LA GENERAZIONE CHE SI E’ ARRESA (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Maggio 2020)

Giusto per prendersi una pausa dall’argomento del fantavirus, voglio dedicare questo numero del mensile ad un argomento altrettanto squallido e che potrebbe benissimo essere collegato alla demenziale diffusione delle fantasie sul virus “mortale”, sulla pandemia (mai dichiarata ufficialmente dall’OMS) e sulle cifre ridicole dei presunti morti di Covid19: il ruolo deleterio dei cosiddetti “social” sulla vita degli esseri umani e sulla loro involuzione culturale e sociale.

Per fare ciò, prendo a pretesto un articolo del Camerata Andrea Chessa, che riporto interamente qui di seguito, riservandomi di commentarlo adeguatamente più avanti.

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La censura sovietica di Facebook

Che cosa sarebbe accaduto se nell’era dell’Unione Sovietica – con le purghe di Stalin, i piani quinquennali che sterminavano intere popolazioni, i gulag in cui venivano deportati gli avversari politici – fosse esistito internet? È presto detto: Facebook sarebbe nato almeno cinquant’anni prima.

Quello che il sottoscritto, e come me tanti altri camerati colpevoli solo di pensare fuori dal coro, abbiamo passato può essere paragonato solo con un “1984” in salsa moderna, in cui il Grande Fratello del capolavoro di George Orwell viene ben rappresentato da Facebook.

Ve lo racconto.

Partiamo da un presupposto: nonostante gli strali del Nostro Segretario Nazionale, Carlo Gariglio, uso abbastanza regolarmente Facebook (lo usa perfino lui, però, quindi può incazzarsi, ma fino ad un certo punto). Ultimamente lo utilizzavo per non più di 2/3 interventi al giorno, quelli che nel gergo comune anglofilo si chiamano “post”. Termine che potrebbe essere ben sostituito da parole italiane come “intervento”, “tema”, “pensiero”, ma noi siamo un popolo di coglioni e quindi diciamo che “ho postato una cosa su Facebook”. Utilizzare regolarmente Facebook significa, per me, avere una bacheca in cui compaiono tante notizie, tutte di diverso tenore, anche provenienti da diversi indirizzi politici, comunque  tutti interessanti, e poter cazzeggiare su qualche gruppo dedicato ai nostalgici della commedia all’italiana (chi lo sente adesso Gariglio?): non più di qualche frasetta al giorno, qualche gruppo musicale di mio gradimento, qualche messaggio privato scambiato con qualcuno. Né più né meno, insomma, di come viene utilizzato da miliardi di persone in tutto il mondo. Ho smesso di cercare di svegliare gli italiani per cambiare il mondo: ho scoperto che vedere quanto sono deficienti è forse anche più divertente, e più in là di Sanremo e del McDonald non vanno.

Ebbene: quando lo uso poco Facebook si incazza e mi censura. Non so perché, ma funziona così: meno scrivo e più ciò che scrivo è sotto la costante attenzione del genio dal naso adunco e dei suoi accoliti.

Bastava una frase di Benito Mussolini, un articolo del mio blog, un commento troppo sarcastico per un utente, che subito partiva la censura: “Il tuo post non rispetta gli standard della Community”, e blocco per 30 giorni. Mai uno, due, tre giorni: sempre e solo trenta. Pena massima, senza appello.

Prima, però, il social network del genio dal naso adunco aveva almeno la creanza di informarti su cosa veniva censurato: addirittura – troppa grazia! – potevi richiedere pure un secondo controllo, ché magari vi siete sbagliati! Addirittura, non è leggenda, una volta un mio commento sarcastico nei confronti di un elettore di sinistra è stato dapprima censurato, poi ri-approvato. Lo dico senza vergogna: mi sono quasi commosso da un simile trattamento.

Ultimamente, invece, nei miei confronti Facebook attuava una vera e propria campagna di pressione psicologica h24, un po’ come quelle del regime sovietico contro i borghesi: magari eri un pezzentone che non riusciva ad arrivare alla fine del mese (anche perché, grazie ai geniali piani quinquennali del regime, non era proprio semplicissimo) però bastava che chiunque, anche l’ultimo dei capibastone, ti appellasse “borghese” – appartenente, cioè, a quella classe padrona che aveva impoverito e sfruttato l’Unione Sovietica, secondo la loro propaganda, che la tua esistenza era segnata.

Allo stesso modo a me, di tanto in tanto, negli ultimi tempi arrivavano messaggi di censura ai miei interventi, ma senza dirmi di cosa si trattasse: non un collegamento da premere, non una spiegazione, non la citazione della frase incriminata. Nulla di nulla. Quindi utilizzavo il sito creato dal genio dal naso adunco con questi pensieri: gli darà fastidio questa riflessione che percula Di Maio? Gli piacerà questo video degli Slipknot? E questo video di cani che abbaiano adirati contro i gatti di casa che sonnacchiano sulle loro cucce come sarà interpretato? Penseranno ad una qualche velata allusione a Giuseppe Conte quando va in Europa?

Poi, di colpo, la censura colpisce più forte. Fin qui niente di male. Però ti prende pure per il culo. Questo, effettivamente, è un po’ fastidioso.

Cosa è accaduto? È presto detto. Qualche giorno fa, mentre mi reco a lavoro, entro sul sito del genio dal naso adunco e mi viene comunicato che qualcosa che ho fatto, scritto, detto, pensato, non è piaciuta al genio in questione o a qualcuno dei suoi solerti collaboratori. Non mi viene detto di cosa si tratti, calco su “Avanti” o qualcosa di simile, comunicando al sito che si, ho capito di aver fatto incazzare qualcuno degli sgherri di regime in questione, anche se non c’è modo di capire il perché. Arrivo ad una finestrella: “Confirm your account”. Facebook mi dice che vuole accertarsi che sia davvero io ad utilizzare Facebook e non Sergio Mattarella sotto mentite spoglie. Vabbè, facciamolo contento. Per fare questo vuole che carichi sul sito un mio documento di identità: la patente di guida, la carta di identità, qualcosa che Facebook conserverà sui suoi sistemi per non meno di 30 giorni e non più di 365. Mi chiedo con quale diritto un sito internet pensi di esibire un documento per sapere cosa faccio, dove vivo, dove abito: chi gli ha dato tanto potere? Nemmeno si trattasse di una piattaforma Rousseau gestita da Bonafede! Poi, però, fedele al motto del “Male non fare, paura non avere” dico a me stesso che se Facebook vuole avere queste informazioni va bene, gliele darò, fosse anche solo per vedere dove vuole andare a parare. Tanto, come dice il sito stesso, posso sempre eliminare i documenti se cambio idea. O no?

Clicco su “Scatta foto”, preparo la mia carta di identità sul tavolo, faccio la foto, la invio. Di nuovo la stessa identica schermata: “Confirm your account”. Non avrà funzionato qualcosa, penso. Eseguo nuovamente la procedura: scatto la foto, Facebook approva, di nuovo la stessa identica schermata di partenza. Appare sempre quel “Confirm your account”, come se non avessi compiuto nessuna azione. Va bene, penso, non vuole la carta di identità, forse vuole la patente. Preparo la patente sul tavolo, clicco su “Scatta la foto”, di nuovo la stessa identica schermata. Forse è una procedura che va a buon fine solo se eseguita da un pc e non da un telefono cellulare, penso. Entro su Facebook, carico il documento, invio. Niente. Stessa identica schermata delle venti volte precedenti. Sembra che la mia utenza si sia bloccata qui.

Facebook

Aspetto. La procedura è stata eseguita diverse volte, qualcuna di questa sarà sicuramente andata a buon fine. Gli amici del genio dal naso adunco capiranno che sono io e sbloccheranno la mia utenza quanto prima. Sono o non sono democratici, loro? Aspetto due giorni. Nulla. Stessa identica schermata. Ripeto le procedure. Nulla. Stessa identica schermata. Mi sento come l’insegnante delle elementari di Paola Taverna: sfiduciato. Poi, per curiosità, calco su quel collegamento in blu, quello che vedete in foto, precisamente “disattivi questa opzione”: lì scopro che Facebook ha immagazzinato nei suoi sistemi tutte le foto che gli ho inviato, all’incirca una quindicina. Quindi tutte le procedure che ho eseguito sono andate a buon fine, tecnicamente erano giuste, ma il sito internet del genio dai capelli crespi ha continuato imperterrito a presentarmi lo stesso identico messaggio, nell’intento chiarissimo di prendermi per il culo.

La conferma mi arriva da Carlo, che mi chiede se si mi sia eliminato da Facebook. Gli spiego la disavventura. Mi dice testualmente: è una presa per il culo, è un modo carino per bloccarti senza dirti che ti hanno bloccato, tanto che mia moglie ha sul suo profilo la tua stessa identica schermata – l’oramai famoso “Confirm your account” – da diverse settimane, senza che nulla sia successo. Non potevamo sentirci tre giorni prima, ché mi sarei evitato di provare la stessa procedura più e più volte, vincitore come la Fedeli davanti ai congiuntivi?

Qualcuno dirà che Facebook è un sito privato e come tale può applicare le regole che vuole. Vero, ma fino ad un certo punto, vista la rilevanza che il social network ha sia a livello mediatico che a livello politico (come la causa legale persa contro CasaPound – arbitrariamente censurata da Facebook – dimostra ampiamente). Ad ogni modo è significativo che a difendere a spada tratta le censure arbitrarie e politicamente corrette di Facebook siano coloro che – a parole – si battono per la democrazia, la libertà di parola ed altri ammennicoli simili, ma in questo caso chiudono volentieri un occhio solo ed esclusivamente perché la censura colpisce la parte politica avversa, quella che in settanta anni di leggi speciali e disposizioni transitorie della Costituzione (ma transitorie fino a quando? Sono passati – appunto – settant’anni!) non sono ancora riusciti a mettere a tacere.

Cosa farò? Probabilmente, non rinuncerò al sottile piacere di creare un po’ di lavoro per il genio dai capelli crespi: è una questione di principio. Creerò una nuova utenza di posta elettronica, registrerò un nuovo profilo, ed aggiungerò tutte le utenze perdute. Di nuovo.

Volete la censura da sgherri di regime quali siete? Guadagnatevela.

Andrea Chessa

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Che dire? Il buon Chessa non ci dice nulla di nuovo; la situazione che ha descritto nell’articolo è capitata a mia moglie, a me stesso ed a chissà quanti milioni di persone nel mondo che si sono visti scippati del loro account Facebook da un minuto all’altro.

La vera novità sta nell’agire in modo più subdolo del solito, probabilmente a causa delle tante battaglie legali perse da Facebook contro i molti che, dopo essersi visti cancellati senza un motivo valido, hanno adito vie legali,  vedendosi riconosciute le loro ragioni, unitamente a qualche robusto risarcimento; agendo così, infatti, il giudeame di FB si espone meno alle accuse di diffamazione ed ingiuria… Invece di spiegarti per filo e per segno che secondo le loro fantasie demenziali tu sei un pericoloso Fascista, Nazista, razzista, ti lasciano nel dubbio e nel silenzio, censurandoti senza spiegarti esattamente perché. Ma francamente l’argomento non mi stimola molto, né cattura il mio interesse.

Quello che più mi premeva sottolineare dell’articolo del Camerata Chessa è il suo riferimento, vagamente ironico, al fatto che anche il sottoscritto utilizzi Facebook, e soprattutto questo suo desiderio assurdo di volerci essere a tutti i costi!

Ora, riguardo al mio utilizzo di Facebook, ricordo al buon Chessa che il mio “sbarco” fu motivato proprio dalle gigantesche cazzate che i miei prodi dirigenti e tesserati facevano e scrivevano, e che mi erano spesso riferite da altri; litigate fra Camerati, creazione di pagine e gruppi a nome del MFL-PSN che spesso erano gestite da illustri sconosciuti, badogliani che avevano lasciato il movimento, elementi che non vi erano mai entrati e quant’altro.

Molti blateravano di propaganda pro MFL-PSN che cresceva, mentre in realtà si esibivano su questo inutile social con commenti demenziali che nulla avevano a che fare con la politica… Anzi, molto spesso (lo scoprii dopo, ovviamente), i miei illustri Camerati se ne guardavano bene dal qualificarsi come membri e/o dirigenti del movimento, onde non rischiare di vedersi limitare il loro “prezioso” profilo, o magari perdere qualche “amicizia” di infami e traditori vari.

Ebbene, dopo essere entrato su questa piattaforma di merda, mi sono ritrovato davanti diverse pagine e gruppi aperti a nome del nostro movimento, ma che in realtà erano territorio di caccia riservato ai vari infami della cosiddetta “area”, stile Casa Clown, Fogna Nuova e Fiammelle assortite.

Immagine1

Una volta recuperato il modo di entrare e gestire queste pagine e gruppi, ho provveduto a buttare fuori a calci gli esponenti di questi movimenti di traditori, nonché a pubblicare solo contenuti graditi al nostro movimento… E in men che non si dica, sono arrivati subito blocchi, sospensioni ed infine la cancellazione perenne delle pagine… A riprova del fatto che non sono solo le zecche rosse a segnalare e chiedere sanzioni contro i Fascisti.

Le zecche nere fedeli a Sion sono persino peggiori di quelle rosse!

Tornando al nostro movimento, la diffusione di questo rimbambimento collettivo ha portato alla cessazione pressoché totale di ogni attività; fino a qualche anno fa si notava in alcuni la voglia di lottare… Chi faceva affiggere nella sua zona di residenza qualche manifesto dal Comune, chi si passava qualche notte in giro ad affiggerli personalmente, chi approfittava di ogni portone aperto per inserire nelle buche delle lettere (o sotto i tergicristalli delle automobili parcheggiate) i nostri volantini, chi tentava di organizzare piccole riunioni per presentare il nostro movimento ai conoscenti…

Nulla di trascendentale, ma almeno ci si mostrava vivi, sia come individui, sia come movimento.

Oggi, invece, tutto è morto, ed i pochissimi che ancora credono che il movimento sia più importante del loro stupido profilo Facebook, sono comunque prigionieri di questa finta realtà e si limitano a scrivere qualche sproloquio sui social.

A che serve tesserarsi quando c’è Facebook? A che serve pagare la tessera quando si possono mettere gratis centinaia di stupidi like, o di faccine varie, diventate l’unico modo di comunicare di questa generazione di ritardati mentali?

Tanto il “vero” Fascista si riconosce dal numero di like, dal numero di slogan (dei quali manco conosce il significato) che inserisce a casaccio come commento di post e notizie, e soprattutto dai tatuaggi! Ho visto personalmente varie discussioni su Facebook fra “fascisti” (o presunti tali) che esibivano la loro pelle deturpata dai tatuaggi con orgoglio, scambiandosi consigli fra loro circa quelli che avrebbero dovuto fare in futuro… E fra questi, molti dei cialtroni che mi avevano quasi dato del ladro quando avevano scoperto che il tesseramento al MFL-PSN non era gratuito come un like, ma costava “ben” 50 € annui! Poco più di un pacchetto di sigarette al mese, ma per questa generazione di esseri inutili ed incapaci rappresenta quasi una rapina… Invece, stando ad una pagina specializzata:

“(…) Di norma, il costo di un tatuaggio piccolo parte dai 50 euro in su, mentre il costo di un tatuaggio medio-grande parte dai 150-200 euro a salire. Per quel che riguarda il tatuaggio grande, che copre grandi parti del nostro corpo (come il tatuaggio schiena o la cosiddetta ‘manica’, ovvero il tatuaggio braccio completo), il prezzo può anche arrivare a 1.500-2.000 euro, prezzo che varia anche in relazione al numero di sedute effettuate per poterlo fare (…)”.

https://uomo.fidelityhouse.eu/moda-uomo/quanto-costa-un-tatuaggio-piccolo-grande-199732.html

Taccio per carità di Patria su altri costi che il moderno Fascista (o presunto tale), sostiene per cazzeggiare a vuoto, tipo gli inutili smartphone, gli abbonamenti alla curva dello stadio e  chissà cos’altro!

E così i cosiddetti social hanno distrutto completamente la vera vita sociale degli individui, sostituendola con una vita finta, posticcia, inutile, che l’imbecille medio vive come se si trattasse di realtà.

CensuraSionista

Ho trovato un altro articolo interessante, dal quale traggo un breve passo:

“(…) Facebook e la nostra percezione della realtà.

La nostra percezione è falsata poiché, nel tempo, i nostri punti di riferimento della nostra vita sociale si sono spostati nel mondo virtuale. Ciò è il risultato anche di abili e costose operazioni di marketing che hanno visto la diffusione dei social in maniera sempre più capillare in tutti gli ambiti sociali, innescando un volano che oggi non si può fermare. Alcuni addirittura ipotizzano che se il network di Zuckerberg dovesse all’improvviso smettere di funzionare ci sarebbero episodi di panico sociale in tutto il mondo.

Ma rispetto a teorie più o meno realistiche, alcune valutazioni possono essere concretizzate con gli strumenti che abbiamo a disposizione.

È innegabile che per molti il primo pensiero del mattino è sfogliare le pagine di Facebook: molti ritengono che il social sia il riflesso di ciò che avviene nel mondo e di conseguenza prende per vero tutto ciò (o quasi) che viene propinato e definito, molte volte, come “informazione”. In più, a soddisfazione del proprio ego, il social ha fornito la possibilità a molti di esprimere sé stessi catalizzando nel “like” la considerazione di un livello sociale più o meno prestigioso. Perché più like significa “più” in molti sensi: più belli, più intelligenti, più considerati, più seguiti, più pagati, più autorevoli. Insomma, un sistema nel quale si è indotti ad auto referenziarsi in base a quanto seguito si ha, fino a ritenersi incontestabili ed autorevoli poiché “io ho più like di te”. In più, la possibilità di costruire un sistema remunerativo che si basa sul marketing che ognuno di noi può costruire in autonomia, fornisce uno stimolo in più per l’assidua frequentazione del social. E più lo si frequenta, più lo si usa, più si è assoggettati alle regole del sistema (le cosiddette “norme”). Più si è condizionati da meccanismi che vogliono il dilatarsi della nostra permanenza sulla piattaforma poiché tutti questi meccanismi mettono in atto delle risposte non solo cognitive, ma anche emotive e fisiche.

I social e i nostri rapporti sociali

Perché? Beh, è una questione di soldi. “Noi siamo i nostri Big Data” scrissi qualche tempo fa, siamo noi a fornire ai Data Broker la materia prima sulla quale fare business e i social non sono da meno. Quindi più tempo rimaniamo connessi, più dati forniamo, più precisa sarà la profilazione e meglio sapranno condizionare la nostra percezione sociale (fino ad ora per propositi commerciali) quindi le nostre preferenze, le nostre reazioni o, peggio, le nostre pulsioni. E se per un momento ci estraniamo da questo contesto non possiamo non notare che l’influenza del social ha di fatto modificato i nostri rapporti sociali. È impensabile ritenere che ci viene data la possibilità di frequentare un social a titolo gratuito per il buon cuore dei suoi creatori quindi, lo status attuale che la piattaforma di Zuckerberg riveste nella nostra società è voluto.

https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/facebook-e-censura-quale-lezione-dalla-sentenza-del-tribunale-di-roma-su-casapound/

Ora, per chi ancora non lo avesse capito, i social non sono certo nati per dare voce ai poveracci, né per alimentare la pluralità dell’informazione, e neppure per creare e cementare relazioni sociali… Sono nati al solo ed unico scopo di censire tutti gli imbecilli che li usano, rinchiudendoli nei loro orticelli virtuali dai quali si illudono di dialogare con l’intera popolazione mondiale, mentre in realtà si limitano a blaterare entro una ristretta cerchia di “amici” che condividono le loro opinioni… Non si incide in alcun modo sulla realtà politica e/o sociale, ma nel frattempo si dissemina la rete di dati sensibili che gli sbirri controllori archiviano per i loro fraudolenti utilizzi.

Fate caso a quanti coglioni credono di nascondersi dietro a nomi di fantasia, foto false e magari maschere in stile Anonymous… Ma fanno questo connettendosi ai social decine di volte al giorno dal proprio telefono, garantendo così ai controllori non solo di risalire alla loro precisa identità, ma anche e soprattutto alla loro posizione fisica!

Io, quanto meno, mi connetto sempre da un PC situato nello studio di casa mia, rivelando proprio nulla dei miei eventuali spostamenti.

E degli imbecilli che arrivano a finire in galera perché non resistono alla tentazione di mettere online le loro azioni delinquenziali, ne vogliamo parlare?

O di quelli che mandano al diavolo un rapporto vero con un partner per il vizio di pubblicare foto e/o filmati fatti con persone diverse?

Per non parlare di quelli morti per seguire assurde sfide, o giochi demenziali proposti proprio dai social…

CensuraDisney

E’ questa l’umanità con cui volete restare in contatto? E’ questo a cui aspirate, cioè un esercito di cerebrolesi senza arte, né parte, che passano la giornata ingobbiti sullo schermo di un telefono per scrivere e leggere cazzate?

Vi hanno convinti che i social vi avrebbero aiutati a diffondere le vostre idee, mentre vi tengono prigionieri in un recinto virtuale dove vi consentono di dire qualche cretinata, salvo poi, come ben descritto dal Camerata Chessa, togliervi l’accesso…

Una volta c’erano persone che studiavano, si informavano, dialogavano, si incontravano di persona per organizzare iniziative, liste elettorali, comitati, referendum… Oggi si sono tutti rincoglioniti e si illudono di fare la rivoluzione, prendere il potere, diventare leader di qualcosa, semplicemente pigiano i tasti virtuali del vostro ridicolo ed inutile smartphone.

Hanno trasformato l’umanità in un gregge di ritardati che non sanno neppure più esporre un’idea in lingua italiana corretta, tanto che ormai tutti si esprimono con ridicole faccine, pollici alti e cazzate similari; e per darvi l’illusione del pluralismo vi lasciano giocare anche con profili di complottisti, terrapiattisti, imbecilli che sproloquiano di Dio, Satana, extraterrestri rettiliani… Ma provate a contestare le mille favole olocaustiche, i mitici “6 milioni”, le farse partigiane, le menzogne storiche della sinistra: non durerete neppure pochi giorni!

Ma sapete qual è il risultato più grandioso (per loro) ottenuto dai creatori di questa merda virtuale? L’avere ipnotizzato le menti di quasi tutti, convincendoli che al di fuori dei social non possa esistere nulla! E da qui derivano certe prese di posizione, tipo quella espressa dal Camerata Chessa, di volere resistere sui social, e soprattutto su Facebook, a qualunque costo!

Vedo gente che usa nomi falsi, moltiplica i profili, pubblica elenchi di mitici social senza censura sui quali sbarcare (i quali sono, ovviamente, senza censura agli inizi, per attirare i gonzi), ma praticamente nessuno che comprenda quanto siano deleterie tutte queste piattaforme per la vita e la cultura degli esseri umani.

Nessuno che ricordi i tempi in cui non si viveva ingobbiti sul un telefono, non si faceva decidere ad una zecca giudea come Zuckerberg cosa si poteva dire e cosa no…

E badate che non sto parlando dei tempi preistorici e delle caverne… Prima di questa merda chiamata social esistevano le E-mail, i gruppi privati di Yahoo e di Google, i forum di discussione e persino Skype, che ci consentiva di parlare (volendo anche vedendosi) con persone residenti dall’altra parte del mondo. Ma hanno corrotto le menti di tutti, convincendoli che al di fuori dei social non possa più esistere una vita!

Anche al di fuori della politica intesa in senso più stretto, tutto il mondo congiura per obbligare gli schiavi (da qualche mese anche con la museruola) a vivere con un telefono in mano; non si può più aprire un conto corrente, una carta di credito a mille altre cose, senza scaricare la mitica “APP” sul cellulare… Persino per gli idioti che scommettono e giocano a poker online ci sono forti incentivi se abbandonano il PC e passano ad usare il telefono.

Il telefono sarà tutta la vostra vita, che vi verrà rubata in un solo colpo quando qualcuno deciderà di hackerarla, sottraendovi contatti, foto, password, accessi ai vostri conti correnti e quant’altro… E ve lo sarete meritato!

Tutta questa gente che vive su Facebook e similari tentando di restarci ad ogni costo, non ha neppure più quel briciolo di dignità che dovrebbe avere chi si accorge di non essere gradito in un certo luogo e da certa gente.

Provo a spiegarlo con un esempio, che dovrebbe essere comprensibile anche ai meno dotati; se nel vostro quartiere di residenza decidessero di aprire un locale, diciamo una pizzeria – ristorante, i cui titolari dovessero realizzare un’ampia campagna pubblicitaria con slogan del tipo: “Vietato l’ingresso ai Fascisti”, o “In questo locale sono benvenuti soltanto quelli di sinistra”, voi cosa fareste come prima cosa?

O meglio, come seconda cosa, perché la prima cosa da fare sarebbe riunire almeno una decina di galantuomini, alla testa dei quali recarsi a devastare il locale il giorno stesso dell’inaugurazione!

Ma volendo evitare denunce, querele, arresti e guai vari giudiziari, credo che la risposta di qualsiasi individuo sano di mente sarebbe questa: boicottare in ogni modo quel locale ed i sudici individui che lo hanno creato.

Invece, cosa accade su Facebook e su molti altri cosiddetti social?

Accade che i nostri prodi Fascisti e Nazionalsocialisti (che nella stragrande maggioranza dei casi non lo sono affatto, da buoni sostenitori del giudaismo guidato da Salvini e Meloni) si presentano a quel “locale” piagnucolando di volere entrare e consumare anche loro, come tutti gli altri!

Ho visto personalmente cose assurde, tipo gente che non ha più neppure il coraggio di usare la lingua italiana nei suoi post, eliminando parole di uso comune e non aventi alcuna connotazione negativa, tipo negro, o zingaro, onde evitare di incorrere nelle censure facebookiane…

FBNegro

Per non parlare di quelli che, terrorizzati dagli algoritmi con i quali sui social si individuano certi termini, cominciano a scrivere parole come Fascista, ebreo, giudeo, negro, razza e chissà cos’altro, inserendo nelle parole asterischi, chiocciole degli indirizzi E-mail ed altri tristi accorgimenti per mascherare le proprie idee e le relative discussioni!

E tutto questo per cosa? Per non farsi escludere da uno (o più) social che non gradisce la presenza dei Fascisti?

Ma se aveste anche solo il 10% dei coglioni che ebbero Fascisti e Nazionalsocialisti per partecipare alla più eroica delle battaglia del sangue contro l’oro, abbandonereste questa merda, creando dei veri rapporti sociali con i vostri Camerati, soprattutto militando tutti insieme nell’unico partito Fascista esistente in Italia. Ma che ve lo dico a fare? Statevene sui vostri social!

Carlo Gariglio

 

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