TOTO’ E PEPPINO 2017 (Pubblicato sul mensile “Il lavoro Fascista” – Marzo 2017)

Molto spesso i miei stessi Camerati del MFL-PSN non concordano con me quando sottolineo come i nostri peggiori nemici non siano i soliti rossi, o gli psicopatici che amano definirsi antifascisti, ma al contrario di quanto si pensi, sono proprio i falsi Fascisti (o fascisti alla amatriciana, come amo definirli) e i cosiddetti estremisti di destra… Sì, proprio quei sottosviluppati mentali che si sono inventati, dal dopoguerra ad oggi, una sorta di fascismo anti islamico, filo cristiano, razzista, o addirittura contrario alla Patria e favorevole alla colonizzazione degli USA e della cosiddetta Europa unita.

E’ proprio grazie a questa gente, che nel corso degli ultimi 72 hanno frammentato (per non dire atomizzato), la nostra cosiddetta “area” di pensiero politico, che il Fascismo ed il Nazionalsocialismo in Europa non hanno mai avuto modo di risorgere in alcun modo, dando invece fiato alla trombe di chi ci dipinge e considera come delle macchiette dedite alla violenza gratuita, nonché pronte a svendersi al migliore offerente.

Ironia della sorte, le uniche apparizioni di forme di governo ispirate, in tutto o in parte, al pensiero di Mussolini ed Hitler, le abbiamo viste nei tanto vituperati Paesi arabi, cioè grazie a dei popoli che i nostri fascisti alla amatriciana considerano “nemici” perché glielo ha detto Roberto Fiore, o magari padre Tam… Per non parlare di quelli che hanno eletto ad icona dei loro deliri la giudea Oriana Fallaci… E giusto per rinfrescare la memoria ai tanti che si considerano “camerati” apprezzando certi escrementi del passato, chiariamo subito di chi stiamo parlando:

Dall’intervista originale in spagnolo: icees.org.bo

“Non voglio spiegare che significa ”sionismo”, perche’ penso che il lettore colto e abbastanza informato lo sappia. Tutti parlano del sionismo e quasi sempre male però la maggioranza non sa il suo significato e questo è molto triste. Sono sionista non perchè ami gli ebrei (e li amo) né perchè ho sangue ebreo (non si sa mai…) né per essere ”spirito di contraddizione” e lo sono… Non sono sionista perchè sono multimiliardaria né potente che ovviamente non lo sono… Come molti ebrei non lo sono. Non sono sionista perchè faccio parte di misteriose organizzazioni internazionali che nessuno conosce ma di cui molti parlano… Non sono sionista perché sono massone che non lo sono e non sionista perché non sono cristiana perché ho l’onore di esserlo.

In questa nostra società tanto manipolata dai mezzi di INcomunicazione e tanto latinamente (curioso termine no?) usata per determinati ”centri sociali” che siano religiosi, etnici o politici,con inconfessabili e perverse intenzioni di riuscire ad eliminare il popolo da Israele nel migliore dei casi; che nel peggiore e per niente occulto, quello che si pretende direttamente è lo sterminio (nel linguaggio genocida si parla di ”gettarli al mare”) di otto milioni di persone che vivono nel territorio più singolare e controverso di quelli che sono sulla faccia del nostro pianeta terra. sono solo un paio di milioni in più di quelli che sterminò Hitler…

Uno è basso perché non e’ alto o viceversa e io sono sionista perché non sono antisionista e in questo non ci sono ambiguità. O si e’ sionista o non lo si è.

In definitiva sono sionista perché respiro, perché penso, perché vedo, perché esisto, perché so…. Sono sionista perché conosco Israele e la sua gente e gli arabi che vivono lì e godono degli stessi diritti degli ebrei e temono gli arabi dall’altra parte e tacciono e sono colpevoli perché tacciono… Però quando parli con loro nell’intimità della loro casa manifestano la loro gioia per vivere, lavorare e educare i loro figli in libertà piena, libertà anche di essere atei e le donne di essere libere in città come Tel Aviv, Jaffa o Gerusalemme.

Sono sionista perché non mi piace che sgozzino la gente, che lapidino le donne o che uomini adulti si sposino con bambine.

Sono sionista perché amo la cultura e ringrazio ai tanti scienziati, intellettuali, medici, letterati, musicisti, architetti,ingegneri, matematici, e fisici ebrei che in proporzione maggiore rispetto al resto della terra hanno dato di più e nonostante siano stati i più oppressi… E per ultimo sono sionista perché sono donna, europea e occidentale. Perché adoro la mia maniera di vivere e detesto che mi si voglia imporre qualcosa. Perché amo la libertà sopra ogni cosa, perché rispetto le donne, perché bevo quello che voglio e mi piace il prosciutto e perché ognuno col suo culo fa quello che vuole signori… E signore! Of course!

Conclusione: sono sionista perché sono egoista e se muore Israele, nostro migliore e coraggioso alleato, dietro Israele moriremo anche noi…..

Oriana Fallaci”.

Capito a quali “eroi” si ispirano tanti cialtroni finti fascisti, tipo i seguaci della Meloni e ciarpame simile?

Ma non perdiamo tempo a polemizzare con personaggi fortunatamente morti; meglio farlo con certi escrementi che seguono quei dettami, ed ancora meglio con quanti, infiltratisi fra noi, continuano a conservare grandi amicizie con quelli che chiamano spesso e volentieri “camerati”.

In questo articolo, senza lasciare tanto spazio alle considerazioni storiche, filosofiche e politiche, vorrei limitarmi a raccontare una recente esperienza capitatami con alcuni di questi “camerati” della area… Esperienza che, pur rappresentando il dramma dell’ignoranza, del trasformismo, della falsità e del doppiogiochismo di certi scarafaggi destrorsi, rappresenta al contempo una vera e propria comica del tipo di quelle messe in scena dagli inarrivabili Totò e Peppino De Filippo in molte loro pellicole.

Spero di strapparvi qualche risata, ma soprattutto spero di farvi riflettere sui rischi di continuare certe frequentazioni virtuali e non, di sedicenti “camerati” che con il Fascismo ed il Nazionalsocialismo non hanno nulla a che fare.

Una premessa: non sono interessato a fiumi di polemiche, minacce di querela, comunicati di replica e chissà cos’altro… Anche perché certa gente è cosi brava a coprirsi di ridicolo, che non vale proprio la pena di dar loro una mano… Ometterò, quindi, nomi e riferimenti  geografici certi; parleremo di alcuni “camerati” laziali, i cui capi saranno siglati come MV (Peppino) e AS (Totò).

Dico subito che, a differenza di tanti coglioni d’area che per scimmiottare le americanate del “White Power”, dividono il mondo in colori tipo nero, giallo, marrone, io mi limito a dividerlo solo fra  intelligenti e coglioni; quindi, pratico un mio razzismo personale che potremmo definire, in onore di quelli che vogliono fare gli americani, “Brain Power”… Potere a chi ha il cervello e dimostra di usarlo, indipendentemente dal colore dell’epidermide e dalla religione praticata.

Ho premesso questo perché, a causa di ben 26 anni di esperienze politiche e contatti vari, quando sento parlare di “Fascisti” del Lazio mi si accappona la pelle; in tutti questi anni dal Lazio (così come da molte zone del sud Italia) non è mai arrivato nulla di buono per il sottoscritto e per il nostro movimento… Fanfaroni, piantagrane, buoni a nulla, inetti, incapaci… In poche parole, personaggi completamente a digiuno di Fascismo e Nazionalsocialismo, sempre pronti a creare divisioni, frammentazioni e crisi interne.

Quando abbiamo avuto referenti nel Lazio, nei casi migliori non hanno mai fatto assolutamente nulla in termini di attività, mentre in quelli peggiori hanno rischiato di spaccare il movimento, o di farci finire in galera!

Indi, quando ho ricevuto un sms dal Lazio, da quello che poi diverrà “Peppino”, con la solita richiesta di informazioni, ho risposto bruscamente, sottolineando come tutto sia estremamente chiaro sul nostro sito ufficiale, ove ci sono anche istruzioni e modalità per il tesseramento. Solo dopo avere adempiuto a questo, ci saremo parlati al telefono.

Contrariamente al solito (il laziale tipico si offende se non lo si tratta come un leader di livello nazionale!), il tizio non è offeso e mi ha inviato dati e quote per due tesseramenti… Totò e Peppino, come già detto!

Entrati in  contatto telefonico con il sottoscritto, i due hanno cominciato a seppellirmi di complimenti, dichiarandosi pienamente d’accordo con la chiusura nei confronti della destra, con la necessità di non coinvolgerci in guerre di religione e con il dovere di allontanarci dai tanti fascisti all’amatriciana contrari al nazionalsocialismo e lacchè di US-Raele.

Contemporaneamente, i due ordinavano bandiere e gadget, mandando anche dati e quote di una dozzina di tesserati (che poi scoprirò essere comparse senza arte né parte, con tessere pagate dallo zelante Peppino); sapendo, da buon pessimista, che quando una cosa è troppo bella per essere vera non lo è, attendevo fiducioso di capire meglio questo duetto comico, che pareva in grado di tesserare mezzo Lazio e di spendere soldi senza ritegno.

Ovviamente, nel frattempo il duo comico millantava adesioni certe da tutte le altre province laziali (mai arrivate), nonché contatti ai vertici che avrebbero fatto decollare il nostro povero movimento verso vette mai raggiunte.

Qualche dubbio sulla loro intelligenza e sulla preparazione politica mi venne quando scoprii dai loro profili Facebook che poco prima di contattarci, stavano per entrare tutti nel finto MSIDN gestito dal giudeo – massone Saya e dalla gentile consorte… Foto, comunicati entusiasti, il logo del fu MSIDN in bella vista; quando chiesi come potevano conciliare il loro nazionalsocialismo dichiarato ed ostentato con l’adesione ad un movimento da sempre dichiaratosi filo giudeo ed amico dei massoni, la risposta fu illuminante: “Ma noi che ne sapevamo?”

Già, perché si aderisce ad un movimento solo guardando le figure, non informandosi e leggendo!

Il “bello” verrà pochi giorni dopo; durante una conversazione privata con Peppino, fa la sua comparsa un “porco Dio” da parte del sottoscritto! Orrore! Come l’ultimo dei bambini scemi dell’oratorio, Peppino si indigna! Hai bestemmiato nostro Signore!

Gli faccio notare che se mai ho bestemmiato il suo Signore, non il nostro, e che continuerò a farlo perché lo considero un diritto irrinunciabile; lui avrebbe potuto rispondere facendosi il segno della croce e lanciandomi contro un “padre nostro” senza suscitare in me alcun turbamento.

Ma come ben saprete, il diritto religioso di questi rottami della preistoria è a senso unico: solo loro possono esporre le loro idee, ed impedire agli altri di esporre le proprie.

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E così il Peppino furioso si dimette, e pochi minuti dopo invia una comunicazione ove si auto delega a  presentare le dimissioni per tutti i suoi iscritti (falsi).

Per curiosità, decido di sentire il buon Totò, che è anche il più vecchio della partita; di solito, quando uno non ha i coglioni per fare le cose in proprio e delega altri a farle, c’è sempre sotto qualcosa di interessante!

E fu così che il mitico Totò ha confessato! Non posso fare a meno di seguire gli altri perché noi siamo un ordine di cavalieri Templari; abbiamo fatto un giuramento ed abbiamo anche l’anello d’argento! Avete capito? Ora abbiamo scoperto di avere anche i templari alla amatriciana!

E’ vero, ci sarebbe soltanto da ridere pensando a persone di una certa età che, in un’Italia piena di problemi e con gente che riesce a malapena a sopravvivere, non ha altro di meglio a cui pensare che un ordine di cavalieri del medioevo; cavalieri che, fra l’altro, vennero prima utilizzati dalla Chiesa per uccidere e depredare dei poveracci che avevano il torto di vivere a casa loro, salvo poi essere scomunicati e condannati al rogo da quella stessa Chiesa, divenuta gelosa del potere e dei tesori accumulati dai Templari… Avessero almeno il buon gusto, i nostri cavalieri all’amatriciana, di dare un senso alla loro vita partendo per una nuova Crociata!

Invece restano comodamente qui in Italia, si godono la vita grazie a denaro abbondante accumulato chissà come, e si dilettano a rompere i coglioni alle persone serie desiderose di fare politica per migliorare l’Italia!

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Fra l’altro, sarebbe interessante comprendere il motivo per cui un gruppo di invasati cattolici si spacciano per seguaci del Fascismo e del Nazionalsocialismo, allo scopo di entrare in un movimento politico che in ogni suo documento scritto chiarisce di non volere avere nulla a che fare con gli integralisti cattolici all’amatriciana in stile Oriana Fallaci…

Ora, dato che a volte piace anche al sottoscritto farsi delle risate, nel congedarmi dal Totò Templare, ho gettato lì una frase sibillina: “Peccato. Credevo che Peppino fosse una persona valida e stavo già pensando di proporlo per la carica di Vice Segretario Nazionale per il Centro Italia”…

E qui parte la vera e propria commedia all’italiana! Il buon Totò, dopo avere bofonchiato alcune frasi incomprensibili, tuona: “Se le cose stanno così, potremmo aggiustare tutto!”.

Ma come? E il “porco Dio”? Ed i Templari? E l’attentato alla libertà religiosa di Totò, Peppino e banda? Ed il giuramento con tanto di anello d’argento?

Tutto dimenticato; Totò, anzi, mi confida un gran segreto: è lui il vero capo della banda templare, non Peppino… Però lui è uomo che agisce nell’ombra e non vuole figurare troppo… Si definisce, addirittura, come il Cardinale  Mazzarino!

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Cardinale senza dubbio, sul Mazzarino, invece, avrei molti dubbi… In realtà pensavo più al Marchese Badoglio, ma voglio divertirmi e sto al gioco: attendo notizie circa la ricucitura dello strappo. Trascorso un giorno, il caro Totò mi comunica che nulla è successo, e che lui e Peppino sono tornati alla testa delle truppe vittoriose, pronti ad immolarsi per il MFL-PSN; ovviamente si aspetta la nomina immediata a Vice Segretario per l’amico Peppino, ma rimane gelato dalla mia risposta: “Non  sono un coglione che premia chi mi ha offeso con una promozione; valuterò il loro operato per qualche mese, dopo di che ne avremmo riparlato”.

Totò non è felicissimo, ma si accontenta; nel frattempo torna alla ribalta anche Peppino, che aveva addirittura bloccato l’account Facebook di mia moglie, dal quale di tanto in tanto mi diletto ad osservare i cerebrolesi che ne fanno uso.

Passano alcuni giorni di vero amore, con Totò e Peppino che continuano a farmi i complimenti, si offrono di acquistare alcuni libri che avevo messo in vendita… Addirittura partono i comunicati stampa che annunciano la partecipazione certa del movimento ad alcune elezioni locali del prossimo giugno!

Fra una farneticazione e l’altra, il nostro duetto comico continua a disseminare Facebook di comunicati deliranti e sgrammaticati… Fino a che, qualche giorno dopo, il mitico Peppino mi comunica in privato che tutti gli iscritti (falsi) della sua zona si dimettono… E questa volta, senza neppure l’aiuto di un “porco Dio”!

Ovviamente non degno questa coppia di pagliacci neppure di una risposta e/o di un insulto, limitandomi ad osservare… E così, mentre l’astuto Peppino blocca di nuovo l’accesso al suo profilo, il geniale Totò non riesce neppure a fare questa semplice operazione, lasciandomi la possibilità di verificare la loro malattia mentale in diretta… Nel giro di un giorno scompaiono dal profilo di Totò tutti i messaggi riferiti al MFL-PSN (ovviamente siamo di fronte a persone troppo stupide per capire che certe cose, sebbene cancellate, sono state scritte e lette per molto tempo, dando modo a chi li conosce di valutare esattamente il loro livello), e compaiono, fra un proclama ed un messaggio di scuse per le loro recenti scelte, i simboli di una non meglio identificata “Fiamma Nazionale”… Totò e Peppino, insieme ai loro (falsi) iscritti, hanno finalmente trovato casa!

Ovviamente spariscono tutti i post di stampa Fascista e soprattutto Nazionalsocialista, mentre appaiono tristi riferimenti ad Almirante, al MSIDN (tanto per questi idioti quella sigla andava bene persino se a rappresentarla era Gaetano Saya!), al Secolo d’Italia…

Infine, comparivano i complimenti (fatti da loro stessi) per le nuove cariche ottenute da Totò e Peppino!

Pensate che la commedia sia finita qui? Illusi! Il duo Totò e Peppino una ne pensa e cento ne fa, quindi… Trascorsa circa una settimana (o forse meno!), ho ricontrollato il profilo Facebook di Totò e… Sorpresa! Tutti i riferimenti alla non meglio identificata “Fiamma Nazionale” erano scomparsi, ed al loro posto compariva una vera tappezzeria di simboli di un’altra non meglio identificata “Destra Sociale”, che ha al suo interno il logo della defunta “Alleanza Nazionale”!

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Ed anche in questo caso, post deliranti per scusarsi delle scelte passate, lodi senza ritegno al loro nuovo partito, e naturalmente i complimenti (sempre fatti da loro stessi!) per le nuove cariche ottenute!

Giusto per fare capire a tutti di che razza di elementi stiamo parlando, vi copio a seguire un paio dei deliranti comunicati di Totò, lasciando ovviamente intatta la sintassi, la grammatica e la formattazione:

ITALIANE,ITALIANI,PATRIOTE E PATRIOTI, CON GRANDE ONORE RINGRAZIO ILSEG. PROVINCIALE DELL DESTRA SOCIALE CON PATENIARATO DI FRATELLI D’ITALIA IL PATRIOTA SERGIO A****** ,CHE MI HA CONCESSO DI FARNE PARTE IN QUESTE DEL ********. DOPO TANTO PEREGRINARE ,SONO RIUSCITO HA TROVARE,CON TANTA PACE PER LA MIA SPIRITUALITA’ CAMERATESCA, LA VIA GIUSTA E SOPRATTUTTO A FARE LA COSA GIUSTA ,PER IL MIO GRANDE POPOLO ITALIANOAL QUALE HANNO DEFRAUDATO OGNI FUTURO E SOPRATTUTTO IL PRESENTE!!!! CARO CAMERATA A****** , IMMEDIATAMENTE INIZIEREMO IN QUESTA PARTE ITALICA,CON IL SUO AIUTO, LA NOSTRA E LA TUA LOTTA DI POPOLO,PER IL POPOLO CON IL POPOLO.IL POPOLO UNITO NON SARA’ MAI VINTO. ALLE MENTI ,INLAGUIDITE ED INCARTAPECORITE NELLA LO CRASSA INGNORANZA, MAFIOSPARTITOCRATICHE,CATTOCOMUNISTE EMASSONICHE VOGLIO DIRE : NON C’E’ PIU’ TRIPPA PER GATTI!!!! SEG. PROVINCIALE A******. IL PIU’ SICERO A NOI.

***********

COMUNICATO: CON GRANDE ONORE, RINGRAZIO IL PATRIOTA , SEGRETARIO PROVINCIALE DELLA DESTRA SOCIALE ,PARTNER DI FRATELLI D’ITALIA ,IL CAMERATA SERGIO A******,,FEDERAZIONE DI F********,PER AVERMI NOMINATO CON DECORRENZA ** /**/2017 ,QUALE SEGRETARIO CITTADINO E REFERENTENTE VERSO GLI AMICI DI FRATELLI D’ITALIA PER LA CITTA DI *******. FEDERALE,SICURO DI NON DELUDERLA, RISPONDO “. PRESENTE. “, SONO GIA OPERATIVO. COLGO L’OCCASIONE PER SALUTARE I MIEI PATRIOTI ED I FRATELLI PATRIOTI DI FRATELLI D’ITALIA,SICURO DI UN FATTIVA E FOLGORSNTE COLLABORAZIONE. GRAZIE FEDERALE A****** ,A NOI

Ovviamente, come annunciato all’inizio dell’articolo, ho voluto evitare i nomi propri, sia di Totò e Peppino, sia dei nuovi “leader” che si sono scelti nella loro triste carriera politica! Dite la verità: non vi viene in mente la mitica lettera scritta da Peppino e dettata da Totò, che il duo comico indirizzò alla malafemmina?

Personaggi come questi sintetizzano mirabilmente tutti i difetti dei tanti sedicenti fascisti che ci hanno resi ridicoli agli occhi del mondo, dal 1945 ad oggi: ignoranti, voltagabbana, falsi, completamente a digiuno di Storia e politica, nonché, ovviamente, cattolici!

Senza contare il fatto che amano rendersi ridicoli e volteggiare da un movimento all’altro per il nulla cosmico, dato che tutte le loro giravolte, oltre a farli conoscere da tutti come pagliacci, non gli portano alcun vantaggio politico e/o finanziario… Almeno Fini ed i suoi infami colonnelli hanno tradito ed abiurato di tutto e di più, ottenendo in cambio cariche, stipendi milionari e vantaggi eterni per loro e le loro famiglie.

Questi poveri mentecatti Templari, continuano a buttare soldi in tesseramenti, bandiere e materiali vari, senza uno scopo, un motivo, un vero interesse logico…

La prossima volta che qualcuno vi chiede come mai il nostro movimento non decolla ed il Fascismo è al palo dal 1945, fategli leggere questo articolo. Chiarisce tutto!

Carlo Gariglio

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ANTONELLA RICCIARDI INTERVISTA L’AVVOCATO PAOLO VECCHIOLI A PROPOSITO DEL CASO DI KATIA DE RITIS (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Febbraio 2017)

Il consueto ritardo nella stampa del nostro mensile mi consente di saldare già in questo numero una sorta di “debito” che avevo nei confronti della nostra compianta Camerata Katia De Ritis; infatti, poco dopo la sua scarcerazione, avevo proposto all’amica giornalista Antonella Ricciardi, di intervistare la nostra Katia, in modo da fare conoscere quanto più possibile e molto al di là delle nostre misere possibilità, il suo triste caso, i mesi di galera immotivati e la privazione persino del diritto di curarsi. La Ricciardi, disponibile e gentilissima come sempre, aveva accettato e contattato Katia, ma lei, dietro consiglio del suo legale, Paolo Vecchioli, aveva preferito soprassedere… Meglio attendere la fine del processo, disse, per evitare di dare altro materiale agli infami magistrati per perseguitarla. Come ben sappiamo, Katia non ha potuto vedere né la fine, né l’inizio del processo, in quanto praticamente uccisa da questa lercia magistratura asservita alla più squallida sinistra criminale ed illiberale. Ma grazie alla madre Dolores ed all’interessamento del Camerata Basile, abbiamo recuperato i contatti dell’avvocato Paolo Vecchioli, girandoli alla Ricciardi, la quale, con somma cortesia, lo ha contattato per intervistarlo a proposito del caso.

Pubblico quindi, a seguire, il testo di questa intervista, che nel momento in cui scrivo queste righe, è già stata pubblicata dalle testate “Italia Sociale” (http://www.italiasociale.net/interviste17/interviste17-03-20.html) e “Caserta 24 ore” (http://caserta24ore.altervista.org/21032017/intervista-allavv-paolo-vecchioli-su-un-caso-giudiziario-e-politico-drammatico/).

Ovviamente diffonderemo anche noi in ogni modo possibile l’intervista, sperando che altre testate vicine alla Ricciardi proseguano nelle pubblicazioni.

A me non rimane che salutare un’ultima volta la Camerata De Ritis, nonché ringraziare ulteriormente l’amica Ricciardi per la sua disponibilità e per l’onestà intellettuale che mi ha dimostrato fin dalla prima volta in cui mi intervistò. Come già scrissi, Antonella Ricciardi è l’unica giornalista onesta che mi sia mai capitato di conoscere in ormai 53 anni di vita!

Carlo Gariglio

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Nel seguente dialogo, si esprime Paolo Vecchioli, avvocato penalista de L’Aquila, noto per le posizioni anticonformiste (è esponente del Fronte Nazionale di Adriano Tilgher, formazione che propone una terza via che vada oltre marxismo e capitalismo, nota da anni alle cronache) e garantistiche, anche tramite l’interazione con il periodico “Giustizia Giusta”, che sostiene, in questo senso, una maggiore civiltà giuridica. Nell’intervista, si approfondisce il caso della sua assistita Katia De Ritis, inquisita nell’inchiesta “Aquila Nera”, su presunta sovversione di stampo neofascista. La De Ritis, lancianese, era vice-segretaria del del Movimento Fascismo e Libertà – Partito Socialista Nazionale per il Sud Italia, oltre che segretaria regionale per l’Abruzzo. Nella primavera del 2014, Katia De Ritis era stata eletta consigliera comunale nel comune di Poggiofiorito, nelle fila dell’opposizione, e nel dicembre dello stesso anno era stata arrestata nell’ambito dell’inchiesta condotta dai Ros, rimanendo in stato di detenzione preventiva per molti mesi, nonostante fosse afflitta da un tumore. Scarcerata dopo mesi, quindi, in seguito a ripetute azioni dell’avvocato Vecchioli, l’esito della vicenda era stato, comunque, drammatico, dato il decesso, a causa di patologia tumorale, della stessa Katia De Ritis, avvenuto nel settembre del 2016. Paolo Vecchioli sottolinea quindi, a chiare lettere, i motivi per cui, a suo avviso, la prigionia di Katia De Ritis sia stata iniqua, di per sé ed a maggior ragione a causa della triste condizione di fragilità della donna, già provata dalla grave malattia: Katia De Ritis, infatti, era stata sì liberata, ma dopo non pochi mesi, appunto, di detenzione in attesa di giudizio.

Ricciardi: “Può ricordare, in una sintesi chiarificatrice, quali erano le ipotesi di reato che cui era stata inquisita la sua assistita, Katia De Ritis, ed i motivi per cui ritiene che tali accuse fossero ingiustificate?”

Vecchioli: “Katia de Ritis è stata inquisita insieme a 20 altri soggetti  per i reati p. e p. dall’art. 270 bis cp per aver promosso, costituito ed organizzato l’associazione “Avanguardia Ordinovista…” ( sic.)  – Associazione inventata da alcuni sedicenti camerati, già patteggianti e pentiti ancor prima del ”giudizio immediato”, ignoranti non solo della storia recente e delle vicissitudini dell’ambiente che hanno provato per dabbenaggine e goffa presunzione a sbeffeggiare, neanche avendo contezza di quanto fosse distante Avanguardia da Ordine Nuovo poi Nero. Il tutto si basa su intercettazioni ambientali ridicole di cene e pettegolezzi vari, come di demenziali disquisizioni sedicenti rivoluzionarie ma rimaste sempre mere masturbazioni che non definisco mentali considerando i soggetti cui vengono attribuite. Sepolte tra le intercettazioni sono state reperite alcune affermazioni degli allegri buontemponi coimputati di Katia che ad un certo punto pare preparino la rivoluzione violente e fascista pensando di rubare a casa di un cacciatore le sue doppiette con le quale fare il colpo di stato (Sic.) – Qualsiasi normale fruitore delle ambientali ed intercettazioni in questione al limite si sarebbe preoccupato di chiamare gli assistenti sociali e l’Asl, ma non le griffate e rampanti nostrane toghette rosse affamate di statistica e anelanti al delirio di onnipotenza sui media di regime ed asserviti che leggono solo le loro veline (delle toghe rosse intendo), cui non è parso vero di massacrare chi già sciancato dalla storia e dalla politica ed indifeso, non come Sofri, Bompressi e Pietrostefani + Marino, cui hanno addirittura regalato cinque o sei gradi di giudizio e figli intelligentissimi e scrittori/opinionisti a prescindere da gavetta, e mogli/fidanzate idem anche per profili estetici, il tutto, ripeto per divinazione sic et simpliciter,  ed a prescindere. Consegue anche il risvolto economico nel caso di specie che non è ultimo, visto che qualcuno aveva anche pensato di far fare a Sofri il mentore per le questioni carcerarie et similia non escluse quelle di terrorismo e Curcio docet. – Dicevo non c’è chi non vede come i pericolosi rivoluzionari sedicenti fascisti e mai smentiti neanche sotto il profilo letterario dalle toghe e per i motivi ut supra, se parlano male di Equitalia, del sistema delle ruberie e della condizione di degrado delle istituzioni (a proposito chi di noi non lo ha fatto almeno una volta al giorno?) e pensano, si badi bene, di rubare le doppiette del cacciatore per fare un anzi il colpo di stato, debbono essere arrestati e non ricoverati alla neuro, anche perché, se ritenuti malati invece che terroristi fascisti, va a puttane il fatto mediatico, la carriera delle toghette rosse rampanti, la statistica idem, sempre buona per i trasferimenti ad majora. Accuse ridicole per personaggi da operetta trasformatasi per merito delle toghette ut supra in tragedia, senza sequestro di alcuna arma, esplosivo, coltello, giravite, crick ecc. ecc, ma di PC con discorsi del Duce, mai tese, eja eja alalà e bozze di costituzioni repubblicana e fascista redatte dal novantatrenne prof. Rutilio Sermonti, anch’egli morto nelle more, che, almeno a mia conoscenza, ne avrà redatte tre o quattro versioni nel suo lungo periodo di esperienza politica e di scrittore. Quindi nessun presupposto di terrorismo in fieri ma baggianate che basta leggere dai monumentali atti del processo che è costato al solito Pantalone parecchi milioni e fino ad ora e che ancora non comincia nonostante due anni dagli arresti e la richiesta di giudizio immediato.”

Ricciardi: “La signora De Ritis, lancianese, consigliera comunale, recentemente deceduta a causa di una patologia tumorale che da tempo ne minava la salute, era stata sottoposta a parecchi mesi di custodia cautelare in carcere: in che modo i magistrati del caso avevano motivato un provvedimento così drastico verso una presunta innocente, per definizione, dato che non si era in presenza di alcuna condanna, tantomeno definitiva? In che modo considera che la scelta di tali provvedimenti fossero da confutare?”

Vecchioli: “Katia, come noto agli inquirenti e documentato in atti dal mio valoroso collega codifensore avv. Giacinto Ceroli, era notoriamente paziente oncologica ed aveva appena terminato un ciclo di chemioterapia ed avrebbe dovuto ripetere come da calendario, e noto in ragione dei protocolli appunto chemioterapici ma, arrestata a metà dicembre 2014  e quasi subito deportata a Lecce, è stata privata di ogni assistenza e non ha mai potuto continuare il suo regime di chemioterapia con aggravio della sua condizione, numerosi malesseri, ricoveri anche al Pronto Soccorso del locale ospedale e fino al momento delle mie due denunce alla Procura de L’Aquila a carico di qualsiasi responsabile dei fatti che ci occupano (illegittima detenzione di paziente oncologico… Violazione del diritto alla salute… Abuso d’ufficio ???)  e contro il Carcere di Lecce che non si attivava nel senso che precede e per rimuovere quanto oggetto di denuncia. Naturalmente c’è stata archiviazione perché nel regime/sistema le toghe, soprattutto se rosse ed anche toghette, sono ”irresponsabili”…  et non absit injuria verbis. Però dopo le mie due denunce Katia è stata rimessa in libertà e le è stato consentito di curarsi ma, aimè, troppo tardi e sul punto stiamo preparando un secondo round di denunce.”

Ricciardi: “Ci sono ulteriori considerazioni, sul caso di Katia De Ritis, che non sono state adeguatamente rimarcate sul versante della stampa, ed, in generale, sul piano dell’informazione, che può sottolineare in questa occasione?”

Ricciardi

Antonella Ricciardi giornalista pubblicista
Vecchioli: “La stampa di regime ha sempre e soltanto riportato la voce delle procure e delle toghette rosse permanendo nel politically correct dell’andazzo noto, e solo perché io ho messo la faccia e firmato le due denunce, al fine di vendere i fogliacci, ha riportato prudentemente però quanto da me fatto, senza mai intercalare e/o fare alcun commento politico come invece sempre per Sofri & C., potendosi dedicare a massacrare impunemente e come suggerito dai sodali pm gli sciancati della operazione  cosiddetta ”Aquila Nera” – Ma quando avremo il processo? Chi verrà processato  e perché? Quali sono stati i presupposti che hanno determinato tanto sperpero di pubblico denaro ed inchiesta così rimbalzante sui media da geograficamente riguardare l’intera penisola ed anche l’ex Jugoslavia? Come mai per indagati sparsi per tutt’Italia è stato nominato un solo difensore d’ufficio in L’Aquila che, naturalmente non poteva trovarsi a Milano, Brescia, Padova ecc. ecc. in contemporanea per garantire le perquisizioni ed evitare gli abusi e le sveltine da caserma come in un contesto civile? Ma i solerti giornalisti di regime e che sbavano di democrazia, libertà, giustizia ecc. ecc. quando si toccano i sodali nulla hanno rilevato sul punto dall’altezza della loro consapevole conoscenza di quanto accadeva? La mia risposta è che sparare su chi già sciancato della politica e della storia è facile e comodo, altro che Sofri & C.”

Introduzione e quesiti di Antonella Ricciardi; marzo 2017

Le Falsificazioni Fotografiche della Propaganda e l’ “Olocausto” Ebraico (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Gennaio 2017)

Pubblico a seguire un interessantissimo articolo revisionista di Udo Walendy, visibile integralmente all’indirizzo: http://ita.vho.org/valendy/ugo.htm

Tale articolo mi è stato consigliato dal Camerata pescarese Paolo Censi, sempre attento alle tematiche storiche e revisioniste, e rappresenta, come ogni anno, la nostra piccola risposta allo squallido bombardamento mediatico intorno alla cosiddetta giornata della “memoria”, che in realtà sta diventando più un bimestre che una giornata, dato che dai primi di gennaio alla fine di febbraio non si fa altro che vedere film, telefilm, interviste, articoli di giornale e quant’altro, che parlano del cosiddetto olocausto.

Confesso, ne farei volentieri a meno, tanto più in un mondo che sta cadendo a pezzi grazie a fenomeni migratori di massa, terrorismo più o meno indotto dai poteri forti, disoccupazione, crisi, ma tale e tanta è la protervia con cui la lobby giudaica invade la nostra vita e pretende di condizionare le nostre menti, da meritare una seppure minima risposta, data la flebile voce con la quale possiamo cercare di ristabilire la verità storica, ma soprattutto la capacità logica delle persone.

Ormai viviamo in una sorta di perenne stato di ipnosi collettiva, tanto profondo da spingere i falsari dell’informazione a pubblicare notizie talmente assurde da non avere alcuna parvenza di autenticità, ma che nonostante questo i coglioni che giornalmente leggono su Facebook notizie false senza accorgersene (anzi, le commentano pure!), le credono vere… Mi è capitato, poco dopo il famigerato 27 gennaio, di leggere una notizia a proposito di una cara vecchina ebrea, giunta alla veneranda età di 101 anni, la quale non solo sarebbe scampata ad una mezza dozzina di campi di sterminio, ma addirittura sarebbe divenuta famosa per la sua fortuna, in quanto risparmiata ad Auschwitz perché… Era finito il gas!

Ora, a parte il fatto che chi veramente ha subito sevizie e torture in veri campi di concentramento, tipo gli italiani scampati ai lager di Tito, difficilmente hanno poi raggiunto i 60 anni di età, dati i segni inguaribili lasciati sul corpo e nello spirito dalle torture… Ma anche prescindendo da questo, è mai possibile credere che si risparmino dei condannati a morte perché era finito il gas? Erano forse finite anche le pallottole per fucilarli? O la corda per impiccarli?

Eppure l’esercito di cerebrolesi che oggi popolano il mondo prende per buona qualsiasi cretinata venga pubblicata dai giornali, o dai mitici “social”!

Altro triste esempio mi è capitato leggendo i commenti ad un articolo del Giornale; qui un emerito coglione, che si definiva orgogliosamente “fascista” (Sigh!) antinazista, straparlava della barbarie dell’olocausto e delle bombole di gas che venivano consegnate ai campi di sterminio per trucidare gli ebrei! Capito? Bombole di gas! Probabilmente questo coglione è convinto che l’olocausto sia avvenuto grazie alle bombole di GPL che vede in vendita presso diverse stazioni di servizio, ma se si fosse curato di leggere anche solo un paio di pagine relative al dibattito storico revisionista, saprebbe bene che il gas Zyklon B, che si pretende sia stato usato nel cosiddetto olocausto, era in realtà conservato in grossi barattoli, e che si presentava allo stato solido in piccoli pallini, i quali sviluppavano poi il gas nocivo (in realtà usato contro pidocchi e parassiti) soltanto dopo essere stati riscaldati ad un temperatura superiore ai 26° C.!

Ovviamente, contro “menti” di questo livello serviranno a ben poco le mie parole, come  a nulla sono valse quelle di storici e tecnici migliaia di volte più competenti ed informati di me… Ma dire la verità in un mondo che si regge solo sulle menzogne è sempre un atto dovuto, e non mi sottraggo neppure in questo nuovo anno, cedendo la parola allo scritto di Udo Walendy.

Premetto che le fotografie delle quali si parla nell’articolo non sono riportate tutte in questa sede, sia per questioni di spazio, sia per questioni di veste grafica (purtroppo ci arrangiamo come possiamo). Magari questo convincerà qualcuno a posare lo smartphone, ad uscire da Facebook ed a connettersi al sito revisionista indicato per visualizzare al meglio le foto mancanti, e magari anche gli altri articoli del sito!

Carlo Gariglio

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Le fotografie hanno giocato un ruolo centrale nell’armamentario col quale la propaganda di guerra Alleata ha calunniato il nemico già nella Prima Guerra Mondiale, come F. Avenarius ha dimostrato con numerosi esempi. Le tecniche di ritocco erano tuttavia molto grezze in quei tempi, e le falsificazioni erano molto facili da scoprire per un occhio allenato. Comunque, anime così critiche erano poche e, cosa più importante, non del tutto benvenute nell’atmosfera agitata della Prima Guerra Mondiale. Oggi alcuni esperti scuotono la testa dallo stupore per il fatto che persino disegni e caricature di contemporanei, disegnate rozzamente e facilmente riconoscibili come tali, fossero accettate come verità genuina. Ma siamo sicuri di poter riscontrare tale atteggiamento nella maggioranza delle persone? Vedremo che la risposta più appropriata è no.

La propaganda Alleata ha fatto ampio uso di fotografie manipolate, in parte o del tutto, anche dopo la Seconda Guerra Mondiale. Va da sé che, per ragioni di spazio, potremo offrire solo qualche esempio di dette manipolazioni. Prima di passare agli esempi è, in ogni caso, necessario fare qualche premessa: in generale è possibile distinguere fra tre generi di falsificazione:

  1. Le fotografie sono genuine e non ritoccate, ma vengono apposti commenti falsi. Questa non è davvero una falsificazione delle fotografie per sé, ma piuttosto una falsa esposizione di quello che vi è mostrato. Questo, comunque, non è mai stato uno dei metodi più efficaci di falsificazione, poiché dopo tutto la fotografia stessa è genuina ed il commento ingannevole spesso può essere svelato, se quello che il ritratto mostra davvero può essere verificato mediante fonti affidabili. In alcuni casi, comunque, i dettagli in una fotografia possono bastare per verificare che il contenuto dichiarato è falso. Ad esempio, quando l’ubicazione, le persone o gli oggetti, che appaiono nella fotografia, non possono essere messi d’accordo con quello che affermano le didascalie.
  1. Le fotografie genuine sono state alterate nei loro dettagli. Per i falsificatori, questo comporta, prima di tutto, la necessità di localizzare sezioni specifiche di una fotografia al fine di rimuovere quelle parti che potrebbero confutare la falsa didascalia che la fotografia deve portare. Una seconda variazione coinvolge l’aggiunta o l’inserimento di una porzione di una fotografia, cambiata o immutata, in un’altra fotografia che a sua volta può essere genuina o alterata, producendo una modifica del messaggio complessivo che la fotografia comunica. La modifica della porzione genuina è limitata di solito ad un cambio delle facce mostrate, od alla resa irriconoscibile di parti della fotografia non desiderate. Fino alla fine degli anni 70 e inizio anni 80, questo fu fatto a mano, cambiando o completando artisticamente degli ingrandimenti della fotografia. Falsificazioni di questo tipo di solito sono facili da scoprire per l’occhio esperto: raramente sono resi perfettamente, ed in modo realistico, i dettagli come le ombre e la prospettiva. Ci sono casi, comunque, dove tali modifiche sono fatte con eccezionale precisione. Oggi, l’avanzata tecnologia del computer permette la manipolazione quasi illimitata di documenti fotografici, ed i ritocchi non sono più dimostrabili. Esistono programmi di moderni computer che possono compiere manipolazioni perfette di ombre e distorcere delle immagini in prospettiva così come cambiare i colori originali e variare le forme delle fotografie. Dunque, nell’epoca attuale, i documenti fotografici hanno perso il loro valore di prova. Per questa ragione qualsiasi fotografia, che si riferisce a temi storici controversi, se viene pubblicata oggi per la prima volta, deve essere severamente esaminata come prova. Soltanto la prova che il materiale fisico del corrispondente negativo (o delle trasparenze) è stato realizzato prima dell’era del computer rende, ad una fotografia, la qualifica di documento storico.
  1. Falsificazione completa. Se una supposta “prova fotografica” consiste in un disegno fotografato, e/o assemblato con parti di altre fotografie, questo rappresenta una falsificazione completa. La linea che divide le fotografie alterate e le falsificazioni complete è per sua natura molto fluida. Come le fotografie ritoccate, tali falsificazioni possono essere scoperte attraverso il riscontro di discordanze nel tipo di ombre, nella prospettiva, nelle forme, nei colori e nella direzione delle linee. Inoltre, falsificazioni possono essere scoperte grazie a prove dell’impossibilità di certe combinazioni di persone, oggetti e ubicazioni mostrate.

Alla luce della dimostrata equivocità dei testimoni, delle confessioni e di quant’altro attesti la persecuzione Nazionalsocialista degli ebrei, chi ci può assicurare che le “prove fotografiche” mostrateci negli anni recenti siano genuine? A nostro avviso, sarebbe molto preferibile dare un’occhiata più da vicino a tali “documenti”.

In questa era di periodici illustrati e televisione, le “prove fotografiche” hanno una potente influenza pedagogica (se non di vero e proprio plagio) sulle persone, e, perciò, le fotografie alterate conservano un notevole effetto propagandistico che non può essere sottovalutato. Questo è particolarmente vero nel contesto della persecuzione nazionalsocialista degli ebrei, un tema per il quale la maggioranza delle persone ora ha acquisito una specie di “risposta pavloviana”, ovvero un atteggiamento di costernazione rituale che rende quasi impossibile qualsiasi accertamento critico della prova presentata.

In seguito, alcune immagini che sono mostrate come prova di episodi della persecuzione nazionalsocialista degli ebrei saranno discusse ed analizzate criticamente. Ripetiamo che a causa dello spazio limitato a disposizione, questa discussione non potrà essere per nulla esauriente, né riguardo al numero di fotografie che meritano di essere analizzate, né in termini di spazio per ciascuna analisi.

Spesso è difficile verificare che una fotografia mostra effettivamente ciò che riporta la didascalia. Di solito c’è solamente la testimonianza del testimone oculare come conferma, vale a dire quella del fotografo da una parte e, dall’altra, quella di persone che testimoniarono l’evento e che forse appaiono nella fotografia. I posti ritratti nelle fotografie aiutano a determinare, con sufficiente certezza, oltre al luogo anche il tempo in cui la foto fu scattata. La presenza nella fotografia di personalità note la cui partecipazione all’evento è verificabile può essere molto di aiuto per facilitare l’identificazione. Se, comunque, una fotografia mostra solamente persone la cui identità non può essere accertata, e se lo sfondo della fotografia non mostra nulla di singolare o di caratteristico che permetterebbe di essere spazialmente e magari anche temporalmente messo in corrispondenza con l’immagine, allora ci si troverà veramente alla mercé del fotografo e delle sue affermazioni. Se anche il fotografo è ignoto, e tutte le prove che abbiamo si fondano su testimonianze e dicerie, allora tali fotografie sono inutilizzabili come documenti storici, perché chiunque allora potrebbe dichiarare qualsiasi cosa, sicuro di essere creduto.

In tutte le foto riprodotte di seguito, sono sconosciute tanto le persone mostrate quanto chi ha scattato le fotografie. Questa è una prerogativa caratteristica di quasi tutte le cosiddette “prove fotografiche” che riguardano l’assassinio degli ebrei. Diamo qualche esempio.

Ill. 1: Le cosiddette teste mummificate, da R. Neumann, “Hitler – Aufstieg und Untergang des Dritten Reichs”, Monaco di Baviera: Oldenbourg, 1961, p. 183.

La nostra prima fotografia mostra quello che viene affermato essere una raccolta di campioni medici che i soldati americani trovarono alla liberazione del campo di Buchenwald. Viene dichiarato che questi esemplari sono parti di corpi di detenuti morti. Abat-jour, rilegature di libri e segnalibri di pelle umana tatuata, così come queste due teste mummificate, causarono particolare impressione. A parte il processo di Norimberga, servirono come prova principale nel processo al Ilse Koch, la moglie del primo Comandante di Buchenwald (1).

Fu affermato che lei selezionava detenuti vivi in base ai loro tatuaggi, e che li uccideva al fine di ottenere i vari articoli fabbricati con le loro pelli. A. L. Smith trovò, nel suo studio particolareggiato della questione, che gli oggetti che la Commissione Americana aveva identificato essere fatti di pelle umana scomparvero senza lasciare traccia dopo essere stati spediti al Tribunale Militare Internazionale (IMT) di Norimberga (2). Secondo una dichiarazione del Generale americano Clay, i presunti abat-jour di pelle umana erano in realtà fatti di cuoio di capra (3). Tutti gli oggetti scoperti più tardi erano cuoio, stoffa o cartone. Nell’atmosfera di “isteria e suggestione di massa” (4) prevalente in quel periodo, Ilse Koch, contro cui in un primo tempo era stata emessa una sentenza di ergastolo dagli americani a Dachau, sentenza che poi le fu condonata, fu nuovamente condannata all’ergastolo da una corte tedesca, e più tardi si suicidò. Le due teste mummificate, che furono ammesse come prova, risultarono essere di origine Sudamericana, e portavano ancora il numero di inventario di un museo antropologico tedesco.

Ill. 2: Queste sono vittime di un presunto massacro perpetrato dal battaglione ‘Nachtigall’. Da H. Bergschicker, “Der zweite Weltkrieg”, Berlino: Deutscher Militärverlag, 1968.

Secondo Bergschicker, l’illustrazione 2 mostra le vittime “macellate” dal battaglione dei nazionalisti ucraini “Nachtigall” il cui capo era ragionevolmente Theodor Oberländer (5). Nel suo libro “Der rote Rufmord”, Kurt Ziesel provò che questa campagna contro Oberländer era basata su una falsa didascalia (6). La fotografia infatti mostra le vittime dell’NKVD (7) sovietico che liquidò in massa i nemici del regime sovietico prima della ritirata dell’Armata Rossa, nel 1941. Questo caso non è isolato. È pratica comune per la propaganda addebitare, i massacri compiuti dagli Alleati, ai tedeschi. Questi ultimi, se in sede processuale non “confessano”, non possono sperare in alcuna clemenza da parte dei loro aguzzini.

Ill. 3: La fotografia riprodotta nella rivista americana Life del 21 Maggio 1945, che mostra i “corpi di più di 3,000 lavoratori-schiavi a Nordhausen.”

L’illustrazione 3 mostra un esempio simile, che fu stampato il 21 Maggio 1945 dalla rivista americana Life, insieme ad altre riviste. La fotografia mostra i presunti lavoratori-schiavi morti nel campo di concentramento di Nordhausen. Il periodico affermò nel suo commento che questi detenuti morirono di fame, fatiche, e bastonate. Invece, M. Broszat e altri hanno stabilito che questi detenuti, morti nel campo di concentramento, erano vittime di un raid aereo Alleato(8).

Ill. 4a: Fotografia ritoccata, intitolata “trasporti verso i ghetti e i campi di sterminio”, in H. Eschwege, Kennzeichen J, Berlino: Deutscher Verlag der Wissenschaften, 1981.

La fotografia 4a è stata presentata ripetutamente in diversi libri (in qualcuno anche come immagine di copertina) ed in diverse lingue come prova di deportazioni inumane di ebrei in ghetti e campi di sterminio (9), ed è stata anche mostrata come tale sulla televisione tedesca (10).

La fotografia dell’archivio dell’Amministrazione Ferroviaria Federale di Amburgo, comunque, rivela ciò che questa immagine realmente mostra. È un treno merci carico di rifugiati tedeschi delle regioni dell’Est, diretti verso la regione della Ruhr, che stanno in piedi nella Stazione Ferroviaria Centrale di Amburgo nel 1946, dopo la fine della guerra.

È cosa notoria che centinaia di migliaia di profughi tedeschi cercarono scampo verso Ovest per sfuggire alle persecuzioni dell’occupante sovietico e dei suoi piccoli ed asserviti alleati dei paesi dell’Est Europeo.

Si potrà agevolmente notare, osservando la foto ritoccata e l’originale, riprodotto di seguito, come siano stati eliminati con cura i particolari che avrebbero permesso l’identificazione della Stazione Centrale di Amburgo ed il camuffamento del treno passeggeri a due piani sullo sfondo (sono spariti i finestrini). Quest’ultimo ritocco permette non solo l’impossibilità di riconoscere il treno passeggeri, ma anche di conferire all’immagine un carattere notevolmente più tetro, colpendo in maniera diretta l’immaginazione dell’osservatore.

Ill. 4b: La fotografia originale dell’Amministrazione Ferroviaria Federale. Il suo sottotitolo: “Treno merci pieno di profughi, 1946. Convoglio totalmente carico in direzione della Ruhr. Sullo sfondo, il treno passeggeri a due piani per Lubecca.”

La fotografia originale, non ritoccata, dell’illustrazione 4b si trova nella Stazione Centrale di Amburgo (11).

Ill. 5 (a, b): La fotografia a sinistra fu pubblicata nel periodico “Spiegel” (42/1966) col sottotitolo, “Il sistema di schiavi perfetti nello stato delle SS”; a destra noi vediamo una variazione su questo tema, intitolata “prescrizione sadica delle SS: la sospensione ad un albero”, riprodotta in H. Eschwege, op. cit. (nota), p. 266.

Secondo il periodico “Spiegel”, l’illustrazione 5 mostra una guardia del campo di concentramento con le sue vittime in Buchenwald. Viene affermato che i detenuti avevano le mani allacciate e venissero appesi ad alberi(12). Possiamo solamente invitare chiunque a provare quella posizione: vada in una palestra, si sospenda alle sbarre del muro con le braccia, e tenti di tenere in tensione in quel modo le ginocchia. Siamo pronti a complimentarci con i suoi ottimi muscoli se riesce a tenere questa posizione per più di un minuto.

Tra l’altro, le immagini secondo le quali supposti detenuti sono allacciati agli alberi paiono essere straordinariamente frequenti. È possibile d’altronde notare che non sembra esserci una corda: infatti le corde sarebbero sufficientemente spesse per essere visibili in una fotografia. Così, questo sembrerebbe essere un fotomontaggio, se non una contraffazione completa, come ad esempio un disegno.

Ill. 6 (a): Intitolata “uomini delle SS incidono stelle sulla pelle degli ebrei”, questa immagine apparve in “Faschismus, Getto, Massenmord”, pub. in Frankfurt/Main dall’Istituto di Storia ebraica di Varsavia, 1960; p. 42.

Ill. 6 (b): sinistra: particolare, pubblicato in R. Neumann, “Hitler – Aufstieg und Untergang des Dritten Reichs”; si noti che le ‘stelle’ si sono spostate. Destra: la stessa immagine così com’è mostrata in T. Kotarbinski, “Meczenstwo walka, zaglada zydow W Polsce 1939-1945”, Warsaw, 1960 Ritratto N.ro 38.

All’inizio del 1994, le illustrazioni 6 (a, b[sinistra e destra]) ebbero una notevole diffusione propagandistica allorquando una ragazza in Halle disegnò uno swastika sulla sua persona e montò una impostura con l’appoggio dei media, degli accusatori professionisti e dei movimenti “progressisti”, dicendo di essere vittima di “estremisti di destra” (13). La sua idea non era per nulla nuova, come si può vedere dalle stelle mobili di David sulle teste dei tre ebrei anonimi qui fotografati (14). È un fotomontaggio o sono state dipinte?

Ill. 7: Foto mostrata come Documento 57 da Pressac nell’edizione tedesca di “Die Krematorien von Auschwitz”, Monaco di Baviera: Piper, 1994.

Ill. 8: Un ingrandimento dell’ill. 7, in G. Schoenberner, op. cit. (nota), p. 162. Il braccio sinistro dell’uomo che avanza sui presunti corpi è troppo lungo e sembra avere due gomiti. Inoltre, i corpi che giacciono sul terreno non sono solo sfocati, ma anche in posizioni anatomicamente impossibili.

L’illustrazione 7 mostra la presunta cremazione all’aria aperta di vittime di gasazioni di massa nel Crematorium V in Birkenau, fotografate forse da una finestra del Crematorium V (15). Difatti il recinto, nello sfondo, e la foresta, oltre, permettono di individuare il luogo e il tempo. Una delle fotografie aeree disponibili oggi mostra anche le tracce di fumo nella località in questione (16). È così possibile che questo ritratto sia basato su d’una fotografia “genuina”. Alcuni dettagli dell’Illustrazione 7, comunque, danno parecchi motivi di sospetto. C’è, per esempio, la figura che sta in piedi nello sfondo sinistro, che appare come poco più di un confuso contorno e inclinata su un bastone. Nonostante tutte le altre figure in questo ritratto siano abbastanza illuminate dal sole, inesplicabilmente, questa figura è scura ed informe. Anche le pose dei presunti cadaveri sono strane, specialmente se si osservano nel dettaglio dell’Illustrazione 8. Inoltre il braccio sinistro dell’uomo al centro dell’Illustrazione 8 sembra avere due gomiti. Presumibilmente, perciò, le “verità” desiderate spinsero ad aggiungere i corpi ed i lavoratori per convertire un vero fuoco in una scena di cremazione. Ma anche ammesso e non concesso che la foto sia integralmente “genuina”, i corpi cremati appartengono a vittime di gasazioni od a quelle di un’epidemia di tifo petecchiale (che all’epoca infuriava nei campi di concentramento tedeschi)?

Ill. 9a: da: Istituto di Storia Ebraica di Varsavia, “Faschismus – Getto – Massenmord” (p. 334), la didascalia dice: “Donne con bambini poco prima dell’esecuzione.”

Ill. 9b: Da Gerhard Schoenberner, “Der gelbe Stern”, Amburgo, 1960. Il sottotitolo commenta: “Il fotografo di queste donne che stanno entrando nella camera a gas, coi loro bambini nelle braccia, è ignoto.”

Ill. 9c: da: S. Einstein, “Eichmann – Chefbuchhalter des Todes”, Frankfurt/Main, 1961, p. 202.

Le Illustrazioni 9 a, b e c mostrano presunte detenute nude in riga fuori la camera a gas di Treblinka (17). Solamente bambini e persone mentalmente paralizzate dalla propaganda olocaustica possono non distinguere tra una vera fotografia e questa immagine dipinta. Si notino i “volti” delle vittime e ci si chieda: come mai sono così sfocati?

Ill. 10 : sinistra, R. Schnabel, “Macht ohne Moral”, p. 397; centro, H. -A. Jacobsen e H. Dollinger (eds.), “Der Zweite Weltkrieg in Bildern und Dokumenten”, v. I, Monaco di Baviera: Desch, 1952, p. 100; Der Spiegel N.ro 51/1966, p. 86; destra, M. Dor, R. Fedemann, “Das Gesicht unseres Jahrhunderts”, Düsseldorf: Econ, 1960, p. 168; cf. U. Walendy, op. cit. (nota), pp. 40ff.

È affermato che le foto nell’illustrazione 10 documentino l’esecuzione di ebrei polacchi sull’orlo di una fossa. Qualche volta il soldato porta gli occhiali, qualche volta no; qualche volta la sua insegna sul colletto ha orli bianchi, qualche volta no. Sembra come se sia stato tagliato e incollato: ci sono contorni bianchi intorno alla sua uniforme, e gli manca l’ombra. Anche gli uomini in transito sullo sfondo sembrano tagliati e incollati. Si provi a far corrispondere le loro gambe ai loro corpi!

Lo stesso vale per l’illustrazione 11, che avrebbe lo scopo di mostrare detenuti nudi prima di una esecuzione di massa in Lettonia.

Ill. 11: sinistra, da G. Schoenberner, “Der gelbe Stern”, intitolata “esecuzione di Massa in Lijepaja”; destra, da S. Einstein, “Eichmann – Chefbuchhalter des Todes”.

Ill. 12: sinistra, da R. Schnabel, “Macht ohne Moral”, intitolata: “Migliaia di scarpe da detenuti assassinati in Auschwitz”; destra, da C. Simonov, “The Lublin extermination Camp”.

Viene affermato che l’illustrazione 12 mostra montagne di scarpe raccolte da detenuti assassinati in Auschwitz (od a Majdanek… Dipende dalla versione che si preferisce) (18).

Lo sfondo, sfocato ed irrealistico, l’aspetto delle scarpe, come se fossero disegnate in queste immagini, di nuovo suggerisce che questo non è nulla più di un disegno.

Al pubblico spesso vengono mostrati mucchi di scarpe, occhiali, pennelli, anelli nuziali o manufatti simili come prova dello sterminio degli ebrei. Da un punto di vista logico, queste prove sono decisive quanto la pretesa che le grandi cataste di vestiti usati che vengono raccolti in Germania ogni anno, per esempio dalla Croce Rossa, provino che la Croce Rossa ha sterminato il popolo tedesco per raccoglierne le vesti… Infatti, oggi sembra essere stato in gran parte dimenticato che, a causa della scarsità cronica di materie prime, praticamente tutto fu raccolto e fu riciclato sotto il Terzo Reich, specialmente durante la Guerra. Perché non supporre, perciò, che tale fotografia, anche se fosse “genuina”, non possa mostrare semplicemente i risultati di tali raccolte? (19) Bisogna parimenti tenere conto del fatto che gli Alleati raccolsero tali foto per scopi propagandistici (20). Questo genere di “prove”, che in qualsiasi caso è completamente inadatto a provare qualsiasi cosa, ha un aspetto particolarmente tragico, in quanto per ragioni strane tali raccolte di oggetti sono fortemente persuasive per l’osservatore medio, ed assicurano un insopprimibile sentimento di costernazione, come fu rivelato dal film Todesmühlen. Tale film fu mostrato al popolo tedesco dopo la Guerra e conteneva scene di questa sorta (21). Vale la pena soffermarcisi.

Poco dopo la fine della Guerra, gli americani mostrarono questo film (Todesmühlen) alla popolazione civile tedesca così come a molte centinaia di migliaia di prigionieri di guerra tedeschi. Detto film mostrava presunte atrocità commesse nei campi di concentramento, ed aveva l’intenzione di contribuire alla “rieducazione” degli sconfitti.

L’autenticità del film fu contestata da più parti. Per esempio, B. S. Chamberlin parla di disordini occasionali durante le proiezioni; ma le proteste furono represse, a volte violentemente, dal resto del pubblico, profondamente commosso. Ciò che aveva provocato le contestazioni era dovuto, secondo rapporti contemporanei, alle varie fotografie ed ai svariati filmati che ritraevano le condizioni vigenti nei campi di concentramento tedeschi alla fine della Guerra. In essi, furono inserite scene che mostravano montagne di tedeschi morti nelle città della Germania bombardate, oltre che tedeschi emaciati internati nei “campi di detenzione” i quali, comunque, furono presentati dai vincitori come vittime di campi di concentramento tedeschi (22).

Un altro esempio di falsificazione completa di un film da parte degli americani si ebbe durante il processo IMT. Era il documento cinematografico della presunta scoperta di denti d’oro di ebrei assassinati nella Reichsbank a Francoforte (23). Durante il processo e nel corso di successive investigazioni, risultò che gli americani avevano inscenato tutto, dall’inizio alla fine (24). La provenienza delle presunte otturazioni d’oro e dove siano poi andate a finire è un mistero non meno del destino delle presunte pelli umane scoperte nel campo di concentramento di Buchenwald…

Un’analisi più complessa, è quella che riguarda un altro film che gli americani mostrarono durante il processo di IMT e che, come Todesmühlen, fu preteso dimostrasse le presunte atrocità dei campi di concentramento (… Tedeschi?). Questo film, a parte la falsa accusa secondo la quale i detenuti erano gassati nelle docce di Dachau, mostrava anche le famigerate teste mummificate e i manufatti costruiti con presunta pelle umana, così come molti detenuti che erano morti di malnutrizione e tifo. Il commento del film, in ogni caso, era fuorviante (… Non è una novità). Il film in questione, che i sovietici girarono durante la “liberazione” del campo di Auschwitz, è ampiamente cosparso di scene fasulle. Per esempio, il film mostra la testa di un detenuto bruciato presumibilmente su d’una pira. La testa guarda fissa nella cinepresa con gli occhi pieni di orrore. Ma se il tronco fosse stato realmente consumato dal fuoco, la testa non sarebbe restata intatta: gli occhi si sarebbero almeno offuscati dal calore, se non sarebbero addirittura scoppiati.

Ciò che colpisce in questo contesto è che nessun film sovietico attestante atrocità commesse dagli americani in Corea od in Vietnam sarebbe mai stato accettato come verità storica dalle nazioni occidentali senza una precedente ed approfondita analisi critica, mentre questo film ed altri simili, che incriminano il Terzo Reich, sono usati, senza pensarci due volte, come materiale di istruzione nelle scuole occidentali.

Film caratteristici come Holocaust, Shoah e Schindler’s List appartengono ad una categoria completamente diversa. Non hanno naturalmente alcun valore come prova, ma il loro impatto psicologico sulle masse è devastante (25). Anche se le valutazioni degli storici sul film Holocaust; ovvero, che è effettivamente indifendibile, si possono ugualmente applicare anche agli altri due; tali pellicole vengono ben accolte per l’ottimo effetto ch’esse generano al fine di “istruire il pubblico e forgiarne le opinioni” (26)

Ill. 13: Scena del film “Schindler’s List”.

Ill. 14 (sinistra e destra): Schemi di John Ball, basati su fotografie aeree degli Stati Uniti del 1944.

Un esempio basterà a dimostrare la natura storicamente inaccettabile (e truffaldina) di tali film. L’illustrazione 13 mostra una scena di Schindler’s List dove il Comandante del Campo, Göth, stando in piedi sul balcone della sua casa spara a caso ai detenuti del Campo di Plaszow. Fotografie aeree dell’epoca, comunque, rivelano che la casa del Comandante era localizzata ai piedi di una collina, mentre il campo stesso era sulla cima di quella collina (Illustrazione 14, destra)(27). La scena mostrata nel film, che avrebbe richiesto una configurazione della casa e del campo come mostrata nell’illustrazione 14 (sinistra), era quindi impossibile. Schindler’s List, che è basato su d’un dichiarato lavoro di fiction (28), fu girato intenzionalmente in bianco e nero, e con una cinepresa instabile al fine di trasmettere al pubblico la falsa impressione che il film era un documentario; chi ha lavorato al film lo ha ammesso liberamente e con chiarezza (29). Questo mostra chiaramente gli obiettivi dei creatori di film, e di quelli che portano le classi (ed anche intere scuole) a vedere film di tal sorta, e non solo in Germania ed in Austria.

Vale forse anche la pena notare un’altra cosa riguardo al film, anche se esula un po’ dalla nostra trattazione. Infatti un’importante falsificazione è il motto-simbolo del film: “Colui che salva una sola vita salva il mondo intero”.

In realtà – ammette Rabbi Joseph Teluskin – il vero pensiero, espresso in testi non purgati di Mishnah (testo sacro ebraico citato in riferimento a Sanhendrin 37ª), non solo è difforme, ma è radicalmente diverso: “ognuno che distrugge un’anima ebraica fa, secondo la Torah, come se avesse distrutto l’intero mondo. E ognuno che salva un’anima ebraica fa, secondo la scrittura, come se avesse salvato l’intero mondo.”

Incommensurabile agli occhi di Dio è infatti, per la sapienza giudaica come è stata recepita per millenni, solo la vita dell’ebreo, non quella dell'”uomo”, né tanto meno quella di un goym (non ebreo).

Volendo concludere questo scritto, proponiamo le fotografie rappresentate qui di seguito nelle illustrazioni 15 e 16. Esse mostrano le vere vittime del vero Olocausto: civili tedeschi nelle città della Germania che furono intenzionalmente bombardate dagli Alleati (30) al fine di massacrare tedeschi inermi. In tutto, più di 1 milione di tedeschi morirono come risultato dei bombardamenti terroristici Alleati in Germania (31). C’è un’infinito abisso tra queste fotografie e quelle di vittime emaciate dalla fame e dal tifo nei campi di concentramento tedeschi (la fame ed il tifo c’erano per tutti, anche per i tedeschi, a quell’epoca ed in quei posti).

Ill. 15 & 16: Vittime civili tedesche degli attacchi aerei Alleati. Cariche esplosive lanciate: 2.767.000 tonnellate.

NOTE

1 – F. Avenarius, Das Bild als Verleumder, Monaco di Baviera: Callwey, 1916; F. Avenarius, Das Bild als Narr, ibid., 1918; cf. U. Walendy, Historische Tatsachen N.ro 22: “Alliierte Kriegspropaganda 1914-1919”, Vlotho: Verlag für Volkstum und Zeitgeschichtsforschung, 1984, citati di seguito come HT.

2 – A. L. Smith, Die “Hexe von Buchenwald”, Colonia: Böhlau, 1983, pp. 103, 138, 153 164; U. Walendy, HT N.ro 43, 1990, pp. 15ff.; G. Frey, “Vorsich Fälschung”, Monaco di Baviera: FZ-Verlag, 1991, pp. 200ff., 211; A. Mohler, “Der Nasenring”, Essen: Heitz & Höffkes, 1989, pp. 133ff.

3 – A. L. Smith, op. cit. (nota), p. 227.

4 – ibid., p. 138.

5 – H. Bergschicker, “Der Zweite Weltkrieg”, Berlino (Est): Deutscher Militärverlag, 1963, p. 150.

6 – K. Ziesel, “Der rote Rufmord”, Tübingen: Schlichtenmayer, 1961, pp. 78ff.; cf. U. Walendy, op. cit. (nota), pp. 3ff.

7 – NKVD, sigla di Narodnij Komissariat Vnutrennich Del (Commissariato del popolo per gli affari interni): polizia politica russa, sorta nel 1934 in seguito allo scioglimento della Ghepeù.

8 – M. Broszat, “Studien zur Geschichte der Konzentrationslager”, Stuttgart: Schriftenreihe der Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, N.ro 21, 1970, pp. 194f.; cf. U. Walendy, HT N.ro 34, 1988, p. 37.

9 – H. Eschwege (ed.), “Kennzeichen’ J'”, Berlino (Est): Deutscher Verlag der Wissenschaften, 1981, p. 185; cf. p. 173.

10 – “Der Tod ist ein Meister aus Deutschland”, parte 3, 2 Maggio 1990; cf. E. Gauss, Vorlesungen Über Zeitgeschichte, Tübingen: Grabert, 1993, pp. 144f.

11 – pubblicate così in Hamburger Abendblatt, Oct. 21, 1981, p. 4; il cf. G. Frey, op. cit. ( nota), p. 258; U. Walendy, HT N.ro 13, 1982, p. 16.

12 – Der Spiegel N.ro 40, Oct. 10, 1966, p. 101; cf. H. Eschwege, op. cit. (nota), p. 266.

13 – cf. Welt am Sonntag, Gennaio. 16, 1994, p. 1.

14 – Ill. 6 (a): Jüdisches Historisches Institut Warschau [Istituto di Storia Ebraica di Varsavia], “Faschismus, Getto, Massenmord”, Frankfurt/Main: Röderberg, 1960, p. 42; R. Neumann, H. Koppel, “The Pictorial History of the Third Reich”, New York: Bantam Books, 1962, p. 148; Ill. 6 (b), sinistra: R. Neumann, “Hitler – Aufstieg und Untergang des Dritten Reichs”, Monaco di Baviera: Desch, 1961, p. 151; Ill. 6(c), destra: T. Kotarbinski, “Meczenstwo walka, zaglada zydow W Polsce” 1939-1945, Warsaw, 1960, Immagine N.ro 38; cf. U. Walendy, op. cit. (nota), pp. 28f.

15 – Internationale Föderation der Widerstandskämpfer (ed.), “Die SS-Henker und ihre Opfer”, Vienna: self-pub., 1965, p. 17; J. C. Pressac, “Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers”, New York: Beate Klarsfeld Foundation, 1989, pp. 422, 424; J. -C. Pressac, “Les Crématoires d’Auschwitz , la Machinerie du meurtre de masse”, Parigi: Éditions de CNRS, 1993, Doc. 57; G. Schoenberner, “Der gelbe Stern”, Amburgo: Rütten und Loening, 1960, p. 162.

16 – fotografia del 31 Maggio 1944, Ref. N.ro RG 373 Can D 1508, exp. 3055.

17 – ill. a): Jüdisches Historisches Institut Warschau (ed.), op. cit. (nota), p. 334; ill. b): G. Schoenberner, “Der gelbe Stern” p. 163; ill. c): S. Einstein, “Eichmann -Chefbuchhalter des Todes”, Frankfurt/Main: Röderberg, 1961, p. 202; A. Donat (ed.), “The Death Camp Treblinka”, New York: Holocaust Library, 1979, pp. 260f.; cf. U. Walendy, op. cit. ( nota), pp. 14ff.

18 – Ill. 12, sinistra): R. Schnabel, “Macht ohne Moral”, Frankfurt/Main: Röderberg, 1957, p. 244; Ill. 12, destra): C. Simonov, “The Lublin Extermination Camp”, Mosca: Foreign Languages Publication House, 1944, p. 12; cf. U. Walendy, op. cit. (nota), pp. 70f.

19 – cf. U. Walendy, HT N.ro 31, 1987, p. 33.

20 – E. Gauss, op. cit. (nota), p. 21, suppone che le scarpe esposero nel Museo di Auschwitz non erano appartenute a detenuti, ma alle persone che vivevano nei dintorni e che le portarono là dopo la Guerra.

21 – B. S. Chamberlin, “Todesmühlen. Ein Versuch zur Massen – ‘Umerziehung’ im besetzten Deutschland 1945-1946”, VfZ 29 (1981): 420-436, qui p. 432.

22 – Die Unabhängigen Nachrichten N.ro 11 (1986), p. 11, riporta che gli Alleati avevano incorporato fotografie tedesche di grandi mucchi di corpi morti che sono il risultato dei bombardamenti terroristici Alleati su Dresda nel loro film “Todesmühlen”, presentando queste immagini come prove degli assassinii di massa nei campi di concentramento.

23 – Tribunale Militare Internazionale, Processo dei Grandi Criminali di Guerra, Norimberga: IMT, 1947, v. XIII, pp. 169ff.

24 – cf. H. Springer, “Das Schwert auf der Waage”, Heidelberg: Vowinckel, 1953, pp. 178f.; P. Kleist, “Aufbruch und Sturz des Dritten Reiches”, Göttingen: Schütz, 1968, p. 346; U. Walendy, HT N.ro 43, 1990, pp. 12ff.

25 – Re. “Holocaust”. cf. T. Ernst, Aus Politik und Zeitgeschichte 31(34) (1981): 3-22, e P. Malina, Zeitgeschichte (ZG) (Vienna) 7 (1979/80): 169-191; re. “Shoah”. cf. G. Botz, ZG 14 (1986/87): 259-265; R. Faurisson, JHR 8(1) (1988): 85-92.

26 – cf. M. Broszat, VfZ 27 (1979): 285-298; P. Dusek, ZG 6 (1978/79): 266-273.

27 – da fotografie aeree, National Archives, Washington DC , nos.: DT RL 751, Cracow, 3 Maggio 1944; TuGx 895 A SK, exp. 382f., il 1944 Ottobre; J. C. Ball, Schindler’s List – Exposed as Lies and Hate, Toronto: Samisdat Publishers, 1994.

28 – T. Keneally, “Schindler’s Ark”, New York: Touchstone, 1982. Sulla pagina del copyright è scritto: “Questo libro è un lavoro di fiction. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono solo prodotti dell’immaginazione dell’autore o sono usati fittiziamente. Qualsiasi somiglianza a eventi attuali o luoghi o persone, viventi o morte, è completamente casuale.”

29 – Film & TV Kameramann N.ro 2/1994, pp. 24ff., vedi l’affermazione dell’operatore cinematografico principale J. Kaminski, p. 27.

30 – Morale Division, U. S. Strategic Bombing Survay, Medical Branch Report, The Effect of Bombing on Health and Medical Care in Germany, War Department, Washington, 1945, pp. 17, 21, 23. Ringraziamo F. P. Berg per averci fornito questa referenza.

31 – cf. D. Irving, “Und Deutschlands Städte starben nicht”, Augsburg: Weltbild Verlag, 1989, p. 373.

 

PIANGE IL TELEFONO (Pubblicato sul mensile “IL Lavoro Fascista” – Dicembre 2016)

Chi mi conosce sa bene che non sono il classico elemento che “se la tira”, o che si lascia andare ad atteggiamenti da prima donna; anche la prima volta che entro in contatto con qualche Camerata che mi chiama “Dottore”, “presidente”, “segretario”, chiedo subito di abbandonare i formalismi e di passare direttamente al cameratesco e diretto “tu”… Tuttavia, l’abbondanza in questa cosiddetta “area” di elementi arroganti, incapaci, millantatori, ignoranti e privi della benché minima preparazione storico – politica, mi ha convinto, da alcuni mesi a questa parte, ad evitare di rispondere al telefono ai tanti pagliacci che si sentono unti dal “Signore”, pretendendo a gran voce di parlare solo con il Segretario Nazionale.

Eh già, perché quello che ultimamente pare diventato uno sport dell’area è il rompere i coglioni con messaggi del tipo: “Mi voglio tesserare, ma prima voglio parlare con il Segretario Nazionale”, quasi come se questo fosse un diritto, ed il sottoscritto una sorta di addetto del “telefono amico” o di qualche altra organizzazione similare!

A differenza di molti, che cambiano movimento più spesso di quanto non cambino le mutande, sono tesserato nel MFL dal settembre del 1991, e come tutti quelli tesserati nell’anno della fondazione, ho avuto l’onore di ricevere la tessera recante come data di adesione proprio quella della nascita del movimento, ovvero 25 luglio 1991; in questi quasi 26 anni ho parlato al telefono probabilmente con un migliaio di persone, la maggior parte delle quali non valevano neppure il costo dello scatto alla risposta… Si va dal vecchietto sardo che mi chiedeva di balzare sul primo aereo per andare a parlare con lui (ovviamente nello immaginario di certi cialtroni, tocca al Segretario Nazionale viaggiare per conoscere ogni idiota che si dice interessato al tesseramento!), alla legione di megalomani millantatori che si presentavano come capi di decine di Camerati pronti a scendere in campo, passando per qualche psicopatico che mi richiedeva il colloquio a quattr’occhi per prendere il potere insieme agli esponenti delle forze dell’ordine e dell’esercito!

Per non parlare dei tanti che periodicamente telefonavano per sapere cosa ne pensasse il movimento dei vari accadimenti politici di giornata,  di quelli che volevano informazioni circa i rapporti con altri movimenti della cosiddetta “area”, quelli che proponevano (senza mai essersi presi la briga di versare un solo euro) di ristrutturare il movimento, quelli che si spacciavano per Fascisti, salvo poi infamare i nazionalsocialisti e lodare i giudei come loro, quelli che chiamavano sia il sottoscritto (fingendo di lodarlo), sia tutti gli altri dirigenti (per criticare il sottoscritto!), per finire con quelli che illustravano la loro astutissima strategia, ovvero mettere da parte il Fascio e la parola Fascismo per non spaventare la gente ed arrivare così al potere!

Ora, già il fatto di pretendere colloqui insulsi la dice lunga sul Q. I. di queste persone, nonché sulla loro situazione clinica; secondo voi, esistono persone così mentalmente disturbate da telefonare ad una sede del PD o di Forza Italia, pretendendo, prima di aderire, un colloquio con Renzi o Berlusconi? Io credo di no, ma sono certo che se esistesse qualcuno così idiota da provarci, riceverebbe come risposta una sonora pernacchia!

Considerandomi ancora fin troppo educato, onde evitare la pernacchia, rispondo ai messaggi di certi elementi che tentano il contatto via sms o mail, con queste parole: “Prima ci si tessera, pagando la relativa quota, dopo si parla con il Segretario Nazionale, anche tutti i giorni”.

Pochissimi capiscono l’antifona, mentre i più si rendono ancora più ridicoli protestando; uno degli ultimi idioti è sbottato rispondendo: “Ma come faccio a tesserarmi se non mi spiega come funziona il movimento?”

Capito il cerebroleso? Abbiamo un sito abbastanza completo, dove illustriamo Statuto, programma politico, situazione legale e tanto altro, oltre a vari articoli scritti dai nostri dirigenti, ma per conoscere finalità politiche e programmi si deve telefonare al Segretario Nazionale, perché troppo idioti per uscire da Facebook e visitare un sito internet!

Purtroppo, come ho scritto molto spesso ma inutilmente, ormai l’umanità, che era già decadente da tempo, ha toccato il fondo grazie al lavaggio del cervello operato dai cosiddetti social… Tutti sono diventati incapaci di leggere qualsiasi cosa superi le 3 righe degli aforismi e/o delle barzellette che si vedono su FB… Ed anche fra quelli che si illudono di fare politica, non vediamo altro che stupide condivisioni di documenti o articoli, alcuni dei quali clamorosamente falsi, dato che l’idiota medio non è neppure in grado di fare una semplice verifica tramite Google.

Con questo mio comportamento, che riassumerei in un “prima le azioni concrete, poi le chiacchiere”, spererei di fare scuola ai miei Camerati dirigenti, i quali troppo spesso si fanno coinvolgere in discussioni, telefonate e proposte varie dai tanti coglioni dell’area, ma purtroppo anche qua non trovo molti seguaci… Anzi, molto spesso dei Camerati del MFL-PSN si prodigano nel dare il mio numero telefonico a qualsiasi idiota perdigiorno li contatti.

Quindi, rovo a ribadire il concetto in questa sede, sperando di essere compreso dai miei tesserati, nonché sperando che qualche idiota desideroso di un telefono amico legga prima queste mie parole: abbiamo un sito ufficiale ove è possibile trovare tutte le informazioni utili per conoscere il movimento, la sua storia e le sue azioni attuali; se dopo avere letto tutto qualche sedicente Camerata è pronto a tesserarsi, non deve fare altro che recarsi nell’apposita pagina del sito, ove potrà inserire i suoi dati, ma solo dopo avere effettuato il relativo versamento… Già, bisogna sottolinearlo, perché la legione di decerebrati semianalfabeti che si avvicinano al MFL-PSN, spesso non riesce neppure a capire che per tesserarsi nel nostro movimento (ma credo che valga per tutti, bocciofile comprese!), si deve versare la relativa quota associativa annuale… Non a caso, spesso e volentieri arrivano i dati di qualche sottoculturato che non invia alcun versamento, illudendosi di essere dei nostri, e magari di ricevere tessera, spilla e mensile, per il solo fatto di avere compilato un modulo online! Quanti coglioni…!

Carlo Gariglio

UN SONORO E MERITATO CEFFONE (Pubblicato sul mensile “Il Lavoro Fascista” – Dicembre 2016)

Esatto, mi riferivo nel titolo proprio a Matteo Renzi ed alla sua corte dei miracoli, usciti non solo sconfitti, ma demoliti dal recente risultato del referendum sulle cosiddette “riforme”.

Certo, come già ampiamente scritto sul numero scorso, in questa Italia di merda noi non possiamo vincere, e dobbiamo accontentarci di ridere davanti alle facce di quelli che perdono, dato che i pochi veri Fascisti e Nazionalsocialisti non hanno posto in questa Nazione (ma neppure in questa Europa)… Ovviamente, sottolineando la parola “veri” intendiamo evidenziare la differenza fra noi e certi scarafaggi della cosiddetta area, sempre pronti nell’esibirsi in ridicoli saluti romani davanti allo specchio di casa propria, ma altrettanto pronti nel prostituirsi davanti ad un centrodestra orgogliosamente antifascista e filo-giudaico, nella speranza di ottenere qualche sgabello (poltrona sarebbe eccessivo) su cui poggiare il deretano, illudendosi così di fare parte così della cerchia degli uomini politici che hanno il  “potere”.

Ma ancora più ovviamente, intendiamo differenziarci da certi finti Fascisti, dei quali abbiamo già parlato sempre sullo scorso numero del mensile, che per mostrarsi duri e feroci nei confronti del centrodestra, si sono ridotti a leccare le scarpe di Matteo Renzi e, indirettamente, di tutto il patetico teatrino che fa capo a questo ridicolo personaggio, il quale, sulla breccia da anni, non ha mai saputo comunicare agli italiani un qualsiasi suo pregio, al di fuori dell’avere circa 40 anni… E va bene il voler svecchiare la politica e rottamare molti vecchi personaggi, ma per farlo ci vorrebbero anche altre qualità oltre all’età!

Tornando al ceffone subito, il buon Renzi forse ha imparato che non si può sempre cambiare le regole del gioco a piacere, come amano fare i sinistri di tutto il mondo, bloccando le riforme con toni apocalittici quando le proposero gli altri (che pur avevano vinto le elezioni con largo margine), ma pretendendo di portarle a termine loro, con un Capo del Governo mai eletto da nessuno, ed una maggioranza parlamentare tanto traballante da essere sorretta dai transfughi del Nuovo Centro Destra di Alfano.

Ma forse ancora più soddisfacente della faccia di Renzi dopo l’esito del voto referendario, sono state le altre due facce che tanto si sono spese per convincere il popolo a votare SI… Facce che hanno  brillato per la loro arroganza e per la mancanza di rispetto nei confronti di chi annunciava di volere votare NO; e tanto per volere fare nomi, non possiamo non citare per prima la “ministra” Maria Elena Boschi, altrimenti detta “Miss conflitto d’interessi”. Di lei, oltre al look da passeggiatrice esibito molto spesso, ricordiamo le centinaia di apparizioni in TV, nelle quali esibiva un’aria saccente da maestrina che credeva di dare lezioni a bambini un po’ deficienti, lanciando frasi oltraggiose del tipo: “Chi vota NO vota come quelli di Casa Pound”.

Ora, cara maestrina scosciata e con tacchi a spillo, per quanto il sottoscritto disprezzi quelli di Casa Pound, ancora di più disprezza i sinistri del PD di tutte le correnti, ed in special modo quelli che usano le amicizie di chi governa per salvare la banca di famiglia ed il padre dalle decine di inchieste che hanno travolto quella stessa banca… Quindi, invece di offendere una larga parte del popolo italiano con certe battute da Bar, dovrebbe pensare ai risparmiatori truffati da paparino e famiglia!

Non vi annoierò riparlando di Banca Etruria e del ruolo della famiglia Boschi, ma vorrei comunque dare un mio contributo di ricerca al fine di fare meglio comprendere da dove nasce questa “onesta ed integerrima” famiglia della “nobile sinistra” italiana.

Boschi

Il nonno della Boschi, Licio Gelli, la Banca Etruria e la P2.

Recentemente, mi è capitato per caso di rimettere mani negli atti della Commissione Parlamentare di inchiesta sulla P2 e, mentre cercavo altro, mi è capitato di leggere (Doc. XXIII n 2-ter/13  Vol XIII pp. 234 e segg) il verbale stenografico della seduta del 22 novembre 1983 dedicata all’audizione del generale Siro Rossetti del SID e membro della Loggia P2 (in questo verbale indicato sempre come Rosseti, ma in altre parti della documentazione come Rossetti che ci sembra la versione più corretta).

Ad un certo punto della seduta si sviluppa un contraddittorio fra il Presidente, che, contesta a Rossetti una data di affiliazione risalente al giugno 1970 e lo stesso generale che, in un memoriale, sosteneva di aver conosciuto Gelli solo nel 1971 (la questione dei pochi mesi di distanza ha senso ove si tenga presente che il golpe Borghese avvenne nel dicembre 1970).

Il Presidente, Tina Anselmi, dice:

<<PRESIDENTE. Nello stesso memoriale, lei riferisce che conobbe Gelli agli inizi del 1971, presentatole da Francesco Boschi; da dati in possesso di questa Commissione, risulta che Gelli era certamente già attivo nella P2 alla data del 28 novembre 1966 e che lei vi era entrato alla data dell’8 giugno 1970>>.

ROSSETTI. << Adesso, se 1970 o 1971, mi può sfuggire; certo, io ho conosciuto Gelli soltanto quando sono entrato nella P2, dopo questo contatto, su invito di Salvini, al quale ere stato presentato da Francesco Boschi. Può darsi che sia stato nel 1970.>>

Dunque, Francesco Boschi che, salvo un improbabile omonimia, dovrebbe essere il nonno dell’attuale ministro, era persona molto introdotta ai massimi vertici della massoneria, al punto di frequentarne i due massimi esponenti: il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani ed il Maestro Venerabile della più importante loggia. Questo ovviamente non è in sé un reato, ma la circostanza diventa curiosa dove si consideri che, nel suo discorso autodifensivo davanti alla Camera, il ministro Maria Elena Boschi ha sostenuto di appartenere ad una famiglia di origini contadine di cui Ella sarebbe la prima ad aver conseguito una laurea.

Laurea a parte, incuriosisce questa insolita frequentazione, dato che non si sa di contadini introdotti in ambienti massonici così altolocati, ma forse il ministro intendeva parlare di possidenti terrieri, che, però, sono altra cosa. Il contatto peraltro, potrebbe spiegarsi anche in altro modo, ad esempio con una amicizia occasionale o un qualche vincolo parentale, se, poco dopo, nella stessa audizione non si leggesse un altro piccolo passo.

Rossetti aveva detto di essere rimasto ben impressionato, in un primo momento, del gruppo umano della P2, perché molto coeso nella sua aspirazione a migliorare l’Italia, al di là delle personali appartenenze partitiche ed ideologiche. Richiesto dall’on Bellocchio (Pci) di fare alcuni esempi, citava Francesco Boschi e l’onorevole Luigi Mariotti.

Dunque, Boschi sarebbe stato organico alla Loggia, anche se il suo nome non risulta nel suo piè di lista. E la cosa incuriosisce ancor di più, perché, come si sa, l’elenco completo degli affiliati non è stato mai ricostruito, dunque sarebbe uno dei nomi restati coperti. Ed anche questo è fonte di interrogativi che andrebbero chiariti. Non risulta, peraltro, che il signor Francesco Boschi abbia mai smentito il generale Rossetti.

C’è poi un altro punto di contatto fra Gelli, la P2 e la famiglia Boschi: la Banca dell’Etruria. Leggendo l’elenco della P2 troviamo due membri del consiglio di amministrazione dell’Etruria (Mario Lebole e Renato Pellizzer) ed il suo direttore generale Giovanni Cresti. Una curiosità: nell’asset della Banca fa bella figura di sé anche la collezione privata (oltre 10.000 pezzi fra monete, libri antichi, mobili di pregio, tele ecc.) lasciata in donazione da un importante antiquario aretino, Ivan Bruschi, anche lui iscritto alla P2. Non solo: è proprio presso la banca Etruria che la P2 aprirà il suo conto “primavera” sul quale affluivano le quote associative, per cui occorreva essere ben sicuri che non ci fossero fughe di notizie che avrebbero svelato i nomi degli iscritti.

E proprio presso questa banca Pierluigi Boschi, padre di Elena, avrà una brillante carriera che lo porterà sino alla vicepresidenza, così come è presso questa banca che lavorerà anche Francesco, suo figlio e fratello del ministro.

Certo, Arezzo è una città piccola dove tutti si conoscono, così come (eventuali) colpe di padri e di nonni non ricadono su figli e nipoti, però, non sarebbe il caso di capirci qualcosa di più, magari in un nuovo confronto parlamentare?

Aldo Giannuli

http://www.aldogiannuli.it/la-famiglia-boschi-e-la-p2/

Capito da quale nobile schiatta discende la nostra splendida “ministra”?

Quello che resterebbe da capire è, in primis, per quale motivo i sinistri definiscono Berlusconi “pdiuista di Arcore”, mentre glissano sulla questione P2 quando i suoi membri (palesi o occulti) sono schierati dalla loro parte, e secondariamente come mai quella stessa sinistra consideri la Legge sul conflitto di interessi questione primaria quando governa Berlusconi, mentre non ne parla mai quando è al governo e potrebbe vararla senza grossi impedimenti…

Misteri italici!

BoschierbeneMa per concludere questo mio viaggio fra i personaggi più lerci e deleteri fra i lacchè di Renzi, non poteva mancare quel pietoso caso umano di nome Emanuele Fiano, anch’egli fra i maggiori protagonisti delle scorribande televisive a sostengo delle ragioni del SI… Già l’aspetto di questo personaggio è degno dei fumetti di Topolino; avete presente quando, per rappresentare un macellaio o un salumaio, costui veniva disegnato con il corpo da essere umano e la faccia da suino? Ebbene, abbiamo descritto alla perfezione il buon Fiano!

Costui non è un essere disgustoso perché ha sostenuto a spada tratta il SI, né perché è divenuto molto presto un leccapiedi di Renzi… Il disgusto che provoca nelle persone per bene provocato da ben altri atteggiamenti, tipici di coloro i quali sono nati ebrei e divenuti comunisti; leggiamo, intanto, alcune righe della sua biografia da Wikipedia:

“(…) Dal 2005 è segretario nazionale di Sinistra per Israele, associazione politica, che insieme a Piero Fassino e Furio Colombo, che la presiede, si propone di sviluppare la conoscenza delle posizioni della sinistra israeliana e contrastare i pregiudizi anti israeliani, che ritiene albergare anche in una parte consistente della sinistra italiana. In questo modo ha promosso iniziative che riguardano la convivenza interculturale ed il confronto, come iniziative per il dialogo tra israeliani e palestinesi (…)”.

Capito? Fiero sostenitore dello Stato pirata, genocida e terrorista denominato Israele e addirittura segretario nazionale di “Sinistra per Israele”.

Costui, sempre in prima linea nel difendere i suoi compagni di merende con il vizietto di sterminare donne e bambini, praticare l’apartheid contro i palestinesi, deviare il corso dei fiumi per fare morire di sete gli arabi ed ottenere una produzione agricola di prim’ordine, ha invece una mania: quella di chiedere a gran voce la galera per quanti vendono o acquistano gadget del Ventennio Fascista!

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Chiunque capirebbe che solo una persona seriamente disturbata di mente potrebbe arrivare a tanto, dato che vendere o acquistare un busto del Duce dovrebbe essere cosa “leggermente” meno grave dello sterminare palestinesi bombardando abitazioni civili e campi profughi… Ma non per lui!

“Proposta di legge alla Camera: “Illegali i gadget del Duce”

(…) Gadget, cimeli e saluti (romani) fascisti potrebbero presto finire fuori legge: è questo il senso di una proposta di legge depositata alla Camera dal deputato del Pd, Emanuele Fiano (…)

(…) Il PD sembra, dunque, confermare il suo “vizietto” di mettere a tacere e censurare la libertà di pensiero. Un vizietto questo tipico dei regimi illiberali, proprio quelli che Emanuele Fiano sembra intenzionato a combattere”.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/proposta-legge-camera-illegali-i-gadget-duce-1213792.html

Già, persino quelli del Giornale, che di solito non paiono molto svegli, riescono a capire che l’ebreo piddiota soffre di un vizietto diffuso fra la sua gente, cioè quello di volere mettere a tacere qualunque forma di libertà di pensiero, ad eccezione, naturalmente di quella espressa dalla sinistra più o meno estrema.

Questo individuo con la sua espressione suinesca, si è anche spesso reso ridicolo da solo, commentando da suo pari episodi del cosiddetto “olocausto” e facendo crescere i morti ad Auschwitz fino alla clamorosamente ridicola cifra di quasi 9 milioni!

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Riuscite a capirmi quando festeggio la sonora sconfitta di questi individui indegni del genere umano, sebbene non mi interessi assolutamente chi ha invece vinto al referendum?

Pur di fare danni a questi escrementi, ho persino rotto la mia astinenza da voto, recandomi al seggio di prima mattina insieme a mia moglie, per gettare sul grugno di “lorsignori” il nostro sonoro NO!

No alle nullità illuse di essere grandi statisti come Renzi, no ai giudei comunisti che credono di potere sbattere in galera chiunque non la pensi come loro, e no alle passeggiatrici che fingono di lavorare per gli italiani, mentre il realtà sfruttano gli incarichi di governo per salvare la banca di papà!

E’ vero, siamo stati in brutta compagnia, dato che per il NO hanno votato gli assassini e stupratori partigiani, così come gli infiltrati di Casa Pound… Ma se ogni volta dovessimo guardare la compagnia di quanti votano come noi, probabilmente ci dovremmo astenere a vita.

E dato che abbiamo iniziato questo scritto con la voglia di ridere, chiudiamolo con lo stesso spirito, guardando ad alcune reazioni del tipico italiano medio; abbiamo letto da più parti, infatti, che questo 60 a 40 del referendum sarebbe, in fondo, una vittoria per Renzi, poiché lui da solo avrebbe il 40% del consenso dell’elettorato, mentre gli altri tutti uniti avrebbero il 60%!

Ora, a parte il fatto che se fosse vera questa ridicola tesi, Renzi avrebbe non il 40% dell’elettorato, ma il 40% di quanti si sono recati a votare, cioè circa il 70% degli aventi diritto… Indi il consenso di Renzi nel Paese sarebbe al massimo del 28%.

Ma il ridicolo che emerge da questa tesi è confermato dalla banda di mentecatti che hanno sostenuto il referendum di Renzi, dato che, per poco che contino, anche i traditori del Nuovo Centro Destra, i Cosiddetti Verdiniani ed altri poveracci, si sono spesi quanto meglio potevano per sostenere le ragioni del SI.

Quindi Renzi ha preso ceffoni da quasi tutto il Paese, e persino da ampi gruppi di dissidenti del suo stesso partito. Un po’ poco per chi si è arrogato da anni il diritto di cambiare l’Italia senza il consenso degli italiani!

Carlo Gariglio