la dicitura “Fascismo e Libertà” che la Magistratura Penale ci ha invece autorizzato, mi piacerebbe, capire quali violazioni ravvisi il Sig. Prefetto nella presentazione di un logo largamente riconosciuto legittimo dal CdS ed usato nel mondo e nel corso della Storia per rappresentare Stati retti da istituzioni repubblicane e democratici (a quanto citato nella suddetta Sentenza, mi permetto di aggiungere la Repubblica dell’Ecuador ed il Camerun, come Stati che tuttora adottano un Fascio Repubblicano come simbolo), nonchè disgiunto dalla parola “Fascismo”, esattamente come richiesto dalla Sentenza del 1994.

Fra l’altro, mi permetto di ricordare che nel corso degli anni allo stesso Ministero dell’Interno sono giunte decine di interpellanze parlamentari da parte di “onorevoli” nipotini di Stalin (Lacquaniti, povero lui, è anche in questo caso in ritardo di una ventina d’anni!) contro il nostro movimento, le quali hanno avuto praticamente la stessa risposta, ovvero: “Non spetta al Ministero dell’Interno decidere della legittimità di un movimento politico, ma alla Magistratura Penale, che si è più volte pronunciata a favore del MFL”.

Quindi, dal momento che i fatti che espongo dovrebbero essere ben noti ad alti funzionari dello Stato facenti capo al Ministero dell’interno, torno a chiedermi il senso di certe decisioni del Sig. Prefetto e dei suoi colloqui con il Lacquaniti; non vorrei che si trattasse di un chiaro messaggio ai funzionari della Prefettura, per invitarli a non applicare la Legge in occasioni di future elezioni, aggiungendo abusi ad abusi contro il MFL-PSN.

Chiudo questo mio lungo messaggio allegandovi una sostanziosa documentazione inerente alcune delle nostre passate partecipazioni a competizioni elettorali, che fin dal 1993 ci videro in campo, con l’elezione nel corso degli anni di numerosi consiglieri comunali. Come potrà verificare il Sig. Prefetto, nonostante in molti casi le autorità abbiano abusato dei loro poteri per farci eliminare la parola “Fascismo” (ed al volte anche la sola sigla MFL!), quello che ha caratterizzato sempre le nostre liste è il logo del Fascio della Repubblica Romana di Mazzini, ovvero quello che oggi il Sig. Prefetto ha ritenuto illecito, tanto da sciogliere la Sottocommissione di Salò.

Conscio del fatto che con ogni probabilità nessun alto funzionario perderà il suo tempo prezioso per rispondere al sottoscritto, colgo comunque l’occasione per porgere i miei più distinti saluti al Sig. Prefetto ed ai collaboratori a cui invio la presente.

Dott. Carlo Gariglio – Segr. Naz. MFL-PSN

www.fascismoeliberta.info

www.lavvocatodeldiavolo.biz

Ovviamente, l’arrogante funzionario borbonico non ha minimamente risposto; soltanto una delle collaboratrici in indirizzo ha avuto la decenza di notificarmi di avere girato il tutto al Prefetto in persona… Ma lui, alto funzionario dello Stato Piddino, non perde tempo per dialogare con un cittadino che non fa parte del suo partito e non abusa del titolo di onorevole!

Mura

Purtroppo per il “signor” Prefetto, per il pagliaccio Lacquaniti e per gli stupratori dell’ANPI, nonostante il loro rovesciarsi a terra gonfi di livore, la nostra lista non solo è arrivata alle elezioni, ma ha addirittura preso circa il 12% dei consensi, eleggendo 3 consiglieri comunali in quel di Mura.

E giusto per non perdere ogni occasione per rendersi ridicoli, i pidocchiosi sopra citati hanno organizzato un banchetto di protesta nella serata dell’insediamento dei nostri consiglieri, con annesso schieramento di digossini e sbirri vari, i quali, invece di fare il loro dovere impedendo una manifestazione abusiva ed antidemocratica (protestare contro il risultato delle elezioni è tipico della feccia di sinistra), o quanto meno identificando i pidocchiosi per denunciarli, hanno recitato la parte degli “eroi” calati su Mura per difendere i consiglieri Fascisti! Purtroppo per questi novelli “eroi” della resistenza, nulla è cambiato nonostante i loro strali, indi le elezioni sono state confermate, i nostri 3 consiglieri (che dalla foto a lato salutano idealmente tutti i coglioni antifascisti d’Italia) anche e nel momento in cui scrivo hanno già partecipato ad altre sedute, senza più in contrare nessun pidocchioso che manifestava nei pressi di Mura. Anche il povero Lacquaniti, che si è coperto di ridicolo persino in Parlamento presentando l’ennesima ed inutile interpellanza parlamentare, è dovuto tornare sui monti a fare il partigiano, in attesa di scendere nuovamente in occasione delle prossime elezioni. Intanto, gli consiglierei di tornare fra le braccia accoglienti di “mamma” Vendola, così potrà accudirlo insieme al figlio in provetta appena avuto.

Carlo Gariglio

 

RITORNO AL VOTO (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Settembre 2016)

Quasi quasi mi dispiace, ma il prossimo dicembre mi toccherà sporcare la tessera elettorale che, rilasciatami agli inizi del 2008 in occasione del mio cambio di residenza, è sempre stata chiusa in un cassetto e mai utilizzata per partecipare a stupide ed inutili elezioni e/o referendum.

A dicembre, però, si tratterà di una questione di principio, non di scegliere da quale ladro farsi rapinare, o da quale pidocchioso stile centri sociali farsi manipolare per rifiutare questa o quella opera necessaria allo sviluppo del Paese; voterò, di conseguenza, un bel NO.

Ma non mi addentrerò all’interno di tecnicismi vari e di punti da analizzare per tentare di giustificare il mio NO, in quanto esso è, come ho già detto, derivante da questioni di principio.

Certamente ci sono anche motivi più pratici per votare NO, ma questi mi interessano così poco da lasciarli riassumere da un breve articolo che ho fortuitamente reperito su Internet:

“Ci sono una infinità di motivi per votare No al prossimo referendum-truffa e, citandone solo alcuni,  cominciamo con quello che in pratica è il quesito su cui votare. Ebbene non è vero che il bicameralismo viene superato perché il Senato resta con poteri analoghi, anche se i componenti sono ridotti ad un centinaio dai 325 attuali. Non solo ma il minor costo dei senatori si riduce a soli 50 milioni di euro l’anno a fronte di oltre trecento milioni di spese di funzionamento: forse era meglio ridurre della metà tutti i parlamentari da 945 a 450!  Se poi si considera che la funzione legislativa viene in pratica monopolizzata dal governo, si ha un motivo in più per dire NO. Lasciando stare la variazione sul numero di firme necessarie per i referendum, i premi di maggioranza, il fatto che la stragrande maggioranza di senatori sarà di centrosinistra e non sarà stata eletta ma nominata e tanti altri motivi essenzialmente legati alla formulazione della riforma, ci sono altri motivi, pregiudiziali, che impongono il NO. Non si tratta di “pregiudizio” nel senso che non ti voto contro perché la riforma la fai tu ma per motivi di ordine generale che sono almeno quattro: Intanto per dare una misura corretta della rappresentatività delle formazioni politiche presenti nel Paese la cosa più giusta e corretta sarebbe stata la nascita di una “COSTITUENTE”, In secondo luogo una riforma costituzionale deve vedere la partecipazione di tutti gli schieramenti politici e in questo caso è la sola formazione al governo che la impone agli italiani; in terzo luogo questo è un Parlamento sostanzialmente incostituzionale e la benedizione della Corte Costituzionale è la dimostrazione dell’asservimento dei supremi giudici; ancora il fatto che vengano cambiati ben 47 articoli ed altri soppressi stravolge fa di questa non una Riforma ma uno Stravolgimento della “Costituzione più bella del mondo” (secondo quell’altro guitto in servizio permanente effettivo – il primo se n’è andato giusto qualche giorno fa). Dimenticavo, a proposito del guitto e della “Costituzione più bella del mondo”, tale Roberto Benigni: ebbene, il solo fatto che questo guitto voti SI è sufficiente perché l’Italia voti NO.                             Elio Bitritto”

http://quiquotidiano.it/2016/10/16/perche-no/

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Detto e letto questo, devo però dire che voterei NO anche se questa fosse la migliore riforma costituzionale che si potesse desiderare, in quanto proposta da loschi personaggi che non hanno alcuna legittimazione per proporla.

E qui mi tocca ricordare i “bei” tempi (sono ironico, ma non del tutto, dati i tempi presenti) nei quali governava Berlusconi… I più svegli ricorderanno che uno dei tanti cavalli di battaglia del Cavaliere era proprio la riforma costituzionale, per adeguare quella Carta (in massima parte mai applicata) alle necessità di un Paese moderno, così come ricorderanno l’opposizione delle sudice sinistre parlamentari ed extraparlamentari, le quali recitavano come dei mantra le stesse due frasi: 1) La Costituzione si cambia solo con le “larghe intese”; 2) La Costituzione non si può cambiare a colpi di maggioranza.

Quindi, dato che ci troviamo di fronte ad un Governo mai eletto dal popolo, retto da una cosiddetta maggioranza che comprende anche gli infami del Nuovo Centro Destra, ovvero individui eletti con i voti della destra riciclatisi poi a sostenere un Governo di centrosinistra, non si capisce bene per quali misteriosi motivi si debba lasciare a questi “signori” il compito di modificare la Costituzione!

Ora, immagino già che il cerebroleso medio si stia indignando per quella che percepisce coma una difesa di Berlusconi, ma lo tranquillizzo subito: per quanto mi riguarda, Berlusconi ed i suoi compari, mi fanno quasi altrettanto schifo di Renzi e compari, dal momento che gli uni come gli altri si vantano da sempre di essere “antifascisti”, ovvero persone disturbate mentalmente che ritengono utile ribadire la loro contrarietà ad un qualcosa che non esiste più dal lontano 1945… Tuttavia, nonostante l’odio profondo nei confronti di quelli che così si qualificano, ritengo importante nella vita di un uomo la coerenza, e questa mia coerenza mi porta a non accettare che una sinistra figlia degli assassini partigiani, possa fare il bello ed il cattivo tempo nella politica italiana, trattando la cosiddetta destra allo stesso modo di come tratta i Fascisti (ed i presunti tali).

Già, perché questo schifo di sinistra che ancora va a braccetto con l’ANPI (associazione che rappresenta  i condannati da una Sentenza del Tribunale Supremo Militare del 1954), fin dai tempi di Tangentopoli ha utilizzato contro il Cavaliere, leader del centrodestra, lo stesso armamentario vecchio e stantio usato da sempre contro Fascisti, Nazisti, Razzisti e chi più ne ha più ne metta… Si sono persino inventati il ventennio Berlusconiano, ovvero un periodo di tempo nel quale hanno governato più a lungo loro di Berlusconi e soci. Ed hanno mobilitato per impedirgli di governare (nonostante lui le elezioni le avesse vinte veramente), il clan delle toghe rosse, i pidocchiosi dei centri sociali, le maggiori testate giornalistiche e televisive, docenti delle scuole di ogni ordine e grado, femministe…

benigni

Quindi, benché abbia poca simpatia per Berlusconi, ne ho ancora meno per chi è peggiore di lui, ma pretende di avere una sorta di diritto “divino” sulla politica italiana. Lo sappiamo, questo schifo di Nazione voluta dagli invasori del 1945 e dal connubio mafia (al sud) e partigiani (al nord), non è uno Stato sovrano ed è governata da poteri forti ed oscuri, più che dai politici… Ma il doppiopesismo  praticato dai più di fronte a comportamenti analoghi ha ormai raggiunto vertici inaccettabili. Noi ne sappiamo qualcosa, dato che ad ogni nostra manifestazione politica, per quanto lecita, subiamo attacchi stomachevoli da parte di quelli che ci vorrebbero in galera per avere affisso (pagando le tasse) quattro manifesti, ma che nel contempo assolvono le bravate terroristiche dei loro compari No TAV, No Global e letame simile… Ma allo stesso modo l’opinione pubblica drogata dai soliti noti, si comporta allo stesso modo nei confronti di Berlusconi e soci.

Fateci caso; i primi a tentare di dare più spazi all’universo femminile in politica furono proprio i berlusconiani… Ma per i nipotini di Stalin le elette e nominate dalla destra erano semplicemente delle baldracche volute (e magari scopate) da Berlusconi… Oggi vediamo i nuovi comunisti dei 5 Stelle osannati per avere fatto eleggere delle Sindache giovani e più o meno avvenenti, così come si osanna il PD per lo spazio dato a delle tristi figure tipo la Ministra Boschi, che sia per certi abbigliamenti esibiti, sia per certi insulti ai danni di chi non la pensa come lei, ricorda più una passeggiatrice degli anni 70/80, che non una persona di cultura dedita alla politica.

E già che ci siamo, perché non ricordare i comportamenti della magistratura rossa a proposito dei cambi di casacca di alcuni parlamentari? Come ricorderete, il Cavaliere è stato inquisito e condannato per avere pagato il Senatore De Gregorio per convincerlo a passare con il centrodestra. Ma quante inchieste e quanti processi sono stati fatti nei confronti dei vari Bossi (attirato da D’Alema che aveva definito la Lega “costola della sinistra), Casini, Fini ed in ultimo Alfano, che erano stati eletti con i voti della destra, salvo poi mettersi di traverso per fare cadere Governi legittimamente votati ed in carica? Ve lo dico io: nessuna inchiesta e nessun processo, così come nessuno indagò contro Prodi per scoprire cosa aveva promesso ai vari Senatori a vita che per un bel pezzo tennero in piedi un suo Governo privo di maggioranza al Senato! Leggete e ricordate:

“(…) Quelli che oggi sembrano ricordare ogni gesto o parola del senatore Sergio De Gregorio, come possono aver dimenticato le luminose figure del senatore Franco Turigliatto e del senatore Luigi Pallaro? (…) Il governo Prodi nacque con una maggioranza al Senato a dir poco risicata (di fatto si reggeva sui voti dei senatori a vita: ebbe la prima fiducia con 165 sì e 155 no). (…) All’epoca De Gregorio, eletto nelle fila dell’Italia dei Valori di Di Pietro e forse, chissà, già a libro paga di Berlusconi, votò contro il governo, ma in compenso ci fu il passaggio da destra a sinistra (ovviamente motivato da nobili ragioni politiche) di Marco Follini. (…) Ma nel complesso – visti i numeri ballerini al Senato e l’eccessiva eterogeneità politica della maggioranza di centrosinistra – si trattò di un Vietnam parlamentare quotidiano. Nel quale sicuramente, come ci hanno ricordato i giudici di Napoli, s’inserì Berlusconi con la sua “Operazione Libertà”, consistente nel convincere qualche parlamentare ballerino a cambiare casacca. Una prassi che nell’ultimo ventennio è stata la norma nel Parlamento italiano, oltreché un fenomeno politicamente trasversale: dalla sinistra alla destra passando per il centro, e viceversa. Salvo scoprire oggi che si tratta non solo di una prassi certamente deplorevole, ma di un reato. De Gregorio in effetti ha ammesso di aver avuto dei soldi da Berlusconi per finanziare il suo effimero movimento politico, una volta lasciato Di Pietro. Ma fidatevi, se questa è corruzione, le carceri italiane dovrebbero essere piene di parlamentari voltagabbana. (…) Il 24 gennaio, al momento della fiducia al Senato, avrebbero votato contro il governo, mandandolo definitivamente a casa, due dei senatori dell’Udeur (tra cui lo stesso Mastella), due dei senatori dei Liberal Democratici di Dini, Domenico Fisichella (già di An ma nel 2006 eletto con la Margherita di Rutelli), Franco Turigliatto e buon ultimo anche Sergio De Gregorio. Quanto al mitico Luigi Pallaro, che per il suo appoggio a Prodi aveva drenato risorse a tutto spiano per gli italiani all’estero che lo avevano eletto, il giorno della fiducia – chissà come, chissà perché – aveva preferito restarsene a Buenos Aires. La batosta in numeri fu la seguente: 161 contrari, 156 sì e un astenuto. E così finì l’avventura del secondo governo Prodi.

Ora si può anche dire – e scrivere sui libri di storia – che Prodi cadde per colpa di De Gregorio, se proprio abbiamo deciso che la verità sulla politica italiana è quella che ormai si forma nelle aule dei tribunali e grazie alle sue sentenze. Peccato solo che le cose siano andate diversamente”.

Editoriale apparso sul Giornale dell’Umbria dell’11 luglio 2015

http://www.istitutodipolitica.it/wordpress/2015/07/13/la-verita-e-le-bugie-sulla-caduta-del-secondo-governo-prodi/

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Visto, cari privi di memoria e doppiopesisti?  Dopo avere concesso tutte queste libertà agli infami sinistri, vogliamo oggi aiutarli a smentire quanto da loro stessi dichiarato, ovvero che la Costituzione non si tocca, che andrebbe cambiata solo coinvolgendo tutte le forze politiche per mezzo di larghe intese? Vogliamo farglielo fare con un Governo illegittimo, una maggioranza raccogliticcia che comprende transfughi eletti con i voti della destra, e che non comprende larga parte degli esponenti dello stesso partito di Renzi?

Poco mi importa sapere che votando NO mi ritroverò in compagnia di indegni figuri quali quelli dell’ANPI o dei traditori falsi Fascisti di Casa Pound… Una cosa va fatta quando è giusta, indipendentemente da quanto fanno gli altri. Sarebbe ora di capirlo, invece di ragionare come gli ultrà da stadio!

Carlo Gariglio

 

ELEZIONI, REFERENDUM E VOTI VARI (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Giugno 2016)

In queste ultime settimane si sono svolte, in Italia ed Europa, varie votazioni interessanti, sulle quali vorrei soffermarmi per una breve analisi; come al solito, lo squallore peggiore si è visto nelle elezioni amministrative italiane, che hanno confermato come in Italia le cose non possono che peggiorare, data l’immonda stupidità del popolo… Ma andiamo con ordine e diamo prima un’occhiata alle elezioni presidenziali austriache, ove “madama” democrazia si è espressa al meglio delle sue possibilità; infatti, è accaduto che per evitare l’attesa vittoria del candidato di estrema destra, il quale aveva vinto con buon margine al primo turno, gli “illuminati” locali abbiano dapprima deciso di attendere il voto postale dei non residenti, ed infine di truccare miseramente l’esito finale del voto, dato che non trovavano modo di fare vincere il candidato dei cosiddetti “verdi”.

Onde evitare di essere tacciati di partigianeria, lasciamo parlare fonti non sospette:

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“Una risata amara sta seppellendo l’elezione presidenziale più drammatica della storia austriaca. Le udienze del ricorso presentato dai populisti della Fpö per annullare il voto del 22 maggio scorso si stanno rivelando una via di mezzo tra un romanzo di Gogol e Fantozzi. I presidenti dei seggi e gli scrutatori stanno raccontando da tre giorni dettagli dello spoglio finale che ha regalato la vittoria ad Alexander Van der Bellen che gettano un’ombra inquietante sul voto, vinto con appena 30 mila voti di differenza. Tanto che ieri uno dei quattordici giudici costituzionali che stavano ascoltando a bocca aperta le testimonianze si è complimentato ironicamente con un uno dei pochi responsabili dei seggi che aveva fatto tutto secondo le regole.

Il contenzioso riguarda il voto per corrispondenza, circa 600 mila schede che per legge si sono potute aprire e contare soltanto lunedì 23 maggio, quando il voto nei seggi era già chiuso e dava, peraltro, il candidato della Fpö Norbert Hofer in vantaggio. Quelle ultime schede hanno rovesciato clamorosamente il risultato finale a vantaggio di Van der Bellen. Ma ora sta emergendo che negli uffici dove si contavano quei voti arrivati per posta non tutto è andato secondo le regole, per usare un eufemismo. E se i giudici dovessero ritenere eccessive le irregolarità che stanno emergendo, l’Austria rischia di dover tornare nuovamente alle urne. Sarebbe la prima volta nella storia. Peraltro, le udienze andranno avanti fino al 6 luglio. Due giorni prima del giuramento di Van der Bellen. Sempre che ci si arrivi.

Da un seggio in provincia di Vienna uno scrutatore ha raccontato che i conti non tornavano, che mancavano all’appello tre schede, ma che i colleghi si sarebbero rifiutati di ricontarle: “Erano sfiniti e volevano andare in pausa pranzo”. Le schede sono state annullate. A un giudice incredulo è scappato: “E certo, bisognava andare in pausa pranzo!”. Ma racconti così si stanno moltiplicando. E uno dei problemi maggiori riguarda i tempi.

A Bregenz tre scrutatrici hanno aperto 1500 buste delle 9523 arrivate prima delle 9 di lunedì mattina – vietato, in teoria – e hanno giustificato la decisione con le esortazioni arrivate direttamente dal ministero di fare in fretta. Un responsabile ha raccontato “mi hanno detto che il ministro dell’Interno voleva annunciare il risultato”. Sono molti gli scrutatori che stanno riportando pressioni subite dal ministero per accelerare la conta dei voti.

In alcuni comuni l’apertura delle buste è cominciata addirittura giorni prima, venerdì, sabato e nella domenica del voto. Come ha ammesso candidamente un presidente di seggio, “altrimenti ci avremmo messo dei giorni”. Un altro ha gettato i giudici nella disperazione riconoscendo che “abbiamo sempre fatto così”. Un terzo ha rivelato anche che i protocolli erano redatti un po’ alla buona, e di essere arrivato al seggio a mezzogiorno mentre dai documenti ufficiali risultava lì dall’alba. E via pasticciando (…)”.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/06/23/news/austria_le_presidenziali_di_maggio_si_trasformano_in_farsa-142641971/

Notate la delicatezza dei “media” di regime, ovvero amici e sodali degli stessi che abitualmente truccano le elezioni ovunque per favorire i candidati di sinistra, o comunque amici della lobby giudaica… Nessuno sdegno, nessuna parola di fuoco, ma un tono ridanciano tendente ad evidenziare non la volontà occulta di non fare vincere il candidato dell’estrema destra, ovviamente contrario all’immigrazione ed alle assurde pretese della cosiddetta Europa unita (nel depredare i poveri Cristi), ma se mai l’incapacità degli scrutatori e le pressioni del Ministero per accelerare le operazioni di scrutinio… Non una parola su altri tipi di “pressione”!

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Vi immaginate se le cose fossero andate all’opposto, ovvero se un candidato di estrema sinistra fosse stato defraudato della vittoria ad opera degli immancabili fascisti, nazisti, razzisti, xenofobi e chissà cos’altro?

Come minimo avremmo visto manifestazioni di no global e pidocchiosi assortiti dall’Alaska al Sud Africa, accompagnate da articoli roboanti in difesa della democrazia violata.

Ma in questo caso il nulla, o quasi; scarne notizie asettiche nei vari TG, qualche articolo ipocrita come quello riportato e nulla più… Del resto, si potrebbe ipotizzare che anche qualche austriaco non comunista e non schiavo della giudeocrazia europea abbia cercato di truccare le elezioni per evitare all’Austria ulteriori sanzioni… Qualcuno dei coglioni fedeli all’Europa unita ricorda cosa accadde nel 2000?

Haider, cosiddetto xenofobo, vinse le elezioni e partecipò, con il suo partito, al Governo presieduto da Wolfang Schuessel; quella immonda cloaca chiamata Unione Europea si affrettò a sanzionare l’Austria, rea di avere votato in libere elezioni un partito di estrema destra!

La scusa ufficiale fu il volere bloccare Leggi ed iniziative “razziste”, ma ovviamente nulla di tutto ciò si era mai verificato, dato che il Governo si era appena formato e nessuna Legge nuova era stata varata. Rinfreschiamo la memoria ai coglioni di sinistra ed ai loro emuli di certa “area” che tanto difendono l’Europa unita:

“ROMA – Come annunciato ieri al Senato dal ministro degli Esteri Lamberto Dini, anche l’Italia applicherà contro il nuovo governo austriaco le misure stabilite dal comunicato della presidenza di turno portoghese dell’Unione. Le misure decise dall’Ue sono di tre tipi: “la rinuncia a promuovere o accettare contatti ufficiali bilaterali a livello politico” con il governo austriaco guidato da Wolfang Schuessel con l’appoggio di Jeorg Haider; “il rifiuto di sostenere candidature austriache nelle organizzazioni internazionali”; “la limitazione a livello tecnico dell’accesso degli ambasciatori austriaci nelle capitali europee”.

http://www.repubblica.it/online/mondo/haider/sanzioni/sanzioni.html

Aderirono immediatamente a queste immonde sanzioni, oltre ai lacchè dei giudei che governavano l’Italia, Francia, Portogallo, Spagna, Germania, Svezia, Gran Bretagna, Belgio, Lussemburgo (Sic!), Irlanda, Olanda e Danimarca.

Inutile fare notare che di recente, dopo la vittoria in Grecia di un pagliaccio di estrema sinistra con reminiscenze marxiste, nessuno ha osato lamentarsi e/o protestare… Ma gli scodinzolanti media si sono affrettati a preoccuparsi per la piccola avanzata del partito di estrema destra chiamato Alba Dorata… Come dire: in democrazia il popolo è sovrano e libero di votare, ma solo dal centro a sinistra… In caso contrario bisogna reagire contro chi ha osato votare a destra!

Giusto per evidenziare lo squallore dei ragionamenti di certi miserabili, ritorno ad un articolo del 2000, che parlava delle “democratiche” proteste contro il voto degli austriaci:

“VIENNA – Oltre 150.000 persone, ma gli organizzatori dicono 300 mila, hanno manifestato oggi a Vienna per protestare contro Joerg Haider e il governo di centro-destra che ha portato al potere il suo Partito liberale xenofobo con i popolari di Schuessel (…) Presenze non solo austriache: “Sono venuto da Parigi per manifestare contro il razzismo e la xenofobia e rimarrò qui fino a quando la coalizione rimarrà al potere”, ha detto Henri- Samuelle Friedmann, un artista francese che ha decorato i marciapiedi con simboli antinazisti”.

http://www.repubblica.it/online/mondo/haider/corteo/corteo.html

Capito? 150 mila idioti, compresi i cialtroni stranieri dal cognome curiosamente ebraico (Friedmann), che invece di essere arrestati per avere imbrattato il suolo pubblico (se a farlo è un giudeo diventa una “decorazione”!), vengono anche intervistati e rilasciano dichiarazioni, dovrebbero invalidare i risultati un voto che all’epoca vide ben 1.243.672 austriaci, pari al 26,91%, votare per Haider… Ma si sa, la matematica nelle mani dei giudei e dei loro reggicoda assume contorni favolistici!

Come dicevamo all’inizio, non si è votato solo in Austria; in Gran Bretagna il 23 giugno scorso si è votato per il referendum che doveva decidere se fare uscire il Paese dall’Unione Europea, oppure se farlo restare… Un restare sui generis, a dirla tutta, in quanto i britannici, che stupidi non sono, si sono sempre ben guardati del privarsi della sovranità monetaria a beneficio di banche private gestite da giudei e massoni, come invece fece a suo tempo l’indegno Governo presieduto dall’ancora più indegno Romano Prodi, Massone del Grande Oriente d’Italia, legato a filo doppio con le elite (Bilderberg, Trilaterale) che stanno portando il mondo verso il uovo Ordine Mondiale giudaico, mercantilista e massonico (lo ricordo a beneficio dei coglioni che gridano sempre contro Berlusconi definendolo Piduista). Prodi e so(r)ci truccarono i conti dello Stato, accettarono di fissare un cambio Lira/Euro assurdo, e ci portarono in quella rovina economica, sociale e politica chiamata Unione Europea, ovviamente senza degnarsi di consultare i cittadini in alcun modo; oggi i britannici quanto meno hanno dato la possibilità al popolo di esprimersi, benché questa opportunità fosse solo un paravento. Si pensava, infatti, che con tutte le forze politiche maggioritarie schierate a favore della permanenza nella UE, con tutti i maggiori “media” a fare propaganda per il “restare”, con i vari sondaggi che davano ben poche speranze ai sostenitori della “Brexit”, il voto sarebbe stato poco più di una formalità, utile solo a mostrare al mondo quanto sono democratici i sostenitori del nuovo ordine mondiale. Però, a volte le ciambelle non riescono col buco, quindi, ad un settimana dal voto, qualche sondaggio iniziava a dare il “Brexit” molto vicino al “Leave”… Che fare? Qualcuno ha avuto una brillante pensata per orientare maggiormente il voto: ammazzare una deputata laburista poco dopo un comizio a sostegno della permanenza britannica nella UE… O meglio, farla ammazzare dal solito ed immancabile neonazista, il quale avrebbe anche gridato “Britain First” (Prima la Gran Bretagna), stando a sentire il solito falso testimone… Quale occasione migliore per tentare di orientare ulteriormente il voto? I barbari Nazisti che uccidono innocenti di sinistra per sostenere l’uscita dall’unione europea!

Leggiamo, a proposito, l’opinione di qualcuno che ha ancora cervello ed occhi al loro posto:

“La vita di una donna in due parole: Britain first. Peccato che il killer non le abbia dette e sia matto.

Primo, di fronte alla morte di una donna di 41 anni, madre di due figli, bisognerebbe applicare la regola di un dignitoso silenzio. Ma non è stato così, perché la deputata laburista Jo Cox è stata uccisa una seconda volta dall’infame propaganda filo-Ue quando ancora si trovava tra la vita e la morte in un ospedale di Leeds. Già, perché solo due parole hanno da subito caratterizzato la sua tragedia, fin dal compimento: “Britain first”. Ovvero, prima la Gran Bretagna, piccolo partito nazionalista ma, soprattutto, motto molto usato da chi fa campagna per il Brexit. Bene, stando a un testimone – uno solo – l’uomo che l’ha uccisa, il 52enne Thomas Mair, avrebbe detto queste due parole prima di accoltellarla e finirla con due colpi di pistola. Bene, immediatamente, essendo la Cox una fervente oppositrice del Brexit, l’omicidio è diventato il frutto malato dell’odio anti-europeista. E magari anche anti-immigrazione, visto che sempre la Cox si era spesa molto per la causa dei profughi ed era stata per anni militante della onlus Oxfam. Il delitto politico perfetto con un timing ancora migliore.

Certo, perché ai media italiani, cialtroni e straccioni, servi del potere tali da tramutare Emilio Fede nel martire della libertà d’informazione, è bastato questo per imbastire titoli e servizi dei TG. E non oso immaginare cosa leggeremo domani sui quotidiani. Io ho preferito usare l’informazione inglese, seguendo unicamente la cronaca. Il primo testimone dell’accaduto intervistato da Sky News è stato Hichem Ben Abdallah, il quale era vicino al luogo dell’aggressione, nelle vicinanze della biblioteca di Birstall, nel West Yorkshire. Ecco le sue parole: “L’uomo la stava prendendo a calci e lei era stesa a terra. Quando un passante, un uomo molto coraggioso che lavora nella lavanderia vicino, è intervenuto, lo aggressore ha estratto una pistola, ha fatto un passo indietro e le ha sparato due volte”. La Cox si trovava lì perché aveva in programma un incontro con i suoi elettori proprio presso la biblioteca comunale del piccolo centro vicino a Dewsbury. Sempre stando al signor Abdallah, il tutto sarebbe durato tra i 15 e i 20 minuti. Un po’ tanto come aggressione, tanto più se si tratta di un omicidio politico.

Un altro testimone è Clarke Rothwell, titolare di un bar vicino alla biblioteca, che ha detto alla BBC News come ci fosse in atto un alterco tra un uomo armato di pistola e la Cox: “Ha sparato alla donna e poi le ha sparato ancora. Lei è caduta, qualcuno stava lottando con lui e allora ha preso un coltello e lo ha brandito contro di lei. Le ha sparato tre volte. La gente cercava di aiutarla, a quel punto l’assalitore è scappato lungo una strada a senso unico. Io e il mio amico abbiamo corso per cercare di trovarlo”. Per Sky News, un altro testimone: “All’improvviso è saltato fuori questo tipo con un cappello da baseball che ha tirato fuori una pistola. Sembrava una pistola della Prima Guerra Mondiale o una pistola artigianale. Ha sparato il primo colpo e allora io sono scappato via, come hanno fatto tutti. Di colpo, poi, abbiamo sentito il secondo colpo”. Ed ecco il punto cardine: sempre stando a una testimone di Sky News, l’assalitore avrebbe gridato “Britain First”. Bene, in un video andato in onda sulla tv inglese si vede quel testimone smentire questa ipotesi, visto che alla domanda del giornalista risponde: “Non gliel’ho mai sentito dire”. Cazzarola, cade tutto il castello infame e rimane solo la tragedia di una vita spezzata. Spezzata da chi? Da Thomas Mair, 52 enne che lavora come volontario nel parco cittadino, essendo amante del giardinaggio. Ma c’è qualcosa d’altro che lo riguarda e che nessuno ha avuto la decenza di dire: che l’impegno con il volontariato Mair lo ha scoperto frequentando il Pathways Day Centre di Mirfield, un centro per adulti con problemi mentali (…). Insomma, è matto. E’ come Kabobo, quello che picconava la gente per strada nel quartiere di Niguarda a Milano, però nessuno lo ha detto: per tutti è quello che ha ucciso la giovane deputata filo-europeista gridando “Britain First”. Il mio senso di schifo ormai sta toccando vertici mai visti in 43 anni di vita. Resta un dubbio: il testimone parlava di una pistola vecchia o costruita artigianalmente. Quindi, senza matricola, un’arma di cui non si può risalire alla paternità o al possesso iniziale. L’ha fatta lui, tra una siepe potata e l’altra, oppure qualcuno gliel’ha messa in mano, magari mettendogli in testa anche cosa farci? E poi, al di là del coltello che c’è e non c’è in base ai testimoni, così come il cappellino da baseball, due cose non tornano. Primo, qualcuno parla di un uomo uscito fuori all’improvviso, qualcun’altro di un uomo che stava già litigando con la Cox. Secondo, i colpi sono stati due o tre? Perché magari un matto non addestrato può sparare due volte senza ferire mortalmente ma se qualcuno con più mire ed esperienza spara di nascosto il terzo colpo fatale, allora il piano funziona. Lo so, vedo complotti ovunque ma visto in che condizioni siamo finiti grazie a troppa gente che vede gli unicorni, ci crede e si sente anche furba, preferisco continuare a pensare male. Ma con la mia testa. Anche perché di fronte a reazioni del mercato come queste di fronte all’omicidio di una deputata pro-Ue a una settimana esatta dal referendum e con il Brexit al 48%, uno se non è del tutto lobotomizzato qualche domanda se la pone (ovviamente saranno dipese da reazioni tecniche al trilione di opzioni sullo Standard&Poor’s che scadono oggi, ci mancherebbe). Peccato che quando un’agenzia seria ed establishment come la Reuters spara un titolo del genere: Sterling rises after pro EU Britisch lawmaker killed, anche la pista della scadenza tecnica alla Borsa di New York perde un po’ di smalto e i dubbi tornano. Cattivi e insistenti. Attenti, da qui in avanti la “libera stampa” si lancerà su questa vicenda come un avvoltoio ancora di più, dipingendo il Brexit come l’anticamera a un futuro di paura, violenza e instabilità. E Jo Cox verrà immolata sull’altare dell’europeismo, senza alcuna vergogna. Riposi in pace”.

Mauro Bottarelli

http://www.rischiocalcolato.it/2016/06/la-vita-donna-due-parole-britain-first-peccato-killer-non-le-abbia-dette-sia-matto.html

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Eppure, come già dicevo, non sempre le ciambelle riescono con il buco, ed il popolo britannico ha comunque votato, in maggioranza, per lasciare la “graziosa” compagnia dell’unione europea, in barba alla propaganda ed ai delitti di Stato… Evidentemente, e mi duole ammetterlo, da quelle parti è rimasta qualche testa pensante in modo indipendente, cosa che difficilmente si potrebbe incontrare nella nostra Italia.

Tutto finito? Nemmeno per sogno, dato che i democratici, come già dimostrato per l’Austria, accettano il risultato delle elezioni e dei referendum solo quando è loro favorevole, trovando mille scuse miserabili per non accettarlo quando non gli sorride… Poteva, quindi, mancare la miserabile ed inutile protesta di piazza ed addirittura quella tramite gli ancora più inutili e deleteri “social”?

Leggete qui sotto e fatevi 4 risate… Persino i minorenni senza diritto di voto vengono mobilitati per dare voce ai cialtroni antidemocratici che non sono abituati a rispettare un voto che non siano riusciti ad orientare!

“25 giugno 2016 – 08:08

Brexit, la protesta dei giovani contro i loro padri anti-Ue corre sui social: #notinmyname

Due generazioni allo scontro sul referendum britannico: la nuova, favorevole al “Remain”, e la vecchia, tutta per il “Leave”. E su Twitter anche lo sfogo dei minorenni senza diritto di voto.

Lo scontro generazionale tra giovani e anziani, tra futuro e passato, in Gran Bretagna si è consumato nel segreto dell’urna nel giorno del referendum che ha sancito l’uscita del Paese dall’Unione Europea. Non è stata solo la statistica a misurare il divario delle età tra chi ha votato “Remain” e chi ha votato “Leave”: un termometro della protesta è stato soprattutto Twitter. Per tutto il giorno si sono susseguiti cinguettii con gli hashtag #notinmyname (Non nel mio nome, ndr) e #whathavewedone (Cosa abbiamo fatto). Ad alzare la voce sui social contro la decisione della Brexit soprattutto i minorenni, che non hanno diritto di voto ma che a restare nell’Ue con i fratelli maggiori, a quanto pare, ci tenevano molto.

Ma il colmo dell’indecenza, a mio parere, si raggiunge enfatizzando una presunta petizione popolare, che avrebbe raggiunto “quasi” 3 milioni di firme, per chiedere un nuovo referendum!

Brexit, quasi tre milioni di firme per un nuovo referendum sulla Ue.

LONDRA – Una petizione per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit sta avendo un enorme successo in Gran Bretagna: ha raccolto oltre due milioni e 900mila firme. Anche se si ritiene che sarà improbabile un secondo ricorso al voto popolare, costringerà comunque il parlamento inglese a pronunciarsi e terrà aperto il dibattito tra ‘Brexit’ e ‘Remain’ che ha diviso in due l’Inghilterra. Dalla Scozia, invece, arriva l’annuncio di una seconda consultazione popolare per l’indipendenza, mentre il governo scozzese chiede di avere “discussioni immediate” con Bruxelles. Continua, in Gran Bretagna, la fibrillazione politica scatenata dal voto del 23 giugno che ha decretato l’uscita dalla Ue.
Petizione per nuovo referendum. La petizione per una nuova consultazione ha quasi raggiunto tre milioni di firme. È pubblicata sul sito del parlamento britannico, che, a un certo punto, è andato in tilt a causa dei troppi accessi. I firmatari chiedono la promulgazione di una nuova legge che consenta la ripetizione del referendum in caso di un risultato del ‘Leave’ o del ‘Remain’ inferiore al 60%. E che abbia come condizione minima un’affluenza alle urne non inferiore al 75%. Insomma, sarebbe un
escamotage per poter ripetere la consultazione: in molti ritengono che difficilmente la petizione avrà seguito, tuttavia è eccezionale la quantità di firme a sostegno che in breve tempo ha ottenuto. Va precisato che le petizioni inviate al Governo e al Parlamento che raccolgono almeno 100mila firme vengono automaticamente considerate per un dibattito parlamentare.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/06/25/news/brexit_un_milione_di_inglesi_per_un_nuovo_referendum_sulla_ue-142779184/

Capito? Quasi 3 milioni di firme, raccolte chissà come, chissà dove, chissà quando, chissà da chi e chissà perché, dovrebbero rimettere in discussione una consultazione referendaria regolare, vinta dai sostenitori della “Brexit” non con 3 milioni di voti, ma con più di 17 milioni di voti (17.410.742 per la precisione)!

Ancora una volta viene da dire che la matematica giudaica, tipo quella dei famosi “sei milioni”, segua regole molto diverse dalla matematica universalmente riconosciuta!

Lasciando da parte i voti esteri, che confermano esattamente quello che abbiamo sempre detto dei regimi “democratici” e dei loro reggicoda, diamo un piccolo sguardo in casa nostra, analizzando le elezioni amministrative appena svolte.

Ovviamente in Italia non si corre il rischio di trovare cittadini pensanti che tentano (magari senza riuscirci, ma almeno provandoci) di cambiare le cose che ormai si ripetono tristemente uguali dal dopoguerra ad oggi.

Intendiamoci: non credo alle favole, così come non credo alla buona fede e all’onestà di nessuno dei candidati italiani (e ben poco ci credo riguardo ai candidati di altre Nazioni), ma vedere un popolo che quanto meno tenta di cambiare le cose, invece di continuare stancamente a votare per gli stessi individui che li prendono per il deretano da decenni, dà l’idea di un malato che possa guarire, mentre l’Italia dà l’idea di essere uno di quei malati in coma irreversibile con encefalogramma piatto!

In Francia vediamo di tanto in tanto gli scontenti che provano a votare per il FN, in Grecia abbiamo visto l’elettorato dei partiti tradizionali spostarsi in parte verso l’estrema destra di “Alba Dorata”, ed in larga parte verso l’estrema sinistra di Tsipras… Dell’Austria abbiamo appena parlato, nell’Europa dell’est si stanno affermando sempre più spesso formazioni politiche nuove e contrarie alle porcherie europee ed alla invasione extracomunitaria favorita proprio da queste istituzioni giudaiche e senza Patria… Persino nella Germania dell’indegna Merkel vediamo molto spesso, seppure in elezioni locali, piccoli partiti di estrema destra affermarsi sui partiti storici.

E in Italia cosa accade? Stancamente i soliti coglioni si trascinano ai seggi per votare l’ex PCI, Forza Italia e magari (massimo della rivoluzione che riescono a concepire i decerebrati elettori italiani), i comunisti falliti nascostisi dietro il simbolo dei 5 Stelle e la faccia da pagliaccio di Beppe Grillo!

Eh già… L’unica “novità” emersa da questa tornata elettorale amministrativa in Italia è la vittoria dei pagliacci a 5 Stelle in varie località, ma soprattutto a Torino ed a Roma, dove si sono insediate 2 cerebrolese di estrema sinistra; la candidata di Torino, addirittura, è stata eletta grazie ai voti raccolti fra la feccia dei centri sociali e dei No Tav in primis, ed ha ricompensato questo pattume umano con nomine di peso:

“La sindaca Appendino sceglie un No Tav per guidare il Consiglio.

I Cinque Stelle nominano un contestatore dell’Alta velocità come numero uno della Sala Rossa. Ma a Torino è polemica sulle cariche: per alcuni militanti c’è poca condivisione. Di Marco Bardesono.

L’abbraccio tra Guido Montanari, vice sindaco di Torino, con Alberto Perino, leader storico del movimento No Tav, sarebbe stato solo il prologo. Lunedì, infatti, un altro esponente del gruppo che si oppone all’Alta Velocità, Fabio Versaci, 30 anni, eletto in Comune tra i pentastellati, sarà nominato presidente del Consiglio e siederà sullo scanno più altro della Sala Rossa. Chiara Appendino non si è smentita e ha tenuto fede alle sue posizioni ampiamente espresse in campagna elettorale, sintetizzate «nell’opzione zero per una decrescita felice», concetti racchiusi nello slogan tanto caro a Guido Montanari, autentico ideologo dei grillini a Torino. Nominati anche i presidenti delle commissioni. Fabio Versaci le lotte No Tav le ha fatte tutte: da Venaus, alla Libera Repubblica della Maddalena, passando per i momenti più caldi dell’estate 2011. Versaci l’ha spuntata sul suo competitor Viviana Ferreo, alla quale Chiara Appendino ha affidato la commissione Pari Opportunità (…)”.

http://www.corriere.it/politica/16_luglio_16/sindaca-appendino-sceglie-no-tav-guidare-consiglio-torino-movimento-e9d46e86-4b3c-11e6-8c21-6254c90f07ee.shtml

Del resto, siamo un Paese ove si manda in galera i cittadini onesti che tentano di difendersi dalla tracotanza dei delinquenti, mentre ai criminali come Carlo Giuliani viene dedicata un’aula parlamentare… Possiamo stupirci se i compagni 5 Stelle nominano ai vertici di un’amministrazione comunale dei briganti distintisi per la loro partecipazione a blocchi stradali, sassaiole contro le forze dell’ordine e minacce di ogni genere a chiunque rifiutasse la “lotta” No Tav?

5stelle

E vogliamo parlare della gentildonna eletta a Roma?

Roma, Raggi alle Fosse Ardeatine: “Atto dovuto nel primo giorno da sindaco. Eredità importante”

“Mi impegno a raccogliere questa importante eredità per la nostra amata città e il nostro paese”. È questo il messaggio lasciato dalla sindaco di Roma Virginia Raggi nel registro autorità delle Fosse Ardeatine. La sindaco ha reso omaggio, con la deposizione di una corona d’alloro presso il Mausoleo ardeatino, alla memoria dei Caduti delle Fosse Ardeatine.

Roma, dall’Altare della Patria alla Sinagoga, corone d’alloro per le cerimonie di insediamento della Raggi.

(…) A Porta San Paolo la Raggi è stata invece accolta da alcuni membri dell’Anpi (…)  Dopo le Fosse Ardeatine Virginia Raggi ha raggiunto il Tempio Maggiore. Accompagnata dal Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni e dalla presidente della Comunità ebraica della Capitale, Ruth Dureghello, la sindaca ha deposto una corona d’alloro all’esterno del Tempio rendendo così omaggio alle vittime della Shoah. Prima della cerimonia la neoeletta si era intrattenuta alcuni minuti a parlare con il Rabbino Di Segni e la presidente Dureghello. “E’ stato un incontro molto piacevole e familiare. Non eravamo abituati. I suoi predecessori non si erano trattenuti così a lungo, per manifestare un interesse particolare”, ha commentato Ruth Dureghello al termine dell’incontro (…)”.

http://www.casamartinezroma.com/roma-raggi-alle-fosse-ardeatine-atto-dovuto-nel-primo-giorno-da-sindaco-eredita-importante/

Ecco il “nuovo” che avanza in stile 5 Stelle: delinquenti dei centri sociali nelle istituzioni, inchino davanti a partigiani e giudei… Ed il bello (si fa per dire) è che certi coglioni italici (alcuni dei quali, purtroppo, sedicenti Fascisti), vanno dietro a questa sudicia armata Brancaleone costituita da falliti dell’area verde e comunista, riciclatisi come “grillini”!

Ora, non ho la pretesa che tutti siano Fascisti, anche perché per esserlo sono indispensabili cultura, intelligenza e capacità di non farsi condizionare dalla falsa vulgata storica che accomuna sinistri vari, giudei e pattume assortito (con la straordinaria partecipazione anche di quella destra che in privato finge di condividere i nostri valori, mentre in pubblico si vanta di essere antifascista), ma da un movimento politico veramente alternativo, che punti alla rottura con il passato, ci si aspetterebbe quanto meno alcuni passi importanti, primo dei quali la netta chiusura con quella malattia mentale che viene definita antifascismo. Già, perché un politico onesto dovrebbe sottolineare in primis che il Fascismo è caduto, manu militari, nel lontano 1945, e che da allora non ha più governato un solo giorno in Italia ed in Europa; secondariamente, che tutti i politici di centro, destra e sinistra, hanno coperto le loro porcherie nascondendosi dietro la favola dello antifascismo, per confondere la massa dei beoti, sempre felice di scendere in piazza contro un nemico che non esiste e trascurando quelli ben noti ed attivi. Infine, questo politico onesto e veramente nuovo, dovrebbe dire che se oggi l’Italia è nelle mani della mafia, della camorra e di tutti i tipi di criminalità organizzata, il “merito” è di quegli americani che ci hanno “liberati” (dalla civiltà) alleandosi con la mafia per sbarcare più agevolmente, e che l’hanno ricambiata imponendo a capo delle varie città siciliane “liberate” vari esponenti mafiosi costretti dal Fascismo ad emigrare.

Se e quando nascerà un politico onesto di questo calibro, capace di chiudere le porte alle varie pagliacciate storico – politiche a base di ANPI, 25 Aprile ed olocausti inventati, forse potrò votarlo anch’io, sebbene non dovesse dichiararsi Fascista… Ma fino a quando ogni nuova merda prestata alla politica cercherà facile pubblicità e visibilità insultando quei Fascisti che non hanno alcuna responsabilità nel malgoverno, nella corruzione, nelle infiltrazioni mafiose e nella corruzione che dilagano proprio grazie alla sconfitta dei Fascisti, l’unico comportamento mentalmente equilibrato dovrebbe essere non votare per nessuno di questi escrementi, destra, sinistra o centro che siano.

Votare dovrebbe essere un diritto, cioè il diritto di scegliere i migliori governanti… Ma se diventa il dovere di scegliere chi sarà il meno disonesto nel rapinare il popolo e nel privarlo dei diritti fondamentali, io continuerò a mantenere intonsa la mia tessera elettorale.

Del resto, persino quel centrodestra che in generale mi risulta meno disgustoso del centrosinistra e dei “grillini”, sceglie oggi di farsi rappresentare dall’immondo Parisi, cioè quel candidato che a Milano, per rubare la scena ai sinistri, ha pensato bene non solo di sfilare per celebrare il 25 Aprile, ma addirittura di farlo inquadrato nelle fila della cosiddetta “brigata ebraica”… Chissà quanti coglioni della destra milanese che si radunano a Predappio per oltraggiare la memoria del Duce nelle consuete date storiche, avrà votato per il candidato della sinagoga, magari con la convinzione di essere “fascista” perché contrario al candidato della sinistra? Il modo di ragionare di certi sedicenti Fascisti mi ricorda la nascita del “mitico” MSI divenuto poi DN… Un partito che fingeva di essere Fascista, ma che si collocava volontariamente a destra e che era fiero sostenitore degli USA, della NATO e persino dello Stato pirata chiamato Israele! Ci sarebbe quasi da diventare antifascisti, dato che molti di questi cerebrolesi hanno almeno il buon gusto di non essere lacchè degli USA e di sostenere il diritto dei Palestinesi a riavere le proprie terre!

Vogliamo chiudere un discorso stomachevole sulla politica scendendo ancora più in basso? Ed allora parliamo del costante e ripetitivo fallimento di quei poveracci della “estrema” destra italiana, eccitati dai tanti successi di formazioni a loro simili in varie parti d’Europa… Costoro, come al solito, hanno fallito miseramente alle ultime elezioni, sia dove si presentavano da soli spacciandosi per movimenti contro il sistema, sia dove si sono accomodati sulle poltrone offerte loro dal centrodestra boccheggiante. Traditori del Fascismo, che scelgono di schierarsi con gli antifascisti nella speranza di avere qualche sgabello (poltrona sarebbe eccessivo!), e che ottengono la giusta paga: l’oblio ed il disprezzo degli elettori… Tanti auguri a loro ed ai vermi che li votano!

Carlo Gariglio