MEMORIA O ALZHEIMER? (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Gennaio 2016)

Ed eccoci giunti finalmente a gennaio, mese che da alcuni anni a questa parte ci hanno costretti ad odiare a causa dell’imposizione della cosiddetta giornata della memoria, ovvero una celebrazione che sarebbe intollerabile anche se commemorasse fatti veri, in quanto comunque non ci riguarderebbero direttamente, ma che diviene ancora più insopportabile in quanto pretende di imporre a tutti la commemorazione di morti mai avvenute, a causa di ordini di sterminio mai dati e mediante l’utilizzo di camere a gas mai esistite.

Tranquilli; non ho intenzione di scrivere per l’ennesima volta a proposito del mai avvenuto olocausto, anche perché sono del parere che a fronte delle miriadi di prove logiche, chimiche, fisiche e matematiche presenti in rete grazie a siti revisionisti, per credere alle favole dei “6 milioni” di gassati si debba essere mentalmente ritardati, o in malafede, o ancora semplicemente vigliacchi, cioè persone che pur avendo capito le cose, rifiutano di ammetterlo per non turbare i sonni dei padroni di tutto, cioè gli “amici” della solita ed innominabile lobby. Mi limito, in questa sede, a regalarvi un link, seguendo il quale anche i più idioti potranno capire quante e quali mistificazioni si nascondano dietro la vulgata ufficiale a proposito di nazismo, ebraismo ed antisemitismi vari: http://olodogma.com/wordpress/2013/11/30/0490-ebrei-collaborazionisti-sionismo-e-terzo-reich-haavara-o-accordo-sul-trasferimento-tra-ebrei-tedeschi-e-germania-nazionalsocialista-di-mark-weber/

Indi, lasciando liberi gli idioti di spacciare per memoria quello che si dovrebbe, al contrario, chiamare Alzheimer (dal famoso morbo che cancella la memoria reale per sostituirla con falsi ricordi), ho deciso in questa occasione di parlare delle varie forme di razzismo con le quali la vulgata comune riempie la testa dei tanti benpensanti di destra e sinistra, i quali, ovviamente, come tanti soldatini ordinati che marciano agli ordini del sergente, incamerano di tutto ad eccezione della verità.

Mi spiego: la maggior parte degli idioti contemporanei è convinta che i due “mostri”, Hitler e Mussolini, incarnassero il razzismo, e che gli eroici angloamericani fossero invece i “liberatori” entrati in guerra per sconfiggere questo razzismo, riportando così la “democrazia”, la pace, la tolleranza.

Bene; così non è, anzi è vero l’esatto contrario… Ed è dimostrabile con  estrema semplicità, usando la logica e soprattutto una buona ricerca, ovvero cose che potrebbe fare chiunque, se non fosse così di moda essere dei decerebrati interessati solo all’ultimo modello di Iphone ed alle chiacchiere su Facebook.

Ma prima di addentrarmi, volevo svelarvi un piccolo retroscena: ho maturato l’idea di questa ricerca e del relativo articolo dopo avere letto, per la millesima volta, la tipica frase del fascista all’amatriciana (o se preferite del coglione di destra), che più o meno suona così: “Il Fascismo fece molte buone cose, ma poi venne l’alleanza con Hitler che portò alle infami Leggi Razziali”.

Eccomi quindi a mostrare a questi personaggi, che non riesco a definire in altro modo se non “coglioni”, il vero volto di quelli che avrebbero voluto come alleati, ovvero i giudeo-americani ai piedi dei quali si prostrarono subito dopo il 1945, fondando quel MSI che, fin dal primo giorno, nacque alleato degli USA, della NATO e persino dello Stato pirata denominato Israele. In primis va detta una cosa: le Leggi cosiddette razziali, seppure così chiamate, non avevano nulla di veramente razziale, in quanto prevedevano tali e tante esenzioni da risultare inapplicabili a tutti quegli ebrei, tedeschi ed italiani, che non avevano il cattivo gusto di tramare contro la loro Patria di adozione. Se fossero state realmente razziali non avrebbero previsto alcuna deroga, esattamente come accadeva alle infami (queste sì!) Leggi razziali in vigore negli USA… E non sto parlando di Leggi in vigore sono negli anni 20, 30, 40, ma di Leggi rimaste in vigore fino agli anni 70, nel totale menefreghismo di quell’ipocrita mondo “libero” che secondo la vulgata ufficiale avrebbe combattuto contro il razzismo nazista.

Sappiamo bene che le Leggi Razziali italiane del 1938 furono sostanzialmente inapplicabili a tutti gli ebrei italiani, e che furono nulla di più di un tentativo di difendersi dal dilagante antifascismo professato dagli ebrei, in special modo dopo l’alleanza con la Germani; leggiamo, invece di prendere per oro colato le boiate che scrivono da ormai più di 70 anni:

“Il Gran Consiglio del Fascismo ricorda che l’ebraismo mondiale – specie dopo l’abolizione della massoneria – è stato l’animatore dell’antifascismo in tutti i campi e che l’ebraismo estero o italiano fuoruscito è stato – in taluni periodi culminanti come nel 1924-25 e durante la guerra etiopica unanimemente ostile al Fascismo. L’immigrazione di elementi stranieri – accentuatasi fortemente dal 1933 in poi – ha peggiorato lo stato d’animo degli ebrei italiani, nei confronti del Regime, non accettato sinceramente, poiché antitetico a quella che è la psicologia, la politica, l’internazionalismo d’Israele. Tutte le forze antifasciste fanno capo ad elementi ebrei; l’ebraismo mondiale è, in Spagna, dalla parte dei bolscevici di Barcellona.

Il divieto d’entrata e l’espulsione degli ebrei stranieri

Il Gran Consiglio del Fascismo ritiene che la legge concernente il divieto d’ingresso nel Regno, degli ebrei stranieri, non poteva più oltre essere ritardata, e che l’espulsione degli indesiderabili – secondo il termine messo in voga e applicato dalle grandi democrazie – è indispensabile. Il Gran Consiglio del Fascismo decide che oltre ai casi singolarmente controversi che saranno sottoposti all’esame dell’apposita commissione del Ministero dell’Interno, non sia applicata l’espulsione nei riguardi degli ebrei stranieri i quali:

a) abbiano un’età superiore agli anni 65;

b) abbiamo contratto un matrimonio misto italiano prima del 1° ottobre XVI.

Ebrei di cittadinanza italiana

Il Gran Consiglio del Fascismo, circa l’appartenenza o meno alla razza ebraica, stabilisce quanto segue:

a) è di razza ebraica colui che nasce da genitori entrambi ebrei;

b) è considerato di razza ebraica colui che nasce da padre ebreo e da madre di nazionalità straniera;

c) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da un matrimonio misto, professa la religione ebraica;

d) non è considerato di razza ebraica colui che è nato da un matrimonio misto, qualora professi altra religione all’infuori della ebraica, alla data del 1° ottobre XVI.

Discriminazione fra gli ebrei di cittadinanza italiana

Nessuna discriminazione sarà applicata – escluso in ogni caso l’insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado – nei confronti di ebrei di cittadinanza italiana – quando non abbiano per altri motivi demeritato – i quali appartengono a:

1) famiglie di Caduti nelle quattro guerre sostenute dall’Italia in questo secolo; libica, mondiale, etiopica, spagnola;

2) famiglie dei volontari di guerra nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;

3) famiglie di combattenti delle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, insigniti della croce al merito di guerra;

4) famiglie dei Caduti per la Causa fascista;

5) famiglie dei mutilati, invalidi, feriti della Causa fascista;

6) famiglie di Fascisti iscritti al Partito negli anni 19- 20- 21- 22 e nel secondo semestre del 24 e famiglie di legionari fiumani.

7) famiglie aventi eccezionali benemerenze che saranno accertate da apposita commissione”.

(http://www.ilduce.net/speciale16.htm)

Ecco le tanto vituperate Leggi razziali italiane… E poco cambia se andiamo a guardare la situazione germanica, dove, secondo i falsari della Storia, ci sarebbe stata una sorta di caccia all’ebreo da deportare e sterminare il più velocemente possibile.

In realtà, come potrete verificare dai documenti indicati dal link di inizio articolo, Nazismo e Sionismo collaborarono attivamente fino alla fine con un obiettivo comune: fare emigrare gli ebrei dalla Germania per permettergli di radunarsi in un loro Stato sovrano… Questa era la soluzione finale!

Ancora una volta, ci vengono in soccorso dei documenti molto interessanti:

I 150mila “Soldati Ebrei di Hitler” Posted on 20/06/2007 by Alessio Fratticcioli.

“(…) Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945.

Il film raccontava una vicenda reale. Tornato alla Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 (in maggioranza ebrei a metà o per un quarto) e questo sconvolse tutte le sue certezze.

Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche (…) Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, un metodo nelle scienze sociali in cui ogni intervistato fa i nomi di altri conoscenti. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il 1998!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.

Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine (…) L’elenco di Rigg è sconvolgente. Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel (…)”

Ovviamente, dato che stiamo parlando di uno storico ebreo, la conclusione di questo signore non è la più ovvia, cioè non ci fu alcuno sterminio, perché altrimenti anche i 150 mila ebrei dei quali parla il libro sarebbero stati perseguitati ed uccisi, così come lo sarebbero stati i sionisti che collaborarono con la Germania fino alla fine della guerra; la fantasia di Giuda preferisce esprimersi così:

(…) Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann. (…) Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”. È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.

E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.

Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich (…)”

Per non parlare del gran finale da barzelletta:

“(…) Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree (…)”

http://www.asiablog.it/2007/06/20/i-150mila-soldati-ebrei-di-hitler/

Avete mai visto tanta squallida ipocrisia? L’autore dimostra l’inesistenza della soluzione finale intesa come sterminio di un popolo, ma pretende di rovesciare il tutto ad uso e consumo delle favolette olocaustiche!

Ma veniamo al razzismo, quello vero, in cui credevano e credono quegli alleati tanto agognati da certi coglioni destrorsi… Intanto, giusto per entrare nell’argomento, vediamo come venivano considerati negli USA gli esseri umani non appartenenti alla loro lurida popolazione:

IL MASSACRO DI NEW ORLEANS.

“Uno dei più drammatici e feroci attacchi contro italiani che si ricordi, è quello del 1891 a New Orleans. Nella zona, dove molta manodopera italiana era stata impiegata nei campi di cotone, con turni massacranti per sostituire gli schiavi neri affrancati da una legge, un gruppo di siciliani venne ritenuto responsabile, senza prove, di un omicidio. Ma la loro assoluzione a seguito di regolare processo provocò l’inferno. La popolazione locale, non soddisfatta del verdetto, si riversò in strada per un linciaggio. Una folla inferocita di 20mila persone, prelevò dal carcere gli 11 italiani e li trucidò senza pietà, per un reato che non avevano commesso.

Ma mentre il presidente americano dell’epoca, Harrison, per aver osato definire il linciaggio “un’offesa contro le legge e l’umanità” rischiava l’incriminazione, i giornali tentavano di giustificare l’accaduto con la “natura” negativa degli immigrati che lì approdavano: “Il clima mite, la facilità con la quale ci si può assicurare il necessario per vivere e la natura poliglotta dei suoi abitanti hanno fatto sì che, sfortunatamente, questa parte del Paese sia stata scelta dai disoccupati e dagli emigrati appartenenti alla peggiore specie di europei: i meridionali italiani (…) Gli individui più pigri, depravati e indegni che esistano (…). Tranne i polacchi non conosciamo altre persone altrettanto indesiderabili”.

http://www.webalice.it/ilquintomoro/emigranti_noi/immigrati_3.html

Questo giusto per entrare nel clima, nonché per dare uno schiaffo morale agli altri coglioni che blaterano a vanvera di “White Power” e si aggregano a quegli americani ignoranti, senza neppure sapere che per il razzista USA gli italiani sono dei non bianchi, ovvero, praticamente dei negri!

QUANDO GLI EMIGRANTI ERAVAMO NOI35Proseguendo nell’analisi delle opere di questi maestri dell’antirazzismo, possiamo vedere come vennero trattati non gli stranieri, ma i cittadini statunitensi di seconda generazione, dopo l’entrata in guerra del Giappone:

“(…) A seguito dell’entrata in guerra degli Stati Uniti con il Giappone, la xenofobia degli americani contro i loro connazionali di origini giapponesi fece emanare a Roosevelt l’Ordine Esecutivo 9066. Il decreto conferiva il potere ai militari di definire delle zone di ‘esclusione’ in cui – per motivi di sicurezza nazionale – veniva proibito a determinati gruppi etnici di continuare a vivere. Il risultato fu che ogni persona di origine giapponese, anche quelle di seconda generazione (nisei) – e dunque cittadini statunitensi a pieno titolo – fossero radunati e confinati in campi di internamento. Questo per evitare che compissero attività di spionaggio e sabotaggio a favore del loro paese di origine. Poco importava che nessun atto del genere avesse mai avuto luogo, e tanto meno che nulla di analogo fosse stato deciso nei confronti dei cittadini di origine tedesca o italiana: in poche settimane i 127.000 giapponesi presenti sul suolo USA furono cacciati dalle loro case, le loro attività commerciali e possedimenti liquidati per pochi spiccioli, spesso da profittatori senza scrupoli. Fu loro consentito di prendere solo quello che potevano portare con sé.

Dopo uno smistamento temporaneo nel il centro di Tanforan i prigionieri  vennero smistati  in uno dei dieci campi  sparsi nei deserti degli  USA e furono costretti a vivere  in baracche in cui la privacy era inesistente e dotate di minimi servizi igienici. Uno di questi campi, denominato Topaz, era  in prossimità della città di Delta, nel deserto dello Utah, a  circa tre ore di macchina a sud dalla città di Salt Lake City.

Lungi dall’essere il gioiello che il nome suggeriva, dava alloggio a più di 8000 internati in strette e fredde baracche, casa dei deportati giapponesi per più di 3  anni. Varie baracche dovevano condividere gli scarni e limitati servizi  igienici, con una sola mensa centrale per tutti gli internati. Nonostante il filo spinato ed i posti di guardia che circondavano Topaz, ai residenti era permesso di lasciare il campo per lavorare nei campi e nelle industrie dello Utah, sottopagati e dunque a buon mercato rispetto agli altri lavoratori. La xenofobia del governo statunitense  non impedì di arruolare pragmaticamente vari giovani da Topaz e gli altri campi, costituendo un battaglione, il 442 reggimento di fanteria, che si distinse più volte in combattimento sul fronte europeo.

La chiusura dei campi ebbe inizio nei primi mesi del 1945, precedendo in alcuni casi la fine della guerra del pacifico. Quando i residenti di Topaz  furono ‘liberati’ avevano perso tutto: case, negozi e conti bancari. Dovettero ricominciare da zero e spesso fronteggiare una latente ostilità nei confronti del ‘nemico’ sconfitto (La neve cade sui cedri è un film che in parte tratta questo tema):  un simbolico risarcimento economico giunse solo nel 1989 (a seguito di una class action) con Reagan. Le prime scuse politiche arrivarono nel 1990 con Gorge Bush senior”.

Persons-of-Japanese-ancestry-from-San-Pedro-California-arrive-at-the-Santa-Anita-Assembly-center-in-Arcadia-California-in-1942

https://burogu00.wordpress.com/2013/04/09/i-campi-di-internamento-dei-giapponesi-nellamerica-della-seconda-guerra-mondiale/

Proseguiamo con qualche altra perla storica sull’argomento:

“ (…) Nel 1980 Jimmy Carter nomina una commissione d’indagine che stila il rapporto Personal Justice Denied, nel quale si decreta che non esisteva alcuna necessità militare per l’internamento della popolazione civile. Otto anni dopo, il 10 agosto 1988, Ronald Reagan firma il Redress Act, l’atto di riparazione che, insieme alle scuse della nazione, decreta l’ammontare del risarcimento da assegnare a ciascuno dei circa 60.000 sopravvissuti: 20.000 dollari, una cifra puramente simbolica che non può certo ripagarli di tutto ciò che hanno perso”.

http://www.nazioneindiana.com/2013/02/16/enemy-aliens-in-america-i-romanzi-di-julie-otsuka-e-le-storie-dimenticate-dei-giapponesi-schedati-e-internati-nei-campi-di-prigionia/

E per chiudere in bellezza (si fa per dire!):

“(…) Oltre ai giapponesi, anche gli italiani vennero internati dal 1941 al 1944, e a differenza dei primi, non hanno nemmeno ricevuto risarcimenti (…) Solo nel 2010 è stata approvata una risoluzione da parte della legislatura della California con cui si è chiesta scusa per i maltrattamenti subiti dai residenti di origini italiane (…) La loro unica colpa erano le loro origini etniche, per le quali erano considerati “enemy aliens” (nemici stranieri).

Su questa vicenda, il libro più noto è “Una Storia Segreta: The Secret History of Italian American Evacuation and Internment During World War II” di Lawrence Di Stasi (…)

La più dura fu la situazione dei tedeschi. Negli States, la politica di internamento verso cittadini statunitensi “colpevoli” di essere di origine tedesca, incominciò nel 1939 e finì nel 1946, e venne giustificata in quanto essi, al pari degli italiani, erano visti come “enemy aliens”. Non hanno mai ricevuto né scuse, né risarcimenti per questo”.

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/09/storia-dimenticata-i-campi-di.html

Che ne dite, i coglioni nostrani amici degli USA e nemici del razzismo cominceranno ad avere qualche dubbio a proposito di “infamia” delle Leggi Razziali? O magari sulla barbarie di chi deporta in campi di concentramento dei concittadini “colpevoli” di avere origini di certi Paesi?

Ma per quanto disgustoso sia quanto ho già scritto su questi campioni dell’uguaglianza fra i popoli ed esportatori di “democrazia”, il peggio deve ancora venire.

Certamente tutti avrete letto la miriade di favole che circolano sul comportamento di Hitler durante le famose Olimpiadi di Berlino del 1936, soprattutto a proposito delle vittorie del negro statunitense Jesse Owens… Non c’è idiota che non ripeta come un pappagallo la storia di Hitler incazzatissimo per le vittorie del negro, con conseguente rifiuto di stringergli la mano… Ebbene, non solo la storia è falsa, ma rappresenta un vero emblema della falsità di questi criminali.

Documentiamoci un po’:

Jesse Owens: la storia di una stretta di mano che non ci fu. Non fu Hitler, ma Roosevelt a rifiutarla al campione olimpionico perché nero. Per non scontentare gli ex Stati Confederati del Sud durante le presidenziali

Scriveva il giornalista Paolo Pansa che: «Una generazione che ignora la storia non ha passato … né futuro. Se la storia la facciamo raccontare solo a chi ha vinto, che storia è?». Frase azzeccata come poche (…) Guai a fermare la ricerca di una vicenda storica solo perché è sempre stata raccontata in una certa maniera o perché ancora sono vivi degli interessi ideologici, attenzione perché la storia, quella vera, prima o poi si vendica come nel caso del grande olimpionico Jesse Owens. (…) Nato nel profondo sud degli Stati Uniti, in Alabama, ha contato solo sulle sue forze ed è riuscito a vincere, nella famosa Olimpiade di Berlino del 1936, ben 4 medaglie d’oro: nei 100 metri, nel salto in lungo, nei 200 metri e nella staffetta 4×100. Tutto in appena sette giorni di gare, un record sui record.

Il prossimo mese, il 19 febbraio, esce nelle sale americane il film “Race“, la Gara, una biografia proprio su Owens che racconta della sua povertà, di come ha dovuto lottare per affrancarsi da un mondo chiuso ed elitario come l’Alabama e delle delusioni che dovette subire una volta tornato America. Un grande eroe, certo, ma di seconda fila nella sua patria, semplicemente perché era un nero.

Ha scritto The Times «Race è un film che metterà a dura prova l’idea che gli Usa si sono fatti di Jesse Owens», e, come vedremo, sfaterà molti luoghi comuni.

L’evento che portò il nome di Owens ad essere celebrato nei decenni nei libri di scuola non furono tanto le sue vittorie, ma la mancata stretta di mano con Adolf Hitler che, racconta la vulgata, lasciò il palco d’onore pur di non dover immortalare una stretta di mano con un nero e a prova di questo atteggiamento il ministro della propaganda del terzo Reich, Joseph Goebbels, scrisse nel suo diario: «L’umanità bianca si dovrebbe vergognare». Ricordiamo che tra i favoriti alle stesse discipline c’era allora l’idolo tedesco Luz Long considerato dalla stampa nazista quasi un eroe.

Il gesto della mancata stretta di mano peserà per sempre, insieme a tante altre, sulla meschinità del Fuhrer e del suo terzo Reich, a differenza degli Usa dove il nostro campione trovò non solo riconoscimenti, ma la stima dell’allora presidente F. Delano Roosevelt. Almeno questa è la storia ufficiale riportata in tutti i testi e, dunque, vera.

Peccato che la storia, quella vera, non sia come la vuole la propaganda del tempo. In realtà, fin dai primi momenti, quando cominciò a girare la notizia della mancata stretta di mano di Hitler, lo stesso Owens negò sempre questo particolare.

«In realtà, mio padre non si è mai sentito snobbato da Hitler» ha raccontato Marlene, la figlia di Owens, agli sceneggiatori del film che hanno dovuto correggere nel copione uno dei più celebri fraintendimenti nella storia dello sport.

Già nella sua ignorata biografia, edita nel 1970, The Jesse Owens Story, leggiamo un’altra verità: «Dopo essere sceso dal podio, passai davanti alla tribuna d’onore per tornare negli spogliatoi. Il Cancelliere mi fissò. Si alzò e mi salutò con un cenno della mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Giornalisti e scrittori dimostrarono cattivo gusto tramandando un’ostilità che, di fatto, non c’era mai stata».

A suffragare la tesi del campione americano, alcuni anni fa l’anziano fotografo sportivo, Siegfried Mischner, che visse tutta quell’olimpiade, raccontò di aver visto con i suoi occhi Hitler stringere la mano al campione dietro le quinte dell’Olympiastadion: «Owens, dopo l’Olimpiade, chiese alla stampa di correggere quell’errore, ma nessuno gli diede retta».

Ma la vicenda ha un risvolto ancora più inquietante, infatti, non è stato mai raccontato un altro episodio, ben più grave e quasi completamente ignorato, al di là delle vicende narrate che riguarda proprio l’America di quegli anni.

«In retrospettiva, mio padre» – racconta ancora la figlia del primatista – «fu profondamente ferito dal fatto che Franklin Delano Roosevelt, il presidente americano dell’epoca, non l’avesse voluto ricevuto mai alla Casa Bianca».

«Con questo film» – ha aggiunto – «era importante che i fatti non fossero riscritti per l’ennesima volta», parlando a nome della Jesse Owens Foundation, anche se spesso un’affascinante menzogna è preferibile alla cruda realtà.

Owens credeva, da sincero americano, di aver onorato il suo Paese e, vista l’accoglienza che veniva tributata in patria per una medaglia olimpica, credeva ingenuamente che anche lui avrebbe avuto da quell’impresa lo stesso trattamento.

Purtroppo, aveva dimenticato un particolare importante per la libera e democratica America di allora: era un nero. Un elemento della massima importanza, specialmente in periodo elettorale.

Infatti, quell’anno si svolgevano le presidenziali e Roosevelt era il candidato più accreditato, ma aveva un problema: quello di non scontentare gli ex Stati Confederati del Sud che da sempre erano un vivaio di voti.

Così il buono e generoso presidente, come immortalato nella storiografia ufficiale, pensò bene di ignorare la richiesta di incontrare il campione perché andare in Georgia o in Alabama dopo aver stretto la mano ad un nero, per quanto fosse un grande olimpionico, non gli avrebbe certo portato voti e così, questo è assolutamente vero, non ci fu mai la stretta di mano tra il presidente americano e il giovane Owens, il quale giustamente indispettito da un simile trattamento, si iscrisse, lui da sempre democratico come la sua famiglia, nelle liste del candidato repubblicano Alf Landon.

Come si vede, dopo ottant’anni la verità da quella stretta di mano, per la quale sono stati impiegati fiumi di inchiostro, è uscita fuori ed è tutta un’altra storia”.

http://www.eurocomunicazione.com/jesse-owens-la-storia-di-una-stretta-di-mano-che-non-ci-fu/

Infine, godiamoci una testimonianza diretta dell’epoca, sempre a proposito dello stesso argomento, unita a dei commenti sacrosanti sulla squallida società statunitense e la sua stomachevole ipocrisia:

“(…) Nella gara del salto in lungo chi si classificò quarto con la misura di 7,73 e mancò il podio di un soffio fu l’italiano Arturo Maffei, un grande dell’atletica italiana (…) Quando ottenne il quarto posto a Berlino fu proprio Jesse Owens a congratularsi con lui e a definirlo il “miglior stilista” della competizione. Ed è proprio Maffei a smascherare la diceria delle presunte mancate congratulazioni di Hitler a Owens.

Maffei, infatti è stato testimone oculare dell’episodio e ci racconta nei minimi dettagli come si svolse la faccenda della stretta di mano. Le cose andarono esattamente così. Alla fine della gara del salto in lungo Hitler volle congratularsi personalmente con gli atleti; scese dalla tribuna e si presentò al cospetto di Owens, a meno di un metro da lui. Il fatto stesso che Hitler scese dalla tribuna per incontrare Owens fa di per sé giustizia della diceria secondo la quale il dittatore “non volle salutare un negro”. Se non avesse voluto farlo, avrebbe abbandonato lo stadio senza incontrare gli atleti, o semplicemente sarebbe rimasto in tribuna.

Ma c’è dell’altro. Hitler, dunque, arrivato davanti a Owens lo salutò per primo, alzando il braccio destro nel saluto nazista. Owens non poteva certo rispondere con il braccio teso e perciò allungò la mano verso Hitler. Costui, vedendo che Owens gli allungava la mano, abbassò il braccio teso e allungò a sua volta la sua mano verso quella dell’atleta, per stringergliela. Ma proprio in quell’attimo Owens, forse ricordandosi di essere un militare, portò la mano destra alla fronte salutando Hitler con il classico saluto militare mentre il dittatore tedesco rimase per un attimo con la mano tesa. “A questo punto, decidete voi chi non diede la mano a chi”, conclude Maffei.

Ma se c’è una testimonianza che toglie ogni dubbio, è quella dello stesso Owens, che descrive nelle sue memorie anche ciò che accadde dopo la premiazione: “Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un’ostilità che non ci fu affatto. E ancora: “Hitler non mi snobbò affatto, fu piuttosto Franklin Delano Roosevelt che evitò di incontrami. Il presidente non mi inviò nemmeno un telegramma”.

Owens e Hitler, dunque, si incontrarono, si salutarono, scambiarono anche qualche parola e vollero pure stringersi le mani. Se quelle due mani non si incontrarono materialmente, ciò non è dovuto al fatto che una era bianca e l’altra era nera, ma fu dovuto semplicemente al caso, ai diversi modi di salutare tipici dei due (…) Democrazia? Quanto la democrazia americana fosse razzista, Jesse Owens lo sapeva meglio di chiunque altro. Lo sapeva fin dal 1922, quando frequentava la Fairmont Junior High School di Cleveland, naturalmente in una classe di bambini di colore, perché negli USA c’era la segregazione razziale. Lo sapeva fin dal 1930, quando frequentava la East Technical School, naturalmente in una classe di ragazzi di colore, perché negli USA c’era la segregazione razziale. Lo sapeva fin da quando frequentava la Ohio State University, naturalmente in una classe di studenti di colore, perché negli USA c’era la segregazione razziale. Lo sapeva fin da quando si allenava nell’atletica leggera. Poco prima di attraversare l’Atlantico per partecipare alle Olimpiadi di Berlino sperimentò a sue spese cos’era il razzismo, quella volta che in un ristorante solo gli atleti bianchi poterono mangiare, mentre a Jesse e agli altri atleti di colore il cibo fu negato “perché erano negri”, perché negli USA c’era la segregazione razziale.

E dopo la seconda guerra mondiale Jesse vide l’abolizione della segregazione razziale nelle forze armate americane solo nel 1948, dodici anni dopo che Hitler gli tese la mano, ma non ancora sugli autobus, perché nel 1955 Rosa Parks, una donna nera, osò salire su un autobus per bianchi a Montgomery in Alabama e fu arrestata. Diciannove anni dopo che Hitler gli tese la mano.

E Jesse riuscì a vedere dichiarata incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole americane solo nel 1954, ma soltanto sulla carta, perché tre anni dopo il presidente Eisenhower dovette mandare mille soldati a Little Rock in Arkansas per consentire a nove studenti neri di entrare a scuola. Era il 1957, ventuno anni dopo che Hitler gli tese la mano. E Jesse riuscì a vedere il primo “studente negro” entrare in un’università americana solo nel 1962; quello studente era uno che si chiamava James come lui, era James Meredith, che entrava nella scuola non da solo ma accompagnato da trecento poliziotti, mentre veniva accolto a sputi e con un lancio di pietre da parte degli studenti bianchi. Questo accadeva ventisei anni dopo che Hitler gli tese la mano. E per potere esercitare il diritto di voto per la prima volta Jesse Owens dovette aspettare il 1968, dopo 55 anni di vita, 192 anni dopo l’adozione della Costituzione americana, 12 anni prima di morire, 32 anni dopo che Hitler gli tese la mano.

Ma noi restiamo convinti che fosse una bufala quella della stretta di mano rifiutata.

http://www.loccidentale.it/node/117953

Chiudiamo con:

(…) Invece è stato Hitler che ha inviato Owens “una fotografia commemorativa autografata”. E secondo il leggendario giornalista sportivo Siegfried Mischner (sul MailOnline.co.uk), Owens avrebbe portato sempre con sé una fotografia di Hitler nel suo portafoglio. Mischner ha riferito che nel 1960 Owens stava disperatamente cercando di cambiare l’atteggiamento di slealtà e furore razzista verso di lui e di ottenere che i giornalisti raccontassero la verità di ciò che è realmente accaduto ai 1936 giochi olimpici. Mischner ha detto al MailOline.co.uk, “La foto venne presa dietro le quinte del podio d’onore e quindi non fu diffusa dalla stampa ufficiale. Ma io ho visto Hitler stringere la mano a Owens”. (…) Owens aveva sempre proclamato di essere stato trattato meglio in Germania che negli Stati Uniti, dove i negri erano sottoposti a segregazione e discriminazione insopportabili.

http://www.storiainrete.com/9304/ultime-notizie/jesse-owens-teneva-sempre-una-foto-di-hitler-nel-portafoglio/

In sintesi, cari coglioni, godetevi i vostri alleati; io mi tengo ben stretto Adolf Hitler!

Carlo Gariglio

 

 

PAGLIACCIATE NATALIZIE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Dicembre 2015)

A mio parere il mese di dicembre è sempre stato uno dei più disgustosi e difficili da vivere, essendo un periodo nel quale si fondono fra loro, esaltate a livello estremo, tutte le ipocrisie e le manifestazioni di stupidità collettiva… Un mese in cui da tutti i cosiddetti “media” ci vengono propinati oggetti vari, per lo più inutili, che quasi ci sentiamo in obbligo di regalare per onorare il tanto decantato Natale, ovvero la celebrazione di una nascita probabilmente mai avvenuta, di una figura mitologica inventata dai cristiani sovrapponendola a culti di altri Dei molto più antichi (tipo quello del Dio Mithra, nato anche lui in una grotta il 25 dicembre, ma 14 secoli prima dell’invenzione di Cristo).

Come se ciò non bastasse, dicembre è anche il mese in cui tutti si sentono obbligati a partire per località sciistiche costosissime ove trascorrere le generosissime festività, che in Italia abbondano più che in altri Paesi…

Ma in questo dicembre, come se non bastassero le legioni di cerebrolesi in coda per acquistare cazzate, o per celebrare superstizioni, o per gettare dalla finestra quei soldi che tutti dicono mancare a causa della crisi, ci è toccato sopportare la totale demenza dimostrata da destri e sinistri, a proposito delle celebrazioni religiose che avrebbero potuto turbare la sensibilità degli sgraditi ospiti immigrati… E così abbiamo assistito da sinistra al calarsi le braghe di docenti e presidi di varie scuole, che hanno ordinato la sospensione delle celebrazioni religiose, mentre da destra piovevano le proteste per queste scelte, accompagnate da “eroiche” rappresentazioni natalizie messe in piedi qua e là per dimostrare il coraggio di non cedere alle intimidazioni.

Ora, la totale vigliaccheria dei sinistri, unita ad un Q. I. prossimo allo zero, non rappresentano certo una sorpresa, ma vedere persone così terrorizzate dal cosiddetto ISIS da arrivare a calarsi le braghe non alla prima richiesta, ma addirittura in totale assenza di ogni richiesta, rasenta il massimo disgusto per questi esseri che dovrebbero appartenere al genere umano.

Mi spiego meglio: qualcuno di voi ha letto o sentito in qualsiasi luogo di proteste degli islamici italiani di fronte alle celebrazioni del Natale?

Qualcuno di voi ha avuto notizia di proteste contro la presenza dei presepi nelle scuole, o in qualsiasi altro luogo?

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Siamo, dunque, di fronte all’assurdo caso di persone che credono di fare cosa gradita agli extracomunitari senza neppure avere avuto la minima richiesta (che sarebbe stata, in ogni caso, assurda ed irricevibile) da parte loro, mentre dall’altro lato, cioè quello della destra quasi altrettanto ignorante, sono venute grida di protesta nei confronti di quanti, secondo loro, avrebbero preteso l’abbandono delle tradizioni religiose cristiane!

Un cretinismo a 360 gradi, in poche parole… Già, perché il vero dato di fatto è uno solo: non esiste al mondo un islamico serio che possa sentirsi offeso da celebrazioni riguardanti la nascita di Cristo… E non lo dico io, ma lo dicono i fatti; ecco cosa chiunque potrebbe trovare con una semplicissima ricerca internet tramite Google:

Cosa credono i musulmani
a proposito di Gesù?

I musulmani rispettano e riveriscono Gesù (la pace sia su di lui). Essi lo considerano uno dei più grandi messaggeri di Dio al genere umano. Il Corano conferma la sua nascita virginale e un capitolo del Corano è intitolato ‘Maryam’ (Maria). Il Corano descrive la nascita di Gesù come segue: 

Quando gli angeli dissero: “O Maria, Dio ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro, uno dei più vicini. Dalla culla parlerà alle genti e nella sua età adulta sarà tra gli uomoni devoti.” Ella disse: “Come potrò avere un bambino se mai uomo mi ha toccata?” Disse: “È così. Dio crea ciò che vuole. Se decide una cosa dice solo ‘Sii!’ ed essa è.”  (Corano, 3:45-47)

Gesù nacque miracolosamente per comando di Dio che creò Adamo senza un padre. Dio disse:

In verità, per Dio Gesù è simile ad Adamo. Egli lo creò dalla polvere, poi disse: “Sii!” ed egli fu.  (Corano, 3:59)

Durante la sua missione profetica, Gesù attuò molti miracoli. Dio ci disse che Gesù disse:

“In verità vi reco un segno da parte del vostro Signore. Plasmo per voi un simulacro di uccello nella creta e poi vi soffio sopra e con il permesso di Dio diventa un uccello. E prendo la morte per la vita con il permesso di Dio. E vi dico quel che mangiate e quel che accumulate nelle vostre case….”  (Corano, 3:49)

I musulmani non credono che Gesù fu crocifisso. Questo era il piano dei suoi nemici, ma Dio lo salvò e lo portò a Sè. E le fattezze di Gesù furono date a un altro uomo. I nemici di Gesù presero quest’uomo e lo crocifissero, pensando che fosse Gesù. Dio disse:

“Abbiamo ucciso Gesù il Messia, figlio di Maria, il messaggero di Dio.” Essi non lo uccisero, non lo crocifissero, ma così parve loro…  (Corano, 4:157)

Né Mohammed né Gesù riuscirono a cambiare la dottrina di base della fede in un unico Dio, portata dai primi profeti, ma piuttosto la confermarono e la rinnovarono.

Capito, brutta razza di decerebrati di destra e di sinistra? Nessun islamico può sentirsi offeso sentendo nominare Gesù (come credono molti idioti che lo hanno persino eliminato dalle canzoni natalizie!), semplicemente perché loro stessi venerano Gesù Cristo e la Vergine Maria!

Questo lo compresi diversi anni fa, quando il fenomeno migratorio era contenuto in termini sostenibili e nessuna invasione era in atto; mi capitò, infatti, di conoscere un iraniano fanatico Khomeinista, con il quale instaurai rapporti amichevoli… Incontrandolo in prossimità del Natale, mi venne incontro e mi diede la mano, augurandomi “Buon Natale”. Non essendo così esperto come oggi, anch’io rimasi sorpreso e gli chiesi cosa aveva a che fare lui con il Natale… Sorpreso più di me, rispose che loro celebravano il Natale perché riconoscevano in Gesù Cristo un importante profeta da venerare, sebbene non figlio di Dio, e nella Vergine Maria colei che aveva partorito il profeta. Inoltre, mi disse che ogni anno lo stesso Khomeini aveva l’abitudine di inviare in un suo discorso gli auguri di Natale a tutti i cristiani del mondo!

Sarebbero questi i nemici da temere con terrore per i sinistri, e da fronteggiare con ardimento e sprezzo del pericolo per i destri?

Alla luce di questi fatti assume una nuova dimensione anche la polemica sul crocefisso nelle scuole di alcuni anni fa, peraltro iniziata da un certo Adel Smith, che rappresentava a malapena sé stesso… Ovvero per gli islamici la persona inchiodata alla croce non è affatto Gesù Cristo, e non rappresenta in alcun modo un simbolo religioso.

Ci sarebbe molto altro da dire a proposito del cretinismo cristiano – cattolico, che considera “nemici” quelli che onorano il loro Gesù Cristo, ma scodinzola di fronte alla fede dei cosiddetti “fratelli” maggiori (gli ebrei), i quali, nei loro vergognosi testi sacri definiscono più volte Gesù Cristo: “illegittimo; che fu concepito durante il periodo mestruale; che aveva l’anima di Esaù; che era un pazzo, uno stregone, un seduttore; che egli fu crocefisso, sepolto all’inferno e innalzato come un idolo dai suoi seguaci”.

Ma l’intento del mio articolo non è sindacare sui cervelli all’ammasso del cattolicesimo nostrano, né sui deliri di un Papa polacco che, dopo secoli di antisemitismo con tro i cosiddetti “deicidi” preteso da tutti i vertici del cattolicesimo da parte dei fedeli, si inventò la favola dei “fratelli” maggiori e del comunismo “male necessario”. Contenti loro…

In questa sede vorrei, invece, parlare di Stati sovrani seri, aventi Leggi serie e addetti a farle rispettare, contrapposti a repubbliche delle banane come l’odierna Italia, dove le Leggi non ci sono, e quando ci sono, vengono interpretate dall’infame casta dei Giudici come meglio gli aggrada.

Eh già, perché se oggi siamo nella situazione in cui siamo, non è per colpa dei soliti immigrati più o meno clandestini, né degli islamici, ma sempre e solo degli italioti che non hanno saputo costruire uno Stato degno di questo nome, autorevole e rispettato nel resto del mondo.

Un esempio chiarirà il mio ragionamento.

Il 21/12/2013 il Ministro Emma Bonino (ovvero una persona divenuta famosa per avere praticato aborti clandestini con pompe da bicicletta, e che solo il Italia avrebbe potuto divenire Ministro degli Esteri) si recò in visita a Teheran… Le riprese delle TV di tutto il mondo ci mostrarono l’indegno Ministro degli Esteri con il capo coperto da un velo colorato… Il quotidiano “Il Giornale” del 28/01/2014 svelò l’arcano con queste descrizioni (confermate anche dal quotidiano israeliano Haaretz) che riporto fedelmente:

(…) Ma all’improvviso il capo del cerimoniale iraniano si affaccia a bordo. Non è lì soltanto per darle il benvenuto. Avvolti sul braccio porta tre veli. Il ministro ha la possibilità di sceglierne colore e disegno, ma per poter scendere dall’aereo deve assolutamente accettare d’indossarne uno (…) Ma davanti all’aut-aut impostole dal cerimoniere iraniano, che le avrebbe detto di scegliere tra il coprirsi il capo e continuare la sua visita ufficiale o di fare ritorno in Italia seduta stante, Emma Bonino avrebbe reagito chiedendo di parlare con il ministro Javad Zarif che non sarebbe stato presente al suo arrivo in Iran (…) Visibilmente alterata, chiede ripetutamente al capo del cerimoniale di passarglielo. Javad Zarif rifiuta persino di dirle ciao. Il suggerimento, passato per bocca del capo cerimoniale, è semplice quanto impietoso. O Emma si cala il velo sui capelli o può riaccendere i motori dell’aereo e tornarsene in Italia. Per un minuto il ministro affoga i pensieri in una sigaretta. Quattro boccate nervose per decidere se mandare tutto in fumo o, invece, sfidare ed osare (…)  Secondo Haaretz, il ministro Bonino si sarebbe mostrata addirittura «scioccata» e avrebbe insistito per sbarcare dall’aereo con i capelli scoperti. Il capo capo del cerimoniale a quel punto le avrebbe spiegato il protocollo: le donne, anche se facenti parte della diplomazia o della politica, devono rispettare l’usanza locale di coprirsi il capo. Alla fine, il ministro avrebbe capitolato, accettando di coprirsi il capo con un velo rosso, solo dopo quella famosa sigaretta (…).

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Ecco l’esempio di uno Stato sovrano serio, che pretende il rispetto delle sue Leggi da chiunque, persino da un Ministro degli Esteri di un altro Stato… Poco importa che io o chiunque altro consideriamo certe Leggi come demenziali: sono le loro Leggi e se vuoi recarti nel loro Paese le devi rispettare. Punto.

Cosa accade, invece, in Italia? Anche in questo caso mi avvalgo delle notizie riportare online da “www.ilpost.it” il 27/01/2016:

“Da un paio di giorni i giornali italiani si stanno occupando della storica visita a Roma del presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, la prima in un paese europeo da quando è diventato presidente. Oltre a raccontare l’esito dell’incontro con il presidente del Consiglio Matteo Renzi (lunedì) e con il Papa (martedì), diversi giornalisti hanno lungamente scritto della polemica sulle statue di nudi dei Musei capitolini, che sono state coperte per il passaggio di Rouhani in Campidoglio, dove si è tenuto l’incontro con Renzi. L’Iran è infatti una Repubblica islamica con regole molto rigide su diverse questioni, tra cui la rappresentazione di nudi (…) Rouhani ha smentito che ci fossero stati contatti precedenti o richieste particolari da parte del governo iraniano (…) Un episodio simile si era verificato già tre mesi fa,  durante la visita a Firenze dello sceicco Mohammed Bin Zayed al Nahyan, principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti: il Cerimoniale italiano decise in quella occasione di coprire un nudo di Jeff Koons con un paravento di carta decorata con dei gigli (…)”

Ovviamente, come sempre capita nelle repubbliche delle banane, subito è scoppiata la polemica: a sinistra si negava di avere dato simili disposizioni, a destra si tuonava contro l’Iran nemico dei giudei, tanto cari a molti destri nostrani…

Nella realtà dei fatti, come sottolineato nell’articolo precedente, nessuna pressione è venuta dall’Iran… Come al solito, si tratta della vigliaccheria e dell’ignoranza della sinistra, che cala le braghe anche quando nessuno chiede loro di calarle!

rouhani1Del resto, lo fanno dal 1945 ininterrottamente… Ormai hanno sviluppato la tipica mancanze di dignità dei cittadini delle colonie!

Proseguendo con gli esempi, tempo fa i notiziari riportarono la notizia di un cittadino britannico che, recatosi per turismo in Arabia Saudita, chiese al cameriere di un ristorante se avesse a disposizione del vino… Pochi minuti dopo, l’incauto turista venne accompagnato oltre frontiera e buttato fuori dal Paese a calci nel culo!

Vi immaginate se anche in Italia ci fosse una Legge che vieta gli alcolici? Vedo già zelanti camerieri proporre sottobanco alcolici di contrabbando, ed ancora più zelanti magistrati rossi assolvere il cittadino straniero perché al suo Paese non è previsto un simile vincolo… Un po’ come fecero i mascalzoni della cassazione anni fa, che assolsero un negro che deteneva gradi quantitativi di cannabis con la motivazione religiosa, in quanto il povero negro apparteneva alla religione “Rasta”, la quale richiede e consente l’uso di cannabis!

Eppure sarebbe così semplice porre un freno alla immigrazione ed a certi comportamenti che si porta dietro… Basterebbero Leggi serie, del tipo buttare fuori dal Paese tutte le famiglie di immigrati che pretendono di fare circolare le loro donne a volto coperto, o quelle che pretendono di conservare barbare tradizioni come l’infibulazione, o ancora come quelle che vietano ai figli di frequentare compagnie occidentali e di copiarne usi e costumi… Per non parlare di quelli che pretendono di non fare visitare una donna da un medico maschio!

Si vuole venire in Italia? Bene, basterebbe fare chiarezza su usi, costumi e Leggi dello Stato, proponendo agli immigrati la stessa scelta proposta dagli iraniani al Ministro Bonino: o accetti e rispetti le nostre Leggi, oppure te ne ritorni al tuo Paese con una bella pedata accompagnatoria.

Ma pretendere questa serietà da un Paese che incarcera i suoi cittadini se osano protestare contro l’invasione della delinquenza extracomunitaria, se osano difendere le loro case dagli assalti sempre più frequenti di delinquenti di ogni risma e colore, se non sono pronti ad abbandonare tradizioni secolari per fare felici gli ultimi arrivati, o che li affama a suon di tasse per permettere agli immigrati di essere mantenuti negli Hotel di lusso (lamentandosi anche del trattamento!), assume il carattere di un’utopia.

Rimane un punto da sottolineare, tornando all’inizio del mio articolo; si è parlato di celebrazioni religiose nelle scuole, così come anni fa si parlò di crocefissi nelle aule scolastiche e nei pubblici uffici. Ora, pur non avendo alcuna simpatia per nessuno dei cervelli all’ammasso che decidono di seguire una delle  tre famose religioni monoteiste, devo dare atto ai non cattolici di avere tutte le ragioni legali per protestare contro l’espressione di celebrazioni religiose nelle scuole, e questo non per mie personali preferenze, ma per le scelte dei “padri” costituenti di questa repubblica delle banane… Eh già, perché furono loro ad abolire la cosiddetta religione “di Stato”, in vigore dal 1848 e rafforzata dallo Stato Fascista (l’unico errore, a mio parere, commesso da Mussolini in tutto il suo periodo di Governo).

L’obbligo di affiggere i crocifissi nelle scuole fu istituito con i Regi Decreti 965/1924 e 1297/1928, ai sensi dello Statuto albertino, in epoca fascista. Il Consiglio di Stato si espresse a favore della presenza dei crocifissi nelle scuole nel 1988, nonostante il Cattolicesimo non fosse più religione di Stato. Ma nel 1997 la Corte Costituzionale disse l’esatto contrario, esprimendo parere contrario sulla presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche, specie durante le votazioni.

Quindi, quanto vale per il crocefisso dovrebbe valere per il presepe, o per qualsiasi altro simbolo religioso… E tutto questo è stato stabilito non dai “biechi” Fascisti, ma dagli “eroici” liberatori che hanno (avrebbero) riportato la “democrazia” in Italia.

Resterebbe solo da capire come mai queste disposizioni sono sempre state disattese proprio dai loro estensori, visto che a tutt’oggi, nonostante il dettato costituzionale e le successive Sentenze, siano ancora molti i luoghi pubblici ove si pretende di esporre il crocefisso, ed altrettante le scuole dove si mischia l’attività didattica con Messe, presepi, cori religiosi e quant’altro.

Viene da pensare che, come costume delle repubbliche delle banane, lo Stato sia debole con i forti, mentre maramaldeggia contro i deboli… Infatti, finché in Italia tutti o quasi si dichiaravano cattolici, le flebili proteste dei pochi atei e dei pochissimi esponenti di altre religioni, nonostante fossero pienamente legittime, venivano liquidate con un’alzata di spalle, mentre oggi, che vi è il sacro terrore di fronte all’ISIS (che, come dimostrato dai dati pubblicati sullo scorso numero del giornale e dai più recenti avvenimenti, uccide molti più islamici che non cristiani), gli stessi eroi che ieri ignoravano la questione, siano oggi in prima fila nel calarsi le braghe e nell’accontentare persino le richieste mai formulate…

Definiteli voi come meglio credete: ignoranti, vigliacchi, ipocriti, o un mix delle tre definizioni… Ma ricordate tutti una cosa: l’odierno schifo che viviamo non dipende dagli stranieri, ma dalla feccia che ci governa dal 1945!

Carlo Gariglio

 

Disgustosamente ipocriti (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Novembre 2015)

Ci risiamo: nuovo attentato dei sedicenti fondamentalisti islamici ad un obiettivo dell’Europa occidentale, e nuova ondata di ipocrisia buonista, condita da roboanti dichiarazioni di superiorità culturale, di democrazia applicata, di piagnistei… Le immagini dell’attacco riproposte fino alla nausea, interviste e dichiarazioni dei parenti delle vittime, manifestazioni di piazza, fanfare che suonano la marsigliese ovunque, funerali delle vittima in diretta con altre interviste assortite… Più o meno, stiamo rivivendo la stessa squallida ipocrisia vissuta a suo tempo dopo l’attentato alla Torri Gemelle e, più di recente, dopo l’assalto alla sede del giornale Charlie Hebdo.

Prima di proseguire, però, chiarisco un punto molto importante, a beneficio soprattutto degli schifosi benpensanti che, leggendo queste mie prime righe, staranno già tuonando contro il mostruoso Fascista che non rispetta le vittime innocenti della popolazione civile… No, signori miei, qua non si sta cercando di giustificare chi attacca ed uccide civili innocenti, siano essi donne, bambini, o anziani; al contrario, quello che sta scrivendo queste righe è forse l’unico essere umano rimasto a provare pietà per tutte le vittime innocenti, indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla religione professata, dalla Nazione in cui vivevano e dal regime che li governava. Non sono uno dei tanti sudici pidocchiosi di sinistra sempre pronti a giustificare gli eccidi di civili non comunisti, salvo poi bollare come crimini intollerabili le stragi a danno di qualche Paese comunista; meno che mai faccio parte della schiera di buonisti benpensanti baciapile, sempre pronti alla lacrimuccia davanti ad un morto occidentale e cattolico, ma altrettanto pronti a fare spallucce quando il morto è negro, arabo, o islamico.

Per il sottoscritto un bambino morto non ha peso specifico, o colore politico: resta un bambino morto, da onorare in silenzio. Non piango soltanto sui bambini morti a Gorla, a Hiroshima, a Nahasaki, a Dresda, ma anche per quelli di Gaza, Baghdad, Beirut, Kabul, Saigon, Belgrado e persino per quelli di Londra e Parigi.

Non considero innocenti soltanto i civili di Paesi a me vicini politicamente, ma li considero tutti innocenti e meritevoli di umana pietà; comprendo che tutti i civili del mondo e della Storia sono sempre stati vittime sacrificali di guerre delle quali non avevano alcuna colpa, e di governanti che decidevano e decidono tuttora sulla loro pelle e senza consultarli. Ed è proprio per questo che sento una profonda nausea di fronte agli atteggiamenti dei tanti falsi ed ipocriti che oggi piagnucolano pubblicamente per i morti francesi, ma che ieri alzavano le spalle di fronte agli altri morti!

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Quante volte abbiamo sentito l’immondizia comunistoide difendere e giustificare i crimini dei loro banditi partigiani? Quante volte li sentiamo giustificare la tragedia delle foibe con la scusa della “reazione” ai presunti torti Fascisti e Nazisti?

E quante volte abbiamo sentito l’immondizia giudeo – capitalista giustificare immani massacri con la scusa di esportare la “democrazia” (la loro, ovviamente) e liberare dalla dittatura (che significa sostituire i legittimi governi degli altri Stati con burattini fedeli al padrone US – raeliano?

Questi luridi maiali, che rappresentano le due facce della stessa schifosissima patacca (medaglia sarebbe un complimento che non meritano), lanciano ululati di dolore quando a morire sono i loro sodali, ma fanno spallucce quando a crepare sono gli innocenti del campo avverso; gli americani tuonavano contro i crimini dell’URSS, così come questi ultimi criticavano quelli dell’imperialismo occidentale, mentre entrambi gridavano contro i presunti crimini dei Fascisti e dei Nazisti… Ma mai nessuno ha ammesso i suoi crimini, né fatto alcuna autocritica per questi.

Persino oggi, quando tutto il mondo si dice unito contro i crimini dei presunti integralisti islamici, si manifesta la loro lurida ipocrisia… E per fare meglio capire quanto sto dicendo, riporto un breve periodo tratto da un articolo del Fatto Quotidiano del 18 novembre scorso:

“Un altro attentato di Boko Haram in Nigeria, nello stesso posto dove, meno di un mese fa, aveva dato l’assalto a una moschea. Il 17 novembre il gruppo fondamentalista islamico legato all’Isis ha colpito una stazione per camion nella città di Yola, nel nordest del Paese, causando la morte di almeno 32 persone e il ferimento di altre 80. Secondo quanto riferito dalla polizia, le vittime sono per la maggior parte venditori o passanti. Neanche un mese fa i Boko Haram avevano attaccato alcune moschee, tra cui una a Yola, uccidendo 42 persone e ferendone un centinaio. In sei anni di guerra, i fondamentalisti hanno ucciso almeno duemila persone, in gran parte civili. (…) Il terrorismo aumenta, ma non in Occidente – Nel 2014 sono aumentati gli atti di terrorismo, ma nella maggior parte si tratta di terre di frontiera: il Medio Oriente, il subcontinente indiano e sopratutto l’Africa. Lo testimonia il Global Terrorism Index, rapporto annuale curato dall’Università del Maryland sulla base di dati raccolti da varie organizzazioni in giro per il mondo e ripreso oggi dai media britannici. Rapporto secondo il quale nel 2014 si è contato un numero record di 32.658 morti nel pianeta, addirittura l’80% in più del 2013. Chi ha commesso più atti terroristici sono i jihadisti nigeriani di Boko Haram e i boia del cosiddetto Califfato. Mentre le vittime si sono concentrate al 78% fra Afghanistan e Iraq – simboli di fallimenti sempre più difficili da smentire della strategia militare americana dell’ultimo quindicennio – oltre che Nigeria, Pakistan e Siria. Altri Paesi indicati come emergenti (o riemergenti) in questa triste classifica sono Somalia, Ucraina, Yemen, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan e Camerun: ciascuno accreditato di un numero di vittime di attentati e attacchi – qualificati come terroristici da alcuni dei gruppi coinvolti nell’indagine talora anche sullo sfondo di guerre civili – pari ad almeno 500 morti all’anno (…)”

Ora, aggiungiamo a questo edificante quadretto di notizie i recenti attentati, sempre attribuiti all’ISIS, avvenuti in Mali e Tunisia e dopo chiediamoci quante volte abbiamo visto servizi TV strappalacrime su queste povere vittime, quante volte abbiamo visto musicisti cialtroni proporre concerti in memoria delle vittime, quante volte abbiamo visto calciatori parassiti cantare l’inno del Mali, o della Nigeria, prima di una partita, quante volte li abbiamo visti correre ad agitare una bandiera nigeriana dopo un goal… Ve lo dico io: mai!

E questo perché i maestri dell’antirazzismo, cioè quelli che vorrebbero vederci in galera insieme a chiunque osi porre dei limiti alla immigrazione clandestina ed all’integrazione forzata, sono in realtà i più razzisti del pianeta, dato che non considerano affatto le vittime innocenti dei Paesi africani, asiatici ed arabi, tanto più se di religione islamica!

Per “lorsignori” i morti occidentali e cristiani sono esseri umani, gli altri sono semplici numeri da citare per aggiornare le statistiche.

I democraticissimi antifascisti ed antirazzisti straparlano di diritti e libertà, ma solo per loro… Piagnucolano sulle povere vittime innocenti, ma solo per le loro… Considerano barbari e criminali quelli che uccidono i civili, ma solo quando sono i loro.

Del resto, la strategia è antica e ben collaudata; fateci caso: quando il morto fa parte del nostro mondo occidentale, si indugia sul suo nome, sulle fotografie di momenti felici, sulla famiglia, sul suo lavoro, sui funerali, e si creano quei simpatici servizi televisivi in memoria e ricordo, conditi da insulse e melense musichette strappalacrime… Ma quando il morto è degli altri e gli assassini sono i “nostri”, ecco che tutto si fa vago, si spersonalizza e si usano toni asettici e professionali; si cita la notizia nei vari TG esattamente come si leggono le previsioni del tempo e ben se ne guardano i pennivendoli da strapazzo dal mostrare qualche foto del defunto, o dal mostrare la sua famiglia e gli amici piangenti… Quante volte negli ultimi anni li abbiamo visti in azione questi maestri della ipocrisia e della menzogna?

Dagli indegni attacchi contro Stati sovrani quali l’Iraq, la Serbia, la Siria, la Libia, passando per i piagnistei delle Torri gemelle e dei pochi attentati subiti dall’occidente; veri e propri genocidi definiti “danni collaterali”, a  fronte di poche centinaia di vittime che diventavano “crimini” contro l’umanità… Per non parlare dei retroscena di questi attacchi subiti, ai quali ancora non ho fatto cenno.

Eh già, perché se per i genocidi voluti dall’occidente per la gloria di USA ed Israele i colpevoli sono più che certi, non altrettanto si può dire per quei cosiddetti attacchi terroristici che l’occidente ha subito… Lasciamo perdere la dietrologia sulle Torri gemelle, lasciamo da parte il fatto che quelle torri furono evidentemente minate prima degli attacchi, in modo da farle poi implodere su se stesse, ma chiediamoci in particolare due cose:

1) Siamo sicuri che la verità sia proprio quella che ci raccontano?

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2) E se anche fosse così, di chi sarebbe la responsabilità della nascita di questi movimenti terroristici, dei quali l’ISIS è oggi additato come principale pericolo?

Riguardo al primo punto, non voglio esprimermi in questa sede, e mi limito a proporvi una riflessione inviata da un Camerata de MFL-PSN, il quale, conscio del regime di “libertà” nel quale viviamo, desidera restare del tutto anonimo, onde evitare problemi negli studi e nel lavoro:

“Brevi cenni sull’attentato del 13 novembre a Parigi:

  1. A) 7 o 8 commando armati fino ai denti con mitra, bombe a mano ed esplosivi, scorrazzano liberamente per la capitale francese e compiono una serie di attentati che coinvolgono soltanto innocenti;
  2. b) i quattro attentatori suicidi (NON CHIAMATELI KAMIKAZE!) che si sono fatti saltare allo stadio sono esplosi all’esterno dei cancelli, per giunta a partita in corso. Risultato: sono morti solo loro, ad eccezione di un unico passante che é transitato vicino a uno dei soggetti. François Hollande ha sentito giusto qualche “botto” in lontananza senza vedere un filo di fumo. Ha abbandonato lo stadio al termine della gara;
  3. c) Per l’ennesima volta sono stati rinvenuti intatti dei documenti, pare a fianco dei resti di due suicidi (questa volta non si é capito se fossero falsi o meno). L’11 settembre erano stati trovati i passaporti da qualche parte in mezzo alla strada. A Londra come a Boston furono trovati negli zainetti dei terroristi, a gennaio (Charlie Hebdo) li avevano dimenticati in macchina.
  4. d) In uno dei tanti servizi speciali di questi giorni, andato in onda su La 7, si é fatto riferimento a un’intervista del terribile Abdeslam, comparsa mi pare sulla rivista ufficiale dello Stato Islamico. In essa il terrorista dice che le intelligence europee lo avevano in pugno, ma Allah le avrebbe “accecate”, permettendogli di attraversare il continente il lungo e in largo mentre progettava gli attentati. Dunque temeva fortemente di essere catturato, ma per qualche strano motivo (che lui riconduce ad Allah) é sfuggito da sotto il naso ai servizi segreti. Di quante e quali gravi “falle” nella sicurezza ci parlano ogni volta i nostri cari me(r)dia? E, se ciò fosse vero, di che razza di superpotenze staremmo parlando?
  5. e) In tutti gli attentati, dall’11 settembre 2001 ad oggi, c’erano dei terroristi noti (in alcuni casi molto ben conosciuti) alle forze di sicurezza. Spesso erano già tutti schedati ed avevano avuto rapporti con le autorità (es. Torri Gemelle, Mohammed Merah a Tolosa e attentato di Boston).

Se poi ci interrogassimo sul “cui prodest” produrremmo materiale da riempire intere biblioteche. Perciò qui limitiamoci a constatare che ogni volta che un fatto tremendo del genere coinvolge l’”Occidente”, assistiamo a una brusca accelerata della propaganda mainstream, la cui macchina mediatico-scolastico-culturale é peraltro in crescita costante. Consideriamo poi l’impatto psicologico, che provocando ulteriori shock che si sommano a quelli ordinari, diffonde ansia, terrore e senso di smarrimento. In questo modo si abbassano le già risibili difese razionali dell’individuo contemporaneo, che lo rendono ancora più suscettibile alla manipolazione. Con dosi “extra” di sermoni democratici e “dirittumanisti” si può compattare l’opinione pubblica attorno alle istituzioni, ricordare i presunti “valori” dell’Occidente e quanto ci è costato ottenerli (e parte il pippone antifascista), i vantaggi della nostra in-civiltà…

La fetta di opinione pubblica refrattaria la si getta agevolmente in pasto ai santoni del complottismo antifascista (Grillo, Giulietto Chiesa, Paolo Franceschetti, comunisti e sinistrume assortito).

Abbiamo ancora il pretesto per l’aumento delle restrizioni e controlli sempre più invasivi sui cittadini (vedasi in Francia): in nome della sicurezza si comprimono le libertà residuali di cui godono gli individui, cosicché la società super-orwelliana prende sempre più forma, anche attraverso l’inasprimento delle misure coercitive dirette. Si sprecano infine i parallelismi tra il “nemico della civiltà” di oggi e di ieri (jihadismo e Fascismo), si rievoca magnificamente il fantasma di Hitler (“ricordiamoci gli orrori del passato, la libertà trionfa sempre…”). Si fomenta il clima paranoico da leso pensiero “politicamente corretto” (es. “Sei contro i matrimoni gay? Vuoi fare come l’ISIS?”) e via discorrendo.

E giusto per rammentare un’ovvietà, si registra un forte incremento delle commesse militari”. (N. M.)

Lascio al lettore il giudizio su questo sacrosanto elenco di “dubbi” e stranezze che accompagnano sempre i presunti attentati contro l’occidente.

Ma venendo al punto numero 2, non posso fare a meno di una riflessione: il cosiddetto ISIS è nato in Siria, ove ha approfittato dei sedicenti oppositori del regime (in realtà i soliti delinquenti prezzolati ed armati da USA ed Israele), successivamente si è espanso in territorio Iracheno, e negli ultimi giorni pare essersi spostato in Libia.

Gheddafi

Ora, a meno che non siate tutti cerebrolesi, credo che sia semplice affermare un semplice fatto: l’ISIS nasce e prospera in quei territori dove prima c’erano Stati sovrani forti e moderni, nei quali mai sarebbe stato consentito lo svilupparsi di cosiddetti Califfati e movimenti terroristici integralisti, ma che guarda caso, sono stati distrutti e rasi al suolo totalmente (Iraq e Libia), o parzialmente (Siria), proprio da quella coalizione occidentale agli ordini di USA ed Israele, che ha fatto retrocedere degli Stati modello al medioevo, ovvero senza un Governo degno di questo nome e lacerati da guerre tribali che i vari Saddam Hussein, Gheddafi e Bashar al-Assad avevano relegato nel dimenticatoio.

Da qui nasce spontanea la domanda: a chi giovano la nascita ed il rafforzamento di certi spauracchi del terrorismo islamico? Chi ha preparato il terreno per la loro crescita? Chi è così distratto da non vedere eserciti di terroristi armati che viaggiano tranquillamente dai Paesi arabi all’Europa e viceversa?

Ma soprattutto, come mai quegli stessi Paesi che non hanno esitato in passato a radere al suolo ed invadere l’Iraq e la Libia, oggi nicchiano per impegnarsi militarmente in maniera decisa contro l’ISIS?

Infine, gusto per dare un colpo anche a certi ridicoli estremisti di destra europei, che straparlano di immigrazione, è a malapena il caso di fare notare che tutti quelli coinvolti negli attentati di Parigi sono cittadini francesi e belgi, con buona pace delle teorie che vedono nei clandestini che sbarcano in Italia degli aspiranti terroristi arrivati per colpirci.

Quindi, miei cari italioti benpensanti con la lacrimuccia facile e sempre pronti a blaterare di superiorità occidentale, fatevi un bell’esame di coscienza e provate e rimettere in moto quel cervelletto orami sopito da troppi anni.

Carlo Gariglio

 

 

A volte ritornano (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Ottobre 2015)

Una delle tante sensazioni che contribuiscono e rendermi sempre più depresso è quel senso di “deja vu” che provo quando ho a che fare con le attività quotidiane del nostro movimento; un continuo ripetersi di esperienze già vissute nel passato con altri “camerati”, che evidenziano la triste constatazione dell’inutilità dei propri sforzi e delle proprie parole.

In questa sede mi riferisco, in particolare, ad un paio di fatti recenti; in primis, il 10 ottobre scorso si è tenuto il consueto incontro a Predappio, convocato in quella data giusto per essere sicuri di non incontrare la pletora di pagliacci che si fingono Fascisti in occasione del 28 ottobre, salvo poi tornare per il resto dell’anno ad essere dei vigliacchi missini, forzanovisti e destrorsi vari… E ancora una volta abbiamo dovuto assistere alla triste litania dei fanfaroni che prima si riempiono la bocca via mail, anticipando “urbi et orbi” la loro immancabile presenza, ma che poi brillano per la loro assenza e per la sana cafonaggine che impedisce persino di avvisare il sottoscritto, inventandosi almeno la solita miserabile scusa; del resto, nel corso degli anni, ne ho sentite così tante (dal matrimonio della cugina al nonno ammalato, passando per gli inderogabili impegni di lavoro), da non potermi più stupire di nulla.

Per non parlare dei soliti noti, i quali, pur risultando sulla carta dirigenti locali del movimento, non si degnano di dire alcunché circa la loro presenza, e si limitano ad ignorare la cosa ed il sottoscritto. Tutto questo nonostante abbia la cortesia di comunicare la data della riunione con almeno un mese di anticipo.

Unica consolazione (si fa per dire), è stata la scoperta di un nuovo ed assurdo comportamento da parte di un Camerata… Senza fare nomi,per carità, c’è stato un nuovo iscritto e dirigente che vedevamo per la prima volta, il quale era così felice di conoscere i suoi nuovi Camerati e di porre le basi del suo attivismo, da essere scomparso nel nulla dopo una mezz’ora di riunione! Contattatolo al telefono per sapere che fine aveva fatto, mi sono sentito rispondere: “Sono andato a mangiare con degli amici a Rocca delle Caminate”!

Immagino che gli amici fossero troppo “fascisti” per aggregarsi al gruppo del MFL-PSN, e magari cogliere l’occasione di tesserarsi e dimostrare finalmente di essere dei veri attivisti Fascisti, e non i soliti poveracci di destra che usano la scusa della visita a Predappio per riempirsi di Sangiovese e tagliatelle.

Se non altro, come già detto, questo Camerata ha avuto il potere di stupirmi, dato che una cosa simile non mi era mai capitata in circa 25 anni di attività politica.

E per finire questa galleria degli orrori, poteva mancare il ripresentarsi dello spettro del fascista all’amatriciana?

Eh già, perché successivamente alla riunione, è accaduto che qualcuno mi riferisse certi dubbi di un altro nuovo Camerata (anche qua niente nomi, anche perché pare che il Camerata sia rinsavito a posteriori!), il quale, utilizzando i classici stereotipi dei malati di mente antifascisti, non tollerava l’accostamento del nostro movimento al Nazionalsocialismo ed alla figura di Hitler in particolare.

Come vedete, anni di articoli, di dichiarazioni, di espulsioni per indegnità e di lezioni di Storia e politica, non sono serviti a nulla, se non a tornare al punto di partenza!

Persino il decalogo ben evidenziato sul sito, prima del modulo di tesseramento, al fine di evitare di incappare in qualche fascista alla amatriciana, si rivela totalmente inutile…

Stupitevi, poi, se sono depresso e sfiduciato!

Ora, tanto per dare ampia dimostrazione di quanto siano antichi questi problemi e di quante volte il sottoscritto abbia tentato (invano) di spiegare alcune basilari nozioni di Storia, incollo a seguire parte di un mio articolo risalente addirittura all’anno 2008, scritto dopo una riunione a Predappio, durante la quale un gruppetto di sottoculturati con tessera MFL si indignarono perché avevo deciso di fare aderire il movimento al WUNS (World Union of National Socialists).

Buona lettura e speriamo che qualcuno impari qualcosa!

Carlo Gariglio

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(…) Ma a conclusione di questo resoconto, mi permetto una riflessione storica e politica; non credo ci voglia una particolare intelligenza per leggere gli avvenimenti, seppur complessi, che vanno dal 1919 al 1945… Da quanto ho studiato e capito, nel 1919 nacque, grazie al genio di Benito Mussolini, una grande intuizione politico – sociale che venne chiamata “Fascismo”. Essa si sintetizzava in una nuova specie di socialismo che, abbandonando le illusioni internazionaliste marxiste, si preoccupava di realizzare la rivoluzione socialista nella propria Patria, pur non disdegnando di dare esempio alle altre Nazioni. E proprio grazie a questo esempio, nacquero in molti altri Stati dei movimenti fascisti, o simil-fascisti, o nazionalsocialisti, che dalla creatura di Benito Mussolini presero ispirazione e dottrina di base, aggiungendo, come è ovvio che sia, ciascuno qualcosa di tipico della propria Patria. Qualcuno si limitò a copiare dottrina, nomi e divise, come le camicie nere britanniche di Sir Oswald Mosley… Altri, come il Rexismo belga o la Legione dell’Arcangelo Michele in Romania, incentrarono la loro lotta politica sulla religione cristiana; altri ancora, come il Falangismo spagnolo ed il nazionalsocialismo in Germania, inserirono nella piattaforma politica dei problemi (come l’influenza ebraica) che in Italia non erano presenti… Ma quello che resta e che i tanti fascisti all’Amatriciana non vogliono capire è che quello fu il mondo dei nostri alleati, mentre i nemici che ci avversarono fin dagli inizi erano ben chiari e visibili: il comunismo, il liberalcapitalismo e le lobbies giudaico – massoniche che da sempre governano il mondo.
Discutere circa le differenze fra i vari movimenti nazionalsocialisti europei e dimenticarsi di quali sono gli eterni nemici è una cosa oltraggiosa per l’intelligenza di chiunque. Oggi molti fascisti alla amatriciana fanno proprio questo: pontificano sulle differenze che ci furono fra Fascismo e nazionalsocialismo, andando a cercare benemerenze e possibili alleanze con quanti, ora come allora, ci odiano e ci identificano come il nemico assoluto, in quanto il Fascismo ha in sé il potenziale per sconfiggere sia il comunismo, cui contrappone una collaborazione fra le classi alla sua tipica proposta di lotta di classe, sia quel mondo liberalcapitalista che fa dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo il suo caposaldo. Purtroppo, mezzo secolo di MSI e 62 anni di menzogna storiche hanno prodotto confusione anche nelle teste di quanti dovrebbero lavorare a nostro fianco per la rinascita del Fascismo e del nazionalsocialismo; sempre più spesso si leggono dotti imbecilli sostenere che Mussolini avesse in cuor suo un’alleanza con Churchill (e quindi, per estensione, con Stalin!), che nei suoi discorsi gridava contro il mondo ebraico, salvo poi nascondere ebrei dappertutto per impedire al “folle” alleato di abusarne… Per non parlare delle litanie varie sul Duce pavido e tremebondo che si faceva imporre dal dittatore germanico le leggi razziali e la politica da seguire… Personalmente, se scoprissi che il Duce era veramente un vigliacco privo di personalità terrorizzato da Hitler, se scoprissi che era veramente un traditore doppiogiochista che fingeva di stare con la Germania ma intratteneva rapporti segreti con Churchill e nascondeva i nemici dell’Asse ai suoi alleati, cesserei immediatamente di essere Fascista. Io mi sento fiero di essere Fascista in quanto so che il Fascismo fu il faro da cui nacquero tutti i movimenti nazionalsocialisti europei e mondiali; sono fiero di essere Fascista in quanto il Fascismo si accorse per tempo (anche se non immediatamente) del ruolo di mortale nemico esercitato dalla lobby giudaico – massonica e dagli Stati che da questa lobby erano governati, USA e G. Bretagna in primis; sono fiero di essere Fascista in quanto il Fascismo seppe scegliersi come alleato il mondo islamico, in chiave antimperialista ed anticoloniale.

Se qualche fascista alla amatriciana si ritiene fiero di mendicare alleanze con il mondo giudaico, magari sostenendo i crimini di Israele, se si ritiene fiero di scodinzolare intorno alle gambe di coloro i quali rasero al suolo la nostra Patria lasciandoci in eredità 113 basi di occupazione, se si ritiene fiero di “festeggiare” il 25 aprile insieme ai macellai che trucidarono decine di migliaia di Fascisti (e presunti tali…) a guerra finita, se si ritiene fiero di considerare l’Islam un nemico, magari per prostrarsi a quel cattolicesimo che per primo sfruttò il Fascismo ed il nazionalsocialismo, relegandoli poi al ruolo di “male assoluto” quando non avevano più nulla da donare alla Chiesa, ebbene, si accomodi pure in AG, AN, FSN, FT (il cui ”leader” Romagnoli ha di recente dichiarato di essere lieto che la II Guerra Mondiale l’abbiano vinta gli alleati ed ha definito i revisionisti “patetici”), AS (capitanata dall’ex attricetta porno da sempre apertamente solidale con USA ed Israele), Nuovo MSIDN (che ha come leader un massone dichiarato, amico e collaboratore di USA ed Israele, nonché nemico di fascisti e nazionalsocialisti), FN (il cui leader, dal brillante passato di “galantuomo”, si dice integralista cattolico, avversa l’Islam e definisce i nazionalsocialisti come una setta di pagani)…
Ed ovunque sarà accasato, si dimentichi per sempre del MFL, del suo sforzo e del vero Fascismo storico, che non è di destra, non avversa l’Islam, non ha timore di allearsi con i Camerati di altri Paesi, e che soprattutto ha abbastanza dignità per non prostrarsi di fronte a quelli che lo considerano da sempre il “male assoluto”.

Carlo Gariglio