ANALIZZANDO UN “FALSO” (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Aprile 2021)

Anche questo mese cedo volentieri la parola al Camerata Scarpellini, autore di altra pregevole analisi dedicata al mondo del giudaismo, e più precisamente agli scritti noti come “I protocolli dei  Savi Anziani di Sion”.

Di cosa si tratta, esattamente?

Stando alla ricostruzione ufficiale di quello che il Camerata Scarpellini chiama “Sistema”, nei primi anni del Novecento cominciò a circolare – dapprima in Russia, poi nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti – un libro dal titolo apparentemente neutro, “I Protocolli dei savi anziani di Sion”, che descrive in ogni particolare la strategia messa in atto dagli ebrei per conquistare il mondo.

Il contenuto dei Protocolli circolò per mesi in Russia, promosso e pubblicizzato dall’Ochrana, la polizia segreta dello zar, fino a trovare nel 1905 una seconda e integrale pubblicazione nel libro di tale Nilus, un prete mistico già vicino agli ambienti antisemiti russi.

Riconoscendovi il plagio di un pamphlet contro Napoleone III e di altri coevi testi antisemiti, nel 1921 il Times dimostrò che i Protocolli erano un falso, ed erano stati scritti probabilmente a Parigi da agenti dell’Ochrana (il servizio segreto zarista) per fomentare i pogrom che insanguinavano il declino dell’impero.

Bene; ora, anche volendo accettare supinamente questa accertata falsità di questi scritti, rimangono alcune domande: chi ha scritto queste pagine veramente, ma soprattutto, come ha potuto essere così preciso e prevedere fatti che si sono puntualmente verificati e continuano a farlo?

Persino Evola (personaggio al quale non ho mai dato molta importanza, né simpatia, come invece fanno tanti presunti camerati), nella prefazione all’edizione italiana del 1938 dei Protocolli, sosteneva questo: probabilmente non sono veri, però in qualche modo i fatti vanno in una certa direzione… E quindi – proseguiva Evola – pur sospendendo il giudizio sulla loro veridicità, è come se lo fossero… Evola parlava di “incontro” tra “azione sparsa e inconscia” e quelle “occulta, oculata e unitaria di forze del sovvertimento mondiale”. Il collegamento “avverrebbe in gran parte automaticamente” (p. 29).

Io, che modestamente ho potuto vedere avvenimenti che hanno superato Evola di almeno 80 anni, non solo posso condividere le sue  conclusioni, ma addirittura considerarle ormai comprovate da una realtà triste e sotto gli occhi di tutti, che procede esattamente come previsto da questi protocolli.

Consiglio agli incorreggibili giudei che ancora si affannano a tuonare contro la falsità di certi scritti, di aggiornare le loro polemiche provando a spiegarci, ad esempio, come mai tutti i maggiori mezzi di informazione siano nelle loro mani, così come tutte le case farmaceutiche (che oggi stanno facendo miliardi grazie ad una falsa pandemia dichiarata da loro), nonché tutte le multinazionali più proficue ed immorali.

O magari come mai loro sono gli unici cui è stato consentito di occupare una Paese altrui, costruirvi sopra uno Stato pirata mediante terrorismo, deportazioni, espropri ed un vero e proprio genocidio ai danni dei legittimi proprietari di quelle terre, ovvero i palestinesi.

Attendiamo fiduciosi le spiegazioni.

Carlo Gariglio

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Da quando è sorta la possibilità di diffondere informazioni senza limiti spaziali e temporali ed essa è stata subito accaparrata quasi totalmente da un’unica mano e da un’unica diabolica mente (che possiamo chiamare “Sistema”), il metodo di base è sempre rimasto lo stesso: far credere falso ciò che è vero e vero ciò che è falso. Naturalmente con una ampia e raffinata gamma di possibilità intermedie, che vanno dal mescolare sapientemente vero e falso fino ad ignorare o censurare completamente fatti scomodi ed enfatizzare fatti insignificanti ma utili. Il gioco, in fondo, oltreché assolutamente vantaggioso è anche molto facile, perché le “masse” odiano pensare e preferiscono di gran lunga adottare senza riserva alcuna le opinioni e i racconti preconfezionati che vengono loro propinati, senza verificarne le fonti e la loro aderenza alla logica e alla realtà.

Se poi qualche argomento suscita perplessità nelle “masse”, ecco allora che il Sistema diffonde su di esso opinioni contrastanti o addirittura opposte, in modo che ognuno può adottare quella che preferisce e così creduli ed increduli si elidono a vicenda senza creargli reali problemi.

Pertanto per i pochi che possiedono ancora un cervello non atrofizzato e lo fanno funzionare la buona notizia è che è facile conoscere la verità: basta rovesciare le informazioni e le opinioni divulgate dal Sistema.

Un esempio concreto di quanto sopra esposto sono i cosiddetti “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”. Redatti (sembra) a Parigi nel 1901 e pubblicati per la prima volta in Russia nel 1905 e a Londra nel 1919, apparvero in Italia per la prima volta nel 1921 come appendice del mensile “La Vita Italiana” (una cui antologia è contenuta nel volume “Giudaismo bolscevismo plutocrazia massoneria” reperibile della sezione “Libri” di questo sito) di Giovanni Preziosi, forse l’unico giornalista politico nostrano capace di capire con chiarezza e lucidità da che parte proveniva il pericolo e per questo aspramente combattuto (un errore fatale del Fascismo fu eliminare la massoneria ma non i massoni) e rimasto inascoltato per vent’anni e cioè fino a quando era ormai troppo tardi.

Naturalmente il Sistema si è prodigato fin da subito nel sostenere, come sostiene tuttora, che i “Protocolli” sono né più né meno che un falso: questo sarebbe già sufficiente ad attribuire loro la patente di autenticità, ma a tal fine è utile prenderne in esame alcuni brani, tanto più che essi si configurano come un preciso programma politico, fedelmente attuato negli anni successivi, come persino gli ottusi non possono non riconoscere:

– Protocollo I

(…) Chi vuol regnare deve ricorrere all’astuzia ed all’ipocrisia. L’onestà e la sincerità, grandi qualità umane, diventano vizi in politica. (…) Il male è l’unico mezzo per raggiungere il bene. Pertanto non dobbiamo arrestarci dinanzi alla corruzione, all’inganno e al tradimento, se questi mezzi debbono servire al successo della nostra causa (…)

– Protocollo II

(…) Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno esperienza dell’arte di governare, e perciò saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco; pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi consiglieri, specialmente educati fino dall’infanzia nell’arte di governare il mondo. (…) La stampa è una grande forza nelle mani dei presenti Governi, i quali per suo mezzo controllano le menti popolari. La stampa dimostra le pretese vitali della popolazione, ne rende note le lagnanze e talvolta crea lo scontento nella plebe. La realizzazione della libertà di parola nacque nella stampa, ma i governi non seppero usufruire di questa forza ed essa cadde nelle nostre mani. Per mezzo della stampa acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte. In virtù della stampa accumulammo l’oro (…)

– Protocollo III

Oggi vi posso assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra mèta. Rimane da percorrere ancora una breve distanza e poi il ciclo del Serpente Simbolico – emblema della nostra gente – sarà completo. Quando questo ciclo sarà chiuso, tutti gli Stati Europei vi saranno costretti come da catene infrangibili. (…) I governi li abbiamo trasformati in arene dove si combattono le guerre di partito. Fra poco il disordine ed il fallimento appariranno ovunque. Chiacchieroni irrefrenabili trasformarono le assemblee parlamentari ed ammini-strative in riunioni di controversia. (…) Tutti i cosiddetti “diritti del popolo” possono esistere solo in teorie le quali non sono praticamente applicabili. Qual vantaggio deriva ad un operaio del proletariato, curvato dalle sue dure fatiche ed oppresso dal destino, dal fatto che un ciarlone ottiene il diritto di parlare, od un giornalista quello di stampare qualsiasi sciocchezza? A che giova una costituzione al proletariato, se da essa non riceve altro benefizio che le briciole che gli gettiamo dalla nostra tavola quale ricompensa perché dia i suoi voti ai nostri agenti? (…) Noi abbiamo l’intenzione di assumere l’aspetto di liberatori dell’operaio, venuti per affrancarlo da ciò che lo opprime, quando gli suggeriremo di unirsi alla fila dei nostri eserciti di socialisti, anarchici e comunisti. Sosteniamo i comunisti, fingendo di amarli giusta i principi di fratellanza e dell’interesse generale dell’umanità, promosso dalla nostra massoneria socialista. (…) Il nostro scopo è invece l’opposto, vale a dire che ci interessiamo alla degenerazione dei Gentili. La nostra forza consiste nel tenere continuamente l’operaio in uno stato di penuria ed impotenza, perché, così facendo, lo teniamo assoggettato alla nostra volontà e, nel proprio ambiente, egli non troverà mai la forza e l’energia di insorgere contro di noi. (…) Ricordatevi della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande Rivoluzione: ebbene, tutti i segreti della sua preparazione organica ci sono ben noti, essendo lavoro delle nostre mani (…)

– Protocollo IV

(…) Ma perché la libertà sconnetta e rovini completamente la vita sociale dei Gentili, dobbiamo mettere il commercio sopra una base di speculazione. Il risultato di ciò sarà che le ricchezze della terra, ricavate per mezzo della produzione, non rimarranno nelle mani dei Gentili, ma passeranno, attraverso la speculazione, nelle nostre casseforti. (…) La bramosia dell’oro sarà l’unica sua guida. E questa società lotterà per l’oro, facendo un vero culto dei piaceri materiali che esso può procacciarle (…)

– Protocollo V

(…) Oltre a ciò, fra le nostre doti amministrative contiamo quella di saper governare le masse e gl’individui per mezzo di fraseologie astute, di teorie confezionate furbamente, di regole di vita e di ogni altro mezzo d’inganno allettante. (…) Noi siamo troppo potenti; il mondo intero deve fare i conti con noi. I Governi non possono fare il più piccolo trattato senza il nostro intervento segreto. “Per me reges regunt” – i sovrani regnano per mezzo mio -. Leggiamo nella Legge dei Profeti, che siamo prescelti da Dio per governare il mondo. Dio ci ha dato l’ingegno e la capacità di compiere questo lavoro. Se vi fosse un genio nel campo nemico, egli potrebbe forse ancora combatterci, ma un nuovo venuto non potrebbe competere con dei vecchi lottatori come noi, e il conflitto fra lui e noi assumerebbe un carattere tale, che il mondo non ne avrebbe ancora visto l’eguale. Oramai è troppo tardi per il loro Genio. Tutte le ruote del meccanismo statale sono messe in moto da una forza che è nelle nostre mani: l’oro! (…) Il problema principale per il nostro governo è questo: come indebolire il cervello pubblico mediante la critica; come fargli perdere la facoltà di ragionare che è fomite d’opposizione; come distrarre la mentalità del pubblico per mezzo di fraseologie insensate (…) Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla al massimo grado mediante la espressione da tutte le parti delle opinioni più contraddittorie, affinché i Gentili si smarriscano nel labirinto delle medesime …) Quando raggiungeremo una simile posizione, potremo immediatamente assorbire tutti i poteri governativi del mondo e formare un Super-governo universale; al posto dei governi ora esistenti, metteremo un colosso che si chiamerà l’”Amministrazione del Supergoverno”. Le sue mani si allungheranno come immense tenaglie e disporrà di una tale organizzazione, che otterrà certamente la completa sottomissione di tutti i paesi (…)

– Protocollo VI

(…) E’ invece essenziale che l’industria prosciughi la terra di tutte le sue ricchezze, e che la speculazione concentri nelle nostre mani tutte le ricchezze del mondo ottenute con questi mezzi (…)

– Protocollo VII

(…) In tutta l’Europa, e con l’aiuto dell’Europa, sugli altri continenti dobbiamo fomentare sedizioni, dissensi e ostilità reciproche (…) Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza impiegato nel conseguirlo. Le azioni di un diplomatico non devono corrispondere alle sue parole. Per giovare al nostro piano mondiale, che si avvicina al termine desiderato, dobbiamo impressionare i governi dei Gentili mediante la cosiddetta pubblica opinione, che in realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel massimo fra i poteri che è la stampa, la quale – fatte insignificanti eccezioni di cui non è il caso tener conto – è completamente nelle nostre mani (…)

– Protocollo VIII

(…) Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti. Questo è il motivo per cui si insegna principalmente agli Ebrei la scienza dell’economia. Saremo circondati da migliaia di banchieri, di commercianti e, cosa ancora più importante, di milionari, perché, in realtà, ogni cosa sarà decisa dal danaro (…)

– Protocollo IX

Nell’applicare questi nostri principi dovete badare specialmente alle caratteristiche della nazione nella quale vi trovate e nella quale dovete operare. Non dovete aspettarvi di applicare genericamente con successo i nostri principi, fino a che la nazione di cui si tratta non sarà stata rieducata secondo le nostre dottrine (…) Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le opinioni e di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabilire le monarchie, socialisti, comunisti, e tutti coloro che aderiscono ad ogni genere di utopie (…) Le plebi proclamano a gran voce la necessità di risolvere il problema sociale, mediante l’internazionale. I dissensi fra i partiti li danno nelle nostre mani, perché, per condurre un’opposizione è essenziale aver del denaro, e questo lo controlliamo noi (…) Abbiamo messo le nostre mani ovunque: nella giurisdizione, nelle elezioni, nell’amministrazione della stampa, nel promuovere la libertà individuale, e, cosa ancor più importante, nell’educazione, che costituisce il sostegno principale della libera esistenza.

Abbiamo corbellato e corrotto la nuova generazione dei Gentili, insegnandole principi e teorie di cui conoscevamo la falsità assoluta, pur avendoli inculcati con assidua cura (…)

– Protocollo X

(…) Quando inoculammo il veleno del liberalismo nell’organismo dello Stato, la sua costituzione politica cambiò; gli Stati diventarono infettati da una malattia mortale: la decomposizione del sangue (…) Allora l’istituzione dell’era repubblicana diventò possibile, ed al posto del Sovrano mettemmo una caricatura del medesimo nella persona di un presidente, che scegliemmo nella ciurmaglia, fra le nostre creature e i nostri schiavi. Così minammo i Gentili, o piuttosto, le nazioni dei Gentili.
In un prossimo futuro faremo del presidente un agente responsabile. Allora non avremo più scrupoli a mettere arditamente in esecuzione i nostri piani, per i quali sarà tenuto responsabile
il nostro “fantoccio” (…) Il Parlamento eleggerà, proteggerà e metterà al coperto il presidente, ma noi toglieremo al Parlamento la facoltà di introdurre nuove leggi, nonché di mutare le esistenti. Questo potere lo conferiremo ad un presidente responsabile, il quale sarà una semplice marionetta nelle nostre mani (…) Vale a dire che il riconoscimento del nostro regno avrà inizio dal momento stesso che il popolo, scisso dai dissensi e dolorante per il fallimento dei suoi governanti (e tutto questo sarà stato preparato da noi), griderà: “Destituiteli e dateci un autocrate che governi il mondo, che ci possa unificare distruggendo tutte le cause di dissenso, cioè le frontiere, la nazionalità, le religioni, i debiti dello Stato ecc. (…)

– Protocollo XI

(…) I Gentili sono come un branco di pecore, noi siamo i lupi. Sapete cosa fanno le pecore quando i lupi entrano nell’ovile? Chiudono gli occhi (…) Che cosa ci spinse ad adottare questa linea di condotta? Questo: che noi, razza dispersa, non potevamo, come tale, conseguire il nostro scopo con mezzi diretti, ma soltanto con mezzi indiretti, subdoli e fraudolenti. Questa fu la vera causa ed origine della nostra organizzazione massonica, che questi porci di Gentili non riescono a scandagliare e di cui non sospettano neppure le mire. Noi li prendiamo come lo zimbello delle nostre numerose logge, le quali hanno l’apparenza di essere puramente massoniche, allo scopo di gettare la polvere negli occhi dei loro camerati. Per grazia di Dio il suo Popolo prediletto fu sparpagliato, ma questa dispersione, che sembrò al mondo la nostra debolezza, dimostrò di essere la nostra forza, che ci ha ora condotto al limitare della Sovranità Universale. Ci rimane da costruire ancora poco su queste fondamenta, per raggiungere la nostra mèta.

– Protocollo XII

(…) Per sopprimere qualunque pubblicazione prenderemo un pretesto: diremo, per esempio, che eccita l’opinione pubblica senza ragione e senza fondamento. Ma vi prego di tener presente, che fra le pubblicazioni aggressive ve ne saranno anche talune istituite da noi apposta con tale intento. Ma esse attaccheranno solo quei punti della nostra politica, che abbiamo l’intenzione di cambiare. Nessuna informazione giungerà al pubblico senza essere stata prima controllata da noi (…) I canali attraverso i quali il pensiero umano trova la sua espressione, saranno con questi mezzi posti nelle mani del nostro governo, che li userà come organi educativi (…) Perciò tutti i periodici pubblicati da noi, avranno apparentemente vedute ed opinioni contraddittorie, ispirando così la fiducia e presentando un’apparenza attraente ai nostri non sospettosi nemici, che cadranno nella nostra trappola e saranno disarmati (…) Si capisce, però, che tutto questo sarà fatto quando sia vantaggioso per noi. Questa opposizione da parte della stampa, servirà anche a far credere al popolo che la libertà di parola esiste sempre. Essa darà ai nostri agenti l’opportunità di dimostrare che i nostri avversari ci muovono accuse insensate, nell’impossibilità da parte loro di trovare un terreno solido sul quale combattere la nostra politica (…)

– Protocollo XIII

(…) Abbiamo sempre abituato le popolazioni a ricercare nuove emozioni). Avventurieri politici senza cervello si affretteranno a discutere i nuovi problemi: la stessa razza di gente che non comprende neppure ora nulla di quello di cui parla (…) Il popolo, siccome perderà a poco a poco la facoltà di pensare con la sua testa, griderà compatto insieme a noi, per l’unica ragione che saremo i soli membri della società in grado di promuovere nuove linee di pensiero (…)

– Protocollo XV

(…) Fino a quando non avremo conseguito il potere, cercheremo di fondare e moltiplicare le logge massoniche in tutte le parti del mondo. Alletteremo a farne parte coloro che possono diventare, o sono di già, animati da amore per il pubblico bene. Queste logge saranno la fonte principale ove attingeremo le nostre informazioni; saranno pure i nostri centri di propaganda. Centralizzeremo tutte queste logge sotto una direzione unica, conosciuta a noi soli e costituita dai nostri uomini più sapienti. Queste logge avranno anche i loro rappresentanti, per mascherarne la vera direzione (…) I Gentili frequentano le Logge Massoniche per pura curiosità, o nella speranza di ricevere la loro parte delle spoglie; alcuni di essi vi entrano pure per poter discutere le loro stupide idee davanti ad un pubblico qualunque. 

I Gentili vanno alla ricerca delle emozioni procurate dal successo e dagli applausi; noi glie ne diamo fin che ne vogliono. Questo è il motivo per cui permettiamo ad essi di avere successi; cioè allo scopo di volgere a nostro vantaggio gli uomini che credono orgogliosamente di valer qualche cosa, e che senza accorgersene s’imbevono delle nostre idee, fiduciosi di essere infallibili e convinti di non andar soggetti alle influenze altrui (…) Lasceremo che cavalchino in sogno il corsiero delle vane speranze di poter distruggere l’individualità umana mediante idee simboliche di collettivismo. Essi non hanno ancora compreso, e non comprenderanno mai, che questo sogno fantastico è contrario alla principale legge della natura, la quale, fin dall’inizio del mondo, creò ogni essere diverso da tutti gli altri, perché ciascuno avesse un’individualità. (…) Le più importanti questioni, sia politiche, sia morali, vengono decise dai Tribunali nel modo stabilito da noi. Il Gentile amministratore di giustizia, esamina le cause in quel modo che a noi pare e piace (…)

– Protocollo XVI

(…) Invece di far studiare i classici e la storia antica, che contengono più esempi cattivi che buoni, faremo studiare i problemi del futuro. Dalla memoria degli uomini cancelleremo il ricordo dei secoli passati che potrebbe essere sgradevole per noi, ad eccezione di quei fatti che mostrano a colori vivaci gli errori dei governi Gentili (…) Con una metodica educazione sapremo eliminare i residui di quella indipendenza di pensiero della quale ci siamo serviti per i nostri fini da molto tempo. Abbiamo già istituito il sistema di soggiogare la mente degli uomini col così detto metodo di educazione dimostrativa (l’insegnamento oculare), il quale rende i Gentili incapaci di pensare indipendentemente, e così essi – come animali ubbidienti – attenderanno la dimostrazione di un idea prima di afferrarla (…)

– Protocollo XX

(…) Tutte le crisi economiche da noi combinate con tanta astuzia nei paesi dei Gentili, sono state determinate ritirando il denaro dalla circolazione.

Lo Stato si è trovato nella necessità per i suoi prestiti di fare appello alle grandi fortune che sono congestionate pel fatto che la moneta è stata ritirata dal governo. Questi prestiti hanno imposto dei pesanti carichi sui governi, obbligandoli a pagare interessi, e così sono legati mani e piedi (…) Fin tanto che i prestiti erano interni, i Gentili non facevano che trasferire il denaro dalle tasche dei poveri in quelle dei ricchi; ma da quando riuscimmo, corrompendo chi di ragione, a far sostituire prestiti all’estero a quelli all’interno, tutte le ricchezze degli Stati affluirono nelle nostre casseforti, e tutti i Gentili principiarono a pagarci ciò che si può chiamare tributo.

A causa della loro trascuratezza nella scienza del governo, o a causa della corruzione dei loro ministri, o della loro ignoranza in fatto di finanza, i sovrani Gentili hanno reso i loro paesi debitori delle nostre banche ad un punto tale, che non potranno mai redimere le loro ipoteche (…) La vacuità del cervello puramente animale dei Gentili è dimostrata dal fatto, che quando prendevano denaro ad imprestito da noi con interessi essi non riuscirono a capire, che ogni somma così ottenuta avrebbero dovuto in ultima analisi farla uscir fuori dalle risorse del loro paese, insieme coi relativi interessi. Sarebbe stato assai più semplice di prelevare senz’altro tale danaro dal popolo, senza doverne pagare gli interessi ad altri. Questo dimostra il nostro genio ed il fatto che il nostro è il popolo eletto da Dio. Siamo riusciti a presentare ai Gentili il problema dei prestiti sotto una buona luce così favorevole, che essi hanno persino creduto di ricavarne profitto (…)

– Protocollo XXI

(…) Ma quando la commedia è finita, rimane il fatto che vi è un grosso debito, e che per pagarne gli interessi il governo deve ricorrere ad un nuovo prestito, il quale alla sua volta non annulla il debito dello Stato; ma anzi lo aumenta.

Quando la capacità governativa di prendere in prestito è esaurita, gli interessi dei nuovi prestiti debbono essere pagati con nuove tasse; le quali non sono altro che nuovi debiti contratti per coprirne altri (…)

– Protocollo XXII

(…) Nelle nostre mani è concentrata la più grande potenza del momento attuale, vale a dire la potenza dell’oro. In due soli giorni possiamo estrarre qualsiasi somma dai depositi segreti dei nostri tesori. È ancora necessario per noi di provare che il nostro regno è voluto da Dio? (…)

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Il testo integrale dei “Protocolli” è reperibile nella sezione “Libri” del nostro sito:

www.fascismoeliberta.info

Vale aggiungere una considerazione: gli eventi  del secolo scorso ed in particolare le due guerre mondiali e le loro conseguenze, hanno spalancato al Sistema ulteriori enormi possibilità (puntualmente sfruttate e potenziate dal progresso della tecnologia) che nel 1901 nemmeno i “Savi Anziani di Sion” potevano immaginare. In particolare spiccano tra queste ultime l’invenzione dell’olocausto (che poi non è affatto un’invenzione, perché ci fu veramente: per la verità storica basta scambiare tra loro, rispetto alla versione ufficiale, gli autori e le vittime) e le indotte “grandi migrazioni”, che mirano a mischiare o addirittura a sostituire i popoli europei con elementi africani, asiatici o di qualsiasi altra razza purché extraeuropea.  Il risultato è sotto gli occhi di tutti quelli che riescono ancora a vedere.

Giuliano Scarpellini

CRIMINALI, MA EROI PER LEGGE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Marzo 2021)

Cedo volentieri la parola, in questo numero del mensile, al Camerata Scarpellini, che per quanto riguarda la comprensione del problema giudaico non è secondo a nessuno.

L’articolo che segue è un ottimo studio sulla cosiddetta “Brigata ebraica”, ovvero un banda di luridi assassini che ben si guardarono dal partecipare alla guerra vera, limitandosi a macellare persone innocenti a guerra abbondantemente finita, con la solita scusa del vendicare i presunti torti subiti dagli immancabili “nazisti”.

Ovviamente, trattandosi di giudei, nessuno di loro fu mai chiamato a rispondere dei propri crimini, che furono trasformati dalla colonia Italia in “eroici” atti di guerra meritori di medaglie al valore!

Un po’ come accade oggi con i crimini commessi dai militari dello Stato pirata denominato Israele: uccisioni, espropri, bombardamenti sui civili, lancio di missili veri in risposta a lancio di grossi petardi meno pericolosi di quelli che i napoletano usano per festeggiare il Capodanno (Il razzo Qassam (in arabo: صاروخ القسام‎, Ṣārūkh al-Qassām; anche Kassam) è un rudimentale razzo in acciaio, lungo circa 70 cm e pieno di esplosivo, prodotto da Hamas. Tali ordigni, che non hanno bisogno di strutture particolari per essere lanciati, sono privi di qualsiasi sistema di guida e sono facilmente trasportabili nel luogo di lancio. Nel corso di sette anni di conflitto, dal 2000 al 2007, questi ordigni hanno provocato 10 vittime.

https://it.wikipedia.org/wiki/Qassam).

Ma tutto viene contrabbandato come legittime azioni difensive contro i presunti attacchi dei palestinesi!

L’unica democrazia del Medio Oriente, come dicono i coglioni ed i complici!

Ed il tutto sempre e solo per il solito motivo: evitare le accuse di antisemitismo e complicità nel favolistico sterminio dei “sei milioni”. Povero mondo di idioti e/o servi di Israele!

            Carlo Gariglio

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Nell’estate del 1944 l’invasione dell’Italia da parte degli “alleati” era ferma davanti alla linea Gotica e non dava segni di poter realizzare rapidi progressi. Fu così che gli inglesi, dapprima riottosi, valutando insufficiente il rapporto di forze a loro favore di 10 a 1 in quanto a uomini e di 20 a 1 in quanto a mezzi, ritennero che non fosse poi una cattiva idea aumentare la carne da cannone (costituita da polacchi, canadesi, australiani, indiani, neozelandesi, greci, sudafricani, brasiliani, marocchini, algerini e badogliani) presente su quel fronte, aderendo alla richiesta dei sionisti – che però aveva ovviamente tutt’altro scopo – di costituire una “brigata ebraica” da impiegare per operazioni belliche.

La brigata venne formata il 20 settembre 1944 (capodanno ebraico) reclutando essenzialmente elementi della “Haganah”, dell’”Irgun” e della “banda Stern”, gruppi paramilitari composti principalmente da terroristi e delinquenti comuni rifugiatisi in Palestina per sfuggire alla giustizia degli Stati in cui risiedevano e responsabili della sanguinosa repressione della rivolta araba del 1936-1939, nonché da altri provenienti da Canada e Sudafrica, fino a  raggiungere un organico circa 5.000/5.500 uomini (tre battaglioni di fanteria, un reggimento di artiglieria leggera e reparti di supporto).

Dapprima inviata in Nord Africa per un rapido addestramento all’uso di armi pesanti, fu trasferita via mare in Italia, ove giunse a Taranto il 3 ottobre 1944. Fu quindi dislocata per addestramento in Irpinia e solo il 1° marzo 1945, con uniformi inglesi,  fu schierata in linea di combattimento in Romagna e sul fronte del Senio, affiancando per buona compagnia polacchi e badogliani. Per circa un mese partecipò a modeste scaramucce, in conseguenza delle quali perse meno dell’uno per cento della forza totale, ma si distinse particolarmente per l’uccisione dei prigionieri tedeschi (16^ divisione SS “Reichsführer”) e italiani (battaglione “Lupo” della X Mas).

Ai primi di maggio del 1945, e quindi a guerra ormai finita, la brigata fu dislocata nella zona di Tarvisio, dove dapprima infierì sui prigionieri cosacchi, che, con donne e bambini, erano là giunti al seguito della Wehrmacht per partecipare alla lotta contro i partigiani comunisti italiani e slavi: con bastonate e raffiche di mitraglia avviarono i prigionieri (gentilmente ceduti a Stalin dagli inglesi) ai treni che li avrebbero trasportati in Russia, dove sarebbero stati massacrati dai loro confratelli sovietici.

Quindi si dedicarono a due attività: il trasferimento clandestino di ebrei in Palestina e la caccia, soprattutto in Carinzia, ai “criminali nazisti”.

In divisa inglese e in otto-dieci (la prudenza non è mai troppa), con autoveicoli militari la cui targa era stata imbrattata di fango per risultare illeggibile, si recavano a tarda sera a casa delle vittime designate, quasi sempre semplici ex-militari segnalati dai partigiani titini, e con la scusa di accompagnarli al comando per interrogarli, li portavano invece nei boschi attorno a Tarvisio, dove, dopo efferate torture, li uccidevano e li seppellivano nella fossa fatta in precedenza scavare da loro stessi (è noto che gli ebrei non amano il lavoro manuale). Con l’occasione assassinarono anche circa 250 civili friulani solo perché, retaggio dell’Impero austro-ungarico, avevano cognomi tedeschi.

Sorvolo sui particolari delle torture e delle uccisioni (peraltro dettagliatamente descritti dopo la guerra dagli stessi autori nella consapevolezza che qualsiasi nefandezza sarebbe rimasta impunita se commessa da ebrei) perché sono talmente raccapriccianti che è imbarazzante persino parlarne o scriverne.

Nel luglio del ’45 la brigata fu trasferita in Belgio e in Olanda, dove per un anno si dedicò alle consuete attività, finché fu disarmata e smobilitata dagli inglesi. I suoi componenti ritornarono in Palestina, riconfluirono nell’”Haganah” e, massacrando interi villaggi, parteciparono alla “pulizia etnica”  nei confronti degli arabi per far posto allo Stato di Israele, di cui l’”Haganh” costituì il nucleo delle forze armate.

Storia finita? No.

Se qualcuno pensasse che il parlamento italiano non è in grado di compiere miracoli si dovrebbe ricredere. Infatti a 72 anni dalla fine della guerra e a 71 dall’estinzione della “brigata ebraica”, esso… La resuscita, ne scopre con autentica commozione il fulgido eroismo e, con una velocità mai sperimentata prima e neppure dopo approva all’unanimità una legge speciale che le conferisce la “medaglia d’oro al valor militare per la resistenza”!

Più in dettaglio: il 20 maggio 2017 la commissione difesa della camera dei deputati  approva all’unanimità la proposta di legge n. 3187 che ha come finalità la concessione, da parte del presidente della repubblica, della medaglia d’oro al valor militare per la resistenza  al Jewish Infantry Brigade Group, meglio conosciuto come brigata ebraica. La proposta era stata formulata dai seguenti individui che si fregiano del titolo di “onorevoli”: per il PD: Lia Quartapelle Procopio (membro della Commissione trilaterale nella quale i sionisti hanno da sempre un’influenza notevole), Emanuele Fiano (ebreo e sionista), Maria Amato, Tiziano Arlotti, Marco Bergonzi, Giuseppe Berretta, Sabrina Capozzolo, Piergiorgio Carrescia, Diego Crivellari, Carlo Dell’Aringa, Marco Di Maio, Vittoria D’Incecco, Gianluca Fusilli, Gero Grassi, Chiara Gribaudo, Vanna Iori, Daniele Montroni, Sara Moretto, Alessandro Naccarato, Giulia Narduolo, Fabio Porta, Francesco Prina, Giuseppe Romanini, Anna Rossomando, Chiara Scuvera, Alessio Tacconi, Valeria Valente, Simone Valiante, Walter Verini, Sandra Zampa e Diego Zardini; per Alternativa Popolare: Fabrizio Cicchitto; per Articolo 1: Luigi Lacquaniti, Michele Mognato e Arturo Scotto; infine, per Democrazia Solidale – Centro Democratico: Milena Santerini.

La relazione di accompagna-mento al progetto di legge sostiene:

“Proprio la situazione attuale ci porta a chiedere di preservare il ricordo di chi, sopravvissuto al progetto di eliminazione totale, con la divisa della cosiddetta Brigata ebraica, tra le rovine fumanti dell’Italia del 1945 fece cessare il crepitio delle armi (sic). Questo stesso gruppo di giovani si dedicò al recupero della dignità della vita attraverso il soccorso fisico (!), educativo e morale(!), attuando un’operazione, che oggi chiameremmo di search and rescue (ricerca e salvataggio, ndr), destinata alle persone, alla cultura e al sentimento religioso”.  E’ scritto proprio così, non è uno scherzo.

“A guerra finita – continua la relazione – la Brigata ebraica non si perse nella realizzazione della vendetta nei confronti dei carnefici, come auspicato da molti Governi alleati (nulla di più falso, come ampiamente provato e documentato), ma scelse di effettuare numerose azioni di ricerca e messa in salvo dei sopravvissuti ai campi di sterminio nazionalsocialisti.

Dalla Germania e dall’Austria essi li condussero, attraverso il Tarvisio, a luoghi dove furono ricoverati e aiutati nella ripresa della vita quotidiana. Questo loro compito ne fece anche degli esempi positivi per i giovani ebrei sopravvissuti, che presero parte alle attività e iniziarono a guardare all’emigrazione verso le terre del Mandato britannico in Palestina come a una nuova rinascita. Così, deposte le armi impugnate negli scontri fino alla fine della campagna di liberazione in Italia, gli uomini della Brigata ebraica divennero operatori di pace, educatori di libertà e di rinascita custodite nei libri, insegnate dalla Torà e dagli ideali dello scoutismo sionista socialista”.  

Assolutamente falso, a meno che per pace non si intenda quella eterna (degli arabi, naturalmente).

Una precisazione: il parlamento e il presidente della repubblica non hanno alcuna competenza nel proporre e nel conferire onorificenze militari. Infatti l’articolo 1416 del codice dell’ordinamento militare dispone testualmente che “per i militari in servizio l’iniziativa della proposta può essere presa dal superiore immediato, o da altro superiore più elevato. Le proposte, corredate da tutti i documenti necessari per comprovare la realtà e le circostanze del fatto e per porre in evidenza tutti gli elementi del valore, sono avanzate per la via gerarchica, onde le autorità superiori possano esprimere il proprio parere. Esse sono trasmesse al Ministero competente entro il termine perentorio di sei mesi dalla data del fatto, salvo che ricorrano particolari e giustificati motivi, nel qual caso il detto termine è prolungato fino a nove mesi. Nelle proposte e nelle concessioni di decorazioni al valor militare sono tenute presenti le disposizioni dell’articolo 1425, circa i casi in cui si incorre nella perdita di diritto o discrezionale di esse”.

C’erano quindi tre motivi di carattere giuridico, in ossequio ai quali in base alla legislazione vigente non poteva e non doveva essere conferita alla brigata ebraica alcuna onorificenza militare da parte della repubblica italiana: il primo era che la brigata ebraica non faceva parte, né aveva mai fatto parte delle Forze armate italiane ma era un contingente militare di uno Stato estero; il secondo era che risultava impossibile individuare un superiore gerarchico che potesse richiedere tale onorificenza in quanto tale contingente era stato sciolto da oltre settanta anni e non esisteva più; il terzo era che erano passati settantadue anni dalla fine della campagna d’Italia, ben più del termine massimo di nove mesi dall’atto militare degno di segnalazione, entro i quali il superiore gerarchico deve perentoriamente richiedere il conferimento di una qualsiasi onorificenza.

Ciononostante, in deroga all’art. 1416 del codice dell’ordinamento militare, la legge venne approvata all’unanimità e pubblicata sulla G.U. l’8 agosto 2017 con il seguente testo:

“Il Presidente della Repubblica promulga la seguente legge:

Art. 1  

1.  In  deroga  all’articolo  1416  del   codice   dell’ordinamento militare, di cui  al  decreto  legislativo  15  marzo  2010,  n.  66, relativo alla presentazione di  proposte  di  onorificenze  al  valor militare, in occasio-ne del settantesimo anniver-sario della Liberazione d’Italia è concessa la medaglia d’oro al valor  militare per la Resistenza alla Brigata ebraica, formazione militare  alleata, composta  da  volontari  di  cittadinanza   italiana   o   straniera, inquadrata nell’Esercito britannico, che operò  durante  la  seconda guerra mondiale e offrì  un  notevole  contributo  alla  liberazione della Patria e alla lotta contro gli invasori nazisti.

2. Il conferimento della medaglia d’oro al valor militare di cui al comma 1 è effettuato con decreto del Presidente della Repubblica, ai sensi dell’articolo 1415 del codice di cui al decreto legislativo  15 marzo 2010, n. 66.

La presente legge, munita del sigillo dello  Stato sarà inserita nella Raccolta ufficiale  degli  atti  normativi della  Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 18 luglio 2017

MATTARELLA

Gentiloni  Silveri  Presidentedel Consiglio dei ministri.

Visto, il Guardasigilli: Orlando”.

Tra le altre falsità contenute nel testo di cui sopra vi è anche quella che della brigata facessero parte “volontari di cittadinanza italiana”, essendo in quel tempo questi ultimi tutti impegnati a sopravvivere ad Auschwitz. Anche se per l’occasione se ne sono inventati uno (!), per giunta ancora vivente.

Seguì il 25 ottobre 2017 il decreto presidenziale e il 3 ottobre 2018 la consegna della medaglia nel corso della cerimonia, tenutasi in Israele presso il museo “Beit Hagdudim” di Avihayil (Netanya),  presenti il generale israeliano Kobi Barak e l’ambasciatore italiano Gianpaolo Benedetti, il quale sottolineò “la gratitudine del popolo italiano verso coloro che scelsero di combattere per liberare la Patria dal nazifascismo” (sic), e che “la storia della Brigata Ebraica è parte integrante della nostra memoria collettiva” (sic).

La vicenda narrata può apparire in astratto surreale ad una persona normale dotata di normale intelligenza, ma in realtà si inquadra perfettamente nelle azioni di uno Stato le cui istituzioni sono zeppe di farabutti, malfattori e idioti, là posti unicamente perché sono viscidi servi dello straniero, di cui questo Stato, non sovranista né sovrano, è soltanto una misera colonia. Del resto la decorazione di cui si è trattato si affianca degnamente a quelle copiosamente elargite alle bande criminali che operarono in quello stesso tempo e ai singoli assassini e sicari partigiani spesso autori dei più efferati delitti e non di rado causa diretta e voluta di rappresaglie, peraltro legittime, a spese di decine e a volte centinaia di persone quasi tutte innocenti; nonché alle onorificenze in precedenza conferite a Josip Broz detto Tito, a Nicolae Ceausescu e a Mobutu Sese Seko.

          Giuliano Scarpellini