IL REVISIONISTA PRIMO LEVI – I PARTE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Dicembre 2019)

Da tempo cercavo di recuperare i documenti che utilizzo in questo articolo, pubblicati in varie puntate nel lontano 1994 dal mensile “Sentinella d’Italia”, diretto dal compianto Camerata di Monfalcone Antonio Guerin, a cura dell’articolista Franco  Deana, che non ho mai più sentito nominare da allora, ma che merita comunque una menzione per il suo lavoro di ricerca a proposito delle menzogne spacciate da Primo Levi come “memorie e testimonianze”.

Già, perché noi amanti della vera Storia, che non può che essere revisionista, molto spesso ci concentriamo sulla lettura delle opere dei miti del revisionismo, tipo Rassinier, Faurisson, Irving, Leuchter, Graf, Ahmed Rami, Vincent Reynouard, Carlo Mattogno… Molti di questi autori, che la stragrande maggioranza dei cerebrolesi sostenitori del mito dell’olocausto non hanno mai neppure sentito nominare (poi gli ignoranti saremmo noi, ovviamente!), ha pagato il desiderio di libera ricerca storica con le aggressioni, le ospedalizzazioni, il carcere ed infine l’esilio in terre lontane e meno prone al volere giudaico, che è riuscito a fare approvare leggi liberticide contro chi osa dubitare del cosiddetto olocausto, a prescindere dalle prove, in molte nazioni europee e non.

Ma senza scomodare gli studiosi di cui sopra, ad un lettore attento, critico e non disposto a leggere i documenti con il paraocchi giudaico, bastano gli scritti dei cosiddetti “testimoni oculari”, le loro contraddizioni, le fantasie più ardite e le menzogne più spudorate che hanno scritto, per comprendere come tutta la storiografia sull’olocausto non sia altro che una favola.

Ho letto “testimonianze” di chi sostiene di essere scampato ad una gasazione… Fuggendo dalle finestre della camera a gas, lasciate aperte! Quindi dovremmo credere che le camere a gas avessero delle finestre, e che queste venissero lasciate aperte durante le gasazioni! Forse per uccidere anche qualche centinaio di soldati all’esterno della “camera a gas”?

Per non parlare dei sedicenti testimoni oculari di assurdità logiche, tipo le fosse “fiammeggianti” di Wiesel, o il numero incredibile di campi di “sterminio” ai quali sarebbe scampato Wiesenthal… Giusto a titolo esemplificativo, a questo link potrete leggere l’ennesima fanta – testimonianza di una presunta scampata, che sarebbe ancora viva perché rimasta incastrata della porta della camera a gas… E naturalmente non più gasata successivamente!

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/cos-sono-uscita-viva-dalla-camera-a-gas_200906050702239770000

Del resto, tutta la narrativa olocaustica è semplicemente ridicola… Sarebbero morti sei milioni di ebrei in Europa, ovvero il numero totale degli ebrei presenti nel continente, stando al censimento pubblicato nel 1938 dal World Almanach… Censimento che valutava la popolazione mondiale ebraica in poco più di 15 milioni di persone… Stranamente lo stesso numero che risulta da censimenti fatti dopo la guerra!

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Ciò nonostante, incuranti del ridicolo, esistono “giornalisti” disposti a giurare che i morti ebrei nella II Guerra Mondiale furono 15 – 20 milioni, cioè un numero notevolmente superiore a quello di tutti gli ebrei presenti allora nel mondo! Chissà se tutti gli ebrei a tutt’oggi vivi ed attivi sono stati ricreati in provetta, o sono stati creati nuovamente da quel Dio che li avrebbe nominati “popolo eletto”!

https://www.ilgiornale.it/news/cronache/olocausto-studio-choc-rivela-uccisi-15-20-milioni-ebrei-892608.html

Altro mistero della Storia ufficiale è la totale incuranza dei vari documenti ebraici che denunciano, o paventano, un olocausto di sei milioni di ebrei fin dal lontano 1915! Nessuno storico ha mai fornito una spiegazione logica a questi fenomeni di “preveggenza”, né si è mai chiesto per quale motivo si sia sempre parlato di “olocausto” e di “sei milioni di vittime”…

http://antimassoneria.altervista.org/incredibile-gli-altri-olocausti-ebraici-poco-noti-che-mieterono-6-milioni-di-vittime/

1919

Allora, se permettete, nel mio piccolo, una spiegazione ve la fornisco io, traendola dal seguente documento, che tutti farebbero bene a scaricare prima che la lunga mano di Giuda lo faccia sparire:

https://www.itajos.com/BIBLIOTECA/Seimilionipdf.pdf

La mitica figura “Sei Milioni” ha davvero origini intriganti. Gli ebrei hanno fermamente enfatizzato la cifra di 6.000.000 in atrocità propaganda dagli anni 1869 al 1945.

Giornale1915

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La ricerca mostra che la ragione per questa bizzarra fissazione ebraica sul numero 6 milioni deriva principalmente da un’antica profezia religiosa nella Torah. Secondo alcune fonti, la profezia prevedeva che prima che il popolo ebraico potesse reclamare e riconquistare la Palestina per stabilire una patria ebraica chiamata “Israele”, 6.000.000 ebrei avrebbero dovuto perire in un sacrificio bruciato [“burnt offering” in inglese] (cioè “Olocausto”), come sacrificio alla loro assetata di sangue mofo della tribù tribale, YHWH. (Vedi: Weintraub, Ben. The Holocaust Dogma of Judaism: Keystone of the New World Order. Washington, D.C.: Cosmo Pub., 1995.)

L’autore ebreo, Benjamen Blech, confermò questa realtà nel suo libro “I segreti delle parole ebraiche” (J Aronson Inc., 1991, 241), affermando:

“La parola ebraica per “tu tornerai” (TaShuVU), sembra essere stata scritta in modo errato. Grammaticalmente ne richiede un altro (vav). Dovrebbe leggere (TaShUVU). Perché manca la lettera (vav) che sta per sei. [TaShuVU] senza il vav è una previsione per il popolo ebraico di ritorno definitivo alla loro patria nazionale. TaShuVU in numeri arriva fino a 708: tav = 400, shin = 300, vei = 2, vey = 6. Quando scriviamo l’anno, ignoriamo i millenni. Nel 1948 sul calendario secolare, abbiamo assistito al miracolo del ritorno ebraico in Israele. Nel calendario ebraico era l’anno 5708. Quello era l’anno previsto dalla parola incompleta (TaShuVu), voi tornarete. Siamo tornati, mancando 6 – un importante 6 milioni di persone che sono morte nell’olocausto. Tuttavia, l’adempimento della predizione del ritorno proprio in quell’anno implicito dalla gematria di TaShuVU ci dà la ferma speranza che le parole dei profeti per la redenzione finale diventino realtà.”

Ecco due commenti aggiuntivi sulle origini del “Sei Milioni” da History & Scriptural Origins del Six Million Number:

[Citazione 1] Le profezie ebraiche nella Torah richiedono che 6 milioni di ebrei debbano “svaniti” prima che si possa formare lo stato di Israele. “Tu dovrai tornare meno 6 milioni.” Ecco perché Tom Segev, uno storico israeliano, ha dichiarato che “6 milioni” è un tentativo di trasformare la storia dell’Olocausto in religione di stato. Quei sei milioni, secondo la profezia, dovevano scomparire in “forni ardenti”, che è la versione giudiziaria dell’Olocausto ora autenticata. In effetti, Robert B. Goldmann scrive: ” (. . .) senza l’Olocausto, non ci sarebbe Stato ebraico.” Una semplice conseguenza: Dato sei milioni di ebrei gasati ad Auschwitz che finirono nei “forni ardenti” (la parola greca olocausto significa offerte bruciate), quindi, le profezie sono state ora “adempiuta” e Israele può diventare uno “stato legittimo”. – Sconosciuto

[Citazione 2] Riguardo al numero di “sei milioni” dovresti sapere quanto segue: Nel testo ebraico della profezia della Torah, si può leggere: “Tu dovrai tornare”. Nel testo è assente la lettera “V” o “VAU”, in quanto l’ebraico non ha numeri; la lettera V sta per il numero 6. Ben Weintraub, uno scienziato religioso, ha imparato dai rabbini che il significato della lettera mancante significa che il numero è “6 milioni”. La profezia poi recita: tu tornerai, ma con 6 milioni in meno. Vedi Ben Weintraub: “The Holocaust Dogma of Judaism”, Cosmo Publishing, Washington 1995, pagina 3. I 6 milioni mancanti devono essere così prima che gli ebrei possano tornare nella Terra Promessa. Jahweh vede questo come una pulizia delle anime del popolo peccaminoso. Gli ebrei devono, al ritorno nella Terra Promessa, essere puliti – la pulizia deve essere fatta a fuoco. [“in burning stokes” in inglese].

Capito cosa si cela dietro l’olocausto e la favolistica cifra dei sei milioni?

Capito perché il totale è sempre 6 milioni, sia che si considerino 4 milioni di morti ad Auschwitz, sia che se ne considerino solo 1,5 milioni? E lo stesso vale per tutti i cosiddetti “campi di sterminio”, il cui numero dei presunti morti è andato calando di anno in anno, salvo lasciare il totale sempre a 6 milioni!

La propaganda ebraica blatera di olocausto e di sei milioni di morti fin dai primi del novecento, senza mai convincere nessuno; quale migliore occasione del “mostro” Adolf Hitler per fare accettare questa farsa a tutti ed avere mano libera nella criminale occupazione, con annesso genocidio (questo sì tristemente vero), della terra di Palestina?

Ma veniamo ora alla ricerca critica sugli scritti di Primo Levi, che da soli bastano a smentire buona parte della propaganda ebraica, nonché le sue stesse parole, che stranamente variano dall’inizio alla fine delle sue pagine.

Dedico questo lavoro ad una cerebrolesa ignorante che sul più inutile dei social, Facebook, mi apostrofò, dopo uno scritto revisionista, urlandomi: “Leggiti il Diario di Anna Frank e Primo levi”.

Circa il Diario di Anna Frank, che è stato riconosciuto essere un falso da decenni, lascio la parola ad un compianto Camerata:

http://pocobello.blogspot.com/2019/04/finalmente-ammessa-la-frode-del-diario.html

Circa Primo Levi, eccoti servita, piccola casalinga disperata in cerca di visibilità social!

Carlo Gariglio

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Ponendo in rilievo le assurdità logiche e le contraddizioni dei documenti, troveremo inattese conferme che molte atrocità tedesche sono state inventate dai nemici della Germania.

PRIMO LEVI: SE QUESTO E’ UN UOMO.

A tal fine invitiamo a leggere criticamente “Se questo è un uomo” di Primo Levi, adottato come testo nelle scuole italiane e citato dalla televisione italiana nel dibattito condotto da A. Petacco il 28/01/1989 come prova delle atrocità tedesche.

Lo analizzeremo ponendo in rilievo i fatti visti e vissuti, che riteniamo pienamente attendibili (1).

Ci riferiremo alla ristampa identica alla precedente dell’Editore Einaudi del 01/09/1984, indicando fra parentesi il numero della/e pagina/e dalle quali abbiamo ripreso le notizie.

Ricordiamo che Levi era stato deportato a Monovitz, il lager più grande del complesso Auschwitz – Birkenau, situato 7 Km ad est della cittadina di Auschwitz (Pagina 231).

Il Levi, malgrado le vituperate “Leggi Razziali” del 1938, si era laureato in chimica all’Università di Torino “Summa cun Laude” nel 1941, all’età di 22anni (Pag. 135). Nel 1943 aveva messo in piedi “una banda partigiana affiliata a Giustizia e Libertà”, ma era stato catturato dalla milizia Fascista il 13/12/1943 (Pag. 11).

Stranamente, pure essendo ebreo e partigiano non era stato subito fucilato, ma inviato in un campo di lavoro ad Auschwitz, ed adibito a lavori manuali pesanti, poco adatti a lui “debole e maldestro” Pag. 20), tanto maldestro che si ferisce al piede sinistro durante il lavoro. (Pag. 53).

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Neanche ora viene ucciso, ma ricoverato nell’infermeria denominata Ka-Be, costituita da 8 baracche che “contengono permanent-emente un decimo della popolazione del campo” (Pag. 55). Levi teme che il Ka-Be sia la camera a gas di cui tutti parlano (Pag. 58), viene deriso dagli ebrei polacchi e dall’infermiere che, vedendolo così magro, gli dice: “tu ebreo spacciato, tu presto crematorio, finito” (Pag. 69). Gli viene assegnata la cuccetta n° 10, vuota.

“La vita del Ka-Be è vita di limbo… Non fa freddo, non si lavora” (Pag. 60).

Dopo un altro periodo di internamento viene selezionato ed inviato al laboratorio chimico (Pag. 174), dove “sto al coperto ed al caldo e nessuno mi picchia; rubo e vendo sapone e benzina, senza serio rischio… Sto seduto tutto il giorno, ho un quaderno ed una matita… E persino un libro sui metodi analitici… E quando voglio uscire, basta che avvisi” (Pag. 178).

L’11 gennaio 1945 si ammala di scarlattina e viene nuovamente ricoverato nel Ka-Be, una cameretta assai pulita, dove sapeva “di avere diritto a 40 giorni di isolamento e quindi di riposo” (Pag. 190) e dove riceveva forti dosi di sulfamidici (Pag. 191).

Dopo 5 giorni di ricovero il barbiere lo informa che tutti andranno via ed il medico gli conferma che quelli che potevano camminare dovevano partire il giorno dopo, mentre gli altri sarebbero rimasti nel Ka-Be, assistiti dai malati meno gravi (Pag. 193).

Levi si prepara a partire, ma un colloquio con Kosman, che aveva conoscenze fra “i prominenti”, lo convince a restare (Pag. 195).

La notte del 18 gennaio 1945, circa 20.000 sani, provenienti da vari campi, partirono; rimase nel campo qualche ben consigliato. “Nella quasi totalità, essi scomparvero durante la marcia di evacuazione”.

Nell’intero Ka-Be rimasero forse in 800. Il mattino seguente fu fatta l’ultima distribuzione di zuppa calda. L’impianto di riscaldamento era stato abbandonato. “Fuori ci dovevano essere almeno 20 sotto lo zero” (Pag. 196). “Alcune torrette di guardia erano ancora occupate dalle SS… Fu fatta ancora una distribuzione di pane” (Pag. 197).

Alle 23 tutte le luci si spensero e cominciò il bombardamento; anche “il campo era stato colpito”. I malati delle baracche colpite e minacciate dal fuoco chiedono ricovero, ma vengono respinti dai loro compagni di prigionia. I tedeschi non c’erano più, le torrette erano vuote (Pag. 198). All’alba del giorno 19 Levi e due suoi compagni, avvolti in coperte, escono per cercare viveri, trovano delle patate ed una stufa; al rientro incontrano un tedesco in motocicletta che li ignora (Pagg. 198 – 201).

Il 20 gennaio “il campo era silenzioso. Altri spettri affamati si aggirano” nel campo, “barbe orami lunghe, occhi incavati” (Pag. 203). In lontananza Levi vedeva un lungo tratto di strada; vi passava a ondate la Wehrmacht in fuga e tedeschi a cavallo, in bicicletta, a piedi, armati e disarmati. All’alba del 21 gennaio la pianura era deserta. Anche i civili polacchi erano scomparsi (Pag. 205). Una indescrivibile sporcizia aveva invaso ogni reparto del campo (Pag. 206).

Il 22 gennaio molti cadaveri furono accatastati in una trincea (Pag. 209); il 24 gennaio “il mucchio di cadaveri, di fronte alla nostra finestra, rovinava ormai fuori dalla fossa… Nel campo nessun ammalato guariva, molti invece si ammalavano di polmonite e diarrea” (Pag. 213). “Tutti si dicevano, a vicenda, che i russi, presto, subito, sarebbero arrivati” (Pag. 216), ma i russi arrivarono il 27 gennaio. Solo uno del gruppo degli 11 ammalati di scarlattina era morto nei dieci giorni, ma altri 5 sono morti nell’infermeria russa provvisoria (Pag. 218).

LEVI NON HA VISTO?

Levi ha ultimato il suo libro nel gennaio 1947, quando le notizie sulle camere a gas e sul genocidio degli ebrei erano ormai di pubblico dominio, ma essendosi limitato a riportare i fatti di cui aveva “diretta esperienza”, ha solo parlato genericamente di “selezioni” e di “andare in gas”; infatti non conosceva “i dettagli delle camere a gas e dei crematori”, che ha appreso “soltanto dopo, quando tutto il mondo li ha appresi”; così come non parla dei lager russi, perché non c’è stato (Pag. 233).

E’ vero che Levi si trovava a Monovitz e non a Brikenau, ma gli scambi di personale fra i vari campi erano frequenti, e l’invio di molte migliaia di deportati nelle camere a gas, ogni giorno, non poteva essere tenuto nascosto ad un attento osservatore.

Come mai il Levi, partigiano ebreo, debole e maldestro, quindi pericoloso per i tedeschi e poco utile come lavoratore manuale, non solo è scampato alle selezioni, ma è stato inviato in infermeria per due volte, la 2° volta quando i russi ormai stavano avanzando verso Cracovia?

Levi tenta una giustificazione: “entravano in campo quelli che il caso faceva scendere da un lato del convoglio; andavano in gas gli altri” (Pag. 20). Questa giustificazione contrasta con tutte le altre testimonianze sullo sterminio ebraico e fa a pugni con la logica di uno sterminio programmato su vasta scala e con la organizzazione tedesca.

Lo stesso Levi scrive che il giorno dell’urgente sgombero del campo, “una maresciallo delle SS fece il giro delle baracche. Nominò in ognuna un capo – baracca scegliendo fra i non ebrei rimasti, e dispose che fosse fato immediatamente un elenco dei malati, distinto in ebrei e non ebrei… E nessun ebreo pensò seriamente di vivere fino al giorno successivo” (Pag. 197).

Quindi l’organizzazione tedesca era rimasta intatta fino all’ultimo momento, e Levi e gli ebrei non venivano “selezionati” perché questi erano gli ordini.

Infatti il Levi aveva incontrato due ragazzi ebrei giovanissimi, che erano in lager da tre anni (Pag. 34).

Nel campo le “SS ci sono sì, ma sono poche; e fuori dal campo, e si vedono relativamente di rado: i nostri padroni effettivi sono i triangoli verdi, i quali hanno mano libera su di noi”. (Pag. 37).

Io sono uno degli ebrei italiani, tutti dottori, “che non sanno lavorare e si lasciano rubare il pane e prendono schiaffi dalla mattina alla sera… Persino gli ebrei polacchi li disprezzano perché non sanno parlare yiddish” (Pag. 59).

L’esame dei fatti vissuti dal Levi ci consente di mettere in dubbio che esistesse un piano di sterminio degli ebrei, perché altrimenti lui, partigiano ebreo, debole e maldestro non sarebbe potuto sfuggire alle selezioni ed alle camere a gas, e non sarebbe stato curato in infermeria per due volte, ricevendo forti dosi di sulfamidici, un medicinale scoperto nel 1935, e confermano quanto descritto dal vituperato partigiano francese Paul Rassinier, deportato a Buchenwald, da cui era tornato invalido al 100% + 5%, il cui mirabile volume “La menzogna di Ulisse” è stato prima ignorato e poi bollato come nazista; confermano cioè che le violenze erano normalmente compiute dagli stessi deportati e non dalle SS, che erano poche e troppo occupate.

Il “pregevole” libro del Levi era stato rifiutato dai grandi editori e stampato da una piccola casa editrice in 2500 copie per cadere subito nell’oblio. Riteniamo che questa sia stata una fortuna perché così il testo non ha subito manomissioni tali da eliminare le notizie che invece può fornirci. Evidentemente allora la censura, o l’autocensura, non aveva raggiunto l’attuale livello di perfezionamento.

Solo nel 1958 il libro è stato ristampato da Einaudi, e poi tradotto in sei lingue, ridotto per la radio e la televisione, ed infine adottato nelle scuole. A questo punto però era necessario concedere qualcosa e perciò l’edizione scolastica del 1976 è stata integrata con un’appendice, nella quale si è potuto colmare qualche “lacuna” del libro.

TUTTI I TEDESCHI RESPONSABILI.

Nell’appendice il Levi scrive che “come mia indole personale non sono facile all’odio” (Pag. 222), ma “gli occhi azzurri e i capelli biondi sono essenzialmente malvagi” (Pag. 134). “I tedeschi sono sordi e ciechi; chiusi in una corazza di ostinazione e di deliberata sconoscenza… Fabbricano rifugi, trincee, riparano i danni, costruiscono, combattono, comandano, organizzano ed uccidono. Che potrebbero fare? Sono tedeschi; non potrebbero fare altrimenti” (Pag. 177). Il popolo tedesco non ha tentato “di prendere le distanze dal nazismo… E di questa deliberata omissione lo ritengo pienamente colpevole” (Pa. 227). “Infatti, centinaia di migliaia di tedeschi furono rinchiusi nei Lager fin dai primi mesi del nazismo… E tutto il Paese lo sapeva, e sapeva che nei Lager si soffriva e si moriva” (Pag. 225).

Come spesso succede, per rimediare alle omissioni del suo libro, il Levi ora esagera senza badare alle contraddizioni, perché, se fosse vero che centinaia di migliaia di tedeschi erano stati rinchiusi nei Lager del naziso, è evidente che l’opposizione sarebbe stata molto diffusa. Ma non è vero.

Secondo il volume “Hitler – pro e contro”, edizioni Mondadori, gli internati in Germania erano complessivamente 40.000 (2). W. Schirer, che dopo la guerra ha avuto la mano, o meglio, la penna pesante nella sua “Storia del III Reich”, ha affermato che, negli anni precedenti la guerra, la popolazione dei campi di concentramento nazisti non contò probabilmente più di 20.000 – 30.000 individui contemporaneamente (3). Anche Lord Russel ha affermato che erano 20.000 (4).

Nella foga ora il Levi smentisce anche se stesso, quando aggiunge che il libo aveva “incominciato a scriverlo là, in quel laboratorio tedesco pieno di gelo, di guerra e di sguardi indiscreti” (Pag. 221), dimenticando che prima aveva scritto che stava al coperto e al caldo ed era libero di di uscire quando voleva (Pag. 178).

LA DIREZIONE CLANDESTINA DEI LAGER.

Sempre nella appendice il Levi ci informa che nei Lager era presente una “esperienza cospirativa” che sfociava “in attività di difesa abbastanza efficienti”. Nei Lager si riusciva “a ricattare e corrompere le SS”, a sabotare il lavoro, “a comunicare via radio con gli alleati, fornendo loro le notizie sulle orrende condizioni dei campi”, “a pilotare le selezioni mandando a morte le spie e i traditori e salvando prigionieri la cui sopravvivenza avesse per qualsiasi motivo importanza particolare, a prepararsi anche militarmente a resistere”, anche se ad Auschwitz una difesa attiva o passiva era particolarmente difficile (Pag. 229).

Nell’aprile del 1988, presso l’Istituto Gramsci di Genova, si era tenuta una mostra sulla resistenza tedesca dove, fra l’altro, una foto scattata subito dopo la liberazione di Buchenwald, mostrava la direzione clandestina del campo, composta da rappresentanti di tutte le nazionalità, tutti visibilmente in buone condizioni di salute (Foto n° 270).

Anche il libretto “Mauthausen”, distribuito ai visitatori all’ingresso del Lager, conferma l’attiva presenza della direzione clandestina.

Nel campo erano internati gruppi “di criminali ai quali fino alla primavera del 1944 erano state affidate quasi tutte le mansioni di direzione dei deportati (kapos, personale di blocco, ecc.). L’allontanamento dei criminali da questi posti nell’ultimo periodo del dominio nazionalsocialista era stato un’importante successo dell’organizzazione internazionale della resistenza dei deportati”, creata clandestinamente nel campo nell’estate del 1943.

Il comitato all’inizio del 1945 organizzò formazioni militari dirette da un Colonnello austriaco ed un Maggiore sovietico, ed assunse la direzione del campo il 4 maggio 1945. “Le formazioni militari dei deportati disarmarono le unità SS, che non erano fuggite, e combatterono anche contro le unità SS in ritirata nei pressi del campo e lungo il Danubio. Il 7 maggio 1945 i deportati vennero definitivamente liberati dai soldati dell’esercito USA”.

Quindi risulta confermato che i Lager negli ultimi giorni, o mesi, prima della loro occupazione, o liberazione, erano in larga misura gestiti dai Comitati clandestini, che erano0 in contatto con gli alleati.

Le conclusioni che discendono dalle presenza nei campi dei Comitati clandestini e dai fatti descritti dal Levi negli ultimi giorni di prigionia, pur ripugnando alla coscienza di ogni uomo civile, e pur apparendo in un primo tempo inaccettabili, risultano invece chiare ed inevitabili.

(SEGUE SUL PROSSIMO NUMERO)

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