ELEZIONI 2017 (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Giugno 2017)

Anche quest’anno si è svolta una tornata elettorale amministrativa, e come di consueto, nonostante la quasi totale latitanza dei “militanti” del movimento (troppo presi dai loro sproloqui su Facebook e dagli stupidi hobby che usano per giustificare il loro mancato impegno), abbiamo verificato quanto disgustosa sia questa repubblica delle banane, abusivamente messa in piedi dalle armi straniere e da quelle dei vili collaborazionisti assassini “partigiani”, ed ancora oggi in piedi per servirne gli interessi e vessare i cittadini orgogliosi di essere tali.

Infatti, pur avendo tentato di essere presenti alle elezioni in soli due Comuni, abbiamo avuto modo di collezionare tutto l’armamentario dei comportamenti mafiosi, illegittimi e criminali di sedicenti magistrati, “illustri” prefetti e viceprefetti (o meglio, i capobastone della cosca regina, avente sede presso il ministero dell’interno), parlamentari con il vizietto passati da SEL al PD, fino alla solita casta dei maiali giornalisti, sempre all’avanguardia quando si tratta di diffamare, disinformare ed alterare in ogni modo la realtà.

Cosa è successo? E’ presto detto; il Camerata Capizzi di Palermo, ha tentato di presentare una lista a Campofelice di Fitalia (PA), corredata del nostro solito logo (Fascio Repubblicano) e dalla sigla PSN, onde evitare gli isterismi dei soliti noti quando leggono la parola “Fascismo” o la sola sigla MFL (in questa sorta di psicopatici detti antifascisti, persino una “F” scatena grida di terrore e desiderio di caccia alle streghe, poveretti loro…). Purtroppo la suddetta lista è stata giudicata dalla “mitica” commissione elettorale di Corleone (il nome di questo paese è già di per sé un programma!), che ha prontamente ricusato il nostro simbolo, adducendo le solite ridicole e ritrite motivazioni antifasciste; addirittura il presidente della commissione è corso a consultare il nostro sito internet (ed è già una buona notizia: sa leggere, anche se non capisce quello che legge!), ed ha concluso che essendoci scritto che siamo Fascisti, non possiamo partecipare alle elezioni perché saremmo fuorilegge! Ovviamente, tanto per confermare il suo livello culturale, si è chiesto perché ci ostiniamo a presentarci con il logo del Fascio, mentre ne abbiamo uno di riserva… Il povero demente non ci ha spiegato come mai diventeremmo legali con il logo di riserva, dato che sempre e comunque continueremo ad essere Fascisti!

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Ora, prima di continuare il racconto, mi permetto di ricordare alcune cose; la Sicilia è la regione nella quale siamo stati più e più volte presenti alle elezioni locali nel passato… Comuni come Catania, Palermo (più volte), Motta S. Anastasia (CT) e persino le Regionali stesse del 16 giugno 1996, ci hanno visto partecipare con tanto di logo completo, ovvero Fascio e dicitura “Fascismo e Libertà”. Addirittura nell’anno 2000 i falsari che tentarono di impadronirsi del MFL, presentarono una lista abusiva nel Comune di Scillato, senza incontrare alcuna resistenza dalla Commissione elettorale.

Ma da quando abbiamo riprovato, tramite il Camerata Capizzi, a presentarci in vari piccoli Comuni dell’isola, il risultato è sempre stato lo stesso: ricusazione del simbolo.

Sarebbe bello riuscire a comprendere chi e perché ha dato ordine ai mafiosi locali delle Commissioni elettorali di sabotarci costantemente, impedendoci persino di presentare un logo alternativo; eh sì, perché inventandosi delle Leggi di sana pianta (non a caso non siamo riusciti a trovare alcun riferimento normativo scritto), gli indegni mafiosi locali hanno sostenuto che per sostituire il logo sarebbe necessario sostituire anche tutte le dichiarazioni dei candidati, le quali, ovviamente, fanno riferimento al simbolo principale.

Questa è una vera e propria pagliacciata, che non trova eguali in nessun’altra Regione d’Italia, in quanto è fisiologico che se una persona è disponibile a candidarsi per il MFL-PSN, lo è a prescindere dal simbolo utilizzato… Ma dato che i mafiosi non temono di incorrere in alcuna sanzione, abusano a dismisura dei loro poteri; già anni fa il Camerata Capizzi tentò di denunciare i membri della Commissione elettorale, ottenendo un’archiviazione d’ufficio a tempo di record, specie per quanto riguardi la Procura della Repubblica di Palermo, notoriamente una delle più lente ad esaminare le varie denunce presentate!

Comunque, essendomi stufato di subire in silenzio gli abusi di questa masnada di mafiosi, in una notte mi sono improvvisato avvocato amministrativo ed ho tentato di preparare un ricorso al TAR della Sicilia, basandomi su vari schemi presenti in rete e vecchi ricorsi presentati da vari avvocati; in questo mio tentativo, ho evidenziato prima di tutto l’ormai consolidata legalità del movimento, e soprattutto le passate partecipazioni elettorali proprio in Sicilia, consolidate da Sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato… Speravo di ottenere una risposta all’ormai annosa domanda: cosa è cambiato da quegli anni? Cosa (o chi) ha spinto, negli anni recenti, i magistrati amministrativi a rimangiarsi tutte le Sentenze a noi favorevoli, ed a considerare carta straccia i precedenti elettorali?

La domanda non è affatto oziosa, in quanto, in tutte le farneticazioni antifasciste che leggiamo nelle varie ricusazioni, i riferimenti sono sempre alla XXII Disposizione transitoria della Costituzione, ed alla Legge attuativa conosciuta come “Scelba”; quindi, mi sono forse sfuggite delle modifiche a queste norme, oppure erano in vigore tanto negli anni 90, quanto in questi anni?

Ricordiamo, giusto per cercare di farlo capire anche ai meno dotati intellettualmente, tipo quelli di sinistra che vantano per ogni dove il loro “antifascismo”, che nel 1993 il TAR del Lazio riammise la lista del MFL alle elezioni amministrative di Roma, dopo che dal logo era stata cancellata la parola “Fascismo”, e che il controricorso della Commissione elettorale ci vide vittoriosi al Consiglio di Stato grazie alla “Sentenza I Sezione, 23 febbraio 1994, n. 173/94”.

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In essa, erano evidenziati due punti fondamentali che negli anni recenti i mafiosi in toga dei Tribunali amministrativi hanno volutamente ignorato; il primo era riferito alla mancanza del diritto di questi Tribunali ad esprimersi circa questioni penali:

“La Sezione sottolinea, innanzi tutto, che il quesito non riguarda gli aspetti penali e in particolare il punto se le linee statutarie e programmatiche del Movimento integrino o meno la fattispecie della ricostituzione del partito fascista, o quella di manifestazioni fasciste, ipotesi entrambe contemplate dalla legge del 1952.

Dal punto di vista penale, invero, non vi è che da prendere atto delle pronunce intervenute nella sede competente (…)”

Il secondo punto, invece, sottolineava l’assoluta legittimità del nostro simbolo, benché disgiunto dalla parola Fascismo:

“Altro è da dire per quanto riguarda l’emblema da solo, o accompagnato da una scritta nella quale la parola “fascismo” non compare. Su questo particolare profilo l’Ufficio centrale elettorale non si è pronunciato (si è detto sopra che questa versione emendata è stata respinta per ragioni puramente procedurali, senza una valutazione nel merito) mentre il T.A.R. del Lazio e la V Sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato si sono pronunciati ammettendo il contrassegno. È vero che si tratta di ordinanze cautelari (la seconda confermativa della prima) e come tali frutto di una valutazione sommaria e revocabile, e, per di più, verosimilmente ispirata anche a considerazioni di opportunità empirica, che non avrebbero ingresso in un giudizio di stretta legittimità. Ma è anche vero che non può essere sfuggita ai collegi giurisdizionali la rilevanza e la delicatezza del problema di fondo; sicché, se hanno giudicato opportuno ammettere “con riserva” quel contrassegno, è presumibile che abbiano valutato legittimo l’uso del semplice emblema, non accompagnato dalla parola “fascismo”.

E questa è anche l’opinione di questo Collegio. Il fascio, usato nell’antica Roma come insegna dei magistrati elettivi dotati di potere di comando (imperium), ha assunto nel tempo il valore di simbolo della forma repubblicana dello Stato – e in particolare di una repubblica non oligarchica né aristocratica, ma retta dalla volontà popolare espressa mediante libere elezioni. Così è stato adottato dalla Rivoluzione francese, ed è tuttora l’emblema ufficioso di quella Repubblica; ed è stato adottato anche dalla Repubblica romana dei Giuseppe Mazzini, e anche da qualche altro Stato (es.: il cantone elvetico di San Gallo). È vero che di questo emblema si è appropriato anche il partito mussoliniano, dapprima solo con riferimento ad una ispirazione genericamente rivoluzionaria, poi con l’intenzione – tanto insistitamente declamata, quanto arbitraria e ingiustificata nei fatti – di accreditare il regime mussoliniano come l’erede e il continuatore della Roma repubblicana ed imperiale. Ed è anche vero che all’occhio dell’osservatore italiano l’emblema del fascio non può non richiamare alla memoria, primariamente, proprio il regime fascista. Ma non si può dire che quel simbolo, in sé e per se, abbia un significato unico ed univoco – e forse si dovrebbe anche distinguere a seconda delle varie elaborazioni grafiche, diversificate dalla forma della scure e dalla sua posizione rispetto alle verghe: solo alcune versioni, infatti possono dirsi tipicamente fasciste.

In conclusione, l’emblema del fascio romano, disgiunto dalla parola “fascismo”, si può considerare ammissibile, ai fini contemplati dal quesito del Ministero dell’interno”.

Avete letto? Questa era una Sentenza chiara, motivata e scritta da magistrati che mostravano quanto meno un minimo di cultura storica, a differenza di certi coglioni piemontesi che, in anni recenti, hanno sentenziato che “Il Fascio repubblicano si chiama così non perché il suo nome derivi dall’antica Roma, ma bensì dalla RSI di Mussolini”!

Ovviamente anche questa Sentenza era in parte un abuso, in quanto, come non mi stancherò mai di ripetere, non si può dichiarare penalmente legittimo un movimento politico con un nome ed un simbolo, per poi sabotarlo e costringerlo a modificare il suo logo in occasioni elettorali; o siamo legali ed abbiamo il diritto di presentarci in ogni sede con il nostro logo, oppure non lo siamo e dovremmo essere tutti arrestati… Tutto il resto rappresenta la solita pagliacciata da repubblica delle banane, che da un lato vuole mostrarsi democratica dichiarando legittimi i movimenti di ispirazione Fascista, mentre dall’altro tenta ogni sorta di infamia per sabotarne la vita politica.

Giusto per rinfrescare la memoria agli ignavi, copio da Wikipedia la definizione di TAR:

“Un tribunale amministrativo regionale (TAR) è, nell’ordinamento della Repubblica italiana, un organo di giurisdizione amministrativa.

Il TAR è competente a giudicare sui ricorsi, proposti contro atti amministrativi, da privati che si ritengano lesi (in maniera non conforme all’ordinamento giuridico) in un proprio interesse legittimo. Si tratta di giudici amministrativi di primo grado, le cui sentenze sono appellabili dinanzi al Consiglio di Stato. Per il medesimo motivo, è l’unico tipo di magistratura speciale a prevedere solo due gradi di giudizio”.

Capito? I magistrati dei TAR e del Consiglio di Stato non hanno alcun potere di sconfinare nel campo penale (come giustamente ricordato nella Sentenza del 1994), né di fare pistolotti storici, politici e morali alle formazioni politiche dichiarate legittime dai tribunali penali; quelli che lo fanno, arbitrariamente, andrebbero prontamente denunciati e condannati quanto meno per abuso di potere, ma in questa repubblica delle banane, oltre ad essere intoccabili, si permettono persino di fare giurisprudenza (quando ci danno torto, perché le passate Sentenze favorevoli sono lettera morta); e così accade che molte Commissioni elettorali respingano le nostre liste motivando l’abuso “perché il Consiglio di Stato ci avrebbe messi fuorilegge”!

Leggiamo un estratto stomachevole di questa ormai famosa Sentenza, che viene scimmiescamente citata da ogni TAR per darci torto;

Sentenza Consiglio di Stato 6 marzo 2013.

(…) Osserva la Sezione che il diritto di associarsi in un partito politico, sancito dall’art. 49 Cost., e quello di accesso alle cariche elettive, ex art. 51 Cost., trovano un limite nel divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista imposto dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Detto precetto costituzionale, fissando un’impossibilità giuridica assoluta e incondizionata, impedisce che un movimento politico formatosi e operante in violazione di tale divieto possa in qualsiasi forma partecipare alla vita politica e condizionarne le libere e democratiche dinamiche. Va soggiunto che l’attuazione di tale precetto, sul piano letterale come sul versante teleologico, non può essere limitata alla repressione penale delle condotte finalizzate alla ricostituzione di un’associazione vietata ma deve essere estesa ad ogni atto o fatto che possa favorire la riorganizzazione del partito fascista (…)”.

GIUSTIZIA - giudici con scritta alle spalle potere-illegaleCapito come questi maiali abbiano preteso di fare giurisprudenza? Permettendosi di definirci come un movimento formatosi ed operante in violazione di tale divieto, e che in quanto tale non potrebbe partecipare alla vita politica e condizionarne le libere e democratiche dinamiche!

Con buona pace delle decine di Tribunali penali che ci hanno sempre riconosciuti estranei a qualsiasi violazione della XII Disposizione Transitoria e della Legge Scelba!

Immagino che avrete già capito come si è concluso il ricorso al TAR della Sicilia: tutte le richieste respinte, con motivazione bovinamente copiata dalla sentenza del 2013, cioè quella che ci diffama e scavalca totalmente le Sentenze penali degli ultimi decenni… Ovviamente, nessuna risposta al perché il movimento ha potuto partecipare alle elezioni in Sicilia più e più volte, vincendo anche un ricorso allo stesso TAR della Sicilia nel 1996, cioè alla vigilia di quelle elezioni regionali già citate che ci videro in lista con logo e nome completi!

Detto di questi luridi ibridi a metà fra il mafioso e lo stalinista che governano la giustizia amministrativa in Sicilia, restano da raccontare le avventure (è il caso di dirlo!) vissute dai Camerati bresciani Virgilio e Mirko Poli, che hanno presentato una lista nel piccolo Comune di Mura (BS); qui è accaduto di incontrare uno dei rarissimi funzionari dello Stato onesti che applicano la Legge scritta, invece di applicare quella sibilata nelle orecchie da qualche capobastone locale… Quindi la lista con il logo del Fascio repubblicano e la sigla “PSN” è stata accettata senza problemi, esattamente come dovrebbe accadere in qualsiasi Comune della repubblica italiana.

Ma fin dal giorno successivo a questa accettazione, si è scatenata una vera e propria guerra locale, che ha visto brillare in demenza gli immancabili assassini stupratori dell’ANPI, gli infami nipotini di Stalin del PD e lo stesso prefetto di Brescia, che si è vergognosamente prestato a fare da spalla a questi delinquenti ignoranti; questo solerte funzionario dello Stato borbonico nel quale stiamo vivendo, infatti, ha pensato bene di ricevere nel clamore dei “media” un pagliaccio deputato del PD, tal carneade di nome Lacquaniti, ovvero un poveraccio ex di SEL (forse fuggito da Vendola per non essere stato scelto come “papà” per i suoi figli in provetta), approdato nell’accogliente PD di Renzi e sbarcato, chissà come, in Parlamento… Costui, messosi a capo della nuova resistenza a noi Fascisti, ha riempito le pagine dei vari giornali asserviti (cioè quelli che pubblicano ogni sorta di farneticazione ai nostri danni, cestinando le varie repliche e precisazioni da noi inviate) con i suoi rigurgiti di odio ed ignoranza, al fine di farsi un po’ di pubblicità gratuita e mostrare al popolo dei cerebrolesi di sinistra come si guadagna il lauto stipendio da parlamentare… E il prefetto di Brescia, invece di fare il suo lavoro, lo ha più volte ricevuto, arrivando a sciogliere, in pompa magna e con roboanti comunicati stampa, la sottocommissione elettorale che aveva approvato la nostra lista.

Tale provvedimento non può che essere visto come un avvertimento mafioso, ovvero una sorta di “pizzino” per quanti costituiranno le future commissioni elettorali: attenzione, dal prossimo anno chi oserà applicare la Legge accettando le liste Fasciste, rischierà il posto”!

Giusto per misurare lo spessore di questo servitore della repubblica delle banane, ho provato a scrivergli una mail con richiesta di chiarimenti, che copio a seguire:

“Preg.mi Dottori Pasquariello, Longhi e Monni, mi scuso per l’invio di questa comunicazione, ma non essendo riuscito a trovare un indirizzo mail riferibile al Sig. Preftto, Dott. Vardè, ho deciso di scrivere a Voi, suoi stretti collaboratori, nella speranza che possiate inoltrargli la presente.

Inizio con il presentarmi: sono il Dott. Carlo Gariglio, Segretario Nazionale del Movimento Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale (MFL-PSN). Ho deciso di scriverLe dopo avere visionato la notizia della scioglimento della Sottocommissione elettorale di Salò, “rea”, a dire dei giornali (ed evidentemente anche del Dott. Vardè), di avere ammesso la nostra lista alle elezioni di Mura (BS), ove abbiamo eletto 3 consiglieri comunali, ottenendo circa il 12% dei consensi.

Ora, non parlo per il povero parlamentare PD Lacquaniti, che non perde occasione per lanciare grida di giubilo e per vantare una certa frequentazione del Sig. Prefetto, nonchè per sfruttare lo spazio concessogli da giornalisti asserviti (che regolarmente cestinano le nostre repliche) al fine di minacciarci, diffamarci e addirittura paragonarci al terrorismo neofascista degli anni passati (per questo ed altri reati verrà a breve denunciato, anche se correrà a nascondersi dietro la sua immunità parlamentare); ma da alti funzionari dello Stato come Voi, con titoli di studio ed esperienza in questioni ministeriali, mi sarei aspettato una maggiore cautela ed una maggiore aderenza ai fatti.

Il nostro movimento, fondato da Giorgio Pisanò nel lontano 1991, da ben 26 anni fa attività politica ed elettorale (dove può) senza essere mai incorso in alcuna condanna, nonostante le ormai centinaia di denunce presentate dai tanti piccoli Lacquaniti, nipotini di Stalin, dalla sua fondazione ad oggi; la Magistratura penale ha più e più volte riconosciuto la nostra totale estraneità a qualsiasi reato riconducibile alla XII Disposizione Transitoria della Costituzione ed alla Legge attuativa cosiddetta “Scelba”. Gli stessi Tribunali penali hanno riconosciuto del tutto legittima l’esposizione dei nostri simboli (un Fascio Repubblicano rosso che nulla ha a che fare con il Fascio littorio simbolo del disciolto PNF), nonchè della dicitura abbreviativa che lo accompagna, ovvero “Fascismo e Libertà”. Sul nostro sito chiunque può visionare le varie Sentenze e/o Decreti di Archiviazione emessi nel corso di questi 26 anni (http://fascismoeliberta.info/legalita-del-m-f-l-p-s-n/).

Ora, il sottoscritto non è né un alto funzionario ministeriale, né un parlamentare lautamente stipendiato, ma pur da umile cittadino arriva a comprendere un’evidenza: se un movimento politico è legale, e sono legali la sua denominazione ed il suo simbolo, impedirgli di prendere parte alle competizioni elettorali, o obbligarlo a farlo con altri simboli, rappresenta un chiaro reato di abuso di potere in vero stile stalinista (Lacquaniti sarà felicissimo), nonchè una vergognosa limitazione dei diritti politici (art. 294 PC) e costituzionali di noi cittadini facenti parte del MFL-PSN. Questo è un fatto.

Oggi apprendiamo che, mentre non si puniscono mai i vari magistrati del TAR e del CdS, o i Vice Prefetti presidenti di Commissioni elettorali che da decenni ci boicottano illecitamente, si puniscono i funzionari della Sottocommissione di Salò per avere applicato la Legge, ovvero per avere ammesso una lista di un movimento legale, avente come logo un simbolo che lo stesso CdS, nel lontano 1994, ritenne del tutto legittimo!

Allego alla presente quella Sentenza, emessa da quelli che ancora si comportavano da Magistrati, e non da stipendiati del PD, pronti a stravolgere le Leggi e ad abusare del proprio potere, tentando di sostituirsi alla Magistratura Penale. Da essa mi permetto di estrarne un paio di punti significativi:

“(…) La Sezione sottolinea, innanzi tutto, che il quesito non riguarda gli aspetti penali e in particolare il punto se le linee statutarie e programmatiche del Movimento integrino o meno la fattispecie della ricostituzione del partito fascista, o quella di manifestazioni fasciste, ipotesi entrambe contemplate dalla legge del 1952. Dal punto di vista penale, invero, non vi è che da prendere atto delle pronunce intervenute nella sede competente; (…) E questa è anche l’opinione di questo Collegio. Il fascio, usato nell’antica Roma come insegna dei magistrati elettivi dotati di potere di comando (imperium), ha assunto nel tempo il valore di simbolo della forma repubblicana dello Stato – e in particolare di una repubblica non oligarchica né aristocratica, ma retta dalla volontà popolare espressa mediante libere elezioni. Così è stato adottato dalla Rivoluzione francese, ed è tuttora l’emblema ufficioso di quella Repubblica; ed è stato adottato anche dalla Repubblica romana dei Giuseppe Mazzini, e anche da qualche altro Stato (es.: il cantone elvetico di San Gallo). È vero che di questo emblema si è appropriato anche il partito mussoliniano, dapprima solo con riferimento ad una ispirazione genericamente rivoluzionaria, poi con l’intenzione – tanto insistitamente declamata, quanto arbitraria e ingiustificata nei fatti – di accreditare il regime mussoliniano come l’erede e il continuatore della Roma repubblicana ed imperiale. Ed è anche vero che all’occhio dell’osservatore italiano l’emblema del fascio non può non richiamare alla memoria, primariamente, proprio il regime fascista. Ma non si può dire che quel simbolo, in sé e per se, abbia un significato unico ed univoco – e forse si dovrebbe anche distinguere a seconda delle varie elaborazioni grafiche, diversificate dalla forma della scure e dalla sua posizione rispetto alle verghe: solo alcune versioni, infatti possono dirsi tipicamente fasciste. In conclusione, l’emblema del fascio romano, disgiunto dalla parola “fascismo”, si può considerare ammissibile, ai fini contemplati dal quesito del Ministero dell’interno”.

Ora, pur considerando un abuso ai nostri danni anche questa Sentenza, in quanto ci vieta la dicitura “Fascismo e Libertà” che la Magistratura Penale ci ha invece autorizzato, mi piacerebbe, capire quali violazioni ravvisi il Sig. Prefetto nella presentazione di un logo largamente riconosciuto legittimo dal CdS ed usato nel mondo e nel corso della Storia per rappresentare Stati retti da istituzioni repubblicane e democratici (a quanto citato nella suddetta Sentenza, mi permetto di aggiungere la Repubblica dell’Ecuador ed il Camerun, come Stati che tuttora adottano un Fascio Repubblicano come simbolo), nonchè disgiunto dalla parola “Fascismo”, esattamente come richiesto dalla Sentenza del 1994.

Fra l’altro, mi permetto di ricordare che nel corso degli anni allo stesso Ministero dell’Interno sono giunte decine di interpellanze parlamentari da parte di “onorevoli” nipotini di Stalin (Lacquaniti, povero lui, è anche in questo caso in ritardo di una ventina d’anni!) contro il nostro movimento, le quali hanno avuto praticamente la stessa risposta, ovvero: “Non spetta al Ministero dell’Interno decidere della legittimità di un movimento politico, ma alla Magistratura Penale, che si è più volte pronunciata a favore del MFL”.

Quindi, dal momento che i fatti che espongo dovrebbero essere ben noti ad alti funzionari dello Stato facenti capo al Ministero dell’interno, torno a chiedermi il senso di certe decisioni del Sig. Prefetto e dei suoi colloqui con il Lacquaniti; non vorrei che si trattasse di un chiaro messaggio ai funzionari della Prefettura, per invitarli a non applicare la Legge in occasioni di future elezioni, aggiungendo abusi ad abusi contro il MFL-PSN.

Chiudo questo mio lungo messaggio allegandovi una sostanziosa documentazione inerente alcune delle nostre passate partecipazioni a competizioni elettorali, che fin dal 1993 ci videro in campo, con l’elezione nel corso degli anni di numerosi consiglieri comunali. Come potrà verificare il Sig. Prefetto, nonostante in molti casi le autorità abbiano abusato dei loro poteri per farci eliminare la parola “Fascismo” (ed al volte anche la sola sigla MFL!), quello che ha caratterizzato sempre le nostre liste è il logo del Fascio della Repubblica Romana di Mazzini, ovvero quello che oggi il Sig. Prefetto ha ritenuto illecito, tanto da sciogliere la Sottocommissione di Salò.

Conscio del fatto che con ogni probabilità nessun alto funzionario perderà il suo tempo prezioso per rispondere al sottoscritto, colgo comunque l’occasione per porgere i miei più distinti saluti al Sig. Prefetto ed ai collaboratori a cui invio la presente.

Dott. Carlo Gariglio – Segr. Naz. MFL-PSN

www.fascismoeliberta.info

www.lavvocatodeldiavolo.biz

Ovviamente, l’arrogante funzionario borbonico non ha minimamente risposto; soltanto una delle collaboratrici in indirizzo ha avuto la decenza di notificarmi di avere girato il tutto al Prefetto in persona… Ma lui, alto funzionario dello Stato Piddino, non perde tempo per dialogare con un cittadino che non fa parte del suo partito e non abusa del titolo di onorevole!

Mura

Purtroppo per il “signor” Prefetto, per il pagliaccio Lacquaniti e per gli stupratori dell’ANPI, nonostante il loro rovesciarsi a terra gonfi di livore, la nostra lista non solo è arrivata alle elezioni, ma ha addirittura preso circa il 12% dei consensi, eleggendo 3 consiglieri comunali in quel di Mura.

E giusto per non perdere ogni occasione per rendersi ridicoli, i pidocchiosi sopra citati hanno organizzato un banchetto di protesta nella serata dell’insediamento dei nostri consiglieri, con annesso schieramento di digossini e sbirri vari, i quali, invece di fare il loro dovere impedendo una manifestazione abusiva ed antidemocratica (protestare contro il risultato delle elezioni è tipico della feccia di sinistra), o quanto meno identificando i pidocchiosi per denunciarli, hanno recitato la parte degli “eroi” calati su Mura per difendere i consiglieri Fascisti! Purtroppo per questi novelli “eroi” della resistenza, nulla è cambiato nonostante i loro strali, indi le elezioni sono state confermate, i nostri 3 consiglieri (che dalla foto a lato salutano idealmente tutti i coglioni antifascisti d’Italia) anche e nel momento in cui scrivo hanno già partecipato ad altre sedute, senza più in contrare nessun pidocchioso che manifestava nei pressi di Mura. Anche il povero Lacquaniti, che si è coperto di ridicolo persino in Parlamento presentando l’ennesima ed inutile interpellanza parlamentare, è dovuto tornare sui monti a fare il partigiano, in attesa di scendere nuovamente in occasione delle prossime elezioni. Intanto, gli consiglierei di tornare fra le braccia accoglienti di “mamma” Vendola, così potrà accudirlo insieme al figlio in provetta appena avuto.

Carlo Gariglio

 

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