IPNOSI COLLETTIVA (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Maggio 2017)

Negli ultimi tempi mi sono reso conto di vivere in un mondo impazzito, dove non è possibile incontrare persone normali, in grado di ragionare e rapportarsi agli altri in modo civile; ovunque si diffondono ignoranza, stupidità, incapacità di avere rapporti umani, violenza, volgarità e comportamenti assurdi di ogni genere e tipo.
E non sto parlando soltanto di politica, anzi!
In ogni campo del vivere, cioè sociale, storico, politico e persino sportivo, si è ormai fatta largo una bestialità nei rapporti umani tale da farmi passare ogni voglia di scrivere, agire e combattere per le mie idee politiche, dato il livello di stupidità, volgarità e vuotezza nel quale sguazzano più o meno tutti gli esseri umani… Talvolta mi sento come il personaggio di uno di quei films catastrofisti e/o di fantascienza, ove il protagonista si rende conto, lentamente, di essere rimasto l’unico umano “normale” in un mondo di gente controllata dagli alieni, o da qualche altra forma di intelligenza che ha annullato la volontà e la capacità di ragionare dei più, allo scopo di asservirli ai loro obiettivi, che il più delle volte sono malsani, deleteri e mortali per gli umani protagonisti del film.
Certo, questa tendenza va avanti già da un po’ di tempo, specialmente in politica, ma ha raggiunto l’apice con la diffusione dei cosiddetti social network, ovvero l’ultima e più efficace invenzione della lobby giudaica che ambisce a governare il mondo, e soprattutto a controllare le menti più deboli di tutte le Nazioni.

NOFB

Come ben sa chi mi conosce, ho sempre rifiutato anche il solo guardare i contenuti di Facebook, dato che mi consideravo abbastanza lungimirante da intuirli, e soprattutto da intuire il fine ultimo di questa nuova forma di ipnosi collettiva, ma da poco più di un anno, complici le insistenze di mia moglie, le ho creato un profilo personale ed una pagina dedicata ai nostri animali, cosa che mi obbliga a dare un’occhiata più o meno tutti i giorni a questo lercio mondo, essendo mia moglie alquanto negata per le questioni tecniche.
E da quando ho verificato in prima persona i contenuti di questo merdaio, ho capito non solo di avere ragione, ma addirittura di essere stato troppo buono nel giudicare i cerebrolesi che si sono fatti invischiare in questo mostro sociale che assorbe le menti ed annienta l’essere umano che è in noi.
Ripeto, a prescindere dalla politica, ogni aspetto di questa vita virtuale e squallida diviene disgustoso, volgare, immorale, e sostituisce il vivere la propria vita con una vita falsa e completamente avulsa dalla realtà.
Nessuno è più in grado di provare sentimenti veri, né di avere rapporti umani che prescindano da Facebook, sebbene tutti fingano di essere persone splendide, che amano i genitori, i figli, i partner… Persino quando muore un parente ad un cerebroleso di Facebook, lo vediamo correre a comunicare ai suoi “amici” la notizia, alla disperata caccia di condoglianze, “mi piace” e frasi fatte scritte da chi, in realtà, se ne frega altamente di quanto accade a quello che non è e non sarà mai un amico vero.
Prima ancora di alzarsi dal letto tutti questi idioti corrono a masturbare il loro inutile smartphone per salutare gli “amici” di FB, proseguendo poi con i vari “buon pranzo”, “buon pomeriggio”, “buona serata”, condendo il tutto con insulsi messaggi ove si comunica al “mondo” che cosa si mangia, cosa si beve (ovviamente con annesse fotografie dei piatti e dei bicchieri), dove si sta andando (con tanto di cartina per indicarlo meglio).
Persone così vuote da sembrare dei cloni di un essere umano; persone che fingono di provare sentimenti che mettono in piazza di fronte ad illustri sconosciuti (che però chiamano “amici”!) al solo fine di raggiungere il loro fine ultimo: la approvazione degli altri amici tramite l’insulso “like” e le immancabili faccine!
Eh sì, perché il nuovo uomo voluto dai social non si esprime più parlando e scrivendo correttamente, ma soltanto attraverso stupide faccine ed ancor più stupidi pupazzi, che hanno ormai retrocesso persone adulte e di una certa età al livello dei bambocci adolescenti che un tempo popolavano le chat.
E quelle poche volte che il facebookiano medio prova a scrivere di suo pugno anche un misero messaggio di un paio di righe, mostra tutto il suo livello con strafalcioni grammaticali e di sintassi che farebbero rabbrividire un bambino delle elementari di qualche decennio fa… L’uso della K al posto di “ch”, verbi essere ed avere confusi a casaccio con le congiunzioni, accenti inesistenti, maiuscole dimenticate…
Sono talmente ritardati mentalmente da non sapere neppure usare correttamente il social che tanto amano, dato che nessuno sa che i messaggi scritti si possono correggere agevolmente riaprendoli con un semplice click! Intatti, i pochissimi che si accorgono dei loro strafalcioni, invece di correggerli riscrivono il messaggio, magari scusandosi per l’errore!
E si badi bene, qua non si tratta di vantare un titolo di studio e/o una specializzazione, dato che coniugare i verbi “essere” ed “avere” è materia di studio delle scuole elementari, che tutti dovrebbero avere frequentato. Per riassumere il basso livello ormai raggiunto da questa umanità, copio lo sfogo raccolto in rete da un certo Roberto, che non conosco, ma che ha riassunto anche meglio di me la situazione odierna:

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“Il progetto è alla fine riuscito: un’ipnosi collettiva, una involuzione cerebrale; la totale distruzione della spiritualità, relegata a fenomeno commerciale new age, mancanza di capacità critica estesa su tutto…
Sono stati bravi e ci sono riusciti: a riuscire a convincere la gente di fare della propria superficialità un vanto, della propria stupidità un orgoglio, della propria volgarità qualcosa di comico. E soprattutto di non vergognarsene affatto.
In un’omertà che li avvolge tutti, felici e cretini, con le loro macchinette con cui passano la vita ad archiviare, twittare, condividere la segatura del nulla, i loro traumi infantili irrisolti, la loro adolescenza infinita, i luoghi comuni allevati con cura, in maniera intensiva, la nebbia della loro banalità…
Trasformati in asini in un paese dei balocchi digitale, convinti che connessione sia uguale a lavoro, a cultura, a compagnia, ad amicizia, persino ad amore.
Soli, sempre più soli e più stupidi, con le loro macchinette che vedono ormai come prolungamento del loro corpo e di quello che pensano essere il loro pensiero. Immensamente soli, schiavi di tutto e di tutti, mentre credono di essere liberi e di navigare…
Schiavi del mercato che li vuole idioti, dei padroni delle loro macchinette che reggono i fili dei burattini che camminano chini, gli occhi rivolti allo schermo che gli mangia vita, tempo, dignità…
Nessuno si oppone alla Macchina che tritura la Vita. Nessuno cerca di fermarla.
I più, disperatamente, cercano di cavalcarla, di trarne lembi, brandelli di notorietà e denaro.
Quelli che le resistono sono una minoranza; i più pensano di dominarla o che vegli nelle tenebre per loro; pensano che la Macchina li aiuterà ad avere più tempo, più vita, che annullerà gli spazi, le divisioni, le loro paure; che gli darà il modo di cancellare relazioni schiacciando un pulsante, di rinnegare la parola data con un clic, di facilitare la loro pigrizia, egoismo, indifferenza.
Ma la Macchina è progettata per ingoiare: per ingoiare dati, vite, speranze…
E soprattutto per dare illusioni… Ti senti regista, attore, personaggio con un carisma, senti di piacere di essere presente, importante, un’artista, un creativo, uno che fa tendenza…
Ed invece sei solo olio untuoso… Ed invece sei solo sugo per la Macchina.

Roberto”

Parole sante, ma che sono comprese solo da un’infima minoranza di persone, essendo le altre troppo prese da questa forma di controllo della mente; molto spesso, infatti, mi ritrovo a parlare con persone che sostengono di condividere le mie tesi su FB, ma che concludono il discorso sostenendo che loro usano Facebook in modo utile ed intelligente (?), per restare in contatto con gli amici, la famiglia… Peccato che non si rendano conto che decenni prima di FB esistevano già le cosiddette chat line, così come esisteva Skype, modo economico ed intelligente per restare in contatto con amici e parenti lontani, ma che oggi è caduto quasi in disuso proprio grazie alla malattia mentale chiamata Facebook. Senza contare che scrivere e-mail e/o telefonare sarebbero tuttora validissimi strumenti per restare in contatto con chiunque!
Ma la cosa che più evidenzia il livello mentale di cretinismo dei fans di Facebook è la loro pia illusione di potere dire e scrivere qualsiasi cosa, perché protetti dallo anonimato; migliaia di coglioni si affannano ad insultare, minacciare, diffamare, convinti che possa bastare un nomignolo dietro il quale nascondersi per non essere identificati… In realtà, essendo FB nato proprio con lo scopo di censire e controllare tutti i coglioni che lo usano, l’anonimato si può sperare di mantenerlo di fronte ad altri utenti “normali”, mentre le autorità che con la complicità di FB monitorano ogni nostro respiro, sanno bene come e dove trovarvi. Abbiamo esempi quotidiani di idioti che dopo avere commesso dei reati, si divertono a pubblicare foto e/o filmati degli stessi, finendo così in galera non grazie all’abilità degli inquirenti (a proposito, qualcuno sa dov’è finito Igor il serbo?), ma grazie alla loro demenza ed al grande fratello Facebook.
Una delle cose al contempo più esilaranti e più illuminanti circa la generazione Facebook, la dobbiamo alla blogger e giornalista Selvaggia Lucarelli; ora, indipendentemente dal giudizio circa le attività di costei, dobbiamo rilevare come la Lucarelli sia una delle donne più pesantemente insultate su Facebook ed altri inutili social… Ma dato che questa signora ha a disposizione molti più mezzi di noi comuni mortali per rintracciare i vigliacchi dall’insulto facile, è riuscita a realizzare video su youtube e servizi vari, nei quali telefonava ai cialtroni autori dei vari insulti; per chi volesse farsi quattro risate alle spalle di questi “leoni” da tastiera, incollo a seguire l’indirizzo di una ricerca Google relativa a diverse telefonate della Lucarelli:

https://www.google.it/search?q=selvaggia+lucarelli+insultata+telefota&ie=utf-8&oe=utf-8&client=firefox-b&gfe_rd=cr&ei=oI99Wcv_K5HSXvKpr_AB

Come potrete notare, tutti gli “eroi” dall’insulto facile, una volta a colloquio diretto con l’oggetto dei loro strali, non riescono neppure a parlare, e si nascondono dietro biascicati “non volevo”, “non sapevo”, “non credevo”… Monumentale esempio di quanto i “duri” di Facebook e social vari siano in realtà dei vigliacchi frustrati che tremano di fronte ad una voce al telefono.

Selvaggia-telefonate-leoni

Ecco, la categoria dei frustrati e vigliacchi è quella più ricca di protagonisti in Facebook; persino nel mondo animalista, che mia moglie ama seguire, si assiste a dei comportamenti disgustosi, diffamatori ed invidiosi degli uni contro gli altri… Fra i volontari (per la maggior parte donne) che dicono di occuparsi di randagi, abbandonati ed animali bisognosi vari, vi è spesso una vera e propria guerra a base di diffamazioni: non mandate contributi a quella perché è una ladra, diffidate dell’altra perché vende i cani a gente che li usa per fare esperimenti, e chi più ne ha più ne metta. Neppure di fronte al semplice tentare di aiutare gli animali più sfortunati si trova un briciolo di solidarietà.
Per non parlare dell’ultima moda dei coglioni, cioè quella dei vegani; questi, più o meno come fanno i cattolici, non si accontentano di cibarsi di quello che gli pare (cosa che hanno tutto il diritto di fare), ma pretendono di imporre le loro visioni malate a tutti, passando ovviamente per insulti vari ed auguri di morire… Si va dalla baldracca che augura la morte ad un bambino perché mangia anche la carne, a quella che tuona contro chi utilizza il latte animale… Chissà le mamme vegane con cosa nutrono i loro figli dopo il latte materno… Magari scioglieranno nel biberon un po’ di tofu o seitan?
Questi personaggi ridicoli, figli dell’ennesima moda, non sanno neppure cosa sia la Natura, né conoscono le sue leggi, altrimenti saprebbero bene che in natura gli animali più grossi mangiano quelli più piccoli, e che l’uomo non è altro che una specie animale come tutte le altre, benché si senta più evoluta… Quindi, ammesso che sia veramente più evoluto, il genere umano dovrebbe pensare ad eliminare i maltrattamenti sugli animali destinati alla alimentazione, e soprattutto garantirgli una morte umana priva di dolore e sofferenza.
Ma questi concetti basilari non vengono compresi dai vegani, che esattamente come i cattolici di fronte ad una sana bestemmia, sbottano con le loro contumelie demenziali; dovreste vedere quanti commenti disgustosi vengono lanciati quando si diffonde la notizia della morte di un cacciatore… Certo, i cacciatori non li tollero neppure io, specialmente nelle nostre terre ove non c’è alcun bisogno di uccidere animali in proprio, tanta è l’abbondanza di carne già morta in vendita ovunque… Ma se qualcuno dice di scandalizzarsi e di strapparsi le vesti di fronte alla morte di uno scarafaggio, o di un topo, mi piacerebbe capire con quale metro di giudizio di valori possa esultare per la morte di un essere umano. Giusto per capire con chi si ha a che fare, ricordo che in occasione della morte del ragazzo del frusinate, massacrato da un branco di assassini davanti ad una discoteca, qualche escremento vegano commentava che in fondo gli stava bene, dato che aveva l’hobby della pesca!
Certa gente dovrebbe solo ringraziare che non è diffuso il consumo di carne umana, poiché se così fosse credo che fare fuori i vegani e cibarsene sarebbe il modo migliore per salvare qualche vita suina e/o bovina (vite più nobili di quelle dei vegani), e contemporaneamente rendere utili alla comunità i vegani stessi!
Vogliamo magari parlare anche di sport?
Ormai, anche qui, non si può più dare uno sguardo ai messaggi di Facebook senza incrociare decine di sottosviluppati mentali che si divertono ad offendere ed oltraggiare gli altri utenti, “colpevoli” di fare il tifo per una diversa squadra di calcio… E non sto parlando di semplici ed accettabili sfottò, ma di vere e proprie volgarità gratuite scritte con la volontà di offendere… Facebook, il regno di vigliacchi e frustrati, come stavamo dicendo!

offese-Whatsapp

In estrema sintesi, Facebook e tutte le sue appendici tipo whatsapp, oltre a controllare ogni aspetto della vita dei cerebrolesi che cascano nella rete, induce a vivere una vita finta, dove tutto è possibile e nulla viene punito, e dove ci si inventa un nemico da combattere, sia esso un tifoso di
una squadra di calcio diversa, oppure uno che mangia la carne, uno che fa il tuo stesso mestiere meglio di te, ed infine uno che ha un diverso credo politico e/o religioso.
E così, invece di occuparsi realmente dei problemi della società, della famiglia e del mondo, si cade nell’ipnosi virtuale, dedicando tutte le proprie energie a masturbare un telefonino ed a lanciare contumelie virtuali ad altri decerebrati, senza neppure avere un vero motivo!
Ho lasciato, volutamente, in fondo le questioni politico – religiose, perché rappresentano le cose più disgustose e repellenti che si possano trovare su Facebook… A cominciare dai sedicenti cattolici (di destra, soprattutto), che attaccano l’Islam ed i musulmani in genere, confondendo la questione religiosa con quella dell’immigrazione selvaggia.
Più e più volte il demente di turno lancia appelli per fermare l’Islam, come se fosse possibile fermare una religione che, in quanto tale, può essere abbracciata da un arabo, ma anche da italiani ed europei in genere.
Sarei curioso di sapere da questi pseudo cattolici che cosa propongono contro gli italiani che, liberamente e senza costrizioni, hanno deciso di convertirsi all’Islam.
Inoltre, dato che cattolici e cristiani nel passato si sono resi colpevoli di genocidi di interi popoli, oggi non possono certo pretendere la patente di “buoni” di fronte agli islamici cattivi, dato che sostanzialmente sono fatti della stessa pasta: intolleranti ed incivili di fronte agli altri, siano essi atei e/o seguaci di una diversa fede religiosa… In poche parole, scannatevi fra voi senza tanto rompere i coglioni a chi non crede alle vostre superstizioni vecchie di duemila anni. Ci sono poi anche quelli più idioti di questi appena descritti, cioè i sedicenti cattolici che riempiono Facebook di messaggi deliranti, a base di immagini sacre (Cristi, Madonne e Santi assortiti), con commenti del tipo: “Se vuoi un miracolo condividi e scrivi amen”… Ovvero, roba che dovrebbe fare inviperire soprattutto i fedeli più seri, in quanto pensare che condividere la foto di Gesù Cristo possa bastare per avere una grazia, o un miracolo, è materia più da psichiatra che da teologo.
In alternativa, questi veri e propri malati di mente, invece delle immagini sacre utilizzano foto di illustri sconosciuti malati, affetti dalla sindrome di Down, amputati, o magari in chemioterapia, per chiedere una grazia, una preghiera e l’immancabile “mi piace” sul loro demenziale profilo, o sull’ancora più demenziale pagina. In poche parole, queste merde cattoliche non hanno rispetto per nulla e nessuno, dal momento che utilizzano qualsiasi disgrazia per i loro squallidi fini in chiave Facebook… Contano più i “like” della vita di persone malate, ecco l’essenza della loro fede!

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Ma non potevo chiudere questo mio lungo scritto senza soffermarmi sulla politica, ovvero sugli orrori che si leggono ogni giorno su Facebook ad opera di sedicenti Fascisti; ovviamente potrei dilungarmi per ore parlando anche degli immancabili sinistri, degli amici dei giudei (quelli che idolatrano una certa faccia da porco deputato del PD, che vorrebbe la galera per tutti i non giudei e non comunisti), ma dato che costoro sono sempre stati la feccia dell’umanità, anche quando dovevano usare la carta per scrivere le loro porcherie, preferisco dare uno sguardo a quelli di destra, ed in particolar modo a quelli che spesso millantano di essere Fascisti (salvo smentire non appena si avvicina un giornalista che potrebbe “sputtanarli”).
Da quando sbircio dalla mia finestra personale a nome di mia moglie, ho visto praticamente di tutto; dai “fascisti” che pubblicano sulle loro pagine le parole dello assassino infame Pertini, a quelli che idolatrano Trump e la Le Pen, credendoli fascisti… Per non parlare dell’antico pattume fedele ai vari Almirante e Rauti, che secondo alcuni sarebbero l’esempio dei veri Fascisti, o addirittura tifosi degli schifosi ed indegni comunisti travestiti da 5 Stelle!
Ogni volta che incontro i messaggi e le foto dei vari idioti che inneggiano al Duce ed alla rivoluzione Fascista, mi limito a commentare i loro post scrivendo: “Aderisci – www.fascismoeliberta.info”.
Ovviamente il messaggio cade nell’oblio, dato che tutti ben se ne guardano dal chiedere una semplice informazione, e solo i più “furbi” della compagnia si limitano ad aggiungere il mitico “mi piace” al commento di cui sopra!
Fra idioti che straparlano (sempre convinti che su FB si possa dire tutto senza avere conseguenze) di rivoluzione armata, di manganelli e di chissà quali grandi azioni dimostrative, ed altri che guastano messaggi seri con commenti demenziali e volgari, assistiamo ad una ridicolizzazione delle nostre idee politiche (che nulla hanno a che fare con certi dementi), nonché ad una totale inutilità di qualsiasi propaganda seria, in quanto nessuno ha il cervello e la cultura necessari per recepirla… E come se non bastasse, centinaia di ritardati di mente da un lato non scendono in campo per fare politica seriamente e legalmente, mentre dall’altro si fanno inquisire e denunciare per la solita malattia dell’italiano medio di Facebook, ovvero comportarsi da leone da tastiera.
L’immagine che riporto in questa stessa pagina è illuminante: un gruppo Facebook di idioti che straparlano di violenze varie, associandole a paroloni quali “camerati” e foto del Ventennio, sta per finire sotto inchiesta, ma l’eroico amministratore, dopo avere invitato a fuggire da Facebook, giura che ritornerà quando le acque si saranno calmate!
Ovviamente, ritornerà a dire cazzate ed a ridicolizzare l’immagine del Fascismo, già tanto vilipesa da decenni di fandonie partigiane e giudaiche!

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Purtroppo, assistiamo ad una proliferazione dei fascisti alla amatriciana, come li ho da tempo battezzati, i quali si dicono Fascisti per ignoranza, o stupidità, mentre in realtà possono essere a malapena estremisti di destra senza arte né parte; e li vediamo invocare l’unità delle destre, tifare per Trump e la Le Pen, blaterare di guerra all’Islam per fare felice l’oca giuliva chiamata Meloni (la quale, invece, smentisce con voce roboante di essere mai stata Fascista… Speriamo lo capiscano anche i coglioni che parlano di “camerati” dei Fratelli d’Italia!), e soprattutto (il piatto forte dei finti fascisti) proclamare di non avere nulla a che fare con il nazismo e con le camere a gas (che, secondo il loro misero cervelletto, sono certamente esistite ed hanno sterminato 6 milioni di ebrei, all’insaputa dei Fascisti!).
Ma non va meglio se controlliamo gli insulsi messaggi di quelli che sono veramente Fascisti, ma che si accodano spesso ai suddetti a causa di quello stato di ipnosi collettiva generato da Facebook e dai “social”; anche molti nostri iscritti, infatti, rincorrono questi idioti lanciandosi contro il cosiddetto “Ius Soli” (che tale non è, almeno nella versione italiana), contro il presunto terrorismo islamico (che non esiste, in quanto questo terrorismo uccide molti più islamici Sciiti che non ebrei e/o cristiani), e vari altri avversari di cartone… I nemici veri, cioè quelli che hanno creato i “social” per controllare le menti e distrarre dai veri problemi e dalle vere battaglie, vivono intanto felici e contenti e si godono la guerra fra cerebrolesi.
Parliamoci chiaro: tutti quelli che gridano contro lo Ius Soli perché servirebbe a legalizzare i clandestini, sono in realtà degli idioti senza cervello ed
incapaci di fare una semplice ricerca su Google:

Lo ius soli “temperato” presente nella legge presentata al Senato prevede invece che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:

  • deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
  • deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
  • deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.

(http://www.ilpost.it/2017/06/16/ius-soli-italia/)

Spiegatemi tutto ciò come si rapporterebbe ai clandestini, per favore, massa di idioti ipnotizzati da Facebook e similari.

Carlo Gariglio

IL SOLITO APRILE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Aprile 2017)

Nella classifica ideale dei mesi resi più disgustosi dalla lobby giudaico – sinistra, possiamo dire senza ombra di dubbio che subito dopo il gennaio della “memoria” ebraica, viene l’aprile della mai esistita “liberazione”. Come di consueto, in questo mese ci tocca sorbirci non solo le commemorazioni di assassini partigiani da parte della sinistra, ma anche i tentativi dei destrorsi di sostituirsi ai sinistri nel celebrare queste “radiose” giornate, che nessuno ha il coraggio di definire per quello che sono: la celebrazione di mesi di eccidi, stupri, furti e torture varie, posti in essere da un branco di vigliacchi che rimasero nascosti durante la guerra (a parte qualche raro colpo di fucile sparato alla schiena dei militari in divisa della RSI), salvo poi spuntare dalle loro fogne ad ostilità terminate ed armi deposte, per sfogare le loro perverse frustrazioni da comunisti vili e falliti su un nemico ormai inerme.

25 aprileCerto, questo atteggiamento disgustoso è ormai noto nei comunisti e loro reggicoda, ma se ben guardiamo è ancora più disgustoso da parte di quella destra (che spesso viene a mendicare voti nella nostra area politica) che per evitare ogni critica contende le piazze ed i palchi agli assassini comunisti per celebrare le stesse porcherie.

Volendo, molto ci sarebbe da dire a proposito di certi fascisti all’amatriciana, da noi ben conosciuti, che come tanti sciacalli cercano visibilità in contro celebrazioni inutili e dannose, utili solo per reclamizzare qualche sigla e sigletta di associazioni e/o movimenti falsamente Fascisti.

Ma andiamo con ordine; quest’anno, mentre il Paese praticamente muore di fame e di immigrazione selvaggia, nei giorni intorno al 25 aprile la politica italiana, soprattutto di sinistra, si è concentrata su un problema evidentemente più grave della disoccupazione, della povertà sempre più diffusa, dell’invasione dei barbari extracomunitari e persino del tanto temuto terrorismo “islamico”… Di quale problema parlo? Della necessità, o meno, di fare sfilare la brigata ebraica insieme agli assassini partigiani il 25 aprile!

Molti avranno persino difficoltà a comprendere di cosa si stia in realtà parlando, tanto questo tema è caro al popolo italiano!

Quindi, giusto per inquadrare il problema ed i miserabili attorucoli che se ne sono resi protagonisti, pubblico a seguire il riassunto delle parti salienti di un articolo pubblicato da una testata online chiamata “Il Primato Nazionale”; l’articolo completo, comprensivo di note, può essere letto al seguente indirizzo:

http://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/vera-storia-brigata-ebraica-poca-guerra-molte-vendette-guerra-finita-63090/

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La vera storia della Brigata ebraica: poca guerra e molte vendette a guerra finita.

All’indomani della carnevalata di fine aprile e delle polemiche dell’Anpi con la comunità ebraica per la partecipazione delle bandiere della Brigata Ebraica ai cortei venticinquaprilioti, va avanti la proposta di una poco nota deputata lombarda piddina, Lia Quartapelle, per decorare con la massima onorificenza militare italiana detta brigata:(ANSA) – “ROMA, 21 APR – Primo via libera alla Camera alla legge che consente di attribuire la Medaglia d’oro al valor Militare alla Brigata Ebraica, la formazione composta da volontari ebrei che all’interno dell’esercito Britannico, combatté in Italia contro i nazisti negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale. La Commissione Difesa ha infatti approvato la legge in sede referente e la prossima settimana, grazie all’accordo di tutti i gruppi, sarà approvata in sede legislativa dalla stessa Commissione, accelerando così il via libera e la trasmissione al Senato per il sì definitivo”.

Come si faccia a decorare di MOVM la bandiera di una Unità straniera per di più non esistente lo sa solo la mente dei nostri deputati. Né ci risulta che siano le camere a proporre le decorazioni al valor militare. Sul proprio sito l’onorevole Quartapelle ci dispensa queste perle: “La loro storia straordinaria è tale perché, questi ragazzi, pur sapendo di rischiare la deportazione se catturati in un paese occupato dai nazifascisti nel quale vigevano le leggi razziali, scelsero da volontari di venire in Italia per contribuire a liberarla”. Ancora una volta ci viene da interrogarci su cosa c’entrino le leggi razziali con militari dell’esercito Britannico. Ancora una volta la Quartapelle non sa di cosa stia parlando: forse ai militari ebrei prigionieri sarebbe stata negata una domestica ariana o di esercitare la professione di avvocato salvo che per clienti ebrei o non avrebbero potuto prestare servizio militare? Ma poi chi erano questi “ragazzi”… Che scelsero da volontari di venire in Italia per contribuire a liberarla”? E meriterebbero davvero la medaglia d’oro al valor Militare?

La Jewish Brigade, “Chativah Yehudith Lochemeth”, non comprendeva ebrei italiani, malgrado Mattarella e altri ignoranti di storia militare blaterino il contrario, essendosi costituita nella Palestina del mandato britannico. Ne facevano parte ebrei provenienti dalla Palestina storica che sarebbe poi diventata l’attuale Israele e di ebrei provenienti da altri paesi del Commonwealth britannico, Canada, Australia, Sud Africa e di ebrei di origine polacca e russa.  (…) Dopo un periodo di addestramento in Egitto e Cirenaica, il 31 ottobre 1944 la Brigata sionista fu imbarcata su due navi nel porto di Alessandria d’Egitto e trasferita in Italia al porto di Taranto. L’esercito inglese non volle che soldati ebrei provenienti dai territori del Mandato britannico in Palestina occupassero posizioni di rilievo nella Brigata, ma l’Haganah, gruppo paramilitare sionista organizzatosi negli anni ’20 in Palestina, creò all’interno della Brigata una sua struttura segreta di comando, che venne alla luce solo a guerra finita (…) Partecipò a numerose operazioni militari a Riolo Terme, Imola, Ravenna. I 42 caduti riposano nel cimitero di Piangipane (RA). Nel corso delle operazioni divenne tristemente nota per l’uccisione sistematica dei prigionieri tedeschi e italiani, della 16° Reichsführer e del btg “Lupo” della X, ripetutamente denunciate da polacchi e italiani. Per motivi di opportunità politica venne posta a riposo presso Brisighella, mentre bersaglieri e granatieri italiani del Gruppo “Friuli” e il Corpo polacco di Anders entravano a Bologna il 21 aprile del 45. L’apporto della Brigata Ebraica alla lotta di liberazione fu limitato al periodo che va dal 3 marzo 45 al 21 aprile del 45. Poco più di un mese, senza distinguersi particolarmente, oltretutto. Ovviamente quando la Quartapelle afferma: “Nel marzo del 1945 parteciparono alla Liberazione di Ravenna, occupata dai paracadutisti del Terzo Reich”, dimostra ancora una volta la sua preparazione storica, visto che la città romagnola venne occupata dai britannici il 4 dicembre 1944, quando i brigatisti ebrei non erano ancora giunti al fronte…

La storia della Brigata Ebraica non termina nell’aprile del 45. Il 2 maggio la Brigata venne dislocata nella zona di Tarvisio, dove si dedicò a due attività: il sostegno alla emigrazione clandestina di ebrei verso la Palestina e, secondo alcuni articoli di giornali locali, tratti da libri di storia della brigata pubblicati negli ultimi anni, l’operazione denominata NAKAM, Vendetta, la ricerca di criminali nazisti (o meglio, soldati tedeschi) nascosti in Carinzia, prelevati e uccisi sommariamente nei boschi del Tarvisiano. L’operazione fu realizzata attraverso la costituzione, in seno alla Brigata, di cellule di 8 – 10 persone che agivano indipendentemente l’una dall’altra in tutta la Carinzia, fino al Tirolo orientale e anche a Vienna. Secondo la testimonianza resa nel 2009 da uno degli ultimi protagonisti, Chaim Miller, ebreo viennese, residente in Israele, in visita in Carinzia e nell’alto Friuli:

“Ricevevamo indicazioni sulla presenza di ex nazisti dai partigiani iugoslavi. Di giorno facevamo sopralluoghi per localizzare le persone. La nostra uniforme britannica, distinta soltanto dalla stella di David su una manica, ci permetteva di attraversare il confine e di muoverci liberamente. La cattura delle persone avveniva però all’imbrunire. Bussavamo alla porta presentandoci come polizia militare. Invitavamo le persone ricercate a seguirci al comando per essere interrogate, ma anziché al comando le portavamo in Italia dove potevamo agire senza problemi. Raggiungevamo una baita in un bosco tra Tarvisio e Malborghetto, dove la persona fermata veniva interrogata da altri componenti della cellula. Se le accuse trovavano conferma lo si fucilava sul posto, seppellendolo in una fossa che prima lo avevamo costretto a scavare”

Il giornalista americano Howard Blum, corrispondente del New York Times e di Vanity Fair e vincitore di due premi Pulitzer, nel 2001 scrive un libro sulla Brigata ebraica e su questi eventi e sostiene che una quarantina di uomini della Brigata abbiano preso parte a queste esecuzioni uccidendo, in meno di 4 mesi, 125 tedeschi. I calcoli dei veterani fanno oscillare le esecuzioni fra 50 e 2009. In realtà l’”Operazione Vendetta” proseguì nella Germania occupata e in altri territori dell’Europa postbellica portando secondo stime alla eliminazione di 1.500 nazisti o presunti tali, in massima parte semplici soldati. Ma per i soldati ebrei “criminale nazista” era anche chi portava un cognome tedesco, e vennero prelevati e assassinati circa 150 civili friulani dal cognome austriaco accusati di essere “nazisti” inclusi partigiani garibaldini e osovani colpevoli di avere cognomi troppo sgraditi ai soldati della Jewish Brigade. (…) Nel luglio del 1946 a causa della tensione crescente in Palestina e del ruolo svolto dalla Brigata, il governo britannico decise di procedere al suo disarmo, alla sua smobilitazione e al rimpatrio degli ebrei nei loro paesi d’origine. Molti dei 5.500 soldati della Brigata sionista provenivano dall’Haganah, altri vi aderirono al rientro in Palestina. L’Haganah, nel 1947 – 1948, insieme all’Irgun e alla banda Stern, fu protagonista della pulizia etnica della Palestina. Il 29 maggio 1948 a due settimane dalla proclamazione dello Stato di Israele, l’Haganah si trasformerà nelle Forze armate dello Stato di Israele, Tsahal o anche IDF. E trentacinque membri della Brigata sionista diventarono generali di Tsahal. Decorare questa gente con la medaglia d’oro al valor militare Sarebbe sbagliato, imbecille, antistorico. Sporcherebbe la più sacra decorazione italiana, quella di D’Annunzio, Battisti, Sauro, Todaro, degli eroi di El Alamein e dell’Isonzo. Per questo siamo certi che quelli che una vera Medaglia d’Oro, Carmelo Borg Pisani avrebbe definito “i servi e i vili” la concederanno. Ennesimo sputo sulla Storia della repubblichetta antifascista.

Pierluigi Romeo di Colloredo

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Capito, cari Camerati, di che nobili personaggi si parla ad aprile in Italia? Un branco di assassini allergici al combattimento vero, ma più che determinati nell’omicidio a guerra finita di persone inermi, che per lo più non avevano nulla a che fare con il Fascismo ed il Nazionalsocialismo!

E’ molto edificante vedere i criminali della sinistra nostrana accapigliarsi intorno a questa gentaglia, vero? Esilaranti sono state le posizioni espresse dai cosiddetti cessi sociali, i quali tuonavano di non volere avere radici comune con i sionisti, in quanto assassini!

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Ottima scoperta… Chissà quando scopriranno che loro, in quanto fedeli custodi del comunismo, sono gli unici nella Storia ad essere più assassini e più criminali degli stessi sionisti?

Ma se credete che il disgusto si annidi solo a sinistra, vi invito a leggere questa frase che il disgustoso traditore Gianfranco Fini pronunciò nel 2009:

«A questi uomini che vollero vivere da cittadini liberi in un Paese libero deve andare sempre la gratitudine degli italiani», ha detto. E ancora: «Il valore che emerge è quello del patriottismo democratico, che il fascismo aveva oscurato per vent’anni, e che trovò uno dei suoi primi momenti di rinascita nella scelta di continuare la guerra contro i tedeschi. Il Fronte militare clandestino rappresenta una delle pagine più eroiche di quella storia». Fini ha anche citato una delle figure di maggior spicco dell’antifascismo, Pietro Calamandrei: «Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini; di morire da uomini per vivere da uomini».

Capito da chi si sono fatti rappresentare per decenni molti falsi Fascisti?

Ora, potrei capire il simpatizzare per una destra che avesse il coraggio di prendere le distanze dagli assassini del 25 aprile, sottolineando che questa data infausta non ha nulla a che fare con il popolo italiano, e che invece rappresenta la barbarie comunista nella sua massima espressione… Potrei capire l’appoggio per una destra che, pur dichiarandosi antifascista, riconosca che la vera iattura per l’Italia ed il mondo intero non è stata rappresentata dal Fascismo, ma dal quel comunismo che ha “donato” alla Storia da 100 a 200 milioni di morti… Ma quale Fascista sano di mente potrebbe scegliere di appoggiare una destra che, al di là dell’infame Fini, da sempre cerca di contendere ai comunisti “l’onore” di celebrare il 25 aprile?

Verrà un giorno qualche uomo di destra a dichiarare che l’Italia è l’unico Paese al mondo a celebrare in pompa magna una sconfitta militare? Verrà qualcuno a dire quello che una Sentenza del Tribunale Supremo Militare del 1954 ha già abbondantemente riconosciuto, cioè che i soldati della RSI erano legittimi belligeranti, mentre i cosiddetti “partigiani” non furono altro che banditi? E verrà qualche destrorso ad ammettere pubblicamente che quella che si celebra ogni anno non è una “liberazione”, ma al massimo un’invasione di eserciti stranieri che, oltre ad avere annientato decine di migliaia di vite italiane, hanno deciso di non andarsene più, lasciandoci a tutt’oggi ben 113 basi di occupazione a guida statunitense?

Bene, se mai verrà un politico di destra così, potrà avere il mio voto, sempre che non ci sia fra i candidati un Fascista vero del MFL-PSN… Ma fino ad allora, chiunque si dichiari Fascista e decida di votare per questa destra cialtrona, opportunista e senza valori, non potrà che essere considerato un traditore.

Qualcuno si starà chiedendo il perché di questo mio ragionamento sui “destri”; è presto spiegato… Infatti, a rendere ancora più disgustoso questo mese di aprile, ci si sono messi anche i soliti sedicenti “fascisti”, i quali, così come capita il 28 ottobre a Predappio, si sono messi in testa di fare una delle loro fantasmagoriche celebrazioni; ci hanno provato i forzanovisti il 25 stesso al cimitero di Milano, seppure con scarsi risultati, dato che hanno ottenuto un divieto da parte delle autorità e svariate aggressioni ai danni di quanti hanno provato ad ignorare il suddetto divieto. Ma il 29 aprile, gruppuscoli non meglio identificati, fra i quali Casa Pound e “Lealtà e Azione”, hanno organizzato alla chetichella una loro commemorazione, a base di saluti romani, Boia chi Molla e chi più ne ha più ne metta.

Pare che siano state contate mille persone a questo corteo, conclusosi con il saluto ai caduti (a seguire una foto scattata ai partecipanti durante il saluto)… Naturalmente, tutto questo ha scatenato le grida di giubilo anche dei miei incorreggibili tesserati, i quali non capendo molto di Storia e di Politica, si eccitano davanti alle pagliacciate della cosiddetta “area” come tanti bimbi vergini di fronte alle immagini di qualche attricetta scollacciata.

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Così mi è toccato assistere al solito triste piovere di post demenziali su Facebook, ove i miei cari Camerati condividevano le immagini di queste commemorazioni, con l’ormai trito e ritrito fiorire di commenti da decerebrati.

Unico rimasto a farsi una doverosa domanda è rimasto il sottoscritto, ovvero: “Come mai, dei presunti mille del cimitero di Milano, non uno (ribadisco, non uno) aveva in tasca la tessera del MFL-PSN?”

Questo non turba i miei cosiddetti militanti, perché molto di loro vivono in un mondo tutto loro, fatto di volemose bene e di presunti amici e “camerati” che vedono un po’ dappertutto… Purtroppo le cose non stanno affatto così (e temo che non virò abbastanza per farlo capire a certa gente), in quanto i sedicenti “camerati”  ai quali si aggrappano sono in realtà i nostri peggiori nemici… E con nostri intendo sia come membri del MFL-PSN, ma anche e soprattutto come Fascisti e Nazionalsocialisti convinti.

Nel 1919, quando nacque sulla carta il primo Fascismo, non c’erano dozzine di movimenti e partiti che erano (o fingevano di essere) Fascisti; non c’erano centinaia di personaggi in cerca d’autore che si autoproclamavano leader, segretari, presidenti… C’era un partito, un leader, una classe dirigente valida e preparata (che veniva in larga parte dalle trincee della I Guerra Mondiale, non dalle fogne e/o dal terrorismo)… Certamente c’era anche una dialettica interna, perché soltanto un gruppo di decerebrati tremebondi possono essere sempre d’accordo con il Capo, ma nessuno si sognava di inventarsi un partito “fascista” a suo uso e consumo. Questa unione portò prima ad avere egregi risultati elettorali, poi al potere, raggiunto (è bene ricordarlo agli psicopatici antifascisti) democraticamente.

Oggi, tutti questi pagliacci che si spacciano per Fascisti soltanto perché partecipano a qualche commemorazione nei vari cimiteri, o peggio, alle piazzate ridicole e controproducenti di Predappio, non fanno altro che fare il gioco di quel regime che ne ha favorito la nascita; tutti pronti a gridare slogan ed a salutare romanamente, ma del tutto privi di preparazione culturale, storica e politica.

Gente che si dice Fascista, ma critica il Duce per essersi alleato con la Germania Nazionalsocialista (loro, che si alleano con giudei ed americani sì che hanno capito tutto del Fascismo!); gente che crede che i Fascisti debbano fare la guerra al mondo Islamico, che fu invece uno dei validi alleati del nostro sforzo bellico e che, nel dopoguerra, fu l’unico a vedere rinascere dei movimenti ispirati al socialismo nazionale, mentre la squallida Europa antifascista e cristiano – cattolica, continua ad infangare la nostra memoria storica e si lega mani e piedi al dominio della lobby giudaica.

Questi falsi Fascisti, oltre ad essere disgustosi e deleteri, sono gli unici responsabili di un fatto molto semplice: la nostra quasi totale inesistenza storico – politica, in quanto continuano a distrarre potenziali militanti da un vero sforzo politico Fascista e Nazionalsocialista.

Guardate con i vostri occhi quanto sono vili nelle loro dichiarazioni, come il candidato Sindaco di Casa Pound a Lanciano, che in questa intervista fa  salti mortali per evitare di dirsi Fascista, nonostante le foto che lo ritraggono mentre saluta romanamente (esattamente come Gianfranco Fini ed i suoi colonnelli nel recente passato):

http://www.ilcentro.it/chieti/lanciano-casapound-col-centrodestra-al-ballottaggio-barone-noi-fascisti-no-siamo-patrioti-1.1467565?utm_medium=migrazione

Ma non si tratta solo di Casa Pound, poiché tutte le sigle e siglette della cosiddetta area si sono, nel corso degli anni e delle tornate elettorali, schierate in qualche maniera con quel centrodestra antifascista che, come abbiamo ben visto, contende ai criminali di sinistra le piazze in occasione del 25 aprile… Ora, mi chiedo, è mai possibile essere così coglioni da commemorare i Fascisti, standosene poi, in occasioni elettorali, comodamente apparentati con gli antifascisti dichiarati? Si tratta di semplice stupidità, o di calcolo elettorale, cioè pescare gli adepti nel campo “fascista”, per poi portarli nel campo dei vari Berlusconi, Storace, Meloni, Salvini e schifezze simili?

Ovviamente, fra quei mille che avrebbero preso parte alla commemorazione del cimitero di Milano, che pare siano diventati duemila nel corso della giornata, proseguita con una commemorazione di Sergio Ramelli e l’immancabile concerto di rumoracci stile rock e metal che qualcuno osa spacciare per “musica” d’area, qualcuno sarà pure in buona fede, ma non si troverebbe in certe situazioni se provasse a mettere in moto il cervello, informandosi sulla storia di quei movimenti che organizzano questa piazzate di falsi Fascisti. E non sto parlando di corsi di Storia da laureati che non sono certo alla portata dei più, ma di semplici riflessioni e ricerche sul recente passato di certe sigle d’area, sulle loro collocazioni elettorali e soprattutto sulle dichiarazioni pubbliche dei cosiddetti leader, sempre pronti a fingersi Fascisti a Predappio o ai concerti, ma altrettanto pronti a smentire in occasione di pubbliche dichiarazioni a giornalisti vari.

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Questi personaggi, in poche parole, fingendo di onorare i nostri caduti, non fanno altro che ridicolizzarli e tradirli, perché non si può contemporaneamente commemorare i Fascisti restando alleati degli antifascisti.

Non dovrebbe essere molto difficile da comprendere, anche se, dati i fatti, le capacità di comprendonio di certi poveracci d’area diventano evidenti.

E qui chiudo con un’ultima amarissima riflessione: quando si tratta di fare politica seriamente, cercando di riportare il pensiero Fascista e Nazionalsocialista all’interno della politica italiana, i fa fatica a mettere insieme una decina di Camerati per organizzare un banchetto, o per tentare di riportare sulle schede elettorali i nostri simboli… Ma quando si deve fare i pagliacci a Predappio, o in qualche cimitero, per non dire sotto il palco di qualche suonatore di rumore, i partecipanti salgono e si contano in centinaia, se non addirittura in migliaia.

Provate, ora, a domandarvi perché il Fascismo (quello vero) in Italia, dopo il 1945, è praticamente scomparso, lasciando posto a pezzenti di estrema destra che cercano di appropriarsi dei nostri simboli, della nostra Storia e dei nostri caduti, per trasformarli in voti per Salvini, Giorgia Meloni o altri indegni figuri della politica italiana.

Carlo Gariglio

TOTO’ E PEPPINO 2017 (Pubblicato sul mensile “Il lavoro Fascista” – Marzo 2017)

Molto spesso i miei stessi Camerati del MFL-PSN non concordano con me quando sottolineo come i nostri peggiori nemici non siano i soliti rossi, o gli psicopatici che amano definirsi antifascisti, ma al contrario di quanto si pensi, sono proprio i falsi Fascisti (o fascisti alla amatriciana, come amo definirli) e i cosiddetti estremisti di destra… Sì, proprio quei sottosviluppati mentali che si sono inventati, dal dopoguerra ad oggi, una sorta di fascismo anti islamico, filo cristiano, razzista, o addirittura contrario alla Patria e favorevole alla colonizzazione degli USA e della cosiddetta Europa unita.

E’ proprio grazie a questa gente, che nel corso degli ultimi 72 hanno frammentato (per non dire atomizzato), la nostra cosiddetta “area” di pensiero politico, che il Fascismo ed il Nazionalsocialismo in Europa non hanno mai avuto modo di risorgere in alcun modo, dando invece fiato alla trombe di chi ci dipinge e considera come delle macchiette dedite alla violenza gratuita, nonché pronte a svendersi al migliore offerente.

Ironia della sorte, le uniche apparizioni di forme di governo ispirate, in tutto o in parte, al pensiero di Mussolini ed Hitler, le abbiamo viste nei tanto vituperati Paesi arabi, cioè grazie a dei popoli che i nostri fascisti alla amatriciana considerano “nemici” perché glielo ha detto Roberto Fiore, o magari padre Tam… Per non parlare di quelli che hanno eletto ad icona dei loro deliri la giudea Oriana Fallaci… E giusto per rinfrescare la memoria ai tanti che si considerano “camerati” apprezzando certi escrementi del passato, chiariamo subito di chi stiamo parlando:

Dall’intervista originale in spagnolo: icees.org.bo

“Non voglio spiegare che significa ”sionismo”, perche’ penso che il lettore colto e abbastanza informato lo sappia. Tutti parlano del sionismo e quasi sempre male però la maggioranza non sa il suo significato e questo è molto triste. Sono sionista non perchè ami gli ebrei (e li amo) né perchè ho sangue ebreo (non si sa mai…) né per essere ”spirito di contraddizione” e lo sono… Non sono sionista perchè sono multimiliardaria né potente che ovviamente non lo sono… Come molti ebrei non lo sono. Non sono sionista perchè faccio parte di misteriose organizzazioni internazionali che nessuno conosce ma di cui molti parlano… Non sono sionista perché sono massone che non lo sono e non sionista perché non sono cristiana perché ho l’onore di esserlo.

In questa nostra società tanto manipolata dai mezzi di INcomunicazione e tanto latinamente (curioso termine no?) usata per determinati ”centri sociali” che siano religiosi, etnici o politici,con inconfessabili e perverse intenzioni di riuscire ad eliminare il popolo da Israele nel migliore dei casi; che nel peggiore e per niente occulto, quello che si pretende direttamente è lo sterminio (nel linguaggio genocida si parla di ”gettarli al mare”) di otto milioni di persone che vivono nel territorio più singolare e controverso di quelli che sono sulla faccia del nostro pianeta terra. sono solo un paio di milioni in più di quelli che sterminò Hitler…

Uno è basso perché non e’ alto o viceversa e io sono sionista perché non sono antisionista e in questo non ci sono ambiguità. O si e’ sionista o non lo si è.

In definitiva sono sionista perché respiro, perché penso, perché vedo, perché esisto, perché so…. Sono sionista perché conosco Israele e la sua gente e gli arabi che vivono lì e godono degli stessi diritti degli ebrei e temono gli arabi dall’altra parte e tacciono e sono colpevoli perché tacciono… Però quando parli con loro nell’intimità della loro casa manifestano la loro gioia per vivere, lavorare e educare i loro figli in libertà piena, libertà anche di essere atei e le donne di essere libere in città come Tel Aviv, Jaffa o Gerusalemme.

Sono sionista perché non mi piace che sgozzino la gente, che lapidino le donne o che uomini adulti si sposino con bambine.

Sono sionista perché amo la cultura e ringrazio ai tanti scienziati, intellettuali, medici, letterati, musicisti, architetti,ingegneri, matematici, e fisici ebrei che in proporzione maggiore rispetto al resto della terra hanno dato di più e nonostante siano stati i più oppressi… E per ultimo sono sionista perché sono donna, europea e occidentale. Perché adoro la mia maniera di vivere e detesto che mi si voglia imporre qualcosa. Perché amo la libertà sopra ogni cosa, perché rispetto le donne, perché bevo quello che voglio e mi piace il prosciutto e perché ognuno col suo culo fa quello che vuole signori… E signore! Of course!

Conclusione: sono sionista perché sono egoista e se muore Israele, nostro migliore e coraggioso alleato, dietro Israele moriremo anche noi…..

Oriana Fallaci”.

Capito a quali “eroi” si ispirano tanti cialtroni finti fascisti, tipo i seguaci della Meloni e ciarpame simile?

Ma non perdiamo tempo a polemizzare con personaggi fortunatamente morti; meglio farlo con certi escrementi che seguono quei dettami, ed ancora meglio con quanti, infiltratisi fra noi, continuano a conservare grandi amicizie con quelli che chiamano spesso e volentieri “camerati”.

In questo articolo, senza lasciare tanto spazio alle considerazioni storiche, filosofiche e politiche, vorrei limitarmi a raccontare una recente esperienza capitatami con alcuni di questi “camerati” della area… Esperienza che, pur rappresentando il dramma dell’ignoranza, del trasformismo, della falsità e del doppiogiochismo di certi scarafaggi destrorsi, rappresenta al contempo una vera e propria comica del tipo di quelle messe in scena dagli inarrivabili Totò e Peppino De Filippo in molte loro pellicole.

Spero di strapparvi qualche risata, ma soprattutto spero di farvi riflettere sui rischi di continuare certe frequentazioni virtuali e non, di sedicenti “camerati” che con il Fascismo ed il Nazionalsocialismo non hanno nulla a che fare.

Una premessa: non sono interessato a fiumi di polemiche, minacce di querela, comunicati di replica e chissà cos’altro… Anche perché certa gente è cosi brava a coprirsi di ridicolo, che non vale proprio la pena di dar loro una mano… Ometterò, quindi, nomi e riferimenti  geografici certi; parleremo di alcuni “camerati” laziali, i cui capi saranno siglati come MV (Peppino) e AS (Totò).

Dico subito che, a differenza di tanti coglioni d’area che per scimmiottare le americanate del “White Power”, dividono il mondo in colori tipo nero, giallo, marrone, io mi limito a dividerlo solo fra  intelligenti e coglioni; quindi, pratico un mio razzismo personale che potremmo definire, in onore di quelli che vogliono fare gli americani, “Brain Power”… Potere a chi ha il cervello e dimostra di usarlo, indipendentemente dal colore dell’epidermide e dalla religione praticata.

Ho premesso questo perché, a causa di ben 26 anni di esperienze politiche e contatti vari, quando sento parlare di “Fascisti” del Lazio mi si accappona la pelle; in tutti questi anni dal Lazio (così come da molte zone del sud Italia) non è mai arrivato nulla di buono per il sottoscritto e per il nostro movimento… Fanfaroni, piantagrane, buoni a nulla, inetti, incapaci… In poche parole, personaggi completamente a digiuno di Fascismo e Nazionalsocialismo, sempre pronti a creare divisioni, frammentazioni e crisi interne.

Quando abbiamo avuto referenti nel Lazio, nei casi migliori non hanno mai fatto assolutamente nulla in termini di attività, mentre in quelli peggiori hanno rischiato di spaccare il movimento, o di farci finire in galera!

Indi, quando ho ricevuto un sms dal Lazio, da quello che poi diverrà “Peppino”, con la solita richiesta di informazioni, ho risposto bruscamente, sottolineando come tutto sia estremamente chiaro sul nostro sito ufficiale, ove ci sono anche istruzioni e modalità per il tesseramento. Solo dopo avere adempiuto a questo, ci saremo parlati al telefono.

Contrariamente al solito (il laziale tipico si offende se non lo si tratta come un leader di livello nazionale!), il tizio non è offeso e mi ha inviato dati e quote per due tesseramenti… Totò e Peppino, come già detto!

Entrati in  contatto telefonico con il sottoscritto, i due hanno cominciato a seppellirmi di complimenti, dichiarandosi pienamente d’accordo con la chiusura nei confronti della destra, con la necessità di non coinvolgerci in guerre di religione e con il dovere di allontanarci dai tanti fascisti all’amatriciana contrari al nazionalsocialismo e lacchè di US-Raele.

Contemporaneamente, i due ordinavano bandiere e gadget, mandando anche dati e quote di una dozzina di tesserati (che poi scoprirò essere comparse senza arte né parte, con tessere pagate dallo zelante Peppino); sapendo, da buon pessimista, che quando una cosa è troppo bella per essere vera non lo è, attendevo fiducioso di capire meglio questo duetto comico, che pareva in grado di tesserare mezzo Lazio e di spendere soldi senza ritegno.

Ovviamente, nel frattempo il duo comico millantava adesioni certe da tutte le altre province laziali (mai arrivate), nonché contatti ai vertici che avrebbero fatto decollare il nostro povero movimento verso vette mai raggiunte.

Qualche dubbio sulla loro intelligenza e sulla preparazione politica mi venne quando scoprii dai loro profili Facebook che poco prima di contattarci, stavano per entrare tutti nel finto MSIDN gestito dal giudeo – massone Saya e dalla gentile consorte… Foto, comunicati entusiasti, il logo del fu MSIDN in bella vista; quando chiesi come potevano conciliare il loro nazionalsocialismo dichiarato ed ostentato con l’adesione ad un movimento da sempre dichiaratosi filo giudeo ed amico dei massoni, la risposta fu illuminante: “Ma noi che ne sapevamo?”

Già, perché si aderisce ad un movimento solo guardando le figure, non informandosi e leggendo!

Il “bello” verrà pochi giorni dopo; durante una conversazione privata con Peppino, fa la sua comparsa un “porco Dio” da parte del sottoscritto! Orrore! Come l’ultimo dei bambini scemi dell’oratorio, Peppino si indigna! Hai bestemmiato nostro Signore!

Gli faccio notare che se mai ho bestemmiato il suo Signore, non il nostro, e che continuerò a farlo perché lo considero un diritto irrinunciabile; lui avrebbe potuto rispondere facendosi il segno della croce e lanciandomi contro un “padre nostro” senza suscitare in me alcun turbamento.

Ma come ben saprete, il diritto religioso di questi rottami della preistoria è a senso unico: solo loro possono esporre le loro idee, ed impedire agli altri di esporre le proprie.

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E così il Peppino furioso si dimette, e pochi minuti dopo invia una comunicazione ove si auto delega a  presentare le dimissioni per tutti i suoi iscritti (falsi).

Per curiosità, decido di sentire il buon Totò, che è anche il più vecchio della partita; di solito, quando uno non ha i coglioni per fare le cose in proprio e delega altri a farle, c’è sempre sotto qualcosa di interessante!

E fu così che il mitico Totò ha confessato! Non posso fare a meno di seguire gli altri perché noi siamo un ordine di cavalieri Templari; abbiamo fatto un giuramento ed abbiamo anche l’anello d’argento! Avete capito? Ora abbiamo scoperto di avere anche i templari alla amatriciana!

E’ vero, ci sarebbe soltanto da ridere pensando a persone di una certa età che, in un’Italia piena di problemi e con gente che riesce a malapena a sopravvivere, non ha altro di meglio a cui pensare che un ordine di cavalieri del medioevo; cavalieri che, fra l’altro, vennero prima utilizzati dalla Chiesa per uccidere e depredare dei poveracci che avevano il torto di vivere a casa loro, salvo poi essere scomunicati e condannati al rogo da quella stessa Chiesa, divenuta gelosa del potere e dei tesori accumulati dai Templari… Avessero almeno il buon gusto, i nostri cavalieri all’amatriciana, di dare un senso alla loro vita partendo per una nuova Crociata!

Invece restano comodamente qui in Italia, si godono la vita grazie a denaro abbondante accumulato chissà come, e si dilettano a rompere i coglioni alle persone serie desiderose di fare politica per migliorare l’Italia!

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Fra l’altro, sarebbe interessante comprendere il motivo per cui un gruppo di invasati cattolici si spacciano per seguaci del Fascismo e del Nazionalsocialismo, allo scopo di entrare in un movimento politico che in ogni suo documento scritto chiarisce di non volere avere nulla a che fare con gli integralisti cattolici all’amatriciana in stile Oriana Fallaci…

Ora, dato che a volte piace anche al sottoscritto farsi delle risate, nel congedarmi dal Totò Templare, ho gettato lì una frase sibillina: “Peccato. Credevo che Peppino fosse una persona valida e stavo già pensando di proporlo per la carica di Vice Segretario Nazionale per il Centro Italia”…

E qui parte la vera e propria commedia all’italiana! Il buon Totò, dopo avere bofonchiato alcune frasi incomprensibili, tuona: “Se le cose stanno così, potremmo aggiustare tutto!”.

Ma come? E il “porco Dio”? Ed i Templari? E l’attentato alla libertà religiosa di Totò, Peppino e banda? Ed il giuramento con tanto di anello d’argento?

Tutto dimenticato; Totò, anzi, mi confida un gran segreto: è lui il vero capo della banda templare, non Peppino… Però lui è uomo che agisce nell’ombra e non vuole figurare troppo… Si definisce, addirittura, come il Cardinale  Mazzarino!

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Cardinale senza dubbio, sul Mazzarino, invece, avrei molti dubbi… In realtà pensavo più al Marchese Badoglio, ma voglio divertirmi e sto al gioco: attendo notizie circa la ricucitura dello strappo. Trascorso un giorno, il caro Totò mi comunica che nulla è successo, e che lui e Peppino sono tornati alla testa delle truppe vittoriose, pronti ad immolarsi per il MFL-PSN; ovviamente si aspetta la nomina immediata a Vice Segretario per l’amico Peppino, ma rimane gelato dalla mia risposta: “Non  sono un coglione che premia chi mi ha offeso con una promozione; valuterò il loro operato per qualche mese, dopo di che ne avremmo riparlato”.

Totò non è felicissimo, ma si accontenta; nel frattempo torna alla ribalta anche Peppino, che aveva addirittura bloccato l’account Facebook di mia moglie, dal quale di tanto in tanto mi diletto ad osservare i cerebrolesi che ne fanno uso.

Passano alcuni giorni di vero amore, con Totò e Peppino che continuano a farmi i complimenti, si offrono di acquistare alcuni libri che avevo messo in vendita… Addirittura partono i comunicati stampa che annunciano la partecipazione certa del movimento ad alcune elezioni locali del prossimo giugno!

Fra una farneticazione e l’altra, il nostro duetto comico continua a disseminare Facebook di comunicati deliranti e sgrammaticati… Fino a che, qualche giorno dopo, il mitico Peppino mi comunica in privato che tutti gli iscritti (falsi) della sua zona si dimettono… E questa volta, senza neppure l’aiuto di un “porco Dio”!

Ovviamente non degno questa coppia di pagliacci neppure di una risposta e/o di un insulto, limitandomi ad osservare… E così, mentre l’astuto Peppino blocca di nuovo l’accesso al suo profilo, il geniale Totò non riesce neppure a fare questa semplice operazione, lasciandomi la possibilità di verificare la loro malattia mentale in diretta… Nel giro di un giorno scompaiono dal profilo di Totò tutti i messaggi riferiti al MFL-PSN (ovviamente siamo di fronte a persone troppo stupide per capire che certe cose, sebbene cancellate, sono state scritte e lette per molto tempo, dando modo a chi li conosce di valutare esattamente il loro livello), e compaiono, fra un proclama ed un messaggio di scuse per le loro recenti scelte, i simboli di una non meglio identificata “Fiamma Nazionale”… Totò e Peppino, insieme ai loro (falsi) iscritti, hanno finalmente trovato casa!

Ovviamente spariscono tutti i post di stampa Fascista e soprattutto Nazionalsocialista, mentre appaiono tristi riferimenti ad Almirante, al MSIDN (tanto per questi idioti quella sigla andava bene persino se a rappresentarla era Gaetano Saya!), al Secolo d’Italia…

Infine, comparivano i complimenti (fatti da loro stessi) per le nuove cariche ottenute da Totò e Peppino!

Pensate che la commedia sia finita qui? Illusi! Il duo Totò e Peppino una ne pensa e cento ne fa, quindi… Trascorsa circa una settimana (o forse meno!), ho ricontrollato il profilo Facebook di Totò e… Sorpresa! Tutti i riferimenti alla non meglio identificata “Fiamma Nazionale” erano scomparsi, ed al loro posto compariva una vera tappezzeria di simboli di un’altra non meglio identificata “Destra Sociale”, che ha al suo interno il logo della defunta “Alleanza Nazionale”!

DS

Ed anche in questo caso, post deliranti per scusarsi delle scelte passate, lodi senza ritegno al loro nuovo partito, e naturalmente i complimenti (sempre fatti da loro stessi!) per le nuove cariche ottenute!

Giusto per fare capire a tutti di che razza di elementi stiamo parlando, vi copio a seguire un paio dei deliranti comunicati di Totò, lasciando ovviamente intatta la sintassi, la grammatica e la formattazione:

ITALIANE,ITALIANI,PATRIOTE E PATRIOTI, CON GRANDE ONORE RINGRAZIO ILSEG. PROVINCIALE DELL DESTRA SOCIALE CON PATENIARATO DI FRATELLI D’ITALIA IL PATRIOTA SERGIO A****** ,CHE MI HA CONCESSO DI FARNE PARTE IN QUESTE DEL ********. DOPO TANTO PEREGRINARE ,SONO RIUSCITO HA TROVARE,CON TANTA PACE PER LA MIA SPIRITUALITA’ CAMERATESCA, LA VIA GIUSTA E SOPRATTUTTO A FARE LA COSA GIUSTA ,PER IL MIO GRANDE POPOLO ITALIANOAL QUALE HANNO DEFRAUDATO OGNI FUTURO E SOPRATTUTTO IL PRESENTE!!!! CARO CAMERATA A****** , IMMEDIATAMENTE INIZIEREMO IN QUESTA PARTE ITALICA,CON IL SUO AIUTO, LA NOSTRA E LA TUA LOTTA DI POPOLO,PER IL POPOLO CON IL POPOLO.IL POPOLO UNITO NON SARA’ MAI VINTO. ALLE MENTI ,INLAGUIDITE ED INCARTAPECORITE NELLA LO CRASSA INGNORANZA, MAFIOSPARTITOCRATICHE,CATTOCOMUNISTE EMASSONICHE VOGLIO DIRE : NON C’E’ PIU’ TRIPPA PER GATTI!!!! SEG. PROVINCIALE A******. IL PIU’ SICERO A NOI.

***********

COMUNICATO: CON GRANDE ONORE, RINGRAZIO IL PATRIOTA , SEGRETARIO PROVINCIALE DELLA DESTRA SOCIALE ,PARTNER DI FRATELLI D’ITALIA ,IL CAMERATA SERGIO A******,,FEDERAZIONE DI F********,PER AVERMI NOMINATO CON DECORRENZA ** /**/2017 ,QUALE SEGRETARIO CITTADINO E REFERENTENTE VERSO GLI AMICI DI FRATELLI D’ITALIA PER LA CITTA DI *******. FEDERALE,SICURO DI NON DELUDERLA, RISPONDO “. PRESENTE. “, SONO GIA OPERATIVO. COLGO L’OCCASIONE PER SALUTARE I MIEI PATRIOTI ED I FRATELLI PATRIOTI DI FRATELLI D’ITALIA,SICURO DI UN FATTIVA E FOLGORSNTE COLLABORAZIONE. GRAZIE FEDERALE A****** ,A NOI

Ovviamente, come annunciato all’inizio dell’articolo, ho voluto evitare i nomi propri, sia di Totò e Peppino, sia dei nuovi “leader” che si sono scelti nella loro triste carriera politica! Dite la verità: non vi viene in mente la mitica lettera scritta da Peppino e dettata da Totò, che il duo comico indirizzò alla malafemmina?

Personaggi come questi sintetizzano mirabilmente tutti i difetti dei tanti sedicenti fascisti che ci hanno resi ridicoli agli occhi del mondo, dal 1945 ad oggi: ignoranti, voltagabbana, falsi, completamente a digiuno di Storia e politica, nonché, ovviamente, cattolici!

Senza contare il fatto che amano rendersi ridicoli e volteggiare da un movimento all’altro per il nulla cosmico, dato che tutte le loro giravolte, oltre a farli conoscere da tutti come pagliacci, non gli portano alcun vantaggio politico e/o finanziario… Almeno Fini ed i suoi infami colonnelli hanno tradito ed abiurato di tutto e di più, ottenendo in cambio cariche, stipendi milionari e vantaggi eterni per loro e le loro famiglie.

Questi poveri mentecatti Templari, continuano a buttare soldi in tesseramenti, bandiere e materiali vari, senza uno scopo, un motivo, un vero interesse logico…

La prossima volta che qualcuno vi chiede come mai il nostro movimento non decolla ed il Fascismo è al palo dal 1945, fategli leggere questo articolo. Chiarisce tutto!

Carlo Gariglio

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Le Falsificazioni Fotografiche della Propaganda e l’ “Olocausto” Ebraico (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Gennaio 2017)

Pubblico a seguire un interessantissimo articolo revisionista di Udo Walendy, visibile integralmente all’indirizzo: http://ita.vho.org/valendy/ugo.htm

Tale articolo mi è stato consigliato dal Camerata pescarese Paolo Censi, sempre attento alle tematiche storiche e revisioniste, e rappresenta, come ogni anno, la nostra piccola risposta allo squallido bombardamento mediatico intorno alla cosiddetta giornata della “memoria”, che in realtà sta diventando più un bimestre che una giornata, dato che dai primi di gennaio alla fine di febbraio non si fa altro che vedere film, telefilm, interviste, articoli di giornale e quant’altro, che parlano del cosiddetto olocausto.

Confesso, ne farei volentieri a meno, tanto più in un mondo che sta cadendo a pezzi grazie a fenomeni migratori di massa, terrorismo più o meno indotto dai poteri forti, disoccupazione, crisi, ma tale e tanta è la protervia con cui la lobby giudaica invade la nostra vita e pretende di condizionare le nostre menti, da meritare una seppure minima risposta, data la flebile voce con la quale possiamo cercare di ristabilire la verità storica, ma soprattutto la capacità logica delle persone.

Ormai viviamo in una sorta di perenne stato di ipnosi collettiva, tanto profondo da spingere i falsari dell’informazione a pubblicare notizie talmente assurde da non avere alcuna parvenza di autenticità, ma che nonostante questo i coglioni che giornalmente leggono su Facebook notizie false senza accorgersene (anzi, le commentano pure!), le credono vere… Mi è capitato, poco dopo il famigerato 27 gennaio, di leggere una notizia a proposito di una cara vecchina ebrea, giunta alla veneranda età di 101 anni, la quale non solo sarebbe scampata ad una mezza dozzina di campi di sterminio, ma addirittura sarebbe divenuta famosa per la sua fortuna, in quanto risparmiata ad Auschwitz perché… Era finito il gas!

Ora, a parte il fatto che chi veramente ha subito sevizie e torture in veri campi di concentramento, tipo gli italiani scampati ai lager di Tito, difficilmente hanno poi raggiunto i 60 anni di età, dati i segni inguaribili lasciati sul corpo e nello spirito dalle torture… Ma anche prescindendo da questo, è mai possibile credere che si risparmino dei condannati a morte perché era finito il gas? Erano forse finite anche le pallottole per fucilarli? O la corda per impiccarli?

Eppure l’esercito di cerebrolesi che oggi popolano il mondo prende per buona qualsiasi cretinata venga pubblicata dai giornali, o dai mitici “social”!

Altro triste esempio mi è capitato leggendo i commenti ad un articolo del Giornale; qui un emerito coglione, che si definiva orgogliosamente “fascista” (Sigh!) antinazista, straparlava della barbarie dell’olocausto e delle bombole di gas che venivano consegnate ai campi di sterminio per trucidare gli ebrei! Capito? Bombole di gas! Probabilmente questo coglione è convinto che l’olocausto sia avvenuto grazie alle bombole di GPL che vede in vendita presso diverse stazioni di servizio, ma se si fosse curato di leggere anche solo un paio di pagine relative al dibattito storico revisionista, saprebbe bene che il gas Zyklon B, che si pretende sia stato usato nel cosiddetto olocausto, era in realtà conservato in grossi barattoli, e che si presentava allo stato solido in piccoli pallini, i quali sviluppavano poi il gas nocivo (in realtà usato contro pidocchi e parassiti) soltanto dopo essere stati riscaldati ad un temperatura superiore ai 26° C.!

Ovviamente, contro “menti” di questo livello serviranno a ben poco le mie parole, come  a nulla sono valse quelle di storici e tecnici migliaia di volte più competenti ed informati di me… Ma dire la verità in un mondo che si regge solo sulle menzogne è sempre un atto dovuto, e non mi sottraggo neppure in questo nuovo anno, cedendo la parola allo scritto di Udo Walendy.

Premetto che le fotografie delle quali si parla nell’articolo non sono riportate tutte in questa sede, sia per questioni di spazio, sia per questioni di veste grafica (purtroppo ci arrangiamo come possiamo). Magari questo convincerà qualcuno a posare lo smartphone, ad uscire da Facebook ed a connettersi al sito revisionista indicato per visualizzare al meglio le foto mancanti, e magari anche gli altri articoli del sito!

Carlo Gariglio

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Le fotografie hanno giocato un ruolo centrale nell’armamentario col quale la propaganda di guerra Alleata ha calunniato il nemico già nella Prima Guerra Mondiale, come F. Avenarius ha dimostrato con numerosi esempi. Le tecniche di ritocco erano tuttavia molto grezze in quei tempi, e le falsificazioni erano molto facili da scoprire per un occhio allenato. Comunque, anime così critiche erano poche e, cosa più importante, non del tutto benvenute nell’atmosfera agitata della Prima Guerra Mondiale. Oggi alcuni esperti scuotono la testa dallo stupore per il fatto che persino disegni e caricature di contemporanei, disegnate rozzamente e facilmente riconoscibili come tali, fossero accettate come verità genuina. Ma siamo sicuri di poter riscontrare tale atteggiamento nella maggioranza delle persone? Vedremo che la risposta più appropriata è no.

La propaganda Alleata ha fatto ampio uso di fotografie manipolate, in parte o del tutto, anche dopo la Seconda Guerra Mondiale. Va da sé che, per ragioni di spazio, potremo offrire solo qualche esempio di dette manipolazioni. Prima di passare agli esempi è, in ogni caso, necessario fare qualche premessa: in generale è possibile distinguere fra tre generi di falsificazione:

  1. Le fotografie sono genuine e non ritoccate, ma vengono apposti commenti falsi. Questa non è davvero una falsificazione delle fotografie per sé, ma piuttosto una falsa esposizione di quello che vi è mostrato. Questo, comunque, non è mai stato uno dei metodi più efficaci di falsificazione, poiché dopo tutto la fotografia stessa è genuina ed il commento ingannevole spesso può essere svelato, se quello che il ritratto mostra davvero può essere verificato mediante fonti affidabili. In alcuni casi, comunque, i dettagli in una fotografia possono bastare per verificare che il contenuto dichiarato è falso. Ad esempio, quando l’ubicazione, le persone o gli oggetti, che appaiono nella fotografia, non possono essere messi d’accordo con quello che affermano le didascalie.
  1. Le fotografie genuine sono state alterate nei loro dettagli. Per i falsificatori, questo comporta, prima di tutto, la necessità di localizzare sezioni specifiche di una fotografia al fine di rimuovere quelle parti che potrebbero confutare la falsa didascalia che la fotografia deve portare. Una seconda variazione coinvolge l’aggiunta o l’inserimento di una porzione di una fotografia, cambiata o immutata, in un’altra fotografia che a sua volta può essere genuina o alterata, producendo una modifica del messaggio complessivo che la fotografia comunica. La modifica della porzione genuina è limitata di solito ad un cambio delle facce mostrate, od alla resa irriconoscibile di parti della fotografia non desiderate. Fino alla fine degli anni 70 e inizio anni 80, questo fu fatto a mano, cambiando o completando artisticamente degli ingrandimenti della fotografia. Falsificazioni di questo tipo di solito sono facili da scoprire per l’occhio esperto: raramente sono resi perfettamente, ed in modo realistico, i dettagli come le ombre e la prospettiva. Ci sono casi, comunque, dove tali modifiche sono fatte con eccezionale precisione. Oggi, l’avanzata tecnologia del computer permette la manipolazione quasi illimitata di documenti fotografici, ed i ritocchi non sono più dimostrabili. Esistono programmi di moderni computer che possono compiere manipolazioni perfette di ombre e distorcere delle immagini in prospettiva così come cambiare i colori originali e variare le forme delle fotografie. Dunque, nell’epoca attuale, i documenti fotografici hanno perso il loro valore di prova. Per questa ragione qualsiasi fotografia, che si riferisce a temi storici controversi, se viene pubblicata oggi per la prima volta, deve essere severamente esaminata come prova. Soltanto la prova che il materiale fisico del corrispondente negativo (o delle trasparenze) è stato realizzato prima dell’era del computer rende, ad una fotografia, la qualifica di documento storico.
  1. Falsificazione completa. Se una supposta “prova fotografica” consiste in un disegno fotografato, e/o assemblato con parti di altre fotografie, questo rappresenta una falsificazione completa. La linea che divide le fotografie alterate e le falsificazioni complete è per sua natura molto fluida. Come le fotografie ritoccate, tali falsificazioni possono essere scoperte attraverso il riscontro di discordanze nel tipo di ombre, nella prospettiva, nelle forme, nei colori e nella direzione delle linee. Inoltre, falsificazioni possono essere scoperte grazie a prove dell’impossibilità di certe combinazioni di persone, oggetti e ubicazioni mostrate.

Alla luce della dimostrata equivocità dei testimoni, delle confessioni e di quant’altro attesti la persecuzione Nazionalsocialista degli ebrei, chi ci può assicurare che le “prove fotografiche” mostrateci negli anni recenti siano genuine? A nostro avviso, sarebbe molto preferibile dare un’occhiata più da vicino a tali “documenti”.

In questa era di periodici illustrati e televisione, le “prove fotografiche” hanno una potente influenza pedagogica (se non di vero e proprio plagio) sulle persone, e, perciò, le fotografie alterate conservano un notevole effetto propagandistico che non può essere sottovalutato. Questo è particolarmente vero nel contesto della persecuzione nazionalsocialista degli ebrei, un tema per il quale la maggioranza delle persone ora ha acquisito una specie di “risposta pavloviana”, ovvero un atteggiamento di costernazione rituale che rende quasi impossibile qualsiasi accertamento critico della prova presentata.

In seguito, alcune immagini che sono mostrate come prova di episodi della persecuzione nazionalsocialista degli ebrei saranno discusse ed analizzate criticamente. Ripetiamo che a causa dello spazio limitato a disposizione, questa discussione non potrà essere per nulla esauriente, né riguardo al numero di fotografie che meritano di essere analizzate, né in termini di spazio per ciascuna analisi.

Spesso è difficile verificare che una fotografia mostra effettivamente ciò che riporta la didascalia. Di solito c’è solamente la testimonianza del testimone oculare come conferma, vale a dire quella del fotografo da una parte e, dall’altra, quella di persone che testimoniarono l’evento e che forse appaiono nella fotografia. I posti ritratti nelle fotografie aiutano a determinare, con sufficiente certezza, oltre al luogo anche il tempo in cui la foto fu scattata. La presenza nella fotografia di personalità note la cui partecipazione all’evento è verificabile può essere molto di aiuto per facilitare l’identificazione. Se, comunque, una fotografia mostra solamente persone la cui identità non può essere accertata, e se lo sfondo della fotografia non mostra nulla di singolare o di caratteristico che permetterebbe di essere spazialmente e magari anche temporalmente messo in corrispondenza con l’immagine, allora ci si troverà veramente alla mercé del fotografo e delle sue affermazioni. Se anche il fotografo è ignoto, e tutte le prove che abbiamo si fondano su testimonianze e dicerie, allora tali fotografie sono inutilizzabili come documenti storici, perché chiunque allora potrebbe dichiarare qualsiasi cosa, sicuro di essere creduto.

In tutte le foto riprodotte di seguito, sono sconosciute tanto le persone mostrate quanto chi ha scattato le fotografie. Questa è una prerogativa caratteristica di quasi tutte le cosiddette “prove fotografiche” che riguardano l’assassinio degli ebrei. Diamo qualche esempio.

Ill. 1: Le cosiddette teste mummificate, da R. Neumann, “Hitler – Aufstieg und Untergang des Dritten Reichs”, Monaco di Baviera: Oldenbourg, 1961, p. 183.

La nostra prima fotografia mostra quello che viene affermato essere una raccolta di campioni medici che i soldati americani trovarono alla liberazione del campo di Buchenwald. Viene dichiarato che questi esemplari sono parti di corpi di detenuti morti. Abat-jour, rilegature di libri e segnalibri di pelle umana tatuata, così come queste due teste mummificate, causarono particolare impressione. A parte il processo di Norimberga, servirono come prova principale nel processo al Ilse Koch, la moglie del primo Comandante di Buchenwald (1).

Fu affermato che lei selezionava detenuti vivi in base ai loro tatuaggi, e che li uccideva al fine di ottenere i vari articoli fabbricati con le loro pelli. A. L. Smith trovò, nel suo studio particolareggiato della questione, che gli oggetti che la Commissione Americana aveva identificato essere fatti di pelle umana scomparvero senza lasciare traccia dopo essere stati spediti al Tribunale Militare Internazionale (IMT) di Norimberga (2). Secondo una dichiarazione del Generale americano Clay, i presunti abat-jour di pelle umana erano in realtà fatti di cuoio di capra (3). Tutti gli oggetti scoperti più tardi erano cuoio, stoffa o cartone. Nell’atmosfera di “isteria e suggestione di massa” (4) prevalente in quel periodo, Ilse Koch, contro cui in un primo tempo era stata emessa una sentenza di ergastolo dagli americani a Dachau, sentenza che poi le fu condonata, fu nuovamente condannata all’ergastolo da una corte tedesca, e più tardi si suicidò. Le due teste mummificate, che furono ammesse come prova, risultarono essere di origine Sudamericana, e portavano ancora il numero di inventario di un museo antropologico tedesco.

Ill. 2: Queste sono vittime di un presunto massacro perpetrato dal battaglione ‘Nachtigall’. Da H. Bergschicker, “Der zweite Weltkrieg”, Berlino: Deutscher Militärverlag, 1968.

Secondo Bergschicker, l’illustrazione 2 mostra le vittime “macellate” dal battaglione dei nazionalisti ucraini “Nachtigall” il cui capo era ragionevolmente Theodor Oberländer (5). Nel suo libro “Der rote Rufmord”, Kurt Ziesel provò che questa campagna contro Oberländer era basata su una falsa didascalia (6). La fotografia infatti mostra le vittime dell’NKVD (7) sovietico che liquidò in massa i nemici del regime sovietico prima della ritirata dell’Armata Rossa, nel 1941. Questo caso non è isolato. È pratica comune per la propaganda addebitare, i massacri compiuti dagli Alleati, ai tedeschi. Questi ultimi, se in sede processuale non “confessano”, non possono sperare in alcuna clemenza da parte dei loro aguzzini.

Ill. 3: La fotografia riprodotta nella rivista americana Life del 21 Maggio 1945, che mostra i “corpi di più di 3,000 lavoratori-schiavi a Nordhausen.”

L’illustrazione 3 mostra un esempio simile, che fu stampato il 21 Maggio 1945 dalla rivista americana Life, insieme ad altre riviste. La fotografia mostra i presunti lavoratori-schiavi morti nel campo di concentramento di Nordhausen. Il periodico affermò nel suo commento che questi detenuti morirono di fame, fatiche, e bastonate. Invece, M. Broszat e altri hanno stabilito che questi detenuti, morti nel campo di concentramento, erano vittime di un raid aereo Alleato(8).

Ill. 4a: Fotografia ritoccata, intitolata “trasporti verso i ghetti e i campi di sterminio”, in H. Eschwege, Kennzeichen J, Berlino: Deutscher Verlag der Wissenschaften, 1981.

La fotografia 4a è stata presentata ripetutamente in diversi libri (in qualcuno anche come immagine di copertina) ed in diverse lingue come prova di deportazioni inumane di ebrei in ghetti e campi di sterminio (9), ed è stata anche mostrata come tale sulla televisione tedesca (10).

La fotografia dell’archivio dell’Amministrazione Ferroviaria Federale di Amburgo, comunque, rivela ciò che questa immagine realmente mostra. È un treno merci carico di rifugiati tedeschi delle regioni dell’Est, diretti verso la regione della Ruhr, che stanno in piedi nella Stazione Ferroviaria Centrale di Amburgo nel 1946, dopo la fine della guerra.

È cosa notoria che centinaia di migliaia di profughi tedeschi cercarono scampo verso Ovest per sfuggire alle persecuzioni dell’occupante sovietico e dei suoi piccoli ed asserviti alleati dei paesi dell’Est Europeo.

Si potrà agevolmente notare, osservando la foto ritoccata e l’originale, riprodotto di seguito, come siano stati eliminati con cura i particolari che avrebbero permesso l’identificazione della Stazione Centrale di Amburgo ed il camuffamento del treno passeggeri a due piani sullo sfondo (sono spariti i finestrini). Quest’ultimo ritocco permette non solo l’impossibilità di riconoscere il treno passeggeri, ma anche di conferire all’immagine un carattere notevolmente più tetro, colpendo in maniera diretta l’immaginazione dell’osservatore.

Ill. 4b: La fotografia originale dell’Amministrazione Ferroviaria Federale. Il suo sottotitolo: “Treno merci pieno di profughi, 1946. Convoglio totalmente carico in direzione della Ruhr. Sullo sfondo, il treno passeggeri a due piani per Lubecca.”

La fotografia originale, non ritoccata, dell’illustrazione 4b si trova nella Stazione Centrale di Amburgo (11).

Ill. 5 (a, b): La fotografia a sinistra fu pubblicata nel periodico “Spiegel” (42/1966) col sottotitolo, “Il sistema di schiavi perfetti nello stato delle SS”; a destra noi vediamo una variazione su questo tema, intitolata “prescrizione sadica delle SS: la sospensione ad un albero”, riprodotta in H. Eschwege, op. cit. (nota), p. 266.

Secondo il periodico “Spiegel”, l’illustrazione 5 mostra una guardia del campo di concentramento con le sue vittime in Buchenwald. Viene affermato che i detenuti avevano le mani allacciate e venissero appesi ad alberi(12). Possiamo solamente invitare chiunque a provare quella posizione: vada in una palestra, si sospenda alle sbarre del muro con le braccia, e tenti di tenere in tensione in quel modo le ginocchia. Siamo pronti a complimentarci con i suoi ottimi muscoli se riesce a tenere questa posizione per più di un minuto.

Tra l’altro, le immagini secondo le quali supposti detenuti sono allacciati agli alberi paiono essere straordinariamente frequenti. È possibile d’altronde notare che non sembra esserci una corda: infatti le corde sarebbero sufficientemente spesse per essere visibili in una fotografia. Così, questo sembrerebbe essere un fotomontaggio, se non una contraffazione completa, come ad esempio un disegno.

Ill. 6 (a): Intitolata “uomini delle SS incidono stelle sulla pelle degli ebrei”, questa immagine apparve in “Faschismus, Getto, Massenmord”, pub. in Frankfurt/Main dall’Istituto di Storia ebraica di Varsavia, 1960; p. 42.

Ill. 6 (b): sinistra: particolare, pubblicato in R. Neumann, “Hitler – Aufstieg und Untergang des Dritten Reichs”; si noti che le ‘stelle’ si sono spostate. Destra: la stessa immagine così com’è mostrata in T. Kotarbinski, “Meczenstwo walka, zaglada zydow W Polsce 1939-1945”, Warsaw, 1960 Ritratto N.ro 38.

All’inizio del 1994, le illustrazioni 6 (a, b[sinistra e destra]) ebbero una notevole diffusione propagandistica allorquando una ragazza in Halle disegnò uno swastika sulla sua persona e montò una impostura con l’appoggio dei media, degli accusatori professionisti e dei movimenti “progressisti”, dicendo di essere vittima di “estremisti di destra” (13). La sua idea non era per nulla nuova, come si può vedere dalle stelle mobili di David sulle teste dei tre ebrei anonimi qui fotografati (14). È un fotomontaggio o sono state dipinte?

Ill. 7: Foto mostrata come Documento 57 da Pressac nell’edizione tedesca di “Die Krematorien von Auschwitz”, Monaco di Baviera: Piper, 1994.

Ill. 8: Un ingrandimento dell’ill. 7, in G. Schoenberner, op. cit. (nota), p. 162. Il braccio sinistro dell’uomo che avanza sui presunti corpi è troppo lungo e sembra avere due gomiti. Inoltre, i corpi che giacciono sul terreno non sono solo sfocati, ma anche in posizioni anatomicamente impossibili.

L’illustrazione 7 mostra la presunta cremazione all’aria aperta di vittime di gasazioni di massa nel Crematorium V in Birkenau, fotografate forse da una finestra del Crematorium V (15). Difatti il recinto, nello sfondo, e la foresta, oltre, permettono di individuare il luogo e il tempo. Una delle fotografie aeree disponibili oggi mostra anche le tracce di fumo nella località in questione (16). È così possibile che questo ritratto sia basato su d’una fotografia “genuina”. Alcuni dettagli dell’Illustrazione 7, comunque, danno parecchi motivi di sospetto. C’è, per esempio, la figura che sta in piedi nello sfondo sinistro, che appare come poco più di un confuso contorno e inclinata su un bastone. Nonostante tutte le altre figure in questo ritratto siano abbastanza illuminate dal sole, inesplicabilmente, questa figura è scura ed informe. Anche le pose dei presunti cadaveri sono strane, specialmente se si osservano nel dettaglio dell’Illustrazione 8. Inoltre il braccio sinistro dell’uomo al centro dell’Illustrazione 8 sembra avere due gomiti. Presumibilmente, perciò, le “verità” desiderate spinsero ad aggiungere i corpi ed i lavoratori per convertire un vero fuoco in una scena di cremazione. Ma anche ammesso e non concesso che la foto sia integralmente “genuina”, i corpi cremati appartengono a vittime di gasazioni od a quelle di un’epidemia di tifo petecchiale (che all’epoca infuriava nei campi di concentramento tedeschi)?

Ill. 9a: da: Istituto di Storia Ebraica di Varsavia, “Faschismus – Getto – Massenmord” (p. 334), la didascalia dice: “Donne con bambini poco prima dell’esecuzione.”

Ill. 9b: Da Gerhard Schoenberner, “Der gelbe Stern”, Amburgo, 1960. Il sottotitolo commenta: “Il fotografo di queste donne che stanno entrando nella camera a gas, coi loro bambini nelle braccia, è ignoto.”

Ill. 9c: da: S. Einstein, “Eichmann – Chefbuchhalter des Todes”, Frankfurt/Main, 1961, p. 202.

Le Illustrazioni 9 a, b e c mostrano presunte detenute nude in riga fuori la camera a gas di Treblinka (17). Solamente bambini e persone mentalmente paralizzate dalla propaganda olocaustica possono non distinguere tra una vera fotografia e questa immagine dipinta. Si notino i “volti” delle vittime e ci si chieda: come mai sono così sfocati?

Ill. 10 : sinistra, R. Schnabel, “Macht ohne Moral”, p. 397; centro, H. -A. Jacobsen e H. Dollinger (eds.), “Der Zweite Weltkrieg in Bildern und Dokumenten”, v. I, Monaco di Baviera: Desch, 1952, p. 100; Der Spiegel N.ro 51/1966, p. 86; destra, M. Dor, R. Fedemann, “Das Gesicht unseres Jahrhunderts”, Düsseldorf: Econ, 1960, p. 168; cf. U. Walendy, op. cit. (nota), pp. 40ff.

È affermato che le foto nell’illustrazione 10 documentino l’esecuzione di ebrei polacchi sull’orlo di una fossa. Qualche volta il soldato porta gli occhiali, qualche volta no; qualche volta la sua insegna sul colletto ha orli bianchi, qualche volta no. Sembra come se sia stato tagliato e incollato: ci sono contorni bianchi intorno alla sua uniforme, e gli manca l’ombra. Anche gli uomini in transito sullo sfondo sembrano tagliati e incollati. Si provi a far corrispondere le loro gambe ai loro corpi!

Lo stesso vale per l’illustrazione 11, che avrebbe lo scopo di mostrare detenuti nudi prima di una esecuzione di massa in Lettonia.

Ill. 11: sinistra, da G. Schoenberner, “Der gelbe Stern”, intitolata “esecuzione di Massa in Lijepaja”; destra, da S. Einstein, “Eichmann – Chefbuchhalter des Todes”.

Ill. 12: sinistra, da R. Schnabel, “Macht ohne Moral”, intitolata: “Migliaia di scarpe da detenuti assassinati in Auschwitz”; destra, da C. Simonov, “The Lublin extermination Camp”.

Viene affermato che l’illustrazione 12 mostra montagne di scarpe raccolte da detenuti assassinati in Auschwitz (od a Majdanek… Dipende dalla versione che si preferisce) (18).

Lo sfondo, sfocato ed irrealistico, l’aspetto delle scarpe, come se fossero disegnate in queste immagini, di nuovo suggerisce che questo non è nulla più di un disegno.

Al pubblico spesso vengono mostrati mucchi di scarpe, occhiali, pennelli, anelli nuziali o manufatti simili come prova dello sterminio degli ebrei. Da un punto di vista logico, queste prove sono decisive quanto la pretesa che le grandi cataste di vestiti usati che vengono raccolti in Germania ogni anno, per esempio dalla Croce Rossa, provino che la Croce Rossa ha sterminato il popolo tedesco per raccoglierne le vesti… Infatti, oggi sembra essere stato in gran parte dimenticato che, a causa della scarsità cronica di materie prime, praticamente tutto fu raccolto e fu riciclato sotto il Terzo Reich, specialmente durante la Guerra. Perché non supporre, perciò, che tale fotografia, anche se fosse “genuina”, non possa mostrare semplicemente i risultati di tali raccolte? (19) Bisogna parimenti tenere conto del fatto che gli Alleati raccolsero tali foto per scopi propagandistici (20). Questo genere di “prove”, che in qualsiasi caso è completamente inadatto a provare qualsiasi cosa, ha un aspetto particolarmente tragico, in quanto per ragioni strane tali raccolte di oggetti sono fortemente persuasive per l’osservatore medio, ed assicurano un insopprimibile sentimento di costernazione, come fu rivelato dal film Todesmühlen. Tale film fu mostrato al popolo tedesco dopo la Guerra e conteneva scene di questa sorta (21). Vale la pena soffermarcisi.

Poco dopo la fine della Guerra, gli americani mostrarono questo film (Todesmühlen) alla popolazione civile tedesca così come a molte centinaia di migliaia di prigionieri di guerra tedeschi. Detto film mostrava presunte atrocità commesse nei campi di concentramento, ed aveva l’intenzione di contribuire alla “rieducazione” degli sconfitti.

L’autenticità del film fu contestata da più parti. Per esempio, B. S. Chamberlin parla di disordini occasionali durante le proiezioni; ma le proteste furono represse, a volte violentemente, dal resto del pubblico, profondamente commosso. Ciò che aveva provocato le contestazioni era dovuto, secondo rapporti contemporanei, alle varie fotografie ed ai svariati filmati che ritraevano le condizioni vigenti nei campi di concentramento tedeschi alla fine della Guerra. In essi, furono inserite scene che mostravano montagne di tedeschi morti nelle città della Germania bombardate, oltre che tedeschi emaciati internati nei “campi di detenzione” i quali, comunque, furono presentati dai vincitori come vittime di campi di concentramento tedeschi (22).

Un altro esempio di falsificazione completa di un film da parte degli americani si ebbe durante il processo IMT. Era il documento cinematografico della presunta scoperta di denti d’oro di ebrei assassinati nella Reichsbank a Francoforte (23). Durante il processo e nel corso di successive investigazioni, risultò che gli americani avevano inscenato tutto, dall’inizio alla fine (24). La provenienza delle presunte otturazioni d’oro e dove siano poi andate a finire è un mistero non meno del destino delle presunte pelli umane scoperte nel campo di concentramento di Buchenwald…

Un’analisi più complessa, è quella che riguarda un altro film che gli americani mostrarono durante il processo di IMT e che, come Todesmühlen, fu preteso dimostrasse le presunte atrocità dei campi di concentramento (… Tedeschi?). Questo film, a parte la falsa accusa secondo la quale i detenuti erano gassati nelle docce di Dachau, mostrava anche le famigerate teste mummificate e i manufatti costruiti con presunta pelle umana, così come molti detenuti che erano morti di malnutrizione e tifo. Il commento del film, in ogni caso, era fuorviante (… Non è una novità). Il film in questione, che i sovietici girarono durante la “liberazione” del campo di Auschwitz, è ampiamente cosparso di scene fasulle. Per esempio, il film mostra la testa di un detenuto bruciato presumibilmente su d’una pira. La testa guarda fissa nella cinepresa con gli occhi pieni di orrore. Ma se il tronco fosse stato realmente consumato dal fuoco, la testa non sarebbe restata intatta: gli occhi si sarebbero almeno offuscati dal calore, se non sarebbero addirittura scoppiati.

Ciò che colpisce in questo contesto è che nessun film sovietico attestante atrocità commesse dagli americani in Corea od in Vietnam sarebbe mai stato accettato come verità storica dalle nazioni occidentali senza una precedente ed approfondita analisi critica, mentre questo film ed altri simili, che incriminano il Terzo Reich, sono usati, senza pensarci due volte, come materiale di istruzione nelle scuole occidentali.

Film caratteristici come Holocaust, Shoah e Schindler’s List appartengono ad una categoria completamente diversa. Non hanno naturalmente alcun valore come prova, ma il loro impatto psicologico sulle masse è devastante (25). Anche se le valutazioni degli storici sul film Holocaust; ovvero, che è effettivamente indifendibile, si possono ugualmente applicare anche agli altri due; tali pellicole vengono ben accolte per l’ottimo effetto ch’esse generano al fine di “istruire il pubblico e forgiarne le opinioni” (26)

Ill. 13: Scena del film “Schindler’s List”.

Ill. 14 (sinistra e destra): Schemi di John Ball, basati su fotografie aeree degli Stati Uniti del 1944.

Un esempio basterà a dimostrare la natura storicamente inaccettabile (e truffaldina) di tali film. L’illustrazione 13 mostra una scena di Schindler’s List dove il Comandante del Campo, Göth, stando in piedi sul balcone della sua casa spara a caso ai detenuti del Campo di Plaszow. Fotografie aeree dell’epoca, comunque, rivelano che la casa del Comandante era localizzata ai piedi di una collina, mentre il campo stesso era sulla cima di quella collina (Illustrazione 14, destra)(27). La scena mostrata nel film, che avrebbe richiesto una configurazione della casa e del campo come mostrata nell’illustrazione 14 (sinistra), era quindi impossibile. Schindler’s List, che è basato su d’un dichiarato lavoro di fiction (28), fu girato intenzionalmente in bianco e nero, e con una cinepresa instabile al fine di trasmettere al pubblico la falsa impressione che il film era un documentario; chi ha lavorato al film lo ha ammesso liberamente e con chiarezza (29). Questo mostra chiaramente gli obiettivi dei creatori di film, e di quelli che portano le classi (ed anche intere scuole) a vedere film di tal sorta, e non solo in Germania ed in Austria.

Vale forse anche la pena notare un’altra cosa riguardo al film, anche se esula un po’ dalla nostra trattazione. Infatti un’importante falsificazione è il motto-simbolo del film: “Colui che salva una sola vita salva il mondo intero”.

In realtà – ammette Rabbi Joseph Teluskin – il vero pensiero, espresso in testi non purgati di Mishnah (testo sacro ebraico citato in riferimento a Sanhendrin 37ª), non solo è difforme, ma è radicalmente diverso: “ognuno che distrugge un’anima ebraica fa, secondo la Torah, come se avesse distrutto l’intero mondo. E ognuno che salva un’anima ebraica fa, secondo la scrittura, come se avesse salvato l’intero mondo.”

Incommensurabile agli occhi di Dio è infatti, per la sapienza giudaica come è stata recepita per millenni, solo la vita dell’ebreo, non quella dell'”uomo”, né tanto meno quella di un goym (non ebreo).

Volendo concludere questo scritto, proponiamo le fotografie rappresentate qui di seguito nelle illustrazioni 15 e 16. Esse mostrano le vere vittime del vero Olocausto: civili tedeschi nelle città della Germania che furono intenzionalmente bombardate dagli Alleati (30) al fine di massacrare tedeschi inermi. In tutto, più di 1 milione di tedeschi morirono come risultato dei bombardamenti terroristici Alleati in Germania (31). C’è un’infinito abisso tra queste fotografie e quelle di vittime emaciate dalla fame e dal tifo nei campi di concentramento tedeschi (la fame ed il tifo c’erano per tutti, anche per i tedeschi, a quell’epoca ed in quei posti).

Ill. 15 & 16: Vittime civili tedesche degli attacchi aerei Alleati. Cariche esplosive lanciate: 2.767.000 tonnellate.

NOTE

1 – F. Avenarius, Das Bild als Verleumder, Monaco di Baviera: Callwey, 1916; F. Avenarius, Das Bild als Narr, ibid., 1918; cf. U. Walendy, Historische Tatsachen N.ro 22: “Alliierte Kriegspropaganda 1914-1919”, Vlotho: Verlag für Volkstum und Zeitgeschichtsforschung, 1984, citati di seguito come HT.

2 – A. L. Smith, Die “Hexe von Buchenwald”, Colonia: Böhlau, 1983, pp. 103, 138, 153 164; U. Walendy, HT N.ro 43, 1990, pp. 15ff.; G. Frey, “Vorsich Fälschung”, Monaco di Baviera: FZ-Verlag, 1991, pp. 200ff., 211; A. Mohler, “Der Nasenring”, Essen: Heitz & Höffkes, 1989, pp. 133ff.

3 – A. L. Smith, op. cit. (nota), p. 227.

4 – ibid., p. 138.

5 – H. Bergschicker, “Der Zweite Weltkrieg”, Berlino (Est): Deutscher Militärverlag, 1963, p. 150.

6 – K. Ziesel, “Der rote Rufmord”, Tübingen: Schlichtenmayer, 1961, pp. 78ff.; cf. U. Walendy, op. cit. (nota), pp. 3ff.

7 – NKVD, sigla di Narodnij Komissariat Vnutrennich Del (Commissariato del popolo per gli affari interni): polizia politica russa, sorta nel 1934 in seguito allo scioglimento della Ghepeù.

8 – M. Broszat, “Studien zur Geschichte der Konzentrationslager”, Stuttgart: Schriftenreihe der Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, N.ro 21, 1970, pp. 194f.; cf. U. Walendy, HT N.ro 34, 1988, p. 37.

9 – H. Eschwege (ed.), “Kennzeichen’ J'”, Berlino (Est): Deutscher Verlag der Wissenschaften, 1981, p. 185; cf. p. 173.

10 – “Der Tod ist ein Meister aus Deutschland”, parte 3, 2 Maggio 1990; cf. E. Gauss, Vorlesungen Über Zeitgeschichte, Tübingen: Grabert, 1993, pp. 144f.

11 – pubblicate così in Hamburger Abendblatt, Oct. 21, 1981, p. 4; il cf. G. Frey, op. cit. ( nota), p. 258; U. Walendy, HT N.ro 13, 1982, p. 16.

12 – Der Spiegel N.ro 40, Oct. 10, 1966, p. 101; cf. H. Eschwege, op. cit. (nota), p. 266.

13 – cf. Welt am Sonntag, Gennaio. 16, 1994, p. 1.

14 – Ill. 6 (a): Jüdisches Historisches Institut Warschau [Istituto di Storia Ebraica di Varsavia], “Faschismus, Getto, Massenmord”, Frankfurt/Main: Röderberg, 1960, p. 42; R. Neumann, H. Koppel, “The Pictorial History of the Third Reich”, New York: Bantam Books, 1962, p. 148; Ill. 6 (b), sinistra: R. Neumann, “Hitler – Aufstieg und Untergang des Dritten Reichs”, Monaco di Baviera: Desch, 1961, p. 151; Ill. 6(c), destra: T. Kotarbinski, “Meczenstwo walka, zaglada zydow W Polsce” 1939-1945, Warsaw, 1960, Immagine N.ro 38; cf. U. Walendy, op. cit. (nota), pp. 28f.

15 – Internationale Föderation der Widerstandskämpfer (ed.), “Die SS-Henker und ihre Opfer”, Vienna: self-pub., 1965, p. 17; J. C. Pressac, “Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers”, New York: Beate Klarsfeld Foundation, 1989, pp. 422, 424; J. -C. Pressac, “Les Crématoires d’Auschwitz , la Machinerie du meurtre de masse”, Parigi: Éditions de CNRS, 1993, Doc. 57; G. Schoenberner, “Der gelbe Stern”, Amburgo: Rütten und Loening, 1960, p. 162.

16 – fotografia del 31 Maggio 1944, Ref. N.ro RG 373 Can D 1508, exp. 3055.

17 – ill. a): Jüdisches Historisches Institut Warschau (ed.), op. cit. (nota), p. 334; ill. b): G. Schoenberner, “Der gelbe Stern” p. 163; ill. c): S. Einstein, “Eichmann -Chefbuchhalter des Todes”, Frankfurt/Main: Röderberg, 1961, p. 202; A. Donat (ed.), “The Death Camp Treblinka”, New York: Holocaust Library, 1979, pp. 260f.; cf. U. Walendy, op. cit. ( nota), pp. 14ff.

18 – Ill. 12, sinistra): R. Schnabel, “Macht ohne Moral”, Frankfurt/Main: Röderberg, 1957, p. 244; Ill. 12, destra): C. Simonov, “The Lublin Extermination Camp”, Mosca: Foreign Languages Publication House, 1944, p. 12; cf. U. Walendy, op. cit. (nota), pp. 70f.

19 – cf. U. Walendy, HT N.ro 31, 1987, p. 33.

20 – E. Gauss, op. cit. (nota), p. 21, suppone che le scarpe esposero nel Museo di Auschwitz non erano appartenute a detenuti, ma alle persone che vivevano nei dintorni e che le portarono là dopo la Guerra.

21 – B. S. Chamberlin, “Todesmühlen. Ein Versuch zur Massen – ‘Umerziehung’ im besetzten Deutschland 1945-1946”, VfZ 29 (1981): 420-436, qui p. 432.

22 – Die Unabhängigen Nachrichten N.ro 11 (1986), p. 11, riporta che gli Alleati avevano incorporato fotografie tedesche di grandi mucchi di corpi morti che sono il risultato dei bombardamenti terroristici Alleati su Dresda nel loro film “Todesmühlen”, presentando queste immagini come prove degli assassinii di massa nei campi di concentramento.

23 – Tribunale Militare Internazionale, Processo dei Grandi Criminali di Guerra, Norimberga: IMT, 1947, v. XIII, pp. 169ff.

24 – cf. H. Springer, “Das Schwert auf der Waage”, Heidelberg: Vowinckel, 1953, pp. 178f.; P. Kleist, “Aufbruch und Sturz des Dritten Reiches”, Göttingen: Schütz, 1968, p. 346; U. Walendy, HT N.ro 43, 1990, pp. 12ff.

25 – Re. “Holocaust”. cf. T. Ernst, Aus Politik und Zeitgeschichte 31(34) (1981): 3-22, e P. Malina, Zeitgeschichte (ZG) (Vienna) 7 (1979/80): 169-191; re. “Shoah”. cf. G. Botz, ZG 14 (1986/87): 259-265; R. Faurisson, JHR 8(1) (1988): 85-92.

26 – cf. M. Broszat, VfZ 27 (1979): 285-298; P. Dusek, ZG 6 (1978/79): 266-273.

27 – da fotografie aeree, National Archives, Washington DC , nos.: DT RL 751, Cracow, 3 Maggio 1944; TuGx 895 A SK, exp. 382f., il 1944 Ottobre; J. C. Ball, Schindler’s List – Exposed as Lies and Hate, Toronto: Samisdat Publishers, 1994.

28 – T. Keneally, “Schindler’s Ark”, New York: Touchstone, 1982. Sulla pagina del copyright è scritto: “Questo libro è un lavoro di fiction. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono solo prodotti dell’immaginazione dell’autore o sono usati fittiziamente. Qualsiasi somiglianza a eventi attuali o luoghi o persone, viventi o morte, è completamente casuale.”

29 – Film & TV Kameramann N.ro 2/1994, pp. 24ff., vedi l’affermazione dell’operatore cinematografico principale J. Kaminski, p. 27.

30 – Morale Division, U. S. Strategic Bombing Survay, Medical Branch Report, The Effect of Bombing on Health and Medical Care in Germany, War Department, Washington, 1945, pp. 17, 21, 23. Ringraziamo F. P. Berg per averci fornito questa referenza.

31 – cf. D. Irving, “Und Deutschlands Städte starben nicht”, Augsburg: Weltbild Verlag, 1989, p. 373.

 

PIANGE IL TELEFONO (Pubblicato sul mensile “IL Lavoro Fascista” – Dicembre 2016)

Chi mi conosce sa bene che non sono il classico elemento che “se la tira”, o che si lascia andare ad atteggiamenti da prima donna; anche la prima volta che entro in contatto con qualche Camerata che mi chiama “Dottore”, “presidente”, “segretario”, chiedo subito di abbandonare i formalismi e di passare direttamente al cameratesco e diretto “tu”… Tuttavia, l’abbondanza in questa cosiddetta “area” di elementi arroganti, incapaci, millantatori, ignoranti e privi della benché minima preparazione storico – politica, mi ha convinto, da alcuni mesi a questa parte, ad evitare di rispondere al telefono ai tanti pagliacci che si sentono unti dal “Signore”, pretendendo a gran voce di parlare solo con il Segretario Nazionale.

Eh già, perché quello che ultimamente pare diventato uno sport dell’area è il rompere i coglioni con messaggi del tipo: “Mi voglio tesserare, ma prima voglio parlare con il Segretario Nazionale”, quasi come se questo fosse un diritto, ed il sottoscritto una sorta di addetto del “telefono amico” o di qualche altra organizzazione similare!

A differenza di molti, che cambiano movimento più spesso di quanto non cambino le mutande, sono tesserato nel MFL dal settembre del 1991, e come tutti quelli tesserati nell’anno della fondazione, ho avuto l’onore di ricevere la tessera recante come data di adesione proprio quella della nascita del movimento, ovvero 25 luglio 1991; in questi quasi 26 anni ho parlato al telefono probabilmente con un migliaio di persone, la maggior parte delle quali non valevano neppure il costo dello scatto alla risposta… Si va dal vecchietto sardo che mi chiedeva di balzare sul primo aereo per andare a parlare con lui (ovviamente nello immaginario di certi cialtroni, tocca al Segretario Nazionale viaggiare per conoscere ogni idiota che si dice interessato al tesseramento!), alla legione di megalomani millantatori che si presentavano come capi di decine di Camerati pronti a scendere in campo, passando per qualche psicopatico che mi richiedeva il colloquio a quattr’occhi per prendere il potere insieme agli esponenti delle forze dell’ordine e dell’esercito!

Per non parlare dei tanti che periodicamente telefonavano per sapere cosa ne pensasse il movimento dei vari accadimenti politici di giornata,  di quelli che volevano informazioni circa i rapporti con altri movimenti della cosiddetta “area”, quelli che proponevano (senza mai essersi presi la briga di versare un solo euro) di ristrutturare il movimento, quelli che si spacciavano per Fascisti, salvo poi infamare i nazionalsocialisti e lodare i giudei come loro, quelli che chiamavano sia il sottoscritto (fingendo di lodarlo), sia tutti gli altri dirigenti (per criticare il sottoscritto!), per finire con quelli che illustravano la loro astutissima strategia, ovvero mettere da parte il Fascio e la parola Fascismo per non spaventare la gente ed arrivare così al potere!

Ora, già il fatto di pretendere colloqui insulsi la dice lunga sul Q. I. di queste persone, nonché sulla loro situazione clinica; secondo voi, esistono persone così mentalmente disturbate da telefonare ad una sede del PD o di Forza Italia, pretendendo, prima di aderire, un colloquio con Renzi o Berlusconi? Io credo di no, ma sono certo che se esistesse qualcuno così idiota da provarci, riceverebbe come risposta una sonora pernacchia!

Considerandomi ancora fin troppo educato, onde evitare la pernacchia, rispondo ai messaggi di certi elementi che tentano il contatto via sms o mail, con queste parole: “Prima ci si tessera, pagando la relativa quota, dopo si parla con il Segretario Nazionale, anche tutti i giorni”.

Pochissimi capiscono l’antifona, mentre i più si rendono ancora più ridicoli protestando; uno degli ultimi idioti è sbottato rispondendo: “Ma come faccio a tesserarmi se non mi spiega come funziona il movimento?”

Capito il cerebroleso? Abbiamo un sito abbastanza completo, dove illustriamo Statuto, programma politico, situazione legale e tanto altro, oltre a vari articoli scritti dai nostri dirigenti, ma per conoscere finalità politiche e programmi si deve telefonare al Segretario Nazionale, perché troppo idioti per uscire da Facebook e visitare un sito internet!

Purtroppo, come ho scritto molto spesso ma inutilmente, ormai l’umanità, che era già decadente da tempo, ha toccato il fondo grazie al lavaggio del cervello operato dai cosiddetti social… Tutti sono diventati incapaci di leggere qualsiasi cosa superi le 3 righe degli aforismi e/o delle barzellette che si vedono su FB… Ed anche fra quelli che si illudono di fare politica, non vediamo altro che stupide condivisioni di documenti o articoli, alcuni dei quali clamorosamente falsi, dato che l’idiota medio non è neppure in grado di fare una semplice verifica tramite Google.

Con questo mio comportamento, che riassumerei in un “prima le azioni concrete, poi le chiacchiere”, spererei di fare scuola ai miei Camerati dirigenti, i quali troppo spesso si fanno coinvolgere in discussioni, telefonate e proposte varie dai tanti coglioni dell’area, ma purtroppo anche qua non trovo molti seguaci… Anzi, molto spesso dei Camerati del MFL-PSN si prodigano nel dare il mio numero telefonico a qualsiasi idiota perdigiorno li contatti.

Quindi, rovo a ribadire il concetto in questa sede, sperando di essere compreso dai miei tesserati, nonché sperando che qualche idiota desideroso di un telefono amico legga prima queste mie parole: abbiamo un sito ufficiale ove è possibile trovare tutte le informazioni utili per conoscere il movimento, la sua storia e le sue azioni attuali; se dopo avere letto tutto qualche sedicente Camerata è pronto a tesserarsi, non deve fare altro che recarsi nell’apposita pagina del sito, ove potrà inserire i suoi dati, ma solo dopo avere effettuato il relativo versamento… Già, bisogna sottolinearlo, perché la legione di decerebrati semianalfabeti che si avvicinano al MFL-PSN, spesso non riesce neppure a capire che per tesserarsi nel nostro movimento (ma credo che valga per tutti, bocciofile comprese!), si deve versare la relativa quota associativa annuale… Non a caso, spesso e volentieri arrivano i dati di qualche sottoculturato che non invia alcun versamento, illudendosi di essere dei nostri, e magari di ricevere tessera, spilla e mensile, per il solo fatto di avere compilato un modulo online! Quanti coglioni…!

Carlo Gariglio