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L’OLOCAUSTO – LA GRANDE MENZOGNA (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Gennaio 2019)

Come da tradizione consolidata, dedichiamo il numero del mensile di Gennaio alla memoria, ma a quella vera, non a quella del giudeame che si ostina a blaterare di “olocausto” mobilitando ultra novantenni che ci raccontano per ogni dove delle varie “torture” e privazioni subite durante le deportazioni, che se fossero reali anche solo al 10%, non avrebbero consentito a questi “signori” di superare la cinquantina… Altro che 90 anni!

Anni fa lessi un articolo sulla sorte degli italiani scampati miracolosamente ai campi di sterminio di Tito (realmente esistiti, a differenza di quelli “nazisti”); ridotti come larve scheletriche, anche i sopravvissuti, grazie alle torture  subite, non arrivarono a raggiungere i 60 anni di vita.

Ma si sa, il giudeo ha la pelle dura!

In questa occasione ripropongo un ottimo intervento di Dagoberto Bellucci, che a sua volta raccoglie alcune testimonianze dei migliori storici revisionisti (ma basterebbe dire storici, dato che gli altri sono solo dei pagliacci asserviti al dogma olocaustico.

L’articolo è un po’ datato (2011), ma è comunque molto utile per farsi un’idea sulla questione, specialmente per i fessi che ancora credono a prescindere alle favole sterminazioniste. Del resto, subito dopo la guerra, Rassinier denunciò a tutti le clamorose invenzioni dei suoi compagni di sventura deportati, ma ovviamente non fu creduto e catalogato come neonazista, pur essendo stato membro della resistenza francese!

Carlo Gariglio

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Di Dagoberto Bellucci.

“”Negazionismo” è un neologismo, di origine forse francese e di diffusione sicuramente internazionale, per un fenomeno culturale, politico e giuridico non nuovo. Si manifesta in comportamenti e discorsi che hanno in comune la negazione, almeno parziale, della verità di fatti storici percepiti dai più come fatti di massima ingiustizia e pertanto oggetto di processi di elaborazione scientifica1 e/o giudiziaria di responsabilità. Mentre i dibattiti politici e culturali aperti all’opinione pubblica stentano a separare il negazionismo dal revisio-nismo, storici e giuristi cercano di circoscrivere il problema designato dal termine da un lato al campo dei fatti della storia contemporanea, dall’altro lato a fatti qualificabili come reati internazionali di genocidio e reati contro l’umanità.

Partendo dall’esperienza concre-ta dell’olocausto e dalla “Convenzione Internazionale sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio del 1948”, l’antinegazionismo è, di conseguenza, l’insieme delle idee e delle pratiche che negano ogni giustificazione morale del negazionismo e combattono quanto meno la negazione di un genocidi. L’antinegazionismo giuridico pretende di armare la repressione penale ed un’azione politica ed amministrativa efficace di prevenzione.

Dal punto di vista del diritto costituzionale, negazionismo ed antinegazionismo pongono non pochi problemi. Occorre valutare il loro impatto sulle garanzie costituzionali della dignità umana, della libertà di coscienza e di espressione, ma anche sulle altre libertà culturali, in particolare sull’autonomia culturale della ricerca scientifica e sui diritti culturali delle persone e delle generazioni passate e future.”

(Jorg Luther – “L’antinegazionismo nell’esperienza giuridica tedesca e comparata” – “Intervenzione – Storia, Verità, Diritto”, Roma 2008 ).

Esiste qualcosa di più assolutamente indiscutibile per gli storici contemporanei, di così radicalmente insindacabile e insieme dogmatico del mito dello sterminio ebraico?

Assolutamente niente di ciò che potrà succedere domani avrà mai la stessa valenza e nello immaginario collettivo lo stesso impatto che dall’immediato secondo dopoguerra mondiale ha avuto la grande menzogna del preteso olocausto.

Una storia tutta da riscrivere quella che viene propagandata e con ogni mezzo e strumento diffusa ai quattro venti sui crimini dei quali si sarebbero macchiati la Germania e il popolo tedesco.

Anni di cinematografia compiacente (Hoolywood d’altronde è un noto feudo ebraico), decenni di inondazione culturale di testi, i quali spesso non sono niente più che testimonianze di terza mano, e infine programmi di vero e proprio lavaggio del cervello al quale sono sottoposte le scolaresche nell’Europa sotto dittatura hanno ovviamente formato la convinzione generale che l’olocausto dei sei milioni di ebrei rappresenti un evento unico, appunto l’“unicità” che ne fanno un argomento tabù sul quale non si deve consentire né un libero dibattito né alcuna forma di critica.

Criticare è lecito soprattutto quando si parte dai dati forniti dalla storia, dalle statistiche, da quelle che furono le dichiarazioni dell’epoca dei diversi attori interessati al conflitto che sconvolse e distrusse il vecchio continente.

Al vaglio degli storici revisionisti sono passati centinaia, migliaia, di documenti, di testimonianze dei processi istituiti dalle potenze occupanti occidentali e poi non ultime tutte quelle prove che avrebbero dovuto comprovare il preteso sterminio.

E più i revisionisti indagano meno certezze assume la storia ufficiale.

L’inganno inizia a manifestarsi per quello che è: una ardita manovra propagandistica, un enorme fandonia creata ad arte dalle centrali di disinformazioni sioniste subito dopo la fine del conflitto per sottomettere da un lato la Germania ad un senso di colpa che dura e sopravvive a distanza di quasi settanta anni, dall’altro lato per ricattare le nazioni dell’Occidente e ottenerne la cieca solidarietà, aiuti finanziari ed economici nonché politico-diplomatici presso le sedi internazionali al fine ultimo di costituire lo stato ebraico alias il sedicente “Israele”.

Ma le bugie hanno le gambe corte e, come spesso capita, dopo decenni di olo-truffa sono state dimostrate le molte incoerenze di testimoni oculari che non avevano visto, di camere a gas costruite dopo il conflitto, di forni crematori che non avevano cremato altri che cadaveri, di pesticidi che sarebbero stati usati per le note gasazioni… Già fin dagli anni Cinquanta le storielle più fantasiose, quelle sui paralumi di pelle umana e simili vennero confutate e infine smentite clamorosamente.

La storiografia revisionista ha messo a segno diversi colpi nel corso degli ultimi anni: è il motivo per cui gli storici che appartengono a questa corrente che intende indagare e fare piena luce su una delle tragedie più importanti dell’ultima guerra mondiale sono vittime di continui attacchi sui media e anche fisicamente alla loro persona.

I revisionisti vengono incarcerati in quei paesi dove esiste una legislazione liberticida che nega qualunque dibattito sereno sugli episodi chiave della storia contemporanea: in Belgio, Francia, Austria e Germania si rischiano dai 3 ai 5 anni a negare l’olocausto.

E non bastando la repressione del pensiero e della libertà di opinione la lobby sterminazionista ha pensato bene da anni di diffondere le proprie menzogne attraverso speciali programmi didattici che interessano le scuole soprattutto medie e superiori dove i poveri studenti sono sottoposti a un vero e autentico esperimento di lobotomizzazione attraverso visite guidate presso le sinagoghe, filmati unilaterali sul conflitto, visioni di film quali “Holocaust”, “Schindler List”, “La vita è bella” e per molti quella sorta di “pellegrinaggio” laico ad Auschwitz il ‘campo’ per eccellenza, laddove – racconta la storiografia sterminazio-nista – si sarebbe manifestato nel modo più atroce lo “sterminio”.

Non siamo storici e lasciamo quindi la parola agli storici offrendo al lettore alcune dichiarazioni dei più autorevoli studiosi della corrente revisionista.

Parole che potranno scuotervi dal torpore sistemico al quale siete stati abituati.

Parole che meritano attenzione perché disintegrano l’unico, l’ultimo, dogma rimasto a questa società senza Dio e senza ideali che è l’Occidente giudaico-mondialista. Un dogma al quale sembra essersi inchinata definitivamente anche la Chiesa cattolica e che rappresenta manifestamente il potere ricattatorio dell’Internazionale Ebraica nei confronti delle società europee, dei loro governi di marionette al servizio degli interessi sionisti e, più in generale, dell’opinione pubblica creata ad arte dai centri di diffusione di menzogne che sono le grandi agenzie di stampa internazionali, i grandi quotidiani, i mezzi radiotelevisivi delle grandi catene d’informazione.

Ecco di seguito alcune dichiarazioni di autorevoli esponenti mondiali della corrente revisionista.

Vi invitiamo a leggerle e riflettere.

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“La differenza fondamentale tra la metodologia storiografica sterminazionista e quella revisionista risiede in questo fatto: la prima ha eletto a principio una pressoché assoluta acriticità nei confronti delle fonti, in particolare delle testimonianze oculari, da essa ingenuamente o maliziosamente accettate aprioristicamente come veritiere, come se non esistesse affatto il problema delle false testimonianze.

La seconda, invece, respinge ogni forma di dogmatismo storio-grafico ed affronta tale problema sottoponendo a critica tutte le fonti e utilizzando le armi della scienza e del confronto incrociato delle testimonianze e dei
fatti.

In particolar modo, ciò che il revisionismo contesta ferma-mente è l’arbitraria interpretazione dei documenti forniti dalla storia ufficiale col pretesto che essi sarebbero redatti in una sorta di linguaggio cifrato.

Per quanto concerne le testimonianze dei “sopravvissuti”, gli storici di regime accettano come vera qualunque testimonianza avvalori l’olocausto degli ebrei e l’esistenza delle camere a gas; rinunciano continuamente, ed in perfetta malafede, al principio fondamentale di qualunque storiografia seria: la critica delle fonti; questo ben sapendo che tali testimonianze non resisterebbero a una normale critica storica.

Quale esempio di assoluta acriticità degli storici sterminazionisti verso i cosiddetti “documenti”, basti ricordare che, a Norimberga, i sovietici presentarono come documento d’accusa i risultati dei lavori della commissione di inchiesta che aveva indagato sul massacro di Katyn, la quale aveva accertato, sulla base di più di cento testimoni, di perizie
medico-legali e di documenti ed elementi di prova, che l’eccidio era stato perpetrato dai tedeschi. Ora è assodato che la responsabilità dell’eccidio di Katyn è dei russi, e questo anche per gli storici ufficiali.” (1)

“Il recente arresto di David Irving in Austria ha oscurato le vicissitudini di altre vittime, meno conosciute, della repressione poliziesca contro la libera ricerca storica e la libertà di opinione e di espressione.
René-Louis Berclaz, fondatore della dissolta associazione “Vérité & Justice”, il 4 novembre ha finito di scontare in Svizzera 344 giorni di carcere per discriminazione razziale”, cioè per aver diffuso volantini revisionistici. Ernst Zündel, nato in Germania, risiedeva da molti anni in Canada, dove aveva fondato una casa editrice che diffondeva materiale revisionistico a livello mondiale. Nel 1985 fu processato e condannato per “pubblicazione di false notizie”, ossia per aver ripubblicato il libretto Did Six Million Really Die. Tre anni dopo, nel processo di appello, per il quale fece preparare il ben noto rapporto Leuchter, Zündel fu condannato a nove mesi di carcere, ma nel 1992 la Corte Suprema del Canada dichiarò la vecchia legge sulle “false notizie” contraria alla carta dei diritti. Nel 2000 Zündel si trasferì negli Stati Uniti, dove sposò Ingrid Rimland, che curava il sito http://www.zundelsite.org.

Il 5 febbraio 2003 egli fu arrestato col pretesto di aver violato le leggi sulla immigrazione e due settimane dopo fu estradato in Canada. A Toronto fu tenuto in carcere dalla metà di febbraio al 1° marzo 2005 perché, secondo i giudici, costituiva una pericolosa minaccia per la sicurezza nazionale! Il 1° marzo Zündel è stato estradato in Germania e rinchiuso nel carcere di Mannheim, dove si trova tutt’ora. L’accusa contro di lui, formalizzata il 29 giugno 2005, è l’incitamento all’odio razziale, vale a dire la negazione della realtà storica dell’Olocausto. Il processo è iniziato l’8 novembre. Siegfried Verbeke è un revisionista belga, promotore nel 1983 della Fondazione per la libera ricerca storica (VHO) ed editore di libri revisionistici, tra cui Auschwitz: Nackte Fakten, una confutazione collettiva del secondo libro di Jean-Claude Pressac. Dopo vari incontri ravvicinati con la polizia belga, Verbeke è stato arrestato in Belgio il 27 novembre 2004 e di nuovo, ad Amsterdam, il 3 agosto 2005 e in novembre è stato estradato in Germania in base a un mandato di arresto internazionale emesso dalla magistratura tedesca per negazione dell’Olocausto. Attualmente è detenuto in carcere a Heidelberg.

Germar Rudolf è stato la colonna portante dell’editoria e della storiografia revisionstica dell’ultimo decennio, editore delle due riviste revisionistiche più importanti a livello mondiale, The Revisionist e Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, che hanno pubblicato molti articoli di alto livello, editore e autore di numerosi studi scientifici sia in inglese sia in tedesco. Menziono per tutti due classici come Dissecting the Holocaust (612 pagine) e Lectures on the Holocaust (566 pagine), vere e proprie enciclopedie del revisio-nismo.

Tra l’altro, grazie a lui sono potuti apparire in tedesco e in inglese tre libri, su Majdanek, Stutthof e Treblinka, che ho scritto in collaborazione con Jürgen Graf, sei miei studi su Auschwitz e uno su Belzec. Le disavventure giudiziarie di Germar Rudolf sono cominciate in Germania, dove risiedeva, negli anni 1994-1995, con una sua condanna a 14 mesi di carcere per aver redatto tra il 1991 e il 1993 una perizia sugli aspetti chimici e tecnici delle presunte camere a gas di Auschwitz che gli era stata richiesta dai difensori del maggiore a riposo Ersnt Otto Remer. Nel 1994 apparve l’opera collettiva Grundlagen zur Zeitgeschichte, curata da Germar Rudolf con lo pseudonimo di Ernst Gauss. La magistratura tedesca fece confiscare e distruggere tutte le copie del libro, sebbene due noti storici ne avessero attestato il valore scientifico. Germar Rudolf riparò in Inghilterra poco prima dell’inizio del processo. Lì fondò la casa editrice Castle Hill Publishers. Nel 1999 le pressioni esercitate dalla Germania lo costrinsero a lasciare il paese e a rifugiarsi negli Stati Uniti, dove chiese asilo politico.

Ma l’Ufficio di immigrazione e naturalizzazione statunitense considerò la sua richiesta “frivola”, perché la Germania non può (= non deve) essere un paese che attua persecuzioni politiche, e voleva estradarlo nel suo paese; egli però si appellò alla Corte Federale e rimase negli Stati Uniti in attesa della sua decisione.” (2)

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“Quando, il 19 aprile 1951 , la SFIO lo espulse dal suo seno nonostante il rispetto che la sua persona impo-ne» (riconoscimento piuttosto sorprendente nel dispositivo di una misura del genere), Paul Rassinier — antico militante del PCF che era passato al partito socialista nel 1934 dopo un breve intermezzo di dissidenza nella sinistra comunista, che nel partito socialista aveva aderito prima alla tendenza cosiddetta rivoluzionaria di Marceau Pivert, poi a quella pacifista di Paul Faure, e che socialista restò sempre — aveva già cominciato a pagare un alto prezzo per il suo coraggio morale, così come, prima, il suo coraggio fisico gli era valso, nella sua qualità di resistente caduto nelle mani della SS, undici giorni di torture, diciannove mesi di deportazione a Dora, uno dei sottocampi di Buchenwald, e una salute così malandata da spegnerlo prematuramente (morirà nel ’67 a soli sessantuno anni). Aveva già cominciato a pagare: non finirà più. Se Passage de la ligne (1948) aveva suscitato malumo-ri, la rassegna critica della letteratura concentrazionaria che egli aveva dato fuori nel ’50 sotto il titolo di Le Mensonge d’Ulysse (titolo sotto il quale i due lavori rivedranno la luce in un unico corpo a partire dal ’55) era stata accolta da qualcosa che assomigliava ad una sollevazione. Era molta, ed era in grado di pesare, la gente che si sentiva toccata nel vivo dal disvelamento delle dinamiche effettive del dramma che aveva avuto a teatro i lager nazisti e del ruolo che in quel dramma essa aveva svolto.
Ma Rassinier sarebbe stato recidivo, e recidivo in termini che più gravi non sarebbero potuti essere. Agli occhi delle persone posate, benpensanti, sollecite del proprio particulare, l’imprudenza è il peggiore dei peccati capitali. Rassinier, se si vogliono veder le cose nell’ottica di costoro, peccò imperdo-nabilmente. Soltanto un’imprudenza spinta all’estremo poteva suggerirgli di estendere in una totale indipendenza di spirito la sua analisi dall’esperienza vissuta in prima persona agli intenti di sterminio di massa, di genocidio, ascritti alla Germania dai vincitori della seconda guerra mondiale, non solo, ma di far nota, invece che tenerla per sé, la conclusione cui giungeva: che su una tragedia reale era stato edificato un mito che la travisava ed amplificava alle dimensioni di accadimento senza precedenti nella storia e che la sostanza di questo mito si dileguava mano a mano che le asserite modalità di attuazione del preteso sterminio, la sua asserita progettazione e i suoi asseriti esiti venivano sottoposti ad un’indagine incardinata su quei criteri al cui impiego metodico la ricerca storica è debitrice della propria capacità di produrre certezze, e, con ciò, del proprio statuto di disciplina scientifica.
La menzogna di Ulisse fu la prima tappa di questo itinerario. Rassinier — le cui idealità socialiste erano gravate dal rifiuto del marxismo, del quale fu critico superficiale, e si alimentavano ecletticamente al pensiero di Jaurès, di Keir Hardie, di Bernstein, di Owen, di Proudhon, di Kropotkin, di Tolstoj, di Gandhi — lo ha percorso, ad onta degli sbandamenti propiziati dal tremendo isolamento in cui venne a trovarsi, non già approdando ad una hitlerodicea, come ha sentenziato Vidal-Naquet, bensì rimanendo fino all’ultimo ciò che era sempre stato e rivendicando la propria fedeltà ai principi della sinistra del 1919: una fedeltà, però, con la quale collidevano talune posizioni dei suoi anni estremi; non essendo suoi agiografi non abbiamo difficoltà a rilevarlo. La sua soggettiva fedeltà a quei principi va rapportata ad un pensiero in cui sembra molto difficile cogliere una linea di demarcazione tra democrazia — anche democrazia formale — e socialismo. Quello che sappiamo di lui e della sua formazione intellettuale ci porta a vederlo, per ciò che era del suo orientamento politico di base, come un caso particolarissimo riconducibile all’ambito della socialdemocrazia: un social-democratico — in senso molto lato, si badi bene — egli deve, fondamentalmente, esserlo stato sempre, anche nella sua fase comunista (fin dalle origini, del resto, presenze così connotabili erano — all’opposto che nel Partito comunista d’Italia, dove Graziadei rappresentava una singolarità — tutt’altro che rare nella Section Française de l’Internationale Communiste), né appare, e il lettore non mancherà di rilevarlo, che i suoi precedenti lontani e meno lontani gli lasciassero in eredità un’attitudine politica tale da sollecitarlo ad operare sempre (ma si vedano le pagine conclusive di questo libro) l’indispensabile distinzione tra bolscevismo e stalinismo, tra comunismo e stalinismo: l’ideologia democratica e umanitaria cui si abbeverava il suo socialismo non lasciava spazio se non al rigetto pregiudiziale della violenza e non poteva non sfociare in quell’adesione al pacifismo e in quella simpatia, e anche più, per l’anarchismo che in lui pervenuto all’età matura si direbbe si innestassero su un fondo di idee cui le sue vedute sull’evoluzione del sistema capitalistico conferivano una tonalità genericamente laburista. Un sincretismo ideologico, insomma, a proposito del quale si potrebbe fare per analogia il nome di Bertrand Russel, da cui, però, lo separava una vicenda politica che negli anni della guerra fredda vedeva Rassinier schierato, e poi anche attardato — ma senza mai attenuare il rigore della sua linea pacifista di sempre –, sulle posizioni filoccidentali ispirategli dal suo orrore per il totalitarismo.

Ma, se il Rassinier socialista e ancora più il Rassinier dei suoi anni estremi rendono per noi necessaria una netta presa di distanze, per lui soggettivamente considerato il rispetto, non v’è dubbio, si impone. Il suo ultimo libro, uscito l’anno stesso della morte, Les Responsables de la Seconde Guerre mondiale — un libro discutibile fin che si vuole, ma, anche tenuta presente la parte in esso attribuita alla comunità ebraica mondiale negli avvenimenti che precipitarono il conflitto, non liquidabile certo come pronazista, e ciò per ragioni molto simili a quelle per cui a nessuna persona sensata, e oggi meno ancora di trenta o trentacinque anni or sono, verrebbe in mente di tacciare di pronazismo il Taylor de Le origini della seconda guerra mondiale — recava in epigrafe poche parole di Jaurès: …le mensonge triomphant qui passe…» Mette conto di riportare per intero questa che suona quasi come una professione di fede del grande tribuno: E coraggio cercare la verità e dirla; non subire mai la legge della menzogna trionfante che passa; non fare mai eco con la nostra bocca e con le nostre mani agli applausi imbecilli e ai fischi fanatici». Ecco: dentro c’è tutto Rassinier con la sua dirittura intellettuale, con la sua capacità di tener duro nell’attesa che lo abbattimento, per il quale operava, degli idola tribus sgomberasse il campo ad una generazione che riprendesse il disegno della trasforma-zione socialista. Non è passato molto tempo da quando lo abbiamo sentito apostrofare — da un tale che verosimilmente non ha mai letto, com’è la regola, un rigo di lui — come quel rottame», epiteto circa il quale non occorre precisare che non si riferiva allo stato fisico di lui a seguito dei patimenti subiti come deportato. Non ci pare proprio che sia il caso di stare a prendere le sue difese: non ve n’è bisogno, semplicemente — tanto più che l’epiteto gli veniva scagliato dalle pagine di una rivistina esoterica diretta da chi (uno storico di qualche talento!) ha dato abbondante prova della propria familiarità con l’opera del rottame» quando, sfigurandone à la Vidal-Naquet, sua probabile fonte d’informazione, le tesi sulla questione olocaustica, prendeva di mira un incolpevole Récamier per tutta la durata di un lungo pseudodibattito a due, arcades ambo, antirevi-sionisti entrambi, mandato in onda da una radio locale bolognese lo scorso anno. E, dato che siamo in tema: una Rossanda che, quando crede di doversi pronunciare al riguardo, sta sempre sulle generali, sulle generalissime, che evita accuratissimamente di entrare nel merito, e che poi (Manifesto, 3 marzo 1995) mette alla gogna un tal Faurisson, non dà forse da pensare, quanto a conoscenza di ciò di cui purtroppo parla? Bisogna dirlo: le sinistre più o meno istituzionali e i loro reggicoda intellettuali — tutto questo demi-monde che si sentirebbe in fallo se non fosse debitamente informato sull’ultimo libro che conta — non perdono occasione, quando si tratta di revisionismo, di mostrare miserevolmente la corda.” (3)

“Contrariamente alla storiografia, la chimica è una scienza esatta. Storici, ormai sorpassati, della storia contemporanea, si sono finora generalmente accontentati di interminabili, accaniti dibattiti su significati ed interpretazioni. I più pigri tra di essi si sono impegnati a sviluppare un’arte poco appariscente: quella di leggere tra le righe. Tutto ciò serviva a sostituire il faticoso lavoro chiarificatore di documenti, negli archivi della Seconda Guerra Mondiale. Documenti che ora, improvvisamente, sono disponibili in una quantità impressionante.

Negli ultimi tempi, tuttavia, i più audaci tra di loro si sono accostati agli strumenti della criminologia scientifica. Hanno utilizzato mezzi ausiliari, come l’esame del carbonio (radioattivo), i residui di colore dei gas, e semplici esami circa l’autenticità dell’inchiostro, ed hanno apportato un po’ di luce sulle risultanze date per certe della storia contemporanea, frantumando così non poche volte alcuni miti del secolo XX
A volte l’opinione pubblica approva tali risultati. Spesso — ovviamente — no. Un tipico esempio di risultato impopolare, in relazione con le analisi giuridico-criminologiche, è quello del sudario di Cristo a Torino. Forse non si tratta di una frode intenzionale, però in nessun modo la sua autenticità si approssima a quella che i sacerdoti garantivano a migliaia di creduli turisti.

Sarebbe semplicemente assurdo ritenere che l’opinione pubblica mondiale sia già da ora disposta ad accettare uno spassionato e professionale esame chimico dei campioni di pietre e del suolo del campo di concentramento di Auschwitz.

Ciò nonostante, il rapporto Leuchter ha come suo assunto questo fatto.

A nessuno piace essere ingannato, specialmente quando sono in gioco grandi somme di denaro. Lo Stato di Israele ha ricevuto dalla Repubblica Federale di Germania, a partire dall’anno 1949, più di 90.000 milioni di marchi tedeschi sotto forma di pagamenti volontari di risarcimento.

Essenzialmente, si tratta di versamenti di indennizzo per le camere a gas di Auschwitz.

Questa circostanza da sola dimostra che non è facile distruggere questo mito. Centinaia di milioni di uomini probi ed intelligenti sono stati tratti in inganno da una martellante campagna di propaganda postbellica fortemente finanziata e brillantemente condotta.
Si è trattato fino ad oggi della continuazione di un piano elaborato già anteriormente all’anno 1942 dal P.W.E. (Psychological Warfare Executive = Servizio per la Direzione Psicologica della Guerra). Già allora doveva venire diffusa in tutti i Paesi partecipanti alla guerra la tesi che il governo del Reich faceva uccidere in camere a gas milioni di ebrei e di altri gruppi etnici indesiderabili.

Nell’agosto del 1943 il capo del P.W.E. informava in uno scritto confidenziale il gabinetto inglese che, nonostante tutte le storielle pubblicate sull’impiego di gas mortali, non sussisteva il più piccolo elemento di prova sull’esistenza di tali installa-zioni. Egli avvertiva nella sua comunicazione che le fonti ebraiche al riguardo erano particolarmente sospette.

In qualità di storico, ebbi l’opportunità di utilizzare laboratori per il ricono-scimento di documenti falsificati ed esaminare l’autenticità di alcuni documenti. Alla fine degli anni sessanta potetti porre in evidenza certi diari del viceammiraglio Canaris che erano stati offerti a me ed anche agli editori William Collins Ltd.

Risultò che l’inchiostro utilizzato per le firme di quei diari non esisteva ancora all’epoca della Seconda Guerra Mondiale. Fui ancora io colui che — nel corso di una conferenza-stampa internazionale effettuata ad Amburgo nell’aprile del 1983 — rivelò essere un falso i Diari di Hitler della rivista Stern.

Nonostante tutto questo, devo confessare che mai mi era capitato di porre in dubbio i fatti di Auschwitz e le sue camere a gas (il più sacro reliquiario della religione del secolo XX) né di sottoporre ad esami chimici i suoi muri ed il suo suolo per vedere se si scoprivano in essi tracce di cianuro.

I risultati essenziali del rapporto Leuchter sono i seguenti: nelle prove eseguite sulle pietre degli edifici di spidocchiamento, dove veniva utilizzato il mortale Zyklon-B per la disinfestazione di indumenti, i laboratori di analisi riscontrarono consi-derevoli residuati di cianuro. Ma, in quelle che vengono universalmente chiamate camere a gas dagli “esperti dell’olocausto”, non fu rinvenuto alcun residuo apprezzabile.

Inoltre l’esperto in camere a gas spiega chiaramente che quegli edifici, tanto per il loro progetto quanto per la loro realizzazione, in nessun modo potevano essere utilizzati come camere a gas per lo sterminio di esseri umani.

Quando, nell’aprile del 1988, deposi al processo Zündel come esperto di storia contemporanea, mi imbattei per la prima volta in questi referti di laboratorio che hanno demolito la tesi delle camere a gas. Non esiste il minimo dubbio sull’esattezza dei risultati.

Devo confessare che, personalmente, mi sarebbe piaciuto applicare metodi più rigorosi per l’esame dei materiali estratti dagli edifici e dal suolo di Auschwitz. Però devo anche riconoscere quali enormi difficoltà dovette affrontare la commissione in un luogo che attualmente è polacco. Non è facile estrarre pezzi di pietra da qualche stanza vuota, alle spalle dei nuovi sorveglianti dei campi. Tutte le operazioni sono state documentate con video-riprese simultanee. Quelle immagini le ho studiate con la massima attenzione ed esse provano, senza concedere spazio al dubbio, la precisione dei metodi di lavoro sui quali è basato questo rapporto.

Fino al termine di questo tragico secolo ci saranno sempre storici, statisti e pubblicisti incorreggibili che crederanno fortemente — o non avranno altre prospettive economiche per poter sopravvivere che credervi — che i nazisti utilizzarono camere a gas ad Auschwitz.
Evidentemente, ora tocca a loro, agli studiosi intelligenti e dotati di spirito critico della storia moderna, spiegare a me perché non furono rinvenuti residui apprezzabili di cianuro proprio negli edifici in cui sarebbero state praticate queste presunte gasazioni, mentre nelle costruzioni riconosciute anche da esperti di Auschwitz di fama mondiale quali edifici per la disinfestazione, effettivamente si sono trovate considerevoli quantità di residui di cianuro. La chimica giuridico-scientifica — lo ripeto — è una scienza esatta. Il pallone si trova ora nel campo avverso.” (4)

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“L’articolo che riprendiamo da «La Guerre sociale», n° 3, giugno 1979, fu la prima espressione pubblicistica dell’interesse con il quale da qualche frazione di sinistra rivoluzionaria si era cominciato in Francia a guardare al revisionismo. E, poiché oggi il termine, per l’uso estensivo che qui da ultimo ne viene fatto dai media (e, prima ancora, per essere stato applicato anche alle posizioni di Nolte e colleghi), rischia di smarrire lo specifico significato che aveva assunto al momento in cui Robert Faurisson riproponeva, sviluppandoli, i filoni tematici cui Paul Rassinier si era consacrato negli anni Cinquanta e Sessanta pagando lo scotto di un ostracismo affrontato con esemplare dignità, sarà opportuno precisare che per revisionismo intendiamo la riconsiderazione critica degli scopi, delle modalità e degli esiti della persecuzione antiebraica ad opera del nazismo.

La lettura di questo articolo basterà largamente a porre in risalto, contro menzogne interessate e squallide calunnie, come questa riconsiderazione non suggerisca l’apologia della peculiare forma in cui la dittatura capitalistica si esercitò in Germania tra il ’33 e il ’45 se non a chi in cuor suo sarebbe pronto ad ascriverle a merito un operato effettivamente rispondente a quello cui la vulgata sterminazionistica ha preteso di conferire indiscutibile carattere di verità storica.
Questa riconsiderazione, per contro, consente di comprendere le dinamiche obiettive del fenomeno concentrazionario col ricollegare la montagna di cadaveri prodotta dai lager enorme, per drasticamente ridimensionabile che risulti il numero delle vittime all’operare di quei processi selettivi che, connaturati a qualsiasi istituzione penitenziaria di massa, non potevano che decuplicare la propria potenzialità assassina in condizioni come quelle originate a partire dal ’42 da una guerra che per il regime hitleriano volgeva inesorabilmente al disastro. Di per sé quella montagna di cadaveri non presuppone in chi ne porta la responsabilità in quanto responsabile della creazione dei campi un tasso di mostruosità superiore a quello presente negli avversari “democratici” della Germania nazista, e di ciò l’indagine revisionistica fornisce la riprova quando, spostata la sua attenzione dai lager il cui normale funzionamento non poteva produrre in quelle date condizioni risultati differenti da quelli che produsse, voluti o non voluti, previsti o non previsti che essi fossero alla progettualità che presiedette alla loro creazione, perviene, sempre mantenendosi sul terreno della ricerca empirica, cioè sul terreno dei fatti così come li accerta la ricerca storica seguendo i criteri che fondano la sua scientificità, a concludere all’inesistenza di un qualunque intento di etnocidio e di un qualunque piano di sterminio.

È a questo punto che si presenta l’interrogativo del come e perché e in conformità agli interessi di chi, un progetto di sterminio non essendoci stato, le camere a gas così come descritte in molteplici quanto dubbie testimonianze e così come visibili ancora oggi nei campi manifestandosi vere e proprie assurdità dal punto di vista della fisica, della chimica e della tecnologia, il numero effettivo delle vittime dell’istituzione concentrazionaria importan-do una riduzione impressi-onante rispetto alle cifre correnti, si sia arrivati ad una situazione in cui il genocidio, le camere a gas e i sei milioni di morti appaiono ai più come tanto indiscutibili ed evidenti che la semplice possibilità che li si revochi in dubbio oltrepassa le normali capacità di immagina-zione.

È a questo punto, cioè, che la questione cessa di essere strettamente storica per diventare politica: nel momento in cui sorge questo interrogativo. Nel darvi risposta si dovrà tenere ben presente che la leggenda dello sterminio leggenda che poggia, sia chiaro, su una massa di sofferenze fin troppo reali ha più radici, e l’articolo che proponiamo non lascia dubbi a questo riguardo; ma si dovrà altresì tener presente che nella perpetuazione della leggenda e nelle iniziative intese a imbavagliare i revisionisti un ruolo fondamentale è svolto dal movimento sionista: «lo sbriciolamento del suo mito di fondazione toglierebbe a Israele la possibilità, preziosa sotto ogni rapporto, di far pesare sul mondo intero o poco meno il rimprovero di una corresponsabilità nel prodursi di una tragedia la quale nei termini consacrati dalla vulgata olocaustica non ebbe luogo mai. Tragedia vi fu, ma, per minor sventura, si articolò in termini del tutto diversi, in meno peggio, da quelli fissati nel mito» [*] .

Nel momento presente, della tutela degli interessi sionistici si fanno carico quei governi che non arretrano di fronte a quella vera e propria enormità che consiste nel trasformare la ricerca revisionistica in reato penale e che in questo modo, sussidiariamente, vengono in soccorso di quei professio-nisti dell’antirevisionismo che un pubblico dibattito ad armi pari e sottratto sia ai linciaggi posti in essere dai media, sia alle condanne irrogate da magistrati compiacenti, ridurrebbe al silenzio, tanta è la penuria nella quale essi versano di argomenti atti a sostenere un serio esame.

Il lettore non perda di vista il fatto che l’articolo della «Guerre sociale», se è per molti aspetti superato, lo è nel senso che oggi, grazie allo sviluppo assunto in epoca successiva alla sua comparsa dagli studi revisionistici sviluppo nel favorire il quale ha giocato una parte di primo piano La Vieille Taupe, casa editrice di sinistra rivoluzionaria: circostanza che sottolineiamo tanto più volentieri quando è il fascista Veneziani a sentenziare che «chi nega l’olocausto è un imbe-cille» («Il Venerdì di Repubblica», 13 maggio 1994 [**] ), la massa delle conoscenze sulla vicenda concentrazionaria si è enormemente accresciuta; e questa massa di conoscenze a tal punto ha confermato le conclusioni già raggiunte dal revisionismo in antecedenza che se quella vicenda potesse venir trattata così come è norma che sia trattato un qualunque accadimento storico il mito che su di essa si è innestato, non che poter godere del crisma ufficiale di verità incontrovertibile, sarebbe nient’altro che un ricordo: il ricordo di un fenomeno la cui spiegazione rientrerebbe nella competenza della psicologia sociale.” (5)

“Quando, nel corso di una discussione su un qualunque argomento, critichiamo una persona e diciamo che “gli alberi nascondono la foresta”, abbiamo presente un tipo di difetto intellettuale molto particolare. A questa persona non rimproveriamo di essere incompetente o di avere sull’argomento delle vedute erronee o poco congrue. Al contrario, può darsi che le sue vedute poggino su ricerche la cui profondità e forza siano tali da far onore ad ogni bella intelligenza. Quel che vogliamo dire è che questa persona si concentra su dettagli fino al punto di non vedere l’insieme, più largo, del contesto; in particolare, se questa persona adottasse e mantenesse una prospettiva più elevata, risolverebbe molti dei problemi che, da principio, avevano destato in lei una curiosità di ordine generale per l’argomento.
Tre anni fa, nella mia prima conferenza all’Institute for Historical Review, avevo evocato esplicitamente questo problema. A pag. 10 del mio libro The Hoax of the Twentieth Century avevo formulato un’osservazione che, se misurata in tutto il suo significato, renderebbe superflua buona parte del mio studio: La più semplice delle buone ragioni di essere scettici riguardo all’accusa di uno sterminio è anche la ragione più semplice da concepire: alla fine della guerra erano sempre là.

Durante tutta la controversia sull’”olocausto” il mio pensiero è tornato di continuo su questo punto.” (6)

Vi invitiamo a prendere visione del sito internet dell’Aaargh per farvi un’idea indipendente sull’ “affaire” olocausto…

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI – Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

NOTE

1) Documento a cura di Holywar – “Le ragioni del revisionismo storico contro la menzogna olocaustica” – In rete consultabile all’indirizzo dell’Aaargh (Association des Anciens Amateurs dè Recits de Guerre et d’Holocaustes) http://www.aaargh.codoh.info/index.html ;

2) Carlo Mattogno – “Come gli storici delegano alla giustizia il compito di far tacere i revisionisti” – dal sito dell’Aaargh;

3) Cesare Saletta – Introduzione a “La Menzogna d’Ulisse” – Ediz. “Graphos” – Genova;

4) David Irving – Presentazione del “Rapporto Leuchter” – Ediz. “All’Insegna del Veltro” – Parma;

5) Introduzione a “Dallo sfruttamento nei lager allo sfruttamento dei lager” da “La Guerre Sociale” – Una messa a punto marxista sulla questione del Revisionismo storico ; Ediz. “Graphos” – Genova;

6) Arthur Butz – “Contesto storico e prospettiva d’insieme nella controversia dell’ “olocausto” – sul sito dell’Aaargh;

https://dagobertobellucci.wordpress.com/2011/07/29/lolocausto-la-grande-menzogna-spunti-revisionistici/

 

SBIRRI, MAGISTRATI E VITA REALE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Dicembre 2018)

Una delle tantissime cose che mi fanno odiare gli imbecilli della cosiddetta “area” (e fra questi, purtroppo, mi tocca anche inserire alcuni dei nostri tesserati), è la tendenza assurda ad “amare”esercito e forze dell’ordine (che meglio sarebbe chiamare disordine), accomunandole alla nostra ideologia.

Questo deriva, oltre che da una profonda ignoranza, anche dal fatto che molti di questi “signori” non sono mai usciti dalla loro casa per propagandare il Fascismo (reale e/o presunto), e che quindi non hanno mai dovuto conoscere sulla propria pelle il modo di agire dei vari sbirri che imperversano nelle vite dei Fascisti veri, che si fanno conoscere e fanno politica anche al di fuori di Facebook e merda similare.

Leggo spesso cretinate che parlano di “eroi” dell’esercito caduti durante le varie missioni da Ascari, che l’esercito della colonia Italia ha compiuto non per la grandezza della Patria, ma per quella della patria dei giudeo – americani che ci comandano, nonché di “eroi” delle forze dell’ordine quando, una volta al secolo, costoro svolgono correttamente il proprio lavoro.

Eppure dovrebbe essere chiaro anche ai meno dotati intellettualmente: chi è pagato per fare un certo mestiere, quando lo fa non è un eroe, ma solo uno che fa il suo dovere; se un vigile del fuoco spegne un incendio, non è un eroe, ma un lavoratore che ha meritato lo stipendio, così come un Carabiniere e/o poliziotto che sventa un crimine.

E nessun militare di questa repubblica Banana sarà mai definibile “eroe” per essersi recato, senza motivo alcuno, ad ammazzare iracheni, libanesi, serbi, somali e chissà chi altro!

Certo, sarà per il fascino della divisa, che porta le donne ad andare a letto con chiunque la indossi, e certi maschietti a salutare romanamente, senza comprendere che una divisa delle SS e/o delle Camicie Nere non ha nulla a che fare con la divisa di Carabinieri, Paracadutisti, Alpini, Guardie giurate e magari portieri d’albergo!

Soprattutto i Carabinieri, lodati da molti idioti, hanno una storia che dimostra come la loro fedeltà sia volta a chi detiene il potere, e non certo al popolo, o a un’ideale particolare. Dopo la vergogna dell’8 settembre e la conseguente costituzione della RSI, moltissimi Carabinieri rimasti al nord collaborarono con le nuove autorità repubblicane, e molti di loro furono barbaramente trucidati dalla feccia partigiana… Ma è altrettanto vero che i Carabinieri rimasti al sud continuarono a servire l’inesistente regno d’Italia, combattendo a fianco dell’invasore angloamericano e macchiandosi le mani del sangue di innocenti eroi del Fascismo, come Ettore Muti.

SbirroOggigiorno, più modesta-mente, questi signori in divisa si limitano ad obbedire agli ordini di questa repubblica infame, al solo fine di guadagnarsi lo stipendio, senza badare a quelli cui rovinano l’esistenza per applicare questi ordini; sapeste quanti ne ho conosciuti di sbirri di ogni corpo pronti a dichiararsi Fascisti persino mentre rovesciavano i cassetti di casa mia, per obbedire a farneticanti ordini volti a colpire il “pericoloso” Fascista che aveva osato schierarsi prima con il Fronte Nazionale di Franco Freda, e poi con il MFL di Giorgio Pisanò.

Per non parlare di quelli che non si limitano ad obbedire gli ordini, ma addirittura lavorano alacremente per inventare dal nulla casi che serviranno ad incastrare altri “pericolosi” Fascisti.

Basti pensare alla povera Katia De Ritis, non solo arrestata ingiustamente dai Carabinieri del ROS (i quali non esitarono a minacciare l’85enne madre malata che protestava contro l’irruzione)mentre era malata di tumore ed in chemioterapia, ma addirittura incastrata da altri Carabinieri che le si erano infiltrati in casa per poterla coinvolgere in un golpe da operetta, che avrebbe dovuto tenersi con dei fucili da caccia da rubare ad un vicino di casa… Decine di intercettazioni diligentemente riportate dagli sbirri, nelle quali si sentivano dei poveracci dire delle frasi che più o meno diciamo tutti quando perdiamo la pazienza, ed un Capo golpe che, guarda caso, era proprio un ex Carabiniere e che, sempre casualmente, fu il primo ad uscire dalla galera dopo gli arresti illegittimi!

Ma vallo a spiegare a certi Fascisti da operetta che quella che chiamano “Benemerita” non ha proprio nulla a che fare con noi e che, al contrario, lavora per un regime che la utilizza in primis per reprimere proprio noi!

Giusto per aiutare i cretini nella comprensione, mi accingo a raccontare l’ultima mia esperienza diretta, che mostra le sinergie messe in atto da sbirri, magistrati e prefetti per rovinare l’esistenza a cittadini onesti che hanno quale unica colpa quella di avere e professare apertamente idee Fasciste e Nazionalsocialiste.

Non è la prima volta che parlo di certe porcherie, di solito messe in piedi dalla magistratura locale, come potrete anche rileggere in questo articolo:

http://lavvocatodeldiavolo.biz/?p=64;

tuttavia questa è la prima volta che mi capita di vedere una così stretta e capillare unità d’azione da parte delle cosiddette autorità della repubblichetta antifascista.

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Ma prima di procedere nel racconto è necessari una breve premessa, al fine di favorire la comprensione; negli anni 80, quando ancora vivevo a Torino con mia madre, mio padre, che già viveva e lavorava a Valfenera d’Asti (sono figlio di divorziati, caso mai non fosse chiaro), ottenne dai Carabinieri della stazione di Villanova d’Asti, il nulla osta a detenere una pistola in casa, a causa di alcune minacce ricevute dopo avere aperto una ditta di dimensioni considerevoli.

La pistola restò nel cassetto del suo comodino per anni, anche quando, nel 1989, mi trasferii insieme a quella che sarebbe divenuta a breve mia moglie, presso casa sua, per poterlo assistere dopo una grave malattia e relativa operazione.

Ripresosi dalla malattia, nel 1990 decise di trasferirsi nelle Marche, lasciando l’affitto di casa a me e mia moglie, dopo le nostre nozze del 1° Luglio 1990.

A quel punto sorse il problema della pistola; mio padre, privo di porto d’armi, non poteva portarla con sé, ma neppure io, privo di nulla osta, potevo detenerla nel luogo di residenza.

Fu proprio lo stesso Maresciallo dei Carabinieri che aveva concesso il nulla osta a mio padre e proporci la soluzione: una sorta di voltura dell’arma a nome mio, che mi dava il diritto di continuare a detenerla dove era sempre stata.

Così la pistola restò nello stesso comodino di sempre, che era diventato nel frattempo mio.

Lì rimase per alcuni anni, almeno fino a quando le autorità astigiane della Repubblica Banana non mi promossero a pericolo pubblico numero uno per le istituzioni antifasciste, ovvero dopo avere notato il mio impegno pubblico in politica per un’ideale che ben conoscete.

Dal 1992 circa, subii decine di perquisizioni per i motivi più fantasiosi e deliranti, durante le quali tutti gli sbirri dei vari corpi dello Stato, Digos in primis, mi chiesero di verificare lo stato della pistola e dove la tenessi, trovandola sempre nel cassetto del solito comodino.

Persino quando qualche gentile “compagno” decise di lanciare una molotov contro casa mia, non ricordo se nel 1994 o 1995, gli sbirri che sgomitarono per fotografare il mio balcone ed i cocci della molotov, procedettero allo stesso modo nei confronti della pistola.

Per la cronaca: dopo eroiche indagini, foto e commenti vari, le autorità della repubblichetta antifascista sentenziarono che la molotov fu certamente uno scherzo di cattivo gusto!

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Si arriva così, fra una porcata e l’altra del regime antifascista, alla fine dell’anno 2007, allorquando iniziai le operazioni di trasferimento da Valfenera d’Asti, al paese limitrofo di San Paolo Solbrito; ovviamente, anche in questo caso, non avrei potuto muovere l’arma per trasferirla… Mi rivolsi quandi, ancora una volta, ai Carabinieri di Villanova d’Asti, i quali mi aiutarono a risolvere il problema… Così, dal gennaio 2008 in poi, la mia cara pistola rimase nel cassetto del mio comodino, che si era però trasferito a San Paolo Solbrito.

E lì è rimasta per i successivi dieci anni, senza più essere disturbata da perquisizioni varie di chi probabilmente si era stancato di non trovare nulla per incastrare ed incarcerare il pericoloso Fascista che osava presentarsi alle elezioni!

Ma torniamo alla cronaca dell’ultima infamia che intendevo raccontarvi; un bella mattinata di alcuni giorni fa, io e mia moglie sentiamo una mezza dozzina di scampanellate consecutive, tipiche di una certa arroganza che ben conosciamo… Uscita a controllare, mia moglie nota un’auto dei Carabinieri davanti al cancello; i solerti difensori dello Stato antifascista dicono di dovere entrare per un controllo… Mia moglie chiede se poteva sapere il motivo e la risposta dell’arrogante graduato è stata: NO.

Ora, non so se costoro siano semplicemente ignoranti, o se credano di potere ottenere tutto con l’arroganza e la protervia, ma qualsiasi cretino sa bene che nessuno sbirro può pretendere di entrare a casa vostra senza un regolare mandato; chiunque, senza essere un genio, o un laureato, può trovare con una breve ricerca su Google quanto segue:

“Ma allora, se arrivano a casa i carabinieri e vogliono procedere alla perquisizione senza mandato: è vali-da? Assolutamente no. Senza mandato (e anche in caso di mancata indicazione degli elementi sin qui descritti), la perquisizione non è valida e puoi rifiutarti di farla fare. La perquisizione, per poter essere legittimamente effettuata, deve essere predisposta secondo la legge e nessun carabiniere può operarla di propria iniziativa; è un diritto del perquisito, infatti, avere un decreto motivato disposto dal pubblico ministero o dall’autorità giudiziaria competente”.

https://www.laleggepertutti.it/190599_carabinieri-perquisizione-senza-mandato-e-valida

Quindi l’arrogante Carabiniere antifascista avrebbe potuto ricevere, come risposta, una bella pedata nel sedere!

Ma, come sempre accade, chi non ha nulla da nascondere e non vuole allungare troppo una farsa, fa comunque entrare gli allegri sbirri, anche per sapere esattamente che cosa li abbia spinti a violare il domicilio di due cittadini onesti.

Una volta entrato, il graduato, dopo essersi lamentato per la presenza dei miei cani che gli avrebbero sporcato la divisa con i loro peli (sarebbe bastato evitare di rompere i coglioni al prossimo in casa propria, restandosene a casa e/o in Caserma), lancia la sua domanda da un milione di dollari: “Lei ha una pistola in casa?”

Rispondo sorridendo che ovviamente ho una pistola in casa e che loro lo sanno benissimo, in quanto regolarmente detenuta con nulla osta rilasciato proprio da loro (inteso come Carabinieri di Villanova d’Asti, non come persone fisiche), e che sarebbe grave se non l’avessi più…

Il Maresciallo chiede di vederla e lo porto davanti al comodino nel quale è sempre stata; inizia così una sceneggiata napoletana ch subito non capii (ma capii poco tempo dopo, cioè quando scoprii la sinergia fra sbirri e magistrati che vi illustrerò in seguito), nella quale il graduato, con toni da Mario Merola, iniziò quasi a disperarsi per la “grave” irregolarità! La pistola, a suo dire, dovrebbe essere custodita in una sorta di cassetta di sicurezza (o magari cassaforte?), separata da proiettili e caricatori.

Ribatto che molto stranamente nessuno dei tanti sbirri che mi perquisì casa e cassetto del comodino negli anni passati aveva mai trovato nulla da ridire sul luogo di conservazione della pistola, ma lui, imperterrito, risponde che non può farsi carico delle “irregolarità” dei suoi colleghi…

Infine, mi rivela il gran segreto: dal 2013 è cambiata la normativa, ed è stato introdotto l’obbligo della visita medica periodica per chi detiene armi.

Osservo che siamo alla fine del 2018, e che in quasi sei anni qualche genio della locale Stazione dei Carabinieri avrebbe potuto avvisarmi della cosa… Una telefonata, un sms, una mail, o magari una cartolina postale, se non addirittura un fischio dal finestrino dell’auto quando ci si incontra in paese!

Ma il Maresciallo risponde con una di quelle frasi che hanno reso celebri i Carabinieri delle barzellette: “Lo deve sapere, ne hanno parlato anche in TV!”

Peccato avere perso quel programma TV; magari sarà stato in qualche replica della serie Mediaset “Carabinieri”!

Proseguendo questa pagliacciata, il Maresciallo sequestra la pistola e mi chiede di raggiungerlo in caserma per stilare un verbale… Tanto noi cittadini non abbiamo un cazzo da fare, se non obbedire ai loro insulsi ordini!

Nella sala d’aspetto della caserma un Carabiniere mi rivolge domande demenziali, il cui senso non compresi subito: “Lei ha qualche antifurto? Porte blindate? Inferriate?”

Rispondo che avevo una pistola per badare alla mia sicurezza, e che tanto mi bastava.

Poco dopo, al momento di ritirare il verbale di sequestro, comincio a rendermi conto della porcata che mi stanno preparando, certamente ispirata da “qualcuno” con qualche pizzino… Leggo sul verbale, in neretto e bene evidenziato, che il sottoscritto custodiva la pistola sul comodino (non è vero, era in una vano interno), a disposizione di chiunque (vivo in casa con mia moglie, non ho mai avuto figli e non ospito nessuno)… Praticamente una evidente volontà di fare del male al sottoscritto per inguaiarlo.

Ma la cosa più assurda e degna del cabaret dello Zelig è la seguente: gli sbirri hanno la faccia tosta di scrivere una frase del tipo “Poiché Gariglio non ha antifurti, porte blindate e/o inferriate, chiunque può introdursi in casa sua ed impadronirsi della pistola”!

In altre parole, poiché i vari sbirri di questa Nazione, pagati per prevenire e reprimere il crimine non fanno il loro dovere, preferendo rompere i coglioni alle persone per bene, oppure appostarsi dietro i cespugli per derubare automobilisti incauti, qualsiasi criminale può in effetti introdursi non solo a casa mia, ma in quella di chiunque non sia ricco e tutelato da scorte pubbliche e private!

Quindi, non tocca a loro fare il loro dovere, ma a me riempirmi di antifurti e sistemi di sicurezza per ovviare alle loro criminali manchevolezze!

Naturalmente, nel verbale –  truffa redatto a bella posa per arrecarmi più danni possibili, non si fa alcuna menzione al fatto che a casa mia vivono ben sei cani adulti, e che probabilmente fanno più da deterrente di ridicole inferriate alle finestre!

Nelle settimane successive, giusto per comprendere quelle sinergie di cui parlavo all’inizio dell’articolo, si scomoda addirittura la mitica Prefettura, che mi scrive chiedendomi quel famoso certificato medico che tutti avevano “dimenticato” di chiedermi dal 2013!

Dopo una breve ricerca su Google, trovo questo:

“Entro il 4 maggio 2015 chi detiene armi deve presentare il certificato medico di idoneità psicofisica alla detenzione; in pratica lo stesso certificato richiesto per il rilascio del nulla osta all’acquisto, previsto dall’art. 35 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Lo stabilisce il decreto legislativo n. 121 del 29 settembre 2013, entrato in vigore il 5 novembre, che ha introdotto diverse novità in tema di controlli per l’acquisizione e la detenzione di armi (bianche, da sparo o da fuoco). (…) Le persone che entro la data di scadenza non avranno provveduto a consegnare il certificato agli uffici di Polizia o Carabinieri che avevano ricevuto le denunce di detenzione, riceveranno una diffida per la presentazione del certificato stesso. Se nei successivi 30 giorni la certificazione non sarà presentata, sarà avviato il procedimento finalizzato al divieto di detenzione.

 https://www.poliziadistato.it/articolo/36638

 Avete notato l’ultima parte evidenziata? Chissà perché avranno dimenticato di inviarmi la citata diffida –  richiesta del certificato medico? Mistero…!

Giusto per proseguire in questa farsa, mi reco dal mio medico della mutua e mi faccio rilasciare un certificato che attesti la mia perfetta salute, nonché il fatto di essere sano di mente e lo invio alla Prefettura… Risposta: non va bene; bisogna ottenere, dopo il certificato del medico della mutua, la certificazione comprovante l’idoneità psico-fisica, rilasciata dall’A.S.L. di residenza, oppure dagli Uffici medico-legali e dalle strutture sanitarie militari e della Polizia di Stato.

In poche parole, trafile assurde e costose a base di marche da bollo, versamenti e gabelle varie, per un totale di poco inferiore ai 100 Euro… Ovviamente, per una pistola che i solerti sbirri mi avevano già trafugato!

Decido di infischiarmene delle minacce mafiose, ed attendo fiducioso la prossima porcata della Prefettura.

Ma nel frattempo, ecco spuntare i maiali in toga (ricordate le sinergie?); ricevo, a tempo di record, dapprima un rinvio a giudizio dove una solerte PM rossa non convalida il sequestro (ovviamente illegale perché non supportato da alcun mandato), ma alla riga successiva dispone il sequestro, in modo tale da ripulire la porcata illecita degli sbirri, ed infine richiede l’emissione di un decreto penale di condanna.

Per quale reato? Boh…

Ancora a tempo di record, risponde il solertissimo GIP rosso, che copiando le porcate scritte dagli sbirri in questione, mi condanna per:

“(…) non avere adottato la necessaria diligenza a tutela dell’interesse della pubblica sicurezza, avendo custodito l’arma in modo negligente, alla portata di chiunque potesse introdursi nella dimora, e cioè sul comodino della camera da letto con il serbatoio contenente sette cartucce inserite”.

bandanax_3254E così si conclude una porcata organizzata e voluta dagli sbirri locali, dalla Prefettura (quella che da vari anni pilota operazioni di sabotaggio ai danni delle liste elettorali del MFL-PSN) e dai solerti maiali in toga.

Qual è la condanna richiesta dalla PM rossa?  Trenta giorni d’arresto, ridotta a 15 giorni per il rito abbreviato e sostituiti da un’ammenda di 1125,00 Euro (che non vedranno mai, a meno che non vogliano ottenerli pignorando qualche vecchio mobile da casa mia)!

Dulcis in fundo, non essendo il maiale in toga soddisfatto, ci tiene anche ad offendere il sottoscritto, sottolineando l’equità della pena in rapporto alla “gravità” del fatto ed alla personalità dell’imputato!

Ovviamente il riferimento è al fatto di essere un Fascista e Nazionalsocialista dichiarato, visto che in 55 anni di vita non ho mai subito un’accusa, né tanto meno una condanna, per reati connessi alla violenza… Anzi, se così fosse stato, grazie alla vicinanza che sempre dimostrano i maiali in toga con i delinquenti comuni, certamente la mia personalità sarebbe stata valutata in modo molto più positivo!

Potrebbe bastare così, ma quando si ha a che fare con le istituzioni mafiose italiane, al peggio non c’è mai fine; la mitica Prefettura mi ha inviato una ulteriore raccomandata per sollecitare la consegna del famoso certificato medico… Con estrema cortesia mi annunciano di avermi restituito il certificato del medico della mutua per favorirmi… Peccato che nella busta non ci sia! Potenza delle istituzioni mafioso -partigiane!

Ora, l’ultima cosa che manca a questa vergognosa vicenda è l’intervento dell’avvocato d’ufficio; molti, fidandosi dei telefilm americani, credono che questa figura sia gratuita e che serva ad aiutare chi ha delle difficoltà economiche, ma in Italia non è così.

L’avvocato d’ufficio è una figura gradita alla Procura e che andrebbe retribuito come qualsiasi altro avvocato; in ogni procedimento penale viene indicato il nome di uno di questi avvocati, che con estrema velocità ti scrive per chiederti se vuoi accettare i suoi servigi, oppure rivolgerti ad un avvocato di fiducia.

Normalmente, nelle centinaia di farneticanti processi contro di me, ho sempre evitato di contattare questi luridi mestieranti, tranne in un caso, ovvero quello descritto nel mio articolo “Maiali in toga”, il cui link ho ricordato all’inizio di questo scritto… Così come ho quasi sempre evitato di nominare altro legale, che mi avrebbe rubato i soldi come tutti, senza difendermi decentemente. Diciamo che ho sempre lasciato fare alle varie Procure d’Italia, per lasciargli la soddisfazione di condannarmi rapidamente!

Ma la squallida categoria degli avvocati d’ufficio ha un modo subdolo di procedere, di norma; ovvero, pur non essendo mai stati contattati, né incaricati, costoro si recano comunque alle udienze, dichiarando di non avere avuto istruzioni dal “cliente”, rimettendosi, quindi, alle decisioni del giudice. Successivamente alla condanna, però, questi sciacalli inviano una parcella delirante, di solito intorno ai 3/4000 Euro, con la quale reclamano il pagamento di prestazioni mai richieste, né mai erogate! Seguono poi solleciti vari, ed infine l’atto di precetto con il quale minacciano esecuzioni forzate per riscuotere il loro “credito”! Perché fanno questo vero e proprio atto infame e truffaldino? E’ presto detto; a volte incappano nel tipico coglione, l’italiano medio, che terrorizzato da minacce e precetti, trova il modo di pagare, magari indebitandosi, mentre quando incappano in un tipo come me, che risponde a pernacchie ai loro tentativi di estorsione, corrono a richiedere il pagamento della parcella allo Stato, che assicura questa categoria infame contro i rischi di non essere pagati dai clienti! Quindi, pur non lavorando e non avendo difeso il presunto “cliente”, possono permettersi di inventare parcelle dettagliate (mi è capitato di riceverne alcune dove venivano conteggiate varie ore di  “telefonate al cliente”, per varie centinaia di Euro, da parte di “nobili” avvocati che non avevo mai sentito!), ed esigerne il pagamento dal “cliente”, o dallo Stato!

Ennesima porcata che solo nella repubblica Banana viene tollerata! Attendo fiducioso…

Carlo Gariglio

PER CHI HA LA MEMORIA CORTA (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Novembre 2018)

Proseguendo in questa sorta di “amarcord” che mi sta spingendo a riesumare miei vecchi articoli, nella speranza di lasciare, quanto meno, un ricordo ed uno spunto di riflessione ai pochi sani di mente rimasti nella nostra “area” politica di riferimento, oggi vi presenterò un vecchio comunicato del 2003, inerente un progetto di unire i piccoli gruppetti della nostra area politica in una lista comune da presentare alle elezioni europee del 2004, uniti non da grandi questioni ideologiche, ma da un minimo comune denominatore che oggi definiremo sovranista…

Ovviamente c’era ben poco di Fascista e Nazional-socialista in questo programma, ma per la prima volta si apriva la porta a tutti, e tutti avrebbero ricevuto eventuali benefici economici in proporzione ai voti ricevuti dai vari candidati (alle Europee c’era e c’è ancora la possibilità di esprimere la preferenza per il candidato più gradito).

Ovviamente sappiamo bene che quell’operazione elettorale morì prima ancora di nascere, trovandosi sostituita dalla cloaca della cara Alessandra Floriani (non chiedetemi di chiamarla Mussolini, per favore), divenuta in seguito la più vergognosa delle unioni politiche, ovvero Alternativa Sociale.

Ma è sempre bene rammentare il perché del naufragio e soprattutto chi si agitò dietro le quinte dapprima per impedire il cartello elettorale dei piccoli idealisti, per poi sostituirlo con quello dei lacchè dei giudei adeguatamente ricompensati da Silvio Berlusconi per i danni arrecati volontariamente all’area di pensiero nazionalsocialista e Fascista.

Qualcuno si starà chiedendo perché rivangare una operazione politica (squallida) di ben 15 anni fa; glielo spiego volentieri. In primis c’è una motivazione casuale che mi ha richiamato alla memoria il livello di miseria umana  e morale di certi escrementi, essendomi capitato di recente uno dei tanti Fascisti “duri e puri” da social, il quale osava bacchettare noi del MFL-PSN per certi nostri comportamenti, vantandosi di essere stato uno dei fondatori di Alternativa Sociale in Sicilia!

Sì, avete capito bene, il classico fallito senza arte, né parte, che non si è mai avvicinato all’unico movimento veramente e dichiaratamente Fascista esistente in Italia, salvo poi dispensare pillole di Fascismo in giro su Facebook… E ovviamente il classico vigliacco che infesta una certa area politica agendo da tipico parassita di scuola missina, ovvero capace di spuntare dal proprio nascondiglio solo quando si tratta di appoggiare movimenti con referenti noti, in grado di parare il sedere agli aderenti ed abbastanza ammanicati con il potere da garantire tranquillità giudiziaria e magari da fare sperare in qualche “sgabello” di potere qua e là.

Il secondo motivo per cui parlo di questa cosa è che gli squallidi ed infami autori di questa porcheria, con tanto di corte dei miracoli al seguito, sono ancora vivi e vegeti (purtroppo), e continuano a prendere per il deretano tanti idioti pseudo fascisti con le loro varie iniziative, tutte volte, come sempre, non a tutela di vecchi ideali, né del popolo italiano, ma sempre e soltanto dei loro conti correnti personali e familiari.

I Tilgher, i Fiore, le Floriani ed in parte persino i Romagnoli sono ancora in circolazione,  svolgono i loro infame ruolo di infiltrati in un’area che non è la loro, dalla quale cercano di raccattare consensi e militanti, al fine di sottrarli ai pochi difensori dei nostri ideali.

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Quindi, giova ricordare quello che accadde dopo il comunicato del 2003, che leggerete a seguire; alle elezioni europee del 2004 partecipò un cartello elettorale composto proprio dagli infami che nulla avevano a che fare con la coalizione che si stava preparando, e che si impadronì dell’iniziativa abusivamente ed arbitra-riamente… Gli infami furono la sig.ra Floriani, Fiore e Tilgher, che presentatisi sotto il nome di Alternativa Sociale, spuntarono l’elezione di un euro-parlamentare, cioè la Floriani stessa.

Giusto per capire l’amore per gli ideali e per il nuovo soggetto politico, la Floriani era già parlamentare in Italia, e lo sarebbe stata fino al 2066; avrebbe potuto, quindi, scegliere di restare al Parlamento italiano e cedere il posto in Europa a Fiore in modo da avere due rappresentanti del nuovo movimento politico, ma essendo interessata sempre e solo al suo conto in banca, le gentile signora optò per la carica in Europa, dando a Fiore il contentino di diventare il suo portaborse!

Ma il peggio accadde l’anno successivo: in vista delle elezioni nazionali del 2006, si costituì ufficialmente, con tanto di atto notarile, il nuovo soggetto politico Alternativa Sociale, che per l’occasione imbarcò anche Romagnoli e la sua Fiamma Tricolore.

Grazie al compianto Alberto Mariantoni, che ben conosceva i soggetti coinvolti, seppi tutti i retroscena di questa squallida operazione, ovvero che la costituzione del movimento avvenne nello studio di uno dei tanti legali sul libro paga di Silvio Berlusconi, il quale donò per il “disturbo” agli infami convenuti l’equivalente di 50 milioni di lire a testa ai “fantastici” quattro: Floriani, Romagnoli, Fiore e Tilgher. Inoltre, lo stesso Berlusconi fece stampare da una sua tipografia decine di migliaia di manifesti con le figure dei quattro, in modo da lanciare a dovere questo nuovo soggetto.

La strategia di Berlusconi era più che chiara: temendo in una flessione di AN, a causa del viaggio del circonciso Fini in Israele, contava di recuperare i voti in libera uscita di AN tramite la coalizione dei falsi fascisti, al fine di farli rientrare nel suo centrodestra.

Ma la fatica fu inutile, dato che l’elettorato del fu MSIDN e della degnissima erede AN, era da sempre venduto agli interessi giudaici; indi, Fini non subì alcuna flessione, ed i quattro infami venduti ottennero un fiasco elettorale alle elezioni del 2006.

Ennesima pagliacciata, ennesima figuraccia, ma ennesimo modo per sbarcare il lunario venendosi a Silvio Berlusconi e tradendo, una volta di più, un’area politica che fingevano (ed ancora fingono) di sostenere.

Inutile dire che il popolo dei vigliacchi falsi Fascisti, come sempre, rispose con insulti e dileggi vari alle nostre denunce, preferendo scodinzolare davanti alla bella presenza (allora) della sig.ra Floriani e dei suoi lacchè.

Sono passati più di 15 anni, ma nulla è cambiato, ed i coglioni che fingono di rappresentare il Fascismo continuano a scodinzolare di fronte alle iniziative di questi indegni infami prezzolati, ignorando i pochi che, come noi, sono rimasti fedeli agli ideali. Lascio a voi il giudizio e proseguo con il comunicato del 2003.

Carlo Gariglio

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Gli avvenimenti degli ultimi giorni e le numerose richieste di chiarimenti che ci pervengono dai Camerati di tutta Italia impongono questa breve riflessione, da considerarsi a tutti gli effetti come una definitiva presa di posizione in merito ai tanto decantati cartelli e cartellini della cosiddetta “area”.
Tutti sanno che dalla scorsa estate cominciò a circolare in varie sedi un appello, su carta intestata della Fiamma Tricolore, firmato “Luca Romagnoli”, attuale segretario nazionale della FT. Detto appello chiamava a raccolta gruppi e gruppuscoli di ogni tipo al fine di costituire un cartello elettorale unitario in vista delle prossime elezioni europee; l’accordo, ispirato dal leader del Front National francese J. Marie le Pen per il tramite di un comitato appositamente costituito e presieduto dal Camerata Alberto Mariantoni, prevedeva l’accettazione di un minimo comune denominatore politico, identificato nella richiesta della piena sovranità europea da perseguirsi mediante l’affrancamento dalla sudditanza nei confronti degli USA. Noi del MFL, che ben conosciamo l’ambiente umano che si cela dietro la sigla della FT, esitammo a prendere in considerazione la proposta, ma fummo invogliati ad interessarcene dall’esistenza di un comitato “super partes”, che avrebbe garantito la stesura degli accordi ed il rispetto degli stessi.

La proposta partita dalla Francia era aperta a tutte le forze politiche ed a tutti i singoli individui che si riconoscevano nel minimo programma elaborato; a tutti, tranne che a due persone ben identificate: i signori Rauti e Tilgher. Certo, J. M. Le Pen non è un Fascista, ma non è neppure un coglione come tanti sedicenti Fascisti nostrani, indi ha ben chiare certe sue dirette esperienze passate con i soggetti di cui sopra, indi la sua proposta era del tutto legittima e motivata.

I lavori preparatori del cartello parevano procedere per il meglio; ad una recente riunione del Comitato, in quel di Piacenza, partecipò anche il sottoscritto, dando l’adesione del MFL, a condizione che le regole anticipate verbalmente fossero messo nero su bianco e controfirmate da tutti. Proprio in quell’occasione il sottoscritto ebbe l’occasione di conoscere personalmente Luca Romagnoli, il quale con molta modestia venne a presentarsi e si comportò in modo cordiale ed educato.
Purtroppo in FT, indipen-dentemente da chi regge la segreteria nazionale, le cose cambiano in fretta, ed i patti sottoscritti e richiesti proprio da quella sigla finiscono regolarmente nel gabinetto nel breve volgere di pochi giorni.

Cosa è accaduto nel frattempo? Strani contatti fra Tilgher e la FT, strani ammiccamenti con Roberto Fiore, che pure aveva ufficialmente escluso la sua partecipazione al Cartello annunciando la presentazione di liste proprie a nome di Forza Nuova, ma soprattutto strane manovre targate AN, entità dalla quale il segretario di FT non si è mai staccato con decisione, avallando in molte zone d’Italia liste comuni FT/Polo delle Libertà…

Tali manovre oscure hanno portato a posticipare sempre di più la stesura definitiva degli accordi, tanto che alla recente riunione del Comitato promotore tenutasi ad Avezzano (AQ), invece di vedere finalmente nero su bianco le cose di cui tanto si era dibattuto, si è assistito ai più infamanti voltafaccia ed alle peggiori provocazioni ed infiltrazioni.

E’ stato redatto un documento ufficiale in quell’occasione, ma che tanto aveva lavorato per la creazione del Cartello non ha affatto firmato questo documento; il documento in questione recita:

“Il coordinamento per l’indipendenza europea, sottoscritto dai promotori di cui all’elenco allegato, si impegna a perseguire i seguenti obiettivi: Libertà, indipendenza, autodetermina-zione, sovranità politica, economica, culturale e militare per l’Italia, per l’Europa e per il resto delle nazioni del Mondo.

Per realizzare tali program-mi il coordinamento per l’indipendenza Europea si propone di presentare, in occasione delle prossime elezioni europee del 2004, un proprio cartello elettorale aperto a tutte le forze indipendentiste e sovraniste, al di là di qualsiasi sensibilità ideologica, politica e partitica – Avezzano, 22/11/2003 – H. 18,30”

Quello sopra descritto è lo stesso programma proposto a suo tempo dalla FT di Romagnoli a tutti… Ma in calce al documento di Avezzano figurano solo le firme delle seguenti realtà politiche: Movimento Fascismo e Libertà, Gruppi Minerva, Unione Nazionale delle Comunità e In Europa con Haider, unitamente alle firme di varie singole personalità, fra le quali quella del Presidente del Comitato Promotore, Alberto Mariantoni.

Dove sono finite le firme di quelli che sono stati i promotori, cioè gli incorreggibili “missini”?
Il signor Romagnoli era così impegnato da NON partecipare ai lavori del Comitato, ma stranamente il giorno successivo alla firma del documento riportato, ad Avezzano si è presentato il signor Tilgher, unitamente ad i suoi immancabili “gorilla”. Chi poteva avere invitato questo signore, che non poteva avere nulla a che fare con il Cartello, pena il ritiro del patrocinio francese? Chi poteva avere interesse a fare intervenire questo signore (nel vuoto più totale, dato che la stragrande maggioranza dei presenti è uscita immediatamente al suo ingresso), presentatosi per perorare la causa del suo FSN?

fiore_tilgher_mussolini_romagnoli_01Domande interessanti, che trovano risposta nella successiva fugace presenza del signor Romagnoli, degnatosi di presentarsi alla riunione alla sua conclusione, al solo scopo di avvicinare qualcuno dei convenuti per abbordarlo con frasi del tipo: “Ma a cosa serve questo cartello? Venite tutti nella Fiamma Tricolore”!
Come dice un vecchio detto, “più la scimmia sale in alto, più mostra il sedere”…

E questo è proprio il caso giusto per citarlo…

L’umile Romagnoli della scorsa estate, segretario nazionale di un partito allo sfacelo, incapace di superare umilianti risultati da Partito Umanista, sia come ruota di scorta del Polo, sia come entità autonoma, sia come lista unita ad altre “forze” dell’area, intravede oggi altri scenari politici, grazie al fermento provocato nella base di AN dalle ultime badogliate di Fini, dall’uscita dal partito della Signora Alessandra Floriani, dalle sparate dei vari Buontempo, Storace, Assunta Almirante… Perché, dunque, sporcarsi le mani con i Fascisti, quando si può trattare con missini ed AN-ali? Perché affiancarsi ad un Fascio Repubblicano quando si può tornare in lizza per ottenere l’agognata fiammella?

Ed ecco, allora, che lo stesso Romagnoli che tempestò giornali, gruppi internet, forum e quant’altro con la sua richiesta di collaborazione per la creazione del Cartello elettorale, straccia patti ed accordi presi da lui stesso per correre a riabbracciare i vecchi compagni (di merende)… Il nostro Vice segretario Nazionale, Alberto Mazzer di Roma, attende ancora l’appuntamento promessogli dal signor Romagnoli per chiarirgli la sua posizione circa il Cartello elettorale. Però, nel frattempo, il signor Romagnoli trova il tempo per riunirsi con i suoi pari e per comunicare, urbi et orbi, che si sta creando il nuovo cartello FT – FSN – FN, in attesa di ricostruire il vecchio e caro MSIDN, quello, per intenderci, che prendeva soldi dagli USA, che giurava fedeltà al patto atlantico, che perorava la causa dello Stato pirata di Israele e che, dulcis in fundo, votava a favore dell’invio dei nostri soldati a bombardare innocenti iracheni nel lontano 1991.
Naturalmente questo nuovo MSIDN sarà legato a stretto filo con i vecchi “camerati” di AN, poiché i voti in libera uscita che AN passerà a lorsignori, torneranno alla causa polista sotto forma di accordi elettorali con il Polo delle Libertà o con patti di desistenza… Quegli stessi patti che consentono all’inesistente FT di essere rappresentata in parlamento e di mungere dalle casse statali vari miliardi di finanziamento pubblico al partito ed all’organo d’informazione dello stesso.

Il cerchio si è chiuso. E con questa chiusura si dimostra per l’ennesima volta quanto i più accorti fra noi già ben sapevano: non si può avere nulla a che fare con quest’area di sbirri del regime, di doppiogiochisti, di ex uomini di fiducia di un certo “Caccola”, di infiltrati, di vermi che strisciano fin nelle nostre case spacciandosi per Camerati (al sottoscritto è successo di recente) al solo fine di reperire informazioni da riportare agli sbirri che li manovrano, di vigliacchi che prendono la tessera del MFL nascondendo di essere già agenti occulti della FT, di falsi eroi che si inventano di sana pianta un passato fatto di risse, scontri di piazza, fedeltà all’idea, ma che in realtà sono dei Giuda che nessuno ha mai sentito nominare prima e che si terrorizzano alla sola idea di fare politica sul territorio mettendo in gioco la propria faccia e rendendosi reperibili…

Da oggi il MFL chiude definitivamente ogni rapporto con quest’area di merda e con tutti i suoi vari esponenti a tutti i livelli. La favoletta del “camerata” in buona fede è finita. Così come per i badogliani di AN, anche i badogliani di FT et similia dovranno essere esclusi e trattati come appestati. L’area Fascista prende finalmente le distanze da missini, pseudo camerati, traditori, infiltrati e quant’altro. Chi tradisce la parola data non solo non ha diritto di cittadinanza fra i Fascisti, me non ha diritto neppure di definirsi UOMO.
Se qualcuno che ancora si reputa Fascista vorrà prendere immediatamente le distanze da chi ha tradito, non ha che da contattarci; ma subito, perché chi sostiene oggi le scelte badogliane dei vari Romagnoli, domani non potrà più trovare scusa alcuna, né accoglienza fra i Camerati.

Da oggi lo Statuto del MFL prevederà l’espulsione immediata per indegnità per tutti gli iscritti che aderiranno ad iniziative ufficiali patrocinate da FT, FSN e Forza Nuova.

Ne prendano atto gli iscritti ed i dirigenti locali; chi non si troverà d’accordo con il nuovo corso politico del MFL non dovrà fare altro che riconsegnare la tessera ed accomodarsi fra i missini.

Carlo Gariglio – Segretario Nazionale MFL

 

PICCOLI RAZZISTI ALL’AMATRICIANA CRESCONO… (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Ottobre 2018)

Come ho già detto più volte, la mia voglia di fare politica e di scrivere articoli ha raggiunto i minimi termini, stanti ignoranza e cretinismo sempre più diffusi nella nostra cosiddetta “area” politica.

Anche in questo caso, ritornando a parlare dei noti razzisti all’amatriciana, ovvero quelli che seguono bovinamente i dettami del razzismo inventato dagli anglosassoni, senza neppure sapere che in base a questi dettami noi italiani siamo considerati (insieme a tutti gli europei latini ed a quelli dell’est) esattamente alla stregua dei negri, riproporrò un mio vecchio articolo del 2011 che dimostrerà come nulla sia cambiato in 8 anni di cretinismo pseudo fascista, ad eccezione dei nomi degli idioti citati.

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Ma prima di addentrarmi nei ricordi, volevo fare questo breve preambolo, che descrive alla perfezione l’ignoranza mostrata dai razzisti all’amatriciana in occasione dei recenti campionati mondiali di pallavolo, maschili prima e femminili poi.

Durante questi avvenimenti, su Facebook imperversavano decine di questi coglioni (tutti regolarmente bloccati dal sottoscritto), che straparlavano soprattutto contro le negre (ma italianissime) presenti nella nazionale femminile di pallavolo.

Ma prima di quelli femminili, ci sono stati i mondiali maschili, i cui “eroi” nazionali designati sono stati, come descritti da Wikipedia:

Ivan Zaytsev è un pallavolista russo naturalizzato italiano. Gioca nel ruolo di schiacciatore e opposto nel Modena; Osmany Juantorena Portuondo è un pallavolista cubano naturalizzato italiano. Gioca nel ruolo di schiacciatore nell’Associazione Sportiva Volley Lube. È nipote di Alberto Juantorena, campione olimpico a Montréal 1976, nonché politico di Cuba.

Quindi, “eroi” della Nazione un russo ed un cubano, divenuti italiani in un secondo tempo e con naturalizzazioni (specialmente quella del cubano) quanto meno sospette…

Fra i tanti coglioni che commentavano questi avvenimenti, nessuno si è indignato per la presenza di questi stranieri italianizzati, per il solo e semplice fatto che questi signori avevano la pelle bianca (il russo), oppure non troppo scura (il cubano).

Casi umani analoghi agli appassionati di calcio che tollerano da sempre le varie naturalizzazioni di argentini, brasiliani, uruguaiani ed altri di pelle quasi bianca, salvo poi indignarsi quando in nazionale gioca Mario Balotelli, certamente negro, ma altrettanto certamente italiano a tutti gli effetti, in quanto adottato da una coppia di italiani.

Oltre tutto, questi coglioni che tanto blaterano di purezza razziale, non sanno neppure che il fenomeno di inventare ascendenti italiani a calciatori di mezzo mondo era già in auge persino nel 1934 e 1938, ovvero quando l’Italia vinse due mondiali di calcio consecutivi:

http://quasirete.gazzetta.it/2014/06/12/azzurro-oriundo-da-mumo-orsi-a-paletta-i-naturalizzati-ai-mondiali/

Tornando alla pallavolo maschile, i due “eroi” sopra descritti, dopo avere maramaldeggiato nelle prime fasi contro avversari di seconda fascia, si sono sciolti come neve al sole durante la fase finale, finendo spazzati via dalle nazionali veramente forti, che hanno buttato fuori l’Italia dal podio.

Ma è con i mondiali femminili che gli idioti cerebrolesi del “razzismo” nostrano hanno dato il peggio di sé… Decine di messaggi deliranti ove si accusavano le 2 ragazze italiane di colore di essere delle scimmie (detto, oltretutto, da personaggi che se si guardassero allo specchio, o guardassero bene i cessi con i quali si accoppiano, capirebbero che non è necessario essere negri per assomigliare a dei gorilla!), altri messaggi ove si accusavano i giornali che mostravano le foto delle suddette giocatrici di razzismo alla rovescia… Il peggio del peggio dei nostri razzisti all’amatriciana!

Ora, venendo ai fatti, se la stragrande maggioranza degli articoli di giornale che riguardavano le vittorie della squadra femminile di pallavolo si concentravano, soprattutto, sulle due ragazze negre, magari la soluzione è molto più semplice delle teorie complottiste dei nostri razzisti all’amatriciana; basta guardare questa interessante classifica riguardante i premi assegnati alle migliori giocatrici del mondiale:

Miglior palleggiatrice: Ofelia Malinov (Italia)

Miglior opposto: Paola Egonu (Italia)

Miglior schiacciatrice: Miriam Sylla (Italia).

camice nere razzismo stopCapito, cari cerebrolesi del razzismo nostrano? Le due negre sono state le migliori giocatrici del mondiale, di una spanna superiori alle altre nostre e pur brave giocatrici di pura “razza” italiana! E in loro  compagnia c’è anche una ragazza italiana nata de genitori bulgari, che ovviamente non urterà la vostra demenziale suscettibilità “razzista” in quanto di pelle bianca!

Come già fatto per i due giocatori della squadra maschile, nati stranieri e divenuti italiani per decreto, ecco cosa dice Wikipedia delle giocatrici risultate le migliori del mondiale:

Paola Ogechi Egonu è una pallavolista italiana. Gioca nel ruolo di schiacciatrice e opposto nell’AGIL (È nata a Cittadella da genitori di nazionalità nigeriana).

Miriam Fatime Sylla è una pallavolista italiana. Gioca nel ruolo di schiacciatrice nell’Imoco (Nata a Palermo da genit-ori ivoriani, si trasferisce giovanissima a Val-greghentino in Lombardia, dove inizia a giocare a pallavolo nelle giovanili del Grenta e successivamente dell’Olginate e dell’Amatori Orago).

La carriera di Ofelia Malinov, figlia dello allenatore bulgaro Atanas Malinov e della ex pallavolista Kamelia Arsenova, comincia nella stagione 2011 – 12, quando viene ingaggiata dal Bruel Volley Bassano, in Serie B1, squadra a cui resta legata per oltre tre annate; nello stesso periodo fa parte della nazionale Under-18, con cui vince la medaglia d’argento al campionato europeo di categoria 2013, di quella Under-19, e dal 2014, ottiene le convocazioni anche nella nazionale maggiore, debuttando nel World Grand Prix.

Quindi, ricapitolando la demenziale filosofia dei nostri razzisti all’amatriciana, si possono imbarcare nelle nostre nazionali stranieri di ogni risma, naturalizzati più o meno veri, ma devono essere di pelle bianca, o quanto meno di pelle non troppo scura!

Gli altri, invece, seppure nati e cresciuti in Italia, godenti della cittadinanza per diritto e non per “gentile” concessione, vanno insultati e discriminati perché di pelle scura!

Pensate che qualche coglione di Facebook si è pure vantato di avere fatto il tifo, nella finale per il titolo femminile, per la squadra della Serbia, contro le negre brutte e cattive schierate dall’Italia! Serbia, che, giusto per ricordarlo, è una delle Nazioni eredi di quella Jugoslavia barbara e criminale, che infoibò migliaia di italiani, fascisti e non, rubando ed annettendosi parti di territorio storicamente italiane!

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A certi escrementi che fingono di essere Fascisti e portano avanti, al contrario, il razzismo barbaro e becero inventato dagli anglosassoni bisognerebbe togliere d’ufficio la cittadinanza italiana e spedirli a vivere proprio in Serbia, così starebbero insieme ai loro simili!

Addirittura, giusto per chiudere in “bellezza”, qualche idiota vantava anche la nazionale cinese, perché non aveva negre in campo! Quella Cina comunista, dove lo Stato ha potere di vita e di morte sui cittadini ed il lavoratore è sfruttato oltre ogni limite… E chissà perché neanche i negri più poveri d’Africa desiderano andare a vivere in un simile paradiso!

Purtroppo la lotta contro l’ignoranza non si potrà mai vincere, e ci toccherà avere a che fare per sempre con certi idioti che discriminano le persone per il loro colore e/o per la loro religione.

Godetevi a seguire l’articolo di cui vi parlavo, costruito su un magistrale lavoro di ricerca del compianto A. Mariantoni, esperto senza pari del mondo arabo e mediorientale.

Carlo Gariglio

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Uno dei motivi per i quali la cosiddetta “area” è destinata a continuare nei suoi fiaschi e nella sua marginalità politica è proprio la crassa ignoranza storica che caratterizza molti dei militanti e moltissimi dei cosiddetti “leader”…

Non a caso si leggono spesso posizioni deliranti e demenziali, degne del Ku Klux Klan o di qualche altro gruppetto razzista americano, spacciate per “fascismo” o “nazismo” da qualche giovinastro che confonde le sue antipatie personali con la dottrina politica di questi movimenti storici; posizioni che, fra l’altro, paiono essere fatte apposta per legittimare l’avversione dei “democratici” nei confronti di questi “nazisti” e “fascisti” all’amatriciana.

Tante volte mi è capitato di litigare sui forum telematici del MFL con personaggi che insultavano senza remore gli altri popoli (africani, orientali, arabi…) ed altre religioni (molti sedicenti “fascisti” credono ancora che un “vero” Fascista debba difendere il mondo cattolico, ovvero quel mondo che ha tradito il Fascismo ancora prima della fine della guerra, e che l’ha relegato oggi al ruolo di “male assoluto” e barbarie…), utilizzando linguaggi ed aggettivi da trivio, degni al massimo di qualche borgataro da stadio.

Quando si tenta di spiegare a qualcuno di questi idioti che Fascismo e Nazional-socialismo non si sognarono mai di prendersela con lo straniero in quanto tale, né tanto meno di avversare la religione Islamica, costoro alzano le spalle e quasi ti scambiano per un cretino!

Ricordo un forzanovista “DOC”, ovviamente pelato e tatuato, al quale feci vedere una foto storica di Hitler a colloquio con il Gran Muftì, esclamare: “Ma che ci fa il Fuhrer seduto insieme ad un arabo?”

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Ecco, in questa frase si sintetizza la “cultura” storica dei tanti estremisti di destra da quattro soldi, che qualcuno pretenderebbe di collocare abusivamente nel nostro mondo, orgogliosamente Fascista e Nazionalsocialista, ma che invece stanno benissimo a braccetto con i loro degni alleati della CDL, Lega Nord in primis.

Quando mai, il Nazional-socialismo tedesco, con tutti i suoi pregi e tutti i suoi difetti, si è sognato di essere antiturco, antiarabo, antivietnamita o semplicemente antistraniero?

Basta sfogliare un qualunque libro di storia seria per apprendere che durante il Secondo conflitto mondiale, il Gran Muftì di Gerusalemme, Haji Amin Al-Husseini, parlava da Radio Berlino per incitare alla rivolta i popoli Arabi sottomessi e colonizzati da quelle Potenze, loro sì razziste ed imperialiste, che la falsa storia ci ha sempre spacciato come “democrazie”, cioè Francia e Gran Bretagna; che il generale Rachid Ali al-Khilani, nel 1941, aveva preso il potere in Iraq dichiarandosi alleato delle ideologie dell’Asse; che lo Shah Reza d’Iran aveva delle simpatie naziste e per quella ragione era stato detronizzato, costretto ad abdicare e deportato in Sud Africa dagli Inglesi nel 1942 (dove fu fatto morire di stenti, in prigionia, a Johannesburg, nel 1944); che il Polacco Dr. Szymkowicz, Mufti dell’Ostland, e Mohamed El-Gazani, poeta e capo fila dei Musulmani antisovietici dell’URSS, avevano aderito al Nazionalsocialismo; che il Turco Alparsan Türkes (capo dei “Ulkücüler” e delle “Formazioni Turaniane”) era un alleato del III Reich; che gli Indiani Ali Ginnah (futuro fondatore del Pakistan nel 1949), i fratelli Subhas e Sarat Shandra Bose, il Dr. M.K. Mukherjee, Nambiar Habibur Rahman e diversi leaders del Sud Est Asiatico si erano politicamente schierati dalla parte dell’Asse Roma – Berlino – Tokio.

Basta informarsi adeguatamente (ma non presso gli alleati dell’estrema destra come Borghezio e Calderoli…) per scoprire che la maggior parte dei Movimenti nazionalisti arabi dell’epoca – come il “Mouvement des Jeunesses Destouriennes” di Férid Bourguiba; il “Parti National Arabe” di Benouna; il “Parti National des Réformes” di Abdel Khaled Torrès; il “Comité d’Action Révolutionnaire Nord Africain” di Yassine Abderrahmane; le “Chemises Bleues” di Mustapha El-Ouakil; “Jeune Egypte” di Ahmed Hussein; le “Chemises d’Acier” di Michel Aflak e Salah El-Din El-Bitar; “Misr-el-Fatat”, le “Chemises Vertes” egiziane; la “Haras el-Arab”, la Guardia Araba siriana; il Gruppo “Nadi-el-Arabi” del Dr. Saïd Abd el-Fattah Iman; il “Club el-Mutunah” di Saïd Thabit e Amine El-Rueihei; il “Club El-Futuah” di Abdul Ghafur El-Bedri; il “Comité d’Action Marocain” di El-Uazzani; il “Consiglio di Difesa della Palestina Araba” di Nabi El-Azma e Adil Arslan; il “Cercle Franco-Musulman” di Mohamed Luaïeb; la “Lega d’Azione Nazionalista” di Abu El-Huda El-Yafi; la “Fraction Istiqlal” di Ahmed Balafrej, Brahim El-Uazzani e Mohamed Lïazidi; il Movimento degli “Ufficiali Liberi” del Generale egiziano Aziz El-Misri; ecc. – sostenevano apertamente la politica di hitleriana di quel periodo.

È sufficiente, infine, recarsi nel cosiddetto “Medio Oriente”, per apprendere che negli anni ’30, Antoun Saadé e Fakhri El-Barudi, fondatori del Partito Popolare Socialista Siriano o Pierre Gemayel fondatore delle Falangi Libanesi (Kataeb), si erano ispirati all’ideologia nazista e fascista di quell’epoca; che il Druzo Chekib Arslan (Presidente del “Comitato Sirio-Palestinese” e fondatore del Movimento panarabo), l’Algerino Ben Badis, il Tunisino Habib Bourguiba e diversi fondatori del FLN algerino degli anni ’50, nonché Gamal Abdel Nasser, Anuar El-Sadat, Abdel Munim Abdul-Rauf (dirigenti del movimento degli “Ufficiali Liberi” egiziani) e lo stesso N’Kruma (futuro Présidente del Gana) avevano espresso simpatie per quell’ideologia e ricevuto congrui appoggi finanziari e militari da parte del regime di Hitler.

Non dimentichiamo che tra gli ispiratori del Movimento Nazionalista Arabo di quell’epoca, c’erano uomini come Hassan Salamè (Palestinese filo-nazista), i fratelli Mohammed e Ahmed el-Salman (nazionalisti iracheni filo-fascisti e rispettivamente, nel ’36, Capitano e Generale d’aviazione), Musftafà el-Ouakil e Ahmed Hussein (egiziani ed ex responsabili delle «camicie verdi» filo-fasciste del loro paese). Ed ugualmente, Abderrahmane Yassine (nazionalista algerino filo-nazista), Takki El-Din El-Hilali (siriano filo nazista, uno degli speakers ufficiali in lingua araba di radio Stuttgart e di radio Berlino), Brahim Tobal, Rachid Driss, Hassine Triki ed il Dr. Ben Slimane (nazionalisti tunisini favorevoli all’Asse), Younès el-Bahri e Ali El-Okab (iracheni filo nazisti, speakers a radio Berlino) Belkacem Radjeff e Momahed Igherbouchène (Berberi o Kabili filo nazisti, speakers a radio Paris-Mondial), Mansour Daoud (Principe egiziano ed ex-volontario nelle Waffen-SS), Béchir Madhébi (Tunisino ed ex responsabile dei servizi di propaganda dell’Asse nel suo paese), El-Salam Benouna, El-Naciri, Brahim el-Ouazzani (nazionalisti marocchini filo nazisti) e Mohammed El-Maadi (Maghrebino ed ex Comandante della prima Brigata volontaria Araba nei ranghi della Wehrmacht, in Francia)…

Questo, naturalmente, senza contare le centinaia di migliaia di volontari Bosniaci (due Divisioni musulmane Waffen SS, la 13° Gebirg-Division “Handschar” e la 23° Gebirgs-Division “Kama”), Croati (cinque Divisioni Nazionali “Hravatsko Domobranstvo”, la “Crna Legija”, la Milizia Ustascia, nonché due Divisioni e numerose Legioni volontarie sul fronte dell’Est), Albanesi (Waffen-Gebirgs-Division der SS “Skanderberg” guidata da Mostepha Bey Frashery), Cosacchi (la Ostlegion, la XIV Kosaken-Kavallerie-Korps der SS Don-Kosaken, la 19° Waffenverbände der SS «Kuban-Kosaken», la 20° Waffenverbände der SS «Terek-Kosaken», la 21° Waffenverbände der SS «Sibir-Kosaken»), Arabi (quarantottomila volontari integrati nella Wehrmacht, senza contare quelli della “Phalange Africaine”, della “Deutsch-arabische Lehrabteilung”, della “Brigade El-Maadi”, della “Französische Freiwilligen Legion” e delle diverse milizie armate costituite tra il 1942 ed il 1944 dal “Rassemblement National Populaire” di Marcel Déat, dal “Parti Popoulaire Français” di Jacques Doriot, dal “Mouvement Franciste” di Bucard e dal “Mouvement Social Révolutionnaire” di Eugène Delonche) e Russi (più di un milione di uomini inquadrati nella “Russkaja Osbodie Telnaja Armia”, l’Esercito di liberazione nazionale russo, agli ordini del Generale Andreï Vlassov).

Non parliamo delle Divisioni e delle centinaia di Brigate e Reggimenti composti da volontari Bulgari, Serbi (inquadrati nella Divisione SS “Prinz Eugen”), Turchi, Ukraini (l’Esercito di liberazione Ucraino), Bielorussi, Turkestani (la Legione Turkestana), Tartari (la Legione della Volga dell’Obersturmfürer Olzcha), Caucasici (la Legione Caucasica di Ali Khan), Azeri (la Legione SS guidata dal generale Mikhail Dudanginsky), Armeni (la Legione Armena), Georgiani (la Legione Georgiana), Tibetani (un Battaglione di volontari figurerà tra i difensori di Berlino nel 1945) ed Indiani-Indù (la 17° Indische Legion der Waffen-SS ed i quattromila volontari del 950° Panzergren-adierregiment e della 18° Unità della SS Freiwilligen-Panzergrenadierdivision “Horst Wessel”, senza contare i 50.000 volontari dell’Indian National Army di Subhas Shandra Bose, inquadrati nell’esercito nipponico).

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Venendo ad anni e personaggi più recenti, come dimenticare il Partito Baath di Saddam Hussein, vera e propria trasposizione moderna dei partiti e dei regimi Fascista e Nazionalsocialista? E come dimenticare i tanti mentecatti italioti di destra, felici di appoggiare il cosiddetto “mondo occidentale” (che ha da decenni ripudiato ogni forma di Fascismo e Nazionalsocialismo…) negli eccidi e nelle rapine operate ai danni dell’Iraq, nel 1991 prima (con tanto di voto favorevole all’aggressione del MSIDN!) e nel 2003 poi?

Del resto, per sbugiardare la favola del razzismo nazista, può bastare un semplice sguardo ad uno dei tanti filmati d’epoca riferiti alle Olimpiadi di Berlino del 1936, ove ci vengono mostrati atleti ed accompagnatori di squadre africane, arabe ed asiatiche, sciamare tranquillamente per la città di Berlino, sedendosi spesso nei Caffè locali, ove venivano serviti da camerieri tedeschi… Vi immaginate voi una cosa simile nei locali di molti Stati del sud degli Stati Uniti, ove la segregazione razziale è stata sancita per Legge fino quasi agli anni ’70? Eppure la Germania Hitleriana ci viene dipinta come un mostro razzista, mentre gli USA di ieri e di oggi vengono contrabbandati come la più alta forma di democrazia dell’universo!

Mentre il mondo si affanna ancora oggi a considerare l’Italia Fascista una Nazione barbara per l’adozione delle Leggi Razziali del 1938 (Leggi che, è bene dirlo, rimasero largamente inapplicate, tali e tante erano le esenzioni contenute al loro stesso interno), nessuno osa ricordare il razzismo americano contro negri ed ispanici, o quello australiano, grazie al quale gli aborigeni fino a pochi anni or sono erano addirittura privi dei diritti politici! Ma USA ed Australia sono state meta, guarda caso, dei viaggi entusiasti del tedesco che dirige la Città del Vaticano, il quale non ha perso occasione per lodare questi regimi razzisti e per straparlare della solita “barbarie nazista” che gli avrebbe rovinato la gioventù!

Verrà prima o poi il momento in cui i nostri nazisti all’amatriciana da stadio saranno rinchiusi in modo coatto dentro una scuola, ove potere studiare con profitto la vera storia ed i veri Fascismo e Nazionalsocialismo? Verrà il momento in cui potremo dirci Fascisti e/o Nazionalsocialisti senza dovere prima prendere le distanze da questi cerebrolesi, che si divertono a farsi partigiani non di una ideologia, ma della parodia storica della stessa che gli hanno dipinto sopra antifascisti, giudei e comunisti assortiti?

Ne dubito, ma continuo a sperare…

Carlo Gariglio

 

L’IGNORANZA AL POTERE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Settembre 2018)

La recente tragedia di Genova che ha visto il crollo del ponte Morandi, ha riportato alla ribalta una delle figure più squallide diffuse dalla cronaca italiana: l’ignorante superstizioso che, incurante dei morti causati dalla tragedia, grida felice “Al miracolo!”.

Fateci caso: non c’è catastrofe naturale, non c’è atto criminale dell’uomo, non c’è tragedia umanitaria, senza l’apparizione di questa genia di cerebrolesi, nati male ed allevati peggio dalle stupidaggini religiose, che incuranti del ridicolo e del dolore di quanti hanno visto morire i loro cari, che corrono a rilasciare dichiarazioni farneticanti agli organi di stampa, blaterando a vanvera di “miracoli”.

Ovviamente, i presunti miracoli sarebbero avvenuti, da parte del Padreterno, per salvare loro stessi, o qualche loro congiunto…

Restiamo al caso del ponte Morandi; avete presente l’idiota alla guida del famoso camion verde, fermatosi pochi metri prima della voragine?

Costui ci ha tenuto a raccontare ai giornalisti che lui si sarebbe salvato in quanto credente, grazie all’azione del suo angelo custode!

Ora, un giornalista appena onesto e rispettoso dei 43 morti innocenti, avrebbe dovuto più o meno rispondere così al deficiente: “Ma i 43 morti, ivi compresi i bambini, sarebbero dunque stati sacrificati dal tuo Dio perché non credevano abbastanza? O forse perché i loro angeli custodi avevano fatto tardi dopo una nottata al centro sociale a base di alcool e droga? O magari stavano manifestando con le bandiere rosse della CGIL per chiedere il rinnovo del contratto degli angeli custodi?”

Purtroppo non abbiamo in Italia giornalisti onesti, indi dobbiamo sorbirci, di volta in volta, le cazzate su Dio, quelle sulle “camere a gas”, l’Olocausto, gli “eroi” partigiani, e chi più ne ha più ne metta!

Altra coppia di cerebrolesi, salvatisi per caso grazie ad una sorta di nicchia apertasi fra le macerie, hanno dichiarato pomposamente che presto si sarebbero sposati in chiesa, per ringraziare quel Dio che aveva creato quella nicchia per salvarli!

Ovviamente, anche in questo caso nessuno ha chiesto ai due ritardati per quale misterioso motivo il loro Dio, che evidentemente era nei paraggi per salvarli, non si fosse degnato di muovere un dito per salvare i 43 morti.

Ribadisco un concetto che ho espresso molto spesso: non me ne frega nulla delle convinzioni e delle superstizioni del singolo; per quanto mi riguarda ognuno può credere, a casa sua, a quello che gli pare, da Manitù a Odino, ma non accetto e non tollero l’istituzionalizzazione della superstizione a fini di propaganda e proselitismo, tanto più se questa propaganda viene fatta sulla pelle di poveracci innocenti che non hanno visto nessun Dio pronto a salvarli.

Ora, seguite per un momento il modo di ragionare di questi decerebrati e di quanti gli danno ampio spazio su TV e giornali: esiste un Dio buono, creatore del cielo e della terra, che sta ovunque a vegliare sui suoi figli… E già così non riesco a capire come questa credenza possa sposarsi con le immani tragedie che capitano ogni giorno, tipo tsunami, terremoti, eruzioni vulcaniche, ma anche bambini che muoiono di fame dopo atroci tormenti, altri che vengono sfruttati dalle multinazionali e pagati pochi centesimi al giorno, altri che nascono affetti da orrende malformazioni e deformità varie… Per non parlare delle tante vittime innocenti di atti di terrorismo e guerra.

Quindi, riprendendo il ragionamento, il “buon” Dio che consente tutto questo senza muovere un dito, sarebbe lo stesso che, improvvisamente, decide di intervenire con tutta la sua onnipotenza per salvare in singolo cretino; non pare anche a voi che quanti credono a queste cose siano, oltre che ignoranti, superstiziosi ed indottrinati, anche un po’ megalomani ed invasati? Credere che esista un Dio che si attivi per salvare noi stessi non è forse una patologia mentale che andrebbe curata e non assecondata?

Se ci fate caso, questi casi sono sempre presenti nelle cronache; nel 2013, dopo l’attentato alla maratona di Boston che costò la vita, fra gli altri, ad un bambino di 8 anni, l’inviata del TG dell’epoca intervisto un italiano presente, che con chiaro accento meridionale raccontò di essersi salvato perché Dio gli avrebbe messo una mano sulla testa… Ma dato che Dio passava da Boston, non poteva nel frattempo mettere una mano anche sulla testa del povero bambino di 8 anni?

Evidentemente il nostro simpatico meridionale contava molto di più!

Persino in occasione dei recenti terremoti del centro Italia abbiamo dovuto assistere alla passerella dei cerebrolesi che parlavano di miracoli… Fra poveracci morti ed altri rovinati completamente, di tanto in tanto spuntava l’idiota sopravvissuto per “miracolo”, alla faccia di chi era invece morto. Ed una delle immagini più squallide e vergognose fu proprio quella di vigili del fuoco e commentatori vari che si inginocchiarono gridando al miracolo, dopo il ritrovamento, fra le macerie di una Chiesa, di un’Icona intatta… Ma che bravo e buono questo Dio che lascia crepare centinaia di persone, ma accorre per salvare uno dei simboli usati per perpetuare le superstizioni cattoliche!

Ma anche quando non è Dio a fare il miracolo, esiste una vasto Circo Barnum di Santi, Beati, Madonne, Angeli, Cherubici e chissà cos’altro, che vengono spesso chiamati in causa dai tanti invasati presenti in Italia… Con buona pace del cosiddetto monoteismo!

Persino la Madonna, che dovrebbe essere semplicemente la madre di Gesù Cristo, si è moltiplicata e sdoppiata, convenzionandosi con le varie Pro Loco per attirare turismo religioso; dalla Madonna di Lourdes a quella di Fatima, passando per Medjugorje e tutte le altre presenti in gran parte del mondo… Ovviamente i testimoni delle varie apparizioni e delle ancora più varie comunicazioni, sono sempre persone ignoranti, prive di cultura, o semplicemente alla ricerca di visibilità, come il nostro mitico ex giornalista Paolo Brosio, che non trovando più lavoro in TV ha dovuto riciclarsi come confidente della Madonna!

Pensateci: una divinità come la Madonna che, invece di intervenire in qualche modo sulle brutture dell’umanità, si diletta a cianciare con dei pastorelli e persino con Paolo Brosio! Per non parlare di quelle che si divertono a fare giochi di prestigio tipo fare piangere la statue!

Non mancano poi Santi e Beati a realizzare “miracoli” a dir poco discutibili; ogni anno, ad esempio, i nostri incorreggibili giornalisti che riferiscono, senza neppure accennare ad un sorriso, del “miracolo” di San Gennaro, con il (finto) sangue che da solido diventa liquido! Anche in questo caso, ci si chiede come mai il santo napoletano non dia i suoi segnali facendo qualcosa di utile, magari contro la camorra, il degrado ed i vari problemi che affliggono la città di Napoli da sempre…

Qualcuno poi parla di Padre Pio e delle sue guarigioni… E qui mi permetto di raccontare una esperienza di famiglia, che aiuta a comprendere come i cerebrolesi creino questi miti.

Nel 1995 mia nipote morì a 20 anni a causa di un incidente stradale, provocato dal mascalzone con il quale usciva, che volle giocare a fare una gara di velocità con altri amici degni di lui. Questo cialtrone, colpevole di tutto, se la cavò con la frattura ad una spalla (ed anche lui blaterò di “miracolo”!), mentre mia nipote, innocente passeggera con tanto di cintura di sicurezza, venne fatta a pezzi dall’auto che colpi proprio la fiancata del lato passeggero. Mia sorella (la madre), passò le ore in cui i medici tentarono di salvarla appellandosi a Padre Pio. Dato che la ragazza morì, nessuno seppe nulla, ma certamente, se i medici l’avessero salvata, la voce dell’ennesima “grazia” di Padre Pio sarebbe giunta certamente a giornali e TV!

Dedico, quindi, a tutti i cerebrolesi credenti, un ottimo articolo scritto da un credente serio, e non rincoglionito da credenze assurde!

Carlo Gariglio

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SUPERSTIZIONE E MIRACOLI

La maggior parte della gente crede nei miracoli, crede, cioè, che Dio intervenga nella nostra vita quotidiana per modellare il nostro destino in base alle nostre richieste e ai nostri comportamenti. Questa è una convinzione che, per una sana ecologia mentale, dobbiamo portare nella discarica dei rifiuti del pensiero.

Voglio subito chiarire che non nego che ci siano fatti che non si possono spiegare in base alla ragione e posso accettare che questi eventi inspiegabili siano chiamati “miracoli”. Sono d’accordo con Spinoza quando scrive che il miracolo è “ […] un prodotto di natura che non può essere spiegato mediante cause, ossia che trascende le capacità umane di comprensione” (Trattato Teologico-Politico, cap. VI). In altre parole, secondo me, i miracoli sono fatti naturali non spiegabili in base alle conoscenze umane del momento. Del tutto diversa è l’idea di miracolo per la religiosità popolare. Il miracolo, per la gente comune, è un fatto soprannaturale che avviene al di fuori e contro le leggi della natura a seguito di un atto di volontà divino che vince e sottomette la natura stessa.

Faccio subito un esempio. I miracoli che più frequentemente sono attribuiti, ai giorni nostri, a Padre Pio o alla Madonna di Lourdes, sono le guarigioni inspiegabili da forme di cancro ritenute incurabili. In effetti, luminari della medicina non riescono a spiegare scientificamente alcuni rarissimi casi di completa remissione della malattia. In questi casi, la religiosità popolare parla di miracoli, di guarigioni miracolose. Dio, per la “buona parola” di Padre Pio o della Madonna, secondo i credenti, interviene per bloccare lo sviluppo “naturale” delle cellule cancerogene. Io invece penso che, in questi casi,  non sia necessario immaginare interventi soprannaturali. Più semplicemente, occorre ammettere che le conoscenze scientifiche sull’evoluzione del cancro sono ancora molto limitate. Meglio prendere atto che statisticamente, anche se in casi rarissimi, si può guarire “naturalmente” anche da forme di cancro ritenute incurabili.

La credenza popolare nei miracoli può essere contestata in base a numerosi ragionamenti logici. Io preferisco partire da un’accurata analisi della natura di Dio.

Dio, innanzi tutto, è ETERNO.

Come detto anche da S. Agostino, per eternità di Dio non si deve intendere una durata temporale infinita senza inizio e senza fine. Dio è eterno perché è fuori del tempo. Il tempo di Dio non ha un prima, non ha un dopo e non ha una durata: è un ETERNO PRESENTE. Il divenire, la storia, lo scorrere del tempo, esiste solo nell’angusta prospettiva dell’uomo, ancorata ad un piccolo angolo di spazio e di tempo dell’universo che conosciamo.

Nell’eterno presente di Dio esiste già tutta la nostra storia: la nostra nascita, gli eventi della nostra vita e la nostra morte. Questo concetto può essere facilmente compreso se si considera un altro attributo di Dio: l’onniscienza. Dio ONNISCIENTE conosce, a priori, tutti i più piccoli eventi del nostro divenire nel tempo. Fin qui siamo tutti d’accordo? Penso di si!

Adesso ti faccio una domanda: “Può Dio andare contro quello che lui già conosce in quanto onnisciente?”. Per esempio, se Dio sa oggi, nella sua onniscienza, che io morirò esattamente fra un anno, può egli, fra un anno meno un giorno, cambiare il mio destino e decidere, per accogliere una mia supplica, di farmi morire fra dieci anni? Cosa rispondi? Se rispondi di sì ammetti il concetto popolare di miracolo ma, allo stesso tempo, implicitamente affermi che Dio non è onnisciente. Altrimenti saprebbe già oggi che io morirò fra dieci anni e non fra un anno e, quindi … non avrebbe nessuno motivo di fare un miracolo. Ti vedo perplesso… Pensaci bene, vedrai che è così.

Io affermo che Dio non può cambiare il mio destino come da lui determinato per l’eternità.

Sono certo che molti riterranno questa opinione assurda perché in contrasto con l’idea comune di ONNIPOTENZA di Dio. Il fatto che Dio non possa intervenire con atti di volontà per determinare lo svolgersi della nostra vita e per sospendere o modificare le leggi della natura viene vista come una limitazione della sua libertà e potenza. Per la gente comune la dimostrazione più grande della potenza di Dio si manifesta principalmente nei miracoli specie in quelli scenograficamente più grandiosi come l’apertura del passaggio nel Mar Rosso per permettere la fuga degli ebrei dall’Egitto.

Costoro credono di esaltare convenientemente la potenza di Dio solo “immaginando la potenza della natura come da lui sconfitta e soggiogata” (TTP, cap. VI). Quindi ritengono che Dio possa, a un certo punto, decidere di ‘sconfiggere e soggiogare’ le leggi della natura da lui stesso decretate per l’eternità. La sua onnipotenza sarebbe quindi la sua capacità di sconfiggere se stesso … Che assurdità!

Il problema è che si immagina la potenza e la volontà di Dio come qualcosa di esattamente uguale alla potenza e volontà umana. In altre parole si continua a vagheggiare un Dio ad immagine e somiglianza dell’uomo. Volontà, intelletto, libertà e potenza di Dio hanno solo il nome in comune con quello che noi intendiamo come volontà, intelletto, libertà e potenza. Come uomo, io agisco, quotidianamente, per atti di volontà. Oggi per esempio ho la volontà di andare a pescare. Ma decido di andare a pescare perché il mare è calmo (soffro di mal di mare), oggi c’è il sole, non c’è vento, ho trovato le esche, ecc. Se ci fosse mare mosso io non potrei decidere di andare a pescare. Tutto questo per dire che la volontà degli uomini è posteriore, o, al massimo, contemporanea alle cause che ne determinano la formazione.

La volontà di Dio non funziona in questa maniera semplicemente perché Dio è causa prima, non c’è una causa antecedente alla sua volizione. La volontà di Dio è a priori di tutte le cose, anche del tempo, anche delle tue preghiere. Per noi che siamo nel tempo, essa, per forza di cose, ci deve apparire statica, eterna ed immutabile.

Se Dio dovesse esplicare la sua volontà e potenza nel tempo, dovremmo ammettere che egli non è PERFETTO: sembrerebbe che egli fosse costretto a controllare costantemente le cose del mondo per apportarvi le opportune correzioni quando necessario. Più che un Dio sembrerebbe un architetto pazzo che costruisce un grattacielo per tentativi successivi. Secondo Voltaire “ […] osare attribuire a Dio dei miracoli significa in effetti insultarlo (ammesso che degli uomini possano insultare Dio): è come dirgli “voi siete un essere debole e volubile“.

Se vogliamo parlare della potenza di Dio dobbiamo intendere qualcosa di diverso da quanto comunemente si intende con questo termine. La vera potenza di Dio si manifesta nella forza di essere di tutte le cose, nell’infinità di cose e di forme di vita che ci circonda, nell’impronta sublime, nella magnificenza, complessità ed armonia dell’universo. Il nostro universo, i miliardi di galassie composte da miliardi di stelle, gli infiniti corpi celesti che danzano in armonia nel cielo, questa è la dimostrazione di potenza che deve generare meraviglia, stupore, ammirazione, rispetto e soggezione, non quella del miracolo dello storpio che cammina o del cieco che vede. Eventi forse prodigiosi, inspiegabili, ma molto simili ai prodigi del mago Copperfield.

Il concetto di miracolo è supportato dal pregiudizio che Dio agisce in vista di un fine ultimo. In pratica, dietro ogni miracolo, il credente intravede il desiderio divino di ottenere un certo obiettivo che può essere quello di convertire un miscredente, di impressionare le masse, di esaudire una supplica, di punire un peccatore incallito.

Da dove nasce questo pregiudizio? Come al solito dalla nostra esperienza. Noi uomini, nella nostra vita di ogni giorno, vediamo che dietro ogni azione c’è un progetto o un’intenzione; di conseguenza proiettiamo in Dio la nostra umana psicologia e pensiamo che anche Dio agisce in vista di un fine.

Sembra che non ci sia niente di sbagliato in questa convinzione. Ma anche qui devo deluderti. Prova a seguire il mio ragionamento. Tutti siamo d’accordo che Dio è PERFETTO. Ora uno dei requisiti della perfezione è che una cosa perfetta non può mancare di nulla e Dio è perfetto proprio perché non manca di nulla. Non mancando di nulla, Dio non può agire in modo finalistico, non può avere un fine perchè avere un fine implica la mancanza di qualcosa, il desiderarlo e agire in modo da ottenerlo cioè tendere ad un obiettivo ultimo. La mancanza di qualcosa implica l’imperfezione.

Alla stessa conclusione si arriva partendo da un’altra considerazione. Se avere un fine significa agire per far in modo che qualcosa si verifichi nel futuro, allora Dio non può avere un fine per il semplice motivo che Dio non ha futuro, non è soggetto al divenire. Quello che noi chiamiamo futuro è già presente nell’eterno presente di Dio.

Inoltre Dio non può essere libero di scegliere in vista di un fine perchè il poter scegliere di comportarsi in una maniera piuttosto che in un’altra sarebbe una imperfezione. L’idea della scelta in un certo senso implica che chi sceglie possa cadere in errore: la cosa giusta da fare é una sola e Dio non può far altro che compiere quella senza libertà alcuna, o meglio con libera necessità, e, dal punto di vista dell’eternità, in effetti, l’ha già compiuta. Da qui deriva l’immutabile eternità di Dio e il nostro ineluttabile destino in questa vita (mmm… “Libera necessità”… Questa è dura. Ok! basta… Vedo del fumo uscire dalle tue orecchie…)

La conclusione a cui siamo giunti è che se Dio è perfetto, eterno, onnisciente allora è liberamente necessitato a non fare miracoli (o, più semplicemente, non può fare miracoli).

Spinoza, nel Capitolo VI del suo Trattato teologico -politico, dice che è semplicemente assurdo pensare che Dio possa fare miracoli, cioè agire contro la natura, contro le leggi naturali da lui stesso decretate, cioè, in ultima analisi, contro sé stesso considerato che la natura e le sue leggi sono parte della sua essenza.

“Poiché dunque, di necessità, nulla è vero se non per decreto divino, ne consegue con la massima chiarezza che le leggi universali della natura sono veri e propri decreti divini che procedono dalla necessità e perfezione di Dio […] se a qualcuno venisse in mente di affermare che Dio può in qualche modo agire contro le leggi della natura, costui sarebbe allo stesso tempo costretto ad ammettere che Dio può agire contro la sua stessa natura; cosa di cui  nulla è più assurdo”. (TTP, cap. VI)

L’assurdità dell’idea di intervento divino ‘contro natura’ era già stato ravvisato dai teologi cristiani molti secoli primi. S. Tommaso, per superare il problema, aveva distinto fra miracula super, contra o praeter naturam. Aveva poi fatto un’altra distinzione tra piano naturale e soprannaturale, il che gli permetteva di affermare che in senso stretto, Dio produceva miracoli, dal suo punto di vista, al di sopra della natura, e non contro natura in senso assoluto (Summa Theol. I, 150;151).

Spinoza, a questo proposito, ribatte: “(…) né qui ravviso nessuna differenza tra evento contro natura ed evento al di sopra della natura […] Infatti il miracolo non si compie al di fuori del mondo naturale ma nell’ambito di esso, e, ancorché lo si dichiari semplicemente al di sopra della natura, tuttavia è necessario, in quanto miracolo, che interrompa l’ordine naturale delle cose che è invece immutabile e derivante dai decreti divini. […] Onde possiamo ribadire la nostra conclusione: che il miracolo, sia esso qualificato “contro natura” o “al di sopra della natura”, è un vero e proprio assurdo ” (TTP, cap. VI).

Nonostante la sottile e convincente logica di Spinoza, la credenza negli interventi estemporanei di Dio per modificare il corso naturale degli eventi è diffusissima in tutti gli strati sociali e in tutte le culture, si potrebbe dire che è iscritta nelle stesse condizioni esistenziali del genere umano. Ma se dedichi appena un po’ di tempo ad analizzare la credenza nei miracoli ti renderai conto della sua profonda irrazionalità. Faccio due esempi.

Un pilota americano vola sulla Germania durante la seconda guerra mondiale. Il tenente G. C. Mynchenberg è impegnato nelle operazioni di bombardamento delle città tedesche. Egli è alla sua prima missione e, mentre scarica il suo carico mortale di bombe sulla città di Amburgo, finisce sotto il tiro della contraerea tedesca. Proiettili della contraerea sfiorano il suo aereo da tutte le parti. Mynchenberg, terrorizzato dalla paura di lasciarci le penne, prega il Signore da buon cristiano. Supplica Dio, pregando a voce alta, di proteggerlo, di salvargli la vita, di non essere abbattuto. Alla fine Mynchenberg riesce a sganciarsi dal fuoco della contraerea nemica e torna alla base non prima di aver scaricato tutte le bombe sulla città. Durante il viaggio di ritorno ringrazia vivamente il Signore per averlo miracolosamente salvato.

Solo a sera, mentre è sulla sua branda, Mynchenberg si rende conto dell’assurdità della sua preghiera. Egli rivede nella sua immaginazione le bombe che cadono verso le case di Amburgo, e contempo-raneamente, vede, con la mente, le migliaia di preghiere dei poveri abitanti della città, buoni cristiani anch’essi, che, alzandosi verso il Cielo, incrociano le bombe che cadono. Cosa faceva intanto il buon Dio? Deviava le pallottole della contraerea perché egli potesse sganciare le sue bombe? Spostava il punto di impatto di una bomba di qualche decina di metri per salvare la vita di un devoto tedesco e, conseguentemente, condan-nare a morte un altro forse meno devoto?

Mynchenberg racconta che solo quella sera egli capì l’enorme assurdità, l’egoismo, la presunzione e l’ignoranza che è alla base di ogni preghiera o supplica a Dio. Si tratta niente di meno che pretendere di piegare la volontà di Dio, del Dio perfetto, onnipotente, onnisciente ed eterno, ai nostri personali bisogni, e a volte, addirittura ai capricci generati dal nostro egoismo.

Da quel giorno Mynchenberg non pregò più il Signore durante le sue missioni e, ciò nonostante, riuscì a sopravvivere e a tornare (miracolosamente!) illeso a casa alla fine della guerra.

Siamo abituati a vedere per televisione calciatori che entrano in campo facendosi il segno della croce e che, dopo aver segnato un gol, alzano il dito al cielo per ringraziare Dio. Un allenatore, credo sia Ancelotti, durante le partite più importanti, tiene stretto in mano un rosario. Tu come giudichi questi gesti? Sono certo che tu, come la maggioranza degli italiani, li valuti positivamente perché esprimono fede e devozione. Io invece mi arrabbio. Secondo me costoro offendono Dio! (se Dio potesse essere offeso, come diceva Voltaire). Ma cosa pretendono? Che Dio intervenga nello svolgimento della partita per favorire il risultato a loro favorevole? Come? Caso mai con un refolo di vento che sposta la traiettoria del pallone e lo guida in rete? Che idea bassa e meschina ha di Dio certa gente!  (se io fossi l’arbitro, quando Kakà alza il dito indice per ringraziare Dio dopo aver fatto gol, annullerei il gol per gioco sleale: non vale giocare a calcio in dodici!)

C’è poco da meravigliarsi di questa visione superstiziosa, infantile, ingenua e irrazionale della realtà. Tutti siamo stati educati da bambini secondo le Sacre Scritture e tutti conosciamo le storie del Vecchio e Nuovo Testamento dove si narrano gli sfacciati interventi divini nelle faccende umane. In particolare, tutti noi abbiamo ‘apprezzato’ la potenza del Signore quando interviene, in modo sleale e razzistico, a favore del popolo di Israele, come se gli esseri umani delle popolazioni da lui massacrate non fossero anche figli suoi. Sono sempre rimasto colpito dalla crudeltà della decima piaga d’Egitto. In una notte il Signore ammazza tutti i primogeniti d’Egitto, inclusi, chissà perché, anche i primogeniti del bestiame. (già che c’era… Dirai tu…)

“A mezzanotte il Signore percosse ogni primogenito nel paese d’Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito del prigioniero nel carcere sotterraneo, e tutti i primogeniti del bestiame.  Si alzò il faraone nella notte e con lui i suoi ministri e tutti gli Egiziani; un grande grido scoppiò in Egitto, perché non c’era casa dove non ci fosse un morto!”(Esodo, XII, 29-30)

Dicono che la Bibbia sia ispirata dallo Spirito Santo. Da dove viene allora la violenza e l’odio che traspaiono da questi racconti? Il salmo 137 del Libro dei Salmi si conclude in questa maniera:

“[…] Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra.”

Incredibile! Si invita a prendere i neonati dei nemici e a massacrarli sfracellando il loro tenero cranio contro le pietre. E questo in nome di Dio!

Un altro esempio di intervento divino nelle cose terrene è lo sfacciato, sleale aiuto del Signore a Giosuè nella sua guerra contro la coalizione di cinque re Amorrei. In un primo momento, il Signore interviene nella battaglia scagliando personalmente grosse pietre sull’esercito della coalizione in rotta.

“Mentre essi fuggivano dinanzi ad Israele ed erano alla discesa di Bet-Coron, il Signore lanciò dal cielo su di essi grosse pietre fino ad Azeka e molti morirono.” (Giosuè, X, 11)

(Ma come? … Quelli già sono stati sconfitti, fuggono a gambe levate e tu gli scagli addosso dall’alto dei cieli delle grosse pietre? Allora sei proprio… Un cattivone…  Per usare un eufemismo)

Poi, siccome non c’è tempo prima del calar della notte per annientare l’esercito sconfitto e ormai ridotto a quelli sopravvissuti alla pioggia di sassi, il Signore ferma il sole in cielo:

“Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: «Sole, fèrmati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon». Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto: «Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero. Non ci fu giorno come quello, né prima né dopo, perché aveva ascoltato il Signore la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele»”(Giosuè, X, 11-14).

L’immagine del Signore arruolato in servizio permanente effettivo nei ranghi dell’esercito di Israele è proprio il non plus ultra!

“Che cosa non pretende mai l’insipienza del volgo!” (Spinoza)

Per fortuna, Dio non è il bullo misogino, geloso, meschino, iniquo e spietato, infanticida e sanguinario istigatore della pulizia etnica descritto nella Bibbia. Il Dio della Bibbia ha il solo scopo di impressionare il popolo ignorante con le manifestazioni della sua potenza. Il Dio del Vecchio e Nuovo Testamento è però rimasto impresso nei nostri ‘memi’, cioè nella nostra memoria genetica.

La credenza nei miracoli, oltre che dall’educazione religiosa ricevuta negli anni cruciali della nostra infanzia e prima adolescenza, trae forza e vigore anche da altri fattori quali l’ignoranza e le difficili condizioni esistenziali.

Nella credenza nei miracoli si concentra in massimo grado il sentimento della speranza, un sentimento tanto più grande quanto più grandi sono l’ignoranza, l’infelicità e il timore in cui gli uomini vivono o sono costretti a vivere. L’ignoranza genera la paura, la paura è stemperata dalla speranza, la speranza genera i miracoli, la fede nei miracoli alimenta l’ignoranza… E il cerchio si chiude.

La Chiesa, nella sua profonda “sapienza” affinata nel corso dei millenni, tiene vivo il circolo vizioso, e non perde occasioni per alimentare la fame di miracoli, di magia, di superstizione e di occulto della gente comune. Il miracolo, in quanto unico elemento di speranza in questa ‘valle di lacrime’, è forse il più importante tassello del complesso sistema di potere teologico -politico della Chiesa.

La religione cattolica non si accontenta del Padre Eterno come unico patrono soprannaturale. Sarebbe troppo semplice. La mitologia cattolica, con allegra nonchalance e un indubbio gusto kitsch, ha arricchito il pantheon di personaggi in grado di intervenire, anche in concorrenza fra di loro, nelle nostre faccende di poveri mortali. La Trinità viene arricchita (o vengono arricchiti) di Maria, una dea di fatto se non di nome, seconda di poco a Dio come oggetto di preghiere, e di un esercito di santi, la cui capacità di intercedere li rende, se non semidei, referenti idonei a secondo della loro specialità. Il forum on-line di una comunità cattolica elenca 5120 santi ciascuno con la propria area di competenza come ossa rotte, dolori addominali, anoressia, disordini intestinali, malattie infettive, balbuzie, mal di gola… C’è anche un Santo Protettore di Internet: è Sant’ Isidoro (Michele sa adesso a chi rivolgersi quando il server di Positanonews comincia a fare le bizze).  Ma questo forum si sbaglia per difetto sul numero dei santi. C’è infatti un libro, il Martyrologium Romanum, che contiene l’elenco ufficiale dei santi e beati venerati dalla Chiesa, e che ne elenca quasi diecimila (9.900).

Né vanno dimenticati le schiere degli angeli, i quali si dividono in nove cori: serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potestà, principati, arcangeli e angeli, compresi i nostri amici, i vecchi angeli comuni, i sempre vigili angeli custodi. E i diavoli, demoni,diavoletti e spiriti vari dove li metti? Anche loro si danno un bel da fare per romperci le scatole.

Secondo te, i teologi moderni e le alte gerarchie ecclesiastiche, menti sopraffine e raffinate, veramente credono in questo mondo fantastico e immaginario? Macchè! Neanche per sogno. L’imbarazzante schiera di entità soprannaturali è riservata esclusivamente al popolo superstizioso e ignorante. Faccio solo un esempio.

Vito Mancuso è un teologo cattolico docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. Vito Mancuso scrive (Corriere della Sera, 26.05.2008):

“Tutte le argomentazioni elaborate dalla teologia lungo i secoli per motivare la fede (grazia divina, obbedienza a Dio che si rivela e alla Chiesa che ne annuncia la rivelazione) non sono altro che tentativi indiretti di fondare l’unico, perenne, a mio avviso indistruttibile motivo che, da sempre, è alla base dello sguardo che dalla terra si rivolge al cielo, e che consiste precisamente nell’amore per la vita e per gli uomini in essa“.

Grande! Sono perfettamente d’accordo! Questo è il pensiero di un teologo cattolico dei giorni nostri. Ma chi lo va a dire ai buoni cristiani, alla gente comune, che abbiamo scherzato, che il peccato originale, la resurrezione di Cristo, il dogma della resurrezione della carne sono solo argomentazioni fittizie propinate per secoli nel ‘tentativo indiretto‘ di indicare l’unica perenne verità?

Per perpetuare il potere della Chiesa è più vantaggioso e utile lasciar crogiolare la gente comune nell’ignoranza con le madonnine che lacrimano sangue, frati con le stimmate, sangue che si scoglie a comando e altri miracoli da baraccone da circo di questo tipo.

E infatti lo stesso Papa Giovanni Paolo II non perdeva mai occasione per rafforzare il circolo vizioso ignoranza – paura – speranza – miracolo – ignoranza. Per esempio, nel 1981, quando subì l’attentato in piazza S. Pietro, attribuì il fatto di essere sopravvissuto all’intervento di Nostra Signora di Fatima. “Una mano materna guidò il proiettile” disse. Ma come? Se la mano materna era intervenuta per guidare il proiettile non poteva guidarlo in modo di mancarlo del tutto? Troppo facile! Se il Papa non fosse stato colpito per niente, la Madonna non avrebbe poi potuto mostrare la sua grande benevolenza guidando con “mano materna” i chirurghi che eseguirono sul papa un intervento durato sei ore. E’ molto interessante notare che, secondo Woytila, non fu genericamente la Madonna a guidare il proiettile, ma Nostra Signora di Fatima. E’ da ritenere che Nostra Signora di Lourdes, Nostra Signora di Medjugorje, Nostra Signora di Pompei e Nostra Signora di Guadalupe avessero altri impegni in quel momento. L’impegno del Papa a corrompere la mente razionale della gente si può solo perdonare se si considera il suo stesso duro impegno, profuso durante tutto l’arco della sua vita, per ingannare se stesso.

La credenza nei miracoli e nella magia, nonostante i progressi tecnologici e scientifici, è dura a morire, sembra inestirpabile. In Italia, l’ignoranza e la superstizione della gente comune sono giornalmente alimentate dai mass-media. Basta vedere la rilevanza che, per aumentare l’audience, viene data da giornali e televisioni a fatti considerati miracolosi o a eventi inspiegabili che eccitano la fantasia delle masse ignoranti affamate di occulto e magia. Né i giornali né le televisioni, poi riparlano di questi stessi eventi quando, qualche volta, l’evento misterioso o il presunto miracolo viene spiegato.

 Nel prossimo articolo parlerò dello scorrere del tempo. Del tempo di Dio, fermo nell’eterno presente, e del tempo, esistente in blocco, nell’universo quadridi-mensionale della teoria della relatività di Einstein.

Luigi Di Bianco

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Ricevo e pubblico il breve commento a questo articolo di Rita S.

“Gentile signor Luigi, i suoi ragionamenti sono assurdi. Come fa ad essere così presuntuoso? Si ritiene più intelligente di S. Agostino e S. Tommaso senza parlare dei numerosi scienziati che credono in Dio? I miracoli esistono eccome. Io posso dare testimonianza di almeno due miracoli. Ma vorrei sapere una cosa. Come fa a spiegare con la sua astrusa logica il miracolo della Sacra Sindone?”

Cara Rita, innanzitutto devo ripetere che anch’io credo in Dio anche se non credo al Dio “persona” che interviene nelle faccende umane. Non mi credo senz’altro più intelligente di S. Agostino e S. Tommaso… Ci manch-erebbe.

Solo che  S. Agostino e S. Tommaso, erano figli del loro tempo ed avevano una conoscenza della realtà fisica ingenua e primitiva (per esempio, non per colpa loro, credevano che la Terra fosse al centro dell’universo). Mi domando cosa avrebbero scritto e pensato se fossero vissuti ai giorni nostri e avessero conosciuto la moderna cosmologia, la teoria della relatività, la meccanica quantistica, la teoria delle superstringhe e del multiverso. Tu pensi che sarebbero giunti alle stesse conclusioni teologiche? Io credo di no!

Ma veniamo al miracolo della Sindone. In questo caso non devo usare la logica ma raccontare una storia. Come noto la credenza religiosa afferma che il tessuto conservato a Torino riporta, in negativo, il volto di Cristo appena deposto dalla croce. Quindi, secondo la credenza, il tessuto dovrebbe essere vecchio di circa 2000 anni. Ora esiste un metodo scientifico per datare i reperti storici. Il metodo della «radiodatazione» mediante misurazione del C14 si propone di individuare gli anni trascorsi dal momento in cui gli organismi presenti in un certo reperto hanno cessato di vivere.

Esso sfrutta il «ciclo del carbonio» presente in natura e parte da una constatazione fondamentale: nella materia organica esistono tre isotopi di carbonio: il C12, il C13 ed il C14. Di essi il C14, presente in quantità minima, è instabile e radioattivo. Esso decade, emettendo particelle ß (elettroni), trasformandosi col tempo nell’isotopo N14 dell’azoto.

Mentre l’organismo permane in vita, la quantità totale di C14 resta in un rapporto di equilibrio con gli altri isotopi attraverso lo scambio metabolico con l’ambiente esterno. Dal momento in cui cessa la vita, la quantità del radioisotopo non si rinnova più e comincia gradatamente a diminuire in modo costante, dimezzandosi in un periodo di circa 5730 anni.

Nel 1988, il cardinale Ballestrero autorizzò la datazione della Sindone con questo metodo. La ricerca fu applicata supponendo che il tessuto sindonico, di origine vegetale, sia stato realizzato subito dopo la cessazione della vita della pianta da cui è stato ricavato e quindi impiegato, dopo breve tempo, per l’uso a noi noto: dalla misura della quantità di C14 presente sull’attuale telo sindonico si può concludere l’età della Sindone. Per fare quest’esame su alcuni campioni del telo venne deciso l’uso dello acceleratore – spettrometro di massa e l’analisi venne affidata, separatamente, ai laboratori di Zurigo, Oxford e Tucson in Arizona. Il prelievo venne effettuato il 21 aprile 1988. Ad ogni laboratorio fu consegnato un campione del peso di ca. 50 mg. Col campione sindonico furono consegnati altri tre campioni di tessuti antichi di datazione nota (compresa fra l’epoca romana e l’epoca tardo-medioevale) per effettuare un esame alla cieca, ciascun centro di ricerca autonomamente e senza contatti con gli altri due.

Il risultato dell’esame venne comunicato al cardinale Ballestrero, Custode pontificio della Sindone, il 28 settembre dello stesso anno. Egli lo rese pubblico il 13 ottobre successivo: secondo il giudizio concorde dei tre laboratori “la Sindone risulta radiodatata a un periodo compreso fra il 1260 e il 1390 dopo Cristo“. Anche i tre campioni di tessuti antichi di datazione nota, ma non sindonici, furono correttamente datati.

Ora dal 1988 sono passati 21 anni e sarebbe da presumere che il fatto che il telo sindonico non risale ai tempi di Cristo e che quindi non c’è niente di miracoloso nella Sindone, sia un dato di fatto acquisito per i fedeli e l’opinione pubblica in generale. Neanche per sogno, infatti lei, signora Rita, ancora crede che la Sindone sia vecchia di 2000 anni. Come mai? C’è sempre all’opera l’inganno e la menzogna dei cortigiani della Chiesa impegnati a travisare la realtà e ad alimentare l’ignoranza e la superstizione.

Sul “Corriere della Sera” di mercoledì 4 luglio 2007, per esempio, è apparso un articolo che è rivelatore della strategia di disinformazione messa in atto dagli apologeti cattolici. Nell’articolo “Il corpo di Cristo. Una immagine cambiò la storia del mondo”, Sandro Lussato, a proposito della figura umana scoperta sul telo a seguito della prima fotografia scattata a Torino dall’avvocato Pia nel 1898, scrive: “(…) Dopo diciannove secoli di storia cristiana, nuove tecnologie (la fotografia) restituivano intatto lo spettacolo tragico e salvifico del Golgota”.

Ma quando mai! La tecnica della radiodatazione dimostra che il telo sindonico ha solo sette secoli e non diciannove o venti. Lussato non è forse a conoscenza dei risultati dell’analisi scientifica del 1989? Non credo… Più probabilmente egli è in mala fede e imbroglia le carte e per continuare ad alimentare il popolo ignorante con la dose giornaliera di superstizione secondo la strategia essoterica.

Grazie a questa opera di disinformazione la signora Rita può ancora oggi chiedermi “(…) Allora (…) Come spieghi il miracolo della Sacra Sindone?”

https://www.positanonews.it/2009/05/superstizione-e-miracoli/3333/